Sistemi elettorali

Archive for gennaio 2010

02/02/2010 Anniversario della Battaglia di Stalingrado

leave a comment »

 

2 febbraio 1943 – 2 febbraio 2010 – anniversario della sconfitta delle truppe naziste durante la battaglia di Stalingrado
Il 2 febbraio, alle ore 14.00, la Russia ha dichiarato un minuto “di silenzio in memoria degli eroi caduti della battaglia di Stalingrado.
Con questo post descriviamo la città che sorge sulle rive del Volga.

Volgograd (in russo Волгоград)  è una città di circa un milione di abitanti. Capoluogo dell’oblast’ omonima, si trova nella Russia europea lungo le rive del fiume Volga.
Dal 1598 al 1925 il suo nome è stato Caricyn o Tsaritsyn e poi Stalingrado dal 1925 al 1961.
La città si estende sul lato destro del fiume Volga ed ha un’estensione di circa 70 km. È formata da vari quartieri, autonomi per quanto riguarda servizi come scuole, ospedali e centri commerciali.
La storia di Volgograd ha inizio con la fondazione, nel 1589, della fortezza di Caricyn, proprio nel punto di confluenza tra lo Carica ed il Volga. La fortezza, che prese il nome dalla locale lingua tatara, aveva lo scopo di difendere l’instabile confine meridionale della Russia e divenne presto un importante centro economico. Fu catturata due volte dai Cosacchi ribelli, da Stenka Razin durante la ribellione del 1670 e Emel’jan Pugačëv nel 1774. Tsaritsyn divenne un importante porto fluviale e un centro di commercio nel XX secolo.
La città è stata teatro di pesanti combattimenti durante la guerra civile russa. Forze Bolsceviche occuparono la città durante il 1918, ma furono attaccate da forze bianche sotto Anton Ivanovič Denikin. Durante la battaglia per Tsaritsyn (Volgograd) i bolscevichi furono respinti indietro e circondati, e solo l’intevento di Joseph Stalin, poi locale presidente del comitato militare, salvò la città a favore dei bolscevichi. In onore di Stalin e dei suoi sforzi, la città fu rinominata Stalingrado nel 1925.
Sotto Stalin, la città divenne fortemente industrializzata e si sviluppò come centro di industria pesante e di trasporto sia su ferrovia e su fiume. Durante la Seconda Guerra Mondiale (Grande Guerra Patriottica), la città assunse un’estrema importanza (Battaglia di Stalingrado), per il punto di svolta cruciale della guerra contro la Germania nazista e i suoi alleati. La battaglia durò dal 21 agosto 1942 al 2 febbraio 1943. Due milioni di soldati dell’asse e sovietici sono stati uccisi, feriti o catturati, così come oltre 40.000 i civili uccisi.
La ricostruzione della città iniziò subito dopo che i tedeschi furono espulsi dalla città. Per l’eroismo dimostrato durante la battaglia, a Stalingrado è stato assegnato il titolo di Città Eroe nel 1945, e il re George VI del Regno Unito incoronò i cittadini di Stalingrado per il coraggio che dimostrarono durante il conflitto. Negli anni sessanta è stato eretto sulla collina di Mamaev Kurgan, non lantano dal centro città, un complesso monumentale che ricorda quella battaglia. Il complesso è dominato dall’immensa statua della Madre Russia.
Nel 1961, il nome della città è stato cambiato in Volgograd (“Città del Volga”) come da programma di Nikita Krusciov che prevedeva la de-Stalinizzazione.

Mezzi di trasporto

A Volgograd ci si arriva agevolmente da Mosca, i collegamenti aerei sono giornalieri, solitamente tramite Aeroflot, i cui voli sono generalmente in partenza dal terminal 1 di Sheremetevo. Il sito dell’aeroporto è http://www.mav.ru/.
L’alternativa, per chi ha tempo, è il treno. Da Mosca, senza cambi, ci si impiega circa 19 ore. Sul sito delle ferrovie tedesche vi sono tutti i collegamenti e le fermate intermedie.

Il mezzo di trasporto più pratico è la metropolitana.  Sul sito del Comune di Volgograd vi è la pianificazione dei trasporti pubblici locali: http://www.volgadmin.ru/ru/MPTourism/DefaultTransport.aspx
Da vedere

Museo Panoramico (http://panorama.volgadmin.ru/)
Si trova nel centro cittadino, su Via Lenin: è il museo ufficiale dell’assedio. Racchiude al suo interno un vero e proprio “arsenale” composto da oltre 50.000 reperti, tra cui uniformi, armi, riviste e cimeli assortiti provenienti dai luoghi in cui si svolse la battaglia. Sono presenti moltissimi plastici che illustrano le fasi principali dell’assedio, evidenziando i luoghi simbolo della resistenza sovietica tra cui la fabbrica di trattori, la casa di Pavlov e il promontorio dove ora sorge Mamaev Kurgan. I reperti più interessanti sono rappresentati dal fucile del celebre cecchino sovietico Vasilij Zajcev, dal bastone da maresciallo di Čujkov, comandante delle truppe assediate, e dalla spada donata da Re Giorgio di Inghilterra alla cittŕ in ossequio del coraggio dimostrato. All’interno della cupola del museo č stata dipinta lungo le pareti una complessa raffigurazione degli aspri combattimenti sostenuti dai sovietici sia all’interno sia all’esterno del perimetro cittadino. Molte delle immagini sono struggenti e provocano un notevole pathos ai visitatori. All’esterno dell’edificio vi è un vero e proprio “parco-mezzi” perfettamente conservati, tra cui è presente il mitico carro sovietico T34, l’aereo caccia Šturmovik e il lanciarazzi “Katiuša”. Ad un più attento esame della piazza adiacente al panoramico, si può notare oltre al busto marmoreo del celeberrimo Maresciallo Žukov, colui che spezzň l’assedio consentendo la vittoria sovietica, anche una targa commemorativa dello sbarco dell’altrettanto celebre 13° divisione delle guardie del generale Rodimcev, un’unità scelta che attraversò il Volga durante i concitati mesi dell’assedio per portare aiuto ai compagni assediati: questa mitica unità perse oltre l’80% dei suoi effettivi durante la battaglia, entrando per sempre nella leggenda.
A fianco del museo si trova ancora il mulino, l’unico edificio rimasto in piedi dai tempi dell’assedio!

La Casa di Pavlov
La Casa di Pavlov è un edificio in mattoni che fu uno dei punti strategici durante la battaglia.
Si tratta di un altro museo situato proprio nella piazza principale della città. Questo abitato divenne famoso perché venne tenuto per oltre 50 giorni, senza ricevere rifornimenti, da un pugno di soldati russi che combatterono aspramente tra le macerie e nelle cantine, impegnando i tedeschi in spaventosi e sanguinosi combattimenti corpo a corpo. Al suo interno, oltre a cimeli bellici, si trova anche un quadro che raffigura l’armistizio tra il comandante tedesco, feldmaresciallo Von Paulus, e il maresciallo sovietico Žukov.
La Casa termina con un obelisco, inaugurato l’8 settembre 1985, dedicato agli eroi dell’Unione Sovietica e con la medaglia alla regione di Volgograd. Su questo obelisco si possono leggere i nomi dei 127 eroi, tra i quali, tre persone sono citate due volte, chiamati Eroi dell’Unione Sovietica, e 28 di loro hanno ricevuto la medaglia di gloria.


Mamaev Kurgan (http://mamayevhill.volgadmin.ru/00_n.htm)
Si tratta del luogo simbolo della città. Per poter arrivare alla statua della Grande Madre Russia, situata sul promontorio ove fu accanitissima la resistenza sovietica, bisogna percorre una scalinata lunga all’incirca 2 km: lungo i bordi del sentiero vi sono statue e murales raffiguranti i difensori di Stalingrado e le scene salienti della battaglia. Poco prima di arrivare alla statua si entra all’interno dell’imponente sacrario dei caduti: all’interno, oltre al risuonare di canzoni militari sovietiche provenienti da altoparlanti situati sul soffitto il visitatore, alzando gli occhi al cielo, può leggere ad uno ad uno i nomi dei militari russi morti negli scontri: migliaia di nomi assai inferiori al totale dei caduti, per lo più senza nome.
Al di fuori del sacrario si trova il monumento della madre che piange il figlio caduto, chiaramente ispirato alla pietà di Michelangelo. E , finalmente, sono giunto alla gigantesca statua della Madre Russia, alta più di 70 mt, che sovrasta il promontorio ed è visibile da ogni punto della città.
Tutt’intorno ci sono ancora le trincee scavate dalle truppe sovietiche durante l’assedio, che tendono a ricordare al turista l’asprezza degli scontri.

Il Planetario
Altro sito interessante, si trova in fondo a “ULICA MIRA”, nei pressi del centro cittadino; al suo interno sono conservati diversi reperti che ricordano le scoperte spaziali avvenute durante gli anni ’50-60, soprattutto durante l’epoca chruščeviana. Tra i reperti piů interessanti, oltre ad un imponente busto di Jurij Gagarin, il primo uomo capace di circumnavigare l’orbita terrestre, si trovano diversi modellini del satellite “sputnik” e pezzi di asteroidi. Nel museo inoltre è presente un altro curioso reperto, un mosaico raffigurante Iosif Stalin in divisa da maresciallo dell’URSS: quest’opera fu donato in segno di riconciliazione dalla DDR (Repubblica Democratica Tedesca) all’URSS verso la fine degli anni ’40.

Museo di storia russo
Situato nei pressi della stazione di Volgograd, custodisce al suo interno diversi reperti di arte russa, soprattutto del 1700-1800.

Link
http://www.volgadmin.ru/ru/default.aspx Sito del Comune di Volgograd
http://www.volgadmin.ru/en2/ Traduzione inglese del sito ufficiale
http://monument.volgadmin.ru/ Monumenti a Volgograd
http://www.volsu.ru/English/NEWS/index.html  Università statale di Volgograd

Written by sistemielettorali

31 gennaio 2010 at 10:48

ELEZIONI REGIONALI 2010 – Scadenze e adempimenti

leave a comment »

Nel link qui di seguito, troverete una copia del documento edito dalla regione Lombardia in merito alle scadenze e adempimenti in vista delle elezioni che si terranno nella prossima primavera.

http://www.consiglio.regione.lombardia.it/c/portal/layout?p_l_id=PRI.1046.1&p_p_id=20&p_p_action=1&p_p_state=exclusive&p_p_col_id=null&p_p_col_pos=0&p_p_col_count=0&_20_struts_action=%2Fdocument_library%2Fget_file&_20_folderId=69&_20_name=fascicolo1agg.pdf

Riporto per comodità il sommario del documento.

PARTE PRIMA: SCADENZE E ADEMPIMENTI RELATIVI AL PROCEDIMENTO ELETTORALE pag. 7

1. Le scadenze 9
2. Le attività degli organi regionali 10
3. Gli effetti della fine della legislatura sui provvedimenti in istruttoria 11
4. L’indizione delle elezioni – la determinazione del numero dei consiglieri e la ripartizione dei seggi 12
5. La presentazione delle liste 14
6. Le spese elettorali 18
7. Il sistema elettorale 21
8. Calendario, scadenze, principali adempimenti e divieti relativi alle elezioni regionali 26
9. La ricostituzione degli organi regionali dopo le elezioni e i primi adempimenti 28

PARTE SECONDA: ELEZIONI PRECEDENTI 31
1. Elezioni regionali del 3 aprile 2005 33
I decreti di indizione delle elezioni e di attribuzione dei seggi alle circoscrizioni 35
La scheda elettorale 39
I risultati delle elezioni (riepilogo generale, dati relativi all’attribuzione dei seggi, riepiloghi provinciali, voti di preferenza) 41
2. Elezioni regionali del 16 aprile 2000 71
I risultati delle elezioni (riepilogo generale, dati relativi all’attribuzione dei seggi) 73
3. Elezioni regionali del 23 aprile 1995 77
I risultati delle elezioni (riepilogo generale, dati relativi all’attribuzione dei seggi) 79
4. Elezione del Parlamento europeo del 6 e 7 giugno 2009 83
I risultati delle elezioni (riepilogo generale, riepiloghi provinciali) 85
5. Elezione della Camera dei deputati del 13 e 14 aprile 2008 99
I risultati delle elezioni (riepilogo generale, riepiloghi provinciali) 101

PARTE TERZA: PRINCIPALE NORMATIVA DI RIFERIMENTO 115

Written by sistemielettorali

30 gennaio 2010 at 21:35

Il Grande Gioco (P.Hopkirk)

leave a comment »

Oggi vorrei descrivervi un libro che sto leggendo e che tratta di un argomento storico molto interessante.

“Il Grande Gioco” di Peter Hopkirk
Cos’è il Grande Gioco?
Il termine Grande Gioco fu coniato nella prima metà del XIX secolo per definire lo strisciante conflitto, mai esplicito e fatto soprattutto di azioni spionistiche e di alleanze strategiche, tra Gran Bretagna e Russia per il controllo del Medio Oriente e dell’Asia centrale. L’origine del termine sembra sia da attribuire a un ufficiale dell’esercito britannico, Arthur Connolly, che lo utilizzò per primo. Negli ultimi anni, il termine è tornato in voga per identificare le azioni geopolitiche e militari di Stati Uniti e Russia per il controllo dell’area centro-asiatica, dalle ex-repubbliche sovietiche (Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan) fino ad Afghanistan e Pakistan.
Nonostante infatti Gran Bretagna e Russia fossero alleate contro il comune nemico di inizio ‘800, Napoleone, tra le due potenze si scatenò la lotta per il controllo degli immensi territori tra il confine meridionale dell’impero Russo (retto dapprima dallo zar Alessandro I e poi, alla sua morte, da Nicola I) e l’India britannica. Gli inglesi avevano l’obiettivo di creare un cuscinetto tra India e Russia, stringendo alleanze o, se necessario, conquistando i khanati dell’Afghanistan (in particolare Kabul, governata da Dost Mohammed, e Herat, minacciata dai Persiani) e quelli di Chiva e Buchara. L’obiettivo per i Russi, che dalla loro avevano nell’area già stretto alleanza con l’Impero Persiano, era quello di ridurre l’influenza politica britannica nell’area, per guadagnare nuovi territori verso Sud, nuovi mercati ed eventualmente uno sbocco marittimo diretto sull’Oceano Indiano.

Hopkirk descrive minuziosamente gli intricati giochi delle spie britanniche e sovietiche che, per primi, cominciarono a girare in lungo e in largo i paesi dell’Asia Centrale attraversando zone a quei tempi pericolosissime. Spie che si travestivano da finti archeologi, religiosi, scrittori, mercanti e che tentavano, a seconda delle zone visitate, di concludere la loro missione con salva la pelle. Era un’epoca, come detto, nella quale venire scoperti significava spesso morte sicura. Molti inglesi trovarono infatti la loro fine in Asia, come Connolly e Stoddart a Bukhara, per non parlare dell’invasione inglese in Afghanistan che, dopo la conquista iniziale, diventò un incubo per l’esercito britannico completamente sterminato da Dost Mohammed. Russia e Gran Bretagna si sfidavano, insomma, in una guerra giocata tutta sulla diplomazia, sul mettere zizzania tra le tribù asiatiche, sulla dissimulazione dei loro reali scopi. L’Asia era un immenso continente per molti versi ancora da scoprire ed entrambe le potenze ottocentesche non intendevano regalare territorio “vergine” a nessuno.
Questo senza dimenticare il panorama mondiale nel quale si incastonava la conquista dell’Asia Centrale: dalla guerra di Crimea, all’invasione russa in Turchia e nel nord dei balcani.
Il Grande Gioco in Italia è un argomento poco discusso, in quanto non ha visto la nostra nazione impegnata nel teatro asiatico, ma questo libro, edito per la prima volta nel 1990 (The Great Game – On secret service in high Asia) è imperdibile per tutti gli amanti della storia. Hopkirk infatti è vissuto a lungo in Asia come corrispondente del Daily Express e del Times e questa sua narrazione ci offre un vivido resoconto delle imprese di uomini come Burns, Vitchevich, Kinneir, Marvin, Cernjaev, Simonich, McNeill, Kaufman…

Per chi volesse ulteriormente approfondire l’argomento, segnalo qui una serie di volumi scritti dai diretti protagonisti del Grande Gioco:
– Abbott, Capt. James, “Narrative of a journey from Heraut to Khiva, Moscow and St Petersburg, during the late Russian invasion of Khiva, 1843
– Burnes, Sir Alexander, “Travels into Bokhara”, 3 voll., 1834
– Kaye, Sir John, “History of the war in Afghanistan”, 2 voll., 1851
– Kaye, Sir John, “Life and correspondence of major-general Sir John Malcolm”, 2 voll., 1856
– Kinneir, J.M., “Geographical memoir of the Persian Empire”, 1813
– Kinneir, J.M., “Journey through Asia Minor, Armenia and Koordistan in 1813-1814”, 1818
– Marvin, Charles, “The Russian advance towards India”, 1882
– Marvin, Charles, “Reconnoitring Central Asia”, 1884
– Masson, Charles, “Narrative of various journeys in Balochistan, Afghanistan and the Panjab, including a residence in those countries”, 3 voll., 1842
– Moorcroft, William e Trebeck, G., “Travels in the Himalayan provinces of Hindoostanand the Punjab”, 2 voll., 1841
– Muraviev, Nikolai, “Journey to Khiva through the Turkoman country”, 1871
– Pottinger, Lt. Henry, “Travels in Beloochistan and Sinde”, 1816

Written by sistemielettorali

30 gennaio 2010 at 21:19

Pubblicato su libri

Tagged with ,

CINA, INDIA E BRASILE PER GUADAGNARE. PAROLA DI BILL GROSS

leave a comment »

Interessante lettera di Bill Gross sul sito della PIMCO. Il noto gestore del più grande fondo obbligazionario del mondo, sostiene che occorre puntare sui paesi dove le operazioni a debito sono state piu’ contenute.
Dove? Cina, India e Brazile, ” meno inclini a facili bolle”.
L’identikit delle aree da prender di mira? Bisogna andare in paesi dove “c’e’ crescita, i consumi sono ancora in una fase embrionale, il debito nazionale si trova a bassi livelli, le riserve sono ingenti e dove il surplus commerciale porta a credere nella generazione di ulteriori scorte per gli anni a venire”. E’ quanto si legge nello studio mensile pubblicato sul sito internet del fondo.
L’idea chiave di Gross: scommettere sui paesi che attualmente si basano su un’economia orientata al risparmio, ma che potrebbero poi evolvere in economie basate sui consumi. I tre suddetti casi rappresentano degli ottimi esempi se si considerano le ultime stime del Fondo monetario internazionale.
Infatti, la sua opinione è che le crisi bancarie sono seguite da un deleveraging del settore privato accompagnato da una sostituzione e da un’escalation del debito pubblico, che a sua volta rallenta la crescita economica e abbassa i ritorni sugli investimenti e attività finanziarie.
I paesi più vulnerabili nel 2010 sono riportati nella tabella seguente della PIMCO “The Ring of Fire.”
I paesi nella zona rossa sono quelli dove il debito pubblico può potenzialmente superare il 90% del PIL entro pochi anni, che rallenterà il PIL dell’1% o più. I paesi nelle aree in giallo e verde sono considerati i più prudenti e potenzialmente più solvibili, con una crescita potenziale più elevata.

Secondo Gross, per il Sol Levante e’ prevista una crescita a fine anno del 10%, un punto percentuale in piu’ rispetto al rapporto datato ottobre e più in alto anche del risultato conseguito nel 2009 (+8.7%). Farà meglio delle precedenti previsioni anche il subcontinente indiano, con un +7.7% (contro un +6.4% di tre mesi fa). I mercati emergenti in generale, dal canto loro, dovrebbero mettere a segno un rialzo del 6%.
Uno studio del gruppo McKinsey analizza il leverage corrente nell’economia in generale e, guardando i casi storici, trova 43 esempi di deleveraging.
Esso ne deduce:
1 – In genere, il deleveraging inizia due anni dopo l’inizio della crisi (2008 nel nostro caso) e dura da sei a sette anni
2 – In circa il 50% dei casi i risultati del deleveraging in un periodo prolungato in cui si stringe la cinghia produce un calo significante nella crescita del PIL. Nei casi restanti, i risultati ci indicano aziende inadempienti, stati in default o una maggiore inflazione, tutte situazioni non accettabili per un investitore
3 – Le condizioni iniziali sono importanti. Ad oggi, la situazione del debito pubblico e privato è mostrato nel seguente grafico. 

Le condizioni iniziali, come detto, sono importanti perchè la capacità di un paese di far fronte ad una crisi finanziaria è correlata alla misura del suo debito esistente.
C’è da meravigliarsi che in questa “nuova normalità”, Cina, India, Brasile e altre economie in via di sviluppo se la sono cavata molto meglio dei paesi del G-7 ?
Gross distingue tra economie emergenti e sviluppati,  prevedendo un futuro migliore per i primi rispetto a questi ultimi. Il grafico successivo mostra una previsione del FMI per il futuro livello del debito pubblico dei paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. “In aumento” potrebbe essere una descrizione conservatrice per i paesi avanzati. “Stabile” potrebbe ora essere più applicabile a molti stati emergenti. 


Non a caso il mese scorso Gross ha aumentato l’esposizione alle economie emergenti attraverso i suoi investimenti nel fondo Total Return dal 5% al 16%, il maggior livello dall’ottobre 2004. Al contrario, in novembre ha ridotto del 32% il peso verso i titoli di stato, la soglia piu’ basso da luglio.
E’ ben chiaro anche cosa evitare: “si deve stare alla larga dall’Inghilterra”, si legge nel report firmato Pimco. “I titoli di stato di sua Maesta’ riposano su un letto di nitroglicerina”, ha spiegato, “l’alto debito unito alla potenzialita’ di indebolimento della sterlina rappresenta un forte rischio per chi decide di puntare sul comparto obbligazionario”.
Allora dove puntare tra i paesi sviluppati? Anche in questo caso Gross ha le idee molto chiare: Canada e Germania sembrano essere le scelte vincenti. Nel primo caso “le banche si sono dimostrate conservative, mossa che ha impedito loro di subire gli effetti della crisi immobiliare. Questi istituti, piu’ di quanto fatto dai competitors, si sono focalizzati sulla tenuta dei loro bilanci”. Quanto alla Germania, “essa rappresenta una delle piu’ sicure alternative, anche in termini di liquidita’. Ma la sua leadership e la posizione di tutta l’Europa nei confronti di un eventuale default di Grecia e Irlanda sono fattori da monitorare con attenzione”.
Gli Stati Uniti non trovano scampo ai raggi x di Gross. In quella che ha definita “la nuova normalità”, il gestore sostiene che gli investitori dovranno fare i conti con ritorni sugli investimenti piu’ contenuti rispetto alla media (alla luce anche della regolamentazione finanziaria da parte del governo), minori consumi, lenta crescita e un peso inferiore dell’economia a stelle e strisce su scala globale. <!– –>

Riferimenti: http://www.pimco.com/LeftNav/Featured+Market+Commentary/IO/2010/February+2010+Gross+Ring+of+Fire.htm

Written by sistemielettorali

27 gennaio 2010 at 20:11

Pubblicato su Economia

Tagged with

Elezioni legislative nella Antille Olandesi

leave a comment »

Nello scorso week-end le Antille olandesi hanno votato per eleggere il proprio Parlamento(Staten).  Esso ha 22 membri, eletti per un mandato di quattro anni in tre circoscrizioni plurinominali e 2 distretti uninominali.
Il potere esecutivo spetta al governatore, e ad un primo ministro alla testa di otto membri di Gabinetto. Il governatore è nominato per un periodo di sei anni dal monarca, e il primo ministro e vice primo ministro sono eletti dallo Staten per quattro anni.
St. Maarten, Saba, Sint Eustatius, Curaçao e Bonaire sono andate però alle urne per eleggere quello che si suppone essere l’ultimo Parlamento e governo centrale delle Antille olandesi, in fase di scioglimento per far sì che ciascuna delle cinque isole possa andare per la sua strada all’interno del Regno dei Paesi Bassi.
Mentre il mandato del Parlamento è di quattro anni, è probabile che questa volta la sua durata possa essere abbreviata se verranno votate le nuove riforme costituzionali, concordate per il 10-10-2010.
Dei votanti, 10.006 sono nati nelle Antille olandesi, compresi quelli nati a St. Maarten (5.841). Gli altri elettori sono nati in altre parti del Regno dei Paesi Bassi o sono stati naturalizzati.
Scartabellando per il web, viene specificato che il sistema elettorale è proporzionale a liste bloccate.
Tuttavia, una delle cose di cui alcune persone possono non rendersi subito conto è l’influenza di tale sistema elettorale con i suoi “seggi residui”.
Nel caso di St. Maarten, per esempio, è praticamente impossibile che i tre seggi del Parlamento verranno distribuiti a tre diverse partiti, uno per ciascuno. Questo perché, per poter ottenere un seggio (per non parlare di un secondo seggio residuale) un partito deve avere il numero minimo di voti necessari, la cosiddetta “soglia”, che è sostanzialmente il numero totale dei voti espressi per i partiti diviso i tre seggi (quoziente naturale). Da quel che ho potuto vedere analizzando i risultati, pare che al riparto dei seggi residui abbiano partecipato solo le liste che hanno superato tale soglia. Poiché a St. Maarten ci sono tre partiti, ciò significa che per poter conquistare un seggio per uno, essi avrebbero dovuto ricevere lo stesso numero di voti, un risultato altamente improbabile. Per cui, al massimo due dei tre partiti in gara avrebbero potuto ottenere rappresentanza.
Ciò è quello che è successo a St.Maarten, dove il quoziente era di 3.835 seggi (11.505/3) e solo uno dei tre partiti in lizza ha superato questa cifra.
Se a ciò aggiungiamo che le isole si Saba e Sint Eustatius distribuiscono un seggio per uno e rappresentano quindi una distribuzione maggioritaria (il primo prende tutto), ci rendiamo conto di come in realtà il sistema elettorale sia proporzionale solo di nome e che molti voti siano andati persi.
Infine, anche l’assegnazione dei seggi in proporzionale alla popolazione sembra poco equilibrata (Curaçao elegge il 63% dei seggi con il 78% degli elettori),  ma i pochi dati a disposizione non mi permettono di dirlo con sicurezza.

Written by sistemielettorali

25 gennaio 2010 at 15:39

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario» (P.Levi)

leave a comment »

Il 27 gennaio 2010 si celebra per il decimo anno il “Giorno della Memoria”.
Il “Giorno della Memoria” fu istituito con legge 211 del 20 luglio 2000, per ricordare, da una parte, la data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz  e commemorare la “Shoah” (vale adire la persecuzione, la deportazione, la prigionia e lo sterminio dei cittadini ebrei); e dall’altra, tutti coloro (i “Giusti”) che si opposero, pur in campi e schieramenti diversi, a quel folle progetto di genocidio, non esitando a salvare altre vite e a proteggere in condizioni difficili i perseguitati, anche a rischio della propria vita. 
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.
Il mio blog vuole ricordare questa ricorrenza tramite le parole del professor Luciano Canfora. Qui di seguito la conferenza tenuta dal prof. Canfora.

Written by sistemielettorali

24 gennaio 2010 at 09:37

Pubblicato su Uncategorized

Regionali lombarde: una proposta di riforma della legge elettorale

leave a comment »

La situazione sulle riforme della legge elettorale lombarda è abbastanza chiara.
La percentuale di seggi distribuita con metodo proporzionale, 64 su 80 ossia l’80%, non è compatibile con la rappresentanza certa di tutte le province, come abbiamo visto nell’elezione del 2005 per la provincia di Sondrio.
Non riporto, inoltre, le altre fondate critiche nei confronti di una legge complicata e alquanto lacunosa che sono già state tema di post precedenti (ampiezza variabile del Consiglio, doppio premio di maggioranza, premio che incentiva in taluni casi il raggiungimento di una percentuale di voti più bassa, costo seggio diverso da provincia a provincia).
Posto che la formula del quoziente (sia esso naturale, Hagenbach o Imperiali) non consente di risolvere il problema del costo del seggio o di evitare lo slittamento di seggi fra le province, possiamo cercare di intervenire per risolvere comunque i nostri problemi maggiori.
Premessa: non essendo uno studioso di sistemi elettorali, i lettori mi perdoneranno se le simulazioni conterranno qualche inesattezza o se magari saranno non totalmente attinenti. Diciamo che vorrei semplicemente esporre, spero con chiarezza, alcune idee ancora tutte in itinere.
Torniamo al dunque.
Innanzitutto, possiamo risolvere il problema della mancata rappresentanza di una provincia. Chi rischia di più è Sondrio, seguita a ruota da Lodi.
Ora, per quale motivo la provincia di Sondrio non ha ricevuto neanche un rappresentante nel 2005? La risposta è presto data: il quoziente +2 (1 seggio spettante più correttore), seppur più basso degli altri non è sufficiente a compensare il basso numero di abitanti della sua provincia. Tant’è che nella prima distribuzione relativa ai seggi interi, Sondrio non si avvicina minimamente all’assegnazione di un seggio (Forza Italia, partito di maggioranza relativa ottiene  24.959 voti contro i circa 39.000 necessari).
La tabella seguente dovrebbe rendere le cose più “leggibili” (purtroppo la presenza delle 12 province mi costringe a ridurre le dimensioni dell’immagine):


Le altre provincie più “sfortunate”, che non raccolgono seggi interi, hanno comunque un rapporto leggermente migliore tra cifra elettorale e quoziente. A Lodi, quoziente 46.548 abbiamo l’Ulivo con 30.473 voti. A Cremona, quoziente 54.020, l’Ulivo prende 49.056 voti. A Lecco, quoziente 46.877, sempre l’Ulivo ha la maggioranza relativa con 46.376 voti e per un soffio, è proprio il caso di dirlo, manca la conquista del seggio.
Questo rapporto voti/quoziente ha poi conseguenze sulla ripartizione dei resti. E se l’Ulivo a Lecco non ha praticamente dubbi sul fatto che rientrerà in Consiglio dalla “finestra” (rapporto 98,93), a Sondrio ciò non avviene, in quanto Forza Italia ha un rapporto di 63,37, l’Ulivo di 53,44, la Lega di 51,58. Questi tre partiti, rispettivamente, conquistano 5, 4 e 5 seggi in questa seconda fase, epperò le loro liste di Sondrio essi si piazzano settimi (FI), sesti (Lega) e perfino ottavi (l’Ulivo) dietro ai compagni di lista delle altre circoscrizioni.
Altra caratteristica che gioca a sfavore della provincia di Sondrio è il numero di seggi distribuiti con la proporzionale: 64 seggi per 12 province evidentemente non sono sufficienti per garantire rappresentanza ad ognuna di esse. Va da sè che più aumentiamo il numero di seggi da distribuire proporzionalmente, maggiore sarà la probabilità che a tutte le province spetterà almeno un rappresentante.
Abbiamo alternative alla modifica del rapporto tra proporzionale e maggioritario? A mio parere no, in quanto se anche utilizzassimo il quoziente Imperiali (con correttore +2 anzichè +1) la provincia di Sondrio rimarrebbe fuori dal Consiglio (seppure per il rotto della cuffia): Forza Italia in questo caso conquisterebbe due seggi dai resti, ma il rappresentante di Forza Italia di Sondrio (rapporto 95,05) sarebbe beffato da quelli di Lecco (96,03) e Varese (99,02).
A questo punto, non abbiamo alternative, a meno di prevedere per legge che tutte le province debbano avere almeno un rappresentante, proposta per la verità avanzata ultimamente e subito naufragata. Ipotesi ragionevole, per carità, ma che fallirebbe l’obiettivo che noi ci poniamo: mantenere fissa l’ampiezza del Consiglio.
Non ci resta quindi che giocare col numero dei seggi da distribuire con la proporzionale. Per far ciò non dobbiamo tuttavia dimenticarci l’obiettivo della stabilità della maggioranza, ergo far sì che coloro che escono vincitori dalla contesa elettorale dispongano di una maggioranza sufficientemente ampia (diciamo sul 55% dei seggi).
Ecco perchè scartiamo da subito l’ipotesi di eliminare totalmente il listino regionale composto da 16 seggi. Distribuire tutti gli 80 seggi con la proporzionale garantirebbe, è vero, rappresentanza a tutte le province, ma non garantirebbe la formazione di maggioranze certe.
Nella simulazione in questione, sarebbero 50 i seggi assegnati con i quozienti interi, mentre 30 sarebbe quelli assegnati grazie ai resti. Avremmo maggiore proporzionalità (indice 8,30 contro i 15,40 dell’elezione reale), ma non saremmo al riparo dal rischio di un Consiglio senza maggioranza. Va da sè che in base ai dati del 2005 il Polo avrebbe comunque conquistato 46 seggi ossia il 57,5% dell’intero Consiglio. Ma sarebbe da stolti pensare che in futuro le cose non possano cambiare e riequilibrare così le forze in campo, specialmente in caso di maggiore frammentazione del sistema. Non allego l’immagine della simulazione, che ho comunque a disposizione su richiesta.
Scartata questa ipotesi, io ve ne propongo un’altra, una mediazione. Una modifica in senso proporzionale con premio di maggioranza fisso del 10%, ossia 72 seggi distribuiti proporzionalmente e 8 seggi assegnati ai vincitori. Ciò a mio avviso garantirebbe la rappresentanza di tutte le province, la ragionevole aspettativa di una maggioranza solida, l’incentivo a creare coalizioni ampie.
La simulazione eseguita in tal senso, parrebbe confortarci. 
Guardiamo la tabella:


Su 72 seggi, i quozienti interi ne assegnerebbero 44, gli altri 28 andrebbero assegnati tramite i resti. Il passaggio da 64 a 72 seggi darebbe da subito una rappresentanza anche a Cremona. Rimangono fuori Lecco, Lodi e Sondrio. Tuttavia, con 28 seggi ancora da distribuire, scopriamo che Sondrio conquista ben 3 consiglieri, Lecco due e Lodi uno. Nel complesso, registriamo degli slittamenti a danno delle circoscrizioni più piccole, ma almeno salviamo la rappresentanza di ogni provincia. Mi sembra un discreto compromesso, anche se mi rendo conto che, se volessimo risolvere una volta per tutte questo problema, dovremmo ridisegnare le circoscrizioni, evitando di farle coincidere necessariamente con le singole province.
Venendo ora al premio di maggioranza, la simulazione effettuata ci dà più di una speranza che un premio del 10% sia sufficiente. La coalizione vincente, con 41 seggi, ne aggiungerebbe altri 8, arrivando quindi a 49. Percentualmente, conquisterebbe il 61% dei seggi del Consiglio, assicurandosi un’agevole maggioranza per poter governare.
Considerando il panorama politico italiano e l’aggregazione di due poli relativamente forti, possiamo essere fiduciosi del fatto che un premio del 10% sarà sempre sufficiente per dare ad una delle due coalizioni almeno il 51% dei seggi.
Nella tabelle successive, la distribuzione reale del 2005 e quella simulata:

Tuttavia, se proprio non ci fidiamo, si può sempre pensare a seggi aggiuntivi nel caso il premio di 8 seggi non consenta di ottenere la maggioranza assoluta in Consiglio. Questa correzione ci farebbe fallire l’obiettivo dell’ampiezza fissa del Consiglio ma avremmo la certezza assoluta della creazione di una maggioranza stabile. De gustibus.
Personalmente, ritengo che proprio questa variante consentirebbe di raggiungere gli stessi obiettivi della legge vigente senza incorporarne anche i difetti.

 

 

Written by sistemielettorali

23 gennaio 2010 at 09:14