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Il Patrimonio di vigilanza: da Basilea II a Basilea III (e il ruolo dell’EBA)

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Basilea è un insieme di regole bancarie internazionali sviluppate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) al fine di promuovere la stabilità del sistema finanziario internazionale. Lo scopo di Basilea III è quello di ridurre la capacità delle banche di danneggiare l’economia assumendosi rischi eccessivi.
Ciò considerato, le banche devono detenere un capitale minimo sulla base ai loro assets,  riducendo così le dimensioni dei loro bilanci e la loro capacità di fare leva. Anche se questi regolamenti sono stati oggetto di discussione prima della crisi finanziaria, la loro necessità è ora aumentata.

Ma la confusione regna sovrana.

In realtà, Basilea III, come i suoi predecessori,  può facilmente permettere alle banche di sfruttare il cosiddetto “effetto leva”.
Il coefficiente minimo patrimoniale complessivo rimane sostanzialmente invariato. Così, il totale dei requisiti patrimoniali sono stati lasciati inalterati. Ma il vero problema, ancora una volta, non è tanto la percentuale di RWA, ma quale percentuale del totale delle attività è rappresentato dall’RWA.
Mentre il modo in cui l’RWA deve essere calcolato è stato modificato (un aperto riconoscimento dei difetti evidenti del disegno normativo che ha dato origine alla crisi), i numeri possono ancora produrre stime di rischio molto distorte. Ma andiamo con ordine e osserviamo qualche caso particolare.

Stranezze di Basilea II

Nel suo discorso alla società svedese degli analisti finanziari il 1° febbraio 2011, Stefan Ingves, il governatore della Sveriges Riksbank, ha ben sintetizzato il problema di base della normativa vigente. Infatti, è in teoria possibile che una banca operi con meno dell’1% del capitale sul totale delle attività!
Si consideri un semplice calcolo. Se una banca applica i più avanzati approcci di Basilea II nel calcolo delle sue attività di rischio ponderate (RWA) per il rischio di credito, di mercato e operativo, la sua attività di rischio ponderato può essere formata da meno del 15% del patrimonio complessivo. Questo è il caso ad esempio di banche importanti come Deutsche Bank e UBS (dati al 30 settembre 2010).
Il requisito patrimoniale per il Tier 1 di Basilea II è del 4% mentre il Core Tier 1 (capitale azionario e utili non distribuiti) può essere ancora più basso, diciamo l’85% delle attività di rischio ponderate.
Questo significa che Basilea II consente a una banca di operare con un capitale di: 15% * 4% * 0,85% = 0,51% (!) del totale delle attività. Aggiungete un po’ del buffer richiesto dal 2° pilastro, e il risultato può comunque essere inferiore all’1%.

Prendiamo ora un esempio reale: UBS.
Utilizziamo i dati del Q3 2010. UBS mostra un totale attività al 30 settembre 2010 di CHF 1.460.509m.
La sua RWA totale è di CHF 208.289m. Quindi, le attività di rischio ponderate formano circa il 14,3% del totale delle attività. Il requisito minimo di capitale di UBS, in termini di Tier 1, era dello 0,57% (14,3% * 4%) del totale delle attività, e il Core Tier 1 dello 0,48% del totale attivo (0,57% * 85% assumendo che il Core Tier 1 Capital formi l’85% del Tier 1).

In realtà, il 30 settembre 2010 UBS aveva un Tier 1 di CHF 34.817m e un Core Tier 1 per un importo di CHF 29.579m. Così,  il Tier 1 era del 16,7% e il Core Tier 1 del 14,2%. Strano vero?
Infatti, il Core Tier 1 formava solo il 2,03% del totale delle attività, il che mi fa domandare se la banca sia davvero sufficientemente capitalizzata. Inoltre, non superare il leverage ratio del 3% delle esposizioni totali come richiesto da Basilea III sembra più che difficile, senza ulteriori capitali o trucchi contabili (come si può vedere, sulla base dei dati Q3 2010, il Tier 1 diviso per il totale attivo è solo dello 2,38%). Non c’è da stupirsi che nella sua risposta alla BIS al riguardo di Basilea III il 16 aprile 2010, UBS si è espressa contro l’inserimento delle disponibilità liquide e strumenti simili nel calcolo del leverage ratio, contro il fatto di considerare le voci  fuori bilancio con fattore di conversione del 100%, etc…etc..

Il fatto che il calcolo delle attività di rischio ponderate con il quadro normativo attuale mostra delle discrasie è stato notato per esempio da Standard & Poor e dalla Sveriges Riksbank. I primi hanno introdotto una propria metodologia per il calcolo del capitale di rischio delle istituzioni finanziarie. La seconda ha analizzato la capitalizzazione delle banche svedesi in un confronto internazionale solo sulla base del quadro Standard & Poor e non sulla base dei coefficienti patrimoniali di Basilea II. In particolare, UBS non ne esce bene da questo confronto: il suo Risk Adjusted Capital Ratio è solo del 2,3% circa.

Per riassumere: è quasi incredibile, ma Basilea II ha permesso di governare una grande banca internazionale con ben poco capitale. Alcune banche europee troppo grandi per fallire (o anche troppo grandi per essere salvate) hanno utilizzato questa opportunità, a seguito della quale sono ora sottocapitalizzate.

Basilea III, cambia qualcosa?

Come detto, le normative di Basilea III contengono diversi importanti cambiamenti per la struttura del capitale delle banche. Prima di tutto, la quantità minima di patrimonio netto, come percentuale delle attività, aumenterà dal 2% al 4,5% dal 1 gennaio 2015.
Ci sarà un incremento del Tier 1 dal 4% al 6% dal 1 gennaio 2015.
E’ previsto anche un ulteriore buffer del 2,5% , portando il fabbisogno totale del Core Tier 1 al 7% e del Tier 1 al 8,5%. Questo buffer può essere utilizzato durante i periodi di stress finanziario.
Infine, vi sarà un leverage ratio del 3%, calcolato come Tier 1 diviso per il totale delle esposizioni.
Le banche avranno tempo fino al 2019 per attuare tale cambiamento.
E’ possibile che le banche saranno meno redditizie in futuro, fatto dovuto in parte a queste regole. Il requisito del patrimonio netto del 7% è il minimo ed è probabile che molte banche si sforzeranno di mantenere una cifra leggermente superiore al fine di darsi una riserva in caso di economia recessiva. Le banche che sono più stabili saranno in grado di emettere debito a un costo inferiore. Allo stesso tempo, il mercato azionario potrebbe osservare un più alto P/E alle banche che hanno una struttura del capitale meno rischioso.
Si consideri l’esempio del gruppo Danske Bank. La banca ha attirato la mia attenzione, perché al 31 dicembre 2010 la sua Risk Weighted Asset formava solo il 26,3% del totale delle attività, e il Core Tier 1 diviso per il totale attività mostrava un dato molto basso del 2,6% (e questo nonostante il solido Core Tier 1 Capital Ratio del 10,1% pubblicato sul bilancio annuale).
Per ragioni di semplicità, dimentichiamoci degli altri rischi, e concentriamoci sul rischio di credito e sulle classi di esposizione maggiore (clienti corporate, esposizioni al dettaglio garantite da beni immobili e altre esposizioni al dettaglio). In questo modo abbiamo coperto quasi il 70% del totale dell’esposizione creditizia di Danske (espresso come EAD, Exposure at Default).

La tabella seguente mostra l’esposizione creditizia di Danske (EAD) e il calcolo del Risk Weighted Asset per ciascuna delle classi di esposizione prese in considerazione. Da questi dati abbiamo derivato un quoziente semplice di RWA e EAD (colonna “RWA / EAD”), che deve rispondere alla domanda: quanta percentuale forma il Risk Weighted Asset sull’esposizione creditizia totale per una data classe di esposizione? Il quoziente è conosciuto anche come fattore di ponderazione (RW). Vediamo che ai fini del patrimonio di vigilanza la banca deve tener conto del 33,8% della sua esposizione alla clientela corporate, in caso di esposizioni al dettaglio garantite da beni reali questo dato è del 13,0% e in caso di altre esposizioni al dettaglio del 19,7%.

La tabella seguente illustra il patrimonio di vigilanza come percentuale del totale dell’esposizione creditizia (EAD) per ciascuna delle classi di esposizione selezionate. Il calcolo è fatto per i diversi rapporti  patrimoniali minimi di Basilea III:
1) 4,5% che è il Core Tier 1 minimo,
2) 7% che è il Core Tier 1 minimo più il buffer conservativo, e
3) 8,5% che è il requisito minimo di Tier 1, più il buffer.

Ciò che vediamo è che il requisito patrimoniale minimo è ancora molto basso per Basilea III rispetto al totale dell’esposizione creditizia – ed è ovvio che questo deriva dal calcolo del Risk Weighted Assets. Non voglio concludere che Danske calcola RWA intenzionalmente male, anzi, in realtà, tutto può anche essere in linea con tutte le normative vigenti. La causa principale potrebbe essere la formula di Basilea per la ponderazione del rischio derivante dai parametri di rischio stimati internamente come il PD (probabilità di default) e LGD (Loss given default)

C’è un’altra cosa nell’esempio precedente che spinge a chiedersi se Basilea III sia una riforma sufficient. Vale a dire: anche nel caso del Tier 1 Capital Ratio del 8,5%, il fabbisogno di capitale come percentuale dell’esposizione creditizia è inferiore del Leverage Ratio Tier 1 del 3%. Questo non è solo il caso dei mutui residenziali a basso rischio, ma come mostrato, può  essere vero per i clienti aziendali. Onestamente, mi sembra un po’ strano anche per le banche con profilo di rischio basso. Il rapporto di leva finanziaria e gli standard minimi sul rischio di capitale non sembrano essere coerenti tra loro.

I test 2011 dell’EBA

L’8 dicembre 2011, l’Autorità bancaria europea (EBA) ha completato i test 2011 e pubblicato i dati definitivi delle esigenze di ricapitalizzazione delle banche in Europa.
Le banche hanno l’obbligo di stabilire un “tampone eccezionale e temporaneo” in modo che il Core Tier 1 raggiunga il livello del 9% (dopo la rivalutazione dei titoli di Stato della UE) entro la fine di giugno 2012. Il deficit di capitale totale è risultato essere di Euro 114,7bn. Senza speculare se tale importo sarà sufficiente oppure no, diamo uno sguardo ad un esempio che illustra la confusione delle autorità europee di vigilanza finanziaria.
Abbiamo discusso in precedenza come Basilea II abbia permesso l’operatività a banche con pochissimo capitale. Sappiamo che l’EBA ha messo in luce le differenze tra i modelli interni delle banche come una questione da affrontare. Ecco perché il piano di transizione di Basilea I è ancora in vigore in diversi paesi, il che significa che le banche devono detenere un capitale di almeno l’80% dei requisiti di Basilea I. Nei test 2011 l’EBA ha voluto essere prudente e prendere in considerazione il cosiddetto piano di transizione Basilea I.

Il caso della banca svedese Svenska Handelsbanken serve da buon esempio: in un primo momento la banca ha dovuto raggiungere un buffer aggiuntivo di circa 10 miliardi di SEK, ma alla fine si è riconosciuto che aveva un Core Tier 1 del 14,7% (che è notevolmente superiore al 9% richiesto). La differenza stava nella variazione della applicazione delle norme di Basilea I.

Infatti, dopo aver discusso la proposta iniziale, l’EBA ha introdotto due approcci per l’adozione delle norme transitorie in considerazione:

* Approccio 1: requisito per la soglia minima di capitale = Max [(80% * (capitale richiesto B1) – (Totale minimo dei fondi propri)), 0]

* Approccio 2: requisito per la soglia minima di capitale = Max [(80% * Cap. rich. B1) – totale dei fondi propri, 0]

(Per ulteriori informazioni, leggete la nota metodologica sul sito dell’EBA)

Inutile dire che la maggior parte delle banche hanno scelto l’approccio 2. Solo per 2 delle 65 banche i cui risultati sono stati resi pubblici (Intesa Sanpaolo SpA e DnB NOR Bank ASA) il minimo era maggiore di zero, e queste due banche hanno scelto l’approccio 1. In effetti, con l’approccio 2 la copertura patrimoniale aggiuntiva si pone solo quando il capitale totale di una banca è inferiore all’8% (non il 9% come richiesto dal test 2011)  prendendo in considerazione le norme transitorie.

Per illustrare quanto sopra, ho eseguito i calcoli comparativi per lo Svenska Handelsbanken (vedi Tabella 1). Come si può vedere, l’approccio 1 dell’EBA è molto simile al principio in vigore per l’applicazione delle norme transitorie in Svezia. L’unico problema è che la Handelsbanken avrebbe dovuto raccogliere ulteriori capitali (o ridurre i dividendi o applicare altre misure accettabili) al fine di raggiungere il target del 9%. Al contrario, la banca ha scelto l’approccio 2 dell’EBA secondo cui ha potuto dimostrare che il Core Tier 1 era del 14,7%, mostrando quindi un indiscutibile surplus di capitale. Allo stesso tempo, l’approccio 1 avrebbe portato ad un rapporto del 8,2%.

Nella sua nota metodologica, l’EBA indica che viene preso in considerazione nei calcoli il piano di transizione Basilea I: “le attività di rischio ponderate (RWA) sono calcolate moltiplicando il requisito patrimoniale totale (piano 1 Basilea) per 12,5.”

La svedese Finansinspektionen scrive invece: “L’EBA ha annunciato oggi di quanto capitale le banche europee devono dotarsi. La variazione sta nel fatto che il calcolo per le banche svedesi non si basa più sulla normativa di Basilea 1, il che significa che per Svenska Handelsbanken e Swedbank non sarà più necessario effettuare aumenti di capitale “.

In altre parole, è come se l’EBA stia cercando di indurre in errore le banche ancora una volta, mantenendo tutto corretto nella forma. A differenza di quanto dice l’EBA, la stragrande maggioranza delle banche europee non ha preso in considerazione nei calcoli il piano di Basilea 1, e si affida completamente ai propri modelli interni (che spesso sembrano ancora riflettere i livelli di rischio dei pre-crisi).

Written by sistemielettorali

13 dicembre 2011 a 21:52

Pubblicato su Economia

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