Sistemi elettorali

Qualche considerazione sulla banche europee

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Prime 25 banche europee e il rapporto tra le loro attività e il PIL dei paesi d’origine

Sulla base del ricordo molto fresco dell’Irlanda, un settore bancario troppo grande e troppo sfruttato potrebbe rivelarsi dannoso per l’economia di un paese. Questo è precisamente il problema riscontrabile in Europa: in diversi paesi europei, in special modo Belgio, Danimarca, Olanda, Spagna, Svezia e Svizzera, le maggiori banche risultano più grandi rispetto al PIL del paese di origine. Qui di seguito un esempio degli attivi delle prime 25 banche europee rispetto alle economie dei loro paesi d’origine:

Il patrimonio complessivo delle 25 banche maggiori ammonta a 23,4 trillioni di euro (fine del 2010) mentre il PIL aggregato dei dieci paesi d’origine di queste banche è di circa 10,3 trillioni, sempre nel 2010. In particolare, le attività di UBS e Credit Suisse messe assieme superano l’economia svizzera di più di due volte.

In buona sostanza, il settore bancario europeo ha le seguenti caratteristiche:

* Diverse banche sono troppo grandi rispetto alle economie dei paesi d’origine.
* Il settore bancario lavora con un leverage molto elevato, ma allora stesso tempo mostra anche buoni ratios patrimoniali. Come abbiamo visto, ciò è dovuto alla adozione di approcci avanzati di misurazione del rischio (come l’IRB per il calcolo del capitale di rischio di credito) a seguito della quale le attività di rischio ponderate (RWA) sono piuttosto basse se confrontate alla esposizione totale.
* Le esposizioni verso i paesi PIIGS sono sotto stress. I piccoli attori locali sono bloccati e quindi stanno sperimentando gravi problemi di finanziamento.
* I governi possiedono già un grande numero di azioni di diverse banche (banche irlandesi, RBS e Lloyds Banking Group nel Regno Unito, ABN AMRO in Olanda, solo per citarne alcuni esempi).
* Sono sotto stress anche i bilanci forti; diverse banche sono ora chiaramente disposte a concentrarsi sulla redditività e crescita selettiva; questa però è ostacolata dalla seconda ondata di crisi dei mercati e dal rallentamento dell’economia.

Alcuni bilanci e gli indicatori patrimoniali delle più grandi banche europee mostrano (figura 2) quanto in realtà sia vulnerabile il settore bancario europeo. Se si guarda a questo quadro, si potrebbe avere l’impressione che ci sia una nuova norma che consenta di avere un bilancio con appena il 3% di capitale in grado di assorbire perdite. Altro dato: sembra che le banche si prestino più risorse di quelle che hanno disponibili come depositi, e che hanno contanti per circa l’1% delle passività (e anche meno). Anche se il resto delle riserve di liquidità è in titoli di Stato AAA, dobbiamo renderci conto che la crisi del debito sovrano potrebbe (come già avvenuto) peggiorare notevolmente il rating di questi paesi. Un po’ la polemica che sta nascendo ora tra l’EBA e le banche italiane in merito ai titoli statali del nostro paese.

Il confronto dei Core Tier 1 (CT1) e deii rapporti del CT1 sul totale attività valgono un altro commento.
Come si vede dagli esempi di UBS, Credit Suisse, Deutsche Bank e alcuni altri istituti, forti ratios patrimoniali non significano necessariamente una forte capitalizzazione. Essi si riferiscono piuttosto alle scarse attività di rischio ponderate rispetto al totale delle attività (vedi colonna “RWA / Totale attivo” nella tabella sopra). Sembra che questo rapporto tenda ad essere particolarmente basso per due tipi di banche:
1) quelle che hanno una percentuale piuttosto bassa di prestiti e un alto livello di altri strumenti nei loro bilanci (le summenzionate UBS, Deutsche Bank e Credit Suisse)
2) quelle che hanno una bassa probabilità di default, come risultato della protezione di sicurezza sociale (ad esempio le banche svedesi)

Le altre banche con basso rapporto CT1 (Erste Bank Group, per esempio) mostrano una qualità migliore dei loro coefficienti patrimoniali perché l’RWA è più alta se comparata al totale delle attività. In effetti, le autorità di regolamentazione (come l’EBA, la danese FSA e apparentemente anche Riksbank) sono preoccupate per le differenze che esistono nel modo di “pesare” i rischi nelle singole banche.

Una panoramica della distribuzione geografica delle esposizioni bancarie per le prime 20 banche europee sulla base dei dati forniti dagli stress test dell’EBA è mostrato in Figura 3. Le esposizioni (più precisamente, EAD che significa Exposure at Default numbers) per ciascun paese vengono visualizzate come percentuale del patrimonio delle banche. Abbiamo incluso solo esposizioni non iadempienti per escludere dalla nostra analisi le perdite che sono già state registrate dalle banche. Inoltre, è anche possibile vedere le dimensioni del patrimonio di ciascuna banca in rapporto al PIL del paese d’origine.

La prima cosa che tutti vanno a guardare, è l’esposizione di una banca verso i cosiddetti paesi PIIGS, Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna. Possiamo vedere che:
* Le esposizioni verso la Grecia sono più o meno controllabili per le maggiori banche europee (non così per le banche di Cipro). Al 31 dicembre 2010 costituiscono meno del 50% del patrimonio di ciascuna banca, nei risultati del 2° trimestre 2011 sono già state registrate perdite del 21% per le obbligazioni governative della Grecia con scadenza entro il 2020.
* Per alcune banche (in particolare per la Danske in Danimarca, KBC Bank in Belgio e RBS in Gran Bretagna, così come per alcune banche tedesche) ulteriori perdite da esposizioni verso l’Irlanda potrebbero rivelarsi molto difficili da sopportare, soprattutto se le condizioni di mercato rimarranno difficili, i tassi di interesse resteranno bassi e quindi tutto ciò contribuirà a far calare ancora di più il livello degli utili. Lo stesso vale per le esposizioni delle banche spagnole verso il Portogallo (non solo Banco Santander come evidenziato nella tabella sopra riportata).
* Più-meno tutte le grandi banche francesi e tedesche così come le banche belghe (e, naturalmente le banche spagnole e italiane) sono troppo esposte verso Spagna e Italia per sopportare eventuali seri problemi di questi paesi.

Written by sistemielettorali

14 dicembre 2011 a 18:13

Una Risposta

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  1. Le PRIVATIZZAZIONI delle COSE PUBBLICHE SONO L’ ATTUALE CANCRO DELL’ UMANITA’ !…..

    Edgardo v Perindani

    17 dicembre 2011 at 02:31


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