Sistemi elettorali

Archive for ottobre 2010

Ticino chi?

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C’era una volta…

Racconto numero 1: cento anni fa, prima che nascesse il sole delle Alpi, in alcuni mesi dell’anno, il Seveso si ritirava.
Proprio così: nei periodi di secca, il Seveso rimaneva un greto prosciugato. Ecco perché ancora oggi si chiama torrente. Poi è arrivata l’urbanizzazione.
Dagli anni cinquanta il Nord di Milano diventa uno dei territori più costruiti d’Italia, la città del fare, la capitale morale d’Italia, almeno così dicono.
Il risultato di questo “fare” sconclusionato, nevrotico, privo di buon senso e rispetto della natura è stato una distesa d’asfalto. Dove l’acqua non viene assorbita, ma scorre. Il Seveso diventa la grande fogna. E quando piove raccoglie l’acqua di un bacino enorme (decine di volte più grande di quello naturale). La barbarie ecologica del boom edilizio ha completato il disastro.
Milano distrugge la sua natura.


Lo grande peccato

Racconto numero 2: lo Scolmatore di Nord-Ovest è un canale costruito circa 40 anni fa per raccogliere le acque di piena di una serie di corsi d’acqua che scorrono a Nord di Milano (Seveso, Lambro-Garzonera, Guisa, Pudiga, Bozzente, Lura e Olona) e portarle nel Ticino ad Abbiategrasso: si tratta di una vera e propria “circonvallazione fognaria” realizzata per evitare gli allagamenti a nord del borgo milanese.
Quando fu creato lo scolmatore le lingue biforcute dei politici lombardi dissero che sarebbe stato utilizzato solo in casi di emergenza e quando il livello del Ticino era particolarmente alto. Invece le acque reflue vengono scaricate nel Ticino praticamente dopo ogni acquazzone.
Dopo una lunga battaglia si ottenne che almeno le acque di prima pioggia, quelle più inquinate, fossero convogliate alla Conca Fallata nel Deviatore Olona e non arrivassero al fiume.
Il risultato è che le analisi biologiche mostrano, nel tratto Vigevano-Pavia, un graduale peggioramento della qualità delle acque, dovuto allo scolmatore degli scarichi milanesi.
Milano distrugge la nostra natura.


Dai un dito e si prendono il braccio

Racconto numero 3: negli ultimi anni, grazie alle giunte Formigoni e Albertini, si è tornato a parlare con insistenza in Regione Lombardia ed al Comune di Milano di un  raddoppio dello scolmatore, aumentando la portata da 30 a 60 mc\sec.
A setttembre, dopo l’ennesima esondazione del Seveso con i mezzi pubblici milanesi paralizzati per giorni dalle parti di viale Zara, è stata approvata dalla Giunta Lombarda (PdL+Lega) la D.g.r. 15 settembre 2010 – n. 9/479, “Schema di Accordo di Programma tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Regione Lombardia finalizzato alla programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico”.
Con il risultato che  “l’Aipo – spiega Romano La Russa – su richiesta della Regione Lombardia, ha sbloccato i 14,6 milioni di euro che avevamo chiesto come anticipazione dei Fondi Fas (aree sottoutilizzate) e di conseguenza la Provincia di Milano, come già convenuto nel Tavolo allargato del 7 ottobre scorso, potrà ora procedere all’appalto dei lavori secondo il progetto che è già stato approvato”.
Milano, svergognata, prosegue la sua opera di stupro del Ticino.


Il silenzio assordante dei pavesi

In regione abbiamo 3 rappresentanti della nostra provincia: Giancarlo Abelli (PdL), Angelo Ciocca (Lega Nord) e Giuseppe Villani (PD).
Finora, non risulta che vi siano stati sussulti di dignità per difendere il territorio pavese. Forse che la terra pavese è meno padana di quella milanese?
O forse ci si è già rassegnati? O forse ancora che si aspetta il materializzarsi del danno per protestare inutilmente?
Anche dal Consiglio Comunale (maggioranza PdL+Lega) e Provinciale (maggioranza PdL+Lega) pavese nessuna presa di posizione ufficiale, neanche sottovoce.
Dal che si deduce che le attenzioni per l’ambiente sono chiacchiere buone solo in campagna elettorale e la difesa del territorio sbandierata soprattutto dalla Lega solo dei bla-bla visto che i fatti sono inesistenti. Più facile minacciare le ronde (mai viste) per combattere nemici inesistenti.
Milano approfitta della passività pavese.


Europa felix

L’Europa ci bagna il naso. Il 96% delle zone di balneazione costiere e il 90% di quelle nei fiumi e nei laghi sono conformi con le norme e quindi possono essere considerate pulite.
Ma i dati su laghi e fiumi in Italia sono ancora negativi. In regola è meno della metà dei siti monitorati (46,4%, cioè 357). Quasi trecento siti di acque interne (273 per l’esattezza) sono stati chiusi alla balneazione in diversi periodi della passata stagione estiva (www.salute.gov.it/balneazione/balneazione.jsp).
Questo dato è purtroppo molto più negativo rispetto all’anno prima: si è passati dal 65,8 al 46,4% di laghi e fiumi puliti in Italia. In realtà la serie negativa dura da ben otto anni: nel 2002 i corsi d’acqua interni a norma erano sette su dieci.
Sulle acque interne, ottengono i migliori risultati Finlandia, Francia, Germania e Svezia.
Nel 2006 è entrata in vigore una nuova direttiva sulle acque balneabili, che ha aggiornato le tecnologie ed enfatizzato l’esigenza di dare informazioni al pubblico sulla qualità delle zone balneabili. Gli Stati membri hanno tempo fino al 2015 per applicare interamente la nuova direttiva, e in quattordici (Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Ungheria, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Slovacchia, Spagna e Svezia) lo fanno già dall’anno scorso.
Il rapporto 2009 sulla balneabilità della Commissione Europea lo trovate qui: http://ec.europa.eu/environment/water/water-bathing/report_2010.html
Milano rovina la nostra immagine di fronte all’Europa.


Viva Viva il Federalismo!

Al grido di “Roma Ladrona” dei leghisti il Governo trasferisce denaro a favore dei comuni di Roma e Catania mentre la finanziaria taglia drasticamente i fondi per il nostro Parco.
Si apprende da un articolo della Provincia Pavese che la Presidente del Parco Milena Bertani aveva lanciato l’allarme già nello scorso luglio. “Con questi tagli e con questa Finanziaria, la vita dei nostri Parchi è a forte rischio”.
Inoltre, “al direttore Dario Furlanetto non è stato rinnovato il contratto. Si resta quindi in attesa di capire se dal Pirellone potrà arrivare una mano d’aiuto, visto che l’unica possibilità è garantire ai Parchi una propria autonomia impositiva sul modello di quanto avviene per la città di Roma”.
E sì che le idee (intelligenti) non mancherebbero. La Bertani, al cospetto del Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà (PdL), ha rilanciato l’idea del cosiddetto euro per passeggero da destinare alle aree protette. “Basti pensare che solo in Regione Lombardia possiamo contare su ben due scali (Malpensa e Linate) il cui traffico è di oltre 25 milioni di passeggeri, e qui sono addirittura ricompresi in due importanti Parchi (Ticino e Agricolo Sud-Milano)” osserva.
“Le motivazioni politiche per sostenere questa richiesta sono nettamente differenti da quelle previste per la città di Roma (le aree protette sono enti virtuosi) e sono riconducibili a principi di equità e di federalismo, quest’ultimo applicato in campo ambientale poiché queste risorse sono determinanti per continuare a garantire e sviluppare una qualità ecosistemica ed ecologica permanente”.
Che la Bertani parli di federalismo e la Lega a Roma faccia l’opposto è segno dei tempi nei quali viviamo. L’importante non è mantenere le promesse, ma annunciare il federalismo e poi fare il contrario.
Intanto, Bossi e Berlusconi con una mano tagliano i fondi per il Parco del Ticino e con l’altra finanziano i progetti per uccidere il nostro fiume. L’opposizione tace.
Roma ladrona! Ma Milano?

Written by sistemielettorali

25 ottobre 2010 at 12:59

JP Morgan, 3Q2010

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Continuiamo a parlare di JP Morgan.
E’ stata pubblicata da pochi giorni la trimestrale della banca (qui i documenti dal sito ufficiale: http://investor.shareholder.com/jpmorganchase/events.cfm).
Il trend negativo prosegue, sebbene l’utile pre-tasse sia in crescita.


I ricavi netti del terzo trimestre di JP Morgan sono scesi dell’11% y/y (-5% q/q) a $24,8bn così come i ricavi da investimenti sono scesi del 18% y/y (-9% q/q) a $ 12,6bn da $13,9bn nell’anno precedente e il margine di interesse netto è sceso del 2% y/y (-2% q/q) a $12,5bn contro i $12,7bn dell’anno precedente.
Le spese operative sono cresciute del 7% y/y (-2% q/q) a $14,4bn mentre le spese di compensazione per l’utile netto sono rimaste sostanzialmente stabili (28% vs 27,5%), mentre le spese non compensative balzano al 33% vs 23% del corrispondente periodo dello scorso anno.
In diminuzione ROE e ROA: rispettivamente al 10% e 0,86%. Il Tier1 è all’11,9% contro il 12,1% dello scorso trimestre.
Come risultato del “Fraudclosure” è probabile che questo dato salga alle stelle il prossimo trimestre. Nel complesso, l’indice di efficienza (costi-ricavi complessivi) è aumentato al 60% vs 51% e ci aspettiamo che questo rapporto aumenti ancora il prossimo trimestre.
Il dato sul trading, che avevamo analizzato nella discussione precedente, riporta un incremento di circa il 10% q/q: da 2,09bn a 2,34bn (ma nel terzo trimestre 2009 avevamo 3,86bn).
Altro dato negativo: lo spread sui tassi. JP Morgan paga lo 0,81% e incassa il 3,75%. Lo spread è al 2,94% in peggioramente rispetto al 3,06% dello scorso trimestre e al 3% del 3° trimestre 2009.
Anche il costo del denaro prestato dalla FED è zero, vediamo quindi come le cose non stiano migliorando.  Il denaro richiesto alla FED, tra l’altro, è cresciuto percentualmente se guardiamo al totale degli “interest bearing assets” (12% del mese scorso contro il 7,7% di marzo 2009). Lo spread della banca peggiora quindi perchè i crediti sono diminuiti dal 38% al 35% circa delle attività e si investe in modo molto meno rischioso.

Tuttavia, nonostante una flessione dei ricavi netti e un aumento delle spese operative (entrambi sembrano essere parte di una tendenza evidente), l’utile prima delle imposte è aumentato del 22% y/y a seguito del fatto che gli accantonamenti per perdite su crediti sono stati tagliati del 60%. JPM ha ridotto il fondo perdite su crediti, nonostante non vi sia alcuna prova di un sostanziale miglioramento sostenibile del credito. Gli accantonamenti hanno seguito il dato degli storni per due trimestri consecutivi di fila.
In pratica, le riserve per perdite su crediti delle banche sono scesi al 4,9% nel 3° trimestre dal 5,1% nel 2 ° trimestre e dal 4,7% nell’anno precedente. Se da una parte la riduzione degli accantonamenti ha aiutato la banca a mascherare la sua mancanza di profitti, essa d’altro canto ha però minato la sua capacità di assorbire le perdite, se le condizioni economiche peggioreranno. Il test Eyles, una misura della capacità delle banche di assorbire le perdite, è conseguentemente peggiorato al 1,9% nel 3° trimestre dal 3,7% nel 2° trimestre e del 5,9% nel 3° trimestre 09.
Capitolo pignoramenti: il periodo medio tra la messa in sofferenza dei mutui resienziali e il pignoramento è di ben 448 giorni, contro i 223 del 2009. Altro dato negativo: il tasso di insolvenza meno il tasso dei pignoramenti è anch’esso in crescita: 5,3% nell’agosto 2010 (9,8% meno 4,6%).


Rimane il fatto che vi è una sensibile diminuzione dell’utile netto rispetto al secondo trimestre: da 4,8bn a 4,4bn.

JPM ha anche aumentato le sue riserve di riacquisto mutui di $1,0bn al lordo delle imposte in previsione di pressioni da parte del GSE per il riacquisto dei mutui in difficoltà e ha creato un accantonamento di 1,3 miliardi di dollari per contenziosi legali sulle riserve.

Altra nota negativa, il ROE (8,3% stimato) è inferiore al costo di detto capitale (9,5%).  E negli anni a venire le previsioni sono più o meno le stesse. Brutto segnale.

Last but not least, i derivati. JP Morgan ha nel proprio portafoglio una notevole quantità di derivati. Il problema maggiore è rappresentato dal rating. Il totale netto dei derivati con rating BBB o inferiore è del 37% circa, ben oltre il livello di banche come Lehman Brothers (9,2%) o Bear Sterns (17%) prima del loro fallimento.

Written by sistemielettorali

20 ottobre 2010 at 09:28

36 consigli per una buona scrittura

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1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

18. Metti, le virgole, al posto giusto.

19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

36. Una frase compiuta deve avere

Written by sistemielettorali

13 ottobre 2010 at 20:21

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Fondo pensione – aggiornamento

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Aggiorniamo il fondo pensione.

Abbiamo acquistato due nuovi etf:
– ETF Physical Platinum  PHPT.MI / ISIN JE00B1VS2W53
– iShares FTSE EPRA/NAREIT1 UK Property Fund  IUKP.MI / ISIN IE00B1TXLS18

Con questi due ingressi, il portafoglio vede:
– 45% obbligazionario
– 22% azionario
– 20% liquidità
– 10% commodities
–  3% real estate

Il rendimento, comprensivo dei dividendi, è dell’1,02%.
Il calo del dollaro, tuttavia, azzera i guadagni ottenuti con i due etf VIG e HYG.

Written by sistemielettorali

12 ottobre 2010 at 10:51

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Elezioni legislative venezuelane – 26/09/2010

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BOLIVARIAN REPUBLIC OF VENEZUELA
LEGISLATIVE ELECTIONS OF 26 SEPTEMBER 2010
=====================================================================
Elections to the National Assembly
Source: National Election Council website

Parties
---------------------------------------------------------------------
* MUD - Mesa de la Unidad Democrática (Coalition for Democratic 
   Unity)
* PPT - Patria Para Todos (Fatherland for All)
* PSUV - Partido Socialista Unido de Venezuela (United Socialist 
   Party of Venezuela)

The National Assembly consists of 165 members: 110 elected from 87 
Circumscriptions (electoral districts), each electing one, two, or 
three members on a non-proportional basis, 52 members elected by 
proportional representation from the states, with each state electing 
either two or three members from party lists regardless of population, 
and three members representing Indigenous peoples.

NATIONAL SUMMARY OF SEATS
=====================================================================
Party                                     Circum      List     Total
---------------------------------------------------------------------
Coalition for Democratic Unity (MUD)       38         26        64
Fatherland for All (PPT)                    1          1         2
United Socialist Party (PSUV)              71         25        96
Others                                      -          -         3
---------------------------------------------------------------------
Total                                     110         52       165
---------------------------------------------------------------------
The three "others" are the three members representing Indigenous 
peoples, who belong to minor parties.


LIST MEMBERS
=====================================================================

NATIONAL SUMMARY
=====================================================================
Party                                           Votes    %      Seats
---------------------------------------------------------------------
Coalition for Democratic Unity (MUD)          5,334,309  47.2   26
Fatherland for All (PPT)                        354,677  03.1    1
United Socialist Party of Venezuela (PSUV)    5,451,419  48.3   25
Others                                          155,429  01.4    -
---------------------------------------------------------------------
Total                                        11,295,834         52
---------------------------------------------------------------------

CIRCUMSCRIPTION MEMBERS
===========================================================

NATIONAL SUMMARY OF VOTES AND SEATS
===========================================================
Party                              Votes       %      Seats
-----------------------------------------------------------
Coalition for Dem Unity (MUD)       5,294,304  47.2    38
Fatherland for All (PPT)              356,127  03.2     1
United Socialist Party (PSUV)       5,451,989  48.6    71
Others                                125,229  01.1     -
-----------------------------------------------------------
Total                              11,227,649         110
-----------------------------------------------------------

Written by sistemielettorali

10 ottobre 2010 at 17:04

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Elezioni legislative lettoni – 02/10/2010

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REPUBLIC OF LATVIA
LEGISLATIVE ELECTIONS OF 2 OCTOBER 2010
=====================================================================
Elections to the Saeima (Parliament)
Source: Latvian government website

Parties
---------------------------------------------------------------------
* NA - Nacionala Apvieniba (National Alliance)
* PCTVL - Par Cilvçka Tiesîbâm Vienotâ Latvijâ (For Civil Rights in a 
   United Latvia)
* PLL - Par Labu Latviju (For a Good Latvia)
* SC - Saskanas Centrs (Harmony Centre) 
* V - Vienotiba (Unity) 
* ZZS - Zaïo un Zemnieku Savienîba (Union of Greens and Farmers)

For a Good Latvia is a coalition of Latvia First - Latvia's Way 
(LPP-LC) and the People's Party (TP).
National Alliance is a coalition of Fatherland and Freedom 
(TB-LNNK) and other conservative groups.
Unity was formerly the New Era (JL) party. 

NATIONAL SUMMARY OF VOTES AND SEATS
=====================================================================
Votes and seats are compared with those won at the October 2006
elections. Parties must win 5% of the national vote to gain
representation, even if they win more than 5% in a particular 
electoral region.
---------------------------------------------------------------------
Party                                Votes     %             Seats
---------------------------------------------------------------------
National Alliance (NA)                 74,028  07.7  +00.8     8
For Civil Rights (PCTVL)               13,845  01.4  -04.6     -  -06
For a Good Latvia (PLL)                73,877  07.7  -20.5     8  -25
Harmony Centre (SC)                   251,397  26.0  +11.6    29  +12
Unity (V)                             301,424  31.2  +14.8    33  +15
Union of Greens and Farmers (ZZS)     190,025  19.7  +03.0    22  +04
Others                                 40,229  04.3            -
---------------------------------------------------------------------
Total                                 944,825                100
---------------------------------------------------------------------

Written by sistemielettorali

10 ottobre 2010 at 17:01

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Accantonamenti per crediti deteriorati: al di là dei ratios comuni

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Dopo i dati delle ultime trimestrali, possiamo dire a ragion veduta che il problema della qualità del credito rappresenta ancora una spia fondamentale. Anzi, esso è il dato più importante che viene analizzato (per quanto possibile) dagli analisti.
E se molte banche non offrono dati sufficienti per studiare il proprio portafoglio, anche gli analisti spesso ci mettono del loro, ancorati sempre più a ratios tipo il classico “riserve/crediti in sofferenza”.
Altri, invece, si soffermano con particolare insistenza sugli incrementi delle attività non-performing o sugli storni (charge-offs).
Così facendo, può essere facile giungere a conclusioni affrettate nella valutazione di una banca.
Pur ammettendo che leggendo un bilancio bancario si possano spesso incontrare molte difficoltà nel reperire le informazioni più utili, proviamo a tratteggiare una quadro diverso.
Innanzitutto, intendiamoci sulla terminologia.
Primo: le riserve sui crediti deteriorati rappresentano una voce dello stato patrimoniale che storna le attività, segnatamente i crediti lordi. Ogni trimestre, infatti, le riserve aumentano per l’importo dei nuovi accantonamenti e vengono ridotte per l’ammontare degli storni.
Secondo: l’accantonamento sui crediti deteriorati è una voce di spesa che viene aggiunta o sottratta dalle riserve. Esso è determinato dal management in base alla situazione del proprio portafoglio crediti.
Abbiamo già visto come questa voce si presti a varie interpretazioni e, da sola, abbia permesso a parecchie banche di presentare bilanci migliori del previsto.
In alcuni casi, questi accantonamenti possono anche essere negativi, e partecipare quindi all’utile pre-tasse.
Terzo, i crediti non-accrual sono in genere crediti per i quali il debitore non onora i pagamenti da oltre 90 giorni, crediti non inseriti nel processo di recupero.
Un credito può essere messo in stato “non accrual” anche prima dei 90 giorni nel caso in cui determinati fattori facciano intravedere una situazione ormai compromessa.
“Non accrual” significa che la banca smette di calcolare gli interessi su tale finanziamento, sebbene tecnicamente il credito sia ancora in essere.
In questi casi, le banche possono piazzare il cash ricevuto nei ricavi, oppure utilizzarlo per decurtare il capitale residuo. La maggior parte delle banche non pubblica tale dato nelle trimestrali, sebbene esso possa essere un utile per valutare la qualità del portafoglio dei crediti non accrual.
Quarto: i crediti compromessi sono un sottoinsieme dei non accrual.
Generalmente essi consistono in grandi crediti commerciali che mostrano difficoltà ben verificabili.
Quinto: i crediti ristrutturati sono crediti i cui termini contrattuali sono stati rinegoziati.
Questi crediti, se vengono rinegoziati a tassi inferiori a quelli di mercato, rimangono in stato “ristrutturati” finchè non vengono ripagati interamente.
Crediti rinegoziati ad un tasso di mercato tornano in stato “current” se il debitore onora i pagamenti per un periodo di almeno sei mesi.
La maggior parte delle banche portano ad utile il cash ricevuto sui crediti ristrutturati.
Sesto: i crediti non-performing sono la somma dei non-accrual e dei ristrutturati. E’ importante per gli analisti distinguere tra crediti non-accrual, compromessi e ristrutturati in quanto le future perdite potenziali possono variare in modo significativo tra queste categorie.
Settimo: gli storni netti sono la differenza tra i lordi e ogni importo recuperato (parziale o totale) sui crediti.
Ogni storno netto di una banca viene sottratto dalle riserve, o aggiunto se sono stati recuperati degli importi.
Otto: le altre attività non performing sono asset di cui la banca ha preso possesso, generalmente attraverso i pignoramenti. Le spese pagate per detenere questi asset (tasse di proprietà, ad esempio) sono spese operative, così come le svalutazioni o le perdite derivanti dalla disponibilità di tali assets.
Le perdite da altre attività non-performing (chiamate anche OREO, Other Real Estate Owned) non possono essere sottratte dalle riserve perchè esse non sono crediti.
Infine, gli assets non-performing sono la somma dei crediti non-performing più altre attività non-performing.
Dopo questa breve panoramica sulla definizione dei termini più comuni, vediamo come essi si inseriscono nella realtà e come possono variare da banca a banca.
Andiamo a vedere la prima tabella, che mostra i crediti e gli assets non-performing della First Horizon.

Si noti che alla fine del 2006, Fifth Third aveva la metà dei crediti non-performing di First Horizon, ma alla fine del 2008 questo dato era quasi tre volte superiore a quello della First Horizon.
La tabella 2 mostra gli storni dei crediti delle due banche nello stesso periodo:

Diamo uno sguardo a come le banche decidono quando stornare un prestito problematico.
Per cominciare, il metodo dipende dal tipo di prestito. I prestiti omogenei, come quelli concessi ai consumatori, sono automaticamente stornati dopo un determinato periodo di tempo (ad esempio, le carte di credito dopo 120 giorni, tranne nel caso di fallimento).

Ma per i maggiori prestiti commerciali, la decisione non è così automatica. In primo luogo, essa dipende dal fatto che il prestito è già stato classificato come incagliato. Secondo il FAS 114 l’importo stornato di un credito deteriorato è la differenza tra il saldo residuo del prestito e il valore attuale netto dei flussi di cassa attesi del prestito o il valore di mercato secondario del credito.
I crediti commerciali non incagliati, al contrario, sono scaricati del valore stimato del capitale recuperato. Pertanto, i crediti deteriorati in genere soffrono di maggiori svalutazioni a causa del valore attuale netto.
Così mentre gli investitori cercano di stimare la perdita futura del portafoglio dei crediti non-performing di una banca, essi devono anche distinguere tra la quantità del portafoglio compromessa e non compromessa. Nell’esempio che stiamo utilizzando, sia First Horizon che Fifth Third risultano tra le banche più aggressive ad applicare FAS 114 in materia di contabilità per i crediti deteriorati. Le banche che non sono così aggressive nel riconoscere i crediti deteriorati tenderebbero a registrare questi storni più gradualmente nel corso dei vari periodi di riferimento.
Quindi, come potete vedere, un investitore che cerca di valutare l’adeguatezza delle riserve sui crediti non-performing di due banche, senza tener conto delle differenze nelle prassi contabili, lo fa a suo rischio e pericolo!
Successivamente, la tabella 3 fornisce una diversa ripartizione dei crediti non-performing della First Horizon:

Ogni trimestre, la First Horizon riporta dei dati utili rispetto alla qualità del credito, in particolare per quanto riguarda i suoi crediti deteriorati che sono stati svalutati al valore netto di realizzo.
Il grafico 1, in basso, fornisce un esempio:

La pratica contabile della società non prevede riserve per la stragrande maggioranza dei crediti deteriorati. Tuttavia, l’azienda ha ridotto il loro valore di carico del 32%. Al contrario, ha stanziato circa una riserva del 20% per le altre attività commerciali, crediti non deteriorati non-performing. Così i crediti deteriorati sono stati contabilizzati con un metodo più conservativo, anche se non un dollaro è stato loro riservato negli accantonamenti.

Gli analisti bancari ricorrono a misure eccessivamente semplicistiche per valutare l’adeguatezza della riserve sui prestiti deteriorati di una banca. Il risultato è una pessima analisi.

Le riserve per perdite sui crediti sono aggiustate ogni trimestre in base alla perdita di interesse stimato nel portafoglio crediti della società, sia performante che in sofferenza. Ergo: non ha senso per un investitore valutare l’adeguatezza delle riserve confrontando queste ultime con i prestiti in sofferenza. Difficile dire perché le banche incoraggino tale analisi semplicistica pubblicando questo rapporto nei loro comunicati stampa e nei bilanci.

Tra le grandi banche,  la migliore comunicazione relativa alla situazione del portafoglio crediti viene da First Horizon. Una volta all’anno, la società prevede nel suo 10-K i dettagli che stanno dietro il calcolo della propria riserva sui crediti. Nel suo 10-K, si riporta il metodo col quale vengono calcolate le riserve:
“[gli accantonamenti sui crediti deteriorati] relativi a prestiti di piccolo importo (prestiti al dettaglio) sono determinati sulla base di gruppi di prestiti simili che hanno caratteristiche di credito simili. . . First Horizon gestisce il rischio di credito dei prestiti al dettaglio a livello di portafoglio. Le riserve di portafoglio sono determinate utilizzando modelli analitici che incorporano vari fattori che comunque non sono limitati all’esperienza sulla frequenza delle perdite e ai livelli di gravità delle perdite attese. In generale, le riserve per i prestiti relativi riflette le perdite inerenti nel portafoglio che ci si aspetta di incontrare per i successivi dodici mesi”.

La tabella 4 mostra i saldi di fine anno sui prestiti della First Horizon per categoria, riserve associate e  percentuale della riserva, per il 2007 e il 2008.

Come si può vedere, nel 2008, le riserve della Horizon per i prestiti al consumo sono aumentate di circa quattro volte, sia come importo in dollari che come percentuale dei prestiti.
Ma il 41% di questo aumento era collegato ad una singola categoria: il portafoglio “one-time-close” (prestiti per l’edilizia residenziale, che diventano mutui dopo il completamento), anche se la dimensione di tale portafoglio è diminuito della metà. Ancora più interessanti sono le informazioni della First Horizon  relative alle sue riserve per perdite su crediti commerciali. Come tutte le banche, First Horizon assegna un livello a ciascuno dei suoi prestiti commerciali in base alla probabilità di questo di essere rimborsato. Le banche utilizzano sistemi diversi; First Horizon utilizza una scala di 16 punti.

Alla First Horizon, il manager responsabile per i prestiti assegna un punteggio in base alla categoria dei prestiti, che comprendono misure oggettive e soggettive. Questo score è controllato dai revisori e dalle autorità di regolamentazione bancaria.
I crediti nelle categorie 1-11 sono “pass”, i crediti 12 sono “pass-watch”, 13 sono “special mention”, 14 “sub-standard”, 15 “dubbi” e 16 “perdita”.
La somma dei 13, 14, 15, 16 sono indicati come prestiti “critici”. In aggiunta, ci sono i finanziamenti classificati come crediti deteriorati FAS 114.

Le riserve sono poi definite in accordo al tipo di prestito sulla base dei trend dei flussi e della gravità delle perdite attese, con l’esperienza più recente ponderata più pesantemente.
La tabella 5 fornisce una ripartizione per rating dei prestiti commerciali First Horizon, con associate le riserve per importo totale e per percentuale (anni 2007 e 2008).


Essa mostra che meno della metà (49%) delle riserve sui prestiti commerciali a fine anno erano dovute a crediti classificati (in qualche difficoltà) o incagliati. E ricordate, i 1.526 milioni di dollari in crediti classificati e incagliati è quasi tre volte i 574 milioni di crediti in sofferenza. Eppure, per qualche ragione, gli analisti tendono a prestare maggiore attenzione ai non-performing. In effetti, la maggior parte degli importi aggiunti alle riserve probabilmente provengono dal contenitore più grande, dei prestiti classificati e compromessi.
L’aumento di $ 168.000.000 (75%) nelle riserve della First Horizon del 2008 è stato guidato più dal downgrade del rating dei crediti in bonis e da un aumento della gravità delle perdite stimate piuttosto che da un aumento del numero dei prestiti più problematici. E, ancora, i prestiti commerciali in sofferenza sono solo circa un terzo del totale dei prestiti classificati.
Morale della favola: non è un incremento dei crediti non-performing che porta le banche ad aumentare le proprie riserve, come ci dice l’esempio relativo alla First Horizon: è il downgrading del portafoglio dei crediti in bonis e una stima della gravità delle perdite che causano un incremento degli accantonamenti.
I crediti non-performing sono quindi un “lagging indicator”, ossia un indicatore che ci segnala in ritardo eventuali problemi sul portafoglio crediti di una banca. In questo modo, gli analisti che si focalizzano solo sul rapporto crediti in sofferenza/riserve stanno semplicemente mischiando le pere con le mele. Questo indicatore può descrivere infatti la bontà del portafoglio crediti nel passato, ma non nel futuro.

Written by sistemielettorali

4 ottobre 2010 at 20:11