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Incidente di Fukushima, altri commenti

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L’esplosione di stamattina ha portato alla decisione da parte di TepCo di raffreddare direttamente il nucleo del reattore 1 di Fukushima con acqua di mare. Questa decisione fa capire quanto grave sia la situazione. Gli impianti nucleari sono normalmente raffreddati con acqua purissima, per evitare ogni contaminazione e per non interverire nei processi del reattore stesso. Sommergere il reattore con acqua di mare renderà certamente inutilizzabile l’unità 1, come d’altronde aveva previsto Walt Patterson, un esperto nucleare indipendente ascoltato stamattina dalla BBC. Egli aveva detto che “quel reattore può considerarsi perso”.

Tesi contrapposte. Per l’esperto nucleare americano Joseph Cirincione, responsabile del Ploughsares Fund, l’incidente “già ora se bloccato è uno dei tre peggiori” dopo il disastro di Chernobyl nel 1986 e quello del reattore Three Mile Island in Pennsylvania nel 1979.
Secondo Cirincione, l’informazione fornita dalle autorità giapponesi a riguardo è al momento carente. “La domanda che rimane senza risposta è se ci sono tuttora danni strutturali all’impianto che potrebbero peggiorare la situazione. E su questo la società non ha dato informazioni precise”. La presenza di Celsio radioattivo nell’atmosfera, ha spiegato l’esperto, “indica che una fusione parziale del nucleo del reattore è già in corso”.
Al momento, e con le informazioni ora a disposizione, non risultano “rilasci significativi” di radioattività “dove continuano le procedure di raffreddamento” e il “contenitore garantisce la sua funzione” dichiara all’Ansa Lamberto Matteocci, responsabile del Servizio controllo attività nucleari del Dipartimento nucleare dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
Sostanzialmente d’accordo anche gli esperti nucleari russi, che non ritengono probabile il rischio di una nuova Chernobyl. Il capo dell’Agenzia per l’energia atomica russa (Rosatom), Serghiei Kirienko, ha definito improbabile che si inneschi una reazione nucleare: “Secondo noi, non ci dovrebbe essere”, ha detto nel pomeriggio. Dello stesso avviso si è detto il vicedirettore dell’Istituto di fisica nucleare Kurciatov di Mosca, Yaroslav Strombach: l’incidente “non assomiglia a quello di Chernobyl e una reazione simile” a quella avvenuta 25 anni fa “non può esserci”.
Gli scenari. Sull’incidente, il Fisico del Cnr Valerio Rossi Albertini ha ipotizzato “un surriscaldamento dovuto alla mancanza di liquido di raffreddamento che ha prodotto un’esplosione di tipo tradizionale e non di tipo nucleare”, una sorta di “effetto radiatore” dove una pressione eccessiva ha prodotto una deflagrazione. C’è stata quindi una fuoriuscita di vapore “controllata per evitare e scongiurare pericoli maggiori”.
Nella peggiore delle ipotesi, le barre di uranio all’interno del reattore si possono surriscaldare fino al punto superiore a quello di fusione e liquefare. Il materiale potrebbe fuoriuscire dalle strutture di contenimento e diffondersi nell’ambiente. Al momento lo scenario più plausibile sembra coincidere con l’ipotesi meno preoccupante, è cioè che l’esplosione, sempre secondo quanto ricostruisce l’esperto, abbia “riguardato la parte convenzionale dell’impianto e non quella di contenimento del reattore”. Le procedure di raffreddamento comunque continuano e il “contenitore garantisce la sua funzione”.

Contaminazioni e rischi per la salute. Sono tre gli elementi da tenere sotto controllo per determinare eventuali contaminazioni dei residenti vicini alla centrale di Fukushima: lo Iodio 131 (I-131), il Cesio 137 (Cs-137), e lo Stronzio 90 (Sr-90). Lo spiega – sempre all’agenzia Ansa – il professor Mauro Liberatore esperto di medicina nucleare dell’università Sapienza di Roma.
Questi elementi, segno di possibili fuoriuscite radioattive dalla centrale, possono essere dannosi se assunti in dosi elevate soprattutto per la formazione di tumori. I possibili rischi per la salute dipendono dalle dosi di radiazioni assorbite: se basse si parla di valutazioni probabilistiche; se elevate il rischio è determinato.
Le pillole di iodio 131 che il governo giapponese si appresta a distribuire ai residenti nelle zone delle centrali nucleari colpite dal sisma di ieri rappresentano l’unico antidoto attualmente disponibile in grandi quantità nei casi di emergenza.
“La contaminazione da radiazioni – ha spiegato il professor Paolo Vitti dell’Istituto di Medicina Nucleare di Pisa – avviene principalmente in due modi, per irradiazione diretta o per ingestione di cibi contaminati. Le pillole di iodio ‘stabile’ servono a saturare la tiroide impedendo che venga contaminata dallo iodio ‘instabile’ che danneggia la cellula a livello di Dna facilitando così l’insorgenza di tumori”. Anche il Cesio 137 e lo Stronzio 89 si depositano nei cibi, ma hanno dei tempi molto più lunghi. Di solito portano a leucemie e a neoplasie diffuse in tutto il corpo.
In particolare lo Iodio 131 viene assorbito dalla tiroide e ha un’emivita di una settimana. Per questo motivo si somministrano pasticche di iodio ‘freddo’ per prevenire l’accumulo di quello esterno detto ‘caldo’ nell’organo e facilitare l’eliminazione per via urinaria.
Il Cesio 137 è un elemento poco mobile, non si disperde facilmente nell’ambiente ma vi si deposita e per questo può entrare nel ciclo alimentare (erba, animali e latte) e si accumula nelle ossa. Ha una emivita di circa 30 anni.
Lo Stronzio 90 al contrario è molto mobile nell’ambiente ed è solubile nell’acqua; si disperde facilmente e si trova anche a grandi distanze dal luogo dell’incidente; assunto con acqua e prodotti della pesca si accumula nelle ossa.
“Ai tempi di Chernobyl”, aggiunge Vitti, “in Polonia fecero in tempo a mettere in atto una distribuzione preventiva di iodio e questo ridusse significativamente il numero dei tumori rispetto alla vicina Ucraina”. “Al momento – sottolinea – non è ancora chiaro di che tipo di esposizione radioattiva si tratti. La carenza o meno di iodio è un fattore chiave nella diffusione di questi tumori. “In questo senso – conclude Vitti – il Giappone è relativamente protetto in quanto è una delle zone del mondo dove c’è un apporto di iodio molto alto, 3-4 volte di più dell’Europa, grazie all’alimentazione legata ai prodotti ittici”.

Sull’esplosione nella centrale nucleare giapponese, i rischi e le conseguenze abbiamo sentito Jean Mathieu Rambach, esperto dell’Istituto francese per la radioprotezione e la sicurezza nucleare.

Jean Mathieu Rambach:
“Quello che possiamo dire è che si tratta di un’esplosione causata dall’idrogeno che ha potuto concentrarsi nella struttura metallica al di sopra del reattore. La gabbia di contenimento è intatta. E’ la grossa differenza con Cernobil”.

“Che tipo di rischio esiste?”

J.M.Rambach:
“C‘è il rischio di fusione del nucleo del reattore. Dunque ora siamo in una fase di raffreddamento del nucleo che ha una reazione molto bassa. Mentre a Cernobil l’esplosione ha avuto luogo con un nucleo in piena potenza”.

“Siamo di fronte a un incidente molto grave su scala mondiale?”

J.M.Rambach:
“Siamo di fronte a un grande incidente, dello stesso valore, almeno potenzialmente, di quello di Cernobil. Per ora ci sono elementi inquietanti, ossia la produzione di idrogeno. Invece l’elemento piuttosto positivo è che a quanto pare la gabbia di contenimento è ancora in funzione”.

“L’esplosione è avvenuta in uno dei reattori, ma ce ne sono altri che registrano problemi al sistema di raffreddamento?”

J.M.Rambach:
“Ce n‘è un altro, ma abbiamo poche informazioni a riguardo. Cerchiamo di averne, ma per ora ne abbiamo poche”.

“Non ci sono comunicazioni da parte delle autorità giapponesi?”

J.M.Rambach:
“No, no, non abbiamo informazioni”.

“C‘è una ragione secondo lei?”

J.M.Rambach:
“Non so. Volendo essere ottimisti si può spiegare col fatto che non c‘è molto da dire. Volendo essere pessimisti invece la ragione potrebbe essere l’intenzione di nascondere qualcosa. Ma non credo che siano arrivati a questo punto”.

“Lo spegnimento di quattro centrali rischia di ripercuotersi a lungo e profondamente sulla produzione di elettricità sull’isola?”

J.M.Rambach:
“Sì, certo. Penso che per qualche anno la situazione sarà difficile”.

Written by sistemielettorali

13 marzo 2011 a 07:43

Pubblicato su nucleare

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