Sistemi elettorali

Ticino chi?

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C’era una volta…

Racconto numero 1: cento anni fa, prima che nascesse il sole delle Alpi, in alcuni mesi dell’anno, il Seveso si ritirava.
Proprio così: nei periodi di secca, il Seveso rimaneva un greto prosciugato. Ecco perché ancora oggi si chiama torrente. Poi è arrivata l’urbanizzazione.
Dagli anni cinquanta il Nord di Milano diventa uno dei territori più costruiti d’Italia, la città del fare, la capitale morale d’Italia, almeno così dicono.
Il risultato di questo “fare” sconclusionato, nevrotico, privo di buon senso e rispetto della natura è stato una distesa d’asfalto. Dove l’acqua non viene assorbita, ma scorre. Il Seveso diventa la grande fogna. E quando piove raccoglie l’acqua di un bacino enorme (decine di volte più grande di quello naturale). La barbarie ecologica del boom edilizio ha completato il disastro.
Milano distrugge la sua natura.


Lo grande peccato

Racconto numero 2: lo Scolmatore di Nord-Ovest è un canale costruito circa 40 anni fa per raccogliere le acque di piena di una serie di corsi d’acqua che scorrono a Nord di Milano (Seveso, Lambro-Garzonera, Guisa, Pudiga, Bozzente, Lura e Olona) e portarle nel Ticino ad Abbiategrasso: si tratta di una vera e propria “circonvallazione fognaria” realizzata per evitare gli allagamenti a nord del borgo milanese.
Quando fu creato lo scolmatore le lingue biforcute dei politici lombardi dissero che sarebbe stato utilizzato solo in casi di emergenza e quando il livello del Ticino era particolarmente alto. Invece le acque reflue vengono scaricate nel Ticino praticamente dopo ogni acquazzone.
Dopo una lunga battaglia si ottenne che almeno le acque di prima pioggia, quelle più inquinate, fossero convogliate alla Conca Fallata nel Deviatore Olona e non arrivassero al fiume.
Il risultato è che le analisi biologiche mostrano, nel tratto Vigevano-Pavia, un graduale peggioramento della qualità delle acque, dovuto allo scolmatore degli scarichi milanesi.
Milano distrugge la nostra natura.


Dai un dito e si prendono il braccio

Racconto numero 3: negli ultimi anni, grazie alle giunte Formigoni e Albertini, si è tornato a parlare con insistenza in Regione Lombardia ed al Comune di Milano di un  raddoppio dello scolmatore, aumentando la portata da 30 a 60 mc\sec.
A setttembre, dopo l’ennesima esondazione del Seveso con i mezzi pubblici milanesi paralizzati per giorni dalle parti di viale Zara, è stata approvata dalla Giunta Lombarda (PdL+Lega) la D.g.r. 15 settembre 2010 – n. 9/479, “Schema di Accordo di Programma tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Regione Lombardia finalizzato alla programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico”.
Con il risultato che  “l’Aipo – spiega Romano La Russa – su richiesta della Regione Lombardia, ha sbloccato i 14,6 milioni di euro che avevamo chiesto come anticipazione dei Fondi Fas (aree sottoutilizzate) e di conseguenza la Provincia di Milano, come già convenuto nel Tavolo allargato del 7 ottobre scorso, potrà ora procedere all’appalto dei lavori secondo il progetto che è già stato approvato”.
Milano, svergognata, prosegue la sua opera di stupro del Ticino.


Il silenzio assordante dei pavesi

In regione abbiamo 3 rappresentanti della nostra provincia: Giancarlo Abelli (PdL), Angelo Ciocca (Lega Nord) e Giuseppe Villani (PD).
Finora, non risulta che vi siano stati sussulti di dignità per difendere il territorio pavese. Forse che la terra pavese è meno padana di quella milanese?
O forse ci si è già rassegnati? O forse ancora che si aspetta il materializzarsi del danno per protestare inutilmente?
Anche dal Consiglio Comunale (maggioranza PdL+Lega) e Provinciale (maggioranza PdL+Lega) pavese nessuna presa di posizione ufficiale, neanche sottovoce.
Dal che si deduce che le attenzioni per l’ambiente sono chiacchiere buone solo in campagna elettorale e la difesa del territorio sbandierata soprattutto dalla Lega solo dei bla-bla visto che i fatti sono inesistenti. Più facile minacciare le ronde (mai viste) per combattere nemici inesistenti.
Milano approfitta della passività pavese.


Europa felix

L’Europa ci bagna il naso. Il 96% delle zone di balneazione costiere e il 90% di quelle nei fiumi e nei laghi sono conformi con le norme e quindi possono essere considerate pulite.
Ma i dati su laghi e fiumi in Italia sono ancora negativi. In regola è meno della metà dei siti monitorati (46,4%, cioè 357). Quasi trecento siti di acque interne (273 per l’esattezza) sono stati chiusi alla balneazione in diversi periodi della passata stagione estiva (www.salute.gov.it/balneazione/balneazione.jsp).
Questo dato è purtroppo molto più negativo rispetto all’anno prima: si è passati dal 65,8 al 46,4% di laghi e fiumi puliti in Italia. In realtà la serie negativa dura da ben otto anni: nel 2002 i corsi d’acqua interni a norma erano sette su dieci.
Sulle acque interne, ottengono i migliori risultati Finlandia, Francia, Germania e Svezia.
Nel 2006 è entrata in vigore una nuova direttiva sulle acque balneabili, che ha aggiornato le tecnologie ed enfatizzato l’esigenza di dare informazioni al pubblico sulla qualità delle zone balneabili. Gli Stati membri hanno tempo fino al 2015 per applicare interamente la nuova direttiva, e in quattordici (Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia, Spagna e Svezia) lo fanno già dall’anno scorso.
Il rapporto 2009 sulla balneabilità della Commissione Europea lo trovate qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-bathing/report_2010.html
Milano rovina la nostra immagine di fronte all’Europa.


Viva Viva il Federalismo!

Al grido di “Roma Ladrona” dei leghisti il Governo trasferisce denaro a favore dei comuni di Roma e Catania mentre la finanziaria taglia drasticamente i fondi per il nostro Parco.
Si apprende da un articolo della Provincia Pavese che la Presidente del Parco Milena Bertani aveva lanciato l’allarme già nello scorso luglio. “Con questi tagli e con questa Finanziaria, la vita dei nostri Parchi è a forte rischio”.
Inoltre, “al direttore Dario Furlanetto non è stato rinnovato il contratto. Si resta quindi in attesa di capire se dal Pirellone potrà arrivare una mano d’aiuto, visto che l’unica possibilità è garantire ai Parchi una propria autonomia impositiva sul modello di quanto avviene per la città di Roma”.
E sì che le idee (intelligenti) non mancherebbero. La Bertani, al cospetto del Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà (PdL), ha rilanciato l’idea del cosiddetto euro per passeggero da destinare alle aree protette. “Basti pensare che solo in Regione Lombardia possiamo contare su ben due scali (Malpensa e Linate) il cui traffico è di oltre 25 milioni di passeggeri, e qui sono addirittura ricompresi in due importanti Parchi (Ticino e Agricolo Sud-Milano)” osserva.
“Le motivazioni politiche per sostenere questa richiesta sono nettamente differenti da quelle previste per la città di Roma (le aree protette sono enti virtuosi) e sono riconducibili a principi di equità e di federalismo, quest’ultimo applicato in campo ambientale poiché queste risorse sono determinanti per continuare a garantire e sviluppare una qualità ecosistemica ed ecologica permanente”.
Che la Bertani parli di federalismo e la Lega a Roma faccia l’opposto è segno dei tempi nei quali viviamo. L’importante non è mantenere le promesse, ma annunciare il federalismo e poi fare il contrario.
Intanto, Bossi e Berlusconi con una mano tagliano i fondi per il Parco del Ticino e con l’altra finanziano i progetti per uccidere il nostro fiume. L’opposizione tace.
Roma ladrona! Ma Milano?

Written by sistemielettorali

25 ottobre 2010 a 12:59

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