Sistemi elettorali

I bambini di Golzow

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A partire da stanotte e per dodici notti ‘Fuori Orario cose (mai) viste’ e Raitre presentano la prima mondiale integrale de ‘I bambini di Golzow’, il film documentario più lungo della storia del cinema. Oltre 42 ore in prima visione tv del viaggio che, dal 1961 al 2007, ha impegnato i due registi tedeschi Winfried e Barbara Junge nella documentazione di una scolaresca di un piccolo villaggio dell’ex Germania dell’Est, filmata per più di quattro decenni, dall’infanzia all’età adulta, dalla costruzione del Muro di Berlino alla riunificazione della Germania e fino agli anni più recenti. Un racconto fiume, diviso dagli autori in venti episodi, che supera i 2570 minuti, quasi settanta chilometri di pellicola.

FUORIORARIO COSE (MAI) VISTE
di Ghezzi Di Pace Francia Fumarola
Giorgini Melani Turigliatto e Bendoni

Rai Tre Sabato 12 marzo 2011 dalle 2.10-7.35 (325′)

LA VITA PIU’ INCOMPIUTA DEL CINEMA ?
I BAMBINI DI GOLZOW (parte 1-7)
(Germania, 1961-2007, b/n e col. v.o. sott. it., 228′ 32”, primavisioneTV)
Regia: Winfried Junge e Barbara Junge / Sceneggiatura: Winfried Junge e Barbara Junge da un’idea di Karl Grass / Montaggio: Barbara Junge / Fotografia: Hans-Heberhard Leupold, Harald Klix e altri / Suono: Hans-Jochen Huschenbett, Eberhard Schwarz e altri / Musica: Gerhard Rosenfeld, Peter Gotthardt, Kurt Grottke / Produttore: Klaus Volkenborn

EPISODIO N 1: QUANDO ANDRO’ A SCUOLA
(WENN ICH ERST ZUR SCHULE GEH…, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca,1961, 12’35”)

EPISODIO N 2: UN ANNO DOPO
(Nach einem Jahr, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1962, 14′ 08”)

EPISODIO N 3: UNDICI ANNI
(Elf Jahre alt, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1966, 20′ 09”)

EPISODIO N 4: QUANDO SI HANNO QUATTORDICI ANNI
(Ween man vierzehn ist, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1969, 34′ 52”)

EPISODIO N 5: L’ESAME
(DIE PR FUNG, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1971, 18′ 28”)

EPISODIO N 6: HO PARLATO CON UNA RAGAZZA
(Ich sprach mit einem M dchen, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca ,1975, 28′ 58”)

EPISODIO N 7: NON RISPARMIATE GRAZIA E FATICA
(Anmut sparet nicht noch M he, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1979, 100′ 42”)

EPISODIO N 9: GENTE DI GOLZOW
(Diese Golzower – Umstandsbestimmung eines Ortes, di Winfred Junge, Repubblica Democratica Tedesca, 1984, 96′ 40”)

EPISODIO N 10: SOGGETTO: I TEMPI
(Drehbuch: die zeiten, Germania, di BARBARA E Winfred Junge, Germania, 1992, prima e seconda parte 89’05” + 94’04”)

Doveva esaltare le magnifiche sorti e progressive del socialismo reale, invece è diventato il più importante esempio di documentario-verità girato da una tv ufficiale nell’Est. E adesso un museo lo ricorderà. Die Kinder von Golzow, “I bambini di Golzow”, si chiamava il lavoro del regista Winfried Junge e di sua moglie Barbara.

Dal 1961, l´anno in cui fu costruito il Muro di Berlino, Junge seguì per 47 anni con la cinepresa le storie di ragazze e ragazzi di una prima elementare della pacifica Golzow, villaggio-modello della Ddr non lontano da Francoforte sull´Oder. Narrò la loro vita, da bambini a teenager ad adulti. Fino e oltre la caduta del Muro e la svolta-trauma della riunificazione. Quella prima elementare coetanea del «muro della vergogna» divenne insieme un Truman Show e una Spoon river della Germania orientale. Spesso la censura storse il naso.

Nella Germania divisa, la trasmisero anche i canali dell´Ovest libero, e continuarono a farlo dopo l´unità nazionale. Ora un semplice museo nella scuola dove Junge cominciò a girare, tramanderà la memoria di quella generazione, il “come eravamo” d´una classe di bimbi cresciuta attraverso le scosse della Storia. «E´una pietra miliare unica nella storia del cinema», scrive Variety.

Cominciò per caso: a Winfried Junge, fresco di diploma alla Scuola superiore del cinema di Potsdam-Babelsberg, non sospetto alla Stasi, i gerarchi affidano il grande incarico: «Mostreremo come il socialismo trasforma una regione arretrata in zona-modello, narreremo il progresso attraverso le vite di quei bambini». Ma il regista prende l´incarico sul serio, e narra tutto. Mostra il «Registro pedagogico», dove gli insegnanti sono tenuti a prendere nota degli orientamenti ideologici e intellettuali dei ragazzi. Illustra il loro cammino nella vita senza trionfalismi, non censura tensioni né drammi.

Ecco Junge che cerca di convincere un ragazzo a essere più naturale davanti all´obiettivo, e poi apprende con un po´ di paura che è figlio del generale Erich Mielke, capo della Stasi. Ecco la tragedia di Brigitte, ragazza madre: cresce da sola il figlio Marcel, e muore a 29 anni per un vizio cardiaco di cui i medici di Stato non si erano accorti. Ecco Juergen, vittima dell´alcolismo, un cancro allo stomaco lo ha condannato ma prima di morire vuole abbracciare per l´ultima volta Winfried e Barbara davanti alla cinepresa. Ci sono anche momenti ironici, sgraditissimi ai censori: Ilona, 11 anni, marina la scuola nel giorno del compito di matematica per giocare ai giardinetti con le amiche.

Le difficoltà col regime aumentano quando i bimbi crescono, ripresi dal film: c´è chi si sposa e divorzia quasi subito dopo, il fiasco di massa delle famiglie emerge dalle immagini come piaga del socialismo. C´è Erika che col fidanzato Hans passeggia per Berlino Est, e mano nella mano, davanti alla telecamera, i due si attardano a guardare con occhi sognanti la vetrina dell´ufficio della Sas, la compagnia aerea scandinava, la voglia del frutto proibito, viaggiare in Occidente. Anche gli immancabili personaggi positivi sono atipici: soprattutto Gudrun, figlia d´un gerarca del Pc capo del Kolkhos locale.

Vuole far carriera, ma anche mettersi a dieta, diventare una donna attraente e indipendente, rifiuta il ruolo di moglie e madre – modello. Finché, nel 1984, la censura intima a Junge di smetterla. Ma lui non si arrende, riesce a farsi ricevere da Egon Krenz, delfino del dittatore Honecker, ge li strappa nuovi finanziamenti. Così il Truman show realsocialista arriva all´89 e oltre, sopravvive alla Ddr stessa.

Oggi i «bambini di Golzow» sono ultracinquantenni. Molti se ne sono andati nelle grandi città, ma la memoria li unisce tutti. Niente nostalgie del passato, affermano Bernhard ed Eckhard, amici per la pelle fin dai banchi della prima, «la vita delle costrizioni è finita». Ma anche adolescenza e gioventù non tornano: sopravvivono solo su quella storia infinita filmata per 47 anni in bianco e nero.

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/golzow-ddr/golzow-ddr/golzow-ddr.html

Written by sistemielettorali

12 marzo 2011 a 21:58

Pubblicato su Storia

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Una Risposta

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  1. la vita è un bene prezioso ma il bene più grande è l’amore senza di esso non c’è vita.
    ho guardato il documentario con rispetto ed ammirazione
    aspetto di vedere il seguito.
    saluti
    barbara

    barbara

    20 marzo 2011 at 08:39


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