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Cedolare secca, chi ci guadagna

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In questi giorni dovrebbe essere approvato un provvedimento che introdurrà, sui redditi da locazione degli immobili a uso abitativo di proprietà di persone fisiche, un’imposta unica (“cedolare secca”) con aliquota percentuale unica.

Per comprendere la portata del provvedimento si pensi solo che riguarda potenzialmente oltre 2.700.000 abitazioni in affitto.
In base alle ultime indiscrezioni sul provvedimento in discussione potrebbe essere applicata un’aliquota unica del 23% per i contratti di locazione a canone libero mentre per quelli a canone concordato l’aliquota sarebbe del 20%.

Ricordiamo, infatti, che attualmente esistono 2 tipologie di contratti di locazione:

– a “canone libero”, in cui le parti possono fissare liberamente l’ammontare
– a “canone concordato”, in cui l’importo dell’affitto viene stabilito in base ad accordi locali tra organizzazioni rappresentative dei proprietari e degli inquilini.

La seconda tipologia contrattuale ad oggi rappresenta solo lo 0,6% circa di tutti i contratti di locazione registrati in Italia.

La cedolare secca sugli affitti darà un gettito tra i 3,4 e i 4,2 miliardi nei primi tre anni di introduzione. E una parte del gettito viene stimata in base a un deciso recupero dell’evasione per gli affitti in nero: questo darà 600 milioni nel 2011, un miliardo nel 2012 e 1,4 miliardi nel 2013. È quanto stima la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato che il governo ha presentato sul testo del decreto per il federalismo municipale ora all’esame dell’apposita commissione Bicamerale. La relazione calcola anche le imposte che verranno meno: il primo anno il «costo» sarà attorno ai 3 miliardi (per il venir meno del gettito Irpef).

Sottolineiamo che il pagamento della “cedolare secca” in luogo delle imposte sul reddito ordinarie sarà una libera scelta del proprietario, che, presumibilmente, la effettuerà in base alla convenienza.

In base alle simulazioni effettuate da più parti, considerando le basi imponibili e gli scaglioni Irpef, si può affermare che la cedolare non conviene per il proprietario che ha un reddito lordo annuo (comprensivo del canone di locazione) inferiore a 28-30 mila euro. Al di sotto di tale soglia, i benefici economici si ridurranno al lumicino, mentre nelle classi di reddito sotto i 15.000 €, l’applicazione della “cedolare secca” comporterà un aumento di imposta, oscillante tra i 65 e gli 87 €.

Dal sito della CGIA di Mestre (http://www.cgiamestre.com), riporto la tabella che stima l’impatto della cedolare secca

Written by sistemielettorali

31 gennaio 2011 a 18:43

Pubblicato su Economia

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