Sistemi elettorali

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Ricordo di Laurent Fignon

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Ciclista francese, molto amato, con numerose vittorie negli anni ’80 (due Tour e un giro d’Italia), Laurent Fignon è morto di cancro il 31 agosto di quest’anno.

Gianni Mura lo ricorda così:

Lo chiamavano Professore, in Italia, per via degli occhialini d’ oro che gli davano un’ aria da intellettuale (leggeva molti libri, in effetti). Ma c’ era, non obbligatorio il casco, quel codino biondo a suggerire che doveva essere un po’ trasgressivo, il docente. Non rispettoso delle regole, almeno. Di alcune sì. L’ ultimo giorno del Tour Fignon aveva fatto il giro delle tv, per salutare gli amici, e s’ era fatto vedere anche in sala stampa. Parlava con una voce roca, tutta di gola. Non sapevamo che una delle metastasi gli aveva bloccato una corda vocale. Sapevamo che Fignon, appena al corrente della malattia, l’ aveva resa pubblica e poi ne aveva scritto in un’ autobiografia uscita nel giugno 2009 e intitolata «Eravamo giovani e spensierati» (ma «insouciants» si può anche tradurre in «incoscienti»). Oltre a sembrare un intellettuale, era nato a Parigi, sempre in agosto. Nell’ agosto del ‘ 93 aveva dato l’ addio alle corse, al Gp di Plouay. E in questi sgoccioli d’ agosto è morto. I ciclisti francesi lo chiamavano il Parigino, loro nati tutti o quasi altrove, in paesini sconosciuti. In realtà, già a 3 anni Fignon aveva lasciato la rue Davy, nel 18° arrondissement. La famiglia (padre capofficina, madre casalinga) si era trasferita a Tournan-sur-Brie, nella campagna dell’ Ile-de-France. Lì Laurent giocava a calcio, faceva corse campestri fino alla scoperta della bici. Lo spinse un vicino di casa, Rosario Scolaro. Laurent sognava di diventare veterinario, ma la bici (prima corsa, prima vittoria, e per distacco) cambia la sua strada. Era più famoso per una sconfitta e questo non gli era mai andato giù. Aveva pur vinto due Tour (‘ 83 e ‘ 84), un Giro (‘ 89), due Milano-Sanremo. Era un bel corridore, senza specializzazioni ma forte ovunque. Era un corridore spettacolare, votato all’ attacco. Era anche negato alle pubbliche relazioni. Diceva verità brutali, da gregario di Hinault: «Lui è fortunato ad avermi in squadra, altrimenti lo attaccherei tutti i giorni fino a farlo scoppiare». Anche Hinault non era un diplomatico: nacque una rivalità fortissima e leale, nell’ 84 Hinault fece di tutto per vincere il Tour, ma lo vinse Fignon. Al Tour Fignon era arrivato pieno di nausea, sconfitto a cronometro a Verona, l’ ultimo giorno del Giro. Disse di essere stato danneggiato dall’ elicottero della Rai che, troppo vicino, gli rallentava l’ azione. Qualcosa di vero doveva esserci (ma anche le moto del Tour, in certe circostanze, non sono innocenti). Il peggio doveva venire nell’ 89, anno in cui Fignon vince il Giro e si presenta al Tour per il bis. Emozionante duello con LeMond, serie di colpi di scena, maglie gialle prese, perse, riprese. L’ ultimo giorno in giallo c’ è Fignon, con 50″sul rivale. Da Versailles a Parigi, 24,5 km a cronometro. Tutti hanno già scritto gli epinici. Non sanno che nel punto più delicato Fignon ha un foruncolo grosso come un’ albicocca. LeMond monta per la prima volta un manubrio da triathlon e corre col 54×12, nove metri a pedalata. Fignon si disunisce per il dolore, il sangue gli macchia la divisa, la media è di 54,545, LeMond vince per 8″, che era e resta il vantaggio minimo di un vincitore, dal 1903 a oggi. Parere di Fignon: «Greg era l’ originale e gli altri lo hanno copiato: Indurain, Ullrich, un po’ anche Armstrong. Non sono il meglio piazzato per giudicarli, alcune imprese isolate le rispetto e le ammiro. Ma troppo spesso hanno snaturato il ciclismo che amavo». Un concetto ribadito nel libro. «Il ciclismo si è trasformato in sport di difesa, scordando che la sua sola ragione d’ essere è l’ attacco». Ai corridori contemporanei Fignon stava fortemente antipatico, si sentivano feriti dai suoi commenti affilati (quasi sempre aveva ragione lui). «Non dico che ai miei tempi fossimo migliori, eravamo diversi. Penso di aver vissuto il breve intermezzo hippie del ciclismo e ne sono fiero». Trovato due volte positivo (anfetamine), non s’ è sottratto a un possibile collegamento con la malattia. «I medici lo escludono e io tendo a escluderlo. In quegli anni ho fatto quello che facevano tutti, e non mi pare che abbiano un cancro tutti quelli che correvano con me». L’ addio al Tour l’ aveva dato ritirandosi sulla salita della Bonnette, da ultimo. Apposta s’ era fatto staccare: «Volevo vivere un momento di tristezza e di grazia senza dividerlo con nessuno». Se n’ è andato un grande campione, uno che dal ciclismo ha forse avuto meno di quanto gli ha dato. Da ringraziare, con tristezza. Gli sia lieve la terra.

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25 settembre 2010 at 10:05

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Tessere e trame – (G. Mura)

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Copio in questo post un articolo del 29 agosto di Repubblica a firma Gianni Mura.
In questo scritto, Mura pone seri dubi sull’efficacia dell’ormai famosa Tessera del Tifoso e mi sembra con interrogativi interessanti.
Sicuramente, la mia intenzione è di proporre anche in futuro spunti su questa tessera, nonchè esperienze personali.

TESSERE E TRAME NESSUNA EDUCAZIONE

Repubblica — 29 agosto 2010   pagina 51   sezione: SPORT
Tessere o non tessere, questo è il problema: “se sia più nobile d’ animo sopportare gli oltraggi, i sassi ei dardi dell’ iniqua fortunao prender l’ arme contro un mare di triboli e combattendo disperderli”. Essere a mezza via tra Amleto e Maroni, tra Shakespeare e Manganelli. Essere tessere. Oppure no. Tessere trame. Essere tarme. Leggere sulla Gazzetta, senza fretta, un’ intervista a Beretta, presidente di Lega. Dice degli arbitri: «Hanno compreso gli sforzi comuni di miglioramento del rapporto tra il fornitore e chi usufruisce del servizio che è alla base di tutti i manuali di alta qualità. E l’ alta qualità del servizio arbitrale contribuisce ad arricchire quella del prodotto che vendiamo in tutto il mondo». Ora, io non so che bisogno ci sia di parlare in questo (4) modo. So che, avessi mai un collaboratore che parla così, lo licenzierei in tronco. Troppo severo? Allora beccatevi anche questa: «Siamo il miglior campionato del mondo perché il più incerto. Venti squadre e mai nessun risultato scontato. In Spagna, Inghilterra, Germania, Francia non hanno questo ingrediente. La A è fatta di grandi chef: presidenti, tecnici, calciatori. Costretti a servire prelibatezze in ristoranti di ultimo ordine. I nuovi stadi servono per rilanciare anche città ed economia. E per avere solo tifosi perbene». Sos: 3. Fino a che qualche alto dirigente penserà che i guai, molti, del calcio italiano saranno risolti dai nuovi stadi di proprietà, non si andrà da nessuna parte. Che qui ci sia il miglior campionato del mondo non lo dice più neanche Galliani. Che presidenti, tecnici e calciatori di serie A siano in blocco paragonabili a grandi chef costretti a servire le loro selle alla Orloff in squallide topaie è un audace volo di fantasia di Beretta, o un’ allucinazione. Forse è tempo che qualcuno racconti la verità a Beretta. Questa: che nei ristoranti d’ ultimo ordine, in un passato lontano ma anche recente, sono state servite prelibatezze e che di grandi chef in giro oggi non se ne vedono molti. Che i nuovi stadi rilanceranno soprattutto le finanze di chi ci mangerà sopra (pochi, ma ben introdotti). Che non dall’ età del cemento o del prato dipende la civiltà del tifo, ma dalla cultura sportiva di chi ci entra. Se la parola cultura spaventa un po’ , diciamo semplicemente buona educazione. Questo ci riporta alle tessere. Non mi piacciono, non le condivido, non è indispensabile essere un ultrà per essere contrario, ma è certo che quelli che hanno risposto con le molotov hanno fatto un autogol, hanno dato ragione a chi le vuole e vede in loro un toccasana. Continuo a credere che in un paese normale si debbano schedare i delinquenti e non gli incensurati e che un pacifico cittadino debba essere libero di andare allo stadio, a teatro, al museo dove, come e quando gli pare, senza limitazioni assurde e lacci assortiti. Se accade il contrario, io comincio a preoccuparmi e da una domanda ne nascono altre. In quanti paesi esiste l’ equivalente della tessera del tifoso? In nessuno, che si sappia. E’ possibile che per anni ministri e capi della polizia ci abbiano raccontato frottole? Non lo escludo. Da almeno 25 anni sento ripetere la solita frase: “I facinorosi sono quattro gatti, li conosciamo tutti”. Se è così, perché non li avete presi? Se non è così, come mai con gli infiltrati e un buon lavoro di intelligence sono state sconfitte le Brigate rosse e invece non si pianta un chiodo con le brigate da stadio? E come mai negli stadi continua a entrare di tutto, se c’ è un doppio filtraggio di polizia e steward? Fossi un ultrà responsabile e riflessivo, anziché tirare molotov od organizzare casini fuori dallo stadio, ci farei una croce sopra. Basta con le partite. Andare al mare con gli amici, la ragazza, i figli, e, vista l’ età di qualche ultrà, anche coi nipotini. La protesta più suggestiva è sempre il silenzio. Curve vuote, come già molti settori degli stadi. Curve da riempire, più in là, con tifosi diversi, che qualcuno dovrà pur crescere. Non ci si solleva dalla depressione con la sola repressione. Un panorama non allegro. Nel quale merita 8 la Fiorentina: seguendo l’ esempio del Barcellona, ha deciso di non avere sponsor sulla maglia se non Save the children, e altre ne ha usate con scritte che ricordavano che il calcio è un gioco, un divertimento. Non è la prima volta che a Firenze la società cerca di stemperare i toni: il simil-terzo tempo, la proposta dei due presidenti affiancati in tribuna. Gesti piccoli ma significativi, perché dal piccolo bisogna partire, ma in Italia sembrano immensi e faticosissimi e vigliacca terra se in Lega se ne parlasse mai. Ma già: c’ è da piazzare il prodotto.

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25 settembre 2010 at 10:01

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Elezioni legislative svedesi 19/09/2010

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Il Parlamento del Regno di Svezia, il Riksdag, è composto da 349 membri, eletti a suffragio universale per la durata di quattro anni.

I componenti del Riksdag sono eletti con il sistema proporzionale. 310 seggi sono assegnati in 29 collegi plurinominali, i restanti 39 sono distribuiti tra i partiti.

Il sistema elettorale è il metodo Sainte-Laguë con voto di preferenza limitato ai candidati che abbiano raggiunto il 5% dei suffragi, e clausola di sbarramento pari al 4% dei voti validi.

La coalizione di centrodestra del primo ministro svedese Frederik Reinfeldt ha vinto le politiche senza poter formare il nuovo governo.L’alleanza non ha la maggioranza assoluta necessaria, avendo il 49,2% e 172 dei 349 seggi. Il primo ministro Reinfeldt, pur essendo entrata in Parlamento l’estrema destra xenofoba (i Democratici di Svezia) con il 5,7% e 20 seggi, ha detto di cercare che l’appoggio dei Verdi. Al centrosinistra il 43,6% e 157 seggi.

KINGDOM OF SWEDEN

RIKSDAG ELECTIONS OF 19 SEPTEMBER 2010

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Source: Swedish government election website

Parties

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* C – Centerpartiet (Centre Party)

* FP – Folkpartiet Liberalerna (Liberal People’s Party)

* KD – Kristdemokraterna (Christian Democrats)

* M – Moderata samlingspartiet (Moderate Coalition Party)

* MP – Miljöpartiet de Gröna (Environment Party the Greens)

* S – Arbetarepartiet Socialdemokraterna (Worker’s Party Social

Democrats)

* SD – Sverigedemokraterna (Swedish Democrats)

* V – Vänsterpartiet (Left Party)

NATIONAL SUMMARY OF VOTES AND SEATS BY PARTY

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Comparisons are with the election of September 2006.

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Registered voters: 7,123,651

Votes cast: 5,850,577 82.1

Invalid votes: 79,313 01.4

Valid votes: 5,771,264 98.6

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Party votes % change seats

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Centre Party (C) 380,215 06.6 -01.3 22 -07

Christian Democrats (KD) 324,715 05.6 -01.0 19 -05

Green Party (MP) 415,879 07.2 +02.0 25 +06

Left Party (V) 321,854 05.6 -00.2 19 -03

Liberal People’s Party (FP) 407,816 07.1 -00.4 24 -04

Moderates (M) 1,729,010 30.0 +03.8 107 +10

Social Democrats (S) 1,780,974 30.9 -04.4 113 -17

Swedish Democrats (SD) 330,157 05.7 +02.8 20 +20

Others 80,644 01.4 –

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Total 5,771,264 349

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Combined Right 2,841,756 49.2 +01.1 172 -06

Swedish Democrats 330,157 05.7 +02.8 20 +20

Combined Left 2,518,707 43.6 -02.6 157 -14

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23 settembre 2010 at 20:59

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Scorie nucleari: individuati i siti per il deposito

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La Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, ha individuato 52 aree con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive. Ogni area, che ha le dimensioni di circa 300 ettari, deve essere in grado di accogliere, oltre ai depositi per le scorie di varia gradazione, anche il parco tecnologico che a regime avrà oltre mille ricercatori. Le zone adatte sono sparse su tutto il territorio italiano con particolare riferimento al Viterbese, alla Maremma, all’area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone della provincia di Piacenza e del Monferrato. Su “IlSole24Ore” di oggi viene pubblicata una mappa (vedi foto) con le zone evidenziate in rosso scuro che hanno i requisiti teorici per ospitare il deposito atomico: i criteri adottati da Sogin ripercorrono gli studi degli anni passati. I documenti finali (che non sono ancora stati resi pubblici) riducono l’elenco a 52 località.

Secondo quanto previsto, la scelta del definitivo deposito nazionale non sarà imposta dall’alto, ma avverrà con l’accordo della Regione interessata. L’aministrazione che accetterà la costruzione del deposito sul proprio territorio verrà ricompensata con forti incentivi economici. Il lavoro svolto fin qui dalla Sogin e terminato nella giornatadel 22 con l’individuazione dei 52 pretendenti,  è però stato messo da parte in attesa della creazione dell’Agenzia per la sicurezza del nucleare che doveva già essere pronta prima dell’estate. Ogni decisione della società deve infatti essere vincolata alla vigilanza della nascente authority.

Questo ritardo burocratico ha già fatto slittare l’avvio del nucleare. Fissato per il 2013, sembra che verrà posticipato di almeno un anno: “Il rischio drammatico che si corre è quello del gioco dell’oca, dove si torna sempre indietro di una casella”. Queste le parole del direttore per lo sviluppo sostenibile del ministero dell’Ambiente Corrado Clini. A detta di Clini occorre “riconsiderare tutta l’architettura normativa, senza fermare l’avvio delle procedure”. Il ritardo è dovuto anche al fatto che manca il ministro compotente, ovvero il successore di Claudio Scajola alle Attività Produttive, dicastero tenuto da cinque mesi, ad interim, da Silvio Berlusconi. In questo modo alla Sogin non si riesce a nominare il vertice (5 membri) e la società resta commissariata nelle persone di Francesco Mazzuca e del suo vice Giuseppe Nucci.

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23 settembre 2010 at 20:51

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Per una legge elettorale più europea

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da:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/09/Per_una_legge_elettorale_piu_co_9_100909044.shtml

In Italia, come nelle altre democrazie moderne, la sovranità popolare si esprime nelle forme e nei limiti della Costituzione. Tali forme sono in Italia quelle della democrazia parlamentare: il potere di nomina del Presidente del Consiglio appartiene al Presidente della Repubblica; unico requisito indispensabile per la formazione di un governo è quello di ottenere la fiducia delle due Camere; lo scioglimento delle Camere è disposto dal Capo dello Stato; e i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincoli di mandato. Riteniamo inaccettabili e infondate interpretazioni che tendano ad accreditare la prevalenza sulla Costituzione vigente di una presunta «Costituzione materiale» basata sulla elezione diretta del governo o del Presidente del Consiglio. Allo stesso tempo, siamo consapevoli che la deriva plebiscitaria che attraversa il nostro discorso pubblico trae alimento dalle modalità con cui il sistema maggioritario è stato introdotto nel nostro Paese nella forma di un inedito «bipolarismo di coalizione», sconosciuto agli altri sistemi democratici europei. In particolare, riteniamo fortemente dannoso il meccanismo del premio di maggioranza previsto dalla normativa attuale, che esaspera e radicalizza il confronto politico-elettorale e impernia la competizione elettorale su schieramenti precostituiti, unificati dal leader, ma spesso disomogenei, invece che, come avviene nel resto d’ Europa, su liste o candidati di partiti, venendo così a svolgere impropriamente la funzione di surrogato di un sistema di tipo presidenziale. È prioritario dunque riformare la legge elettorale, rendendo la nostra normativa coerente con l’ impianto costituzionale e con i principi che regolano la legislazione elettorale europea. Questa riforma deve seguire quattro principi: superamento dell’ anomalia del premio di maggioranza (che non è presente in nessuna democrazia occidentale); ripristino di un rapporto tra eletti e territorio; equilibrio tra rappresentanza e governabilità; riduzione della frammentazione. Tali principi possono essere tradotti in pratica sia attraverso una correzione del sistema proporzionale con l’ introduzione di collegi uninominali e di una soglia di sbarramento sul modello tedesco; sia attraverso un sistema uninominale maggioritario a doppio turno sul modello francese. Con le opportune correzioni, possono entrambi incentivare una moderna democrazia dell’ alternanza di tipo europeo. In ogni caso, l’ individuazione del sistema più idoneo e al tempo stesso più capace di raccogliere il necessario consenso parlamentare spetta alle forze politiche, alle quali rivolgiamo questo appello consapevoli che la riforma della legge elettorale costituisce una necessità ineludibile per la nostra democrazia.

Seguono le firme di altri quattro ex Presidenti della Corte Costituzionale e di numerose decine di costituzionalisti Sartori Giovanni, Onida Valerio, Bassanini Franco, Passigli Stefano

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20 settembre 2010 at 07:16

Tre ratios bancari

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Continuiamo a dare un’occhiata ai dati trimestrali del settore bancario USA pubblicati  il 31 agosto dalla FDIC, dati relativi al secondo trimestre del 2010.
E torniamo al titolo dello studio: “Entrate trimestrali più elevate da quasi tre anni.”
Come ho detto nel post precedente, le istituzioni bancarie assicurate hanno riportato un utile netto aggregato di 21,6 miliardi dollari nel trimestre, impressionante se paragonato alla perdita dell’esercizio precedente di 4,4 miliardi dollari. Ho già in parte spiegato come  banche sono giunte ad ottenere questo risultato imponente, vi aggiorno quindi presentando il grafico seguente, che intuitivamente mostra la risposta:

Il “coverage ratio”, ossia rapporto di copertura, riserve  diviso prestiti non current (ossia insolventi da più di 90 giorni  e nonaccruals),  è rimasto piatto a circa il 65%, nonostante un calo delle attività in sofferenza (primo calo da 17 trimestri consecutivi).
Il calo di 19,6 miliardi di dollari degli assets non performing è stato compensato dal calo di 11,8 miliardi di dollari di riserve, il primo da 14 trimestri.
La diminuzione di 11,2 miliardi di dollari degli accantonamenti ha aiutato a puntellare l’utile netto in maniera significativa.
Tuttavia, questi miglioramenti non sembrano essere molto solidi in tutto il settore bancario. Nonostante il calo del 40,2% negli accantonamenti totali anno su anno, solo  il 41% delle singole banche ha riportato una riduzione. In buona sostanza, quasi il 60% delle banche assicurate e degli istituti di risparmio ha effettivamente aumentato il loro fondo perdite su crediti rispetto allo scorso anno.
Le “riduzioni sono state più frequenti tra le istituzioni più grandi”,dice la FDIC.
Una situazione simile si verifica se analizziamo la diminuzione delle riserve per perdite su crediti: nonostante il calo della riserva su base aggregata, quasi due  banche su tre hanno in realtà aumentato le proprie riserve nel trimestre. Sembra che, a seconda delle dimensioni della vostra banca, questo sia il migliore o il peggiore dei tempi senza mezze misure.
A corroborare il rapporto della FDIC ci pensa un articolo del Washington Post che ha messo in evidenza un rapporto del Tesoro che dimostra che più di 120 banche (la maggior parte di piccole dimensioni) hanno saltato il pagamento del denaro ricevuto in base al programma TARP (troubled asset relief program). Cinque banche che hanno ricevuto denaro TARP sono già fallite.

E’ in questa luce che abbiamo letto le relazioni dei nuovi requisiti di Basilea III su come fuoriuscire dalla crisi. Finora, le nuove regole si stanno concentrando sui requisiti patrimoniali, tralasciando i problemi di liquidità. La FDIC riporta anche un  Tier 1  aggregato per gli istituti assicurati, che dipinge un quadro meno cupo di quanto non faccia il grado di copertura.

Il rapporto di copertura ci indica quanto le banche hanno messo a riserva per le attività in sofferenza, ma non tiene in debito conto il capitale a disposizione per affrontare le perdite. Il rapporto Tier 1  mostra questo capitale (riserve, patrimonio e simili), ma non guarda alla qualità del credito. Per colmare il divario fra questi due concetti, abbiamo guardato al  Texas Ratio: assets non-performing come percentuale del patrimonio netto tangibile  (TCE) e le riserve. Nella tabella qui sotto, abbiamo incluso i componenti di questo rapporto.

Anche se elevato, il Texas Ratio si è mosso nella giusta direzione, dato che le attività nonperforming diminuiscono e aumentano invece i prezzi delle obbligazioni in portafoglio che quindi hanno contribuito al rafforzamento del capitale di riserva. Ci aspettiamo anche che questo rapporto sia in un certo senso biforcato, con le grandi banche  molto più “sane” rispetto ad alcune delle banche più piccole. I cambiamenti nella lista delle banche “problematiche” sembra confermare questa impressione: il numero degli istituti di credito è aumentato di 54 banche, arrivando ad un totale di 829, mentre il totale dell’attivo delle banche “problematiche”  è passato da 431 a 403 miliardi di dollari.

Written by sistemielettorali

15 settembre 2010 at 17:52

Utili delle banche USA nel secondo trimestre 2010

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Pubblicati ieri dalla FDIC i dati sugli utili delle banche USA nel secondo trimestre 2010
I ricavi del trimestre sono i più elevati da tre anni a questi parte

Le riduzioni degli accantonamenti per le perdite su crediti evidenzia il miglioramento degli indicatori di qualità del credito nel corso del secondo trimestre 2010. I ricavi trimestrali di 21,6 miliardi di dollari sono in netto aumento rispetto alle perdite di 4,4 miliardi dollari di un anno fa e rappresentano il più alto guadagno dal terzo trimestre 2007. Quasi due banche su tre (65,5%) hanno riportato un utile netto maggiore (anno su anno). La proporzione degli istituti riportanti una perdita netta è rimasta elevata, il 20%, ma è in discesa rispetto al 29% di un anno prima.
La realtà disaggregata, purtroppo, ci fa vedere un quadro diverso. Gli interessi netti diminuiscono da 109,2 a 107,5 miliardi rispetto al 1Q2010. I ricavi operativi dimuiscono da 61,4 a 60,8 miliardi. Stesso discorso, al contrario, per le spese operative: si passa da 95,2 a 97,9 miliardi. La domanda sorge spontanea: da dove arriva l’aumento degli utili da 17,7 miliardi a 21,6 miliardi (Q/Q)?
Il solito escamotage degli accantonamenti per perdite su crediti.

Le banche hanno aggiunto 40,3 miliardi dollari alle riserve per perdite su crediti nel secondo trimestre. Mentre questo dato rimane ancora elevato rispetto agli standard storici, notiamo comunque che il totale è il più basso da quando il settore aveva accantonato 37,2 miliardi dollari nel primo trimestre 2008 ed è 27,1 miliardi di dollari (40,2%) inferiore al dato del secondo trimestre 2009. Meno della metà di tutte le istituzioni (41,3%) ha riportato (anno su anno) riduzioni di accantonamenti per perdite su crediti. Solo il 40% delle banche regionali (istituzioni con meno di $1 miliardo di assets) ha riportato una diminuzione anno su anno. Queste riduzioni sono state più frequenti tra le istituzioni maggiori. Più della metà (56,2%) degli istituti con un patrimonio superiore al miliardo di dollari hanno riportato minori accantonamenti nel secondo trimestre.

Tornando al discorso di prima, rispetto al 1Q2010 abbiamo una riduzione di 11,1 miliardi che vanno tutti portati ad utile netto. Stessa cosa nel confronto tra 4Q2009 e 1Q2010: una diminuzione degli accantonamento di 11,3 miliardi. Ecco quindi il motivo del notevole aumento degli utili negli ultimi due trimestri, passati da -1,7 a 21,6 miliardi di dollari.

Calo degli storni per la prima volta dal 2006

Gli storni netti sono stati pari a 49 miliardi dollari nel secondo trimestre, un calo di $214 milioni (0,4%) rispetto all’anno precedente e primo calo anno su anno a partire dal quarto trimestre 2006. Gli storni erano inferiori rispetto a un anno fa nella maggior parte delle principali categorie di credito ad eccezione delle carte di credito e dei mutui immobiliari garantiti da immobili non residenziali e non agricoli. Gli storni sui prestiti commerciali e industriali sono stati 3,1 miliardi dollari (37,0%) dato inferiore a un anno fa, mentre i prestiti su costruzioni immobiliari sono stati minori di 2,7 miliardi dollari (34,6%). Gli storni dei mutui ipotecari residenziali minori (da 1 a 4 famiglie) si sono ridotti di 1,4 miliardi dollari (16,0%). Gli storni sulle carte di credito sono stati maggiori di 8,6 miliardi dollari (86%) rispetto al secondo trimestre 2009.
La maggior parte di questo aumento è imputabile all’inclusione delle cancellazioni nelle cartolarizzazioni delle carte di credito, cosa non avvenuta negli anni precedenti. Il cambiamento è il risultato dell’applicazione del FASB 166 e 167. Al contrario, l’aumento anno su anno di 1,8 miliardi dollari (107,2%) relativo a storni di crediti immobiliari non agricoli non residenziali riflette una fase di deterioramento nel settore degli immobili commerciali (CRE). Quasi la metà (49,1 per cento) delle istituzioni con più di $1 miliardo di assets ha riportato minori storni, mentre solo il 43,6% delle banche regionali ha riportato diminuzioni anno su anno.

Crediti non correnti: primo declino da più di quattro anni

L’importo dei prestiti e dei leasing con rate non pagate (insolventi da più di 90 giorni o in stato nonaccrual) sono diminuiti di 19,6 miliardi dollari (4,8%) nel corso del secondo trimestre. Questo è il primo calo trimestrale dei prestiti non correnti dal primo trimestre 2006. Il livello dei prestiti non correnti è diminuito nella maggior parte delle principali categorie di credito nel corso del trimestre. L’unica eccezione è stata sui prestiti immobiliari non residenziali e non agricoli, dove i noncurrents sono aumentati di 547 milioni dollari (1,2%), il minore aumento trimestrale in tre anni. La più grande riduzione dei crediti non correnti nel corso del trimestre si è verificato nei crediti immobiliari commerciali, dove i noncurrents sono diminuiti di 5,9 miliardi dollari (8,3%). Questa è la terza volta consecutiva che i prestiti non correnti commerciali sono diminuiti. I prestiti commerciali e industriali non correnti sono in diminuzione da tre trimestri, scendendo di 2,7 miliardi dollari (7,3%), mentre i mutui ipotecari residenziali sono diminuiti di 4,7 miliardi dollari (2,5%) e le carte di credito sono scese di 4,2 miliardi dollari (19%). Poco meno della metà di tutte le istituzioni (48,9%) hanno riportato diminuzioni nei loro prestiti non correnti nel corso del trimestre. I prestiti non correnti sono diminuiti del 5,3% negli istituti con più di $1 miliardo in beni e aumentato dello 0,3% presso le banche regionali.

Calo delle riserve a seguito di minori accantonamenti su crediti deteriorati da parte delle grandi banche

Il totale delle riserve relative a perdite su crediti è diminuito per la prima volta dal quarto trimestre 2006, in calo di 11,8 miliardi dollari (4,5%), dato che gli storni netti di 49 miliardi di dollari hanno superato gli accantonamenti (40,3 miliardi dollari). Quasi due banche su tre (61,7%) hanno aumentato le loro riserve per perdite nel secondo trimestre, ma un numero ridotto di grandi banche le hanno ridotte, producendo un calo nel dato aggregato. In particolare, alcuni istituti che hanno convertito il patrimonio in riserva nel primo trimestre in conformità alle prescrizioni del FASB 166 e 167 hanno riportato accantonamenti inferiori nel secondo trimestre. Anche se il rapporto riserve/crediti totali è sceso dal 3,51% al 3,40% nel corso del trimestre, il dato è ancora il secondo più alto di questo rapporto da 63 anni a questa parte. Il “tasso di copertura” riserve/prestiti noncurrent del settore è migliorato dal 64,9% al 65,1%, così come la riduzione dei crediti non correnti ha leggermente superato il calo delle riserve.

L’aumento degli storni netti è un motivo legittimo per giustificare il calo delle riserve per perdite su crediti, ma questo rapporto mostra altre cose interessanti. Per esempio, il 61,7% delle banche ha aumentato il fondo rischi su crediti, ma le riserve sui crediti deteriorati è diminuito perché “un certo numero di banche di grandi dimensioni ha ridotto i propri accantonamenti”.

L’S&P500 è giù del 15% dai picchi di aprile e nonostante i buoni report relativi alle banche, soprattutto per le grandi banche, Wells Fargo è giù circa il 32%, Bank of America è giù del 37%, Citigroup è giù del 26% , e JP Morgan è giù del 25%.
Accantonamenti per perdite su crediti, come percentuale dei prestiti in sofferenza

Dopo aver letto la relazione ho pensato che potrebbe essere interessante confrontare gli accantonamenti tra le banche di varie dimensioni.
I grafici qui sotto rappresentano il rapporto tra gli accantonamenti per perdite su crediti e i prestiti in sofferenza.


Accantonamenti per perdite su crediti, come percentuale dei prestiti in sofferenza

Per Dimensioni Banca
• Le banche con totale attivo fino a $300M: 43,14%
• Le banche con totale attivo da $300M a $1B: 31,91%
• Le banche con totale attivo da $1B $10B: 26,92%
• Le banche con totale attivo da $10B a $20B: 31,15%
• Le banche con totale attivo di oltre $20B: 14,11%

Il paragone più eclatante è tra le classi adiacenti di banche con un patrimonio totale da $10B a $20B e le banche con un totale attivo di oltre $20B.

Le possibili spiegazioni
• Le grandi banche hanno avuto una quota maggiore di svalutazioni rispetto alle banche più piccole.
• I clienti delle grandi banche si trovano, di punto in bianco, in una situazione finanziaria migliore.
• Le grandi banche stanno giocando di fantasia.
• Le grandi banche stanno rielaborando i prestiti per classificare più prestiti come “correnti”.

Written by sistemielettorali

2 settembre 2010 at 12:53