Sistemi elettorali

Analisi elezioni regionali lombardia 2010

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Cominciamo ad osservare i risultati delle regionali lombarde, anche in virtù delle ultime elezioni tenutesi con il nuovo sistema elettorale. Avevamo già visto in un precedente post le tendenze in atto. Oggi aggiungiamo all’analisi anche i risultati dell’ultima consultazione.

Per quanto riguarda, invece, il calcolo dell’assegnazione dei seggi, per ora non possiamo procedere alla verifica di ciò che è successo in quanto i dati del Ministero degli Interni sono ancora incompleti, specialmente per ciò che concerne le liste minori. Sebbene molte di queste, non raggiungendo la soglia, non vanno ad intaccare il dato definitivo, mi riservo comunque di attendere che il Ministero pubblichi i dati definitivi.

Alcune considerazioni sulle elezioni

Astensionismo

Le elezioni del 2010 hanno visto un alto livello di astensionismo. Siamo scesi sotto il 65%, mentre nelle precedenti consultazioni il dato è sempre stato ben superiore al 70%.

Si dice che un alto grado di astensionismo finisca per favorire i partiti di sinistra, ma i dati a disposizione non confermano questa tesi. Anzi, rispetto ai dati del 2005, il centro-sinistra arretra di ben 9 punti, mentre il centro-destra si rafforza di circa il 3%. Più o meno lo stesso avviene a livello dei candidati. Formigoni stacca Penati di 23 punti, mentre nel 2005 la differenza tra lo stesso Formigoni e Sarfatti era di “soli” 10 punti.

Pdl vs FI+AN

Il 2010 è stato il primo anno in cui Forza Italia e Alleanza Nazionale si presentavano unite. Non si può certo dire che le cose siano andato bene. Il Popolo della Libertà, infatti, non replica le performance precedenti dei due singoli partiti. Esso ottiene infatti il 31,78% contro il 34,64% del 2005, il 43,47% del 2000 e il 39,20% del 1995. Posto che una flessione era da scontare, rimane il fatto che essa è stata più forte del previsto, e a tutto vantaggio della Lega. Inciso: a livello di seggi, tuttavia, il PdL nella parte proporzionale conquista 23 seggi tanti quanti ne avevano conquistati FI e AN nel 2005.

Lega Nord

La Lega è la vera vincitrice di queste elezioni. Se osserviamo l’andamento del partito di Bossi dal 1995 ad oggi, possiamo dire che la Lega ritorna ai fasti dei primi anni ’90, visto che il 26,20% rappresenta mediamente un dato superiore ai 10 punti percentuali rispetto alle precedenti consultazioni. Ancora più evidente il dato se guardiamo ai voti: si tratta di un vero e proprio raddoppio dei consensi.

Il Centro-sinistra

Perde e parecchio il centrosinistra. In particolare, è il PD a subire le perdite maggiori, sebbene nelle precedenti elezioni fosse coalizzato con altri partiti minori. Tuttavia, il PD esce rafforzato in consiglio: ben 21 seggi con una sovrarappresentazione del 6,69%. Il PD non è nuovo a questo vantaggio in termini di seggi: già nel 2000 e nel 2005 aveva ottenuto un numero di seggi proporzionalmente maggiore dei voti ottenuti (rispettivamente +6,60% e +3,09%). Di più: confrontando PD e Lega, il partito di Penati supera la Lega in quanto a seggi, pur avendo ricevuto quasi il 4% in meno dei voti. Questo dato è riconducibile al fatto che gli alleati del PD rappresentano una percentuale relativamente piccola del totale, a parte l’IdV che è cresciuta molto (6,28% contro il 1,40%).

UDC

L’UDC regge la sfida solitaria. Il partito di Casini supera abbondantemente la soglia del 3% ed ottiene 3 consiglieri, uno in più del 2005, elezione nella quale erano alleati al centro-destra. Fra i partiti minori, inoltre, l’UDC è quello che sovraperforma meglio, con un +0,39% come differenza tra percentuale di voti e seggi. Da segnalare anche l’exploit di Pezzotta che agisce da traino, avendo ottenuto il 4,68% come candidato, e ben 80.000 in più del partito che lo ha sostenuto. Si tratta, probabilmente di voti che Pezzotta ha “rubato” a Formigoni, come vedremo.

Sovra-sottorappresentazione

Gli indici di proporzionalità da noi considerati, Gallagher, Loosemore-Hanby e Lijphart, mostrano un livello di proporzionalità in linea con le precedenti consultazioni. Mentre nel 2005 abbiamo assistito ad un aumento della proporzionalità, nel 2010 gli indici crescono leggermente, anche se di poco. In particolare: l’indice di Gallagher (così come quello di Lijphart) cresce di quasi 2 punti a causa dell’alta sovrarappresentazione del PD.

L’indice di Loosemore-Hanby, meno soggetto a questo tipo di sbalzi, rimane stabile.

Ad ogni modo, gli indici sono in leggero aumento anche in virtù dell’esclusione del Movimento 5 Stelle di Grillo e della Federazione di Sinistra, entrambi sopra il 2% e che vedono vanificati i voti conquistati. Se guardiamo invece alle due coalizioni maggiori, detto del PD, il quadro rimane assolutamente vicino alla proporzionalità assoluta, con tutte le liste sotto l’1% di differenza tra voti e seggi.

I candidati

Last but not least, i dati sui candidati.

Per la prima volta, Formigoni prende meno del totale di coalizione, 56,10% contro 58,14% (230.000 in meno). A chi vanno questi voti? A mio avviso, Pezzotta ne ha conquistati un discreto numero. Lo stesso Crimi ne ottiene 45.000 in più della sua lista. E Invernizzi 16.000. Questo dato, candidati minori che ottengono più voti delle proprie liste, è in effetti curioso.  Ma, probabilmente, è facile che l’elettore abbia semplicemente sbarrato il nome del candidato presidente senza esprimere il voto per la lista.
Penati, infine, performa meglio del totale di coalizione, circa 180.000 voti in più.

Written by sistemielettorali

1 aprile 2010 a 06:49

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