Sistemi elettorali

Il decreto legge del Governo: cosa dicono i costituzionalisti

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”Un provvedimento che prevede la reatroattivita’ e’ di dubbia legittimita”’. Cosi’ l’avvocato Vittorio Angiolini, professore ordinario di diritto Costituzionale all’Universita’ degli Studi di Milano, boccia l’ipotesi di un decreto amministrativo che il governo potrebbe approvare nel Cdm di oggi per ‘salvare’ le liste del centrodestra escluse dalle prossime elezioni regionali.
Secondo il costituzionalista, un decreto retroattivo ”sarebbe infatti impugnabile in sede giurisdizionale e finirebbe per prolungare la situazione di incertezza attuale, probabilmente fino ed oltre lo svolgimento delle elezioni”.

“E’ forte il rischio che questo decreto sia dichiarato anticostituzionale con l’effetto di inficiare anche il risultato delle imminenti elezioni amministrative – sostiene Stefano Ceccanti, professore di diritto costituzionale e senatore del Pd -alcuni commi sono disegnati su misura per consentire la presentazione fuori tempo della lista del Pdl del Lazio: si tratta, dunque, di una norma “ad hoc” che non può essere veicolata con lo strumento del decreto”. Sul precedente del 1995, evocato da fonti governative, quando con un decreto legge del governo Dini si ottenne lo slittamento del voto, il senatore precisa: ”Il precedente del ’95, purtroppo per la maggioranza, funziona come precedente sì, ma ‘al contrario’. Allora, fu fatto un decreto che prolungava i termini di data del voto, peraltro non ancora scaduti, ma proprio quel decreto legge fu abbattuto, e all’unanimita’, da tutti i gruppi parlamentari (Forza Italia e An compresi) perche’ venne considerato impossibile intervenire su un procedimento elettorale gia’ iniziato. Ci volle pertanto una leggina successiva che sanò, assorbendoli, gli effetti di quel decreto, ma il decreto legge venne bocciato e ritenuto un precedente da non ripetere più. Tantomeno ora”. 
Così come sul possibile rinvio della data per tutte le regioni il professore afferma: ”Lo escludo categoricamente.  La materia elettorale è diventata, ormai, una materia concorrente tra Stato e Regioni. Dove non si è registrato alcun problema, non ha alcun senso rinviare le elezioni. Si potrebbe farlo per Lazio e Lombardia, ma anche così due casi non sono equiparabili. Un conto è sanare delle liste irregolari, come in Lombardia per il listino di Formigoni e le liste a lui collegate, un conto è convalidare delle liste palesemente inesistenti, come nel caso della lista del Pdl alla provincia di Roma. Insomma, per la lista del Pdl a Roma non vi sono nè i motivi di necessità e urgenza per un decreto legge nè alcuna possibilita’ che possa essere riammessa: quella lista non c’è più. Punto e basta”, conclude Ceccanti.

Tranchant il giudizio del presidente emerito della Consulta, Mauro Ferri: “mi sembra che serva molta buona volontà, troppa buona volontà, per considerare interpretativo questo decreto legge!”.

Dello stesso parere il prof. Tommaso Giupponi:”questo decreto sembra andare oltre il limite dell’interpretazione della legge e si attesta, piuttosto, ad innovare il significato delle norme facendo una ‘operazione’ non consentita”. E’ legittima una norma quando è veramente interpretativa mentre quando produce un significato estraneo alla legge che si intende interpretare diventa solo un modo per aggirare il divieto di leggi retroattive. Non si era mai verificato un intervento ‘interpretativo’ del governo”. Giupponi segnala inoltre che “se il parlamento non dovesse convertire questo decreto si creerebbe un problema per la validità del risultato delle elezioni. Era meglio – conclude il professore – se il parlamento faceva una ‘leggina’ in pochi giorni e posticipava le elezioni a giugno, magari mettendoci dentro anche le elezioni per il sindaco di Bologna”.

“Io non vedo nè una palese incostituzionalità nè una palese costituzionalità ma una disciplina complessa sul filo della legittimità”. Così il costituzionalista Giovanni Guzzetta commenta il decreto interpretativo varato ieri sera dal consiglio dei ministri e pubblicato oggi in gazzetta ufficiale. “Questa soluzione pone il problema di capire fin dove arriva e si estende il potere legislativo del legislatore – spiega – Si tratta di un accertamento tecnico molto delicato. Credo che il presidente della Repubblica, che non è un giudice costituzionale, ha ritenuto di poter firmare il decreto perchè non c’è una conclamata violazione della Costituzione”. Per Guzzetta però il problema è di natura “generale” e riguarda “la disciplina vigente”. Per il futuro quindi invita a riflettere, suggerendo “di separare il termine della presentazione delle liste da quello della presentazione delle firme e fare della sottoscrizione un momento trasparente”.

In effetti, conferma il costituzionalista Massimo Luciani le vie d’uscita sono molto strette e corrono il rischio di violare il principio costituzionale della parità di trattamento in materia elettorale. Un’ipotesi però forse è praticabile: «modificare la legge sulle elezioni dei consigli regionali, prevedendo la possibilità di regolarizzare gli errori… Questa novità varrebbe per il futuro e grazie a una norma transitoria per le elezioni in corso».

Anche per il costituzionalista Francesco Saverio Marini, il decreto ”è una soluzione ragionevole”. ”Se si tratta di un’interpretazione estensiva delle norme vigenti – sottolinea – allora penso che il provvedimento non ponga problemi di costituzionalità”. Riguardo alla soluzione elaborata dal governo, Marini aggiunge: ”Un’interpretazione estensiva della nozione di deposito delle liste può rappresentare una strada legittima da percorrere, considerando che, in caso contrario, il partito di maggioranza presente in Parlamento non avrebbe la possibilità di candidarsi. ”Poiche’ si tratta del deposito delle liste -osserva- la legge potrebbe interpretare il termine ‘deposito’ in senso estensivo, in attuazione del principio di massima partecipazione dei cittadini alle elezioni, previsto dalla Costituzione. Insomma, la presenza della lista all’interno degli uffici elettorali potrebbe essere considerata sufficiente. Il Tar potrebbe allora applicare il decreto e riammettere in cautelare il Pdl. C’e’, a questo punto, la possibilita’ che venga sollevata la questione di costituzionalita’ davanti alla Corte. E se la Corte poi annullasse la normativa, ci sarebbe il rischio dell’annullamento delle elezioni”.
Una soluzione, questa, tiene a precisare il professor Marini, valida pero’ solo per il Lazio. ”Per la Lombardia -dice infatti- il problema e’ solo l’accertamento del fatto e qualora manchino le firme, non vedo scappatoie. Un eventuale rinvio delle elezioni mi pare molto difficile, visto che non si puo’ intervenire con una legge provvedimento sulla legislatura regionale”.

Anche secondo Cesare Mirabelli, il dl “non è palesamente incostituzionale” tuttavia alcune norme “eccedono la pura interpretazione”.
“Qualche problema c’è, tuttavia, non si tratta di un dissesto o di un intervento pesante sul sistema – osserva Mirabelli – Il presidente della Repubblica ha una possibilità di verifica solo se la disciplina è palesemente in contrasto con la Costituzione e in questo caso la qualifica ‘interpretativa’ di norme, anche se secondo me eccedono dalla semplice interpretazione, ha veicolato il provvedimento”.
Certo, c’è sempre l’ombra che, nei ricorsi pendenti davanti al Tar, il giudice sospenda il giudizio per “sollevare la questione di legittimità costituzionale. Se così fosse, si aprirebbe un contenzioso che davvero stresserebbe le istituzioni”.
Insomma, “un’ipotesi – aggiunge Mirabelli – che neppure configuro perché è bene che le procedure si svolgano e si vada alla sostanza. Direi che c’è un interesse sia della maggioranza che dell’opposizione a giocare la partita con tutti gli attori in campo e finalmente si discuta anche dei programmi politici”.

Ma per i ‘tecnici’ della materia la questione non è così pacifica. Era stato il prof. Valerio Onida, presidente dei costituzionalisti, in una intervista a ‘Repubblica’ a sollevare forti dubbi: “E’ un’altra legge ad personam che discrimina le regioni con norme incostituzionali. E’ inammissibile che il governo intervenga per favorire qualcuno dei contendenti”.

 Ecco il testo del decreto:

La Gazzetta Ufficiale di oggitesto in vigore dal: 6-3-2010
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Vista la legge 17 febbraio 1968, n. 108;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di consentire il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario fissate per il 28 e 29 marzo 2010 tramite interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, e dell’articolo 21 del decreto delPresidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, assicurando il favor electionis secondo i principi di cui agli articoli 1 e 48 della Costituzione;

Ritenuto che tale interpretazione autentica e’ finalizzata afavorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore, per rendere effettivo l’esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volonta’ popolare;

Ravvisata l’esigenza di assicurare l’esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati agaranzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 marzo 2010;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’interno;

Emana il seguente decreto-legge: Art. 1 Interpretazione autentica degli articoli 9 e 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108 1. Il primo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale. La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati puo’ essere provata con ogni mezzo idoneo.

2. Il terzo comma dell’articolo 9 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti dall’articolo 21, comma 2, ultima parte, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, purche’ tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta. In particolare, la regolarita’ della autenticazione delle firme non e’ comunqueinficiata dalla presenza di una irregolarita’ meramente formale quale la mancanza o la non leggibilita’ del timbro della autorita’ autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonche’ dell’indicazione della qualificazione dell’autorita’ autenticante, purche’ autorizzata.

3. Il quinto comma dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, si interpreta nel senso che le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio. Contro le decisioni di ammissione puo’ essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse. Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati e’ ammesso ricorso all’ Ufficio centrale regionale, che puo’ essere presentato,entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale e’ ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo.

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle operazioni e ad ogni altra attivita’ relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per le medesime elezioni regionali i delegati che si siano trovati nelle condizioni di cui al comma 1 possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti del primo giorno non festivo successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto.

Written by sistemielettorali

7 marzo 2010 a 09:19

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