Sistemi elettorali

Archive for febbraio 2010

Il Voto Alternativo

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Il Voto Alternativo (che da ora in poi abbrevieremo con AV) è molto simile al plurality (FPTP). Come il FPTP, è utilizzato per eleggere rappresentanti in collegi uninominali, ad eccezione del fatto che l’elettore potrà non marcare semplicemente con la “X” il candidato preferito, ma avrà la possibilità di classificare i candidati in ordine di preferenza.
L’elettore quindi assegnerà il numero “1” al candidato preferito, e continuerà assegnando il “2” alla sua seconda scelta e così via, fino all’ultimo dei candidati ovvero fino a quando avrà interesse a dare un ranking ai preferiti (o meno avversi).
Se un candidato riceve la maggioranza assoluta di voti di prima preferenza, allora egli viene eletto. Se nessun candidato riceve la  maggioranza assoluta di prime preferenze, allora si procede con l’eliminazione del candidato che ha ottenuto meno consensi, e si distribuiranno le seconde preferenze di questo candidato a quelli rimasti in lizza. Il processo viene ripetuto fino a quando un candidato non ottiene il 50% più uno dei voti.
L’AV non è quindi un sistema proporzionale, e molti affermano che esso può essere meno proporzionale del FPTP: affermazione un tantino frettolosa a mio avviso.
Una precisazione: questo sistema è anche conosciuto come:
– instant-runoff voting (IRV), chiamato così poichè il processo è simile al doppio turno, con le preferenze che stabiliscono quanti voti debbano essere riallocati
– ranked choice voting (RCV)
– sistema Hare
– preferential voting
Chiamare l’AV negli ultimi tre modi  è tecnicamente corretto, ma allora potremmo farlo anche per il Voto Singolo Trasferibile (STV) e quindi il termine potrebbe generare fraintendimenti. L’AV è solo una delle forme di sistemi di voto preferenziali (esso è stato inventato da Ware nel 1870).

L’AV viene utilizzato per:
– la Camera Bassa Australiana (dal 1918)
– le Assemblee legislative in molti stati e territori Australiani (ad esclusione di Tasmania e Capital Territory)
– le presidenziali irlandesi (dal 1937)
– la Camera Bassa in Papua Nuova Guinea (dal 2007)
– la Camera Bassa a Fiji (dal 1999)
– altre elezioni minori in numerosi distretti americani

Per anzianità e casistica disponibile, è l’Australia il paese che rappresenta l’esempio migliore di voto alternativo. Esso venne introdotto nel 1918 in sostituzione del maggioritario a turno unico (FPTP) dopo che divenne evidente che i molti (e allineati) candidati conservatori riuscivano a suddividere i propri voti tra loro, grazie ad accordi elettorali, danneggiando così i rappresentanti laburisti.
La sua introduzione è quindi intimamente correlata alla necessità di incoraggiare e premiare la collaborazione o il formarsi di coalizioni tra varie liste. Questa abilità di aggregare interessi simili, piuttosto che dividerli, è stata a lungo una caratteristica del sistema politico australiano (benchè poco pubblicizzata).
C’è un’altra importante differenza tra la versione “preferenziale piena” e quella “preferenziale opzionale” del voto alternativo.
Se la decisione di indicare le preferenze successive alla prima è lasciata alla libera scelta dell’elettore, allora il candidato vincente deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti nel conteggio, ma non necessariamente una maggioranza di quelle schede. Una scheda laddove le preferenze non possono essere assegnate a successivi candidati, viene detta “esausta”. D’altro canto, in Australia è obbligatorio indicare tutte le preferenze perchè la scheda sia valida.
In altre elezioni con sistema di AV, gli elettori hanno la possibilità di ordinare uno o tutti i candidati presenti, come per la Camera Bassa delle isole Fiji.
Nel passato il voto alternativo è stato utilizzato anche in Canada, nella provincia British Columbia. Con il nome di “preferenziale” o “scheda ad eliminazione”, esso è stato usato per le elezioni generali del 1952 e 1953.

Sorvolo in questo post sui vantaggi e svantaggi del voto alternativo, dato che ne ho già trattato in precedenza.

Vorrei invece soffermarmi, visto che nel Regno Unito il dibattito è incentrato anche su questo punto, sul Voto Alternativo Top-up, o Voto Alternativo Plus (AV+). Esso è stato proposto in UK nel 1998 dalla Commissione Jenkins, di cui farò menzione nei prossimi post, per l’introduzione di questo sistema nelle elezioni legislative. Questo suggerimento divenne poi lettera morta, ma ora è stato riproposto con una certa forza e ritengo interessante andare ad analizzarlo.
Il sistema proposto dalla Commissione, l’AV+, è molto simile ad un sistema misto (mixed member proportional, chiamato in UK “additional member system” o AMS), ma differisce per alcuni tratti significativi.
Con questo sistema, la maggior parte dei candidati viene eletta in collegi uninominali tramite il voto alternativo. Il rimanente 15-20% dei candidati viene eletto in liste di partito regionali. Come l’Additional Member System, nell’AV+ i seggi delle liste sono distribuiti per rimediare alla disproporzionalità creata dai collegi uninominali. A differenza dell’AMS, con il 20% o meno dei rappresentanti eletti dalle liste di partito, l’AV+ non raggiungerebbe una piena proporzionalità, ma correggerebbe alcune disparità generate dai collegi.
Le liste di partito sarebbero aperte, con ciò significando che l’elettore può esprimere una o più preferenze per i candidati prescelti.

Ciò potrebbe attenuare alcune critiche che si sono sollevate a riguardo del fatto che l’AV+ creerebbe due classi di rappresentanti: una con preciso mandato individuale, l’altra senza.
Quali vantaggi sono stati individuati? Innanzitutto, il top-up viene utilizzato con il FPTP in Scozia e Galles. Esso avrebbe un impatto minore nei confronti del sistema esistente: le circoscrizioni non andrebbero ridisegnate, e non è poco.
Porterebbe a risultati sicuramente più proporzionali del FPTP ma anche dell’AV. Probabilmente, potrebbe prevenire la rappresentanza di partiti estremisti, cosa che invece non succederebbe con una elezione di tipo pienamente proporzionale.
I detrattori di tale sistema di fede maggioritaria, invece, sostengono che l’AV+ sia più complesso del FPTP e che potrebbe non produrre maggioranze stabili. Come già accennavo in precedenza, attaccano la legittimità dei due diversi tipi di elezione, una in collegi uninominali con un mandato più forte, l’altra in aree più ampie e meno forte. Dulcis in fundo, sostengono che esso indebolirebbe il collegamento psicologico tra elettori e rappresentanti.
A loro volta, i sostenitori dell’AMS sostengono che esso non sia sufficientemente proporzionale, che potrebbero essere necessari governi di coalizione e, di nuovo, che il top-up sia troppo complesso.

Nei prossimi interventi, citerò lo studio della Commissione Jenkins e una ricerca della Commissione Elettorale Australiana.

Written by sistemielettorali

27 febbraio 2010 at 15:40

UK: si pensa al Voto Alternativo!

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Andiamo nel Regno Unito.
In questi ultimi tempi si è sviluppato un interessante quanto clamoroso dibattito sulla riforma delle legge elettorale maggioritaria vigente (FPTP).
Nei giorni scorsi, infatti, il primo ministro Gordon Brown ha detto che tenterà di far approvare una legge per organizzare un referendum per introdurre, udite udite, il Voto Alternativo. Certo, Brown dovrà muoversi velocemente dato che ci sono circa 6 settimane di tempo prima che il Parlamento venga sciolto in vista delle elezioni generali.
In Parlamento, i rappresentanti inglesi hanno anch’essi sostenuto il programma per l’organizzazione di un referendum nel Regno Unito sulla modifica del sistema di voto. Il voto ha visto l’approvazione del referendum con 365 voti favorevoli contro 187 – una maggioranza di 178 per il governo. Un emendamento dei liberali democratici per indire prima un referendum su un diverso sistema di voto, il voto unico trasferibile (STV), è stato sconfitto da 476 voti contro 69.
Ad ogni modo, il disegno di legge è di ampia portata e deve passare attraverso varie fasi parlamentari prima di diventare legge e si prevede di affrontare una certa opposizione alla Camera dei Lords.
In apertura del dibattito alla Camera dei Comuni, il Segretario alla Giustizia Jack Straw ha detto che la fiducia nei confronti del Parlamento è stata “profondamente danneggiati” dallo scandalo delle spese.
David Howarth, dei liberal-democratici, dichiara che “l’attuale sistema produce risultati chiari” e “permette agli elettori di liberarsi dei parlamentari che non desiderano più”.
Lo stesso Howarth dice che che il suo partito sosterrà l’emendamento del governo, perchè solo così si può tentare di modificarlo “radicalmente” a favore di un referendum su un sistema “più proporzionale”. Aggiunge: “Non possiamo andare avanti con un sistema politico in cui i governi impopolari sono eletti da un po’ più di un terzo dei votanti e che promuovono politiche che i due terzi dei votanti hanno appena respinto”.
Alcuni parlamentari suggeriscono anche altri sistemi di voto, compreso il sistema francese, in cui i due candidati partecipano ad un ballottaggio se nessuno prende il 50% dei voti.
I conservatori affermano che i risultati del sistema corrente producono governi stabili e tiene fuori gli estremisti – se vinceranno le elezioni generali – essi prevedono di abolire i progetti per un referendum.
Alcuni deputati laburisti credono anche che il voto “alternativo” gioverebbe ai candidati meno impopolari – piuttosto che il più popolare – , e potrebbe costare seggi al partito laburista.
Ma i più ritengono che la possibilità del referendum di diventare legge sono molto scarse.

Che dire?
Ho già affrontato di sfuggita il Voto Alternativo in questi due post:
https://sistemielettorali.wordpress.com/2009/12/11/il-sistema-elettorale-maggioritario/
https://sistemielettorali.wordpress.com/2008/04/07/le-formule-elettorali-il-maggioritario/

In breve, il Voto Alternativo (AV) è la versione a turno unico del sistema majority (sempre in collegi uninominali). Esso prevede la possibilità per l’elettore di non votare un singolo candidato, ma di classificare tutti i candidati secondo il proprio ordine di gradimento. Qualora nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza assoluta di prime preferenze, il candidato meno votato viene eliminato, e le sue schede vengono ripartite fra i rimanenti candidati seguendo le seconde preferenze in esse riportate. Il meccanismo continua in tal modo finchè nessun candidato residuo abbia raggiunto la prescritta maggioranza assoluta.
L’AV è utilizzato in Australia, nelle Fiji e Papua Nuova Guinea, ma anche per le elezioni presidenziali nella Repubblica d’Irlanda.
In quanto operante in collegi uninominali spesso può produrre risultati che sono disproporzionali rispetto ai sistemi di rappresentanza proporzionali. Addirittura, in alcuni casi, rispetto al FPTP (e vedremo come).
L’esperienza dell’AV in Australia tende a sostenere questi argomenti: i partiti principali, per esempio, in genere cercano di stringere buone alleanze con i partiti minori per ottenere le seconde preferenze dei propri elettori prima di una campagna elettorale, un processo noto come “scambio di preferenze”.
Inoltre, a causa del requisito della maggioranza assoluta, l’AV aumenta il consenso dato ai membri eletti, e quindi è in grado di migliorare la loro percezione di legittimità.

Tra poco vedremo nel dettaglio questo sistema elettorale, magari partendo proprio dal caso australiano.

Written by sistemielettorali

26 febbraio 2010 at 12:06

Soglie di sbarramento legali e naturali

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Abbiamo parlato nelle discussioni passate di soglia di sbarramento.
Ora vorrei AGGREGARE le conoscenze maturate sin qua per proporre qualcosa di più organico a livello europeo.
Proviamo a fare una comparazione tra i vari paesi.

Soglie legali
La soglia nella sua accezione più letterale è la classica soglia di esclusione. Nessun sistema elettorale può essere perfettamente proporzionale nella pratica, per il semplice motivo che si deve tradurre la rappresentanza di milioni di persone in una rappresentanza molto più piccola, cioè i membri della camera bassa. Qualunque sia il sistema elettorale, è quindi sempre necessario ottenere un quorum di voti per poter conquistare un seggio.
D’altra parte, è anche vero che sistemi maggioritari sono molto più restrittivi e penalizzanti per i partiti minori. A meno che, ovviamente, un piccolo partito sia fortemente concentrato in una circoscrizione specifica.
Sistemi proporzionali o misti sono invece più favorevoli ai partiti minori anche se, in presenza di soglie di sbarramento, ciò potrebbe anche rivelarsi non del tutto vero.
Ci sono due tipi di soglie di esclusione.
In alcuni sistemi elettorali, la soglia è stabilita artificialmente per legge. Questa soglia è detta “legale”. I partiti che non ottengono il numero minimo di voti necessari non conquistano alcun seggio. Abbiamo visto casi molto particolari: si va dall’Olanda (0,67%) alla Turchia (10%).
Altro discrimine: la soglia può essere stabilita a livello nazionale (ancora il caso olandese) oppure a livello di singola circoscrizione (come in Spagna). In altri casi, le soglie sono applicate sia a livello di circoscrizione che nazionale, come in Svezia. E’ impossibile, senza calcoli dettagliati, stabilire come l’applicazione di queste soglie possa incidere sul sistema partitico o anche solo sugli esiti elettorali.
Questo anche perchè le soglie possono essere applicate per vari gradi. Ad esempio, ci sono soglie applicate per i partiti che si presentano soli e soglie applicate per coalizioni di partiti.
Tutte queste differenze, in effetti, complicano e non di poco una comparazione tra i vari sistemi elettorali.
Senza dimenticare che vi sono paesi, come la Germania, che stabiliscono che la soglia debba essere per seggi e non per percentuale. Nel caso tedesco, laddove una lista ottenga nella parte maggioritaria 3 seggi, allora essa partecipa anche alla distribuzione a livello nazionale.


Vi sono dettagli ancora più complicati: sempre in Germania, ad esempio, la soglia del 5% a livello nazionale gioca un ruolo importante, mentre la soglia del 3% in Grecia molto meno: lì, i partiti minori non ottengono rappresentanza per cause differenti, a cominciare dalla presenza di ben 56 circoscrizioni.
Similmente, abbiamo visto che la soglia del 3% in Spagna può diventare realmente insignificanete. Quasi sempre, infatti, la grandezza media circoscrizionale spagnola non permette la conquista di un seggio ai partiti che ottengono meno del 5% dei voti.

La soglia naturale
La seconda soglia è quella naturale (o nascosta). Questa è presente in ogni sistema elettorale, a prescindere dalla presenza di una soglia legale.
La soglia naturale consiste nella percentuale di voti necessari per ottenere un seggio a livello circoscrizionale e dipende principalmente dalla grandezza della circoscrizione.
Gli altri fattori che incidono sulla soglia naturale sono:
– la formula elettorale (d’Hondt, Saint-Lague, Hare…)
– il numero dei partiti in competizione
– la grandezza dell’Assemblea (numero di seggi)

In generale, un sistema con circoscrizioni piccole richiede una percentuale decisamente alta di voti per l’elezione. E viceversa.

Mentre il concetto di soglia nazionale è chiaramente differente da quella legale, o formale, è ovvio che si può impedire qualunque rapppresentanza ai partiti più piccoli o di nuova formazione  semplicemente disegnando circoscrizioni di bassa magnitudo, imponendo così una soglia formale.
Esiste una formula per poter calcolare tutto ciò?
Si, possiamo misurare la soglia naturale a livello di circoscrizione, sebbene non esista un metodo che possa funzionare in ogni circostanza.
Ciononostante, la formula seguente è quella che ha ottenuto il maggior consenso da parte degli studiosi: [t=75%/(m+1), o m=(75%/t)-1], dove “t” è la soglia e “m” è la magnitudo (numero di seggi per circoscrizione).
Per esempio, laddove i seggi devono essere allocati in distretti con 14 seggi, la soglia naturale sarà 75%/(14+1), cioè il 5%.
Ciò significa che è molto complicato per un partito ottenere seggi dal momento che la soglia formale è del 5%. Inoltre, se ci fosse una soglia legale del 5%, o più bassa, prevista a livello circoscrizionale, questa soglia legale risulterebbe irrilevante: un partito con meno del 5% dei voti non potrebbe conquistare alcun seggio a prescindere dalla presenza o meno della soglia legale.
Qui di seguito alcuni esempi di soglia naturale per alcuni paesi:


Dobbiamo menzionare anche un altro aspetto importante.
Mentre la soglia naturale può essere un indicatore importante a livello circoscrizionale, essa non può essere equiparata con le soglie naturali a livello nazionale, o comparata con soglie legali a livello nazionale.
Per esempio, mentre la soglia media naturale (circoscrizionale) in Spagna è del 9,7%, un partito può in realtà ottenere seggi vincendone semplicememente uno per ogni circoscrizione. Nel distretto di Madrid (34 seggi), un partito avrebbe avuto bisogno, in assenza della soglia del 3%, solo del 2,1% dei voti nazionali per ottenere rappresentanza.
Applicando la soglia legale addizionale a livello di circoscrizione (3%), otteniamo solo lo 0,38% a livello nazionale.
Allo stesso modo, con 165 rappresentanti, un distretto in Irlanda ha magnitudo media di 4,0 (elezioni 2002). La soglia media naturale a livello di circoscrizione è quindi del 15% (75%/5). E’ abbastanza chiaro che non sarà la stessa cosa a livello nazionale; significa che un partito col 14,9% di voti non otterrà seggi in parlamento.
Infatti, mentre in un distretto con 3 seggi un partito otterrà un seggio con circa il 18,7% dei voti, a livello nazionale questo quorum sarà solo dello 0,3% dei voti.

Quindi, la soglia circoscrizionale naturale non può essere in automatico proiettata a livello nazionale e direttamente comparata con, diciamo, la soglia legale nazionale.
Ad ogni modo, questi calcoli non possono essere pienamente precisi. Il calcolo sarà sempre approssimato, in quanto la forza reale con la quale le soglie impediscono l’accesso alla rappresentanza parlamentare dipendono principalmente alla distribuzione dei voti dei partiti, dal numero delle circoscrizioni, e dal numero dei seggi spettanti a ciascun distretto.
Queste caratteristiche possono variare notevolmente.
Anche se il dato fosse sufficientemente approssimato, la soglia naturale nazionale è un concetto che non possiede tutte le proprietà della soglia legale mentre possiede invece alcune proprietà intrinseche. Infine, dove le soglie naturali tendono ad ampliare il gap in termini di proporzionalità tra percentuale di voti e seggi, favorendo i partiti maggiori, le soglie legali assicurano una distribuzione più proporzionale dei seggi tra quei partiti che hanno superato tale soglie.

Le 3 seguenti variabili sono molto rilevanti per il calcolo dell’approssimazione della soglia naturale nazionale: M (magnitudo media della circoscrizione), S (numero totale seggi), E (numero circoscrizioni).
La formula è: T=75%/((M+1)*vE o, similmente, T=75%/(((S/E+1)*vE), o 75%/(((S+E/E)*vE).
Prendendo come esempi Spagna e Irlanda: in Spagna, dove S=350 e E=52, la soglia naturale nazionale T è 1,35%, mentre in Irlanda, dove S=165 e E=42, T è di 1,85%.
Ecco alcune soglie naturali nazionale calcolate da Gallagher e Taagepera:

Written by sistemielettorali

24 febbraio 2010 at 09:09

Elezioni presidenziali in Costa Rica

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Il 7 febbraio si sono tenute in Costa Rica le elezioni presidenziali.
Il Presidente è eletto da una maggioranza qualificata per un periodo di 4 anni.
Il sistema del Costa Rica è abbastanza interessante. Si tratta infatti di un doppio turno nel quale un presidente viene eletto al primo turno se ottiene il 40% dei voti. Questo sistema è diverso rispetto alla gran parte degli altri paesi, nei quali si va al ballottaggio se non si arriva alla maggioranza assoluta.
Segnalo anche altri casi come la Sierra Leone (55%), l’Argentina (45%), l’Ecuador (40%, ma con un margine del 10 sul secondo arrivato), nei quali il quorum per essere eletti è diverso dalla canonica maggioranza assoluta.
Abbassare la quota del 50%, tuttavia, si presta a dubbi e intepretazioni.
Però occorre anche dire che l’utilizzo del doppio turno (TRS) congiuntamente ad una soglia ben ponderata può essere una soluzione molto efficente.
Spesso, infatti, al primo turno si presentano molte liste indipendenti che, anzichè ricercare subito qualche apparentamento, intendono “misurare” il loro peso, in vista del secondo turno. Nulla di male, per carità.
Certo è che, in queste situazioni, il primo turno si comporta un po’ come fosse un sistema proporzionale dal punto di vista delle alleanze: ognuno va per sè e sostiene il candidato di bandiera.
Se invece, diciamo, i partiti fossero coscienti del fatto che l’elezione del Presidente può ragionevolmente decidersi anche al primo turno, allora le cose cambierebbero.
Ciò produrrebbe, fin da subito, un gioco di alleanze, che sarebbe poi maggiormente “raffinato” nel caso si andasse al ballottaggio.
Il dubbio maggiore, come appare chiaro, è rappresentato dalla soglia minima. Una soglia troppo bassa darebbe meno forza al Presidente, al quale mancherebbe il necessario sostegno popolare. Una soglia troppo alta non produrrebbe, per l’appunto, alcuna forza aggregante tra le liste che sostengono i candidati.
Ecco perchè il 40% che vige in Costa Rica mi sembra un compromesso interessante che, in astratto, potrebbe funzionare anche in Italia nel caso si andasse verso un sistema presidenziale o semi-presidenziale.
Qui di seguito l’esito delle elezioni.

Repubblica del COSTA RICA
Elezioni presidenziali del 7 febbraio 2010
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Fonte: Supreme Electoral Tribunal website

Partiti
* AC – Accion Ciudadana (Citizen Action)
* AP – Alianza Patriotica (Patriotic Alliance)
* FA – Frente Amplio (Broad Front)
* IN – Integracion Nacional (National Integration)
* LN – Liberacion Nacional (National Liberation)
* ML – Movimiento Libertario (Libertarian Movement)
* PAE – Partido Accesibilidad sin Exclusión (Accessibility Without
Exclusion)
* RC – Renovacion Costarricense (Costa Rican Renewal)
* USC – Unidad Social Cristiana (Social Christian Union)

Written by sistemielettorali

19 febbraio 2010 at 14:30

Elezioni legislative Sao Tomè e Principe – marzo 2010

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Nel prossimo mese di marzo si terranno le elezioni parlamentari nell’isola di Sao Tomè e Principe (popolazione 212.679 a luglio 2009).
L’isola è indipendente dal 1975, prima era colonia portoghese.
Dopo un’iniziale sistema a partito unico, dal 1990 il paese ha approvato una Costituzione democratica, tenendo elezioni multi-partitiche.
L’Assemblea Nazionale è formata da 55 membri eletti per 4 anni.
Il sistema elettorale consiste in una rappresentanza proporzionale a liste bloccate. Da quel poco che si trova su internet, il metodo utlizzato dovrebbe essere il d’Hondt, così come a Capo Verde. Tutti gli altri sistemi proporzionali in Africa utilizzano invece la quota Hare con la sola eccezione del Sud Africa che utilizza la quota Droop.
Il paese è suddiviso in 7 circoscrizioni plurinominali con una grandezza media di 7,86.

Qui di seguito i risultati delle elezioni tenute nel 2006. Come si può vedere, l’adozione del metodo d’Hondt dà un netto vantaggio ai partiti maggiori, anche considerando la grandezza delle circoscrizioni. Le due coalizioni vincenti, infatti, riportano una netta sovrarappresentazione (+5 MDFM-PCD e +6,9 MLSTP-PSD). 

Written by sistemielettorali

3 febbraio 2010 at 11:53

Elezioni legislative St Kitts e Nevis – 25/01/2010

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ST KITTS NEVIS
Elezioni legislative del 25/01/2010
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Fonte: SKNvibes.com

Partiti
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* CCM – Concerned Citizens’ Movement (Nevis)
* NRP – New Reformation partiti (Nevis)
* PAM – People’s Action Movement
* SKNLP – St Kitts Nevis Labour partiti
Riepilogo Nazionale
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Partiti                                                              Voti   %               Seggi
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Concerned Citizens’ Movement        2.860  11,0 (+02,2)     2
New Reformation partiti                     2.539    9,8 (+02,3)     1
People’s Action Movement               8.393  32,2 (+00,5)     2  (+1)
St Kitts Nevis Labour partiti           12.227  47,0 (-03,6)     6  (-1)
Independent                                                16        00.1             –
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Total                              26.035                  11
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Risultati a livello circoscrizionale
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ST KITTS
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BASSETERRE CENTRAL (St Kitts 2)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Esroy Dorset                                                        6   00,2
Roy Fleming               PAM                        1.476   43,6
Marcella LIBURD +         SKNLP             1.907   56,3
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Total                                       3,389
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BASSETERRE EAST (St Kitts 1)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Glenroy Blanchette        PAM               1.536   46,4
Dr Asim MARTIN *          SKNLP             1.777   53,6
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Total                                       3.313
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BASSETERRE WEST (St Kitts 3)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Sam CONDOR *              SKNLP             1,306   70,6
Bernard Welsh             PAM                 545   29,4
——————————————————————
Total                                       1.851
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BELLE VUE – OTTLEY’S (St Kitts 7)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Dr Timothy HARRIS *       SKNLP             1.635   73,8
Reginald Thomas                                                  10      0,5
Ronald Williams           PAM                            570   25,7
——————————————————————
Total                                       2.215
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CHALLENGERS – HALF WAY TREE (St Kitts 4)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Lindsay Grant             PAM                   1.156   49,4
Glen PHILLIP +            SKNLP             1.185   50,6
——————————————————————
Total                                       2.341
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NEWTON GROUND – HARRIS (St Kitts 6)
==================================================================
Candidate                 partiti             voti   %
——————————————————————
Dr Denzil DOUGLAS *       SKNLP             1.905   91,4
Junie Hodge               PAM                                179   8,6
——————————————————————
Total                                       2.084
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OTTLEY’S – ST PETER’S (St Kitts 8)
==================================================================
Candidate                 partiti             voti   %
——————————————————————
Eugene HAMILTON           PAM               1.803   54,1
Cedric Liburd *           SKNLP                    1.527   45,9
——————————————————————
Total                                       3.330
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ST ANNE PARISH (St Kitts 5)
==================================================================
Candidate                 partiti             voti   %
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Shawn RICHARDS *          PAM               1.128   53,4
Dr Norgen Wilson          SKNLP                  985   46,6
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Total                                       2.113
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NEVIS
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ST GEORGE’S (Nevis 10)
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Candidate                 partiti             voti   %
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Vance AMORY *             CCM                 665   74,7
Patsy Hanley              NRP                       225   25,3
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Total                                         890
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ST JOHN’S AND ST PAUL’S (Nevis 9)
==================================================================
Candidate                 partiti             voti   %
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Mark BRANTLEY +           CCM               1.481   52,6
Hensley Daniel            NRP                      1.335   47,4
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Total                                       2.816
——————————————————————

ST THOMAS’S AND ST JAMES’S (Nevis 11)
==================================================================
Candidate                 partiti             voti   %
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Alexis Jeffers            CCM                 714   42,2
Patrice NISBETT *         NRP           979   57,8
——————————————————————
Total                                       1.693
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Le circoscrizioni

Written by sistemielettorali

1 febbraio 2010 at 13:40

Guide sulle elezioni regionali 2010

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Pubblico questo posto solo per segnalare due interessanti guide sulle elezioni regionali che avranno luogo quest’anno.
La prima ad opera del Consiglio Regionale del Veneto, la seconda del Centro Studi della Regione Emilia-Romagna.
Qui di seguito il sommario di entrambi i documenti ed i link per potervi accedere.
Nella tabella seguente, inoltre, vi riepilogo i riferimenti normativi regione per regione.


GUIDA ALLE ELEZIONI REGIONALI 2010
ottobre 2009 – Consiglio Regionale Veneto
http://oe.consiglioveneto.it/ode/web/upload/news/documenti/guida2010_def_rel0_31ottobre2009.pdf

INTRODUZIONE AI SISTEMI ELETTORALI
La legislazione elettorale
Il sistema elettorale
I sistemi elettorali in Italia
Le elezioni parlamentari
Le elezioni comunali e provinciali
I sistemi elettorali regionali
Il sistema elettorale delle Regioni fino al 1995
Le modifiche maggioritarie della legge 43/1995
La riforma costituzionale del 1999 ed i nuovi statuti regionali
I sistemi elettorali regionali differenziati e le elezioni del 2010
Le elezioni regionali del 2010 in Veneto
Appendice
Tabella di sintesi
Tavole sullo stato di fatto della legislazione elettorale regionale al 31 ottobre 20098

GUIDA PRATICA ALLE ELEZIONI REGIONALI 2010
IL QUADRO NORMATIVO
QUANDO SI VOTA
CHI VOTA

PER COSA E COME SI VOTA
Le possibilità di voto

CHI SI PUO’ CANDIDARE
Elettorato passivo
Chi è ineleggibile
Chi è incompatibile
Chi è incandidabile

COME, QUANDO E DOVE SI PRESENTANO LE CANDIDATURE
Liste provinciali e liste regionali collegate
Le liste provinciali
La scadenza per la presentazione delle liste provinciali
Le liste regionali
Le modalità di presentazione delle liste: autenticazione delle firme

COME SI SVOLGE LA CAMPAGNA ELETTORALE
Limiti delle spese elettorali dei candidati
La disciplina dell’accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali
Altre forme di propaganda: i manifesti

COME FUNZIONA IL SISTEMA DI ELEZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE E DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
Consiglieri eletti con il sistema proporzionale
L’individuazione delle liste provinciali e regionali che non hanno superato le soglie di sbarramento
Seggi attribuiti nei collegi provinciali
Il Presidente della Giunta regionale ed i consiglieri eletti con il sistema maggioritario
Il Presidente della Giunta
Ulteriore premio di maggioranza
L’elezione a consigliere del primo dei candidati presidenti non eletti
SURROGHE DEI CONSIGLIERI REGIONALI
SUPPLENZA

IL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI IN SCADENZA
Il Consiglio regionale
Le commissioni consiliari
L’Ufficio di Presidenza
Il Presidente della Giunta e la Giunta

L’AVVIO DELLA NUOVA LEGISLATURA
La prima seduta del nuovo Consiglio regionale
L’elezione dell’Ufficio di Presidenza
Giunta delle elezioni
Gruppi consiliari
Commissioni consiliari permanenti

ADEMPIMENTI POST-ELETTORALI
Adempimenti dei consiglieri eletti
Dichiarazione delle spese elettorali
Dichiarazione dello stato patrimoniale e dei redditi
Consiglieri eletti consecutivamente
Candidati non eletti
Consiglieri cessati
Consiglieri dipendenti della pubblica amministrazione
Consuntivo delle spese dei partiti e delle liste

ELEZIONI REGIONALI 2010: CALENDARIO DEGLI ADEMPIMENTI ELETTORALI E ISTITUZIONALI
NORMATIVA IN MATERIA DI ELEZIONI REGIONALI
LEGGE 4 APRILE 1956, N 212
DPR 16 MAGGIO 1960, N 570
LEGGE 17 FEBBRAIO 1968, N 108
LEGGE 23 APRILE 1981, N 154
LEGGE 18 NOVEMBRE 1981, N 659
LEGGE 5 LUGLIO 1982, N 441
LEGGE 19 MARZO 1990, N 55
REGOLAMENTO REGIONALE 12 MARZO 1991 N 1
DECRETO LEGISLATIVO 30 DICEMBRE 1992, N 502
LEGGE 10 DICEMBRE 1993, N 515
LEGGE 23 FEBBRAIO 1995, N 43
DL 25 FEBBRAIO 1995, N 50
LEGGE 15 MAGGIO 1997, N 127
LEGGE COSTITUZIONALE 22 NOVEMBRE 1999, N 1
LEGGE 22 FEBBRAIO 2000, N 28
DECRETO LEGISLATIVO 18 AGOSTO 2000, N 267
LEGGE 16 APRILE 2002, N 62
LEGGE 5 GIUGNO 2003, N 131
LEGGE 8 APRILE 2004, N 90
LEGGE 2 LUGLIO 2004, N 165
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Sistemi elettorali
Legislazione elettorale
Analisi elettorali
Storia

Sistemi elettorali regionali- Elezioni 2010
maggio 2009
Centro Studi regione Emilia-Romagna
http://assemblealegislativa.regione.emilia-romagna.it/wcm/al/astud/pub/centro_studi/index/pub/125_sist_elett_reg/N_7_Sistemi_elettorali_regionali_Elezioni_2010.pdf

1 Premessa
2 Scheda di sintesi
2.1 Sistemi elettorali
2.2 Quadro normativo
3 Il sistema elettorale della Regione Emilia-Romagna
3.1 La Legge n 108 del 1968
3.2 La Legge n 43 del 1995
3.3 La Legge costituzionale n 1 del 1999
3.4 La Legge n 165 del 2004
3.5 La disciplina prevista dallo Statuto regionale
4 I sistemi elettorali delle altre Regioni
4.1 Regioni a statuto speciale
4.2 Regioni a statuto ordinario
5 Fonti normative
5.1 Normativa statale
5.2 Normativa regionale
6 Bibliografia
7 Collana

Written by sistemielettorali

1 febbraio 2010 at 11:43