Sistemi elettorali

JP Morgan, 3Q2010

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Continuiamo a parlare di JP Morgan.
E’ stata pubblicata da pochi giorni la trimestrale della banca (qui i documenti dal sito ufficiale: http://investor.shareholder.com/jpmorganchase/events.cfm).
Il trend negativo prosegue, sebbene l’utile pre-tasse sia in crescita.


I ricavi netti del terzo trimestre di JP Morgan sono scesi dell’11% y/y (-5% q/q) a $24,8bn così come i ricavi da investimenti sono scesi del 18% y/y (-9% q/q) a $ 12,6bn da $13,9bn nell’anno precedente e il margine di interesse netto è sceso del 2% y/y (-2% q/q) a $12,5bn contro i $12,7bn dell’anno precedente.
Le spese operative sono cresciute del 7% y/y (-2% q/q) a $14,4bn mentre le spese di compensazione per l’utile netto sono rimaste sostanzialmente stabili (28% vs 27,5%), mentre le spese non compensative balzano al 33% vs 23% del corrispondente periodo dello scorso anno.
In diminuzione ROE e ROA: rispettivamente al 10% e 0,86%. Il Tier1 è all’11,9% contro il 12,1% dello scorso trimestre.
Come risultato del “Fraudclosure” è probabile che questo dato salga alle stelle il prossimo trimestre. Nel complesso, l’indice di efficienza (costi-ricavi complessivi) è aumentato al 60% vs 51% e ci aspettiamo che questo rapporto aumenti ancora il prossimo trimestre.
Il dato sul trading, che avevamo analizzato nella discussione precedente, riporta un incremento di circa il 10% q/q: da 2,09bn a 2,34bn (ma nel terzo trimestre 2009 avevamo 3,86bn).
Altro dato negativo: lo spread sui tassi. JP Morgan paga lo 0,81% e incassa il 3,75%. Lo spread è al 2,94% in peggioramente rispetto al 3,06% dello scorso trimestre e al 3% del 3° trimestre 2009.
Anche il costo del denaro prestato dalla FED è zero, vediamo quindi come le cose non stiano migliorando.  Il denaro richiesto alla FED, tra l’altro, è cresciuto percentualmente se guardiamo al totale degli “interest bearing assets” (12% del mese scorso contro il 7,7% di marzo 2009). Lo spread della banca peggiora quindi perchè i crediti sono diminuiti dal 38% al 35% circa delle attività e si investe in modo molto meno rischioso.

Tuttavia, nonostante una flessione dei ricavi netti e un aumento delle spese operative (entrambi sembrano essere parte di una tendenza evidente), l’utile prima delle imposte è aumentato del 22% y/y a seguito del fatto che gli accantonamenti per perdite su crediti sono stati tagliati del 60%. JPM ha ridotto il fondo perdite su crediti, nonostante non vi sia alcuna prova di un sostanziale miglioramento sostenibile del credito. Gli accantonamenti hanno seguito il dato degli storni per due trimestri consecutivi di fila.
In pratica, le riserve per perdite su crediti delle banche sono scesi al 4,9% nel 3° trimestre dal 5,1% nel 2 ° trimestre e dal 4,7% nell’anno precedente. Se da una parte la riduzione degli accantonamenti ha aiutato la banca a mascherare la sua mancanza di profitti, essa d’altro canto ha però minato la sua capacità di assorbire le perdite, se le condizioni economiche peggioreranno. Il test Eyles, una misura della capacità delle banche di assorbire le perdite, è conseguentemente peggiorato al 1,9% nel 3° trimestre dal 3,7% nel 2° trimestre e del 5,9% nel 3° trimestre 09.
Capitolo pignoramenti: il periodo medio tra la messa in sofferenza dei mutui resienziali e il pignoramento è di ben 448 giorni, contro i 223 del 2009. Altro dato negativo: il tasso di insolvenza meno il tasso dei pignoramenti è anch’esso in crescita: 5,3% nell’agosto 2010 (9,8% meno 4,6%).


Rimane il fatto che vi è una sensibile diminuzione dell’utile netto rispetto al secondo trimestre: da 4,8bn a 4,4bn.

JPM ha anche aumentato le sue riserve di riacquisto mutui di $1,0bn al lordo delle imposte in previsione di pressioni da parte del GSE per il riacquisto dei mutui in difficoltà e ha creato un accantonamento di 1,3 miliardi di dollari per contenziosi legali sulle riserve.

Altra nota negativa, il ROE (8,3% stimato) è inferiore al costo di detto capitale (9,5%).  E negli anni a venire le previsioni sono più o meno le stesse. Brutto segnale.

Last but not least, i derivati. JP Morgan ha nel proprio portafoglio una notevole quantità di derivati. Il problema maggiore è rappresentato dal rating. Il totale netto dei derivati con rating BBB o inferiore è del 37% circa, ben oltre il livello di banche come Lehman Brothers (9,2%) o Bear Sterns (17%) prima del loro fallimento.

Written by sistemielettorali

20 ottobre 2010 a 09:28

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