Sistemi elettorali

Primi risultati delle elezioni irachene

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Dopo un bel po’ di attesa, che ha visto anche la pubblicazione di cifre errate e di loro successivo ritiro, l’IHEC ha ora messo a disposizione i risultati parziali per 13 governatorati. Questo materiale ha il vantaggio di essere completo e non limitato soltanto ai numeri delle liste più votate, consentendo in tal modo una valutazione delle variazioni percentuali rispetto alle elezioni locali dello scorso anno, così come le analisi delle tendenze intra-partito. Per Bassora e Anbar il materiale è abbastanza consistente e con oltre il 50% dei voti scrutinati.

SLA=State of Law Alliance
INA=Iraqi National Alliance
INM=Iraqi National Movement/Iraqiyya

 
La prima tendenza, che diventa evidente guardando le percentuali e il confronto nel tempo (il che è possibile calcolando le percentuali conseguite nel 2009 dagli elementi costitutivi delle alleanze di oggi) è che considerare INA (Iraqi National Alliance, blocco sciita formato in Iran lo scorso anno da un’alleanza di ISCI, l’ala del Daawa di Ibrahim al-Jaafari e i sadristi) come la grande perdente a sud di Baghdad è solo parzialmente corretto. In realtà, proprio come Maliki, INA ha fatto progressi in molte zone rispetto al gennaio 2009 (e sembra fare meglio di Maliki in luoghi come Maysan e Qadisiyya, anche se il risultato finora si basa unicamente su un numero molto esiguo di voti).
Inoltre, sembra alquanto importante un altro cambiamento nel comportamento degli elettori, e cioè che la percentuale di voti “inutili” per le liste molto piccole è diminuita ulteriormente, e che emergono tre soggetti principali a sud del Kurdistan.
L’altra tendenza di fondo è che Maliki sta facendo incredibilmente bene a Baghdad e nei luoghi più a sud di essa, ma sta performando miseramente a nord della capitale irachena.
Al contrario, Iraqiyya ha riportato enormi progressi a nord di Baghdad, forse al punto che si potrebbe parlare di una sunnificazione del partito. Questo è però vero solo in parte: Iraqiyya sta  facendo progressi anche a sud di Baghdad, seppur su scala più modesta. E mentre un secondo mandato per Maliki significherebbe un premier con l’1-2% di sostegno in zone chiave come Anbar e Mosul, Allawi almeno è riuscito ad ottenere un dignitoso 10% anche nelle sue aree più deboli (ad eccezione di Maysan, con il 5% finora), un risultato impressionante dato che la coalizione non ha  una gran macchina di partito, e non possono contare su milizie o sul controllo dell’apparato statale. Inoltre, è stato segnalato che Iraqiyya è in testa a Kirkuk, davanti anche ai curdi, il che sarebbe un risultato a sorpresa se lo scrutinio dovesse continuare così. In ogni caso, sembra chiaro che Allawi ha vinto il voto nazionalista nella multi-etnica Kirkuk, a spese di Maliki e INA.
In generale, la conclusione inevitabile rimane che “Stato di Diritto” è troppo debole a nord di Baghdad e Iraqiyya un po’ troppo debole a sud di essa. In altre parole, in certa misura, la de-ba’athificazione di INA è riuscita. Ha accerchiato Maliki e gli ha impedito di ottenere troppi alleati nel nord (ovviamente, Maliki stesso e i messaggi da Washington che gli diceva di evitare qualsiasi tipo di frizione con i curdi hanno anche giocato un ruolo significativo nel determinare questo risultato), e allo stesso tempo, può avere intimidito i potenziali elettori di Allawi in zone a maggioranza sciita. Ma mentre INA può avere avuto una influenza in termini di creazione di un modello settario nel comportamento di voto, questa influenza non ha funzionato in primo luogo a proprio vantaggio, ma piuttosto verso la conquista da parte di “Stato di diritto” come partito leader di una coalizione nazionalista irachena ad orientamento sciita  e da parte di Iraqiyya come una coalizione  un po’ più orientata verso i sunniti.
Le indicazioni sono, pertanto, che a sud del Kurdistan, tutto sta giocando a favore di queste tre alleanze. Al contrario Tawafuq, come previsto, è stato decimato ovunque, anche nelle proprie roccaforti, come l’ex Salahuddin e Diyala, e “Unità dell’Iraq” è chiaramente dietro Iraqiyya nella maggior parte dei distretti. Alleanze di questo tipo potrebbero comunque diventare importanti nel processo di formazione delle coalizioni.
Direttamente collegate al processo di formazione delle coalizioni è l’impatto del sistema a liste aperte e delle sue conseguenze per la stabilità delle alleanze interne. Stiamo osservando, dai primi risultati, una tendenza in base alla quale i sadristi ottengono vantaggio all’interno di INA e quindi rischiano di sconvolgere l’equilibrio interno di questa alleanzai. Questa tendenza è rafforzata in base al materiale pubblicato di recente, non ultimo rispetto a Baghdad, dove il candidato numero 3 Ahmad Chalabi ha avuto la disgrazia di essere superato da non meno di sette sadristi, alcuni posizionati in lista dopo l’ottantesimo posto! A Baghdad, I sadristi hanno posizionato ben 7 candidati all’interno dei primi nove più votati di INA, con solo Ibrahim al-Jaafari e Bayan Solagh che mantengono le loro posizioni originarie. Ma considerando che questi due uomini sono stati citati come possibili primi candidati ministeriali per INA, è evidente che essi sono “nani” al confronto con Nuri al-Maliki e Ayad Allawi, che chiaramente si distinguono sinora con un numero di preferenze molto più elevate. Inoltre, nello Stato di diritto e Iraqiyya vi è una tendenza verso una minore interferenza con la graduatoria dei candidati, anche se non dappertutto (Bassora sembra essere un’eccezione).
Analizziamo la cosa più in dettaglio.
La rappresentanza sadrista è più che raddoppia tra i primi cinque candidati più votati in ogni governatorato a causa di questo sistema, passando da 4 a 9. Questo a scapito di ISCI / Badr, in particolare, che sono stati dominanti di default nella lista 316 originale (anche se alcuni rappresentanti Badr in settori chiave come Najaf possono ancora fare bene), così come Jaafari e Fadila, che in genere stanno performando negativamente dai primi risultati pubblicati. Dei tre governatorati coperti – Najaf, Maysan e Babel – solo Maysan può veramente essere descritta come una roccaforte sadrista tradizionale.
E’ anche vero che la graduatoria finale dei candidati deve anche tener conto delle quote riservate alle donne, anche se è da notare che i sadristi in realtà ci hanno offerto rari esempi di donne promosse a discapito dei candidati di sesso maschile di altri partiti. In ogni caso, se questi modelli prevalessero nel risultato finale, potrebbe avere interessanti implicazioni per la dinamica delle future coalizioni, (tra cui lo scenario di elementi di successo che se ne vanno da INA per aderire a nuove coalizioni), in cui i negoziati sono stati finora svolti principalmente dalla vecchia elite a liste bloccate.


In conclusione, appare chiaro che il sistema a liste aperte colpirà INA, con una tensione evidente tra sadristi e le vecchie élite, che ha scelto di non correre o ha corso con candidati simbolici in circoscrizioni perse in partenza in Kurdistan, ma che continuano a dominare i tentativi in corso di esplorare alleanze in vista della formazione del governo possibile. Chi invece sta negoziando con i sadristi vincenti?

Written by sistemielettorali

15 marzo 2010 a 13:38

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