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Piazza Dante e la sua rotonda

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E così anche piazza Dante ha avuto la sua rotonda.
Dopo un estate di lavori, la viabilità attorno all’ex Magneti Marelli è cambiata radicalmente da qualche mse. Lungi da noi giudicare i flussi di traffico dopo viale C.Battisti, via Filzi e via Trieste sono state rese a senso unico, però vorrei comunque dire due parole sull’utenza debole: i ciclisti.

Le rotatorie rappresentano l’ennesima iattura per il ciclista. Esse, infatti, funzionano molto bene quando a “fronteggiarsi” sono mezzi a 4 ruote di forza comparabile come le automobili ma se la rotatoria viene impegnata da una bici non è scontato che le auto che si immettono nella rotatotoria gli diano sempre la precendenza come il codice della strada imporrebbe. Una parte degli automobilisti, fortunatamente non tutti (ma ne basta uno per mandarti all’ospedale), considerano quella “cosa” che si trova davanti non aventi gli stessi suoi diritti perchè spesso va piano mentre Lui, l’automobilista, non ha tempo da perdere e forse perchè taluni si sentono sminuiti se si fermano per far passare una bicicletta.

Certo è che anche il Comune di Pavia considera il rischio che corrono i ciclisti pavesi poco più che un effetto collaterale.
A Pavia sono avvenuti già numerosi incidenti, anche mortali, negli ultimi anni a Porta Milano e alla rotonda del Policlinico. Eppure, nulla è stato fatto per garantire ai ciclisti pavesi di poter percorrere le strade di Pavia con maggiore sicurezza.

UN’IDEA FRANCESE

In Francia vengono comunemente usati dei dispositivi chiamati banan velò che favoriscono l’entrata e l’uscita dei ciclisti dalla rotatoria separando per un breve tratto la loro traiettoria da quella dei mezzi motorizzati.
In pratica si tratta di piccole isole spartitraffico, poste all’ingresso e alle uscite del rondò, che aiutano gli autisti a capire le intenzioni del ciclista evitando che quest’ultimi vengano schiacciati in uscita o travolti in entrata dalla rotatoria.
L’uso di questi dispositivi richiede l’introduzione di un anello ciclabile all’interno della rotatoria, ragion per cui la soluzione è raccomandabile per rotatorie aventi un raggio almeno di 15 metri, altrimenti i mezzi pesanti rischiano di invadere la stessa ciclabile.
Per tutti gli altri casi, comunque, esistono altre soluzioni parimenti efficaci. L’uso di questo dispositivo è ancora raro ma sarebbe bello che fosse proprio Pavia a dare il buon esempio trovando delle soluzioni per le sue rotatorie. E piazza Dante potrebbe essere l’occasione giusta.

CONSIGLI

Non ho una formula magica per passare indenne nelle rotatorie ma posso proporre la mia esperienza che consiste nell’assumere, nei confronti dell’automobilista alcuni atteggiamenti da porre in essere in base alla condizione concreta in cui ci si viene a trovare.

Per chi arriva alla rotonda e proviene da Filzi e Matteotti: tenere la corsia di sinistra (come d’altronde indicato dalla segnaletica orizzontale).  Quindi, all’avvicinarsi della rotonda non tengo più la destra, previa segnalazione con la mano sinistra mi porto nella corsia di sinistra e poi impegno la rotonda cercando ancora di mantenermi al centro della stessa, fingendo cioè di guidare un’auto, prendendomi tutto lo spazio disponibile e rendendomi quindi molto visibile. Con ampia segnalazione della mano destra, e controllando sempre chi eventualmente tentasse di sorpassarmi a destra, imbocco l’uscita che mi interessa.
Finora questo sistema ha funzionato senza problemi, auto e camion mi restano dietro nella corsia di imbocco quindi non possono schiacciarmi a destra come succede in numerosi casi. Infatti ciò che rende pericolose le corsie d’accesso alle rotonde è l’invisibilità del ciclista che tiene la destra, in quanto gli automobilisti tendono a guardare verso sinistra, da dove cioè proviene il traffico che ha diritto di precedenza. Una volta dentro la rotonda poi gli automobilisti tendono a uscirne più in fretta che possono, rischiando di travolgere il ciclista che stia, per così dire, “strisciando” lungo il bordo destro della rotonda, cosa che io non faccio mai.

Far finta di non vedere l’auto che ci deve dare la precedenza: quando siamo nella rotatoria e l’auto che sopraggiunge alla nostra destra che ci deve dare la precedenza non va molto forte e sembra rallentare, abbassiamo la testa e facciamo finta di non averla vista, con tale attegiamento rappresentiamo la nostra determinazione di andare avanti (osservando però con la coda dell’occhio se l’automobilista si ferma effettivamente). Di norma, questo atteggiamento rafforza la decisione dell’automobilista a fermarsi.

Guardare fisso negli occhi l’automobilista che ci deve dare la precedenza: quando siamo nella rotatoria e l’auto che sopraggiunge va forte e/o appare non avere molta intenzione di fermarsi per dare la precedenza ad una bicicletta dobbiamo essere pronti a tutto quindi, mentre cerchiamo di incrociare gli occhi di chi si trova al posto di guida in modo da acquisire almeno il fatto che l’automobilista ci ha visto in contemporanea procediamo mantendedo le mani sui freni rappresentando la nostra volontà di non rallentare continuando a guardarlo negli occhi: se egli deliberatamente non si ferma non ci resta che frenare e lasciarlo passare omaggiandolo poi con gesti e frasi che piu’ si attanagliano alla situazione.

Ai semafori non affiancarsi a bus, pullman, autocarri, autotreni ed autoarticolati poiché si corre il rischio di non essere visti e di trovarsi sulle loro traiettorie specialmente quando effettuano una svolta. O si superano prima di arrivare alla rotonda, oppure nella maniera più assoluta stargli dietro.

Questo, naturalmente, nell’attesa che qualcuno del comune si renda conto di questi pericoli.

Written by sistemielettorali

7 marzo 2012 a 08:05

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