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Accantonamenti per crediti deteriorati: al di là dei ratios comuni

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Dopo i dati delle ultime trimestrali, possiamo dire a ragion veduta che il problema della qualità del credito rappresenta ancora una spia fondamentale. Anzi, esso è il dato più importante che viene analizzato (per quanto possibile) dagli analisti.
E se molte banche non offrono dati sufficienti per studiare il proprio portafoglio, anche gli analisti spesso ci mettono del loro, ancorati sempre più a ratios tipo il classico “riserve/crediti in sofferenza”.
Altri, invece, si soffermano con particolare insistenza sugli incrementi delle attività non-performing o sugli storni (charge-offs).
Così facendo, può essere facile giungere a conclusioni affrettate nella valutazione di una banca.
Pur ammettendo che leggendo un bilancio bancario si possano spesso incontrare molte difficoltà nel reperire le informazioni più utili, proviamo a tratteggiare una quadro diverso.
Innanzitutto, intendiamoci sulla terminologia.
Primo: le riserve sui crediti deteriorati rappresentano una voce dello stato patrimoniale che storna le attività, segnatamente i crediti lordi. Ogni trimestre, infatti, le riserve aumentano per l’importo dei nuovi accantonamenti e vengono ridotte per l’ammontare degli storni.
Secondo: l’accantonamento sui crediti deteriorati è una voce di spesa che viene aggiunta o sottratta dalle riserve. Esso è determinato dal management in base alla situazione del proprio portafoglio crediti.
Abbiamo già visto come questa voce si presti a varie interpretazioni e, da sola, abbia permesso a parecchie banche di presentare bilanci migliori del previsto.
In alcuni casi, questi accantonamenti possono anche essere negativi, e partecipare quindi all’utile pre-tasse.
Terzo, i crediti non-accrual sono in genere crediti per i quali il debitore non onora i pagamenti da oltre 90 giorni, crediti non inseriti nel processo di recupero.
Un credito può essere messo in stato “non accrual” anche prima dei 90 giorni nel caso in cui determinati fattori facciano intravedere una situazione ormai compromessa.
“Non accrual” significa che la banca smette di calcolare gli interessi su tale finanziamento, sebbene tecnicamente il credito sia ancora in essere.
In questi casi, le banche possono piazzare il cash ricevuto nei ricavi, oppure utilizzarlo per decurtare il capitale residuo. La maggior parte delle banche non pubblica tale dato nelle trimestrali, sebbene esso possa essere un utile per valutare la qualità del portafoglio dei crediti non accrual.
Quarto: i crediti compromessi sono un sottoinsieme dei non accrual.
Generalmente essi consistono in grandi crediti commerciali che mostrano difficoltà ben verificabili.
Quinto: i crediti ristrutturati sono crediti i cui termini contrattuali sono stati rinegoziati.
Questi crediti, se vengono rinegoziati a tassi inferiori a quelli di mercato, rimangono in stato “ristrutturati” finchè non vengono ripagati interamente.
Crediti rinegoziati ad un tasso di mercato tornano in stato “current” se il debitore onora i pagamenti per un periodo di almeno sei mesi.
La maggior parte delle banche portano ad utile il cash ricevuto sui crediti ristrutturati.
Sesto: i crediti non-performing sono la somma dei non-accrual e dei ristrutturati. E’ importante per gli analisti distinguere tra crediti non-accrual, compromessi e ristrutturati in quanto le future perdite potenziali possono variare in modo significativo tra queste categorie.
Settimo: gli storni netti sono la differenza tra i lordi e ogni importo recuperato (parziale o totale) sui crediti.
Ogni storno netto di una banca viene sottratto dalle riserve, o aggiunto se sono stati recuperati degli importi.
Otto: le altre attività non performing sono asset di cui la banca ha preso possesso, generalmente attraverso i pignoramenti. Le spese pagate per detenere questi asset (tasse di proprietà, ad esempio) sono spese operative, così come le svalutazioni o le perdite derivanti dalla disponibilità di tali assets.
Le perdite da altre attività non-performing (chiamate anche OREO, Other Real Estate Owned) non possono essere sottratte dalle riserve perchè esse non sono crediti.
Infine, gli assets non-performing sono la somma dei crediti non-performing più altre attività non-performing.
Dopo questa breve panoramica sulla definizione dei termini più comuni, vediamo come essi si inseriscono nella realtà e come possono variare da banca a banca.
Andiamo a vedere la prima tabella, che mostra i crediti e gli assets non-performing della First Horizon.

Si noti che alla fine del 2006, Fifth Third aveva la metà dei crediti non-performing di First Horizon, ma alla fine del 2008 questo dato era quasi tre volte superiore a quello della First Horizon.
La tabella 2 mostra gli storni dei crediti delle due banche nello stesso periodo:

Diamo uno sguardo a come le banche decidono quando stornare un prestito problematico.
Per cominciare, il metodo dipende dal tipo di prestito. I prestiti omogenei, come quelli concessi ai consumatori, sono automaticamente stornati dopo un determinato periodo di tempo (ad esempio, le carte di credito dopo 120 giorni, tranne nel caso di fallimento).

Ma per i maggiori prestiti commerciali, la decisione non è così automatica. In primo luogo, essa dipende dal fatto che il prestito è già stato classificato come incagliato. Secondo il FAS 114 l’importo stornato di un credito deteriorato è la differenza tra il saldo residuo del prestito e il valore attuale netto dei flussi di cassa attesi del prestito o il valore di mercato secondario del credito.
I crediti commerciali non incagliati, al contrario, sono scaricati del valore stimato del capitale recuperato. Pertanto, i crediti deteriorati in genere soffrono di maggiori svalutazioni a causa del valore attuale netto.
Così mentre gli investitori cercano di stimare la perdita futura del portafoglio dei crediti non-performing di una banca, essi devono anche distinguere tra la quantità del portafoglio compromessa e non compromessa. Nell’esempio che stiamo utilizzando, sia First Horizon che Fifth Third risultano tra le banche più aggressive ad applicare FAS 114 in materia di contabilità per i crediti deteriorati. Le banche che non sono così aggressive nel riconoscere i crediti deteriorati tenderebbero a registrare questi storni più gradualmente nel corso dei vari periodi di riferimento.
Quindi, come potete vedere, un investitore che cerca di valutare l’adeguatezza delle riserve sui crediti non-performing di due banche, senza tener conto delle differenze nelle prassi contabili, lo fa a suo rischio e pericolo!
Successivamente, la tabella 3 fornisce una diversa ripartizione dei crediti non-performing della First Horizon:

Ogni trimestre, la First Horizon riporta dei dati utili rispetto alla qualità del credito, in particolare per quanto riguarda i suoi crediti deteriorati che sono stati svalutati al valore netto di realizzo.
Il grafico 1, in basso, fornisce un esempio:

La pratica contabile della società non prevede riserve per la stragrande maggioranza dei crediti deteriorati. Tuttavia, l’azienda ha ridotto il loro valore di carico del 32%. Al contrario, ha stanziato circa una riserva del 20% per le altre attività commerciali, crediti non deteriorati non-performing. Così i crediti deteriorati sono stati contabilizzati con un metodo più conservativo, anche se non un dollaro è stato loro riservato negli accantonamenti.

Gli analisti bancari ricorrono a misure eccessivamente semplicistiche per valutare l’adeguatezza della riserve sui prestiti deteriorati di una banca. Il risultato è una pessima analisi.

Le riserve per perdite sui crediti sono aggiustate ogni trimestre in base alla perdita di interesse stimato nel portafoglio crediti della società, sia performante che in sofferenza. Ergo: non ha senso per un investitore valutare l’adeguatezza delle riserve confrontando queste ultime con i prestiti in sofferenza. Difficile dire perché le banche incoraggino tale analisi semplicistica pubblicando questo rapporto nei loro comunicati stampa e nei bilanci.

Tra le grandi banche,  la migliore comunicazione relativa alla situazione del portafoglio crediti viene da First Horizon. Una volta all’anno, la società prevede nel suo 10-K i dettagli che stanno dietro il calcolo della propria riserva sui crediti. Nel suo 10-K, si riporta il metodo col quale vengono calcolate le riserve:
“[gli accantonamenti sui crediti deteriorati] relativi a prestiti di piccolo importo (prestiti al dettaglio) sono determinati sulla base di gruppi di prestiti simili che hanno caratteristiche di credito simili. . . First Horizon gestisce il rischio di credito dei prestiti al dettaglio a livello di portafoglio. Le riserve di portafoglio sono determinate utilizzando modelli analitici che incorporano vari fattori che comunque non sono limitati all’esperienza sulla frequenza delle perdite e ai livelli di gravità delle perdite attese. In generale, le riserve per i prestiti relativi riflette le perdite inerenti nel portafoglio che ci si aspetta di incontrare per i successivi dodici mesi”.

La tabella 4 mostra i saldi di fine anno sui prestiti della First Horizon per categoria, riserve associate e  percentuale della riserva, per il 2007 e il 2008.

Come si può vedere, nel 2008, le riserve della Horizon per i prestiti al consumo sono aumentate di circa quattro volte, sia come importo in dollari che come percentuale dei prestiti.
Ma il 41% di questo aumento era collegato ad una singola categoria: il portafoglio “one-time-close” (prestiti per l’edilizia residenziale, che diventano mutui dopo il completamento), anche se la dimensione di tale portafoglio è diminuito della metà. Ancora più interessanti sono le informazioni della First Horizon  relative alle sue riserve per perdite su crediti commerciali. Come tutte le banche, First Horizon assegna un livello a ciascuno dei suoi prestiti commerciali in base alla probabilità di questo di essere rimborsato. Le banche utilizzano sistemi diversi; First Horizon utilizza una scala di 16 punti.

Alla First Horizon, il manager responsabile per i prestiti assegna un punteggio in base alla categoria dei prestiti, che comprendono misure oggettive e soggettive. Questo score è controllato dai revisori e dalle autorità di regolamentazione bancaria.
I crediti nelle categorie 1-11 sono “pass”, i crediti 12 sono “pass-watch”, 13 sono “special mention”, 14 “sub-standard”, 15 “dubbi” e 16 “perdita”.
La somma dei 13, 14, 15, 16 sono indicati come prestiti “critici”. In aggiunta, ci sono i finanziamenti classificati come crediti deteriorati FAS 114.

Le riserve sono poi definite in accordo al tipo di prestito sulla base dei trend dei flussi e della gravità delle perdite attese, con l’esperienza più recente ponderata più pesantemente.
La tabella 5 fornisce una ripartizione per rating dei prestiti commerciali First Horizon, con associate le riserve per importo totale e per percentuale (anni 2007 e 2008).


Essa mostra che meno della metà (49%) delle riserve sui prestiti commerciali a fine anno erano dovute a crediti classificati (in qualche difficoltà) o incagliati. E ricordate, i 1.526 milioni di dollari in crediti classificati e incagliati è quasi tre volte i 574 milioni di crediti in sofferenza. Eppure, per qualche ragione, gli analisti tendono a prestare maggiore attenzione ai non-performing. In effetti, la maggior parte degli importi aggiunti alle riserve probabilmente provengono dal contenitore più grande, dei prestiti classificati e compromessi.
L’aumento di $ 168.000.000 (75%) nelle riserve della First Horizon del 2008 è stato guidato più dal downgrade del rating dei crediti in bonis e da un aumento della gravità delle perdite stimate piuttosto che da un aumento del numero dei prestiti più problematici. E, ancora, i prestiti commerciali in sofferenza sono solo circa un terzo del totale dei prestiti classificati.
Morale della favola: non è un incremento dei crediti non-performing che porta le banche ad aumentare le proprie riserve, come ci dice l’esempio relativo alla First Horizon: è il downgrading del portafoglio dei crediti in bonis e una stima della gravità delle perdite che causano un incremento degli accantonamenti.
I crediti non-performing sono quindi un “lagging indicator”, ossia un indicatore che ci segnala in ritardo eventuali problemi sul portafoglio crediti di una banca. In questo modo, gli analisti che si focalizzano solo sul rapporto crediti in sofferenza/riserve stanno semplicemente mischiando le pere con le mele. Questo indicatore può descrivere infatti la bontà del portafoglio crediti nel passato, ma non nel futuro.

Written by sistemielettorali

4 ottobre 2010 a 20:11

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