Sistemi elettorali

Elezioni irachene in vista…

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Il 7 novembre 2009 il parlamento iracheno, dopo lungo iter, aveva approvato la nuova legge elettorale (che ricordiamo è puramente proporzionale).
Aljazeera riportava che: “La legge elettorale prevede liste aperte di candidati, che permette agli elettori di esprimere il proprio voto per un candidato singolo piuttosto che per un partito. Essa prevede anche che 5 seggi siano riservati alle minoranze.”
Naturalmente, che gli elettori votassero per un candidato singolo non risolveva il dubbio sul fatto che la legge elettorale fosse a liste aperte o flessibili. Ci sarebbe servito sapere anche se i voti di preferenza (cioè quelli espressi per candidati nelle liste) fossero l’unica determinante per gli eletti nella lista, e in quale ordine. Se così, allora tale lista è “aperta”. Se, invece, fosse stato previsto un ordine prestabilito all’interno della lista, deciso dai partiti e che fosse prevalso nel caso alcuni candidati avessero ottenuto una determinata quota di voti di preferenza, allora la lista era da considerarsi “flessibile”.

I ritardi sui passaggi della legge riguardavano anche la disputa su Kirkuk.
I parlamentari avevano inserito e votato nella legge la proposta curda che venissero utilizzate le liste attuali (di elettori eleggibili) e che Kirkuk fosse considerata un’unica circoscrizione elettorale.
Un certo numero di politici turkmeni e arabi avevano boicottato il voto, dal momento che volevano venissero usati i dati del 2004 e 2005 e che Kirkuk fosse divisa in due circoscrizioni.
Non mi è chiaro quale fosse la sostanza di questa disputa sul disegno delle circoscrizioni elettorali, dato che quelle discusse in questo caso erano (e sono) plurinominali con rappresentanza proporzionale (e, a meno di ulteriori cambiamenti dall’ultima volta, con compensazione proporzionale su scala nazionale). In apparenza, il problema sulle circoscrizioni avrebbe dovuto vertere sulla risoluzione dello status di Kirkuk rispetto alla sua inclusione o meno nell’unità federale del Kurdistan.

Mentre la CSE ha riportato che uno dei partiti sciiti aveva tenuto elezioni primarie: “Venerdì 16 ottobre, i supporter del radicale sciita Muqtada al Sadr hanno votato direttamente per i candidati in un elezione primaria in vista delle elezioni nazionali, dichiarandola una pietra miliare nel processo democratico. E’ la prima volta che i cittadini iracheni scelgono liberamente i propri candidati per un qualunque partito politico al di fuori del Kurdistan iracheno.
Nell’ufficio principale di Sadr a Sadr City, centinaia di uomini e poche donne si sono messe in fila per esprimere il proprio voto. Le liste presenti sulle schede riportano numeri e nomi di 301 uomini e 25 donne che si sono candidati per le primarie. Rispondendo all’appello di Sadr per combattere la disaffezione dei più giovani, l’età minima per votare è stata stabilita a 15 anni, tre in meno di quella richiesta per partecipare alle elezioni nazionali. Ai candidati non è stato richiesto di essere membri del partito di Sadr ma di avere almeno 35 anni, con educazione scolastica, e di non aver mai lavorato con gli americani.”  Non sono state, comunque, le primarie a selezionare l’intera lista del partito: “Sadr stesso sceglierà quali dei membri attuali del parlamento dovranno correre per la rielezione, con i restanti candidati selezionati dalle primarie”.

 Occorre dire che un altro problema, sollevato dal veto del parlamentare Hashemi, ha riguardato il problema della bassa quota di seggi assegnati ai residenti all’estero, dato che sommati ai seggi “nazionali” e “compensativi” essi raggiungono il 5% del totale meno una quota di 8. Questa disposizione è stata prevista non dalla legge ma dalla Commissione Elettorale Irachena (IHEC), basata su statistiche del ministero del commercio, e in pratica è stato previsto un numero di 8 seggi. Il dettame costituzionale prevede un parlamentare ogni 100.000 iracheni, e quindi, considerando che vi sono meno di 800.000 iracheni residenti all’estero, è molto difficile dare torto da Ashemi. La minuscola quota dei seggi “nazionali” e “compensativi” che è rimsta dopo la deduzione dei seggi delle minoranze è probabilmente la più esplicita violazione della costituzione che può essere rilevata nella nuova legge elettorale.

 Come per la legge elettorale stessa, bisogna trattare anche la magnitudo di ogni circoscrizione (governatorato) in base alla nuova legge. Questa volta la grandezza dei distretti sarà maggiore, in parte perchè l’assemblea è passata da 275 a 323 membri, in parte per la riduzione del numero dei seggi che sono allocati compensativamente a livello nazionale.
L’incremento della grandezza dei distretti (che passano ora da un range 7-68 rispetto a 5-59 come nel 2005) implicherà maggiore proporzionalità a livello circoscrizionale.
D’altro canto, la notevole riduzione dei seggi compensativi (solo 8, dato che gli altri 8 sono riservati a varie etnie minori e agli iracheni all’estero) implica che il sistema sarà meno propozionale. La magnitudo media (che ignora i seggi compensativi e per le minoranze) sarà di 17,5 , laddove la magnitudo effettiva era in precedenza di 275 (12,8 a livello circoscrizionale, ma le percentuali dei partiti in parlamento sono determinate come se fosse una circoscrizione unica nazionale).
Si è stabilito anche che, a livello circoscrizionale, “il surplus di seggi sono distribuiti solo alle liste vincenti”.
Non conosco la formula che verrà usata per distribuire i seggi, ma da questo breve resoconto, credo che si tratti di qualche forma di quota e più grandi resti, e che la soglia di sbarramento per ottenere un seggio sia una quota piena (che sarebbe 1/M se quota semplice o 1/(M+1) nel caso dell’Hagenbach-Bischoff). Ma si tratta di sole speculazioni. Sembrerebbe infatti che una quota piena del voto nazionale non sia stato richiesto nel 2005; come quota semplice essa sarebbe stata dello 0,36%, eppure ci sono stati partiti con meno voti che hanno ottenuto rappresentanza nel 2005 (vedi tabella in fondo). Così, se ho capito bene, questa volta ci sarà una sbarramento determinato dalla quota per ottenere seggi, e ciò produrrà un’altra riduzione della proporzionalità, sebbene che circoscrizioni di grandezza media 17,5 produrranno comunque risultati altamente propozionali.

 Tornando alla disputa sul tipo di lista invece, dobbiamo dire che essa è stata piuttosto interessante. Ci sono state anche proteste di massa su questo problema, come riportato più volte.
A fine ottobre,  erano scoppiate proteste in risposta ad una richiesta dell’Ayatollah Ali Husseini al-Sistani perchè i parlamentari definissero un processo per le elezioni parlamentari di gennaio.
Nel centro di Baghdad, molte centinaia di persone hanno protestato a Firdos Square, recando bandiere e striscioni con scritto “le liste chiuse rafforzano il settarismo e il razzismo” in supporto all’istanza di Sistani.
Supponiamo che esse siano aperte. In ogni caso, occorre ancora guardare se solo i voti di preferenza determinino il ranking delle liste, definite quindi liste aperte. Da quel che si ricava dalla nuova legge, dovrebbe essere questo il caso, ma rimangono ancora alcuni dubbi (semplicemente perchè molte volte la differenza tra liste “aperte” o “flessbili” è confusa).
Un cambiamento vero a liste aperte consisterebbe con la quasi eliminazione dei seggi compensatori a livello nazionale, dato che è difficile e poco pratico (sebbene non impossibile) disegnare un sistema a liste aperte con voti di preferenza applicando anche seggi compensativi (tipicamente, tali seggi sono distribuiti tramite liste chiuse). Assumendo che la distribuzione dei seggi a livello di distretto avvenga invece tramite liste aperte, non capisco come i pochi seggi di compensazione rimanenti possano essere distribuiti tra i vari candidati, ma essendo una percentuale molto piccola del totale occorre dire che in generale il sistema elettorale non vedrebbe alterata la sua logica.
E’ anche giusto notare che con questa legge l’Iraq avrà utilizzato in 5 anni ognuna delle tre principali tipologie di liste: liste chiuse (per l’originale assemblea costituzionale e per le prime elezioni parlamenti, nei distretti con compensazione nazionale), liste flessibili (per le elezioni all’assemblea di governatorato) e ora a liste aperte (nei governatorati con minima compensazione nazionale) nel 2010.

Ad inizio dicembre, infine, il parlamento iracheno ha mantenuto le parti migliori della legge elettorale e eliminato le parti più contestate, evitando quindi un secondo veto del vice-presidente Tariq al-Hashemi.
Il parlamento iracheno ha votato una nuova legge elettorale in vista delle elezioni di gennaio, riporta AFP: “i parlamentari hanno scelto di incrementare i seggi distribuiti in ogni provincia del 2,8% rispetto ai seggi distribuiti nelle ultime elezioni del 2005. Come risultato, le province curde vedranno aumentare il numero dei seggi in rapporto a quelli decisi nella legge per la quale Hashemi (parlamentare sunnita) aveva opposto il veto. Le province sunnite avranno meno seggi. Anche le province sciite avranno meno seggi ma manterranno una maggioranza sostanziale in parlamento.”
Reuters India riporta: “un accordo dell’ultimo minuto tra i parlamentari, 10 minuti prima del termine per Hashemi di poter porre il proprio veto, ha salvato la legge elettorale. L’accordo ha riassegnato alcuni seggi alle province sunnite e anche placato le lamentele curde dando loro un’altra manciata di seggi nelle semi-autonome province del nord.”
Da dove provengono questi seggi? Parte dell’accordo prevede 325 seggi, invece di 275 (come riportato dal Washington Post).
La BBC in lingua araba offre altri dettagli. Dei 325 seggi, 310 saranno assegnati ai governatorati (province), in quanto circoscrizioni elettorali. 41 di questi seggi sono assegnati ai distretti curdi (i loro partiti ne chiedevano 50). Dei 15 seggi a livello nazionale, 5 sono riservati ai cristiani e 3 per altre minoranze (inclusi gli Yazidi). Gli altri 7 non vengono trattati dal servizio della BBC; le controversie originarie e che hanno scatenato il veto vertevano anche sul numero seggi riservato agli iracheni residenti all’estero. Ai tempi, vi erano 8 seggi (dei 275) per gli iracheni all’estero, così questo accordo sembrerebbe peggiore da questo punto di vista. Comunque, ci sono più seggi nelle circoscrizioni a maggioranza sunnita, che alla fin fine sembrerebbe essere il problema reale su cui si è discusso.

Abbiamo parlato della revisione dei seggi per circoscrizione tenendo conto delle statistiche del 2005. Occorre aggiungere che essa introduce altre importanti contraddizioni. In primo luogo, la corte suprema federale ha specificatamente stabilito che la distribuzione dei seggi dovrà tenere in considerazione l’intera popolazione irachena (per questa ragione essa ha criticato la legge del 2005 nella quale l’assegnazione dei seggi era basata sugli elettori registrati), che significa che il ritorno ai dati di 5 anni fa potrebbe anche delinearsi come incostituzionale considerando che sono disponibili dei dati molto più aggiornati.
In più, guardando i dettagli, i nuovi aggiustamenti hanno “giocato” la disposizione per Kirkuk che è pervenuta durante il primo iter della legge (e teoricamente applicabile ad ogni governatorato sospetto di crescita innaturale della popolazione), in accordo alla quale il punto era di investigare le differenze tra i registrati del 2005 e del 2009 con l’idea di aggiustare la quota totale sulla base della situazione al 2009! Questa disposizione ovviamente perde gran parte della sua rilevanza dal momento che il 2005 è stato preso come anno di riferimento, ma i curdi sono stati felici di ignorare la contraddizione dal momento che gli è stato permesso di usare i cittadini registrati nel 2009 per definire l’elettorato di Kirkuk.
Fortunatamente, l’accordo raggiunto in parlamento prevede il ritorno alla distribuzione dei seggi in base alle statistiche del ministero del commercio relative al 2009 nonostante l’obiezione curda. La differenza è che questa volta il metodo della distribuzione è stabilita per legge attraverso una decisione del parlamento, e i curdi sono stati premiati con 3 seggi addizionali a Dahuk e Sulaymaniyya come compensazione per aver accettato l’utilizzo delle nuove statistiche.

La distribuzione dei seggi attraverso i vari passaggi:

Governorato Seggi

2005

Seggi 2010 (1) Seggi 2010 (2) Seggi 2010 (3)
Basra 18 24 25 24
Maysan 7 10 9 10
Dhi Qar 12 18 17 18
Muthanna 5 7 7 7
Qadisiyya 8 11 10 11
Babel 11 16 16 16
Najaf 8 12 11 12
Karbala 6 10 9 10
Wasit 8 11 10 11
Baghdad 59 68 72 68
Anbar 9 14 14 14
Salahaddin 8 12 11 12
Diyala 10 13 14 13
Nineveh 19 31 29 31
Kirkuk 9 12 12 12
Sulaymaniyya 15 15 17 17
Arbil 13 14 15 14
Dahuk 7 9 9 10
Subtotale 230 307 307 310
Seggi di compensazione 45 16 (include 8 seggi per le minoranze) 16 15
Totale 275 323 323 325

 Elezioni del 2005

Alliances and parties voti % voti Seggi totali % seggi
United Iraqi Alliance 5.021.137 41,19 128 46,55
Democratic Patriotic Alliance of Kurdistan 2.642.172 21,67 53 19,27
Iraqi Accord Front 1.840.216 15,09 44 16,00
Iraqi National List 977.325 8,02 25 9,09
Iraqi National Dialogue Front 499.963 4,10 11 4,00
Kurdistan Islamic Union1 157.688 1,29 5 1,82
The Upholders of the Message (Al-Risaliyun) 145.028 1,19 2 0,73
Reconciliation and Liberation Bloc 129.847 1,07 3 1,09
Turkmen Front 87.993 0,72 1 0,36
Rafidain List 47.263 0,39 1 0,36
Mithal al-Alusi List 32.245 0,26 1 0,36
Yazidi Movement for Reform and Progress 21.908 0,18 1 0,36
Iraqi National Congress   0,28    
The Islamic Al Wala‘a Party   0,23 0 0,00
Islamic Action Organization In Iraq   0,19 0 0,00
Lana Al Ghadd Advertising   0,22 0 0,00
Total (turnout 79.6 %) 12.396.631 96,09 275 100,00

Written by sistemielettorali

7 gennaio 2010 a 16:31

Pubblicato su elezioni

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