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Fukushima, altri commenti

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Le radiazioni intorno ai reattori dell’impianto di Fukushima in Gioppone sono “letali”. L’allarme e’ stato lanciato dal responsabile della Commissione nucleare Usa Gregory Jaczko. Durante un’audizioni alla Commissione Energia. “Sarebbe molto difficile per i lavoratori in loco avvicinarsi ai reattori” ha detto. “Le dosi di radioattivita’ potrebbero dimostrarsi letali in un breve periodo di tempo”. In particolare la situazione sembra critica al reattore numero 4 la cui piscina e’ rimasta completamente senza acqua facendo notevolmente alzare il livello delle radiazioni, ha spiegato Jaczko ricordando che questo reattore era spento nel momento del terremoto, cosi’ come i reattori 5 e 6. L’alto livello delle radiazioni al momento, ha aggiunto l’esperto, rendono anche impossibile qualsiasi intervento.

La crisi presenta due pericoli imminenti: il primo è la fusione del nocciolo, che potrebbe avere conseguenze disastrose sia per chi vive nella zona, sia per l’ambiente; il secondo è la contaminazione. Tuttavia, dicono gli esperti sentiti dal Foglio, è improprio paragonare gli effetti di una fusione a quelli di una eplosione: una centrale non è una bomba. Per il direttore dell’Istituto di fisica del plasma di Milano, Maurizio Lontano, il combustibile delle armi atomiche è “molto più arricchito” rispetto a quello usato nell’industria civile. “Una volta arrivato a duemila gradi, l’uranio fonde. Questo è il suo destino. La bomba atomica, al contrario, è progettata per produrre reazioni a catena”. Il Giappone ha già conosciuto la sciagura delle armi nucleari.
Il 6 e il 9 agosto del 1945, i bombardieri americani scaricarono due ordigni su Hiroshima e Nagasaki. “Little Boy” e “Fat Man”, questi i nomignoli delle bombe, fecero 250 mila morti. Secondo una ricerca portata a termine dalle autorità americane, il 60 per cento delle vittime morì per l’esplosione, il 20 per cento a causa delle ustioni e il 10 per il contagio radioattivo.
L’industria bellica ha seguito i progressi raggiunti da quella civile ed è oggi in grado di costruire armi ancora più avanzate, come le bombe termonucleari o quelle a neutroni. Secondo Lontano, “il processo di fusione non ha la potenza e l’impatto devastante di una esplosione nucleare”.
L’altro grande pericolo che si registra in questi giorni è legato al livello delle radiazioni. Secondo un esperto dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), Adolfo Esposito, i dati che arrivano dal Giappone sono ancora “troppo confusi” per essere analizzati. Ma il paragone con Hiroshima e Nagasaki risulta nuovamente improprio. “In quel caso, il materiale contaminato si diffuse rapidamente nell’aria. A Fukushima, invece, ci sono soltanto dispersioni gassose. Si tratta di due eventi completamente diversi”. Come ricorda Esposito, i due ordigni dell’agosto ’45 fecero la metà dei morti nelle prime ventiquattro ore dal bombardamento: la maggior parte dei decessi, in altre parole, avvenne a causa delle esplosioni. “Gli effetti a lungo termine comprendono l’aumento dei casi di tumore, soprattutto alla tiroide – spiega al Foglio l’esperto dell’Infn – Questa conseguenza si è verificata sia a Hiroshima e Nagasaki, sia a Chernobyl. Il governo giapponese sta già prendendo tutte le precauzioni necessarie per abbassare il rischio. L’area intorno alla centrale è stata evacuata, e i centri di assistenza sanitaria hanno ricevuto scorte di iodio, che sarà distribuito ai cittadini al momento opportuno”.

Le radiazioni emesse nell’atmosfera dopo l’esplosione nella centrale nucleare di Fukushima sono inferiori a un millesimo di quanto emesso durante l’incidente di Chernobyl. A riverlarlo è uno studio preliminare condotto dagli esperti del gruppo di ricerca sul nucleare dell’Università di Pisa. Il team da alcuni giorni ha attivato una rete internazionale di contatti per seguire la situazione in Giappone e per trasmettere, via mail, informazioni e pareri scientifici sulle possibili modalità di reazione agli eventi. «Il Gruppo di ricerca sul nucleare di San Piero a Grado (Pisa) – spiega una nota dell’Ateneo – è coordinato da Francesco D’Auria, esperto dei reattori ad acqua bollente, lo stesso tipo installato nella centrale nucleare di Fukushima, e composto da circa 40 studiosi dell’Università di Pisa e di altri enti di ricerca internazionali, e ha realizzato una newsletter che mira a cercare e filtrare le notizie disponibili in rete, a monitorare in modo costante e approfondito quanto sta avvenendo nei reattori di Fukushima, a fornire valutazioni e proposte basate sulla competenza e sull’esperienza accumulata a Pisa.

Anche nel peggiore scenario prevedibile, le misure apprestate dal governo di Tokyo per far fronte all’emergenza nucleare appaiono adeguate: a sostenerlo è il principale consigliere scientifico del governo britannico, John Beddington, che ha riferito la sua valutazione all’ambasciata britannica in Giappone.
“Nel peggior caso ragionevolmente prevedibile l’impianto di Fukushima emetterebbe una nube non oltre i 500 metri di altezza, che dunque ricadrebbe al suolo nelle vicinanze della centrale”, scrive l’ambasciata in una nota informativa che riporta l’opinione di Beddington. La zona di sicurezza di 20 chilometri di raggio imposta dalle autorità nipponiche appare quindi “completamente adeguata” al rischio attuale, ha concluso il consigliere.
Ogni paragone fra l’incidente in corso nella centrale giapponese di Fukushima – gravemente danneggiata dal sisma di venerdì scorso – e quello di Chernobyl è fuori luogo, ha affermato l’esperto: la centrale di Chernobyl infatti emise una nube radioattiva estesasi a 10mila metri di quota e rimasta nell’aria per lungo tempo.

“Il sisma di venerdì – scrive Luigi De Biase su Il Foglio – ha fatto ‘oltre diecimila vittime’ in Giappone, ma il disastro più temuto, quello nucleare, è cominciato ieri. Le autorità hanno deciso un piano di emergenza per i cittadini che vivono intorno a Fukushima, sulla costa orientale: l’impianto atomico della città è in condizioni critiche, quattro dei suoi sei reattori rischiano il collasso e la nube radioattiva ha gia’ raggiunto Tokyo. ‘Questo e’ il peggiore scenario possibile – dice al Foglio Giovanni Fiorentini, un esperto dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) – Nelle prossime ore potremmo assistere alle prime morti per contagio da radiazione’. La centrale di Fukushima si è fermata cinque giorni fa, dopo le prime scosse di terremoto. Da allora e’ stata colpita da tre esplosioni: l’ultima ieri mattina, al reattore numero due, mentre un incendio è scoppiato al numero quattro. La società che gestisce l’impianto, Topeco, ha ritirato ottocento dipendenti dalla zona. Sul posto restano soltanto le squadre di emergenza, una cinquantina di uomini con un’impresa difficile: cercano di raffreddare l’uranio usando l’acqua dell’oceano, ma i tentativi hanno avuto poco successo sinora. Per gli analisti dell’Aiea, il processo di fusione sarebbe gia’ cominciato almeno in due reattori. ‘Sino a lunedi’ il pericolo era circoscritto all’area di Fukushima – spiega Fiorentini – Ieri, gli eventi hanno preso una piega decisamente negativa. L’incendio al reattore numero quattro ha portato nell’aria una grande quantita’ di materiale radioattivo, che e’ gia’ stato trasportato a chilometri di distanza dalle nubi’. Il livello di radioattivita’ registrato a Tokyo e’ venti volte superiore rispetto agli standard.

«Mi sento di escludere che l’incidente nucleare di Fukushima possa provocare delle vittime, sia nell’immediato sia come conseguenze di lungo periodo. I livelli delle radiazioni sono molto bassi, e la scienza conosce esattamente gli effetti che possono produrre sull’organismo umano». Ad affermarlo è Richard A. Muller, consulente della Casa Bianca sui temi energetici e professore di Fisica all’University of California. Autore di bestseller come Fisica per i presidenti del futuro, l’esperto Usa viene a trovarsi così su una posizione differente rispetto alle autorità statunitensi, che nella tarda serata di ieri si sono dette preoccupate per le radiazioni «estremamente potenti» al reattore 4 della centrale. Raggiunto telefonicamente da ilsussidiario.net, Muller sostiene che il nucleare è un’energia sicura e pulita proprio come quella eolica e solare, e che andrebbe sviluppato in simultanea con le altre fonti rinnovabili. In un’intervista pubblicata prima del disastro di Fukushima, aveva affermato che «nei confronti dell’energia nucleare esiste una grande paura, ma ampiamente immeritata».

Professore, ripeterebbe quella frase in queste ore drammatiche?
Sì, senza cambiarla di una virgola. L’incidente non ha provocato una sola vittima, e sono convinto del fatto che non ce ne saranno neanche per gli effetti di lungo periodo. Nel frattempo, in Giappone ci sono stati 20mila morti per colpa dello tsunami, del terremoto e di tutto quello che è seguito. La mia domanda è perché dovremmo prestare tanta attenzione a qualcosa che non ha ucciso nessuno, quando ci sono 20mila persone che hanno perso la vita.

Ma non sarebbe meglio evitare di correre rischi legati alle radiazioni?
Le faccio notare che c’è una notizia cui nessuno ha prestato attenzione: molte delle vittime sono state causate dai terribili incendi che hanno coinvolto le raffinerie e le centrali a combustibile fossile. Dalle quali inoltre si sono sprigionate alte colonne di fumo, diffondendo enormi quantità di agenti tossici, con effetti sulla salute di gran lunga più gravi di tutte le radiazioni fuoriuscite dalle centrali nucleari. C’è un’agitazione eccessiva nei confronti dell’energia atomica, la radioattività crea subito spavento pur non essendo particolarmente pericolosa. Lo rivela anche il fatto che a Fukushima non sono avvenute esplosioni nucleari, ma fuoriuscite di semplice gas di idrogeno.

Che cosa dovrebbe fare il governo giapponese per gestire la situazione nell’area di Fukushima?
Dovrebbe preoccuparsi soprattutto dei feriti dello tsunami, del rischio che si diffondano malattie e in particolare il colera, della mancanza di acqua potabile, delle persone che potrebbero morire per le infezioni, oltre che del disastro economico legato al terremoto. Per quanto riguarda la centrale nucleare, la questione invece è semplice: i reattori andranno smantellati, perché sono stati danneggiati, e al loro posto ne vanno costruiti di nuovi, di terza generazione.

Ma come fa a essere sicuro del fatto che nel lungo periodo le radiazioni non provocheranno conseguenze per la salute?
Perché la quantità di radioattività diffusa nell’atmosfera è molto limitata, conosciamo gli effetti che produce sulle persone, e i livelli in questione sono davvero bassi. Mi chiedo se le persone si stiano concentrando sul nucleare solo per dimenticare il terribile disastro che è avvenuto. Forse qualche politico in Giappone vuole attirare tutta l’attenzione sul nucleare, solo perché non è in grado di risolvere i veri problemi e spera almeno di prendersi i meriti per avere spento l’incendio nei reattori. La cui gravità è stata ampiamente esagerata dai giornali e dai politici

La California è uno Stato a elevato rischio sismico, proprio come il Giappone. Ritiene che in aree come questa non andrebbero costruite centrali nucleari?
No, le centrali nucleari possano essere costruite nelle zone sismiche in completa sicurezza, non lo considero come un particolare fattore di rischio. I fatti di questo giorno lo dimostrano.

Che cosa ne pensa degli standard di sicurezza delle centrali di terza generazione?
Il loro livello di affidabilità è eccellente. Il reattore in Giappone era basato su di un progetto molto più vecchio ed è stato costruito 40 anni fa. Il processo di contenimento, basato sulla moderazione ad acqua, non era particolarmente efficiente, e in questo differisce molto dalle caratteristiche delle moderne centrali nucleari. Se in Giappone ci fosse stato un reattore di terza generazione non ci sarebbe stata affatto nessuna fuoriuscita, nemmeno se lo tsunami avesse colpito direttamente il reattore.

Dopo il terribile sisma che ha fatto sussultare il Giappone, ora la paura atomica fa tremare il mondo intero. Ad accrescere i timori per la centrale di Fukushima, le continue indiscrezioni non verificate che hanno reso, se possibile, ancora più convulsa una giornata già di per sé drammatica. In assenza di dati ufficiali si continuano a rincorrere le voci, le smentite e le speculazioni di chi ha interesse a fermare l’energia nucleare in Italia e nel mondo. Intanto l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (AIEA) non si pronuncia, limitandosi a osservare che «dopo le esplosioni alle unità 1 e 3, i gusci di contenimento sono rimasti intatti», mentre l’esplosione al reattore 2 «potrebbe aver danneggiato l’integrità del guscio di contenimento primario».

Per cercare di fare chiarezza rispetto alla situazione, Ilsussidiario.net ha intervistato due dei maggiori esperti italiani di nucleare, Francesco Romanelli, direttore dell’European Fusion Development Agreement (EFDA), il programma Ue che coordina i vari laboratori attivi nella sperimentazione della fusione nucleare, e Marco Ricotti, professore di Impianti nucleari al Politecnico di Milano e membro dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Per Romanelli, «a differenza di Fukushima, la centrale di Chernobyl era stata concepita secondo un progetto che presentava diversi problemi e il modo con cui si è verificato l’incidente è stato del tutto peculiare, conseguente a un errore umano di grossa portata. Quindi non siamo in nessun modo di fronte a una situazione in qualche modo analoga a quella di Chernobyl».

Come sottolinea l’esperto, «la centrale di Fukushima è stata concepita in modo diverso, con un reattore moderato ad acqua (boiling water reactor). Questo significa che per esempio i reattori si spengono immediatamente non appena c’è una perdita del liquido di raffreddamento, che agisce anche da moderatore dei neutroni. E questo è effettivamente quello che è successo, anche nel caso di Fukushima». Al contrario, come spiega sempre Romanelli, la centrale di Chernobyl si basava sulla «moderazione a grafite, che non impedisce che il processo continui. Detto in parole povere, i reattori sovietici hanno continuato a funzionare a lungo anche dopo l’incidente, e questo ha fatto sì che la radioattività si diffondesse su un ampio territorio. Quelli giapponesi al contrario si sono spenti subito, e questo fa sì che Fukushima non possa essere un’altra Chernobyl».
E a chi gli chiede se l’Italia, essendo un Paese a rischio sismico come il Giappone, dovrebbe evitare di costruire delle centrali nucleari, Romanelli risponde: «In realtà a Fukushima il problema è stato originato prevalentemente dagli impianti ausiliari di fornitura dell’energia elettrica, più che dal sisma in sé. Il maremoto è stato una catastrofe epocale, ma non è stato la causa diretta dell’incidente nella centrale, la cui struttura esterna ha retto grazie a tutte le precauzioni del caso che già esistono. A risultare inadeguati sono stati invece i sistemi di sicurezza interni, sviluppati negli anni ’50 e ormai obsoleti, in quanto per eliminare il calore di decadimento provocato dalla presenza di combustibile devono utilizzare la circolazione forzata».

E aggiunge Romanelli: «Le centrali di terza generazione, quelle che dovrebbero sorgere in Italia, hanno invece impianti di sicurezza basati sulla “convezione naturale”, e quindi non hanno problemi con un’eventuale mancanza di energia elettrica». La convezione naturale è infatti un tipo di trasporto di liquidi e fluidi basato su pressione e forza di gravità, che funziona anche in caso di black out totale espellendo i combustibili ed evitando che si infiammino. Al contrario di quanto avvenuto nel reattore giapponese, dove i sistemi di sicurezza sono andati in tilt non appena è saltata l’elettricità.

Il professor Marco Ricotti ammette invece che «gli avvenimenti delle ultime ore portano certamente verso un aumento della gravità dell’incidente, oltre il livello 4 inizialmente ipotizzato da Tepco e probabilmente oltre lo stesso livello 5 dell’incidente di Three Mile Island», la centrale dove nel 1979 si è verificato il più grave incidente nucleare nella storia Usa, ma il cui impatto sui lavoratori e sulla popolazione residente a distanza di 32 anni non ha causato morti accertate. Anche se, aggiunge Ricotti, «credo che prossimamente l’AIEA aggiornerà il valore che ha dichiarato».
E sulla pericolosità dell’energia nucleare, Ricotti osserva: «Premetto che tecnicamente e scientificamente il rischio zero non esiste, in nessuna attività umana, comprese quelle domestiche (per opportuna conoscenza, invito a leggere le dichiarazioni dell’Istituto Superiore di Sanità al riguardo). Questo detto, certamente i progetti delle centrali di terza generazione, attualmente in costruzione o che di recente hanno ottenuto la licenza delle principali autorità di sicurezza nazionali, mostrano una serie di soluzioni differenti».

E osserva ancora il professore del Politecnico: «Le nuove soluzioni avrebbero reso praticamente improbabile il realizzarsi di alcuni degli eventi che si sono verificati nelle centrali giapponesi di Fukushima. Quelli colpiti dal maremoto sono infatti reattori di seconda generazione, che comunque hanno mostrato di non poter essere distrutti da eventi quasi apocalittici come il sisma e lo tsunami di venerdì scorso. A differenza di tutte le altre infrastrutture create dall’uomo nell’area costiera del disastro». Per Ricotti quindi discutendo del futuro del nucleare, «non penso sia opportuno ripetere le modalità del passato, ovvero un approccio spesso ideologico e sensazionalistico, puntato sulla sollecitazione di paure o reazioni istintive, assolutamente comprensibili. Ma che non lasciano spazio ad una valutazione attenta, responsabile, capace di guardare ai fatti reali considerando tutte le variabili e i dati».

Come conclude l’esperto: «Un altro aspetto riguarda poi l’utilizzo di strumenti non propositivi, quali il referendum, per risolvere le questioni politiche strategiche, e l’energia è certo una di queste, visti anche gli accadimenti nell’area africana e medio-orientale. Credo che tutti comprendano molto bene che tali strumenti sono limitati: da tecnico infatti posso affermare che l’energia è un tema molto complesso e allo stesso tempo strategico per un Paese. Richiede quindi scelte ben ponderate, condivise, non emotive».
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/3/16/GIAPPONE-Gli-esperti-Fukushima-dimostra-che-il-nucleare-e-sicuro-/3/159026/

Written by sistemielettorali

17 marzo 2011 a 10:20

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