Sistemi elettorali

Regionali lombarde: una proposta di riforma della legge elettorale

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La situazione sulle riforme della legge elettorale lombarda è abbastanza chiara.
La percentuale di seggi distribuita con metodo proporzionale, 64 su 80 ossia l’80%, non è compatibile con la rappresentanza certa di tutte le province, come abbiamo visto nell’elezione del 2005 per la provincia di Sondrio.
Non riporto, inoltre, le altre fondate critiche nei confronti di una legge complicata e alquanto lacunosa che sono già state tema di post precedenti (ampiezza variabile del Consiglio, doppio premio di maggioranza, premio che incentiva in taluni casi il raggiungimento di una percentuale di voti più bassa, costo seggio diverso da provincia a provincia).
Posto che la formula del quoziente (sia esso naturale, Hagenbach o Imperiali) non consente di risolvere il problema del costo del seggio o di evitare lo slittamento di seggi fra le province, possiamo cercare di intervenire per risolvere comunque i nostri problemi maggiori.
Premessa: non essendo uno studioso di sistemi elettorali, i lettori mi perdoneranno se le simulazioni conterranno qualche inesattezza o se magari saranno non totalmente attinenti. Diciamo che vorrei semplicemente esporre, spero con chiarezza, alcune idee ancora tutte in itinere.
Torniamo al dunque.
Innanzitutto, possiamo risolvere il problema della mancata rappresentanza di una provincia. Chi rischia di più è Sondrio, seguita a ruota da Lodi.
Ora, per quale motivo la provincia di Sondrio non ha ricevuto neanche un rappresentante nel 2005? La risposta è presto data: il quoziente +2 (1 seggio spettante più correttore), seppur più basso degli altri non è sufficiente a compensare il basso numero di abitanti della sua provincia. Tant’è che nella prima distribuzione relativa ai seggi interi, Sondrio non si avvicina minimamente all’assegnazione di un seggio (Forza Italia, partito di maggioranza relativa ottiene  24.959 voti contro i circa 39.000 necessari).
La tabella seguente dovrebbe rendere le cose più “leggibili” (purtroppo la presenza delle 12 province mi costringe a ridurre le dimensioni dell’immagine):


Le altre provincie più “sfortunate”, che non raccolgono seggi interi, hanno comunque un rapporto leggermente migliore tra cifra elettorale e quoziente. A Lodi, quoziente 46.548 abbiamo l’Ulivo con 30.473 voti. A Cremona, quoziente 54.020, l’Ulivo prende 49.056 voti. A Lecco, quoziente 46.877, sempre l’Ulivo ha la maggioranza relativa con 46.376 voti e per un soffio, è proprio il caso di dirlo, manca la conquista del seggio.
Questo rapporto voti/quoziente ha poi conseguenze sulla ripartizione dei resti. E se l’Ulivo a Lecco non ha praticamente dubbi sul fatto che rientrerà in Consiglio dalla “finestra” (rapporto 98,93), a Sondrio ciò non avviene, in quanto Forza Italia ha un rapporto di 63,37, l’Ulivo di 53,44, la Lega di 51,58. Questi tre partiti, rispettivamente, conquistano 5, 4 e 5 seggi in questa seconda fase, epperò le loro liste di Sondrio essi si piazzano settimi (FI), sesti (Lega) e perfino ottavi (l’Ulivo) dietro ai compagni di lista delle altre circoscrizioni.
Altra caratteristica che gioca a sfavore della provincia di Sondrio è il numero di seggi distribuiti con la proporzionale: 64 seggi per 12 province evidentemente non sono sufficienti per garantire rappresentanza ad ognuna di esse. Va da sè che più aumentiamo il numero di seggi da distribuire proporzionalmente, maggiore sarà la probabilità che a tutte le province spetterà almeno un rappresentante.
Abbiamo alternative alla modifica del rapporto tra proporzionale e maggioritario? A mio parere no, in quanto se anche utilizzassimo il quoziente Imperiali (con correttore +2 anzichè +1) la provincia di Sondrio rimarrebbe fuori dal Consiglio (seppure per il rotto della cuffia): Forza Italia in questo caso conquisterebbe due seggi dai resti, ma il rappresentante di Forza Italia di Sondrio (rapporto 95,05) sarebbe beffato da quelli di Lecco (96,03) e Varese (99,02).
A questo punto, non abbiamo alternative, a meno di prevedere per legge che tutte le province debbano avere almeno un rappresentante, proposta per la verità avanzata ultimamente e subito naufragata. Ipotesi ragionevole, per carità, ma che fallirebbe l’obiettivo che noi ci poniamo: mantenere fissa l’ampiezza del Consiglio.
Non ci resta quindi che giocare col numero dei seggi da distribuire con la proporzionale. Per far ciò non dobbiamo tuttavia dimenticarci l’obiettivo della stabilità della maggioranza, ergo far sì che coloro che escono vincitori dalla contesa elettorale dispongano di una maggioranza sufficientemente ampia (diciamo sul 55% dei seggi).
Ecco perchè scartiamo da subito l’ipotesi di eliminare totalmente il listino regionale composto da 16 seggi. Distribuire tutti gli 80 seggi con la proporzionale garantirebbe, è vero, rappresentanza a tutte le province, ma non garantirebbe la formazione di maggioranze certe.
Nella simulazione in questione, sarebbero 50 i seggi assegnati con i quozienti interi, mentre 30 sarebbe quelli assegnati grazie ai resti. Avremmo maggiore proporzionalità (indice 8,30 contro i 15,40 dell’elezione reale), ma non saremmo al riparo dal rischio di un Consiglio senza maggioranza. Va da sè che in base ai dati del 2005 il Polo avrebbe comunque conquistato 46 seggi ossia il 57,5% dell’intero Consiglio. Ma sarebbe da stolti pensare che in futuro le cose non possano cambiare e riequilibrare così le forze in campo, specialmente in caso di maggiore frammentazione del sistema. Non allego l’immagine della simulazione, che ho comunque a disposizione su richiesta.
Scartata questa ipotesi, io ve ne propongo un’altra, una mediazione. Una modifica in senso proporzionale con premio di maggioranza fisso del 10%, ossia 72 seggi distribuiti proporzionalmente e 8 seggi assegnati ai vincitori. Ciò a mio avviso garantirebbe la rappresentanza di tutte le province, la ragionevole aspettativa di una maggioranza solida, l’incentivo a creare coalizioni ampie.
La simulazione eseguita in tal senso, parrebbe confortarci. 
Guardiamo la tabella:


Su 72 seggi, i quozienti interi ne assegnerebbero 44, gli altri 28 andrebbero assegnati tramite i resti. Il passaggio da 64 a 72 seggi darebbe da subito una rappresentanza anche a Cremona. Rimangono fuori Lecco, Lodi e Sondrio. Tuttavia, con 28 seggi ancora da distribuire, scopriamo che Sondrio conquista ben 3 consiglieri, Lecco due e Lodi uno. Nel complesso, registriamo degli slittamenti a danno delle circoscrizioni più piccole, ma almeno salviamo la rappresentanza di ogni provincia. Mi sembra un discreto compromesso, anche se mi rendo conto che, se volessimo risolvere una volta per tutte questo problema, dovremmo ridisegnare le circoscrizioni, evitando di farle coincidere necessariamente con le singole province.
Venendo ora al premio di maggioranza, la simulazione effettuata ci dà più di una speranza che un premio del 10% sia sufficiente. La coalizione vincente, con 41 seggi, ne aggiungerebbe altri 8, arrivando quindi a 49. Percentualmente, conquisterebbe il 61% dei seggi del Consiglio, assicurandosi un’agevole maggioranza per poter governare.
Considerando il panorama politico italiano e l’aggregazione di due poli relativamente forti, possiamo essere fiduciosi del fatto che un premio del 10% sarà sempre sufficiente per dare ad una delle due coalizioni almeno il 51% dei seggi.
Nella tabelle successive, la distribuzione reale del 2005 e quella simulata:

Tuttavia, se proprio non ci fidiamo, si può sempre pensare a seggi aggiuntivi nel caso il premio di 8 seggi non consenta di ottenere la maggioranza assoluta in Consiglio. Questa correzione ci farebbe fallire l’obiettivo dell’ampiezza fissa del Consiglio ma avremmo la certezza assoluta della creazione di una maggioranza stabile. De gustibus.
Personalmente, ritengo che proprio questa variante consentirebbe di raggiungere gli stessi obiettivi della legge vigente senza incorporarne anche i difetti.

 

 

Written by sistemielettorali

23 gennaio 2010 a 09:14

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