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Utili delle banche USA nel secondo trimestre 2010

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Pubblicati ieri dalla FDIC i dati sugli utili delle banche USA nel secondo trimestre 2010
I ricavi del trimestre sono i più elevati da tre anni a questi parte

Le riduzioni degli accantonamenti per le perdite su crediti evidenzia il miglioramento degli indicatori di qualità del credito nel corso del secondo trimestre 2010. I ricavi trimestrali di 21,6 miliardi di dollari sono in netto aumento rispetto alle perdite di 4,4 miliardi dollari di un anno fa e rappresentano il più alto guadagno dal terzo trimestre 2007. Quasi due banche su tre (65,5%) hanno riportato un utile netto maggiore (anno su anno). La proporzione degli istituti riportanti una perdita netta è rimasta elevata, il 20%, ma è in discesa rispetto al 29% di un anno prima.
La realtà disaggregata, purtroppo, ci fa vedere un quadro diverso. Gli interessi netti diminuiscono da 109,2 a 107,5 miliardi rispetto al 1Q2010. I ricavi operativi dimuiscono da 61,4 a 60,8 miliardi. Stesso discorso, al contrario, per le spese operative: si passa da 95,2 a 97,9 miliardi. La domanda sorge spontanea: da dove arriva l’aumento degli utili da 17,7 miliardi a 21,6 miliardi (Q/Q)?
Il solito escamotage degli accantonamenti per perdite su crediti.

Le banche hanno aggiunto 40,3 miliardi dollari alle riserve per perdite su crediti nel secondo trimestre. Mentre questo dato rimane ancora elevato rispetto agli standard storici, notiamo comunque che il totale è il più basso da quando il settore aveva accantonato 37,2 miliardi dollari nel primo trimestre 2008 ed è 27,1 miliardi di dollari (40,2%) inferiore al dato del secondo trimestre 2009. Meno della metà di tutte le istituzioni (41,3%) ha riportato (anno su anno) riduzioni di accantonamenti per perdite su crediti. Solo il 40% delle banche regionali (istituzioni con meno di $1 miliardo di assets) ha riportato una diminuzione anno su anno. Queste riduzioni sono state più frequenti tra le istituzioni maggiori. Più della metà (56,2%) degli istituti con un patrimonio superiore al miliardo di dollari hanno riportato minori accantonamenti nel secondo trimestre.

Tornando al discorso di prima, rispetto al 1Q2010 abbiamo una riduzione di 11,1 miliardi che vanno tutti portati ad utile netto. Stessa cosa nel confronto tra 4Q2009 e 1Q2010: una diminuzione degli accantonamento di 11,3 miliardi. Ecco quindi il motivo del notevole aumento degli utili negli ultimi due trimestri, passati da -1,7 a 21,6 miliardi di dollari.

Calo degli storni per la prima volta dal 2006

Gli storni netti sono stati pari a 49 miliardi dollari nel secondo trimestre, un calo di $214 milioni (0,4%) rispetto all’anno precedente e primo calo anno su anno a partire dal quarto trimestre 2006. Gli storni erano inferiori rispetto a un anno fa nella maggior parte delle principali categorie di credito ad eccezione delle carte di credito e dei mutui immobiliari garantiti da immobili non residenziali e non agricoli. Gli storni sui prestiti commerciali e industriali sono stati 3,1 miliardi dollari (37,0%) dato inferiore a un anno fa, mentre i prestiti su costruzioni immobiliari sono stati minori di 2,7 miliardi dollari (34,6%). Gli storni dei mutui ipotecari residenziali minori (da 1 a 4 famiglie) si sono ridotti di 1,4 miliardi dollari (16,0%). Gli storni sulle carte di credito sono stati maggiori di 8,6 miliardi dollari (86%) rispetto al secondo trimestre 2009.
La maggior parte di questo aumento è imputabile all’inclusione delle cancellazioni nelle cartolarizzazioni delle carte di credito, cosa non avvenuta negli anni precedenti. Il cambiamento è il risultato dell’applicazione del FASB 166 e 167. Al contrario, l’aumento anno su anno di 1,8 miliardi dollari (107,2%) relativo a storni di crediti immobiliari non agricoli non residenziali riflette una fase di deterioramento nel settore degli immobili commerciali (CRE). Quasi la metà (49,1 per cento) delle istituzioni con più di $1 miliardo di assets ha riportato minori storni, mentre solo il 43,6% delle banche regionali ha riportato diminuzioni anno su anno.

Crediti non correnti: primo declino da più di quattro anni

L’importo dei prestiti e dei leasing con rate non pagate (insolventi da più di 90 giorni o in stato nonaccrual) sono diminuiti di 19,6 miliardi dollari (4,8%) nel corso del secondo trimestre. Questo è il primo calo trimestrale dei prestiti non correnti dal primo trimestre 2006. Il livello dei prestiti non correnti è diminuito nella maggior parte delle principali categorie di credito nel corso del trimestre. L’unica eccezione è stata sui prestiti immobiliari non residenziali e non agricoli, dove i noncurrents sono aumentati di 547 milioni dollari (1,2%), il minore aumento trimestrale in tre anni. La più grande riduzione dei crediti non correnti nel corso del trimestre si è verificato nei crediti immobiliari commerciali, dove i noncurrents sono diminuiti di 5,9 miliardi dollari (8,3%). Questa è la terza volta consecutiva che i prestiti non correnti commerciali sono diminuiti. I prestiti commerciali e industriali non correnti sono in diminuzione da tre trimestri, scendendo di 2,7 miliardi dollari (7,3%), mentre i mutui ipotecari residenziali sono diminuiti di 4,7 miliardi dollari (2,5%) e le carte di credito sono scese di 4,2 miliardi dollari (19%). Poco meno della metà di tutte le istituzioni (48,9%) hanno riportato diminuzioni nei loro prestiti non correnti nel corso del trimestre. I prestiti non correnti sono diminuiti del 5,3% negli istituti con più di $1 miliardo in beni e aumentato dello 0,3% presso le banche regionali.

Calo delle riserve a seguito di minori accantonamenti su crediti deteriorati da parte delle grandi banche

Il totale delle riserve relative a perdite su crediti è diminuito per la prima volta dal quarto trimestre 2006, in calo di 11,8 miliardi dollari (4,5%), dato che gli storni netti di 49 miliardi di dollari hanno superato gli accantonamenti (40,3 miliardi dollari). Quasi due banche su tre (61,7%) hanno aumentato le loro riserve per perdite nel secondo trimestre, ma un numero ridotto di grandi banche le hanno ridotte, producendo un calo nel dato aggregato. In particolare, alcuni istituti che hanno convertito il patrimonio in riserva nel primo trimestre in conformità alle prescrizioni del FASB 166 e 167 hanno riportato accantonamenti inferiori nel secondo trimestre. Anche se il rapporto riserve/crediti totali è sceso dal 3,51% al 3,40% nel corso del trimestre, il dato è ancora il secondo più alto di questo rapporto da 63 anni a questa parte. Il “tasso di copertura” riserve/prestiti noncurrent del settore è migliorato dal 64,9% al 65,1%, così come la riduzione dei crediti non correnti ha leggermente superato il calo delle riserve.

L’aumento degli storni netti è un motivo legittimo per giustificare il calo delle riserve per perdite su crediti, ma questo rapporto mostra altre cose interessanti. Per esempio, il 61,7% delle banche ha aumentato il fondo rischi su crediti, ma le riserve sui crediti deteriorati è diminuito perché “un certo numero di banche di grandi dimensioni ha ridotto i propri accantonamenti”.

L’S&P500 è giù del 15% dai picchi di aprile e nonostante i buoni report relativi alle banche, soprattutto per le grandi banche, Wells Fargo è giù circa il 32%, Bank of America è giù del 37%, Citigroup è giù del 26% , e JP Morgan è giù del 25%.
Accantonamenti per perdite su crediti, come percentuale dei prestiti in sofferenza

Dopo aver letto la relazione ho pensato che potrebbe essere interessante confrontare gli accantonamenti tra le banche di varie dimensioni.
I grafici qui sotto rappresentano il rapporto tra gli accantonamenti per perdite su crediti e i prestiti in sofferenza.


Accantonamenti per perdite su crediti, come percentuale dei prestiti in sofferenza

Per Dimensioni Banca
• Le banche con totale attivo fino a $300M: 43,14%
• Le banche con totale attivo da $300M a $1B: 31,91%
• Le banche con totale attivo da $1B $10B: 26,92%
• Le banche con totale attivo da $10B a $20B: 31,15%
• Le banche con totale attivo di oltre $20B: 14,11%

Il paragone più eclatante è tra le classi adiacenti di banche con un patrimonio totale da $10B a $20B e le banche con un totale attivo di oltre $20B.

Le possibili spiegazioni
• Le grandi banche hanno avuto una quota maggiore di svalutazioni rispetto alle banche più piccole.
• I clienti delle grandi banche si trovano, di punto in bianco, in una situazione finanziaria migliore.
• Le grandi banche stanno giocando di fantasia.
• Le grandi banche stanno rielaborando i prestiti per classificare più prestiti come “correnti”.

Written by sistemielettorali

2 settembre 2010 a 12:53

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