Sistemi elettorali

I sistemi elettorali regionali

with one comment


In questo post un breve riepilogo del quadro normativo attuale in materia di elezioni regionali.

A tal fine, è possibile dividere le Regioni in quattro gruppi:
a) Regioni che hanno approvato Statuto e legge elettorale prima dell’indizione delle elezioni e
che quindi hanno potuto votare con nuovi sistemi elettorali: Toscana, Lazio, Puglia e Calabria;
b) la Regione Marche che pur avendo approvato una propria legge elettorale, ha votato con la
l. 43/95 poiché il proprio Statuto è entrato in vigore dopo le elezioni;
c) Regioni che si sono dotate soltanto di un nuovo Statuto (che è entrato in vigore dopo le
elezioni) e non hanno messo mano alla legge elettorale (
Liguria, Emilia Romagna, Umbria e
Piemonte
). Anche se in queste Regioni apparentemente non si sono apportate modifiche alla
legge elettorale, in realtà attraverso le disposizioni statutarie che incrementano il numero dei
consiglieri, si sono mutati gli effetti dell’attuale sistema elettorale;
d) Regioni che non hanno apportato alcuna modifica né alla legge elettorale, né allo Statuto.

Andiamo a vedere le modifiche principali apportate dalle Regioni che hanno introdotto nuovi sistemi elettorali.

Abolizione della lista regionale e  diverse modalità di assegnazione del premio di maggioranza

L’introduzione della lista regionale (il cd. listino), operata dalla Legge n. 43 del 1995, aveva fin da subito sollevato critiche tra coloro i
quali ravvisavano, in capo ai Consiglieri eletti come premio di maggioranza (il 20%), una sorta di deficit di legittimazione rispetto a
coloro i quali erano stati, invece, eletti, come quota proporzionale, nelle circoscrizioni provinciali.
Sul punto, nel Lazio enon muta la disciplina preesistente.
La Toscana, la Puglia, la Calabria e le Marche aboliscono, invece, la lista regionale, abolizione finalizzata a ristabilire un collegamento diretto
tra il candidato alla carica di Presidente e le coalizioni.
Diversi appaiono, tuttavia, i meccanismi adottati per l’assegnazione dei seggi alle liste provinciali.
Infatti, in Puglia, la Legge n. 2 del 2005 introduce una sorta di doppio binario, dapprima assegnando i seggi nelle circoscrizioni
provinciali secondo la normativa precedente e, successivamente, dividendo per tredici il totale dei voti conseguito, in particolare, dalle
liste della coalizione vincente; tale numero corrisponde, infatti, al 20% del totale dei Consiglieri, settanta, per l’appunto.
Ne risulta un quoziente di coalizione, che permette di ripartire proporzionalmente, tra le liste facenti parte della coalizione, i tredici
seggi, corrispondenti al premio di maggioranza.
In Calabria, invece, nel febbraio 2010, si è abolito il listino, mentre sono previsti 9 seggi da attribuire come premio di maggioranza. Questi seggi, pare, verranno conquistati dai candidati più votati a livello provinciale. Resta in merito una certa confusione sul metodo di assegnazione di questi seggi che, vista l’abolizione del listino, non è chiaro in che modo verranno allocati tra le varie forze politiche. [1]
Nelle Marche, invece, la Legge n. 27 del 2004 prevede una sorta di meccanismo a cascata, secondo la definizione della dottrina.
Alla coalizione di liste che ha ottenuto la maggior cifra elettorale regionale, calcolata con la formula D’Hondt, viene, comunque, assegnato
il 60% dei seggi.
Ciò significa che l’assegnazione del premio di maggioranza (analogamente a ciò che avviene in Toscana, ma non in Puglia) è, soltanto,
eventuale e, inoltre, avviene in misura variabile.
Infatti, tale quota può già essere stata raggiunta, da parte della coalizione collegata al Presidente eletto, in sede di assegnazione proporzionale
dei seggi.
Inoltre, qualora non lo sia, il numero di seggi aggiuntivi, necessari a raggiungerla, varia al variare dell’ammontare dei seggi già ottenuti
in sede di ripartizione proporzionale.
Successivamente, avviene la ripartizione dei seggi tra le liste che formano le coalizioni, attraverso un quoziente di coalizione, quindi
quella tra le singole liste circoscrizionali.
A differenza, infine, delle altre Regioni, non è previsto il voto disgiunto.
In Toscana, infine, la Legge n. 25 del 2004 contempla una prima distribuzione proporzionale a livello regionale dei seggi tra tutte le
liste (non, quindi, tra le coalizioni, come, invece, prevede la Regione Marche) che abbiano superato determinate soglie di accesso.
In particolare, ad ognuna di esse si assegna un seggio, quindi, quelli restanti, secondo la formula D’Hondt (formula Adams).
Così come nelle Marche, anche in Toscana il premio di maggioranza previsto può essere definito eventuale e variabile.
Infatti, se le liste collegate al Presidente eletto raggiungono autonomamente, ovvero in sede di assegnazione proporzionale dei seggi,
il 60% di essi, non vi è spazio per l’assegnazione di alcun seggio aggiuntivo e, quindi, non scatta alcun premio di maggioranza.
Se ciò non accade, ma il Presidente eletto ottiene almeno il 45% dei voti, alle liste della coalizione vincente vengono solo assegnati i seggi
necessari a raggiungere la detta quota del 60%; se, invece, il Presidente eletto ne ottiene meno, essa si riduce al 55% dei seggi.
Altre differenze di rilievo rispetto alle leggi della Puglia e delle Marche sono rappresentate dalla previsione di una soglia di garanzia a
favore delle minoranze, cui, comunque, deve essere assegnato almeno il 35% dei seggi.
Inoltre, dal diverso meccanismo di assegnazione dei seggi alle singole liste provinciali, basato su un quoziente regionale di lista, la cui
adozione è finalizzata ad una più corretta rappresentanza dei territori provinciali: esso, in particolare, si ottiene dividendo il totale regionale
dei voti ottenuti da una lista per il numero dei seggi spettanti.
Ancora, dalla previsione, resa possibile dall’abolizione del voto di preferenza, dei cd. candidati regionali, capilista regionali candidati
in tutte le circoscrizioni provinciali, cui sono attribuiti i primi seggi spettanti a ciascuna lista.
Infine, dall’introduzione, con Legge regionale n. 70 del 2004, delle elezioni primarie, quale strumento, peraltro facoltativo, per la selezione
dei candidati, atto, nelle intenzioni del legislatore toscano, a bilanciare la limitata possibilità di scelta riconosciuta all’elettore, determinata dalla previsione delle liste rigide, al cui interno l’ordine
di presentazione dei candidati è predeterminato e definisce quello della successiva elezione.
È previsto, in particolare, che tutti gli aventi diritto al voto nelle elezioni regionali possano partecipare alle primarie; tuttavia, è consentito
alle forze politiche svolgere primarie riservate ad un numero ristretto di propri elettori.
Le elezioni primarie possono riguardare o il Presidente oppure i candidati regionali o quelli circoscrizionali alla carica di Consigliere,
ma anche tutti e tre congiuntamente.
Nelle Province, i candidati proposti agli elettori devono essere in numero superiore di almeno un’unità rispetto al numero dei seggi
da assegnare. Non è, infine, consentito presentare candidature a soggetti diversi dai partiti.


Clausole di sbarramento

La ridefinizione delle soglie legali di accesso alla ripartizione dei seggi (clausole di sbarramento) e l’introduzione delle cd. clausole
anti-localistiche rappresentano il tentativo di limitare la eccessiva frammentazione della rappresentanza prodotta dalla normativa statale
previgente. In relazione alle clausole di sbarramento, la Calabria, la Puglia, la Toscana e le Marche intervengono in materia, mentre nel Lazio
non muta la precedente normativa.
In Calabria, la Legge n. 1 del 2005 prevede un’unica soglia di accesso, elevata al 4% dei voti.
Viene, quindi, eliminata la clausola, prevista, invece, a livello statale, dall’articolo 7 della Legge n. 43 del 1995, a favore delle liste minori
interne ad una coalizione che abbia superato il 5%. Nelle Marche, la Legge n. 27 del 2004, come visto, adotta, per l’attribuzione
dei seggi, un diverso meccanismo, riferito alle coalizioni e non alle singole liste, conseguentemente, la soglia viene applica alle coalizioni, prevedendosi, in generale, che non sono ammesse alla assegnazione dei seggi le coalizioni che abbiano ottenuto meno del 5% del totale di voti validi riportati dalle coalizioni regionali.
È prevista, tuttavia, un’eccezione a favore delle liste che abbiano riportato più del 3% dei voti validi espressi a favore delle liste.
In Puglia, la Legge n. 2 del 2005 prevede la non ammissione alla ripartizione dei seggi delle liste provinciali non collegate ad altre liste il cui
gruppo abbia ottenuto nell’intera regione meno del 5% dei voti validi.
Al riguardo, l’articolo 7 della Legge n. 43 del 1995 prevede, invece, la più bassa soglia del 3%. Inoltre, le liste collegate sono ammesse
alla distribuzione dei seggi ove abbiano ottenuto, nell’intera Regione, complessivamente tra loro, almeno il 5% dei voti, analogamente
a quanto previsto a livello statale.
Infine, si prevede che in occasione delle prossime elezioni (2010) non saranno ammesse all’assegnazione di seggi i gruppi di liste che
non avranno individualmente superato la soglia del 4% dei voti validi, analogamente a quanto avviene nella Regione Calabria.
In Toscana, la Legge n. 25 del 2004 fissa una doppia soglia di accesso.
La prima soglia, fissata all’1,5% (non prevista dalla Legge n. 43 del 1995), riguarda anche le liste collegate ad un candidato Presidente
che abbia ottenuto più del 5% dei voti.
La seconda soglia (prevista, al contrario, dalla Legge n. 43 del 1995), riguarda le liste collegate a candidati Presidenti che abbiano
ottenuto meno del 5% dei voti, elevata, tuttavia, dal 3% al 4%.
In relazione, invece, alle clausole anti-localistiche, introdotte al fine di disincentivare ogni sorta di localismi, solo la Toscana, le Marche
e la Puglia intervengono in materia.
In Toscana, la Legge n. 25 del 2004 dispone l’ammissione delle liste provinciali contrassegnate da un medesimo simbolo solo qualora
siano presentate in più della metà delle circoscrizioni.
Nelle Marche (con cinque Province), la Legge n. 27 del 2004 prevede la non ammissione di coalizioni che non siano state formate
almeno da un gruppo di liste presentate col medesimo simbolo, in almeno tre circoscrizioni provinciali.
A liste presentate in un numero di circoscrizioni inferiore a tre non è consentito aderire alle coalizioni.
In Puglia (con sei Province), infine, la Legge n. 2 del 2005 prevede che le liste debbano essere presentate e ammesse in almeno tre circoscrizioni
con lo stesso contrassegno.

 Il principio di equa rappresentanza territoriale

Solo il Lazio, la Toscana e le Marche intervengono in materia, al fine di garantire una più equa rappresentanza dei territori all’interno
dei rispettivi Consigli.
Nel Lazio, la Legge n. 2 del 2005, prevede solo che la lista regionale sia composta in modo che ci sia almeno un candidato residente
per ciascuna delle province
della regione.
In Toscana, la Legge n. 25 del 2004 modifica il tipo di quoziente attraverso cui vengono assegnati i seggi alle circoscrizioni.
In primo luogo, non è più prevista l’assegnazione di seggi a livello provinciale mediante quozienti circoscrizionali.
Stabilito su base regionale il numero di seggi spettante a ciascuna lista, si calcola un quoziente regionale di lista, che si ricava dalla
divisione del totale regionale dei voti ottenuti da una lista per il numero dei seggi assegnati alla stessa, dedotto il candidato regionale,
cui compete il primo seggio.
Il numero di voti ottenuti da una lista in ognuna delle Province è, quindi, diviso per il detto quoziente, attribuendo prima i quozienti
interi, quindi i migliori resti.
Se, tuttavia, nessun Consigliere risulti eletto in una data Provincia, è previsto che un seggio sia assegnato alla lista che, in quella stessa
Provincia, ha conquistato il maggior numero di voti, sottraendolo ai seggi da essa ottenuti in altra Provincia.
Nelle Marche, la Legge n. 27 del 2004 prevede un meccanismo in base al quale, in ciascuna Provincia, il numero di Consiglieri regionali
eletti sia uguale a quello attribuitole sulla base della popolazione ivi residente.
Il primo calcolo sull’attribuzione dei seggi interessa le coalizioni.Quindi, per mezzo di un quoziente regionale di coalizione, si assegnano
i seggi tra le liste che fanno parte di una certa coalizione.
Infine, si effettua la assegnazione dei seggi spettanti a ciascuna lista tra le diverse Province nelle quali essa è presente.
A tal fine, si utilizzano i quozienti circoscrizionali, attribuendosi, dapprima, i seggi corrispondenti ai quozienti interi.
Quindi, con i voti residui, si calcola la cifra elettorale residuale percentuale di ciascuna lista provinciale, rispetto al totale dei voti delle
liste di quella determinata Provincia.
L’ufficio centrale regionale accerta, preliminarmente, che il numero di seggi conseguiti con i quozienti interi da una lista nelle varie
Province coincida col numero di seggi cui quella lista ha diritto nella totalità della Regione.
In caso di eventuale eccedenza, sono restituiti alle circoscrizioni provinciali i seggi non ancora assegnati.
A questo fine, si collocano in un’unica graduatoria regionale decrescente le suddette cifre percentuali residuali e si assegnano così tutti i seggi non ancora assegnati.
Ciò può avvenire, naturalmente, entro il numero dei seggi attribuiti ad ogni Provincia: si scorre, quindi, la graduatoria e si assegnano i
seggi, fino ad esaurimento degli stessi in quella data Provincia.
In altre parole, si scorre tale graduatoria, escludendo quelle Province che hanno già coperto tutti i seggi previsti.
Gli eventuali seggi ancora da attribuire ad una lista, sono assegnati nelle Province ancora non coperte, cominciando dai valori assoluti più alti riportati dalla stessa lista.
Il numero di consiglieri

Per le 13 Regioni il numero dei componenti il Consiglio regionale è indicato nella seguente tabella:

REGIONE n. consiglieri previsto da Statuto
BASILICATA (30 consiglieri – art. 2 legge 108/1968)  
CALABRIA 50
CAMPANIA 61
EMILIA ROMAGNA 67
LAZIO 71
LIGURIA 51
LOMBARDIA 80
MARCHE 43
PIEMONTE 60
PUGLIA 70
TOSCANA 55
UMBRIA 31
VENETO (60 consiglieri – art. 2 legge 108/1968)  

  

I RIFERIMENTI NORMATIVI

Norme applicabili per l’elezione dei Consigli regionali della BASILICATA, dell’EMILIA ROMAGNA, della LIGURIA, della LOMBARDIA, del PIEMONTE (salvo che per le norme che regolano la presentazione delle liste), del VENETO:
Legge n. 108 del 1968 (Norme per l’elezione dei Consigli regionali delle regioni a statuto normale);
Legge n. 43 del 1995 (Nuove norme per l’elezione dei Consigli delle regioni a statuto ordinario);
– Art. 5 (disposizioni transitorie) della
Legge costituzionale n. 1 del 1999 (Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della giunta regionale e l’autonomia statutaria delle regioni);
– la già citata
Legge n. 165 del 2004 (Disposizioni di attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione);

 

LEGGI ELETTORALI REGIONALI

CALABRIA
Legge regionale n. 1 del 2005 (Norme per l’elezione del Presidente della giunta regionale e del Consiglio regionale)

CAMPANIA
Legge regionale n. 4 del 2009 (Legge elettorale)

LAZIO
Legge regionale n. 2 del 2005 (Disposizioni in materia di elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e in materia di ineleggibilità e incompatibilità dei componenti della Giunta e del Consiglio regionale) – attualmente in corso di modifica

MARCHE
Legge regionale n. 27 del 2004 (Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta regionale come modificata dalla Legge regionale n. 5 del 2005)

PIEMONTE
Legge regionale n. 21 del 2009 (Disposizioni in materia di presentazione delle liste per le elezioni regionali)

PUGLIA
Legge regionale n. 2 del 2005 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale)

TOSCANA
Legge regionale n. 25 del 2004 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale come modificata dalla Legge regionale n. 50 del 2009)

UMBRIA
Legge regionale n. 2 del 2010 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del P

 

[ 1] La denuncia è stata fatta dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli.  Qui di seguito un estratto dal “Giornale di Calabria”….  Il leader di Diritti Civili da diversi giorni porta avanti, da solo, quella che definisce una “importante battaglia di legalità, trasparenza e democrazia”. Dopo il mancato chiarimento nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale del meccanismo di ripartizione dei seggi dell’ex listino (cinque o nove seggi da assegnare alla coalizione vincente, in base ai voti e alla percentuale riportati), Corbelli aveva parlato di “atto di grave responsabilità dell’Assemblea di Palazzo Campanella che di fatto è destinato a portare all’annullamento delle Elezioni Regionali di marzo, visto che il Consiglio eletto il 28 e 29 marzo prossimi sarebbe imperfetto (40 consiglieri su 50, quelli eletti, con il sistema proporzionale, cioè nelle cinque circoscrizioni provinciali, secondo la vecchia ripartizione territoriale per il numero di abitanti, così come si evince dal decreto di indizione delle elezioni regionali calabresi firmato dal Prefetto di Catanzaro l’8 febbraio scorso: nessun riferimento viene invece fatto in questo decreto ai cinque o nove seggi dell’ex listino da eleggere con il sistema maggioritario)”. Corbelli ha fornito oggi prove inconfutabili. “La clamorosa gaffe del Consiglio regionale sta nel richiamare esplicitamente per l’assegnazione dei nove posti dell’ex listino, l’articolo 1, comma 3 della legge n. 43 del 23 febbraio 1995, che prevedeva l’elezione dei componenti della lista bloccata regionale, in Consiglio, secondo il sistema maggioritario, esclusivamente a scorrimento in base alla collocazione nella stessa lista. Con la modifica della legge elettorale regionale, votata il 6 febbraio scorso, il Consiglio regionale, per l’attribuzione del premio di maggioranza (ex listino) si richiama allo stesso articolo (1), stesso comma (3), della stessa legge (43 del 23 febbraio 1995), con il medesimo sistema maggioritario di attribuzione dei seggi”. “Con una sola clamorosa novità: che anziché un listino bloccato regionale (abrogato dopo la ribellione popolare), si vanno di fatto a creare cinque listini bloccati provinciali, in virtù dell’articolo 4 di modifica alla legge elettorale regionale n. 4 del 6 febbraio 2010 che al comma C recita testualmente?4) qualora il gruppo di liste o i gruppi di liste provinciali collegate alla lista regionale di cui al numero 2) abbiano conseguito un numero di seggi inferiore a 25, assegna al medesimo gruppo di liste i nove seggi da ripartire con sistema maggioritario di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 23 febbraio 1995, n. 43, e li ripartisce fra le medesime liste e nelle circoscrizioni secondo quanto stabilito ai periodi terzo, quarto, quinto, sesto e settimo del numero 3)”; Significa che ad essere eletti, per l’attribuzione del premio di maggioranza (cinque o nove seggi) saranno i candidati che occuperanno i primi posti in lista e non invece i primi non eletti. Un autentico inganno, uno scandalo inaccettabile che permette ai partiti di raggirare l’abolizione del vecchio listino regionale e di decidere loro l’ordine dei nominati provincia per provincia! Un escamotage che Diritti Civili, dopo un attento studio, ha scoperto tra le righe della nuova legge elettorale regionale. Cosa succederà adesso dopo la nostra denuncia di questo grande inganno? Interverrà il Ministro degli Interni, per cancellare questo scandalo prima della presentazione delle liste? Sarà consentito di andare al voto con il listino camuffato, anzi con cinque listini provinciali camuffati? I primi non eletti delle liste della coalizione vincente giustamente rivendicheranno i seggi del premio di maggioranza.

Written by sistemielettorali

18 marzo 2010 a 21:02

Una Risposta

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  1. SEMIALTERNO l’idealtipo sistema elettorale a bipolarismo concorrenziale aperto!
    SEMIALTERNO per non lasciarci in continuazione prendere in giro dalla casta che sempre più… c’incastra!
    Quando urgono innovazioni in ogni dove ed ad ogni latitudine l’Italia non può essere da meno e continuare e continuare a sottrarsi menando il can per l’aia in modo inconcludente ovvero, permettere che la casta mantenga più o meno volutamente costantemente incompleti e transitivi i meccanismi elettorali per rendersi sempre più intransitiva come casta & cricca per aumentarsi in continuazione la posta in gioco a scapito di Pantalone che ne debba in continuazione pagare siffatte mantenute magagne!
    Proprio perché nella compagine mondiale vari e diversi sono i meccanismi che regolano le leggi elettorali implicitamente se ne evince il loro implicito miglioramento!
    L’immanente crisi sempre più palesemente ce lo dimostra che democrazie e mercato non possono che esser facce della stessa medaglia giacché l’esplosione delle bolle finanziarie contestualmente fa sempre più esplodere, ormai ad ogni latitudine, le contraddizioni insite nei meccanismi elettorali, a riprova della loro strutturale incompletezza rispondenti a statuizioni formalmente corrette, aspetti rilevati ancora da M. Weber. Rispetto a quando il tempo diversamente reclama di cambiare il passo data l’accelerazione impresse dalle nuove tecnologie e da internet che richiedono di adottare sistemi più completi che risultino nella loro articolazione strutturalmente ad assetto dinamico variabile “adattivo” quanto il sistema elettorale SEMIALTERNO propone e propugna quale inedito e più completo modello per sbloccare il nostro BelPaese dall’inerzia e dall’impaludamento per iniziare a renderlo strutturalmente competitivo sin dalle front line. Quanto sta già accadendo a diverse latitudini in Gran Bretagna con il varo del governo di Cameron quanto l’esito della Proposition 14 in California dovrebbe esserci d’insegnamento sull’inderogabile necessità di provvedere a riformare strutturalmente il nostro Sistema Paese badando però a non ripetere più o meno volutamente i medesimi nostri propri quanto gli altrui errori! Pertanto, quanto si sta muovendo rappresenta le prime avvisaglie sulla necessità di provvedere ad un radicale inedito aggiornamento su molti fronti e livelli!
    Pertanto, urgono acquisire più complete organiche sistemiche strutturali soluzioni ad implementazione ricorsiva attraverso inediti adeguamenti aperti su tutte “le front line” giacché entrambi i piani, di quella stessa medaglia, reclamano regole chiare e trasparenti ad incrementale reciproco adeguamento per ripristinare e/o mantenere un mutuo equilibrato dinamico sinergico rapporto attraverso l’acquisizione di effettivi “check & balance & feed back criteri” da permettere monitorati resilienti opportuni controlli! Pertanto, urgono soluzioni a bipolarismo aperto a sempre maggiore “crowdopensoursing” concorrenziali sinceri apporti e contributi scevri d’ogni “imprinting” condizionamento che possano sottendere profittevoli speculativi propositi tesi a mantenere a regime inalterate deterrenze o comode partigiane autoreferenzialità di casta!

    Allora, anche all’Italia urgono radicali strutturali adeguamenti, adottando sistemi più pertinenti alle necessità dell’era informazionale degli accessi adottando opportuni check & balance criteri per ingenerare osmotica, fisiologica concorrenza prodroma a creare virtuosa discontinuità quale prerogativa di tutela provvedendo ad introdurre inedite regole che una siffatta nuova cangiante realtà reclama. Questo si rende indispensabile per non lasciare che la casta si trastulli relegandoci nel solito opaco ed impaludato marasma per mantenere incomplete, parziali e transitive le leggi elettorali per così comodamente e permanentemente rendersi ancor più intransitiva come casta; caricata d’eterna esclusività e privilegi per mantenere inalterato un siffatto vizioso e perverso gioco: dove, con la scusa del voler cambiare tutto, gattopardescamente sostanzialmente non cambiare mai niente! Casta che tuttora, intende cinicamente riprodurre per espandersi ulteriormente nello spazio tempo la sua comoda autoreferenzialità! Autoreferenzialità tesa a detenere sempre giocato l’elettore, il cittadino, l’utente e mantenere sotto scacco l’intero paese in quel più o meno riprodotto volutamente marasma per cinicamente aumentarsi sempre più come detto la posta in gioco. Occupandosi così, come casta, a fare e disfare senza mai concludere niente e/o risponderne ad alcuno se non massmediaticamente riprodurre quelle sue interminabili “effervescenti” performance di formali contese di potere per poi, propinarci quelle solite obsolescenze farciti d’anacronistici “pitstop” fatti di quei soliti inutili referendum e/o sempre nuove infruttuose bicamerali… Quando occorrerebbe smetterla di menar ulteriormente inutilmente il can per l’aia ed agire, semplicemente per riformare assemblando diversamente ed in modo inedito ma razionale, quanto già in dotazione per ricavarne un più equilibrato e completo sistema! Iniziando col dare ad esempio, un assetto di compiutezza ai meccanismi del sistema elettorale quello che sin dalle sue concettuali origini si caratterizza essere strutturato in quel latente “SEMIALTERNO” disgiunto e non organizzato modo giacché continua ad essere ibernato sottotraccia come “understatement” e che urgerebbe semplicemente svelare per definitivamente articolarlo in modo equilibrato e metterlo a sistema quanto il sistema SEMIALTERNO che si va di seguito proponendo; giacché contraria sunt complementa!
    1) Il SEMIALTERNO è un sistema a leader implicito in quanto non necessariamente richiede di essere direttamente eletto giacché
    2) la sua peculiarità consiste nel fatto che su una base a “mandata elettorale” (consultazione a turno unico) al PROPORZIONALE PURA, la cui purezza dipende da come si ritagliano i collegi; ovviamente più ampia sarà la circoscrizione maggiore risulterà la proporzionalità e, più piccola diventerà la circoscrizione, più grande sarà lo spreco dei voti, agendo indirettamente così a mo’ di fattore di soglia;
    3) Ma, quando la “situazione” si rendesse priva di governo od andasse in stallo ovvero, la legislatura chiudesse prima dei suoi fisiologici tempi, ad esempio prima degli attuali cinque anni (come all’art. 60) il SEMIALTERNO richiama una consultazione elettorale a turno unico a PREMIO di MAGGIORANZA (MAGGIORITARIA) anche questa “mandata con premio” risulterà tanto più efficace quanto numericamente ridotti sarà il numero dei collegi elettorali in cui sarà ritagliato il territorio;
    4) Durante queste legislature “a mandata-votazione a Premio di Maggioranza” per evitare rischi di derive autoritarie essendo questa legislatura “a Premio” ovvero, incardinate prevalentemente sull’induzione della governabilità, sarebbe opportuno inserire un emendamento equilibratore volto ad “inibire l’art. 138″ per evitare ogni possibilità di revisionare la Costituzione. Basterebbe inserire un semplice “lodo” che inibisca l’art. 138 durante lo svolgersi di legislature “a premio di maggioranza” ed ovviamente, non per quelle mandate con votazione al proporzionale;
    5) Comunque, dopo ogni elezione (mandata) a Premio di MAGGIORANZA (o MAGGIORITARIO), si ritornerà alla votazione-mandata a “base PROPORZIONALE”;
    6) Il termine SEMIALTERNO deriva semplicemente dal fatto che pur diventando automatico “alterno” il passaggio dalla modalità maggioritaria a quella proporzionale questo viene inteso come livello di riferimento di base. Comunque, lo stesso automatismo a richiamo alterno non si attiverebbe in senso contrario essendo le mandate al proporzionale ad induzione centrifuga pertanto più in sintonia al logaritmo pervasivo del mercato!? Quindi, ogni legislature che “fisiologicamente” termina con un governo attivo e si concluda secondo i suoi canonici 5 (cinque o diversamente) anni come attesta l’art. 60 della nostra Costituzione, ci si rimette ad una nuova legislatura attraverso una stessa elezione a mandata al Proporzionale; teoricamente la modalità al Proporzionale potrebbero sempre continuare a ripetersi per lo stesso verso ininterrottamente!
    7) Il SEMIALTERNO comunque, aumenta la sua efficacia quanto più l’induzione centrifuga del livello a base “proporzionale” (centrifugo – imperniato sulla rappresentatività) si manterrà specificatamente distinto rispetto a quello suo contrario ma, complementare rappresentato dall’induzione – centripeta delle mandate al “MAGGIORITARIO od a Premio di Maggioranza” che incardina sulla governabilità!
    Inoltre, il SEMIALTERNO non prevede alcuna soglia d’accesso in quanto si rimette all’insito strutturale suo auto correttivo automatismo competitivamente ingenerato ed indotto da quei complementari passaggi dal proporzionale al maggioritario e viceversa. Articolazione che permette d’ingenerare quel necessario virtuoso effetto rigenerativo di rettifica, quale meccanismo indispensabile a potersi così pragmaticamente ritagliare ogniqualvolta nel modo più appropriato ed adattivo possibile l’effettiva necessaria soglia autocorrettiva. Tutto questo si rende indispensabile a qualificare il SEMIALTERNO come idealtipo sistema completo, elastico flessibile, adattivo e coerente a quanto l’attuale cangiante realtà contestuale pretende dai sistemi, per così poterci meglio sintonizzare a quanto una siffatta cangiante società pretende poterli accreditare e qualificarli per tali: sistemi completi!?
    Pertanto, il SEMIALTERNO si qualifica come dispositivo enucleante quel virtuoso criterio indispensabile a poterci incarreggiare verso una più piena e più matura democrazia capace d’irradiare in modo sempre più pervasivo ed inclusivo quel “asintote” incrementale democraticità in costante, resiliente concorrenza volta a poter per massimizzare: governabilità – decisionalità, economicità ed evolvere verso una responsabile incrementale sussidiarietà! Concorrenza quindi, quale elemento sine qua non indispensabile ad ingenerare quel processo propulsivo capace di riverberare virtuosi efficaci effetti in modo pervasivo per tutta la sua galassia di cui si compone politics, policy and polity a check & balance criterio! – accountability –
    Pertanto, urge riflettere prima di precipitare nei soliti retorici arcaici obsoleti modelli rischiando di cadere dalla padella del maggioritario, alla brace della nostalgica Prima Repubblica, servirebbe cambiar pagine adottando soluzioni inedite che diano concrete pragmatiche risposte. Soluzioni a semplice portata acquisendo un sistema elettorale completo quanto si propugna col SEMIALTERNO quale “idealtipo system” induttore di resiliente concorrenza.
    Il SEMIALTERNO rappresenta appunto, un più efficiente dispositivo per abbassare sempre più quei gaps che distanziano il livello “consuntivo” da quello “programmato” al livello elettorale. Pertanto, solo mantenendo competitivi ed interattivi i rapporti, si potranno rendere virtuosi nello spazio tempo gli sviluppi ed i processi che ne potranno scaturire; mantenendo così, in altrettanto modo, un’efficace tracciabilità lungo tutto il suo asse di percorrenza: dallo stadio pre-elettorale, sin su al suo relativo consuntivo di fine legislatura – post governativo.
    Giacché sarà grazie alle comunicazioni orizzontali che internet innesta – “mass self-communication” permettere di attivare e svolgere un’agorà elettronica in pervasiva espansione dando costituzione ad una sfida continua, su una grande varietà di temi, a coloro che detengono il potere di decisione nella sfera pubblica in virtù della democrazia elettorale. Giacché il problema di “conquistare le menti” resta cruciale, non solo nella circostanza più importante “le elezioni”, ma nel corso dell’intera legislatura, della durata in carica dei politici eletti. Cosicché tra un’elezione e l’altra il popolo non sarà muto od inattivo, o potrà anche non esserlo.
    Ma si potranno esercitare i “coutervailing powers” ovvero, forme di “contro-democrazia” possibili nel contesto istituzionale delle democrazie moderne utilizzando per complementarietà anche i referendum specialmente quando questi istituiti saranno previsti in altrettanto equilibrato modo – bilanciato criterio – Pertanto ci dovrà essere non soltanto il referendum ABROGATIVO del sempre solo poter togliere, ma, ci dovrà pur essere anche quello PROPOSITIVO per complementarietà, ovvero quello del poterci mettere – aggiungere!
    Da cui l’imprescindibile controbilanciamento di dover varare lì introduzione dell’istituto referendario propositivo!
    Organismi che si possano aggiungere ad altrettanti istituibili processi per meglio poter reclamare effettivi ritorni d’“accountability”! Cioè poter: controllare, sorvegliare, denunciare, porre veti, impedire l’esecuzione di decisioni prese dai politici, chiamare questi ultimi in giudizio e per ultimo anche scendere in piazza!?
    E’ per l’appunto che urgono nuove inedite regole su vari piani e livelli quanto per i meccanismi delle leggi elettorali che non possono essere sottratti a questi inderogabili aggiornamenti.
    Giacché il sistema per poter risultare efficiente abbisogna di un meccanismo articolato in modo da indurre concorrenza aperta a tutto tondo ed a tutto campo; in modo tale da potersi alimentare e contestualmente autocorreggersi ma senza mai per collassare: esplodendo od implodendo! Bensì mantenendosi in fisiologico equilibrio fra una dinamica ingenerata osmosi d’effettivo equilibrio indotto da un’enucleata sistemica articolazione centripetocentrifuga che s’imperni l’una sulle mandate al Proporzionale e, l’altra su quella sua contraria ma complementare “centripeta” che incardinati il Maggioritario – con premio di Maggioranza!
    Orbene, la profezia per benchmark sembra che si stia sempre più avvicinando (singolarity) concretizzando ed avverarsi dal fatto che se nel mondo molte e diversi sono i meccanismi che attendono alle leggi elettorali ciò ne dimostra la loro intrinseca perfettibilità!? Grazie alle nuove tecnologie ed internet – strumenti anch’essi che possono esser utilizzati in funzione positiva o negativa quanto ogni altro mezzo – l’impellente crisi recessiva ne è la più che palese dimostrazione del loro utilizzo soltanto speculativo di una celata, covata, generata e propagata cruente pervasiva azione macro speculativa globale che però sempre più contestualmente evidenzia in altrettanto modo quanto magagne permangono sull’altra faccia di quella stessa medaglia che imprescindibilmente esprime democrazie e mercato!
    Effettivamente, stiamo assistendo su un fronte ad una latente irreversibile epocale rivoluzione strutturale quella delle architetture elettoral-istituzionali giacché ormai ad ogni latitudine molto si sta muovendo:
    1) La Gran Bretagna col varo dell’inedito governo CAMERON a coalizione -Tory & LibDem – segna l’abbandonare del Maggioritario all’uninominale per passare al modello elettorale al Proporzionale. Questo passaggio riportato dai media come una rivoluzione epocale imprescindibilmente oltre a dimostrare un implicito downgrading del modello Maggioritario all’uninominale, considerato fino a ieri massimo esempio mondiale da imitare inevitabilmente si sta abbandonando, quando molti nostrani esterofili politici azzarderebbero anacronisticamente di volerlo importare in Italia quando gli stessi Britannici praticamente lo rifuggono! Segnando così la sua concettuale obsolescenza se fosse riproporlo nel medesimo modo!?
    2) Altro rovesciamento concettuale la propone la California che intende portare in avanti la palla della riforma istituzionale confermando la “proposition 14 – TOP TWO” introdotta per effetto di un referendum (54,2%). Questo TOP TWO modello per le primarie segna un’epocale rivoluzione giacché con esso strutturalmente si cambieranno dal 2011 le modalità di svolgimento delle primarie introducendo un’effettiva modalità a bipolarismo aperto quanto una siffatta nuova realtà reclama (e conferme al sistema SEMIALTERNO)
    Queste due prime sostanziali ristrutturazioni Britannica e Canadese a ripercussione mondiale rappresentano l’avviamento e la premessa a quella prossima rivoluzionaria ristrutturazione che anche i meccanismi delle leggi elettorali subiranno. Innovazioni irrevocabili per ridurre sempre più il gap che separa la velocità con quale l’economia e la finanza procedono in modo sempre più celere e spedito a livello macro e pervasivo globale rispetto a quanto succeda per le regole che attengono alla democrazia che relegata alla propria sola dimensione micro statuale tende sempre più vedersi evaporare l’incisività e la propria determinazione!
    Giacché anche le bolle finanziarie al di là che taluni commentatori di razza ce la vogliano confezionare soltanto frutto di meri giochi di borsa, quando l’innesto a queste creatività si può facilmente ricondurre al sistematico intreccio collusivo di finanza e politica. “Sovrani” effetti d’essere stati in presenti uno strutturale inficiato bipartisan bipartitismo che istituzionalizzandosi sempre più non fatto altro che favorire questi facili autoreferenziali cartelli (orizzontale e/o di ceto di casta) innestando facili (over counter) riproduzioni di bolle speculative. Al di là di quanto qualcuno intenda giustificare il tutto come effetto di mere superficialità d’approccio, non avendo voluto far tesoro di quanto per le analoghe bolle accadde nel ’29 giacché taluni politici negli anni 90, si sono fatti dimenticati di quell’esperienza, consentendo la concessione di mutui a chi non poteva pagarli e lasciando briglia sciolta ad un mare di derivati senza garanzia da appioppare più o meno legalmente ai soliti Pantaloni glocali!? Quando la cosa sarebbe più semplicemente da ricondurre a quanto si riscontra sempre più nei fatti ovvero, la capacità da parte dei modelli Maggioritari d’ingenerare sempre più formali differenze ideologiche fra i due partiti a regime, es. democratici e repubblicani in USA (salvo l’avanguardia Californiana!?) a quella d’oltreoceano latitudine quanto ad ogni altra diversa per ingenerare opacità e così poter promuovere viziose potenziali speculazioni in favore della solita casta ma sempre più a sfavore di Pantalone che divenuto ormai globale, ne deve comunque pagare i debiti!?
    Una viziosa modalità – riproduttività di facile applicazione che resta sempre in facile agguato giacché prossimamente potrebbe venir applicata anche da noi dove, semplicemente con la scusa di rischiare di cadere in default come sistema paese si preannunciano prospettive d’ammucchiata politica! Quanto già ventilato anche da G. Sartori prospettive che potrebbero tradursi in un possibile: «governissimo», detto di solito governo di unità nazionale, un governo con tutti dentro. Oppure una grosse Koalition alla tedesca: un governo dei partiti maggiori, o comunque di una larga maggioranza compatibile, e cioè in grado di mettersi d’accordo, di volta in volta, sui provvedimenti necessari e urgenti. Oppure infine, la possibilità di sfruttare quel classico italico governo tecnico! Tutto queste soluzioni pur restando invise ad ogni criteri di concorrenza essendo contrarie a quando il tempo reclamerebbe adeguamenti competitivamente aperti, provvedimenti tesi ad agevolare efficienza, invece si preferiscono riprodurre queste solite soluzioni che pur essendo molto diverse tra loro sono legate da una logica comune quella di riservare completa autotutela alla CASTA!
    Quindi, il SEMIALTERNO rappresenta l’idealtipo sistema per iniziare ad esercitare un’onorevole “exit strategy” indispensabile per superare le solite anomalie dell’obsolescenza che ci mantengono bloccati a quel compassato intriso d’statuizioni formalmente corrette aspetto rilevato ancora da Weber che stanno si stanno dimostrando per l’enucleato insito squilibrio sempre più corrotte. Aspetti che se non si ricorrerà ad aggiustare ed a correggerne c’inchioderanno all’arcaica intransitività dell’autoreferenzialità permanente della casta! Quando per allinearsi competitivamente ad una siffatta nuova realtà data l’accelerazione in corso che le nuove tecnologie ed internet impongono implicite convergenze dei mass-media (mainstream) che include l’interconnettività e pretende in ogni dove l’assunzione di nuovi pervasivi ed aperti logos, paradigmi per global ontology & singolarity!

    Giulio MANCABELLI

    17 giugno 2010 at 01:49


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