Sistemi elettorali

Archive for giugno 2010

Inflazione o deflazione? (III)

leave a comment »

Quali fattori guideranno l’economia?

Questo è il punto per il quale abbiamo bisogno di verificare alcune tendenze di lungo termine dell’economia per vedere come inciderà una ripresa economica.
Se la nostra economia si basa sulle spese dei consumatori (70% del PIL) allora il PIL vedrà un calo nella seconda metà del 2010.
Nel mio articolo, “Megatrends economici che guideranno il nostro futuro”, ho indicato i nostri sette megatrend che impatteranno la nostra economia per il lungo termine:

1-La cultura del consumo è interrotta e non tornerà ai livelli precedenti. Questa è la chiave di tutto.
2-I consumatori continueranno a risparmiare per prepararsi alla pensione.
3-La diminuzione della domanda dei consumatori americani continuerà a ripercuotersi negativamente sull’economia mondiale.
4-La deflazione (deleveraging) continuerà ancora per qualche tempo.
5-I tassi per l’acquisto di case scenderanno ai minimi storici, per esempio, circa il 66%, in calo rispetto al 69% del boom, e fungeranno da compressione sui prezzi interni.
6-Lo stimolo del governo e i programmi di recupero ritarderanno la ripresa.
7-Il deficit federale raddoppierà il debito nazionale, cioè tasse più alte, e agirà come un freno permanente per l’economia.

Ho scritto questo articolo nel settembre del 2009, e gli argomenti sono ancora validi oggi. Le cose importanti da tenere presenti sono i punti 1 e 2. I consumatori sono eccessivamente indebitati e stanno facendo del loro meglio per pagare il debito.
Questo articolo del Wall Street Journal definisce il problema:

Dopo anni di abbuffate sul debito, le famiglie americane sono tornate alla realtà. Quelli che non lo fanno per scelta ne sono spesso costretti, perché gli standard di prestito restano stringenti.
Il livello del debito nel settore domestico, che include sia il credito al consumo che i mutui ipotecari, consiste circa nel 20% delle attività totali del primo trimestre.
Nella metà degli anni 1990 tale rapporto è stato di circa il 15%, rispetto ad un picco nel primo trimestre del 2009 di circa il 22,5%.
Tenendo il debito sotto il 18% si richiederebbe alle famiglie di versare un’ulteriore somma di 1.400 miliardi di debito .<!– in più ->

Il modo per ripagare il debito è quello di diminuire la spesa e aumentare il risparmio, soprattutto quando la disoccupazione è al 9,7% e, quando i salari reali (l’inflazione aggiustata) sono stati sostanzialmente piatti:

JM Keynes si riferiva al fenomeno del risparmio e a una maggiore riduzione della spesa come all’ “accaparramento” dei consumatori e credeva che ciò danneggiasse l’economia, ed è per questo, disse, che il governo deve spendere in loro vece. In realtà, ciò che i consumatori stanno facendo è molto razionale come comportamento economico alla luce dell’incertezza in cui ci troviamo. I risparmi traghetteranno effettivamente l’economia fuori dalla recessione attraverso la creazione di nuovo capitale per finanziare l’espansione economica.
Il punto principale è che il ciclo dei consumi per la maggior parte dei “big spender” è cambiato, a mio parere, in modo permanente. I “Baby Boomers” si rendono conto che hanno bisogno di risparmiare per la pensione, perché il welfare non sarà sufficiente, ed essi non hanno abbastanza attività finanziarie, il valore delle loro case non torneranno ai loro massimi, e non erediteranno a sufficienza dai loro genitori.
Ciò ha un impatto significativo sulla ripresa e sul problema inflazione/deflazione. Questo perché i politici prendono decisioni credendo che Keynes avesse ragione. Ne parleremo in seguito.
Si stanno smobilizzando i crediti?

Recentemente, i prestiti sono aumentati e le riserve in eccesso sono diminuite. Alcuni hanno suggerito che questo è l’inizio della fine del blocco del credito, ma non sono d’accordo.
Questo grafico (TOTLL, Y/Y) rivela un aumento dei prestiti concessi dalle banche commerciali nel 1° trimestre 2010:

Ciò corrisponde a una diminuzione delle riserve in eccesso (EXCRESNS) durante lo stesso periodo:


Questo prestito è evidenziato da un aumento del credito al consumo nel 1° trimestre 2010 (consumatori):

Quello che è successo è che i consumatori stanno spendendo di più. Credo che quasi tutto l’aumento della spesa dei consumatori aveva a che fare con lo stimolo fiscale del governo e agli incentivi.
Le vendite di nuove vetture hanno performato meglio a seguito degli incentivi dei rivenditori. I dati mostrano che i prestiti nonrevolving (NREVNCB), la misura (principale) dei prestiti per l’acquisto di auto (+7,1% in aprile), sono saliti drammaticamente nel 1° trimestre 2010:


Le vendite al dettaglio sono aumentate nel corso di tale periodo, ma ora stanno declinando, con grande preoccupazione della FED.

L’ultimo report della Fed mostra un nuovo declino nel credito totale così come nel credito al consumo. Per il Q1, il debito delle famiglie è diminuito per il settimo mese consecutivo (-2,4%). Il credito al consumo si è contratto di un ulteriore 1,5%. Il debito delle imprese non finanziarie è stato piatto dopo quattro mesi di calo.

Il rapporto indica che il credito revolving, o l’uso di carte di credito, è sceso per la 19ma volta nel mese di aprile, in calo del 12,0%. Inoltre, i risparmi personali stanno aumentando nuovamente.

Sembra che il temporaneo aumento della spesa dei consumatori non sia risultata correlata interamente agli aumenti dell’offerta di moneta. I prestiti nonrevolving per le automobili sono aumentati, ma una parte significativa della spesa generale è stata alimentata dai risparmi personali dei consumatori. La seguente tabella mostra che il tasso di risparmio dei consumatori (PSAVERT) è sceso in risposta agli incentivi del governo che ha favorito certi settori (da metà del 2009 al Q1 2010). Sembra che i risparmi personali, stiano iniziando ad aumentare di nuovo, ma abbiamo bisogno di osservare i dati che confermeranno tale tendenza.


Il problema della FED

La FED ha un dilemma. Da un lato, se essa crede che ci troviamo in una forte ripresa, si dovranno preoccupare per l’inflazione.
C’è stato un gran parlare di ripresa e il problema di cosa accadrà quando le banche inizieranno di nuovo a concedere prestiti: le banche utilizzeranno le loro enormi riserve in eccesso che potrebbero causare l’esplosione dell’offerta di moneta, alimentando in tal modo l’ “inflazione” che essi definiscono come aumento dei prezzi. Questo è quello che è stato denominato “prosciugare lo stagno” o l’exit strategy del problema: come può la Fed assorbire riserve in eccesso prima che esse entrino in circolo e provochino l’aumento dei prezzi? Si tratta di un problema molto serio.
La Fed monitora attentamente il CPI e, come mostrato prima, i prezzi stanno crescendo al tasso del 2% anno su anno. (parlerò dei segnali di un tasso CPI decrescente di seguito.) Se si decide di diminuire l’offerta di moneta aumentando il tasso dei Fed Funds, penseranno di correre il rischio di compromettere questo inizio di ripresa.
Per molti mesi ormai la maggior parte della discussione da parte della Fed e la maggior parte degli economisti si stanno occupando di exit strategy. Ora la discussione è cambiata di quasi 180 gradi: ora è tutta concentrata sulla possibilità di deflazione e sul nuovo declino economico. (Vedi discussione sotto).
Per queste ragioni, non credo siano preoccupati dall’inflazione per il breve termine.
Le implicazioni di una doppia recessione

Effetti temporanei dello stimolo

Penso che l’economia sia diretta verso un declino che inizierà nella seconda metà del 2010. Credo che la Fed sia preoccupata per questo. A riprova di questo ci sono gli indicatori macro che sono stati pubblicati in questo periodo. Le ragioni sono complesse, ma:

– La maggior parte dei benefici economici sono stati il risultato dello stimolo fiscale che sta per esaurirsi.
– Non c’è stato sufficiente deleveraging dell’economia mediante il quale le banche dovevano sistemare i loro bilanci.
– Il restante enorme debito che incombe su beni immobili, banche, soprattutto società immobiliari, non è stato affrontato a causa delle politiche di governo diversi che hanno rimandato l’inevitabile svalutazione e limitato l’erogazione di prestiti.
– lo stimolo monetario non è riuscito a creare una crescita economica sostenibile.

Questi fatti inibiscono la creazione del credito e agiranno come un’ancora per l’economia.
I megatrend a lungo termine menzionati prima ridurranno l’attività economica e causeranno importanti cambiamenti nell’economia.
Non c’è dubbio che la spesa dei consumatori sia stata stimolata dai programmi governativi. Tali programmi stanno ormai volgendo al termine. Dati recenti mostrano un calo delle vendite al dettaglio che ha sorpreso la maggioranza degli economisti.


L’effetto ricchezza

Un altro fattore è che i mercati azionari hanno avuto un impatto positivo sul patrimonio percepito delle famiglie, che ha aiutato la spesa dei consumatori. Ma sembra che la maggior parte della spesa sia originata dal segmento più ricco dell’economia. Un recente sondaggio Gallup ha dimostrato che i consumatori che guadagnano più di 90 mila dollari rappresentavano la maggior fetta di tale incremento di spesa. Un declino del mercato azionario ridurrà questo effetto ricchezza.
La ripresa della produzione

Credo che la ripresa della nostra produzione sia risultata da fattori ciclici ed estranei ai programmi di stimolo. I venditori al dettaglio e i grossisti che hanno svuotato gli inventari nelle prime fasi della recessione, a un certo punto hanno dovuto rifornirli. Mentre la disoccupazione è alta, il fatto è che almeno l’80% della forza lavoro ha un lavoro e, anche se possono sentirsi insicuri, spendono ancora per ciò che è necessario. Ciò dà impulso alla produzione. Ma una maggiore produzione senza la domanda dei consumatori e un rilancio del credito non ci porterà fuori dalla recessione.
Inoltre, la produzione è stato beneficiata dal dollaro a buon mercato, che ha aumentato le esportazioni. Altri paesi, in particolare i paesi in via di sviluppo, sono stati gli acquirenti di prodotti statunitensi. Ma penso che questo stia cambiando a causa di questi fattori:

– ascesa del dollaro causata da profondi problemi economici europei che ridurranno il nostro vantaggio economico dovuto al dollaro;
– l’economia cinese è basata sulle esportazioni; la flessione degli Stati Uniti e delle economie dell’Unione europea avrà un impatto sulla sua crescita. Inoltre, la Cina sta attraversando una grave bolla immobiliare che scoppierà prima o poi in tutta la sua forza. La Cina ha bisogno di una ripresa economica americana per salvarsi, non viceversa.


E’ chiaro che l’economia americana è diretta verso una doppia recessione, che credo avverrà nella seconda metà del 2010.

I timori di deflazione

Ho notato nei media maggiori che con dati sempre più deboli usciti di recente si parla spesso di deflazione. Questo è importante perché è un riflesso del pensiero economico tradizionale, che comprende anche la Fed. Ben Bernanke legge le prime pagine dei giornali come noi.
Questa preoccupazione è mostrata nel grafico successivo, il Core CPI Y/Y:


Il Business ha importi record di liquidità

La Federal Reserve ha riferito giovedi che le società non finanziarie posseggono 1.840 miliardi dollari di liquidità e altre attività liquide a partire dalla fine di marzo, in crescita del 26% rispetto all’anno precedente e il più grande aumento record dal 1952. Il cash è composto da circa il 7% di tutti i beni aziendali tra cui fabbriche e investimenti finanziari, il livello più alto dal 1963.
Ecco la deriva: l’economia non sta andando come la Fed e la maggior parte degli economisti hanno predetto. Essi sono preoccupati per la possibilità di sperimentare una deflazione simile a quella avvenuta durante la Grande depressione.

Perché la gran parte degli economisti ha sbagliato

La maggior parte degli economisti ritiene che ora occorra più stimolo fiscale e che le richieste di Bernanke sulla pulizia dei conti non debba essere ascoltata o sprofondaremo nella depressione. Questa è una reazione normale keynesiana.
Vorrei che spiegassero perché lo stimolo fiscale e monetario che il governo ha messo in atto a partire dall’ottobre 2008 non ha funzionato ancora. Krugman saprebbe solo dire che il governo non ha speso abbastanza. Forse dovrebbe leggere alcune delle ricerche di Romer e Reinhart sul fatto che il debito pubblico non ha la capacità di far riprendere l’economia di un paese. Il fatto è che lo stimolo fiscale non funziona e non ha mai funzionato. Ma ci lascerà con un debito enorme.

Sarebbe un errore utilizzare la spesa del governo per progetti di stimolo fiscale. Dal momento che il governo può, in ultima analisi, solo ottenere denaro dai contribuenti, è solo uno spostamento di capitali dai privati al governo per finanziare progetti che si ritengono politicamente utili.

I progetti di stimolo fiscale del governo non creano alcun beneficio economico duraturo. Mentre è vero che la costruzione di nuove strade e ponti danno sicuro beneficio all’economia, ma questo non è lo scopo dello stimolo fiscale. Lo scopo dello stimolo fiscale è quello di creare “posti di lavoro” e stimolare la spesa dei consumatori. Tale stimolo è uno spreco e non crea mai una impresa economica redditizia che continuerebbe anche dopo la fine di questi stimoli.

Ci si dovrebbe chiedere ciò che l’economia privata avrebbe potuto fare con i 62 miliardi dollari già spesi con la legge sulla ripresa economica (202 miliardi di dollari di contratti, sovvenzioni e prestiti concessi ad oggi). Esorto chiunque creda che la spesa attraverso questa legge stimolerebbe l’economia di controllare i diversi contratti e le sovvenzioni che si stanno assegnando. Il sito principale è Recovery.gov. Vedrete che la maggior parte riguardano borse di studio per programmi federali. Vi consiglio di prestare attenzione a ciò che stanno facendo. Sono sprechi spropositati di denaro che danneggerranno le capacità dell’economia di riprendersi e ciò creerà un pesante fardello per le generazioni future.

Se la spesa pubblica è stata fondamentale per la ricchezza economica allora dovremmo essere tutti ricchi.

Written by sistemielettorali

28 giugno 2010 at 10:27

Pubblicato su Economia

Inflazione o deflazione? (II parte)

leave a comment »

L’argomento inflazione

L’argomento inflazione si basa sui grafici dell’offerta di denaro.
Gli inflationisti mostrano varie misure di aumento dell’offerta di moneta, tra cui la versione utilizzata dagli economisti della teoria austriaca, chiamata True Money Supply (TMS):

Ancora una volta, la variazione percentuale su base annua è più rivelatrice:

Glu inflationisti puntano anche sul Consumer Price Index (CPI) che mostra gli aumenti di prezzo:

Il tasso di variazione annuo del CPI è più chiaro:

Come il grafico evidenzia, i prezzi sono aumentati dalla metà del 2009. Anche la misura del Core CPI (CPI meno energia e cibo, CPILFENS) sembra essere in crescita:

Gli inflationisti direbbero che questo effetto dell’inflazione, l’aumento dei prezzi, è una misura classica che prova che nuova moneta sta entrando nell’economia e che ha causato, tra l’altro, un aumento dei prezzi.

La deflazione

I deflazionisti danno un significato diverso ai dati. Essi sostengono le teorie dell’economista Steve Keen in cui si afferma che le banche per prima cosa prestano denaro, e che poi la Fed aumenta l’offerta di denaro per soddisfare la domanda.
Secondo Keen e Mish, l’offerta di moneta è creata dalle banche prima facendo prestiti, quindi da parte della Fed fornendo il denaro, perché non si può aumentare l’offerta di moneta senza immetterla poi nell’economia. Se non c’è credito l’offerta di moneta resta invariata. Così vi è un aumento del credito che genera la crescita dell’offerta di moneta.
Mish sostiene inoltre che le riserve in eccesso in realtà non esistono, sono una finzione creata dalla Fed, una semplice voce create dai computer.
Se si considerano tutti i prestiti concessi dagli istituti di credito, e i default effettivi o potenziali dei loro prestiti, queste perdite assorbirebbero tutti gli “eccessi” di riserve. Pertanto, tali “riserve” non rappresentano altre risorse per poter concedere nuovi prestiti.
Mish ritiene anche che le riserve non sono il problema delle banche, ma piuttosto è la loro base patrimoniale traballante. I prestiti sono limitati dalla mancanza di capitali e dall’instabilità finanziaria, piuttosto che dalle riserve.
I deflazionisti dicono che il problema è troppo grande per la Fed, data l’importanza e la portata del crollo dei mercati immobiliari e dei relativi debiti. Fino a quando non si diminuirà la leva e non si risaneranno i bilanci delle banche e delle imprese, lo sforzo della Fed per aumentare l’offerta di moneta non servirà a nulla.
Il risultato è che i prezzi delle attività immobiliari sono in declino e ciò si traduce in deflazione. Si dice che questa situazione sia simile all’esperienza giapponese di fine anni ’80 e ’90, quando si è verificata una crescita quasi a zero, inflazione nulla, e valore delle attività in declino. Le banche, dicono, non  intendono concedere prestiti fino a quando non verrà diminuita la leva finanziaria e le imprese diventeranno solvibili e meritevoli di credito.
I deflazionisti affermano che le misure attuali dei prezzi non sono corrette perché non rispecchiano i valori in calo del settore immobiliare. Se il settore immobiliare fosse fattorizzato, allora i prezzi dovrebbero essere indicati come in declino. L’unica misura di beni immobili nel calcolo del CPI è quello che viene chiamato “real estate rental equivalent”, che misura il valore locativo delle abitazioni e non il loro valore patrimoniale.
Essi suggeriscono che i prezzi stanno davvero crollando se si guarda al Core CPI (CPI meno energia e cibo) su base percentuale anno su anno del cambiamento:


Ovviamente ci sono alcune prove del calo dei prezzi come dimostrato da questo grafico.

Quindi: inflazione o deflazione?

Vorrei proporre un altro modo di guardare il problema.
Sappiamo che l’inflazione o la deflazione sono fenomeni monetari e non solo un aumento o una diminuzione dei prezzi. E, al fine di provocare inflazione, il nuovo denaro deve trovare la sua strada per imettersi nell’economia.
Ci sono diversi modi tramite i quali la Fed può fare ciò.
La Fed può mettere a disposizione denaro a buon mercato con la riduzione del tasso di interesse sui soldi che presta,  aumentando l’offerta di denaro. Ma anche con il Fed Funds rate allo 0,18%, praticamente zero, questo non sembra funzionare.
La Fed può rendere più facile per le banche concedere prestiti. Questo sembra essere un problema per la Fed ora. Come abbiamo visto precedentemente,  le riserve in eccesso sono alte, e il moltiplicatore della moneta è diminuito drasticamente.
Eppure l’offerta di moneta è in aumento nonostante il fallimento di queste politiche.
Vi è un altro strumento nell’arsenale della Fed chiamato Open Market Operations (OMO) per cui si comprano e vendono titoli con gli operatori principali. Per esempio, l’acquisto di Treasury Paper aumenta l’offerta di moneta e la vendita la diminuisce.
A partire da gennaio 2009, la Fed ha iniziato un programma di acquisto di titoli garantiti da ipoteca (MBS) emessi da Fannie, Freddie e Ginnie Mae. Al suo apice, ha comprato 1.250 miliardi dollari di tali attività, aumentando l’offerta di moneta di tale importo. Lo scopo era quello di immettere liquidità nell’economia e cercare di rilanciare il credito e l’attività economica. Inoltre ha assorbito il rischio di queste attività “tossiche”, sollevando dalla responsabilità gli ex titolari di questi investimenti sbagliati.
Questa forma di inflazione non ha impatto sul moltiplicatore della moneta, ma essa rappresenta una sostanziale quantità di nuovo denaro immessa nel sistema.
Questa infusione di denaro è stata utilizzata dai venditori di questi titoli tossici, le grandi banche di investimento o per le operazioni di investment banking delle grandi banche commerciali, non tanto per fare prestiti, ma per i loro fini di investimento proprio.

Questo è  il punto in cui si dividono inflationisti e deflazionisti.
Gli inflationisti credono che la Fed possa e intenda aumentare l’offerta di moneta in qualsiasi momento lo desideri attraverso operazioni di mercato aperto. I deflazionisti credono che non importa ciò che la Fed farà perché le banche non sono in grado di riaccollarsi il prestito, così contrastando i tentativi della Fed di aumentare l’offerta di moneta.

Ho un’idea diversa su questo argomento, ma è un po’ complicato da spiegare. Per cercare di dirlo in poche parole:
1. Non sono d’accordo con i deflazionisti che faremo la fine del Giappone: la deflazione sarebbe il risultato di mantenere in vita gli zombie,  banche e corporation in bancarotta.
2. Parteggio un po’ con gli inflationisti perché non credo che le Open Market Operations avranno un effetto inflazionistico. Io credo che i crediti interbancari, il miglior strumento per gonfiare la massa monetaria resterà limitata e saranno un peso per l’economia.
3. Io credo che se l’economia ricadrà in recessione, la Fed metterà in atto altri strumenti per creare inflazione.

Un pronostico

Ecco il problema nel cercare di prevedere cosa accadrà in futuro: dimmi che cosa la Fed ed il governo faranno.
La scuola austriaca non crede che sia possibile utilizzare modelli econometrici per predire il futuro, perché tali modelli sono generalmente sbagliati. Non si può distillare milioni e milioni di decisioni economiche fino ad una semplice o complessa formula del comportamento umano in quanto il set di dati è troppo vasto per essere utile.
Capire che cosa la Fed potrebbe fare comporta un sacco di probabilità. E questo è il mio metodo di analisi: quali sono le probabilità che la Fed farà una cosa piuttosto che un’altra di fronte a circostanze diverse. Se X accade, allora le scelte della Fed scelte saranno A, B e C.

Written by sistemielettorali

27 giugno 2010 at 09:52

Pubblicato su Economia

Tagged with ,

Crisi economica: avremo inflazione o deflazione?

with one comment

Traduzione libera dell’articolo dal The Daily Capitalist


Che cos’è l’inflazione?

La prima cosa che dobbiamo capire è che cos’è l’inflazione. Non è l’aumento dei prezzi, ma l’aumento dei prezzi è un’indicazione nonchè uno dei risultati dell’ inflazione.
Ci sono infatti altri impatti oltre all’aumento dei prezzi. L’impatto più significativo è che il capitale è male indirizzato in attività che,  non fosse per tassi di interesse bassi, sarebbero altrimenti non redditizie (cattivo investimento).
L’inflazione è un fenomeno puramente monetario. Si tratta di un aumento dell’offerta di moneta, ipotizzando che la domanda di denaro rimanga la stessa.
Se tutti si svegliassero una mattina con il doppio dei soldi del giorno prima, allora la gente comprerebbe beni con una frequenza maggiore e, dato che l’offerta di beni non è infinita, i prezzi salgono. Il fatto che noi tutti abbiamo il doppio di soldi non significa che siamo tutti più ricchi, significa solo che abbiamo più pezzi di carta da spendere.
Il più grande problema in effetti è che l’inflazione è confusa con l’aumento dei prezzi. Ad esempio, si sostiene che se il prezzo del petrolio aumentasse, ciò provocherebbe inflazione perché l’uso del petrolio è così pervasivo nell’economia da provare un generale aumento dei prezzi. Ma non è questo il caso. Nel caso l’offerta di moneta rimanga costante, e se devo spendere di più per la benzina, allora vuol dire che avrò meno soldi da spendere per qualcosa d’altro. Così ci sarà  meno domanda per quelle merci che altrimenti avrei comprato e vedremo quindi i loro prezzi diminuire. Questa è una risposta alla domanda e all’offerta di beni: alcuni prezzi salgono, alcuni scendono. Ma non è inflazione.
La deflazione è il contrario dell’inflazione. A parità di condizioni, se diminuisce l’offerta di moneta, allora i prezzi scenderanno perché ci saranno meno soldi per l’acquisto della stessa quantità di merci.

L’offerta di moneta e il Credit Crunch

Per causare inflazione allora, abbiamo bisogno di aumentare l’offerta di moneta. Per avere deflazione abbiamo bisogno di diminuire l’offerta di moneta. Ci sono molte complessità in questa teoria e disaccordi all’interno della scuola austriaca, ma mi atterrei alla mia definizione generale per il momento.
Questo articolo non vuole essere un trattato sulla moneta e sulle banche, ma alcuni concetti sono importanti per capire.
E’ relativamente facile vedere che cosa sta sortendo l’offerta di moneta. Mentre ci sono molti componenti ad esso, ed è un argomento complesso, vi sono importanti misurazioni del denaro che molte persone utilizzano.
La base monetaria è la principale misura della moneta circolante nelle banche, nell’economia, e nelle riserve della banca presso la banca centrale. Quando la Fed inizia a pompare denaro nel sistema, questo si presenta come base monetaria.
Questo grafico (BASE) mostra ciò che la Fed ha fatto dopo il crollo dell’ottobre 2008. Come si può vedere, è raddoppiata la base monetaria, e poi è nuovamente aumentata di 2,5 volte dal Q1 2010.

La modifca del tasso  anno su anno (Y/Y) della base monetaria è mostrata in questo grafico qui sotto. Noterete la volatilità come dimostrato dalla verticalità degli aumenti e dei decrementi.


Questo dimostra quanto la Fed abbia contrastato la contrazione dell’offerta di moneta e del credito durante le fasi iniziali del crollo. L’idea era di fornire liquidità sufficiente per le istituzioni finanziarie in modo da non andare in fallimento. Gli economisti si riferiscono a questa azione come “quantitative easing” (QE) o stimolo monetario che è un concetto della teoria monetaria (Milton Friedman e Irving Fisher) di cui Ben Bernanke è un seguace. Bernanke sembra anche essere keynesiano nella sua accettazione dello stimolo fiscale.
Il crollo, il rapido declino degli asset immobiliari e il discutibile valore degli immobili e dei crediti al consumo ha portato alla crisi del credito. Come tutti sappiamo il credito si è prosciugato, i consumatori ridimensionati, gli affari contratti,  le sofferenze sui crediti decollati, e solo le più grandi istituzioni hanno avuto accesso al credito della carta commerciale della Fed (Commercial Paper Funding Facility). A un certo punto la Fed è stata responsabile di circa il 90% del mercato della carta commerciale degli Stati Uniti, quasi 350 miliardi dollari. Le principali istituzioni sono state sostenute con i soldi TARP.
La base monetaria deve trovare la sua strada nell’economia per influenzare la quantità di moneta. La misura M1 dell’offerta di moneta (moneta in circolazione più depositi a vista) è immediatamente esploso.

Ma il problema è che gran parte di questo denaro non ha trovato la sua strada verso l’economia. Date un’occhiata a quello che hanno fatto le banche con questi soldi: li  hanno tenuti in gran parte sotto forma di riserve in eccesso (EXCRESNS):

Il significato di queste riserve in eccesso è che esse sono un buon indicatore della liquidità nel sistema. Queste riserve sono considerate “in eccesso” quando superano il requisito normativo per le riserve che una banca deve detenere. Come potete vedere, prima del crollo, le riserve in eccesso erano pari a zero, il che riflette la volontà delle banche di concedere prestiti.
La ragione di molte riserve in eccesso è stata che le banche non stavano prestando denaro, e per ragioni molto buone.
In primo luogo, i propri bilanci erano in pericolo. Le perdite sui crediti erano cresciute e al fine di soddisfare i requisiti normativi gli istituti di credito non erano sicuri di quanto capitale avrebbero avuto bisogno. Le banche non hanno capito la profondità della crisi e dell’impatto del debito più grande del mondo che aveva indotto il boom sui loro prestiti. Un futuro incerto ha fatto sì che le banche bloccassero i  loro prestiti al fine di preservare il capitale. Era evidente che, poiché i prestiti erano sempre meno onorati,  era difficile trovare mutuatari in grado di far fronte ad un debito. I banchieri rispondono razionalmente all’incertezza: proteggono i loro correntisti e i loro prestiti. Se si pensa che un creditore non sarà in grado di pagare, non si presta più denaro.
In secondo luogo, non erano sicuri di quale sarebbe stata la risposta delle autorità di regolamentazione per quanto riguarda i requisiti patrimoniali, in particolare per quello che viene chiamato Tier 1.
E’ stata cosa di buon senso aggrapparsi alla grande quantità di credito che la Fed forniva al fine di coprire l’incertezza sulle regole.
Come ho detto, vi erano valide ragioni economiche per le banche nel detenere riserve di grandi dimensioni, non c’era nulla in “eccesso”.
L’impatto di alte riserve in eccesso si presenta come una diminuzione del moltiplicatore di M1, il che significa che il credito bancario è crollato. Il moltiplicatore M1 è l’effetto moltiplicatore della riserva frazionaria bancaria in presenza di un aumento dell’offerta di moneta M1. Se le banche devono tenere solo il 10% dei depositi  e può prestare il 90%, l’effetto della moneta si moltiplica varie volte. Se la Banca A ha 100 dollari di nuovi capitali, si possono prestare 90 dollari al Cliente A. Il Sig. A spende il denaro che finisce nella banca B, aumentando così i loro depositi e consentendo loro di prestare il 90% di esso, o 81 dollari, e così via. Il moltiplicatore (10:1)  trasforma in sostanza 100 nuovi dollari in quasi 1.000 dollari in quanto passa attraverso varie attività economiche.

Dopo il crollo, il moltiplicatore M1  è crollato:

Ciò dimostra come la stretta creditizia sia avvenuta a causa del quai totale azzeramento dei prestiti bancari.
La seguente tabella dei prestiti delle banche commerciali (TOTLL) mostra che cosa è successo ai prestiti:

E’ facile vedere la variazione percentuale su base annua:

Questo è il “credit crunch” classico. Nessuno può ottenere un prestito dalle banche. Le grandi aziende erano in grado di andare direttamente alla Fed, ma la maggior parte delle imprese e dei consumatori non ha potuto ottenere un prestito bancario.
Il credito al consumo, l’origine della spesa dei consumatori (70% del PIL), si è prosciugato:

Quando il consumatore non spende, l’economia va in recessione.

Written by sistemielettorali

26 giugno 2010 at 17:38

Pubblicato su Economia

Tagged with , ,

Elezioni legislative Suriname

leave a comment »

REPUBLIC OF SURINAME
LEGISLATIVE ELECTIONS OF 25 MAY 2010
=========================================================================
Elections to the National Assembly
Fonte: Suriname government website

Parties
————————————————————————-
* AC – A Combinatie (A Combination)
* BVD – Basispartij voor Vernieuwing en Democratie (Basic Party for
Renewal and Democracy)
* MC – Mega Combinatie (Mega Combination)
* NDP – Nationale Democratische Partij (National Democratic Party)
* NFDO – Nieuwe Front voor Democratie en Ontwikkeling (New Front for
Democracy and Development)
* PDOE – Partij voor Democratie en Ontwikkeling door Eenheid (Party for
Democracy and Development through Unity)
* VVV – Volksalliantie voor Vooruitgang (People’s Alliance for Progress)

Riepilogo nazionale di voti e seggi
=========================================================================
Votes and seats are compared with those won at the 2005 elections.
————————————————————————-
Registered voters:                          324,490
Valid votes cast:                           237,575  73.2
————————————————————————-
Party                                       Votes    %            Seats
————————————————————————-
A Combination                                11,176  04.7          7  +7
Basic Party for Renewal and Democracy (BVD)  12,043  05.1          –
Mega Combination                             95,543  40.2 +17.4   23  +8
New Front for Democracy (NFD)                75,190  31.7 -09.8   14  -9
Party for Democracy and Development (PDOE)   12,085  05.1          1  +1
People’s Alliance for Progress (VVV)         30,844  13.0 -01.6    6
Others                                          694  00.3          –
————————————————————————-
Total                                       237,575               51
————————————————————————-
The Mega Combination is a coalition based on the National Democratic
Party. Its vote is compared with the NDP vote in 2005.

Written by sistemielettorali

25 giugno 2010 at 20:01

Pubblicato su elezioni

Tagged with ,

Eelzioni legislative Cechia

leave a comment »

Elezioni legislative del 28 e 29 maggio 2010
============================================================
Fonte: Czech Central Election Commission website
 
Partiti
———————————————————————
* CSSD – Ceská Strana Sociálne Demokratická (Czech Social Democratic
   Party)
* KDU-CSL – Krestanská a Demokratická Unie – Ceskoslovenská Strana
   Lidová (Christian and Democratic Union – Czechoslovak People’s
   Party)
* KSCM – Komunistická Strana Cech a Moravy (Czech and Moravian
   Communist Party)
* ODS – Obcanska Demokraticka Strana (Civic Democratic Party)
* S-JBB – Suverenita – Blok Jana Bobošíkové (Sovereignty – Jana
   Bobošíková Bloc)
* SPO-Z – Strana Práv Obcanu – Zemanovci (Party of Civic Rights –
   Zemanovci)
* TOP 09 – Tradice Odpovednost Prosperita 09 (Tradition
   Responsibility Prosperity 09)
* VV – Veci verejné (Public Affairs)
* SZ – Strana Zelených (Green Party)
 
Riepilogo nazionale di voti e seggi
=============================================================
Enrolled voters:                 8,415,892
Votes cast:                      5,268,098  62.6
Invalid votes:                      37,239  00.6
Valid votes:                     5,230,859  99.4
———————————————————————
Partiti                           Voti      %Voti   Differenza   Seggi
———————————————————————
Christian Democrats (KDU-CSL)      229,717  04.4   -02.8      –   -13
Civic Democrats (ODS)            1,057,792  20.2   -15.2     53   -28
Communist Party (KSCM)             589,765  11.3   -01.5     26   
Green Party (SZ)                   127,831  02.4   -03.9      –   -06
Party of Civic Rights (SPO-Z)      226,527  04.3              –
Public Affairs (VV)                569 127  10.9             24   +24
Social Democrats (CSSD)          1,155,267  22.1   -10.2     56   -18
Sovereignty (S-JBB)                192,145  03.7              –
TOP 09                             873,833  16.7             41   +41
Others                             208,827  04.0              –
———————————————————————
Totale                           5,230,859                  200
———————————————————————
Voti e seggi sono comparati con le elezioni del 2006.

Written by sistemielettorali

9 giugno 2010 at 06:52