Sistemi elettorali

Archive for novembre 2010

Utili delle banche cresciuti di oltre il 600% nel terzo trimestre

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Il titolo di questa discussione è strana ma vera. In epoca di crisi, le banche USA fanno utili record.
La FDIC, infatti, ha appena pubblicato il suo report per il 3° trimestre del 2010: il dato clamoroso parla di 14,5 miliardi dollari di profitti (dai soli 2 miliardi di dollari dell’anno scorso).
Due citazioni della pubblicazione hanno attirato la mia attenzione.
Il terzo punto nella pagina principale del documento recita: “i minori accantonamenti per perdite su crediti rimangono fondamentali per l’aumento dei guadagni”.
La successiva è una dichiarazione di Sheila Bair nel comunicato stampa: “A questo punto, nel ciclo del credito è troppo presto per le banche pensare alla riduzione delle riserve senza una forte evidenza di sostenibilità, migliorando la performance dei prestiti e riducendo le perdite.
Diamo uno sguardo al QBP con alcuni nostri temi ricorrenti.

Dopo essere cresciuto per due trimestri di fila, il grado di copertura (coverage ratio, rapporto tra riserve e crediti non current) ha ripreso il suo declino nel 3°trimestre, scendendo al 63,9% dal 65% nel trimestre precedente.

 

L’accantonamento per rischi su crediti è diminuito del 13,4% rispetto al trimestre precedente, e il suo tasso di esecuzione corrente è sceso di oltre la metà rispetto al picco registrato nel 4°trimestre del 2008. Tuttavia, le svalutazioni nette hanno superato gli accantonamenti per tre trimestri consecutivi, causando una diminuzione delle riserve per perdite su prestiti.
Se il rapporto di copertura è quello di migliorare i bassi livelli attuali, dovrebbe essere evidente che le riserve rischi su crediti non possono scendere allo stesso passo delle attività non performing.
Soprattutto alla luce del futuro regolamento finanziario e con un aumento degli indici di capitale, ci stupiamo che le banche continuino a impegnarsi in questo processo di riduzione delle riserve. Questa attività è chiaramente guidata dalle banche maggiori, visto che il 60% delle istituzioni assicurate continuano ad aumentare le loro riserve.
Per inciso, il numero delle banche in difficoltà continua a crescere e si attesta ora a 860, in crescita del 22,5% dalla fine del 2009.

Un altro parametro utile è il Texas Ratio. Misurando i prestiti non correnti e beni immobili di proprietà (REO) come percentuale del patrimonio netto tangibile comune (TCE) e le riserve, si scopre che questo rapporto rimane elevato, ma si sta però muovendo nella giusta direzione.

Come abbiamo visto nel primo grafico, i crediti non performing sono in calo, ma i REO sui bilanci bancari sono in aumento in modo rapido e appena rotto la soglia dei $ 50 miliardi per la prima volta nella storia di questo insieme di dati.

Daremo l’ultima parola al presidente Bair: “Quando si tratta l’adeguatezza delle riserve, le istituzioni devono sempre peccare per eccesso di cautela”.

Written by sistemielettorali

25 novembre 2010 at 08:21

Esposizione mondiale verso i PIGS

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Abbiamo visto nel post precedente alcuni grafici relativi al debito irlandese.
Ecco un grafico molto interessante da parte della Banca dei regolamenti internazionali (BIS) che mostra l’esposizione totale straniera verso Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna suddiviso per nazionalità della banca.
Ciò è molto importante perché mostra non solo l’esposizione sovrana, ma anche l’esposizione totale (credito al consumo, prestiti al settore pubblico, ecc.). Le informazioni sono aggiornate alla fine del Q1 2010.

Il dato più allarmante del rapporto è che l’esposizione totale mondiale nei confronti di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna ammonta alla cifra di 2.600 miliardi, il che dimostra che un qualsiasi default potrebbe rapidamente far collassare l’Europa e avere conseguenze significative per il mondo intero. I due paesi che devono sperare in un salvataggio dell’Irlanda sono la Germania e la Gran Bretagna in quanto esse riportano la maggiore esposizione.


Ecco una tabella più immediata costruita sulla base della relazione della BIS. Una cosa da ricordare a proposito del rapporto della BIS è che non comprende le esposizioni delle banche con sede nei rispettivi paesi.


Inoltre, le banche hanno incrementato le esposizioni verso Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna:

Il report della BIS mostra che esse hanno aumentato la loro esposizione totale ai residenti di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna nel primo trimestre del 2010, nonostante le crescenti pressioni del mercato in questi paesi. L’espansione di 109 miliardi di dollari (4,3%) ha portato la BIS ha segnalare che l’esposizione aggregata delle banche a quel gruppo di economie ora è di 2,6 trilioni di dollari.Le esposizioni totali per Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna aumentano. Quelle verso la Grecia sono cresciute di 20,7 miliardi dollari (7,1%). L’espansione è stata trainata da un incremento di 21,6 miliardi dollari (29,3%) nell’esposizione delle banche, la quale è composta da un aumento di 18,1 miliardi dollari (54,0%) in termini di credito ai residenti del paese.
Per contro, i pagamenti esteri sui residenti della Grecia sono diminuite di 0,9 miliardi dollari (0,4%). I crediti verso soggetti non bancari e i crediti nei confronti del settore pubblico sono cresciuti rispettivamente di 4,0 miliardi di dollari (4,7%) e $ 0,8 miliardi (0,8%). Tuttavia, tali aumenti sono stati più che compensati da una contrazione di 5,7 miliardi dollari (16,9%) in pagamenti esteri delle banche con sede nel paese.

Il report della BIS mostra che le banche hanno aumentato anche le esposizioni verso i residenti della Spagna e del Portogallo. Nonostante il fatto che le attività estere in Spagna sono diminuite di 10,3 miliardi dollari (1,2%) durante il periodo, le esposizioni totali verso i residenti spagnoli si sono ampliato di 17,3 miliardi dollari (1,5%) a causa di un incremento di 27,6 miliardi dollari (11,8%) in altre esposizioni bancarie.
Nel frattempo, le banche hanno aumentato la loro esposizione totale al Portogallo di 10,6 miliardi dollari (3,2%). Sia i pagamenti esteri che le altre esposizioni sono cresciute rispettivamente di 5,8 miliardi dollari (2,3%) e $4,8 miliardi (6,1%). Le banche spagnole hanno aumentato la loro esposizione ai residenti portoghesi di $ 5.2 miliardi (4,7%), più delle banche con sede in qualsiasi altro paese.

Written by sistemielettorali

19 novembre 2010 at 13:40

Situazione irlandese

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Si parla ormai insistentemente di un eventuale aiuto all’Irlanda da parte di Unione europea e Fondo monetario internazionale. Un sostegno ampio, nell’ordine di decine di miliardi di euro, e il fondo europeo Efsf applicherebbe a un prestito un tasso analogo a quelli solitamente richiesti dall’Fmi. A dirlo è il governatore di Banca d’Irlanda, Patrick, Honohan, nel giorno dell’arrivo nell’isola dei tecnici di Ue, Bce e Fmi che, secondo un funzionario del governo irlandese continueranno fino alla prossima settimana.
“L’intenzione è, e ci si aspetta da parte loro e personalmente da parte mia, che le trattative o le discussioni siano efficaci e un prestito sarà reso disponibile e vi si farà ricorso se necessario” ha detto Honohan all’emittente di stato RTE. “Stiamo parlando di un prestito certamente molto rilevante – sì, decine di miliardi ” ha detto Honohan, riconoscendo che ci sono stati consistenti uscite di fondi dal settore bancario irlandese a partire dal mese di aprile. Successivamente il ministro delle Finanze Brian Lenihan ha risposto che l’Irlanda non è ancora al punto da dover ricevere un sostanzioso prestito internazionale.
Nel grafico seguente, vediamo il totale dei bond emessi da Irlanda, Grecia e Portogallo suddivisi per maturity (in billioni di dollari).

Dopo 10 giorni di perdite, le borse europee, i mercati obbligazionari e l’euro hanno recuperato lievemente sulle aspettative che l’Irlanda potrebbe diventare il secondo paese della zona euro dopo la Grecia a ricevere un salvataggio in extremis per far fronte agli elevati debito e deficit. Il costo del debito di Dublino è schizzato ai massimi dalla fine di ottobre per i timori delle enormi passività delle banche e la Ue, guidata dalla Germania, ha messo a punto un sistema di ristrutturazione dei debiti degli stati della zona euro.
Anche perchè, il grafico seguente è indicativo, vi sono molte banche estere che possiedono il debito irlandese.

 

Nel dettaglio, la classifica dell’esposizione delle banche europee al debito pubblico Irlandese vede in testa Hypo Real Estate:
Hypo Real Estate* € 10.3 bn
Royal Bank of Scotland €5bn (£4.2bn)
Allied Irish Bank €4,2bn
Bank of Ireland €1,2bn
Credit Agricole €929bn
Danske Bank €655m
HSBC €593m
BNP Paribas €571m
Group BPCE €491m
Societe Generale €453m
KBC Group €446 mln**

(fonte : Telegraph)

Fonti comunitarie hanno detto a Reuters che l’Irlanda potrebbe aver bisogno di aiuti tra 45 e 90 miliardi di euro, a seconda che si tratti di un aiuto per le sole sue banche o per il debito pubblico. Con i negoziati potenzialmente in vista, la Francia ha detto che l’Irlanda potrebbe aver bisogno di alzare le tasse sulle imprese dall’attuale livello ultra-basso del 12,5% – un tabù per la politica irlandese – in cambio del pacchetto di aiuti. C’è da dire che di prestito vero e proprio si dovrebbe parlare a febbraio 2011 ossia quando effettivamente l’Irlanda dovrà tornare sul mercato, a meno di soprese da parte di qualche banca particolarmente indebitata (vedi la Allied Irish Bank). E intanto i CDS sulle banche irlandesi schizzano verso l’alto a livelli mai toccati finora…

Per dare un termine di paragone la Grecia è insolvente su un debito pubblico di circa 300mld di euro, per l’Irlanda si parla di “soli” 110mld di euro, tutto sommato niente di eccessivamente drammatico o non risolvibile.

L’altra notizia di oggi è che presso la   Clearnet,  la principale cassa di compensazione inglese, un organismo che garantisce la liquidità dei mercati e la adaguatezza degli scambi, fino a ieri era possibile acquistare debito Irlandese a leva versando 15/100 a Clearnet, da oggi ce ne vogliono 30.  In buona sostanza, chi detiene bond Irlandesi a leva, o versa altri 15€ ogni 100 nominali  a Clearnet o si vedrà vendere forzosamente i suoi titoli.

Andiamo a vedere alcuni grafici interessanti.

Questa tabella mostra quale paese possiede il debito delle nazioni più indebitate (cosiddette PIIGS). Il dato è espresso in percentuale sul PIL.

 

Quest’altra tabella mostra invecela quantità di attività non performing (bond in default, crediti in sofferenza, crediti inesigibili) presenti nelle banche dei paesi presi in considerazione (sempre espresso in rapporto al PIL interno)

 
Il grafico che segue mostra invece quali nazioni europee presentano le banche più esposte alle banche Irlandesi. Il Belgio è il paese di gran lunga messo peggio.

Intanto, il governo irlandese sta cercando di salvare le banche indebitando il paese in grande stile. Nel 2010 siamo ormai arrivati al 32% di debito/Pil. Praticamente il doppio rispetto al 2009 e più del triplo rispetto al 2008!

Ma come può la BCE comprare titoli irlandesi per mantenere alta l’offerta? Ci viene in aiuto con una buona esposizione il blog di Rischio Calcolato.
Infatti, ricordiamo che la Banca Centrale Europea è l’unica banca centrale al mondo che non ha lo scopo di assicurare una sufficiente quantità di moneta per ottenere la piena occupazione o un qualsivoglia sviluppo economico.

Per la BCE l’unica cosa che conta davvero è tenere controllato  il livello di inflazione.
Questo è il motivo per cui la BCE NON FA E NON PUO’ FARE QUANTITATIVE EASING! Il Quantitative Easing e’ una pratica che espandendo a dismisura la moneta in circolazione pone le basi per lunghi periodi di forte inflazione. L’esatto contrario del principale mandato della BCE.
Se non può stamparne di nuovi, con che soldi la BCE compra titoli di stato sovrani?
La BCE compra i titoli di stato dei paesi che non riescono ad andare sul mercato a tassi accettabili con gli euro che sono attualmente in circolazione!
Il meccanismo è questo:
a) settimana 1: la Bce compra 100mil di euro di titoli Irlandesi ad un tasso del 6% l’anno.
b) settimana 2: la Bce si offre di comprare 100mil. di euro ad una settimana con un asta ad un tasso settimanale molto basso. (circa lo 0,4%)
Risultato: da una parte la BCE immette liquidità nel sistema comprando Bond a fronte di euro dall’altro toglie liquidità comprando emettendo un Bond settimanale (un pronti contro termine), la quantità di moneta nell’euro zona non è cambiata la BCE possiede titoli irlandesi e alla fine della settimana deve restituire i 100mil avuti in prestito dal mercato.
e poi?
Caso 1: La bce sempre nella settimana 2 non ha comprato altri bond allora:
c1) settimana 3;la Bce si offre di comprare 100mil. di euro ad una settimana con un asta ad un tasso settimanale molto basso (circa lo 0,4%) in sostituzione a quelli scaduti e così via settimana per settimana fino a quando la BCE non avrà rivenduto i bond Irlandesi.
Caso 2: La bce sempre nella settimana 2 ha comprato altri 100 mln di bond Irlandesi allora:
c2) settimana 3 la Bce si offre di comprare 200mln di euro (100+100) ad una settimana con un asta ad un tasso settimanale molto basso (circa lo 0,4%). 100 in sostituzione a quelli scaduti, altri 100 per avere la liquidità dell’operazione fatta nella settimana 2; e così via settimana per settimana fino a quando la BCE non avrà rivenduto i bond Irlandesi.
Il meccanismo utilizzato dal BCE è quello di rinnovare di settimana in settimana un asta di liquidità in cui la BCE va sul  mercato per comprare l’esatto ammontare di euro dei Bond che ha accumulato nel tempo.

Ad oggi la BCE ha accumulato 63,5mld di euro in titoli di stato europei e quindi ogni settimana deve rinnovare un pronti contro termine di 63.5 miliardi, fino a quando la Bce comprerà nuovi bond, la settimana seguente sarà costretta a chiedere ancora più euro al mercato.

Quali sono le conseguenze legate all’acquisto di titoli di stato e delle aste di sterilizzazione della liquidità?
E’ abbastanza semplice: più è grande la cifra che la BCE  drena dal sistema minore sarà la disponibilità di liquidità sul mercato. E’ stato fatto notare come ci sia un legame fra i tassi interbancari (euribor ed eurirs) e le ondate di crisi che hanno colpito i debiti sovrani. Negli ultimi mesi è stato evidente come il legame sia precisamente la quantità di danaro che la BCE drena ogni settimana dal mercato europeo per comprare bond sovrani. La Bce trasferisce moneta da un mercato molto liquido e con tassi bassi (mercato interbancario di elevato standing) in un mercato illiquido con tassi alti (Bond Irlandesi, Greci, Portoghesi etc.).
Il risultato è il relativo abbassamento dei rendimenti di titoli di stato in quasi-default e il corrispondente innalzamento dei tassi interbancari.
Si dà il caso però che Euribor ed Eurirs siano la base di calcolo di mutui e prestiti, per cui si può ben dire che la crisi irlandese la stiamo pagando con le rate del muto sulla casa.

Written by sistemielettorali

18 novembre 2010 at 19:23

Pubblicato su Economia

Nucleare sul Po e portata del fiume

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Riprendiamo per un attimo uno dei problemi sollevati nel post relativo all’utilizzo dell’acqua nelle centrali nucleari.
In quella discussione, riportavo un’interessante intervista a Gilberto Faelli, responsabile Enel dell’avviamento della centrale elettronucleare di Caorso nel 1975 e quindi seguito direttore della stessa centrale.
In essa, Faelli diceva, tra le altre cose “A Caorso la nostra centrale aveva una potenza di 860 Megawatt. Ma negli ultimi anni, in particolare nel 1985, abbiamo dovuto ridurne la potenza in estate perché il Po non garantiva sufficiente acqua per il raffreddamento dell’impianto. Ricordo poi che nel 2003 vennero sospese le irrigazioni per far funzionare la centrale termoelettrica piacentina di La Casella mentre Ostiglia fu costretta a spegnere per mancanza d’acqua”. Inoltre, in relazione alla situazione futura, “la centrale nucleare ha una vita operativa attorno ai 60 anni. Per questo avevamo elaborato degli studi approfonditi sul futuro climatico e la situazione del fiume. Tutto indica che nei prossimi decenni la portata del Po è destinata a calare drasticamente”.
A tal proposito, sul web circola anche un’intervista a Bruno Coppi, mantovano di Gonzaga, uno dei guru mondiali della fisica, docente al Mit di Boston e padre del progetto Ignitor, la macchina per la fusione dell’idrogeno che riprodurrà sulla Terra il ‘motore termico’ delle stelle.
Coppi, pur essendo uno dei massimi esperti mondiali di “fusione termonucleare”, conosce bene anche le attuali centrali atomiche (ha insegnato “Reattori nucleari”) e in particolare la situazione di Caorso, avendo proposto di riutilizzare l’impianto come sede del progetto Ignitor.
Ecco uno stralcio dell’intervista.

Professore, in Italia si sta riaccendendo il dibattito sul nucleare dopo l’annuncio del governo di ritornare alla produzione. Lei cosa ne pensa?
«Il mondo ha uno stringente bisogno di abbassare la soglia di Co2. Il futuro climatico è nelle nostre mani. Al momento il nucleare è un male necessario. Non abbiamo molte scelte alternative».

Lei crede che anche in Italia sia corretta la scelta del ritorno alle centrali nucleari di terza generazione?
«Io lavoro da decenni sulla fusione attraverso il confinamento magnetico del plasma, ma credo che anche la normale fissione oggi sia una scelta obbligata in attesa delle nuove scoperte derivate dalla ricerca scientifica». 

Crede che le cosiddette energie alternative, come il fotovoltaico o l’eolico, possano evitare la costruzione di centrali nucleari?
«Qui bisogna essere molto pratici. L’energia è una questione di scala. Se voglio poter far funzionare una rete ferroviaria devo ragionare con energie alla scala dei Gigawatt, cioè mille Megawatt. E a questa dimensione nessun’energia prodotta con fonti rinnovabili, come l’eolico o il fotovoltaico, è concretamente utilizzabile. Si tratta d’energie che vengono prodotte in modo intermittente: quando c’è il sole o il vento».

Nel dibattito sul nucleare in Italia fonti ufficiose indicano anche Viadana come possibile sito per una futura centrale. Come giudica la cosa?
«Io non sono un esperto di localizzazione di centrali. Ma conosco abbastanza bene la situazione italiana. E anche del Mantovano. Chi ha lavorato a Caorso mi dice che il Po è inadatto a future centrali perché la portata del fiume in futuro non lo consentirà. E l’elemento della portata sarà decisivo nella scelta della localizzazione. Meglio farle sul mare».

Ecco quindi che IL problema di una centrale sul Po è proprio il grande fiume.
Sia Faelli che Coppi insistono sulla portata del Po, che si prevede nettamente inferiore ad oggi.
Le figure seguenti, prese da uno studio dell’Arpa, testimoniano la tropicalizzazione dei regimi pluviometrici in Italia (fig.1), l’aumento della temperatura annua sul bacino del Po (fig.2), l’afflusso medio di pioggia sul bacino del Po (fig.3), la portata media annuale del Po a Pontelagoscuro (fig.4) e quella del solo periodo estivo (fig.5), infine la portata media sempre a Pontelagoscuro suddivisa in tre periodi (fig.6).
Tutte questi grafici testimoniano che negli anni futuri il Po diminuirà la sua portata. Ecco perchè Faelli e Coppi insistono sul fatto che una centrale nucleare tra Cremona e Mantova si rivelerebbe un cattivo affare.

Written by sistemielettorali

2 novembre 2010 at 13:51

Pubblicato su nucleare

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Nucleare e consumo d’acqua

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Torniamo a parlare di nucleare per introdurre un argomento che, per noi pavesi, è utile conoscere. L’utilizzo dell’acqua in una centrale nucleare.

In questi mesi, dopo l’accelerata del governo per ciò che concerne la costruzione di 4 nuove centrali nucleari, si è tornato a parlare di una centrale in Lombardia. Posto che si tratta spesso di speculazioni che nulla hanno a che vedere con le scelte che verranno, immagino, comunicate a cose già decise, mi sembra interessante avviare una discussione sull’argomento.

Inciso: se cercate nel web troverete tutto e il contrario di tutto in relazione all’uso dell’acqua in una centrale nucleare. Si va da chi dice che un centrale sul Po preleverebbe il 40% dell’acqua del grande fiume a chi invece sostiene che non vi sarà alcun problema.

Lungi da me dare una risposta: non essendo un esperto sarei un tantino pretenzioso e partirei sconfitto in partenza.
Tuttavia, possiamo cercare di capirci qualcosa di più, visto che sul web il materiale non manca, anche in relazione alle esperienza degli altri paesi.

La possibilità di installare impianti nucleari anche in zone non costiere o comunque in aree del pianeta la cui disponibilità idrica non è confrontabile con quella di ampi bacini naturali rende indispensabile il ricorso alle torri di raffreddamento a secco o a umido.
Dal punto di vista tecnologico, in ambito nucleare si privilegiano le torri evaporative a circolazione naturale soprattutto per la maggiore affidabilità che esse presentano rispetto a sistemi a circolazione forzata.
Le maggiori controversie sorte intorno all’utilizzo di torri evaporative per il raffreddamento degli impianti nucleari riguardano il potenziale depauperamento che tali sistemi opererebbero ai danni delle risorse idriche a disposizione del territorio, soprattutto per gli utilizzi agricoli e civili.
La paventata “sete” indotta dalla presenza di centrali nucleari con torri di raffreddamento nel territorio costituirebbe pertanto, secondo tali considerazioni, un serio ostacolo all’impiego della tecnologia nucleare e alla sua diffusione. Inciso: viene spesso dimenticato che le centrali elettronucleari sfruttano cicli termodinamici analoghi a quelli delle centrali termoelettriche convenzionali, alimentate a olio combustibile o a carbone, le quali necessitano di sistemi di raffreddamento al condensatore basati sul prelievo di acqua dal territorio.

La quantità di calore da sottrarre è enorme e, per fare questo, si usano grandi quantità di acqua provenienti da una sorgente fredda naturale. Si tratta per l’appunto dell’acqua di laghi, fiumi o mare. Questa viene utilizzata e poi ributtata nella sorgente naturale. Partiamo quindi con un dato di fatto: è vero che una centrale preleva acqua (e tanta) ma è anche vero che circa il 95% di questa acqua torna all’ambiente.
Altro punto fondamentale: l’acqua non si trova più alla stessa temperatura di prima, è molto più calda. Ecco allora che servono quelle enormi torri di raffreddamento (alte circa 150 m) nelle quali abbassare ulteriormente la temperatura di queste masse d’acqua prima di riversarle di nuovo nelle sorgenti fredde. Nonostante questo la temperatura di uscita è sempre superiore a quella di entrata.  Il rischio, in questo caso, è che sia restituita a temperature più alte causando inquinamento termico o con un’attività fuori dalla formula di scarico. Infatti le centrali nucleari “scaricano” di ruotine sia in atmosfera che in acque superficiali. Poi possiamo discutere sulla qualità dello scarico,  ma prima occupiamoci di inquadrare il problema.
Questo aspetto è molto delicato, perché coinvolge l’equilibrio degli ecosistemi nei quali la centrale è inserita e quindi la vita vegetale e animale nei fiumi o nei laghi dai quali l’acqua fredda viene prelevata.

Quanta acqua serve?
Una centrale con una potenza di 1000 MW (tipica dei reattori di 2 e 3 generazione), ha bisogno di circa 1.800.000 litri di acqua al minuto, questo significa 30 mila litri al secondo che corrispondono a 30 m3.
Questo valore dipende fortemente dalle temperature di esercizio dell’impianto. Se, per renderlo più efficiente, si decide di lavorare in condizioni di maggior produttività la quantità d’acqua necessaria raddoppia. Inoltre questo valore dipende fortemente dalla potenza erogata dal reattore. Così i nuovi reattori da 1600 MW dichiarano una necessità di 40 m3 al secondo. UCS (Union of concerned scientists) calcola per un reattore appunto di 1600 MW una necessità d’acqua di oltre 70 m3 al secondo in condizioni di esercizio ottimali per la produzione.
L’Electric Power Research Institute (EPRI) di Palo Alto, California, ha pubblicato uno studio nel 2002 sull’utilizzo dell’acqua per la produzione di energia. La tabella seguente, presa da questo documento, elenca per tipo di centrale i prelievi e il consumo di acqua, ossia quanta acqua serve per produrre una misura standard di elettricità, il mega-watt ora (Mwh).


I 4 reattori scelti dal governo italiano sono  ad acqua in pressione ed “evolutivi dei reattori “Konvoi” ed “N4″. Il loro fabbisogno è di 100.000 litri al secondo. Sono circa 6 mln di litri d’acqua al minuto, ossia 100 mc/s.

Ragionando in termini di bilancio idrico del bacino idrografico del Po esso può essere così riassunto: la media annua di precipitazioni che si riversa sul bacino è di circa 1108 millimetri, con valori medi massimi di 2000 millimetri e valori medi minimi di 700 millimetri. Ciò determina un volume di afflusso mediamente pari a 77,7 miliardi di metri cubi l’anno, che corrisponde ad una portata continua e stimata per il Po di 2464 metri cubi al secondo. Il deflusso medio superficiale, quello che transita realmente nella rete idrografica è di 46,5 miliardi di metri cubi, pari al 60% degli afflussi ed ha una portata continua di 1473 metri cubi al secondo.  Una prima spiegazione delle sempre più frequenti crisi idriche di questi ultimi anni è certamente da attribuire alla portata media annua che è di 1470 metri cubi, mentre i diritti di prelievo delle concessioni sono pari a 1850 metri cubi al secondo. Vi è, quindi, un deficit “strutturale”, a livello di valore medio, di 380 metri cubi al secondo.
Nella tabella seguente è elencata la portata di alcuni fiumi europei:

In buona sostanza, grossi problemi per l’approvvigionamento d’acqua per ora non ce ne sono.
Interessante, a tal proposito, è un’intervista della Gazzetta di Mantova a Gilberto Faelli, ex direttore di Caorso.
L’ingegner Gilberto Faelli è stato infatti il responsabile Enel dell’avviamento della centrale elettronucleare di Caorso nel 1975, ne ha quindi seguito la direzione e poi lo smantellamento come Sogin (Società di gestione del nucleare). Da tre anni è in pensione.
Ecco alcuni stralci, che gettano un po’ di luce su una ipotetica realizzazione di una centrale nei pressi del Po:

Ingegnere, è vero quello che afferma il fisico Bruno Coppi, docente del Mit di Boston, ovvero che il Po è inadatto per le centrali nucleari?
«A Caorso la nostra centrale aveva una potenza di 860 Megawatt. Ma negli ultimi anni, in particolare nel 1985, abbiamo dovuto ridurne la potenza in estate perché il Po non garantiva sufficiente acqua per il raffreddamento dell’impianto. Ricordo poi che nel 2003 vennero sospese le irrigazioni per far funzionare la centrale termoelettrica piacentina di La Casella mentre Ostiglia fu costretta a spegnere per mancanza d’acqua. E non sono casi isolati».

Lei teme che siano eventi che si possono ripetere?
«La centrale nucleare ha una vita operativa attorno ai 60 anni. Per questo avevamo elaborato degli studi approfonditi sul futuro climatico e la situazione del fiume. Tutto indica che nei prossimi decenni la portata del Po è destinata a calare drasticamente».

Quanta acqua serve per raffreddare una centrale nucleare?
«Noi utilizzavamo oltre 60 metri cubi al secondo, ma le centrali previste sono di potenza doppia. Usando le torri di raffreddamento, poi gran parte dell’acqua non viene restituita al fiume, ma dispersa nell’atmosfera sotto forma di vapor d’acqua. Aggiungo che i nostri studi indicavano l’impossibilità d’emungere dalle falde: fare una centrale sul Po oggi significa dover decidere se funziona quella o se s’irrigano i campi».

Molti ritengono che la pianura, essendo la più energivora d’Italia, necessita di una centrale.
«Io ribalto il problema. Quando si localizza una centrale nucleare, bisogna minimizzare il livello di rischio. E il rischio è una semplice moltiplicazione fra la probabilità di un incidente e il danno che questo evento può provocare. Piazzare una centrale in mezzo a luoghi densamente abitati, come il cuore della pianura padana, significare aumentare il danno. Se l’impianto fosse sulla costa, metà del suo intorno è disabitato, perché acqua e di dimezza d’un colpo il rischio».

Quindi Viadana sarebbe inadatta?
«Certo. Oggi la normativa sulle localizzazioni è diversa da quella degli anni’60 e ’70. Alcuni studi su Viadana potranno essere riutilizzati, altri no. Ma dico di più. La stessa Caorso necessitava già nel 1986, all’atto dello spegnimento, di importanti lavori d’adeguamento di sicurezza, come l’inertizzazione con azoto del contenitore primario per evitare il rischio d’esplosione. Inoltre ha una limitata capacità d’immagazzinamento del combustibile irraggiato, cioè già usato. Le nuove centrali sono poi molto più grandi. Si potrebbe costruire solo a fianco della vecchia centrale».

Da segnalare, tra l’altro, un altro problema che si è presentato all’estero: la temperatura dell’acqua. Sappiamo che in alcuni punti del Po, in estate, la temperatura tocca anche i 30 gradi centigradi.
Ecco alcune notizie recenti provenienti da USA, Francia e Spagna.

Usa: il fiume Tennessee troppo caldo per la centrale nucleare
Il Browns Ferry Nuclear Power Plant, nei pressi di nei pressi di Athens, in Alabama, da mesi funziona a solo la metà della sua potenza e rimarrà probabilmente così per tutto settembre. Si tratta di una centrale nucleare con tre t reattori, la più grande della Tva, un organismo pubblico Usa, e che, secondo il Nuclear Energy Institute, è stata quella tra le 104 centrali nucleari Usa ad essere più in difficoltà per il riscaldamento delle acque. Insomma, come ammette lo stesso eterno presidente della Tva, Tom Kilgore, il fiume è troppo caldo per raffreddare la centrale atomica e da più di 40 giorni la Tva ha dovuto ridurre la produzione di energia a Browns Ferry. La scorsa settimana, la Tva è stata beccata mentre violava l’autorizzazione dall’ Alabama Department of Environmental Management utilizzando acqua con temperature superriori a 90 gradi F (32 gradi celsius).
Il problema è che il fiume Tennessee quando scorre nel Guntersville Reservoir intorno a Browns Ferry, si allarga, rallenta, diventa meno profondo e la Tva utilizza pompe meccaniche per rifornire le sue torri di raffreddamento, ma ora succhia acqua calda.
Durante un’audizione pubblica sul problema tenutasi la scorsa settimana al Tva board, l’attivista antinucleare di Knoxville Margaret Klein ha detto che «Le centrali nucleari sono destinate a incontrare sempre più problemi termici sul fiume Tennessee , con il global warming che fa aumentare la temperatura del fiume. Questo è un problema serio e non può che peggiorare se si aggiungeranno altri reattori».
Ashok Bhatnagar, senior vice president della Tva ha ammesso che l’utility aveva preso in considerazione l’aggiunta di più torri di raffreddamento o di un circuito chiuso di raffreddamento quando la Browns Ferry fu restaurata negli anni ’90, ma che allora si pensò che la probabilità che il fiume Tennessee superasse la temperatura di 90° F fossero molto rare. Eppure la centrale, nonostante il potenziamento dell’impianto di raffreddamento, negli ultimi 5 anni ha dovuto ridurre la produzione per due volte a causa della temperatura dell’acqua. Ora si stanno esaminando nuove opzioni per raffreddarla senza riscaldare il fiume.

I tecnici: «Temperature troppo alte dell’acqua per raffreddare gli impianti. Il ministro dell’Industria: «La situazione è grave»
Il caldo sta mettendo in crisi le centrali nucleari francesi. E’ stata infatti convocata una riunione d’emergenza a Parigi per affrontare i problemi causati dalle temperature soffocanti che attanagliano il Paese. «La situazione è davvero seria», ha detto il ministro dell’Industria Nicole Fontaine prima di un incontro con gli esperti ministeriali e della società elettrica francese, di proprietà dello stato, Electricité de France (Edf).
Alcune delle 58 centrali nucleari francesi si confrontano con un dilemma dovuto alla sempre maggiore temperatura dell’acqua: tagliare la produzione, oppure rilasciare nei fiumi l’acqua che utilizzano per il raffreddamento ad una temperatura più alta di quella consentita dai regolamenti.  La centrale di Bugey, vicino a Lione, sul fiume Rodano, ha già dovuto richiedere una speciale esenzione per ributtare nel fiume l’acqua oltre i normali limiti. Il ministro Fontaine ha fatto capire, prima dei colloqui, che la risposta deve essere il razionamento, ma ha rifiutato di dirlo esplicitamente. «Non c’è più margine di manovra, è essenziale che i cittadini siano pronti ad accettare le conseguenze», ha detto. La Francia è stata soffocata da temperature estive che hanno superato i 40 gradi in alcune zone.

Per l’ eccessivo caldo che sta colpendo la Spagna è stata decisa la chiusura nei giorni scorsi della centrale nucleare di Santa Maria de Garona, nella provincia settentrionale di Burgos.
Questa decisione è stata presa per via di un aumento della temperatura dell’acqua del fiume Ebre che di solito sono utilizzate per il raffreddamento dell’ impianto nucleare.
La società “Nuclear” (gestore dell’ impianto) punta a poter riaprire quanto prima la centrale, appena l’ affluso di acqua del fiume sarà maggiore infatti la temperature dell’ acqua dovrebbe calare.
Probabilmente la centrale già in questo momento potrebbe essere tornata a produrre energia.

Un altro problema molto serio è rappresentato dalla temperatura dell’acqua che viene rilasciata dalla centrale al fiume.
Leggete cosa è avvenuto sul fiume Hudson:

Un anno fa si è chiusa una causa durata dieci anni a New York. Da un lato l’associazione ambientalista Riverkeeper diceva che la centrale nucleare di Indian Point sul fiume Hudson influiva sull’ecosistema del fiume distruggendo una quantità mostruosa di fauna, dall’altro la Entenergy, proprietaria della centrale, negava tutto. L’ente ambientale dello stato di New York (DEC) ha stabilito che ogni anno più di un miliardo di pesci venivano “bolliti” dal sistema di raffreddamento della centrale.
Negli Stati Uniti solo 40 centrali atomiche statunitensi su 104 si avvalgono delle torri di raffreddamento per il riciclaggio dell’acqua, evitando “eccessivi” danni all’ambiente. Le altre 64, come Indian Point, si avvalgono di acqua fluviale per evitare di spendere nella costruzione delle torri, causando la moria dei pesci.
A maggio 2008, la Riverkeeper ha commissionato uno studio parallelo a quello del DEC, da cui si rileva che nell’Hudson, dopo 35 anni dalla costruzione della centrale, dieci specie ittiche su tredici sono in via di estinzione.

Sarebbe interessante approfondire questi argomenti. In particolare, la previsione fatta sulla futura portata del Po e anche quest’ultimo argomento sull’inquinamento termico dei fiumi che, nel caso citato, pare essere causato da un difetto di progettazione e non rappresenta certo lo standard del funzionamento di una centrale. Mi prometto di darvi un resoconto appena possibile.

Written by sistemielettorali

1 novembre 2010 at 20:09

“Il cimitero di Praga” di Umberto Eco

with one comment

E’ uscito il nuovo libro di Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, che lo scrittore alessandrino ha presentato ieri da Fabio Fazio.

Qui trovate il link con il video della puntata di Che tempo che fa:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-449800f6-9868-4cff-8989-bc6434ea6d54.html#p=0

Qui di seguito, invece, una bella recensione scritta da Gianni Riotta per il Sole 24ore.

Odio è il nome della Rosa.
Vi racconto il nuovo libro di Umberto Eco

di Gianni Riotta

«Ex falso sequitur quodlibet» è massima della logica antica (spesso attribuita a Duns Scoto) che vaticina la maledizione della conoscenza: se partiamo da una premessa falsa avremo conseguenze vere o false, ma senza poter distinguere le une dalle altre. Ciechi davanti a verità e menzogna. Secondo le «teorie della cospirazione» sul web, tutto quel che crediamo di sapere è falso, nessun ebreo è morto alle Torri Gemelle, l’Aids è diffuso dalla Cia, il fluoro immesso nell’acqua dalla setta degli Illuminati, Clinton ha ucciso 60 rivali, Obama è un musulmano di al Qaeda, Lady Diana è morta perché non rivelasse i piani extraterrestri di invasione del pianeta, la guerra in Afghanistan è scoppiata per costruire un oleodotto.

Ciascuno di voi sorriderà, salvo poi leggere che milioni di persone, spesso considerate perbene e in buona fede, sono persuase di queste fole. Mi capitò di partecipare qualche volta ai dibattiti di Bildeberg, che per i complottisti reggono segretamente il mondo, e quando via mail mi accusarono ribattevo sorridendo: «Ma se fossi uno dei 50 leader che in gran segreto controllano la Terra, l’Inter andrebbe così male?», visto che in quegli anni i nerazzurri vincevano poco o punto. Mai sottovalutare i teorici delle trame: non appena la mia squadra tornò a vincere, gongolanti, si rifecero sotto: «Visto eh? Siete voi a tirare le fila!».

Il cimitero di Praga, nuovo titolo del semiologo e scrittore Umberto Eco, è un feuilleton, un romanzo d’appendice. Narra del capitano Simone Simonini, ottocentesco nipote di un nonno reazionario, che gli inculca l’odio per gli ebrei, i massoni, i rivoluzionari e un cupo servilismo opportunista verso il potere, e quanto più occulto e opportunista è, meglio. Simonini conosce poco invece il padre, carbonaro e repubblicano, utopista di giustizia e libertà, che cadrà sotto il piombo francese difendendo la Repubblica romana. Sacrificio inutile: il figliolo, spia, falsario, traditore, canaglia, impotente e ghiottone, dedicherà la vita alle trame.

Darà una mano a far fuori Ippolito Nievo, sabotando la nave su cui viaggiava lo scrittore e ufficiale garibaldino, con le carte preziose dell’Intendenza delle Camicie Rosse, metterà la sua nell’affare antisemita che porta alla persecuzione contro Dreyfus in Francia, poi denunciata da Zola, sarà in prima linea contro i comunardi, mettendosi infine al servizio del temuto spionaggio dello Zar.
Simonini impara da giovane che il confine tra «vero» e «falso» è, per chi vive di complotti, aperto. Il notaio Rebaudengo, suo maestro, lo ammonisce: «Sia chiaro, caro Simone… io non produco dei falsi, bensì nuove copie di un documento autentico che è andato perduto o che, per banale accidente, non è mai stato prodotto, ma che avrebbe potuto e dovuto esserlo…». Non sorridete. La pubblicistica di destra anti Obama funziona così, chiede al presidente di «provare» che non è una spia ed è davvero nato negli Usa. E davanti al certificato di nascita originale sghignazza: figuriamoci se non siete capaci di inventarne uno. Stesso metodo nei pamphlet no global del linguista Chomsky: dati autentici dal Financial Times e dall’Economist vengono frullati dall’odio politico in conseguenze assurde (vi prego, complottisti, non inondatemi di mail su questo: mi arrendo subito!).

Come ogni razzista e intollerante, Simonini odia senza freni. «Gli ebrei vogliono conquistare il mondo… i tedeschi sono il più basso livello di umanità concepibile… nei francesi l’ignoranza è effetto dell’avarizia… l’italiano è infido, bugiardo, vile e traditore». Irriso da una bella ragazza ebrea a Torino da ragazzo (gli dà del «gagnu», pischello in dialetto), Simonini schifa le donne fino a bramare di ucciderne una dopo un sabba satanico, ma disprezza socialisti e gesuiti, cattolici e protestanti, per farla breve odia il genere umano. Vi ricorderà Maximilien Aue, il nazista perverso de Le benevole di Littell, perché come lui vive secondo il motto «Odi ergo sum», esisto perché odio.

Simonini dividerà l’attenzione del lettore con l’abate Dalla Piccola di cui – non vogliamo svelare qui la trama di un romanzo contro le trame politiche – condivide abitudini, crimini, un dottor Jekyll e Mr Hyde nell’intrigo terroristico. La scena muta, dalla collina del Pianto Romano a Calatafimi dove Garibaldi vince la prima decisiva battaglia (che Eco riprende da testimonianze originali, secondo lo stile de Il nome della rosa, ricostruito filologicamente da Alessandro Barbero nell’Atlante della letteratura italiana di Einaudi), fino alla fucilazione degli ultimi Comunardi al muro del cimitero parigino Pere Lachaise. Fanno capolino un cocainomane Freud, «il dottor Froïde» naturalmente detestato dal Simonini e un vitale Dumas al seguito dei garibaldini, che non riesce a intuire nel protagonista la canaglia. Ma proprio dai romanzoni d’appendice di Dumas, l’incolore e crudele Simonini fa scaturire il testo narrativo del falso di tutti i falsi, quei «Protocolli dei Savi di Sion», che benché denunciati come apocrifi, dominano da decenni la propaganda antisemita. Hermann Goedsche, uno degli ispiratori del falso documento, appare ne Il cimitero di Praga, e Simonini potrebbe vantarsi di avere contribuito a forgiare quel testo che, fulcro della propaganda nazista, è stato poi adottato da movimenti islamici e leader arabi in odio a Israele.

Vari recensori, anche autorevoli, hanno espresso il timore che il libro di Eco, con pagine spesso «forti» di linguaggio e tono antisemita quando Simonini e i suoi danno sfogo al livore, possa generare ambiguità, contribuendo all’odio che l’autore vuole contrastare. Un pericolo che, terminata la lettura del romanzo, ci sentiamo di poter fugare: la violenza con cui il razzismo schizza da queste pagine non è endorsement, appoggio. È denuncia, accompagnata dal ricordo delle sofferenze, le umiliazioni e le torture nei ghetti d’Europa.

Altro è il punto cruciale de Il cimitero di Praga. A trent’anni da Il nome della rosa Eco, a lungo collaboratore del «manifesto» con lo pseudonimo «Dedalus», poi battagliero pubblicista su Espresso, Repubblica e la vecchia Alfabeta – fino alle rivista online Golem, fondata con Danco Singer e chi scrive –, sembra deluso davanti alle ideologie spente che dal XIX secolo arrivano al XXI. Lo strapotere del falso germina, è questa la morale del Cimitero, sul disincanto seguito al fallimento delle rivoluzioni, dello scientismo, dell’istruzione, dell’intero impianto teorico illuminista, persuaso che la sola luce delle idee bastasse a scacciare il male e l’ignoranza dal mondo.

Come Littell, come Houellebecq, Simonini prospera nel relativismo contro cui si batte Benedetto XVI, bene e male, vero e falso, sono solo differenti versioni dello stesso testo. La crociata per la forza della verità contro la deriva postmoderna accomuna partner insoliti, dal Papa ai guru informatici, Carr e Lanier. Perché dico «Simonini» e non Eco? Perché, e qui l’ambiguità è fugata, nel corpus dei libri di Eco, anche solo a restare ai romanzi saltando la prosa scientifica sulla semiotica e gli articoli di polemica politica, l’imprinting di tolleranza è radicale. Ma se ne Il nome della rosa il monaco Guglielmo di Baskerville è l’eroe raziocinante nel Medioevo di odio e sangue che così assomigliava all’Italia di trenta anni fa, ne Il cimitero di Praga Simonini è il macabro spettro del nostro presente. Dove l’odio smuove destra e sinistra, in Italia, in Europa e in America, dove ciascuno si trincera con i suoi sodali di idee, disprezzando e insultando chiunque dissenta. E quando troppo potere, politico o di mass media, si concentra in poche mani, la stagione dell’«odi ergo sum» diventa massacro quotidiano. «Occorre un nemico per dare al popolo una speranza… il senso dell’identità si fonda sull’odio… per chi non è identico. Bisogna coltivare l’odio come passione politica… l’odio riscalda il cuore». È l’incubo di un autore formato sui testi cattolici del tomismo razionale, passato per l’entusiasmo critico e illuminista delle avanguardie, e che all’alba del nuovo millennio ci mette in guardia ferito. Sola arma contro odio e intolleranza sarebbero amore e comunità: ma cercarle oggi nella stagione del populismo paranoico sembra sforzo vano. Un fallimento e un deserto dell’anima occidentale perduta, secondo l’autore di un libro disperato, nel «cimitero di Praga». Perché al falso segue sempre una tragedia.

Written by sistemielettorali

1 novembre 2010 at 08:22

Pubblicato su libri

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