Sistemi elettorali

Centrale di Fukushima: che succede?

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Che succede in Giappone?
Il nostro interesse su ciò che accade in merito alla centrale nucleare di Fukushima ci spinge ad entrare nel merito della vicenda.
Intanto, notizia dell’ultima ora…

E’ alta la probabilità che sia in corso una fusione in un reattore nucleare. Lo riferisce l’agenzia Kyodo, in relazione ai problemi dell’impianto di Fukushima. L’Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare ha rilevato cesio radioattivo nei pressi della centrale, nelle cui vicinanze le autorità nipponiche hanno evacuato 200mila persone. Tre contaminati.

L’incidente nucleare di Fukushima 1 viene valutato a livello 4 su una scala di 7 dall’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare e industriale. Il disastro nucleare di Chernobyl del 1986 fu valutato di livello 7 sulla Scala internazionale degli Eventi Nucleari, mentre l’incidente del 1979 a Three Mile Island Usa era di livello 5.

Qui le news in tempo reale:
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1002894.shtml
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/12/dirette/diretta_giappone-13498085/?ref=HREA-1

Leggiamo alcuni commenti di esperti del settore:
Nella centrale nucleare di Fukushima è probabile la fusione parziale del nocciolo. Lo ha dichiarato Giorgio Ferrari, esperto di nucleare, secondo cui nel sito giapponese potrebbero aver fallito anche i sistemi di contenimento. Le conseguenze sui lavoratori della centrale sarebbero gravissime. “La situazione è molto preoccupante, bisognerà però capire quanto – ha detto Ferrari a Qualenergia.it – possiamo probabilmente trovarci di fronte a un caso di fusione parziale del nocciolo. Sicuramente non catastrofica come quella di Chernobyl, ma forse molto più grave di quello Three Mile Island nel 1978. Qui in Giappone il piano di evacuazione è stato attivato subito, mentre nell’episodio di 33 anni fa avvenne dopo parecchie ore”. Ferrari ha invocato “trasparenza” su quanto sta accadendo. “Siamo di fronte a numeri poco verificabili – ha aggiunto riferendosi ai livelli di radioattività sprigionati – c’è troppa differenza tra 1.000 volte maggiore all’interno e 8 volte all’esterno. Uno dei due dati non è vero. Non ci può essere questo distacco tra radioattività interna ed esterna”.
“Sfido Umberto Veronesi ad un confronto pubblico per controbattere quanto da lui affermato in una pubblica intervista del 3 marzo. Ho lavorato nel settore nucleare per più di venti anni, svolgendo i controlli sul combustibile nucleare per tutte le centrali dell’Enel e non ho mai sentito tante grossolanità da uno scienziato che per di più occupa un posto delicato come quello di presidente della Agenzia per la sicurezza nucleare. Sono l’unico esperto nucleare ad aver fatto obiezione di coscienza dopo l’incidente di Chernobil, mettendo a rischio la mia professionalità e la mia stessa carriera e penso con sgomento al fatto che la sicurezza nucleare venga gestita con le modalità assurde stabilite dal governo: dodici mesi per svolgere il licencing di una centrale nucleare e del deposito nazionale per le scorie, quando il maggiore ente di sicurezza del mondo (la Nrc statunitense) ci impiega non meno di tre anni disponendo di oltre mille tecnici esperti, mentre la nostra Asn ha solo duecento dipendenti assai poco preparati. Che ne sa Veronesi dei problemi che sorgono in fase di certificazione di un progetto nucleare? Di come si valuta un massimo credibile incidente, dei controlli da effettuare in fase di costruzione e di esercizio di un impianto? Di come anche i più sofisticati sistemi e procedure di sicurezza falliscono: a Three Mile Island i malfunzionamenti dei servizi di emergenza furono sei e solo due erano attribuibili al fattore umano. Certo, finché medici come lui si faranno schermo delle statistiche dell’Oms e della Iaea, che sostengono che a Three Mile Island non è morto nessuno e che a Chernobil i morti sono poche migliaia, allora i cittadini dovranno veramente temere per la loro sicurezza. Ci sono scienziati russi, bielorussi ed ucraini che hanno illustrato nei loro studi le decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di patologie post Chernobil, che vengono costantemente ignorati e boicottati da uomini come Veronesi e dall’omertà che contraddistingue la maggioranza della cosiddetta comunità scientifica (non solo italiana). E poi basta con le falsità che il nucleare ci rende liberi dal petrolio dato che solo il 5 per cento dell’energia elettrica è prodotta con questa fonte mentre la stragrande maggioranza del suo consumo va nei trasporti e nell’industria, e poi è assai probabile che sarà l’uranio ad esaurisrsi prima dei combustibili fossili. Basta con la favola che tutti i problemi del nucleare (dalle scorie ai reattori di quarta generazione saranno risolti) perché sono gli stessi problemi che studiavamo in Enel trenta anni fa prevedendo di risolverli entro il 2000, ed ora che siamo nel 2010 ci dicono che la loro soluzione è spostata di altri trenta anni! Se Veronesi è disposto a tenersi le scorie nucleari nella sua camera da letto, come pare abbia dichiarato, è affar suo (anche se in proposito sarebbe interessante sapere come la pensano i suoi vicini di casa), ma se il presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (che è un’autorità indipendente) afferma che le centrali nucleari sono studiate per durare fino a cent’anni, allora si apre un serio problema di competenza e di affidabilità dell’intera struttura che, a mio giudizio, non può che risolversi sollevando Veronesi dal suo incarico.”


«Mi sento di escludere il rischio di una nuova Chernobyl in Giappone. La situazione è sotto controllo e tutti i dispositivi di sicurezza sono entrati in funzione, spegnendo il reattore nucleare di Fukushima 1». E’ il messaggio rassicurante di Silvio Bosetti, direttore generale della fondazione Energy Lab ed esperto di energia atomica, dopo l’allarme legato all’esplosione che ha coinvolto la centrale nucleare in seguito al terribile maremoto che ha colpito il Paese dell’Estremo Oriente. «In Giappone erano state adottate tutte le possibili misure di sicurezza, il Paese da questo punto di vista è uno dei campi di prova più interessanti per la tecnologia nucleare». Nessun rischio però che in Italia, con la futura reintroduzione delle centrali nucleari, si verifichi qualcosa di simile. Per l’esperto intervistato da Ilsussidiario.net, «nel nostro Paese stiamo improntando impianti di terza generazione, che sono ancora più sicuri di quelli che in questi giorni sono stati oggetto del maremoto in Giappone».
Per Bosetti inoltre, «se ci riferiamo agli aspetti sismici, sono tutti a prova e a tenuta, sia per le parti civili e strutturali, sia per le parti, come successo in Giappone, in grado di bloccare gli impianti non funzionanti». Inoltre secondo Bosetti «tutte le centrali che sono in fase di realizzazione da due anni a questa parte hanno ulteriormente rafforzato due livelli: le logiche di interruzione della produzione, in caso di incidente o di avaria; le misure anti-sismiche o di security. Una centrale oggi sarebbe l’unica infrastruttura che reggerebbe anche all’impatto di un aereo». Tre gli accorgimenti che per il direttore di Energy Lab andranno adottati nel nostro Paese allo scopo di incrementare la sicurezza: «In primo luogo l’individuazione dei siti meno esposti al rischio sismico. Inoltre, tutti gli interventi strutturali sulle parti civili e sulle fondamenta. Infine una particolare attenzione agli impianti di processo, di chiusure di valvole e di interruzione della combustione».


I protocolli di sicurezza delle centrali nucleari “sono molto stringenti, soprattutto in Giappone”, anche se il rischio per la popolazione “potenzialmente” esiste. Lo ha detto il fisico del Cnr, Valerio Rossi Albertino, commentando l’evoluzione della situazione nella centrale nucleare di Fukushima danneggiata dal terremoto che ha devastato il Giappone. In relazione alla possibile evacuazione di Tokyo, l’esperto del Cnr ha sottolineato che “a scopo precauzionale si evacuano tutte quante le zone che potrebbero essere direttamente o indirettamente interessate all’evento”. Albertino ha aggiunto che a Fukushima “c’è stato un surriscaldamento dovuto alla mancanza di liquidi di raffreddamento che – ha dichiarato al Tg2 – ha prodotto un’esplosione di tipo tradizionale e non nucleare”. Non c’è tuttavia stato un rilascio accidentale di materiale radioattivo, “ma controllato, che serve per diminuire la pressione e scongiurare ulteriori pericoli in questa fase”. Per quanto riguarda i rischi di un’evoluzione tragica della vicenda, il fisico ha inoltre spiegato che “le barre che sono all’intero si possono surriscaldare fino al punto superiore a quello di fusione e, quindi, liquefarsi. Questo materiale potrebbe penetrare, fuoriuscire al di fuori degli schermi di contenimento e diffondersi nell’ambiente circostante”.

 

“Sui giornali si sta parlando di emergenza e fusione nucleare con una facilità sconcertante, spesso senza sapere neanche di cosa si parla”. A spiegare a Diritto di Critica cosa stia accadendo nelle centrali atomiche nipponiche è un ingegnere tra i pochi esperti di edifici nucleari in Italia. Non un politico ma un tecnico che si occupò del settore negli anni Ottanta. Data la delicatezza del tema nel nostro Paese, preferisce che non venga citato per nome ma ha accettato comunque di spiegarci cosa è plausibile e cosa è sensazionalismo di quanto si sente dire riguardo al Giappone.
“L’esplosione che abbiamo visto a Fukushima – spiega – ha riguardato la struttura non del reattore ma attorno al reattore, probabilmente un tetto o uffici. I gusci che contengono i reattori, infatti, possono resistere ad attacchi missilistici. Per intenderci: se venissero colpiti da jumbo come quelli che si sono schiantati sulle Torri Gemelle, le strutture reggerebbero. A guardarla, l’esplosione in questione sembra contenuta e non di grande entità”.
Alcune agenzie hanno parlato di depositi di carburante ma i giornali già scrivono di rischio fusione nucleare…
“Probabilmente non hanno nemmeno idea di quale sia il processo di fusione e questa facilità nel lanciare notizie prive di fondamento è sconcertante”.
D’accordo ma la fuga di radiazioni c’è stata.
“Si è verificata ma è stata controllata ed è servita a far abbassare la temperatura del reattore: far sfiatare i vapori radioattivi è una delle procedure previste in questi casi, converrete che si tratta di un qualcosa di ben diverso dall’emergenza nucleare o dalla fusione di cui si parla. Con questo non voglio certo dire che sia tutto a posto, il Giappone sta affrontando problemi seri. L’importante, però, è raccontare i fatti senza lanciare allarmismi immotivati. Nel nostro Paese la questione nucleare è soprattutto politica e certi toni fanno comodo. L’informazione è ben altra cosa e voi giornalisti dovreste saperlo”.

 

A destare grande preoccupazione oggi è soprattutto l’allarme nucleare. Il sistema di raffreddamento di un reattore, in particolare, è andato in panne. Il governo, comunque, ridimensiona l’emergenza dovuta a questo guasto, ma non si può escludere l’ipotesi di fughe radioattive. Sulle centrali nucleari giapponesi si sofferma il prof. Giuseppe Zollino, docente di “Impianti Nucleari a fissione e fusione” presso la Facoltà di Ingegneria di Padova, intervistato da Amedeo Lomonaco.

R. – Sono centrali di seconda generazione, cioè centrali costruite sostanzialmente negli anni Settanta. Producono costantemente, ogni anno, una grande quantità di energia elettrica. Il Giappone produce più del 30 per cento della propria elettricità da fonte nucleare. Nonostante il Giappone sia l’unico Paese che abbia sperimentato sulla propria pelle la bomba atomica, tuttavia considera il nucleare per uso civile un’opzione importante e il numero di centrali nel Paese è molto alto.

D. – Cosa è successo nel caso della centrale in cui si è verificato il guasto al sistema di raffreddamento del reattore?
R. – In occasione del sisma, i sistemi di sicurezza rilevano le scosse prima ancora che il sisma diventi devastante. La procedura di sicurezza prevede che vengano inserite, in maniera automatica, delle barre che intercettano i neutroni e quindi il reattore si spegne.

D. – Se il reattore si spegne, perché rimane caldo e perché bisogna continuare a raffreddarlo?
R. – Perché dentro gli elementi di combustibile ci sono i prodotti di fissione dell’attività precedente allo spegnimento che continuano a decadere. La potenza prodotta, però, è ‘qualche percento’ della potenza nominale dell’impianto. Ciò che è successo, almeno a leggere i rapporti, è che quando la scossa ha raggiunto il livello devastante che ha prodotto disastri in moltissime infrastrutture, inclusa la rete elettrica, è mancata l’elettricità, su quell’impianto e anche su altri. Quindi le pompe che avrebbero dovuto far circolare quell’acqua di raffreddamento per asportare quel poco di calore residuo, si sono bloccate e purtroppo il gruppo elettrogeno non è partito con prontezza. Adesso il raffreddamento è in corso e si stanno facendo le ispezioni per vedere quali siano stati i danni prodotti dal ritardo. E se c’è stato, in quell’intervallo di assenza di raffreddamento, un surriscaldamento delle guaine di questi elementi di combustibile, può esserci stato un rilascio di materiale fissile.

D. – Quanto accaduto in Giappone dimostra che la costruzione di eventuali centrali nucleari non può prescindere dalla scelta di zone sicure, idonee…
R. – In un Paese che abbia zone sismiche si evita di costruire le centrali nelle zone sismiche. In Giappone, purtroppo, il territorio è estremamente sismico e praticamente non esistono aree stabili e, comunque, non ce ne sono in zone di interesse per la costruzione di una centrale.

Written by sistemielettorali

12 marzo 2011 a 18:05

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