Sistemi elettorali

Elezioni regionali in Lombardia: riassumendo i dati del 1995

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Come detto nel post precedente in merito al sistema elettorale per le regionali in Lombardia, ci troviamo di fronte ad un sistema misto. Dopo aver descritto il sistema elettorale, andiamo a riassumere le caratteristiche di detto sistema e l’intento del legislatore. 

La ripartizione dei seggi col metodo maggioritario avviene in base a due discriminanti:
1 – la percentuale dei seggi ottenuti dalle liste provinciali collegate alla lista regionale vincente
2 – la percentuale di voti ottenuti dalla lista regionale più votata 

 Abbiamo visto che possono verificarsi due casi:
1 – la percentuale dei seggi conseguiti dalle liste provinciali collegate alla lista regionale più votata è uguale o maggiore al 50% dei seggni assegnati. In questo caso vengono proclamati eletti i primi candidati della lista regionale vincente fino a raggiungere il 10% dei seggi assegnati (8 seggi). La coalizione infatti ha già vinto nel proporzionale e, con l’attribuzione di un ulteriore 10% dei seggi si vede garantita una quota di seggi pari o superiore al 60% e quindi non ha bisogno di tutta la quota maggioritaria. I restanti seggi (gli altri 8) sono ripartiti tra le liste provinciali non collegate alla lista regionale vincente.
2 – se la percentuale dei seggi conseguiti nel proporzionale è inferiore al 50% dei seggi assegnati, i 16 seggi a disposizione sono assegnati alla lista regionale vincente e proclamati eletti tutti i candidati in essa compresi.

Tuttavia, può verificarsi il caso che, nonostante l’attribuzione di tutti i 16 seggi maggioritari, la coalizione vincente non disponga ancora delle percentuali dei seggi in Consiglio che il legislatore ha ritenuto debba essere garantita in ogni caso ai vincitori. In questo caso, viene distribuito un ulteriore premio in seggi fino al raggiungimento di tale soglia. 
A questo punto, si passa ad accertare la percentuale di voti ottenuta dalla lista regionale più votata. Se la percentuale dei voti ottenuti da questa lista è inferiore al 40% e il totale dei seggi è inferiore al 55%, si assegna alla lista una quota di seggi che le consenta di raggiungere il 55% dei seggi. Se la percentuale dei voti ottenuti da questa lista è superiore al 40% e il totale dei seggi è pari o superiore al 55%, si assegna alla lista una quota di seggi che le consenta di raggiungere il 60% dei seggi (caso verificatosi nel ’95).

L’obiettivo di questo sistema è quindi volto ad assicurare alla coalizione di partiti vincenti una quota di seggi uguale o maggiore al 55%, garantendo così un minimo di stabilità politica.
L’originalità del doppio premio si concretizza dapprima in una prima assegnazione del 10% o 20% di seggi del Consiglio. In secondo luogo, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza dei seggi, scatta il secondo premio, ma solo in base alle due condizioni descritte prima. 
Il premio di maggioranza è qui fondamentale, in quanto unico mezzo per consentire ai vincitori di ottenere una maggioranza sufficientemente agevole in Consiglio. 

La quota proporzionale, molto elevata, non interviene sull’esito della contesa, in quanto il governo va comunque a chi vince la parte maggioritaria.  
In questo grafico, possiamo rappresentare ciò che abbiamo detto sinora: 

 

Ragionando sempre in base alle elezioni del 1995, nella tabella seguente possiamo riepilogare in maniera ordinata voti e seggi ottenuti dalle varie coalizioni, con determinazione della sovra e sottorappresentazione di ogni coalizione. Come previsto, la sovrarappresentazione della coalizione vincente è stata di circa il 19%, mentre i democratici hanno perso circa 8 punti tra percentuale di voti e di seggi. Meno evidente ma comunque netta anche la sottorappresentazione dei due partiti che correvano da soli, Lega Nord e Rifondazione Comunista. La lista Pannella, così come i Pensionati, non arrivano al 3% che costituisce la soglia di sbarramento per poter accedere alla ripartizione dei seggi. 

Nella tabella seguente, invece, lo slittamento nella ripartizione dei seggi che è avvenuto a livello provinciale. Alcune province hanno conquistato più seggi, mentre Mantova è l’unica provincia che ha visto un numero inferiore di seggi rispetto al previsto. Questa anomalia si è verificata in maniera ancor più clamorosa nel 2005, con l’esclusione della provincia di Sondrio dal Consiglio Regionale. Vedremo in che modo. 

Cercheremo di capire eventuali altri effetti distorsivi della legge, nonché alcune caratteristiche decisamente controverse. 

Questioni aperte

Dai dati del 1995 (vedremo a breve anche quelli del 2005), possiamo già elencare una serie di problemi legati alla legge elettorale regionale.

Funzionamento del premio di maggioranza
L’assegnazione del 10 o del 20 per cento del premio in base alla maggioranza conquistata dalla coalizione vincente, può produrre dei paradossi. Se i vincitori delle elezioni del 1995 avessero conquistato 31 seggi anzichè 28, avrebbero avuto diritto ad 8 seggi anzichè 16. Risultato: 31+8=39 seggi, anzichè i 44 ottenuti con una percentuale più bassa.
Di più, il premio di maggioranza scatta anche nel caso una coalizione raggiunga una percentuale molto elevata di seggi. In questo caso, appare inutile procedere con un premio che non modifica lo stato delle cose e che produrrebbe più danni che altri. Si arriverebbe ad un Consiglio composto quasi unicamente dalla maggioranza uscita vincitrice e da un’opposizione ridotta ai minimi termini.

Ampiezza del Consiglio Regionale
Il fatto che si possano assegnare ulteriori seggi “aggiuntivi” in caso di mancato raggiungimento del 60%, rende di fatto impossibile stabilire a priori di quanti seggi sarà composto il Consiglio Regionale.

Ripartizione dei seggi
Lo slittamento dei seggi da una provincia all’altra va evitata. Nel 1995 abbiamo visto che Mantova, nonostante lo slittamente di un seggio ne ha mantenuti comunque due. Ma nel 2005 la provincia di Sondrio uscirà “bastonata” dalla competizione elettorale, non ottenendo alcun rappresentante in Consiglio.
La soglia di sbarramento del 3% a livello di singola lista (5% per le coalizioni)  non ha costituito un forte freno alla frammentazione, in quanto le piccole liste, aggregandosi, hanno comunque ottenuto rappresentanza.
Anche nell’assegnazione dei seggi ai partiti ci sono alcune incongruenze da segnalare. Nella circoscrizione di Bergamo, ad esempio, alla lista dei Verdi occorrono 14.733 voti per ottenere un seggio, tanti seggi quanti ne ha il PDS che di voti ne ha invece 51.364 e fa parte della stessa coalizione. Casi come questi sono ormai diventati all’ordine del giorno dopo la riforma del 1995 che ha eliminato un 20% di seggi spettanti alle circoscrizioni.

Disproporzionalità tra numero di consiglieri
Si è registrata una certa differenza nei “costi” di ciascun seggio in termini di popolazione. Beninteso: tali incoerenze non sono in relazione alla grandezza della provincia. Rimanendo nell’orticello lombardo, vediamo come un seggio a Sondrio rappresenti 176.856 abitanti, mentre a Mantova solo 125.930. Resta il fatto che queste variazioni infra-regionali sono comunque dovute al caso, dato che scaturiscono dall’applicazione del metodo del quoziente dei più alti resti.

Written by sistemielettorali

18 gennaio 2010 a 18:36

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