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Rifiuti, anche pericolosi, bruciati al posto di biomasse pulite. Tutto approfittando dei generosi incentivi, intascati corrompendo funzionari del Gse.  E’ di ieri la notizia dell’arresto di Angelo Scotti, il “dottor Scotti” dell’omonimo riso. Ora  ai domiciliari, l’amministratore delegato di Riso Scotti e vicepresidente di Riso Scotti Energia, la società creata per vendere l’elettricità prodotta da un impianto a biomasse, è accusato di corruzione, frode a ente pubblico, frode in forniture pubbliche e traffico di rifiuti. Nell’ambito della stessa inchiesta, raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare anche tre funzionari del Gse, che come sappiamo gestisce gli incentivi alle rinnovabili.

L’impianto della riso Scotti Energie avrebbe dovuto produrre elettricità a partire dagli scarti del riso, invece bruciava rifiuti anche pericolosi, dai fanghi di depurazione agli imballaggi. Il Gse in seguito ai controlli aveva comminato una sanzione da 7 milioni di euro al gruppo, dopo il sequestro dell’inceneritore: per non pagarla, sostengono gli investigatori di Milano, Scotti avrebbe corrotto funzionari di vario livello del Gse con tangenti per 115mila euro.

Dal Sole 24:
Angelo Dario Scotti, presidente e ad del gruppo Scotti Riso, è da questa mattina agli arresti domiciliari nell’ambito di una inchiesta sulla centrale elettrica della Scotti a Pavia. Secondo l’accusa nella centrale venivano bruciati rifiuti, anche pericolosi, al posto di biomasse. Scotti è accusato di corruzione, frode a ente pubblico, frode in forniture pubbliche e traffico di rifiuti.

Nell’ambito della stessa inchiesta, questa mattina sono raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare anche tre funzionari del Gse (Gestore servizi energetici), la società pubblica che ha il compito di gestire la produzione di elettricità di fonti rinnovabili.

L’inchiesta era stata aperta dalla procura di Pavia l’estate scorsa. E’ stata trasmessa alla Dda di Milano, per la competenza dell’ufficio che riguarda il traffico illecito di rifiuti, alla quale sono stati applicati i due magistrati di Pavia che avevano aperto il fascicolo. Gli arresti, su ordinanza del Gip del tribunale di Milano Stefania Donadeo, sono stati eseguiti dalla Guardia Forestale di Pavia.

Il Corpo Forestale dello Stato, si legge in una nota, in collaborazione con personale della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato di Roma ha dato esecuzione, nella mattinata odierna, alla misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di una persona: Franco Centili, funzionario del Gestore dei servizi energetici di Roma, e alle misure degli arresti domiciliari nei confronti di, Angelo Dario Scotti, vice presidente del CdA di Riso Scotti Energia, nonché presidente e amministratore delegato di Riso Scotti, controllante di Rse, Andrea Raffaelli, funzionario del Gse di Roma, Elio Nicola Ostellino, consulente esterno di Assoelettrica, Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti con studio in Milano.

Ai soggetti interessati dalla misura, raggiunti presso i loro domicili in Lombardia, Piemonte e Lazio, vengono contestati i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell’ufficio, e altre condotte illecite, commessi nel territorio pavese e altrove nel periodo compreso tra gli anni 2005 e 2010.

Le stesse violazioni di legge sono contestate ad altri funzionari pubblici e soggetti privati. A carico degli indagati l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di somme di denaro e altre utilità, per un valore equivalente ai profitti derivanti dalla commissione dei reati, pari a circa 17 milioni di euro. L’inchiesta é condotta dai magistrati di Pavia Roberto Valli e Paolo Mazza che, per il procedimento in questione, sono stati applicati alla Dda di Milano.
Dalle indagini di polizia giudiziaria sfociate era emerso che presso l’impianto di coincenerimento Riso Scotti Energia, autorizzato inizialmente per l’impiego esclusivo di lolla di riso e altre biomasse, e successivamente – con provvedimenti autorizzativi della Provincia e della Regione di dubbia legittimità – anche all’incenerimento di variegate tipologie di rifiuti, erano stati conferiti per l’incenerimento ingenti quantitativi di rifiuti – anche pericolosi – non conformi alle autorizzazioni sia per tipologia che per la presenza di inquinanti in misura superiore ai valori limite fissati dalle normative di settore. In tal modo Riso Scotti Energia poteva cedere al Gestore dei servizi energetici, usufruendo di pubbliche sovvenzioni e quindi a un prezzo superiore a quello di mercato, energia elettrica falsamente qualificata come derivante da fonti rinnovabili (biomasse), ricavando indebiti profitti pari ad almeno 28 milioni di euro.

Nel mese di novembre 2010 l’autorità giudiziaria aveva emesso una ordinanza di misura degli arresti domiciliari nei confronti di sette indagati e disponeva il sequestro preventivo dell’impianto di coincenerimento di Rse (dissequestrato tre settimane fa). Contestualmente alla esecuzione delle misure cautelari erano state attivate nuove intercettazioni telefoniche, sia per riscontrare le ipotesi di truffa aggravata e di frode in pubbliche forniture, già contestate (che vedevano l’ente pubblico Gse come persona offesa) sia per raccogliere ulteriori elementi relativi a eventuali condotte corruttive poste in essere da soggetti riconducibili a Riso Scotti Energia nei confronti di funzionari del Gse per ottenere il mantenimento degli incentivi economici che a seguito di una verifica ispettiva erano stati sospesi, tanto che era stata formalmente richiesta alla Rse la restituzione della somma di 7 milioni di euro.

Dalle intercettazioni era emerso sin da subito il tentativo di Riso Scotti Energia, avallato e sostenuto dalla proprietà, di risolvere in modo favorevole alla società il contenzioso maturato con il Gse attraverso l’intervento di persone amiche in grado di modificare e/o annullare le determinazioni sfavorevoli assunte dal Gestore.

La pratica sarebbe, infatti, stata “sbloccata positivamente”, (vale a dire che erano stati mantenuti gli incentivi economici di cui era stata in precedenza chiesta la restituzione), spiega una nota, grazie all’intervento di Franco Centili, all’epoca dei fatti funzionario del Gse e, a seguito di pensionamento, consulente esterno del Gestore pubblico, in stretto contatto con Nicola Ostellino, consulente in materia energetica, soggetto molto influente che nel corso di una conversazione afferma chiaramente di avere “tutto il Gse lubrificato”.

Le circostanze emerse dalle indagini sono state confermate dagli interrogatori degli indagati Giorgio Radice, e Giorgio Francescone, rispettivamente presidente del Cda e direttore tecnico di Rse. Radice, continua il comunicato del Corpo forestale, ha ammesso di avere pagato, per risolvere il contenzioso con il Gse, consistenti somme di denaro in contante a favore di funzionari, con il pieno avallo e sostegno del proprietario Angelo Dario Scotti, e in particolare di avere pagato complessivamente 115.000 euro (100.000 a Franco Centili e 15.000 a Andrea Raffaelli), aggiungendo che al momento del suo arresto restava da pagare a Centili l’ultima tranche di 15.000 euro.

Ha poi confermato di essersi rivolto anche a Nicola Ostellino per farsi assistere nel contenzioso, senza avere versato a quest’ultimo, in modo diretto, somme di denaro. Anche Francescone ha confermato il pagamento di tangenti a Centili, aggiungendo che l’esborso di denaro è stato giustificato attraverso il pagamento di una fattura a favore di una società “off shore” per una consulenza in materia energetica. Al fine di monetizzare la somma necessaria il commercialista di fiducia del Gruppo Scotti Nicola Farina provvedeva a pianificare una operazione meramente finanziaria, individuando in una società statunitense il soggetto al quale la Rse avrebbe apparentemente commissionato una fittizia consulenza per un progetto relativo alla realizzazione di un impianto termoelettrico per un corrispettivo di circa 140mila euro.

All’esito di tale operazione Rse riotteneva la somma in contanti, al netto delle provvigioni trattenute dalla società compiacente, e poteva provvedere ai pagamenti in nero. Dalle indagini é emerso che i funzionari del Gse, nell’ambito di un rapporto di consulenza a carattere continuativo prestato in favore di società del Gruppo Scotti, hanno asservito in modo più o meno sistematico la funzione pubblica dagli stessi rivestita in favore degli interessi del soggetto privato corruttore.

A novembre 2010, erano state raggiunte da ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari sette persone: Giorgio Radice (presidente di Rse), Massimo Magnani (direttore tecnico dell’impianto di Pavia), Giorgio Francescone (consigliere delegato e responsabile dell’impianto), Cinzia Bevilacqua (impiegata dell’impianto), Marco Baldo (direttore del laboratorio di analisi chimiche Analytica), Silvia Canevari (tecnico del laboratorio Analytica), e Alessandro Mancini (intermediario e amministratore della Mancini Vasco Ecology srl). (Radiocor)

Altra news:

C’e’ anche un capitolo romano dell’inchiesta di Milano sul traffico illecito di rifiuti che lunedì ha portato all’arresto di Angelo Scotti, il ‘re del riso’, accusato di aver corrotto due funzionari del Gestore dei servizi energetici.

Il pm Paolo Ielo ha iscritto sul registro degli indagati sei persone per corruzione, tra cui Franco Centilli (ex funzionario della Gse) e Elio Nicola Ostellino, consulente energetico, raggiunti ieri da ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano. Ielo ha ordinato un’acquisizione di atti presso la Gse e presso le abitazioni degli indagati.

L’ipotesi di chi indaga, secondo una documentazione proveniente da Milano, e’ che lo scorso anno ci sia stato un giro di ‘mazzette’, con il coinvolgimento di societa’ del gruppo Cofely (impiantistica energetica), in cambio di una serie di favori. Scotti, e’ stato sottolineato a piazzale Clodio, non c’entra nulla con questo filone di Roma.

I nomi che compaiono nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Milano sono molto pesanti: Nando Pasquali, Stefano Saglia, Giancarlo Abelli e Paolo De Castro.

Tutto ruoterebbe intorno al consulente energetico, Elio Nicola Ostellino, secondo le intercettazioni riportate da Repubblica. “La Rse è un mio cliente”, dice in una telefonata. “Il Gestore gli aveva bloccato la qualifica? E io gliel’ho fatta sbloccare e ho guadagnato poco. Il suo motto è: “Fai in fretta, prendi i soldi e scappa”. E in una conversazione afferma che anche l’a.d. del Gse, Nando Pasquali, deve obbedire di fronte ai suoi conoscenti, tra cui il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia.

“Volevo capire – chiede un interlocutore – Saglia può manovrare Nando Pasquali?”. E Ostellino: “Saglia può manovrare, però, più, più ma, Nando Pasquali, a parte che se chiama Saglia, signor sì, no? Però gli affetti li ha fatti con quelli di Scajola”. Su una pratica della Cofelyspa, controllata della francese Gdf Suez, Ostellino parla chiaro: “Il nostro uomo all’Havana, alias Nando, ci deve non solo la vita ma anche il culo della nonna, no? Se lo dovessimo telefonare per un caffè, lui un caffè lo deve prendere, no?”.

Quando poi la Riso Scotti ha voluto ampliare la produzione di energia elettrica nel 2004 servivano le autorizzazioni di Provincia e Regione. Ed ecco allora la cena: “Hanno partecipato – dice l’ex consigliere delegato della Scotti Energia, Giorgio Francescone – Dario Scotti, Giancarlo Abelli, all’epoca assessore regionale alla Sanità, Romano Morelli, uomo di fiducia di Scotti, ora deceduto. In quella circostanza era stato chiesto ad Abelli di interessarsi personalmente presso il competente ufficio regionale affinché la richiesta di autorizzazione avesse buon esito, così come è successo”.

Lo sbarco in Romania del gruppo ha invece visto l’appoggio di Paolo De Castro, ex ministro di Romano Prodi. “Lo porto giù con un aereo privato. In Romania parlerà in Parlamento e con ‘il ministro del riso'”, confidò Scotti a un collaboratore.

Written by sistemielettorali

10 giugno 2011 a 17:41

Pubblicato su Attualità, Pavia

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