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Debito sovrano e costo del funding per le banche

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La situazione del debito sovrano è, ad oggi, estremamente preoccupante, se  non irrisolvibile. Molti paesi hanno subito downgrade dalle principali agenzie di rating. Lascio al lettore stabilire se queste agenzie siano indipendenti o giochino a favore di qualcuno. Resta il fatto che i numeri, quelli relativi a debito e deficit, sono realmente problematici.
Nei giorni scorsi, la Banca Internazionale dei regolamenti ha pubblicato uno studio interessante sull’impatto del debito dei paesi sul funding delle banche.
Di questa analisi che potete trovare presso questo collegamento http://www.bis.org/publ/cgfs43.pdf vorrei citare alcuni dati che riepilogano la situazione relativa a paesi sovrani e banche.

Innanzitutto, i ratings sul credito degli stati e i CDS (a cinque anni) dei principali paesi europei e non (grafico 1).
Il mercato sta punendo quei paesi che hanno avuto maggiori difficoltà economiche, difficoltà che permangono e tengono sotto pressione le finanze pubbliche dei paesi europei.



Non è difficile prevedere che il futuro riserverà un ulteriore aumento del debito sovrano, almeno nei prossimi anni, con USA, UK, Giappone e alcuni stati europei che stanno affrontando deficit fiscali decisamente ampi. Il grafico numero 2 mostra il rapporto deficit/PIL previsto per il 2012, il saldo primario (che esclude gli interessi sul debito) e le passività lorde. L’Italia non è certamente messa peggio di altri, anzi.

Livelli di debito elevati possono significare che il debito di un certo paese non è più considerato a rischio zero, ma, come stiamo vedendo, il premio sul rischio sovrano può risultare più alto e più volatile rispetto al passato. Basti, per esempio, analizzare le aste dei titoli di stato italiano tenutensi in questi giorni per comprendere che per il nostro paese costa molto di più indebitarsi rispetto a prima.
Tutto ciò ha certamente effetto sfavorevole per le banche. E non solo le banche ma anche l’intero sistema finanziario.

Ad oggi, la crescita dello stato patrimoniale delle banche principali non sembra differire molto da paese a paese in base alle condizioni della finanza pubblica (grafico 3).

Ciò è visibile specialmente nella composizione delle passività delle banche. Per istituti di credito posti in paesi con alto debito pubblico, la percentuale del funding derivante dai depositi retail, debito a breve e passività cross-border è generalmente diminuità. In questi paesi, questa caduta è stata in genere tamponata grazie ai prestiti concessi dalle banche centrali e alle obbligazioni con un alto gradi di protezione nei confronti degli investitori (covered bonds e bonds garantiti dal governo), obbligazioni emesse sopratutto come garanzia nei confronti dell’Eurosistema.

Il costo del debito e dei depositi è aumentato notevolmente per quelle banche appartenenti ai paesi più deboli dell’area euro. La composizione del finanziamento per le banche dei maggiori paesi delle economie avanzate è cambiato veramente poco rispetto alle prime tensioni sul debito sovrano del 2009. Le banche hanno in genere continuato a seguire gli schemi di finanziamento iniziati nel 2007, incrementando il loro uso di fonti più stabili come i depositi retail e l’equity e riducendo l’utilizzo dei depositi interbancari e i prestiti dalle banche centrali.

All’opposto, la composizione dei finanziamenti in paesi tecnicamente falliti come Grecia, Irlanda e Portogallo sono cambiati in modo significativo, come il grafico 4 dimostra.

In questi paesi, i depositi della clientela privata sono diminuiti in rapporto alle attività totali. In Grecia il dato è molto marcato, mentre in Irlanda lo è in termini assoluti (in quanto la contrazione delle passività totali delle banche irlandesi non sposta di molto il peso percentuale di questi depositi. La percentuale delle passività esterne si è ridotto anch’esso, specialmente in Irlanda e Portogallo. I depositi interbancari invece sono aumentati, riflettendo con ciò il grande ricorso alla liquidità delle banche centrali.

Le sfide sul funding delle banche europee sono state combattute specialmente sul campo della sostenibilità fiscale delle economie locali. Per esempio, le filiali locali USA di queste banche, che sono finanziate principalmente da depositi interbancari non garantiti, e quindi sensibili alla percezione del rischio degli investitori, sono state colpite duramente. Dal 2009, le passività delle filiali di banche irlandesi, portoghesi e spagnole si sono ridotte di un terzo, rispetto ad un dato decisamente meno grave delle banche dei paesi dell’area euro e ad un incremento delle banche di altri paesi (vedi grafico 5).

Nell’area euro, la percentuale di obbligazioni emesse con un alto livello di protezione (garantite dai governi e i covered bonds) si sono duplicate. Per le banche greche, irlandesi e portoghesi, il ricorso a bond più sicuri è stato molto pronunciato (grafico 7) e motivato dalla necessità di creare un collaterale utilizzabile per le operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema. Anche un’importante banca belga ha emesso un notevole ammontare di bond garantiti dal governo.


[continua]

Written by sistemielettorali

14 luglio 2011 a 14:25

Pubblicato su Economia

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