Sistemi elettorali

Archive for agosto 2010

Alcuni dati macroeconomici

leave a comment »

Alcuni dati interessanti sulla situazione economica in corso.

1 – Disoccupazione USA
Il dato ufficiale (U3) è sempre oltre il 9%, stabile rispetto all’ultimo periodo. Invito però anche ad osservare l’U5 che somma all’U3 anche il dato relativo alle persone che non stanno lavorando ma che hanno cercato lavoro negli ultimi 12 mesi e il dato relativo a coloro che non cercano più lavoro perchè scoraggiati. Arriviamo all’11% (SA). Se poi sommiamo anche i part-time che vorrebbero (ma non riescono) a trovare un lavoro full-time, la cifra arriva al 16,05% (SA). Insomma, c’è poco da star tranquilli e la ripresa non si vede.

2 – Mutui insolventi per oltre 90 giorni
Dato interessante, com’è ovvio. La cartina mostra per ogni contea americana le condizioni anno su anno del tasso di insolvenza sui mutui. Come vedete, tutte le macchie rosse rappresentano un peggioramento rispetto al 2009. Le poche macchie verdi,invece, un peggioramento.

3 – Mutui Prime insolventi per oltre 90 giorni
Stessa cartina, ma stavolta limitata ai mutui prime, quelli con maggiori garanzie e ratios migliori e quindi meno rischiosi. Anche in questo caso, rispetto al 2009, c’è un progressivo peggioramento.

4 – Europa – spread CDS
Veniamo in Europa. Gli spread sui credit default swap cresce nei paesi maggioramente sotto esame. La Grecia, nonostante il presunto salvataggio, rimane ad uno sbalorditivo dato di 800bp (dopo aver toccato i 1.000), ma anche i paesi che si aggirano sui 200bp e nonostante un graduale miglioramento rispetto agli scorsi mesi, assistiamo ad un nuovo leggero peggioramento. Stabile la Gran Bretagna.

5 – Europa – Bond spread
Sempre in Europa, vediamo lo spread sui bond a 10 anni in rapporto al dato tedesco. Ancora una volta, la Grecia è quella messa peggio. Ma in agosto sono saliti anche Portogallo e Spagna.

Written by sistemielettorali

27 agosto 2010 at 11:41

Trimestrale Summit State Bank (SSBI)

leave a comment »

Analizziamo la trimestrale della Summit State Bank (SSBI).
Allego lo stato patrimoniale, il conto economico e alcuni ratios.


L’utile netto si attesta a 506.000$ in diminuzione rispetto al 2Q2009 che era a 713.000$ (-29%). Su base semestrale, al 30.06.2010 l’utile è a 1.046.000$ rispetto ai 1.560.000 dello stesso periodo 2009 (-33%).
Questo peggioramento è dovuto a maggiori rettifiche su crediti deteriorati (+150mln) e ad un leggero peggioramento sia sul margine d’interessi (-77mln) e alle spese operative (+117mln).

Alcuni ratio ci aiutano a capire alcuni dati interessanti.
Il ROE è al 3,61% più o meno nella media delle banche commerciali aventi degli assets della stessa dimensione (4,08%). Il ROA è sopra la media delle altre banche: 0,56% contro lo 0,41%.
Il cost to income è in aumento: rispetto al 59,79% del 2Q2009, questo trimestre si chiude con un 64,08%.
Il margine netto sugli interessi è molto elevato: siamo al 4,56% , in aumento rispetto al 4,53% dl 2Q2009. Questo dato è tra i migliori rispetto ai competitor.
Il TIER1 è anch’esso molto positivo: 18,29%, rapporto che poche altre banche possono vantare.

I punti negativi, invece, arrivano lato crediti.
I crediti in sofferenza ammontano al 3,68% del totale crediti (3,98% nel 4Q2009). Questo dato, sebbene in diminuzione, è decisamente più alto della media e se si analizza l’andamento dei crediti non-performing si noterà che la Summit State Bank si sta assestando tra i 10,68mln del 2Q2010 e gli 11,65 mln di dollari del 4Q2009. Certo è che nel 2Q2009 eravamo a 3,9mln.
Le riserve, invece, ammontano al 1,98% del totale crediti e al 53,74% dei crediti non performing. Tali cifre sono nella media degli altri istituti di simile grandezza.

Nel complesso, la situazione dei crediti non è soddisfacente e rischia di appesantire ulteriormente il bilancio della banca.

Written by sistemielettorali

18 agosto 2010 at 14:18

Pubblicato su Economia

Fondo pensione

leave a comment »

Vorrei cominciare, sperando di non dover pentirmene, una nuova rubrica che è collegata ad un ipotetico fondo pensione.
In tabella vedete i titoli che ho acquistato negli ultimi mesi (gli ultimi 2 sono quotati al NYSE). Sono tutti ETF che a mio avviso garantiscono una migliore diversificazione senza pesare troppo in commissioni.

IBGL
iShares Barclays Capital Euro Government Bond 15-30 è un exchange traded fund (ETF) che mira a replicare la performance del Barclays Capital Euro Government Bond 30 Year Term Index il più fedelmente possibile. L’ETF investe in titoli fisici. Il Barclays Capital Euro Government Bond 30 Year Term Index offre esposizione a Obbligazioni governative denominate in euro con rating investment grade emesse dai paesi UME con una scadenza iniziale compresa tra 26 e 33 anni. L’indice include solo le obbligazioni con una vita minima stimata di 15 anni e con un ammontare minimo di capitale in circolazione di 2 miliardi di euro. Il dividendo, 3,85%, è semestrale. Qui la scheda: http://it.ishares.com/it/rc/funds/IBGL

EONEUR
Scopo di questo Etf è quello di replicare fedelmente l’andamento dell’indice EuroMtsEonia. E’ uno strumento a gestione passiva indicato a chi intende investire nel mercato monetario della zona euro beneficiando di una completa protezione del capitale ed evitando di esporsi al rischio valuta. Al pari di un conto corrente o di un deposito, l’investimento cresce costantemente in virtù degli interessi che maturano e che vengono capitalizzati giornalmente. Questo strumento non può quindi perdere valore e non è esposto ai rischi di cambio e di tassi di interesse. L’Euromts Eonia prevede la capitalizzazione giornaliera del tasso Eonia calcolato dalla Banca Centrale Europea. L’Euro Overnight Index Average è la media ponderata dei tassi a cui un panel di banche primarie scambia ogni giorno depositi overnight (giorno su giorno) in euro sul mercato interbancario. Gli interessi maturati vengono reinvestiti ogni giorno nell’Etf a favore degli investitori stessi.

LQDE
iShares Markit iBoxx $ Corporate Bond è un exchange traded fund (ETF) che mira a replicare la performance del Markit iBoxx $ Liquid Investment Grade Top 30 Index il più fedelmente possibile. L’ETF investe in titoli fisici. Il Markit iBoxx $ Liquid Investment Grade Top 30 Index offre esposizione a Le 30 principali e più liquide obbligazioni corporate denominate in dollari statunitensi con rating investment grade. L’indice include solo le obbligazioni con una scadenza residua di 2 anni e con un ammontare minimo di capitale in circolazione di 1 miliardo di dollari. I dividendi sono trimestrali. Qui la scheda: http://it.ishares.com/it/rc/funds/LQDE

RICIME
Il RICI® – Metals è un indice settoriale che fa parte della serie RICI® lanciata da Jim Rogers il 31 luglio 1998. L’indice RICI® – Metals è composto da 10 metalli selezionati in base all’importanza che
rivestono nell’economia internazionale come ad esempio l’oro, il rame e il nichel. I singoli componenti sono stati inseriti nell’indice sulla base della liquidità, ponderando i rispettivi consumi a livello internazionale, come pure i vincoli legali e di scambio.  Qui la scheda: http://markets.rbsbank.it/MediaLibrary/Document/PDF/ProductDocuments/LU0259320728/LU0259320728_IT_Brochure.pdf

RUSA
L’indice Ftse Rafi Us 1000 è un paniere costituito da circa 1000 titoli a media e grande capitalizzazione quotati a Wall Street. Gli indici fundamental Ftse Rafi (Research Affiliate Fundamental Index) analizzano un universo iniziale composto dalle società degli indici Ftse (indici tradizionali di capitalizzazione) ed utilizzano quattro indicatori di bilancio (fatturato, flussi di cassa e dividendi degli ultimi 5 anni e patrimonio netto) al fine di individuare e pesare un sottoinsieme di titoli ad altre prospettive.
A livello settoriale il paniere è composto per l’11,5% da aziende del settore industriale, per il 10,2% da banche, per il 9,1% da compagnie petrolifere, per l’8,4% da società del settore healthcare mentre il comparto tecnologico rappresenta l’8,2% del fondo.

XEMB
L’indice Deutsche Bank Emerging Markets Liquid Eurobond Euro, calcolato e pubblicato da Deutsche Bank, è composto da obbligazioni emesse da un massimo di 15 stati o enti quasi sovrani (con un limite massimo di 10 titoli per emittente) delle seguenti aree geografiche: America Latina, Asia, paesi emergenti europei, Africa e Medio Oriente. L’indice, denominato in euro, non espone direttamente al rischio di cambio e seleziona i titoli tenendo conto della situazione economico-finanziaria dell’emittente e del rischio di credito.

XSTR
Il db x-trackers II Sonia Total Return Index ETF replica invece il rendimento di un deposito rinnovato su base giornaliera in un conto remunerato al tasso SONIA (Sterling Overnight Index Average), ovvero il tasso monetario a breve termine di riferimento per il mercato inglese. Questo tasso viene calcolato come la media ponderata di tutte le operazioni di finanziamento non garantite concluse a Londra dalle imprese facenti parti del WMBA (Wholesale Markets Brokers’ Association) con qualsiasi controparte, d’importo minimo pari a 25 milioni di sterline.

XS7S
Questo Etf replica all’inverso l’andamento di un paniere di titoli bancari europei. Un deprezzamento dell’indice degli istutiti finanziari del 2% comporterà un apprezzamento prossimo al 2% dell’Etf e viceversa. Lo strumento consente quindi di realizzare una strategia ribassista sul settore bancario e può essere utilizzato indifferentemente per strategie direzionali ribassiste o per effettuare strategie di copertura di un portafoglio azionario. L’Etf risulta premiante anche nelle fasi laterali in quanto l’indice riconosce un guadagno rappresentato dagli interessi. Queste caratteristiche ne fanno uno strumento utile per essere utilizzato sia nelle strategie di medio lungo, sia in quelle di breve periodo.

IEAG
iShares Barclays Capital Euro Aggregate Bond è un exchange traded fund (ETF) che mira a replicare la performance del Barclays Capital Euro Aggregate Bond Index il più fedelmente possibile. L’ETF investe in titoli fisici. Il Barclays Capital Euro Aggregate Bond Index offre esposizione a Obbligazioni denominate in euro con rating investment grade emesse pubblicamente sul mercato Eurobond e sui mercati dell’eurozona. L’indice include solo le obbligazioni con una scadenza residua di 1 anno.  Qui la scheda: http://it.ishares.com/it/rc/funds/IEAG

EMAAA
L’ETF ha l’obiettivo di replicare il benchmark “EuroMTS AAA Government Index”, un indice composto da oltre 100 Titoli di Stato, con rating AAA, denominati in Euro, emessi dai paesi dell’Area Euro.
VIG
Vanguard Dividend Appreciation ETF cerca di replicare un indice benchmark che misura il ritorno di un investimento in titoli USA che hanno riportato alti dividendi in crescita. Le spese ammontano allo 0,23%. Distribuisce il dividendo trimestralmente. Nel 2010, ha distribuito a marzo 0,225$ e a giugno 0,25$ (2,18%). La scheda dell’etf la trovate qui: https://personal.vanguard.com/us/FundsSnapshot?FundId=0920&FundIntExt=INT

HYG
L’iShares iBoxx $ Corporate High Yield Bond Fund mira a replicare i risultati di investimento dell’ iBoxx Liquid $ High Yield Index, un indice di mercato delle obbligazioni corporate prodotto dalla International Index Company Limited. Il dividendo è dell’8,96%. La scadenza delle obbligazioni è, per il 98%, da 1 a 10 anni.  Il rating delle obbligazioni in
portafoglio è visibile in questa pagina:
http://us.ishares.com/product_info/fund/overview/HYG.htm

Tali obbligazioni, con vita residua di almeno 1 anno, devono essere negoziate sulle piattaforme elettroniche MTS e singolarmente devono avere un ammontare di almeno EUR 2 Miliardi.

Written by sistemielettorali

17 agosto 2010 at 15:32

Pubblicato su pensione

Bank of Hawaii 02Q2010

leave a comment »

C’è una banca in USA che è particolarmente interessante per i suoi dati di bilancio.
Vorrei presentarvela, si tratta della Bank of Hawaii, quotata al NYSE, ticket BOH.

Qui trovate la quotazione e le ultime notizie: http://www.finviz.com/quote.ashx?t=boh

Qui invece c’è il collegamento con la trimestrale al 30-06-2010: http://phx.corporate-ir.net/External.File?item=UGFyZW50SUQ9NTQ3MjZ8Q2hpbGRJRD0tMXxUeXBlPTM=&t=1

I dati dell’ultima trimestrale sono positivi e presentano un incremento del 50% dell’utile netto (YoY), da 31.006mln a 46.564mln (ma -11 rispetto al primo trimestre 2010).
Il margine d’interesse rimane stabile: +1% rispetto al 2Q2009 ma -3,4% rispetto al 1Q2010).
Cresce l’attività “core” della banca: le commissioni e spese generali e sui depositi passano da 28,1mln a 30,6mln.
Crescono però anche le spese operative: +5% rispetto al primo trimestre, a causa di un incremento di 3mln nella voce “stipendi” (la banca, rispetto ai competitor, ha un rapporto stipendi/media earning asset leggermente più elevato rispetto alla media).

Altra voce importante: le rettifiche per crediti deteriorati vengono diminuite considerevolmente, da 20,7mln a 16 mln , percentualmente siamo a -23% (-44% se rapportiamo il dato al secondo trimestre 2009.
Certamente, questi 5 milioni di differenza danno un aiuto sostanziale agli utili, vista la diminuzione dei ricavi.



Importante però sottolineare anche la situazione relativa ai crediti: su una base di 5.440mln di prestiti, la Bank of Hawaii ha 40mln di prestiti in sofferenza: stiamo parlando di un incidenza di circa lo 0,74% sul totale (la percentuale sale all’1,03% se al numeratore indichiamo il totale degli assets).
Facendo un raffronto, la BoH è tra le prime 10 banche col miglior rapporto tra asset non performanti e crediti totali. Un bel risultato.
Approfondendo l’argomento, se analizziamo il Texas ratio, il dato molto buono: 6,83% in discesa rispetto al 7,48% del primo trimestre. Dato che posiziona la BoH entro le prime 15 banche con assets non superiore ai 20mld.
Le riserve, che come abbiamo visto sono state diminuite non di poco, restano comunque a livelli di sicurezza. In rapporto al totale dei crediti siamo al 2,77%, con un leggero incremento rispetto al 2,67% del primo trimestre. Le previsioni mostrano una stabilizzazione del dato, dopo l’aumento notevole avvenuto tra il 2007 e il 2009.
Nel documento sarebbe stato interessante capire anche, per i crediti in bonis, quale sia il loro rating, anche per prevedere con maggiore precisione quali di questi possano poi trasformarsi in crediti problematici.
Resta comunque il fatto che, rispetto ai concorrenti, la Bank of Hawaii presenta dei dati migliori su tutte le categorie del proprio portafoglio crediti.

Dando un’occhiata invece allo stato patrimoniale, gli assets sono aumentati di 400mln di dollari, principalmente a causa di 540mln in più nella voce degli investimenti disponibili per la vendita.

Leggero aumento del patrimonio, grazie agli utili non distribuiti.

Lo spread sui tassi diminuisce da 3,55% a 3,35%. Ma la banca si posizione molto bene tra le pari grado americane.

La redditività vede un ROE al 18% (era al 22% nel primo trimestre e al 13,8% nel 1Q2009). Il dato è molto elevato e tra le banche entro i 20mld di assets, la Bank of Hawaii è la terza della classifica dopo Lauritzen Corp e BMW Bank of North America.
Anche il ritorno sugli assets mostra un risultato importante: 1,45%, che posiziona la BoH entro le prime 10 banche americane.

Written by sistemielettorali

12 agosto 2010 at 13:48

Pubblicato su Economia

Tagged with , ,

Trimestrale JP Morgan – 2Q10

leave a comment »

Il mese scorso JP Morgan ha pubblicato i dati della seconda trimestrale dell’anno.
Tanto per curiosità, andiamo a vedere qualche dato interessante preso dal bilancio della banca americana.

JPMorgan Chase chiude il secondo trimestre con utili in rialzo del 76% a 4,8 miliardi di dollari (1,09 dollari per azione) da 2,72 miliardi (28 cent per azione) del pari periodo 2009. Il risultato batte la stima media di un utile di 71 cent per azione avanzata dagli analisti.
Al netto di alcune voci non ricorrenti, l’utile per azione del secondo trimestre 2010 risulta pari a 87 cent. I ricavi del gruppo sono stati pari a 25,1 miliardi contro la stima degli analisti di 25,33 miliardi.
Tutto chiaro? Tutt’altro.

Come potete vedere dalla tabella allegata, ben 2mld (-54% QoQ) dell’utile derivano dal trading (principal transactions), voce che come è intuibile, è molto volatile. Notate come nei trimestri precedenti questa voce sia passata da 3.860mln (3Q09) a 838 (4Q09) a 4.548 (1Q10). Il forte recupero delle borse iniziato ad aprile 2009 ha dato una grossa mano a JPM e anche se nel secondo trimestre i ricavi da trading si sono più che dimezzati, resta il fatto che questo dato fa la parte del leone del conto economico della banca.

A fronte di ciò, dobbiamo anche segnalare l’arttività “core” di JPM mostra segni per nulla incoraggianti. Gli “investment banking fees” passano da 1.461 (1Q10) a 1.421 (YoY 2.106), meno 2,7%.  I “lending and deposit fees” passano da 1.646 a 1.586 (YoY 1.766), -3,6% QoQ e -10,2 YoY.
Il margine d’interesse è diminuito da 13.710 a 12.687, meno 7,5% (YoY 12.670).  Solo i “mortgage fees” passano da 658 a 888 (YoY 784), a causa di un aumento dei volumi e dell’attività in questo particolare segmento.

Ciò che balza all’occhio, però, è sopratutto l’accantonamento per perdite su crediti che è stato sostanzialmente dimezzato (da 7.010 a 3.363). Cosa significa? Che il risultato così positivo dell’utile netto è dovuto in pratica solo a questa voce. Se JPM avesse mantenuto circa 7mld di accantonamento, l’utile netto sarebbe sceso del 60% rispetto al trimestre precedente. Ecco quindi che spostando questo importo da riserva ad utile, il bilancio di JPM è bello e tirato a lucido.
Al di là del modo con cui è stato raggiunto questo risultato, è giustificabile questa diminuzione delle riserve? Da quel che si legge dai dati relativi ai crediti, pare di no. Il tasso di insolvenza e i crediti non-performing sono rimasti su livelli molto alti (total non performing loans/total loan=2,5%).  Ancora: il tasso di delinquency a 30 giorni su mutui e carte di credito rimane alto (passa da 7,28% a 6,88% per i mutui e da 5,62% a 4,96% per le carte).  Ma questo dato non è ancora particolarmente indicativo. Occorrerebbe, cosa che JPM non fa, valutare i prestiti “current” per capire quanti di questi si prevede possano incontrare difficoltà di rimborso.



Purtroppo i bilanci delle banche non ci danno una mano in quanto si preferiscono pubblicare ratios che in realtà servono a poco per valutare cosa può accadere in futuro.
Resta il fatto che per JPM mi sembra quantomeno azzardata la mossa fatta per abbellire la trimestrale.
L’accantonamento totale al fondo rischi su prestiti (allowance for credit losses) è quindi diminuito da 38.186 a 35.836 considerando appunto che l’accantonamento del trimestre è stato di 3.380 e i charge-off sono stati 5.714. Un dato comunque interessante è che la forbice tra il tasso di charge-off e gli accantonamenti su crediti è aumentato da 0,82% a 1,63%.

Per quanto riguarda altri ratios significativi, lo spread sui tassi d’interesse (NIM) diminuisce da 3,24% a 3,00%.
Ciò è dovuto principalmente ai minori interessi spuntati su “trading assets” e “securities” e “loans”. Il tasso medio sulle attività remunerate da interessi è infatti sceso da 4,07% a 3,79%. Rimane il fatto che una banca che può prendere a prestito fondi dalla Federal Reserve a zero e investirli al 3% si trova comunque in una situazione tutt’altro che rosea lato conto economico.

Il rapporto cost/income rimane stabile al 58%, ma un anno fa era al 52,77%.
I debiti a lungo sulle passività totali rappresetano circa il 12%, un dato tutto sommato positivo.
La redditivà rappresentata dal ROE è al 6%; nei trimestri precedenti eravamo sull’8% circa.
Il Tier 1 aumenta dal 11,5% al 12,1%.

Qui il link dal sito di JPM con il documento formato pdf:
http://files.shareholder.com/downloads/ONE/964065314x0x387171/79855d7d-cc5f-4a91-87ed-8ca848266fd8/2Q10_ERF_Supplement_7-14-10_FINAL.pdf

Written by sistemielettorali

8 agosto 2010 at 10:09

Pubblicato su Economia

Tagged with , ,

Il patrimonio di vigilanza e i coefficienti di adeguatezza patrimoniale

leave a comment »

I coefficienti di adeguatezza patrimoniale sono una misura della quantità di capitale di una banca espresso in percentuale della sua esposizione al rischio di credito ponderato.

E’ stato sviluppato uno standard internazionale che raccomanda i rapporti minimi di adeguatezza, per garantire che le banche siano in grado di assorbire un livello ragionevole di perdite prima di diventare insolventi. L’applicazione di coefficienti di adeguatezza patrimoniale minimi serve a proteggere i risparmiatori e promuovere la stabilità e l’efficienza del sistema finanziario.

Vengono calcolati due tipi di capitale: il Tier 1 può assorbire le perdite senza che una banca sia tenuta a cessare l’attività, il Tier 2 invece può assorbire le perdite in caso di liquidazione e prevede un minor grado di protezione per i depositanti.

La misurazione delle esposizioni creditizie richiede delle modifiche da apportare alla quantità degli assets contenuti nel bilancio di una banca. I prestiti che una banca ha concesso sono ponderati secondo il loro grado di rischiosità, per esempio ai prestiti ai governi viene data una ponderazione dello 0,00% , mentre i prestiti ai privati sono ponderati al 100,00%.

I contratti fuori bilancio, come le garanzie e i contratti in valuta estera, hanno anch’essi rischi di credito. Queste esposizioni sono convertiti in quantità equivalenti di credito e sono ponderati nella stessa misura delle esposizioni dei crediti in bilancio. Le esposizioni creditizie in bilancio e fuori bilancio sono sommate per ottenere il rischio totale delle esposizioni creditizie ponderate.

I rapporti minimi di adeguatezza patrimoniale che si applicano sono i seguenti:

–  il rapporto tra Tier 1 e totale esposizioni creditizie ponderate non deve essere  inferiore al 4,00%;

–  il rapporto tra capitale totale (Tier 1 più Tier 2, meno alcuni tipi di detrazione) e totale esposizioni di credito ponderate non inferiore all’8,00%.


Introduzione

Le Banche sono tenute a pubblicare dichiarazioni informative trimestrali che comprendono una vasta gamma di informazioni finanziarie e prudenziali.

Una parte fondamentale di questi dichiarazioni è la divulgazione dei coefficienti patrimoniali di adeguatezza.

Questi rapporti  rappresentano una misura della quantità di capitale di una banca in relazione all’importo delle sue esposizioni di credito.

Essi sono di solito espressi in percentuale, ad esempio un indice di adeguatezza coefficiente patrimoniale dell’8,00% significa che il capitale di una banca è l’8,00% della dimensione delle sue esposizioni di credito.

Capitale e esposizioni creditizie sono entrambi definiti e valutati in modo specifico.

A tal fine, è stata approvata una norma internazionale la quale raccomanda rapporti minimi di adeguatezza patrimoniale per le banche internazionali. La finalità di avere dei rapporti minimi di adeguatezza patrimoniale è quello di garantire che le banche siano in grado di assorbire un livello ragionevole di perdite prima di diventare insolventi, e prima che i fondi dei depositanti vengano persi.

Applicare rapporti minimi di adeguatezza patrimoniale serve a promuovere la stabilità e l’efficienza del sistema finanziario, riducendo il rischio di insolvenza delle banche. Quando una banca diventi insolvente questo può portare a una perdita di fiducia nel sistema finanziario, provocando problemi finanziari di altre banche e, forse, che minacciano il buon funzionamento dei mercati finanziari.

Ciò dà anche una certa protezione ai depositanti. In caso di fallimento, i fondi dei depositanti sono in cima alle priorità, di modo che depositanti perdono i loro soldi solo se la banca registra una perdita che supera l’importo del proprio capitale. Più alto è il coefficiente di adeguatezza patrimoniale, più alto è il livello di tutela a disposizione dei depositanti.

Questo articolo fornisce una spiegazione dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale e una guida per il loro calcolo.


Sviluppo del coefficente minimo di adeguatezza patrimoniale

Il “Comitato di Basilea” (all’interno della Banca dei Regolamenti Internazionali), inizialmente creato nel 1974, è una commissione che rappresenta le banche centrali e le autorità di vigilanza finanziaria dei principali paesi industrializzati (i paesi del G10).

Il comitato si preoccupa di garantire l’efficacia del controllo delle banche a livello mondiale stabilendo e promuovendo gli standard internazionali. Il suo interesse principale risiede nei coefficienti di adeguatezza del capitale. Nel 1988 il Comitato ha pubblicato una dichiarazione di principi che trattava dei rapporti di adeguatezza patrimoniale. Questa affermazione è nota come “Requisiti patrimoniali di Basilea”.

Essa contiene un approccio per il calcolo dei coefficienti di adeguatezza del capitale e  raccomanda coefficienti minimi di adeguatezza patrimoniali per le banche internazionali.

L’Accordo è stato sviluppato per migliorare coefficienti di adeguatezza del capitale (che sono stati considerati troppo bassi per alcune banche) e per contribuire a standardizzare le prassi  internazionali.

Essa è stata adottata da parte dei paesi OCSE e da molti paesi in via di sviluppo.

Il patrimonio di vigilanza rappresenta il primo presidio a fronte dei rischi connessi con la complessiva attività bancaria e costituisce il principale

parametro di riferimento per le valutazioni in merito alla solidità bancaria.

Esso è costituito dalla somma del patrimonio di base – ammesso integralmente nel calcolo – e del patrimonio supplementare, che viene ammesso

nel limite massimo del patrimonio di base, al netto delle deduzioni.

Per tener conto dell’impatto derivante dall’applicazione del principi contabili internazionali sul calcolo del patrimonio di vigilanza, sono stati

introdotti alcuni “filtri prudenziali”, da applicare ai dati del bilancio (IAS/IFRS), volti a salvaguardare la qualità del patrimonio di vigilanza e a

ridurne la potenziale volatilità indotta dall’applicazione dei principi stessi.

In linea generale, l’approccio raccomandato dal Comitato di Basilea e dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS) prevede per le

attività diverse da quelle di trading, la deduzione integrale dal patrimonio di base delle minusvalenze da valutazione al fair value e il computo

parziale delle plusvalenze da valutazione al fair value nel patrimonio supplementare (c.d. approccio asimmetrico).

Dal patrimonio di base e da quello supplementare si sottraggono al 50 per cento ciascuno, gli “elementi da dedurre” costituiti dalle interessenze

azionarie, nonché – ove posseggano le caratteristiche per essere computati nel patrimonio di vigilanza degli emittenti – gli strumenti non innovativi

e innovativi di capitale, gli strumenti ibridi di patrimonializzazione e gli strumenti subordinati posseduti in banche, società finanziarie e società

di assicurazione.

Le passività subordinate non computabili nel patrimonio supplementare e quelle subordinate di terzo livello al netto dei filtri prudenziali negativi

costituiscono gli elementi patrimoniali di qualità terziaria (Tier 3). Tale aggregato può essere utilizzato solo a copertura dei requisiti patrimoniali

sui rischi di mercato. Le passività subordinate non possono superare il 50% del Tier I.


Capitale


Il calcolo del capitale (per il suo utilizzo nei coefficienti di adeguatezza del capitale), impone alcune modifiche da apportare alla quantità di capitale iscritto nello stato patrimoniale.

Il capitale di primo livello (Tier 1) è il capitale permanente e liberamente disponibile per assorbire le perdite senza la banca abbia l’obbligo di cessare l’attività. Un esempio di Tier 1 è la quota di capitale ordinario della banca. Il Tier 1 è importante perché salvaguarda sia la sopravvivenza della banca sia la stabilità del sistema finanziario.

Patrimonio di base (Tier 1)

Elementi positivi: capitale versato, sovrapprezzi di emissione, riserve, strumenti innovativi di capitale e utile del periodo non distribuito;

Filtri prudenziali positivi del patrimonio di base: strumenti finanziari di cui all’art. 12 D.L. 185/2008 (c.d. “Tremonti Bond”);

Elementi negativi: azioni proprie, avviamento e altre immobilizzazioni immateriali, perdita del periodo di pertinenza di terzi;

Filtri prudenziali negativi del patrimonio di base: riserve negative su titoli disponibili per la vendita e risorse patrimoniali oggetto d’impegni

di acquisto a termine;

Elementi da dedurre dal patrimonio di base: quota del 50% delle interessenze azionarie in Enti Creditizi e Finanziari superiori al 10% del

capitale dell’ente partecipato e delle partecipazioni in società di assicurazioni.

Il Tier 2 è il capitale che assorbe le perdite in genere solo in caso di liquidazione della banca, e fornisce così un livello inferiore di protezione ai depositanti e agli altri creditori. Esso entra in gioco nell’assorbire le perdite, dopo l’utilizzo del Tier 2.

Patrimonio supplementare (Tier 2)

Elementi positivi: riserve da valutazione di attività materiali e titoli disponibili per la vendita, strumenti innovativi di capitale non computabili

nel patrimonio di base, strumenti ibridi di patrimonializzazione e passività subordinate di secondo livello;

Filtri prudenziali del patrimonio supplementare: quota non computabile delle riserve positive su titoli disponibili per la vendita e risorse

patrimoniali oggetto di impegni di acquisto a termine;

Elementi da dedurre dal patrimonio supplementare: quota del 50% delle interessenze azionarie in Enti Creditizi e Finanziari superiori al

10% del capitale dell’ente partecipato e delle partecipazioni in società di assicurazioni.

Elementi da dedurre dal totale patrimonio di base e supplementare: interessenze azionarie e strumenti subordinati detenuti in società di assicurazione acquistati prima del 20 luglio 2006.

Il Tier 2 è suddiviso in lower tier e upper tier.

L’Upper tier non ha scadenza fissa, mentre il lower tier ha una durata limitata, il che lo rende meno efficace nel fornire una protezione contro le perdite da parte della banca. Un esempio di Tier 2 sono le passività subordinate. Questo è il debito che si posiziona in via prioritaria ma dopo tutti i creditori ad eccezione degli azionisti. In caso di fallimento, i titolari di debiti subordinati saranno rimborsati solo se tutti gli altri creditori (compresi i depositanti) sono già stati rimborsati.


L’accordo di Basilea sui requisiti patrimoniali definisce anche un terzo tipo di capitale, il Tier 3.

Questo terzo livello di capitale è costituito da debito a breve termine subordinato. Può essere utilizzato per fornire un cuscinetto contro perdite causate da rischi di mercato, se Tier 1 e Tier 2 non sono sufficienti per far fronte a queste perdite. I rischi di mercato sono rischi di perdite su cambi e sui tassi di interesse causati da variazioni dei tassi di cambio e tassi di interesse.


Le esposizioni creditizie

Le esposizioni creditizie nascono quando una banca presta denaro a un cliente, oppure acquista una attività finanziaria (ad esempio una fattura commerciale rilasciata da una società o da un’altra banca), o abbia un qualche altro accordo con un’altra parte che impone che quella parte restituisca denaro alla banca (ad esempio, nell’ambito di un contratto in valuta estera).

Un rischio di credito è il rischio che la banca non sarà in grado di recuperare il denaro dovuto. I rischi inerenti ad un rischio di credito sono influenzati dalla forza finanziaria della parte che deve del denaro alla banca. Quanto maggiore è questa forza, più probabile è che il debito sarà pagato o che la banca potrà, se necessario, eseguire un rimborso.

Il rischio di credito è influenzato anche da fattori di mercato che influiscono sul valore o sul flusso di cassa delle attività che sono utilizzate come garanzia di prestiti.Per esempio, se una banca ha concesso un prestito a una persona per comprare una casa, e posto un’ipoteca sulla casa come garanzia, i cambiamenti nel mercato immobiliare hanno un’influenza sul rischio della banca nel caso essa debba recuperare tutti i soldi che gli sono dovuti.

Anche per i prestiti non garantiti o i contratti, i fattori di mercato che influenzano la capacità del debitore di ripagare la banca possono avere un impatto sul rischio di credito.

Il calcolo delle esposizioni creditizie prevede due fattori:

1- le esposizioni creditizie in bilancio differiscono per il loro grado di rischiosità (ad esempio titoli di stato rispetto ai prestiti personali).

Il calcolo del coefficiente di adeguatezza patrimoniale riconosce queste differenze richiedendo quindi più capitale da detenere contro le esposizioni più rischiose. Questo calcolo si esegue ponderando le esposizioni di credito in base al loro grado di rischiosità. Un’ impostazione uniforme definisce i gradi di rischiosità: il tipo di debitore e il tipo di esposizione creditizia servono come fattori per il grado di rischiosità (ad esempio, si presume che i governi siano più meritevoli di credito dei singoli individui, e che le ipoteche residenziali siano considerate meno rischiose dei prestiti alle imprese).

2- i contratti fuori bilancio (per esempio, garanzie, contratti di cambio e di tasso di interesse) comportano anche rischi di credito. Poiché l’importo a rischio non è sempre uguale all’importo del capitale nominale del contratto, le esposizioni creditizie fuori bilancio vengono prima convertite in un “ammontare equivalente di credito”, cioè un prestito equivalente che abbia lo stesso rischio dell’attività fuori bilancio.

Ciò viene fatto moltiplicando il valore nominale per un fattore che riconosce l’entità del rischio inerente a particolari tipi di esposizioni di credito fuori bilancio. Dopo aver derivato quantità equivalenti di credito per le esposizioni fuori bilancio, queste sono ponderate in base alla rischiosità della controparte, così come le esposizioni presenti in bilancio.


Rapporti minimi di adeguatezza patrimoniale

L’Accordo di Basilea stabilisce dei requisiti patrimoniali minimi dei coefficienti di vigilanza che le autorità di vigilanza sono incoraggiate ad applicare. Come abbiamo già detto prima, questi sono:

–  il rapporto tra Tier 1 e totale esposizioni creditizie ponderate non deve essere  inferiore al 4,00%;

–  il rapporto tra capitale totale (Tier 1 più Tier 2, meno alcuni tipi di detrazione) e totale esposizioni di credito ponderate non inferiore all’8,00%.

Ci sono però alcune altre norme applicabili al secondo livello di capitale:

– il Tier 2 non può superare il 100% del Tier 1;

– il Lower Tier 2 non può superare 50% del Tier 1;

– il Lower Tier 2 è ammortizzato su base lineare nel corso degli ultimi cinque anni della sua la vita.


Quando una banca scende al di sotto dei requisiti minimi deve presentare un piano volto a ripristinare i coefficienti di vigilanza almeno al livello minimo richiesto.

Anche se una banca può avere coefficienti di adeguatezza patrimoniale superiori ai livelli minimi raccomandato dal Basilea sui requisiti patrimoniali, ciò non garantisce che la banca è “sicura”.

I coefficienti di adeguatezza patrimoniale sono interessati principalmente ai rischi di credito. Ci sono anche altri tipi di rischi che non sono riconosciuti dai coefficienti di vigilanza (ad esempio un inadeguato controllo interno) cosicchè ciò potrebbe portare a grandi perdite ad esempio causate da frodi.

I coefficienti di adeguatezza patrimoniale sono tanto più attendibili quanto più lo sono le informazioni su cui sono basati.

Ad esempio, se le previsioni sui crediti deteriorati sono insufficienti, ciò sarà fonte di futuri problemi, perché i rapporti di adeguatezza patrimoniale sopravvaluteranno l’ammontare delle perdite che la banca è in grado di assorbire.


Esempio di calcolo

Poiché le esposizioni creditizie fuori bilancio sono incluse nei calcoli, i coefficienti di adeguatezza patrimoniale non possono essere calcolato con riferimento solo allo stato patrimoniale.

Anche il calcolo dei coefficienti di adeguatezza del capitale per coprire le esposizioni creditizie in bilancio in genere non si possono fare utilizzando solo i bilanci pubblicati, i quali probabilmente non forniscono dettagli sufficienti su coloro ai quali la banca ha prestato denaro, o sugli emittenti di titoli detenuti dalla banca.

Tuttavia,  le dichiarazioni di trasparenza della banca devono contenere le informazioni necessarie per confermare i calcoli sull’adeguatezza patrimoniale della banca.

Per illustrare il processo che una banca esegue per il calcolo dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale, un semplice esempio è presente nelle tabelle da 1 a 5.

Il calcolo è spiegato qui di seguito.

La nota informativa del bilancio e le esposizioni di crediti fuori bilancio su cui si basano i calcoli sono riportati nelle tabelle 1 e 2.




Prima fase – calcolo del capitale

La composizione delle categorie di capitale è il seguente:

Tier One Capital

In generale, questo comprende:

– capitale ordinario della banca, e

– utili accantonati a riserva, ad esempio utili portati a nuovo; meno

– le perdite dell’anno in corso;

– futuri benefici fiscali, e

– immobilizzazioni immateriali, ad esempio il valore dell’avviamento.

Upper Tier Two Capital

In generale, questo comprende:

– utili portati a nuovo oggetto di revisione contabile ;

– riserve di rivalutazione;

– accantonamenti generali per crediti inesigibili;

– azioni privilegiate cumulative perpetue (cioè azioni privilegiate, senza data di scadenza i cui dividendi sono accumulati per pagamenti futuri, anche se la condizione finanziaria della banca non sostenere il pagamento immediato);

– passività subordinate perpetue (cioè debito senza data di scadenza che si colloca in via prioritaria dopo tutti i creditori ad eccezione di azionisti).

Lower Tier Two Capital

In generale, questa comprende:

– passività subordinate con durata di almeno 5 anni;

– azioni privilegiate convertibili, che non possono essere riscattate per almeno 5 anni.

Il Total Capital

Questa è la somma di Tier 1 e 2 meno le seguenti deduzioni:

– partecipazioni in società controllate;

– partecipazioni in altre banche che superano del 10 per cento il capitale della banca;

– perdite non realizzate su rivalutazione di partecipazioni in titoli.

La figura 3 mostra un esempio di calcolo del capitale.




Seconda fase – Calcolo delle esposizioni creditizie

Le esposizioni in bilancio

Le categorie in cui le esposizioni sono state assegnate per obiettivi di rapporto di adeguatezza patrimoniale, e le percentuali dei numeri di bilancio ponderati, sono le seguenti:

Tipo di esposizione creditizia        Percentuale ponderato di rischio

Cash         0

Crediti governativi a breve termine       0

Crediti governativi a lungo termine (> 1 anno)    10

Crediti a banche             20

Crediti a enti del settore pubblico       20

Mutui residenziali          50

Altre esposizioni creditizie             100


Le esposizioni di fuori bilancio

(1) Calcolo dei crediti equivalenti

Elencati di seguito sono le categorie di esposizioni creditizie, e i loro associati “fattore di conversione del credito”. Il valore nominale di ciascuna categoria è moltiplicato per il fattore di credito in modo da ottenere un “ammontare di credito equivalente”:

– Sostituti diretti del credito (ad esempio garanzie, cambiali, lettere di credito, partecipazioni)  100

– Vendite di attività con diritto di rivalsa  100

– Impegni (ad esempio acquisti a termine, in parte pagato parti)   100

– Contratti  (ad esempio fideiussioni, bid bonds)  50

– Altri impegni di durata iniziale superiore a 1 anno   50

– Contingenze commerciali a breve termine, ad esempio lettere di credito 20

Altri impegni di durata iniziale inferiore a 1 anno o che possono essere incondizionatamente revocati in qualsiasi momento 0

L’ultima categoria delle esposizioni su crediti fuori bilancio, contratti di mercato (vale a dire contratti su tassi di interesse e tassi di cambio), è trattata diversamente dalle altre categorie.

L’ammontare di credito equivalente è calcolato aggiungendo quanto segue:

(A) esposizioni correnti – questo è il valore di mercato di un contratto. Cioè: l’importo che la banca potrebbe ottenere vendendo i suoi diritti derivanti dal contratto ad una terza parte (calcolati pari a zero per i contratti con un valore negativo), e

(B) esposizioni potenziali, vale a dire una riserva per ulteriori modifiche del valore di mercato, che sono calcolate come percentuale del valore del capitale nominale come segue:

Interest rate contracts < 1 anno              0%

Interest rate contracts > 1 anno              0.5%

Exchange rate contracts < 1 anno           1%

Exchange rate contracts > 1 anno           5%

Anche se l’importo nominale dei contratti di mercato può essere elevato, gli importi di credito equivalente sono in genere piccoli, e così si può aggiungere ben poco all’importo dell’esposizione del credito per la ponderazione del rischio.

(2) Calcolo del rischio di esposizioni creditizie ponderate

Gli importi di credito equivalente delle esposizioni fuori bilancio sono moltiplicati per la stessa ponderazione del rischio che si applica alle esposizioni in bilancio (cioè il coefficiente utilizzato dipende del tipo di controparte), salvo che i contratti di mercato che altrimenti sarebbero ponderati al 100% sono ponderati invece al 50%.

La Figura 4 mostra un esempio di calcolo del rischio di attività ponderate.




Terza fase – Calcolo dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale

I coefficienti di adeguatezza patrimoniale sono calcolati dividendo il Tier 1 e il capitale di rischio totale per le esposizioni creditizie ponderate.

Seguendo l’esempio di calcolo del coefficiente di adeguatezza del capitale:

Tier 1 capital al totale/esposizioni ponderate = 12/200 = 6%

Totale capitale di rischio totale/esposizioni ponderate = 20/200 = 10%


Conclusioni

I coefficienti di adeguatezza patrimoniale misurano la quantità di capitale di una banca in relazione alla quantità delle esposizioni di rischio ponderate.

Il processo di ponderazione del rischio tiene conto della rischiosità relativa dei vari tipi di esposizioni di credito che le banche hanno, e incorpora l’effetto dei contratti fuori bilancio sul rischio di credito.

Più alto è il coefficiente di adeguatezza patrimoniale che una banca ha, maggiore è il livello delle perdite inattese che essa può assorbire prima di diventare insolvente.


Written by sistemielettorali

6 agosto 2010 at 19:09

Milano, città da incubo

with one comment

Pirla” è un termine che si usa a Milano e sta per scemo, sprovveduto, limitato, ottuso, poco sveglio. E pour cause. Solo a dei pirla poteva venire in mente di insediarsi lì dove si sono insediati. Milano è l’unica grande città non solo italiana ma europea senza un fiume. Torino ha il Po, Firenze l’Arno, Roma il Tevere (più in giù le città non hanno fiumi non perché i meridionali sono dei “pirla”, al contrario dei milanesi sono invece astutissimi, anche troppo, ma semplicemente perché al Sud l’acqua non c’è), Londra ha il Tamigi, Parigi la Senna, Praga, Vienna, Belgrado il Danubio.

Genesi e sviluppo di un equivoco

Come e perché sia venuta a qualcuno l’idea di costruire una città in questo punto desolato e squallido della pianura padana, senza un corso d’acqua, è un mistero. Ho consultato geografi e storici, l’unica risposta che sanno dare, rifacendosi al nome latino della città, Mediolanum, è che era un punto di passaggio obbligato verso varie direttrici, l’oltralpe francese e svizzero, Venezia che era già allora una città importante. Ma Pavia, che è a soli trenta chilometri da Milano, poteva avere benissimo la stessa funzione, e sta su un bellissimo fiume, il Ticino. E invece i pirla si insediarono a Milano.

Solo nel 1400 Leonardo si inventò i Navigli e quello straordinario reticolo di canali che irriga la campagna milanese. Ma Leonardo era fiorentino e un genio (geni non ne sono mai nati a Milano, solo dei pirla). Comunque sia nel Novecento i milanesi, confermando di essere dei pirla, coprirono i Navigli e, per sopramercato, negli ultimi dieci anni, con la scusa di farci un parcheggio, hanno coperto anche la Darsena che è come se a Firenze si abbattesse il Duomo (pochi sanno che Milano è stata, per lungo tempo, il più importante porto europeo per il trasporto di sabbia).

Sistemata in questo modo Milano se è ancora accettabile d’inverno d’estate diventa un girone dantesco. Anzi peggio perché, per il caldo, tu rimpiangi persino l’ultimo girone dell’Inferno, quello dove i dannati, beati loro, stanno infissi nel ghiaccio (sicuramente non sono milanesi, saranno stati i napoletani e i romani ad aggiudicarsi quel posto privilegiato pagando una tangente a monsieur Satanasso). Tu la mattina, sfibrato dal caldo di fine giugno e di luglio, ti alzi e vedi un cielo grigio o bianco. Dici: “Finalmente una brutta giornata. Oggi forse pioverà”. Nient’affatto. Quel cielo-non cielo è fatto dai vapori che gravano sulla città.  Più il cielo è bianco più la giornata sarà calda e afosa. Sono stato in climi, specialmente in Nordafrica, dove la temperatura di giorno raggiunge anche i 45, 47 gradi.  Ma è un caldo secco e comunque la sera il termometro crolla a 20. Per cui il giorno resisti, aspettando la sera. Milano ha questa particolarità: la sera il caldo invece di diminuire aumenta. Cala un poco la temperatura (non di molto perché il caldo sale dall’asfalto arroventato) ma sale in modo esponenziale l’umidità in una sinergia sinistra che ti fa boccheggiare anche alle quattro di notte. Per questo i milanesi, appena arriva giugno, diventano dei superfanatici dei weekend. Ma cadono dalla padella nella brace. Per raggiungere l’agognato mare di Liguria (150 chilometri) ci vogliono cinque ore sotto il sole rovente. E quando, finalmente, arrivi al mare ti accorgi che non c’è. Un mare che sia tale, intendo. L’hanno rovinato loro, i milanesi, in combutta, per la verità, con i piemontesi e anche i liguri che, per quattro palanche in più, li han lasciati fare. Le Riviere di Levante e di Ponente, da Chiavari a Ventimiglia, sono ridotte a una lunga striscia di cemento, di seconde case, di terze case, di cementificazioni di ogni tipo.

Al milanese non resta che lavorare

Il mar ligure ridiventa potabile d’inverno, ma d’inverno i milanesi preferiscono andare a rovinare le montagne. Che resta quindi al milanese? Lavorare. Ed è indubbio che i milanesi, a parte le ore che passano in macchina, siano gente che lavora. Un tempo sostenevo, solo parzialmente smentito poi dai fatti, che Roma e Lazio non avrebbero mai vinto un campionato. Chi glielo fa fare, diciamo la verità, a un calciatore che vive a Roma di andare ad allenarsi (è il motivo per cui il primo Bossi quando arrivò a Roma con i suoi leghisti voleva rinchiudersi in una foresteria)? Qui se uno non va a Milanello o a Interello crepa di noia.

Il sacrosanto destino dei pirla

È quindi vero che Milano, a parte inanellare inutili scudetti, sostiene buona parte dell’economia del Paese mentre gli altri sgavazzano e se la godono. È il giusto destino dei pirla che si insediarono in un luogo dove nessun essere umano, che non fosse scimunito, si sarebbe mai sognato di piantare le tende.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/14/%E2%80%9Cpirla%E2%80%9D-e-un-termine-che-si-usa-a-milano-e/39744/?awesm=fbshare.me_AQUon

Written by sistemielettorali

1 agosto 2010 at 17:44

Pubblicato su Attualità, Pavia

Tagged with ,