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Tokyo non dice la verità? – altri commenti

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L’incubo della fusione. L’esperto: “Tokyo non dice la verità”. Secondo l’agenzia nucleare francese, le emissioni radioattive del reattore 1 sarebbero molto più consistenti di quanto dichiarato dalle autorità giapponesi. Il valore di emissioni radioattive potrebbe essere di 1 millisievert per ora (mSv/h), mentre l’indice di radioattività naturale si misura attorno allo 0,0001 mSv/h.
Ma quella dell’agenzia nucleare francese non è l’unica voce con dati e misure diverse da quelle ufficiali. Masashi Goto è un ex progettista di centrali nucleari, e durante una conferenza stampa poi ripresa dalla Bbc, ha accusato il governo giapponese di non dire tutta la verità sulla situazione degli impianti atomici danneggiati dal terremoto. Secondo Goto, per il Giappone “si prospetta una crisi gravissima”: uno dei reattori dell’impianto di Fukushima-Daiichi è “altamente instabile”. E soprattutto che le conseguenze di un’eventuale fusione sarebbero “tremende”.
Finora il governo giapponese ha detto che un’eventuale fusione non porterebbe al rilascio di dosi significative di materiale radioattivo. Ma Goto risponde con un’analisi tecnica: “I reattori di Fukushima-Daiichi sono sottoposti a aumenti di pressioni ben oltre i livelli previsti quando sono stati costruiti”, dice. Secondo il progettista, ci sarebbe “il grave rischio di una esplosione con materiale radioattivo sparato su un’area molto vasta, ben oltre l’area di evacuazione di venti chilometri imposta dalle autorità”.  L’esperto nucleare ha accusato il governo di nascondere deliberatamente informazioni vitali: “Non è stato detto abbastanza su come è stato ventilato l’idrogeno”. Goto ha anche descritto come “altamente inconsueto e pericoloso” l’uso dell’acqua di mare per raffreddare i reattori di Fukushima-Daiichi.
Un “vulcano radioattivo”. Goto descrive lo scenario peggiore, la fusione del nucleo. Che potrebbe verificarsi in caso di caduta delle barre, e il loro mescolamento con l’acqua. La reazione sarebbe un’esplosione di materiale solido, che l’esperto descrive come “un vulcano che diffonde materiale radioattivo”. Un’emissione venefica che potrebbe essere potenziata e diffusa dal vapore o una esplosione dell’idrogeno possono disperdere le scorie oltre 50 chilometri”. Un fallout molto esteso, a cui si potrebbe aggiungere l’azione dei venti, anche verso il Pacifico. Goto conclude paventando il rischio di una reazione a catena, in uno scenario tremendo: “Tutto rischia di essere moltiplicato: ci sono molti reattori nella zona. Ci potrebbero essere molte Chernobyl”.

SI TEME PIOGGIA RADIOATTIVA. Dopo gli incidenti nella centrale di Fukushima, in Giappone si teme che il materiale radioattivo, ora spinto verso est sul Pacifico, possa ricadere a terra con la pioggia, attesa per domani sera. Lo afferma il biologo italiano Matteo Guerrini, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che da 8 mesi vive a Tokyo. “Su ogni tv – ha detto guerrini – esperti consigliano di non uscire, se non con asciugamani o maschera sulla bocca, di non esporsi alla pioggia, lavare viso e mani quando si torna a casa e di non mangiare verdure coltivate all’aperto”.

L’ESPERTO: “INCIDENTE MOLTO SERIO”. Quello alla centrale nucleare giapponese di Fukushima è un incidente molto serio con conseguenze potenzialmente di grande portata e non da sminuire”. Lo ha detto l’esperto di chimica ambientale, membro del comitato scientifico del Wwf e professore di scienze ambientali all’Università Partenope di Napoli Sergio Ulgiati. Lo scienziato ritiene urgente e indispensabile “un intervento deciso e competente” da parte della comunità scientifica dei Paesi che usano la tecnologia nucleare, come Stati Uniti, Francia e Russia, ma anche da parte degli esperti italiani di Enea ed Enel. Una task-force il cui intervento “potrebbe ancora contenere il danno”. Se i tentativi per evitare i danni alle barre di combustibile hanno fallito, come viene riferito, “significa che si è innescato un processo di innalzamento della temperatura che può danneggiare sempre più barre con il rischio che si possa arrivare a una fusione parziale o totale del nocciolo”. L’unico elemento di speranza è la lentezza del processo nella centrale giapponese rispetto al caso Chernobyl che potrebbe favorire gli interventi. Ma comunque, “anche se si fermasse qui è già uno dei più gravi incidenti”:

Il professor Patrick Regan, esperto di radiazione e protezione ambientale dell’Università di Surrey, ha detto alla BBC che sembrerebbe che nessuno dei noccioli di sicurezza che contengono le barre radioattive sia stato compromesso, e “”sembra che il peggio sia passato”.
Regan ha anche detto la spiegazione più probabile per la radiazione registrata nei dintorni della centrale è che il vapore conteneva parte del combustibile nucleare che si sarebbe fuso, anche se parzialmente. Occorre capire quanto si sono fuse le barre e se ora il fenomeno si è arrestato grazie al raffreddamento con acqua di mare.

Giappone dopo l’11 marzo 2011 – L’incidente alla centrale termonucleaare di Fukushima, conseguenza del terremoto che ha colpito il Giappone susciterà dibattito e come al solito ci troveremo a sentire parlare economisti, politici, cosiddetti esperti e compagnia cantante.
Già nella giornata di sabato 12 marzo sono apparsi alcuni articoli su quotidiani scritti in fretta e furia, da persone che di nucleare non sanno nulla, che si affrettavano a dimostrare demagogicamente che nonostante il sisma …non era successo nulla.
Ovviamente gli articoli erano stati scritti il giorno prima e stendiamo un pietoso velo sulla figuraccia del giornalista in questione.
Proviamo a capire quello che è successo.
Il reattore funziona con un sistema di circolazione forzata di acqua in prossimità del nocciolo che asporta calore, si produce vapore saturo che inviato ad una o più turbine aziona degli alternatori. Il vapore cede energia, si condensa parzialmente, passa in uno scambiatore dove viene ulteriormente raffreddato e ritorna in circolo.
In caso di emergenza il reattore viene arrestato, mediante estrazione delle barre di combustibile. In questi casi gli arresti richiedono tempi molto rapidi perché il sisma ha provocato un blocco del sistema di raffreddamento e pertanto il calore generato nel nocciolo non viene più asportato.
Esiste un circuito secondario per le emergenze.
Primo punto critico: il sistema di raffreddamento di emergenza deve funzionare anche se manca energia al sistema, sono pompe mosse da generatori a gasolio, evidentemente non hanno funzionato.
Secondo punto critico: mancando il raffreddamento la temperatura del vapore all’esterno del nocciolo, il vessel, raggiunge rapidamente valori molto elevati, la pressione aumenta.
In questi casi si deve decomprimere facendo uscire parte o tutto il vapore all’interno del contenitore in cemento armato che circonda il vessel. Questo dovrebbe essere stato fatto (in ritardo) dalle frammentarie notizie che ho avuto modo di consultare, infatti ad un certo punto c’è stata un’ esplosione che ha scoperchiato la centrale e liberato un grande quantità di fumo. Dalle immagini si vede come l’esplosione avvenga inizialmente verso l’alto, poi si vede vapore/fumo e una parte dell’edificio crolla.
Terzo punto critico: se si è riusciti a decomprimere non si capisce cosa abbia causato l’esplosione.
La mia impressione è che in realtà le barre di uranio non siano state ritratte completamente per deformazioni indotte dal terremoto, che la temperatura sia salita a valori critici e la radioattività dispersa in atmosfera sia molto più alta di quello che si vuole far sapere. Se la temperatura del nocciolo supera un certo valore questo inizia a fondere, se viene a contatto con acqua avviene un esplosione, si liberano radionuclidi come Cesio 137, Stronzio 90, Iodio 131 ed altri ancora. Ho sentito un notiziario in cui si diceva che la popolazione veniva invitata ad assumere Iodio (per saturare la tiroide) e questo fa pensare che una parziale fusione del nocciolo ci sia stata da cui l’esplosione con emissione in atmosfera.
Cha la situazione sia grave è dimostrato dalla evacuazione di tutti i residenti nel raggio di 20 km dalla centrale. La radioattività in prossimità dell’impianto deve aver raggiunto valori tali che il personale, temo, avrà vita breve.

I reattori in questione sono dei BWR, ossia nel circuito primario, che preleva calore da inviare in turbina e allo stesso tempo raffredda il nocciolo, circola acqua bollente (poco meno di 300 C° e circa 75 Bar)
Al momento del sisma si è bloccato il sistema di circolazione e le pompe ausiliarie non hanno funzionato. La temperatura all’interno del reattore è salita rapidamente, l’acqua si trasformata in vapore anche se il circuito è in pressione. I tecnici non sono riusciti a moderare la reazione con l’introduzione delle barre di controllo e le barre di uranio non potevano più essere estratte. Per effetto pirolitico l’acqua oltre una certa temperatura si scinde in Ossigeno e Idrogeno.
L’Idrogeno è stato fatto uscire per decomprimere nel contenitore esterno, quella che è la struttura in cemento armato che circonda il cuore del reattore. Qui è avvenuta l’esplosione che ha scoperchiato il tetto del reattore n° 1.
Le autorità giapponesi dicono che la struttura del vessel è integra ma se fosse vero non ci sarebbe stata fuoriuscita di molta radioattività, si parla di alte concentrazioni di Cesio 137. Inoltre non ci sarebbe stata un evacuazione di massa (da 70 a 120 mila persone, dipende dalle fonti). L’ipotesi che ci sia stata una parziale fusione del nocciolo è confermata da dichiarazioni di fisici giapponesi, ciò avvalla la non integrità dello stesso. Analogamente nel reattore n° 3 pare ci sia una fusione in corso ma la decompressione ha sortito effetti e ora hanno inondato d’acqua marina il contenitore esterno. Ci sono problemi anche con altre centrali.
Quello che vorrei mettere in evidenza è che una reazione di fissione avviene in condizioni tali che non è possibile arrestarla rapidamente e che comunque la temperatura si mantiene altissima a lungo.
L’impresione che siano in corso fusioni del nocciolo e danni gravi al vessel è sempre più verosimile e che le autorità dovrebbero essere più esplicite nel dichiarare il pericolo.
A margine vorrei far osservare una serie di considerazioni sentite oggi relative all’impatto sull’economia nipponica di questa tragedia: in un primo momento calo brusco del PIL, ma poi una forte ripresa del prodotto interno lordo causato dalla ricostruzione e dagli investimenti pubblici.
Sono sicuro che gli investitori saranno lieti di questa notizia, sopratutto parenti e amici delle vittime, oltre 10000 non ufficiali, al momento.

http://www.ondaiblea.it/2011031333385/Editoriali/Opinionisti/sisma-e-tsunami-poi-fukushima-e-ora.html

Written by sistemielettorali

14 marzo 2011 a 07:58

Una Risposta

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  1. quello che hai scritto in ITALIA non si deve dire!!!!!!!!!!!
    ma la svizzera, germania,ecc. lo scrivono in ogni
    giornale,
    Tschernobil era una cosa per dilettanti in confronto.
    la gente a tokio prima di mangiare i spinaci radioattivi deve lavarli
    con acqua radioattiva!!

    auguri italiani svegliatevi!!!!!!!

    Plazotta

    22 marzo 2011 at 15:21


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