Sistemi elettorali

Referendum Nucleare: si farà.

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da: http://www.toscanaoggi.it/notizia_3.php?IDNotizia=14380&IDCategoria=1

Referendum, guida al voto

Domenica 12 (dalle 8 alle 22) e lunedì 13 giugno (dalle 7 alle 15) gli italiani sono chiamati di nuovo alle urne per i referendum. Quattro i quesiti ammessi al voto, due riguardano la gestione dei servizi pubblici e dell’acqua in particolare, uno è sulla legge del «legittimo impedimento» e il quarto è sulla costruzione di centrali nucleari. Per quest’ultimo il Parlamento era intervenuto approvando un articolo del decreto omnibus, che cancella le norme sottoposte al quesito, ma che non chiude la strada al ritorno al nucleare in Italia. E la Cassazione ha deciso che si voterà anche per questo. Ecco una guida al voto.

Acqua e servizi, se il «pubblico» cede al «privato»
di Ciro Amato

Due referendum affrontano da angolature diverse lo stesso problema: il primo riguarda infatti tutti i servizi pubblici locali a rilievo economico (e non solo all’acqua), il secondo invece tocca proprio le tariffe dell’acqua. Il primo chiede l’abrogazione di tutto l’articolo 23-bis della legge 133/08, sulla gestione dei servizi pubblici locali di rilievo economico da parte delle amministrazioni pubbliche. L’articolo non riguarda farmacie comunali, gas, energia elettrica e trasporto ferroviario regionale, che sono disciplinati da norme speciali.

Oggi un ente locale eroga molti servizi pubblici: l’illuminazione votiva nei cimiteri, il trasporto scolastico, il servizio idrico, l’assistenza sociale, le case di riposo. Queste attività sono considerate servizi pubblici, cioè sono gestiti per erogare una prestazione ai cittadini. La concreta prestazione del servizio pubblico secondo l’articolo 23-bis deve (e non può) avvenire in uno dei seguenti modi:

1. privato imprenditore o una società;

2. una società di capitali mista pubblico-privata;

3. L’ente locale lo trattiene per sé e lo può gestire mediante una società di capitali, interamente pubblica, di cui la proprietà è dell’ente stesso o di più enti.

Questo assetto deriva dalle direttive europee, che sul punto, però, sono state recepite dal nostro Paese in maniera più restrittiva, come ha riconosciuto la stessa Corte costituzionale. L’Ue, nel «Libro Verde sui servizi pubblici» del 2004, non chiede infatti di affidare i servizi necessariamente ai privati, ma lascia liberi gli Stati di scegliere una strada che tuteli la concorrenza e il mercato.

L’articolo 23-bis della L. 133/08 è stato poi modificato, nel 2009, dal decreto «Ronchi» (L. 166/09), che ha definitivamente stabilito che i servizi pubblici locali a rilevanza economica, nessun escluso (quindi non solo l’acqua), debbano essere affidati ai privati e, solo eccezionalmente e dopo una lunga istruttoria, possano essere gestiti in proprio, mediante società pubblica, su parere, obbligatorio, dell’Autorità per la concorrenza e il mercato. In sostanza il decreto Ronchi pretende che la decisione degli enti locali debba (e non possa) essere, per legge, orientata prima al privato e, poi, al pubblico. Infatti obbliga gli enti a scegliere, ovviamente con gara pubblica, un soggetto privato, cioè una società di capitali (srl o spa) per erogare il servizio per i cittadini; oppure l’ente potrà costituire, comunque, una società mista pubblica privata, ma in cui il privato abbia almeno il 40% del capitale (quote o azioni) della società, appositamente costituita. Così dal 2009 il nostro Paese ha scelto per tutti i servizi pubblici locali di rilievo economico la strada della «necessaria» privatizzazione, o almeno si può dire, ha reso molto difficile la gestione in proprio dei servizi.

Se al referendum prevalessero i «sì» l’articolo 23-bis sarebbe abrogato e si applicherebbe l’articolo 113 del testo unico degli enti locali, il decreto legislativo n. 267/00, che è più permissivo rispetto alla possibilità di costituire una società interamente pubblica per gestire qualsivoglia servizio pubblico. Sul punto tra i costituzionalisti si discute, però.

Il secondo quesito, invece, è specificamente dettato per abrogare una norma del testo unico dell’ambiente, il decreto legislativo 152/06, che riguarda la tariffa del servizio idrico integrato (cioè la gestione dell’acqua). Si chiede di abrogare l’articolo 154, comma 1, solo ove parla del compenso per il capitale investito. Tale norma riguarda la tariffa dell’acqua che, nel testo della legge, è specificamente chiamata corrispettivo. L’intento del comitato promotore qui è molto chiaro. Se si abroga una norma che prevede che la tariffa dell’acqua sia «un corrispettivo», che serve anche a ricompensare il privato gestore per l’uso del proprio capitale, che giuridicamente equivale ad un prezzo, allora il bene acqua non avrà esattamente un valore di mercato, liberamente oscillante secondo le esigenze del privato gestore (vedi primo quesito), ma il legislatore sarà costretto a vederlo come una tassa, cioè disciplinata con legge e a porlo a carico della fiscalità generale, magari. In sostanza avremo un prezzo pubblico in cui «la ricompensa al privato per il capitale che investe» non c’è più.

Se prevalessero i «sì» al secondo quesito la nolegge e resterebbe un vuoto legislativo che il Parlamento dovrebbe colmare urgentemente e coerentemente con il risultato del referendum, approvando nuove norme, se non proprio conformi, almeno non palesemente in contrasto con la volontà popolare.

Il Governo con il decreto legge sullo sviluppo, il n. 70/11, all’art. 10 ha previsto la istituzione dell’Agenzia di vigilanza delle risorse idriche che assorbe le competenze di cui i referendum discutono. Esso, è infatti, autorità di progettazione e controllo del mercato dell’acqua. E questo, secondo alcuni toglierebbe molto significato ai due quesiti referendari, anche se non li evita.
ACQUA: la campagna delle Caritas contro la privatizzazione
di Donatella Turri
GREM (Gruppo Educazione alla Mondialità e Stili di Vita) Caritas Toscana

E’  stato in occasione dell’VIII edizione di Terra Futura – la kermesse fiorentina dedicata alla sostenibilità e promossa da Fondazione culturale responsabilità etica onlus, Regione Toscana, Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, in partnership con Acli, Arci, Caritas italiana, Cisl, Fiera delle utopie concrete, Legambiente… –, che le Caritas toscane hanno presentato la campagna: «Acqua: dono di Dio, bene comune e responsabilità sociale». Si tratta di una campagna di pastorale promossa congiuntamente da Caritas, Missio e Pastorale Sociale e del Lavoro della Toscana che riprende i grandi temi lanciati dalla campagna promossa a livello italiano dalla Rete interdiocesana sui nuovi stili di vita, alla quale aderiscono oltre 40 diocesi e diversi uffici pastorali in tutta Italia.

La campagna invita a una riflessione ampia sull’importanza dell’acqua intesa come dono della creazione, con un excursus sul significato simbolico e vitale che essa assume nelle Scritture. Facendo riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa si sottolinea anche come l’accesso ad essa costituisca un diritto universale inalienabile per le persone e che, come tale, ad essa si applica il principio della destinazione universale dei beni, ponendo un problema di giustizia nel momento in cui viene messa in dubbio la reale fruizione di questa. È infatti da considerare che oltre un quarto della popolazione del pianeta ancora non ha accesso a una quantità minima di acqua pulita.

La proposta della campagna è quindi triplice: in primo luogo recuperare l’atteggiamento di gratitudine e condivisione dovuto a un dono di Dio, pensato per tutti gli uomini, in secondo luogo richiamare a stili di vita responsabili che tutelino il diritto all’accesso all’acqua come bene comune e che continuino ad esigere una gestione comunitaria delle risorse idriche, orientata alla partecipazione di tutti e non determinata alla logica del profitto.

In vista del prossimo referendum, infine, si ricorda l’importanza di partecipare attivamente al dibattito sulla gestione dell’acqua, salvaguardandola come bene comune e diritto universale ed evitando che diventi una merce privata o privatizzabile, ma ripubblicizzandola mediante una forma di gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici.

Gli stessi contenuti proposti dalla campagna sono stati oggetto recentemente anche del saluto di mons. Crociata, segretario della Cei, all’apertura del Convegno di Assisi dello scorso 16 aprile. In quell’occasione ha detto: «L’acqua rimane una risorsa male distribuita e male sfruttata. Senza indulgere in facili catastrofismi, accanto a zone nelle quali la scarsità di acqua è un fattore endemico – penso, in particolare, alla fascia dell’Africa Settentrionale – oggi ci misuriamo con un incremento significativo del processo di desertificazione; con il calo di disponibilità idrica, anche a fronte della crescita della popolazione mondiale; con un aumento dei consumi nell’attività produttiva; con l’inquinamento che ne frena, quando non ne impedisce l’utilizzo; con problemi di raccolta e di distribuzione che degenerano in sprechi, espressione di una politica sociale che non considera il dovere e la necessità di economizzare questo bene essenziale. In questo scenario conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi».

ACQUA: Federutility e i no ai quesiti
di Federico Fiorentini

I referendum del 12 e 13 giugno hanno avuto per lo meno il merito di mettere in evidenza un argomento di importanza cruciale per l’intera cittadinanza. Sul tema, la FederUtility (federazione che unisce le aziende di servizi pubblici locali, fra i quali quelli idrici) e Confservizi Cispel Toscana (associazione che opera a livello regionale con lo stesso genere di imprese), hanno promosso, venerdì 20 maggio , presso palazzo Capponi a Firenze, un convegno dal titolo «Acqua: bene pubblico, gestione industriale». Secondo il vice presidente FederUtility Mauro D’Ascenzi, tuttavia, «nella concitazione della discussione si rischia di non compiere una riflessione matura, rimanendo a un livello di principi troppo astratti. Anche se lo statuto giuridico dei gestori è importante, non bisogna dimenticare che è la fruizione dell’acqua, nella sua concretezza di elemento, a entrare in gioco».
Sintetizza la posizione Erasmo D’Angelis, presidente Publiacqua (società affidataria della gestione del servizio idrico dell’ATO – Ambito Territorio Ottimale – 3  Medio Valdarno, che copre il territorio della Toscana centrale): «Questo non è un referendum contro la privatizzazione dell’acqua, perché l’acqua è – e rimarrà in ogni modo – un bene pubblico, come attesta la Legge Galli del 1994 e ribadisce il decreto Ronchi, oggetto del referendum». Quello che in effetti è in questione è la gestione di questo bene, che però anche attualmente, secondo D’Angelis, è affidato alle scelte degli enti pubblici: «Sono i comuni, riuniti in Ato, proprietari di reti e infrastrutture, a decidere a quali soggetti – pubblici, privati o misti – demandarne la gestione. La scelta dipende dunque da sindaci eletti democraticamente». D’Angelis si dichiara molto favorevole alla Legge Galli, «che ha finalmente posto fine a una situazione insostenibile di frammentazione degli operatori idrici, che erano 13 mila nel 1994: introducendo gli Ato tutta l’organizzazione è stata resa molto più moderna ed efficace». Ma difende appassionatamente anche il Decreto Ronchi del 2009, che ha reso obbligatoria una gara pubblica per l’assegnazione di questi servizi: «La rete idrica italiana ha bisogno di investimenti per almeno 64 miliardi di euro nei prossimi 30 anni, per far fronte ai quali non possiamo certo affidarci allo Stato e al suo colossale debito pubblico, né agli enti locali e alle loro risicate risorse». Per questo motivo i sostenitori del «no» al referendum ritengono necessaria una gestione idrica di tipo «industriale», «come nel resto dell’Europa. Altrimenti la qualità dei servizi – e quello della stessa acqua erogata – rimarrà sempre insufficiente, con il rischio di incappare in sanzioni a livello comunitario».
L’altro quesito referendario riguarda l’abrogazione della «remunerazione del capitale investito», ossia che i soggetti che investono in questo campo non possano stabilire tariffe che garantiscano loro un utile. In questo modo le tariffe si trasformerebbero in tasse. Ma, secondo D’Angelis, dato che «la maggior parte delle società che attualmente operano in Italia sono a maggioranza pubblica, gli utili finiscono nelle casse comuni, ritornando ai cittadini sotto forma di servizi migliori». Chi aderisce a questa posizione rileva, tra l’altro, che la manutenzione delle reti idriche – anche non in situazioni di emergenza – è estremamente costoso, e che le banche si dimostrano molto restie a concedere prestiti a soggetti pubblici. Banche che, tra l’altro afferma D’Angelis, «hanno già sospeso i finanziamenti alle nostre società in attesa dei risultati referendari, ponendoci in una situazione estremamente difficile».
Anche per il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, intervenuta al convegno, il referendum sull’acqua è «un’iniziativa inutile e demagogica, adoperata in maniera strumentale da alcune forze politiche dell’opposizione».

LEGITTIMO IMPEDIMENTO: «Sì» o «no» cambia poco. E i problemi sono altri
di Giuseppe Anzani

Tra i referendum del 13 giugno ce n’è uno dedicato alla legge sul «legittimo impedimento», quella legge che consente al presidente del consiglio e ai ministri, nell’astratta ipotesi che siano imputati in un procedimento penale, di non presentarsi all’udienza e di farla slittare, nel caso in cui abbiano da fare per la loro attività di governo.

Quando la legge fu approvata ci furono grosse polemiche, perché invece di un’ipotesi astratta, il premier di processi ce ne aveva per davvero, e più d’uno. Sicchè pareva chiaro trattarsi di una legge ad personam. Di per sé la regola che quando un imputato è impedito di comparire il processo non si può fare e va rinviato è già scritta nel codice e vale per tutti, ed è sacrosanta, perché il diritto di potersi difendersi è un pilastro della giustizia; però l’impedimento, secondo il codice, deve consistere in una «assoluta impossibilità di comparire». Invece per il premier e per i ministri il criterio di impedimento consisterebbe nel «concomitante esercizio di una o più attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti», «delle relative attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività coessenziale alle funzioni di governo». Insomma tutto, o quasi tutto, il daffare. Di fronte alla pregnanza politica di questa legge, che per i suoi fautori promuoveva «la serenità nel governare», la raccolta di firme per abrogarla ha avuto subito un significato politico opposto, di non farla passar liscia alla furbizia dei potenti in cerca di privilegi, perché la legge è uguale per tutti.
Oggi la legge, però, non è già più quella di prima. La Corte costituzionale è intervenuta e l’ha sfrondata, ridimensionata. Ha soppresso la norma che attribuiva al premier il potere di attestare un impedimento continuativo; ha restituito ai giudici la funzione di valutare se l’impedimento c’è o non c’è, se è serio o pretestuoso. Insomma, l’ha un po’ svuotata, le ha tolto il pungiglione. E così, la legge adesso ha un profilo diverso, al punto che si è dubitato se il referendum dovesse ancora farsi o no.
È stato deciso che si farà. E se vincerà il sì, quel che resta della legge sarà cancellato, e il premier e i ministri saranno trattati come tutti gli altri. Se vincerà il no, quel che resta della legge sarà confermato, e gli impedimenti occasionati dall’attività di governo avranno peso, fermo restando il controllo del giudice. Io non ci vedo una gran differenza giuridica finale, se si intende che le regole vanno comunque applicate col buon senso, e l’uguaglianza non esclude l’attenzione alle differenze concrete delle situazioni soggettive (ognuno può avere impedimenti, per così dire, personalizzati, e il giudice deve avere l’intelligenza di capirli e di pesarli comunque). Ci vedo invece una differenza politica, questa sì, con la sua assorbente simbologia, con le sue ostentate bandiere. Un segnale di battaglia, una conta tra i fautori e gli ostili, verso il noto personaggio.
Che malinconia, di nuovo, trovarci ridotti al miserello bivio, quando il problema è la giustizia. Delle leggi, dei processi, del Paese.

CENTRALI NUCLEARI: Quell’atomo che spaventa, specie dopo Fukushima

La Cassazione ha deciso che il 12 e 13 giugno si voterà anche sul terzo quesito, quello sulla costruzione delle centrali nucleari. Il governo Berlusconi aveva cercato di cancellare questa consultazione, con l’approvazione definitiva, lo scorso 25 maggio, del «decreto omnibus», che ha abrogato le norme sottoposte a referendum, contenute nella legge n. 99/2009 (quella che aveva riaperto la strada al nucleare, conferendo la delega al governo) e nel decreto legislativo n. 31/2010 (quello sulla localizzazione e realizzazione delle centrali).
Il governo Berlusconi, che tanto aveva scommesso sulla ripresa del programma atomico, fermatosi in Italia dopo la vittoria degli antinuclearisti al referendum del 1987, già era in difficoltà a concretizzarlo per la indisponibilità di quasi tutte le regioni ad ospitare i nuovi impianti. Poi è arrivato lo tsunami giapponese e l’incidente alla centrale di Fukushima, facendo calare al minimo storico i favorevoli ai nuovi impianti. Da qui la decisione di lanciare prima una «moratoria», con il decreto legge n. 34/2011, e poi la cancellazione dell’intero programma.
Il comitato promotore, costituito da «Italia dei Valori» e da alcune associazioni ambientaliste, ha chiesto però di votare lo stesso, ritenendo la «rinuncia» del governo al nucleare solo «fittizia». Il comma 8 dell’art. 5 prevede infatti che la decisione se costruire centrali nucleari è affidata al «piano energetico nazionale» che sarà adottato «entro 12 mesi» dal consiglio dei ministri, dopo aver sentito il parere del parlamento. In sostanza, non servirà nemmeno una nuova legge: basterà un semplice atto amministrativo.
Il 1° giugno la Corte di Cassazione, accogliendo le istanze presentate dai promotori, ha ammesso il quesito referendario sul nucleare per il referendum del 12 e 13 giugno. La richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alle precedenti leggi (legge n. 99/2009 e decreto legislativo n. 31/2010) si applicherà alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8 del decreto 34/2011, il cosiddetto decreto «omnibus»).

Quesito 1 – Scheda colore rosso – Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione.
Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

Quesito 2 – Scheda colore giallo – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma.
Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?

Quesito 3 – Scheda colore grigio – Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme.
Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: “d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”; art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari ed all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche ed ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”; art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali ed i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale ed internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9”; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2”; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo ed uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin S.p.A. secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34;
art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.”

Quesito 4 – Scheda colore verde chiaro – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5 e 6, nonché l’articolo 2, della legge 7 aprile 2010, n. 51, recante “Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza”?

Written by sistemielettorali

1 giugno 2011 a 11:32

Pubblicato su nucleare, politica

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