Sistemi elettorali

Il sistema elettorale maggioritario

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Nelle discussioni precedenti abbiamo trattato i sistemi elettorali in base alle elezioni attuali. Abbiamo descritto anche in maniera più ampia i sistemi proporzionali e il voto singolo trasferibile. Ora parliamo in maniera più organica dei sistemi maggioritari.

Il principio dei sistemi maggioritari è semplice. Dopo che i voti sono stati espressi e sommati, i candidati o partiti con il maggior numero di voti sono dichiarati vincitori (possono esserci anche condizioni aggiuntive, anzi, spesso ve ne sono). Tuttavia, il modo in cui questo risultato viene ottenuto varia ampiamente. Possiamo identificare cinque varietà di sistemi maggioritari: il maggioritario semplice (FPTP), il voto bloccato (BV), il voto bloccato di lista (PBV), il voto alternativo (AV), e il doppio turno (TRS).

Il First Past The Post (FPTP)

Il maggioritario semplice, anche detto First Past the Post o plurality, è il più semplice sistema maggioritario che conosciamo, dal momento che utilizza distretti uninominali e un voto centrato sul singolo candidato.
All’elettore sono presentati i nomi dei candidati e dovrà sceglierne uno, e solo uno, di loro. Il candidato vincente è molto banalmente la persona che ottiene il maggior numero di voti; in teoria potrebbe essere eletto con due voti, se ogni altro candidato ottiene un solo voto. Viene quindi richiesta la maggioranza relativa.
Fino ad oggi, i sistemi FPTP puri si trovano principalmente nel Regno Unito e in quei paesi storicamente influenzati dalla Gran Bretagna. Insieme con il Regno Unito, i casi più importanti di paesi che utilizzano il maggioritario “plurality” riguardano il Canada, l’India e gli Stati Uniti. Il FPTP è utilizzato anche da un certo numero di paesi caraibici; in America Latina dal Belize, in Asia da cinque paesi, Bangladesh, Birmania, India, Malesia e Nepal, e da molte piccole isole del Sud Pacifico. In Africa esso viene utilizzato in 15 paesi, per lo più ex colonie britanniche. In totale, circa il 22% degli stati utilizzano il sistema maggioritario semplice.

Vantaggi
Il FPTP, come la maggior parte dei sistemi elettorali maggioritari, è difeso in primo luogo per motivi di semplicità e per la sua tendenza a produrre vincitori che sono rappresentanti di ben definite aree geografiche. La maggior parte dei vantaggi citati sono i seguenti:
A – Esso fornisce una scelta molto chiara per gli elettori tra i due principali partiti. Gli svantaggi incontrati dai partiti di minoranza o terzi partiti sotto il FPTP in molti casi fa sì che il sistema dei partiti graviti verso un partito di sinistra e uno di destra, al potere in alternanza. I terzi partiti spesso si indeboliscono e quasi mai raggiungono un livello di sostegno popolare sufficiente da garantire loro una minima percentuale di seggi in parlamento.
B – Questo sistema tende ad originare governi a partito unico. Il bonus in termini di seggi per il partito più votato in un sistema FPTP (ad esempio, quando una parte ottiene il 45% dei voti nazionali e il 55% dei seggi), significa che i governi di coalizione sono l’eccezione piuttosto che la regola. Questo stato di cose viene lodato perché garantisce governi che non sono bloccati da restrizioni dovute alle contrattazioni con un partner di coalizione. In realtà, noi ora stiamo semplificando molto. In realtà, non è detto che il maggioritario crei un governo monocolore né tantomeno un sistema bipartitico (vedi l’esperienza di casa nostra).
C – Esso dà luogo ad una opposizione coerente per tutta la legislatura. In teoria, il rovescio della medaglia di un forte partito unico al governo è che anche all’opposizione vengono assegnati abbastanza seggi per svolgere un ruolo fondamentale di controllo e per presentarsi come un’alternativa realistica al governo.

D – Esso avvantaggia i partiti presenti a livello nazionale. In società divise in maniera netta a livello etnico o regionale, il FPTP viene apprezzato per il fatto che incoraggia i partiti politici ad essere il più possibile inclusivi, comprendendo molti elementi della società, in particolare quando ci sono solo due grandi partiti e diversi gruppi sociali. Tali soggetti possono quindi mettere in campo diverse candidature per le elezioni. In Malesia, per esempio, il governo Barisan Nasional è costituito da un movimento con un’ampia base di candidati malesi, cinesi e indiani nelle zone maggiormente difficili dal punto di vista etnico.
E – Esso esclude i partiti estremisti da una rappresentanza nella legislatura. A meno che un partito estremista di minoranza sia geograficamente concentrato, è improbabile che vinca alcun seggio in un sistema FPTP. Al contrario, nell’ambito di un sistema proporzionale con una circoscrizione unica nazionale, una percentuale anche solo dell’1% dei voti a livello nazionale è in grado di garantire la rappresentanza in parlamento.
F – Esso promuove un legame tra elettori e i loro rappresentanti, in quanto produce una legislatura composta da rappresentanti delle aree geografiche. I membri eletti rappresentano definite zone di città, paesi o regioni. Alcuni analisti hanno sostenuto che questa ”responsabilità geografica” è particolarmente importante nelle società contadine e nei paesi in via di sviluppo.
G – Esso consente agli elettori di scegliere tra persone e non solo tra partiti. Gli elettori sono in grado di valutare le prestazioni dei singoli candidati piuttosto che dover accettare un elenco di candidati presentati da una lista, come può accadere in alcuni sistemi elettorali proporzionali.
H – Il FPTP dà la possibilità a candidati indipendenti popolari di essere eletti. Questo può essere particolarmente importante nei sistemi di partito in fase di sviluppo, dove la politica ruota ancora attorno ai legami familiari, di clan o di parentela e non si basa su forti organizzazioni politiche.
I – Infine, i sistemi FPTP sono particolarmente apprezzati per essere semplici da usare e capire. Un voto valido richiede solo un segno accanto al nome o il simbolo di un candidato. Anche se il numero dei candidati sulla scheda elettorale è grande, il conteggio è semplice.

Svantaggi
Tuttavia, FPTP è spesso criticato per una serie di motivi. Questi sono:
A – Esso esclude i partiti minori da una giusta rappresentanza, nel senso che un partito che ottiene, ad esempio, il 10% dei voti dovrebbe ottenere circa il 10% dei seggi. Nelle elezioni federali del 1993 in Canada i Conservatori progressisti conquistarono il 16% dei voti, ma solo lo 0,7% dei seggi, e nel 1998 nelle elezioni generali nel Lesotho il Basotho National Party ottenne il 24% dei voti, ma solo l’1% dei seggi. Questo è uno schema che si ripete sempre nel sistema maggioritario semplice. E, sopratutto, nei casi di partiti che raccolgono i loro suffragi in maniera omogenea sul territorio.
B – Esso esclude le minoranze da una rappresentanza equa. Come di norma, nel sistema FPTP, i partiti presentano il candidato più accettabile in un particolare distretto, in modo da evitare di alienarsi la maggioranza degli elettori. Così è raro, ad esempio, per un candidato nero essere presentato da un principale partito in un quartiere a maggioranza bianca in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, e vi è forte evidenza che le minoranze etniche e razziali in tutto il mondo sono di gran lunga meno rappresentate nei parlamenti eletti con sistema maggioritario. Di conseguenza, se il comportamento di voto si intreccia con le divisioni etniche, allora l’esclusione dalla rappresentanza dei membri
dei gruppi di minoranza etnica può essere destabilizzante per il sistema politico nel suo insieme.
C – Esclude le donne dalla legislatura. La sindrome del “candidato maggiormente accettabile” colpisce anche la capacità delle donne di essere elette, perché hanno meno probabilità di essere scelte come candidate da partiti con una struttura dominata dal sesso maschile. Evidenti prove in tutto il mondo suggeriscono che le donne hanno meno probabilità di essere elette nei sistemi maggioritari che in quelli proporzionali. Uno studio dell’Unione Inter-Parlamentare delle donne ha rilevato che, in media, il 15,6 per cento dei rappresentanti nelle camere basse erano donne. Confrontando le democrazie stabili nel 2004, quelle che utilizzano sistemi maggioritari hanno in media il 14,4% di donne in Parlamento, ma la cifra è quasi la metà rispetto al 27,6% in quei paesi che utilizzano varie forme di proporzionale. Questo modello si ripete nelle nuove democrazie, soprattutto in Africa.
D – Esso può favorire lo sviluppo di partiti politici sulla base di clan, etnia o regione, che possono basare le loro campagne e le piattaforme politiche su programmi che sono condivisi dalla maggior parte delle persone nella loro provincia o regione, ma escludere od essere ostili nei confronti di altri. Questo è un problema molto serio nei paesi africani come il Malawi e il Kenya, dove grandi gruppi locali tendono ad essere molto concentrati. Il paese è così suddiviso geograficamente in roccaforti separate, con uno scarso incentivo per i partiti di cercare alleanze al di fuori della loro regione d’origine.
E – il sistema enfatizza il fenomeno dei “feudi regionali” in cui un partito vince tutti i seggi in una determinata provincia. Se un partito ha un forte sostegno in una parte specifica del paese, ottenendo la maggioranza dei voti, conquisterà tutti o quasi tutti i seggi in quella determinata zona. Questo esclude dalla rappresentanza le minoranze in quella zona e rafforza la percezione che la politica è un campo di battaglia definito da chi sei e da dove vivi piuttosto che da quello che proponi. Questo è stato a lungo presentato come un argomentazione contro il FPTP in Canada.
F – produce un gran numero di voti sprecati che non vengono utilizzati per l’elezione di un qualsiasi candidato. Ciò può essere particolarmente pericoloso se combinato con feudi regionali, perché simpatizzanti del partito di minoranza in quella regione potrebbero cominciare a percepire che non hanno una realistica speranza di eleggere un candidato di loro scelta. Può anche essere pericoloso laddove l’alienazione dal sistema politico aumenta la probabilità che gli estremisti siano in grado di mobilitare gruppi anti-sistema.
G – può causare panachage. Nei casi in cui due partiti o candidati simili concorrano in un sistema FPTP, il voto dei loro potenziali sostenitori risulta spesso diviso tra di loro, permettendo così ad un candidato meno votato di vincere il seggio. Papua Nuova Guinea fornisce un esempio particolarmente chiaro in tal senso.
H – Esso può essere insensibile ai cambiamenti dell’opinione pubblica. Un modello di sostegno elettorale geograficamente concentrato in un paese significa che una parte può mantenere in esclusiva il controllo dell’esecutivo a fronte di una notevole diminuzione complessiva del sostegno popolare. In alcune democrazie con sistema FPTP, con un calo dal 60% al 40% dei voti, un partito a livello nazionale può vedere una caduta dall’80% al 60% nel numero di seggi, che non pregiudica la sua posizione globale dominante. A meno che molti seggi non siano altamente competitivi, il sistema può essere insensibile alle oscillazioni della pubblica opinione ed assegnare quindi la vittoria sempre alla stessa forza politica.
I – Infine, i sistemi FPTP dipendono dal disegno delle circoscrizioni elettorali. Come ho già spiegato in un post precedenti, tutti i confini dei collegi elettorali hanno conseguenze politiche: non c’è un processo tecnico per produrre una sola risposta “corretta” indipendentemente dalle considerazioni politiche. Le delimitazioni di confine possono richiedere tempo e risorse se i risultati devono essere accettati come legittimi. Ci può essere anche una pressione per manipolare i confini con metodi poco puliti (leggasi gerrymandering). Ciò è stato particolarmente evidente nelle elezioni in Kenya del 1993, quando enormi disparità esistenti tra le diverse dimensioni delle circoscrizioni elettorali, il più grande aveva 23 volte il numero dei votanti del più piccolo, contribuì alla vittoria del Kenya African National Union Party grazie ad una grande maggioranza prodotta da solo il 30% di suffragi ottenuti.

Il Voto Bloccato

Il voto bloccato significa semplicemente l’utilizzo del voto a maggioranza relativa in circoscrizioni plurinominali. Gli elettori hanno tanti voti quanti sono i seggi da assegnare nella loro circoscrizione, e di solito sono liberi di votare per i singoli candidati indipendentemente dal partito. Nella maggior parte dei sistemi con voto bloccato, essi possono utilizzare tutti (o anche meno) i voti a loro disposizione. Il voto bloccato è comune nei paesi con partiti politici deboli o inesistenti. Ad oggi, il voto bloccato viene utilizzato nei seguenti paesi: le Isole Cayman, le Falkland, Guernsey, Kuwait, Laos, Libano, le Maldive, la Palestina, la Siria, Tonga e Tuvalu. Il sistema è stato utilizzato anche in Giordania nel 1989, in Mongolia nel 1992, e nelle Filippine e in Thailandia fino al 1997, ma fu cambiato in tutti questi paesi a causa dei risultati prodotti.

Vantaggi
Il voto bloccato è spesso apprezzato per il fatto che gli elettori votino per i singoli candidati e poichè consente comunque la formazione di circoscrizioni di dimensioni geografiche ragionevoli, mentre al tempo stesso rafforza il ruolo dei partiti rispetto al sistema FPTP e soprattutto quei partiti che dimostrano maggior coerenza e capacità organizzativa.

Svantaggi
Il voto bloccato può avere imprevedibili e spesso indesiderati esiti sui risultati elettorali. Ad esempio, quando gli elettori assegnano tutti i loro voti ai candidati di un unico partito, il sistema tende a presentare la maggior parte degli svantaggi del FPTP, in particolare la sua disproporzionalità. Quando i partiti scelgono un candidato per ogni seggio vacante in un sistema di voto bloccato e incoraggiano gli elettori a sostenere tutti i membri della loro lista, ciò è particolarmente probabile. A Mauritius, nel 1982 e nel 1995, ad esempio, il partito all’opposizione, prima delle elezioni, vinse tutti i seggi nella legislatura con solo, rispettivamente, il 64 e il 65 per cento dei voti. Ciò ha creato gravi difficoltà per l’efficace funzionamento di un sistema parlamentare basato sui concetti di governo e di opposizione. Il sistema di assegnare una parte dei seggi ai “migliori perdenti”, compensa solo in parte questa debolezza.
In Thailandia, il voto bloccato è stato visto come un incoraggiamento alla frammentazione del sistema partitico. Poiché consente agli elettori di votare per i candidati di più di un partito nello stesso distretto, i membri dello stesso partito possono essere incoraggiati a farsi concorrenza uno contro l’altro per la ricerca del voto. Il voto bloccato è quindi a volte visto come uno strumento in grado di incoraggiare la corruzione e il frazionismo intra-partitico.
Negli ultimi anni, un certo numero di paesi ha quindi abbandonato il voto bloccato a favore di altri sistemi. La Thailandia e le Filippine hanno entrambe cambiato il voto bloccato in un sistema misto alla fine degli anni ‘90. In entrambi i casi, una motivazione importante per il cambiamento è stata la necessità di combattere la compravendita di voti e di rafforzare lo sviluppo dei partiti politici.

Il voto bloccato di lista

Il voto bloccato di lista, a differenza del FPTP, presenta circoscrizioni plurinominali. Gli elettori hanno un solo voto, e possono scegliere tra le liste di partito, piuttosto che tra singoli candidati. La lista che ottiene il maggior numero di voti conquista tutti i seggi della circoscrizione, e la sua
intera lista di candidati è regolarmente eletta. Come nel FPTP, non vi è alcun obbligo per il vincitore di avere la maggioranza assoluta dei voti. Nel 2004, il voto bloccato di lista è stato utilizzato come unico sistema o come componente principale del sistema elettorale in quattro paesi: Camerun, Ciad, Gibuti e Singapore.

Vantaggi
Il voto bloccato di lista è semplice da usare, incoraggia la formazione di partiti forti e consente ai partiti di formare liste miste di candidati al fine di facilitare la rappresentanza delle minoranze. Può essere usato per ottenere la garanzia di rappresentanza equilibrata delle etnie, così come
consentire alle formazioni politiche di presentare liste etnicamente diverse di candidature per l’elezione e può essere effettivamente
progettato per costringere i partiti a far ciò. A Gibuti ogni lista di partito deve comprendere un mix di candidati provenienti da diversi gruppi etnici. A Singapore, la maggior parte dei membri del Parlamento sono eletti in circoscrizioni plurinominali. Dei candidati di ciascun partito o di ciascuna lista, almeno uno deve essere membro della comunità malese, indiana o di qualche altra minoranza.
Singapore assegna anche seggi al “miglior perdente” per i candidati di opposizione in alcune circostanze.
Altri paesi, per esempio, il Senegal e la Tunisia, utilizzano il voto bloccato di lista come parte di un sistema misto plurality/majority.

Svantaggi
Tuttavia, il voto bloccato di lista soffre anche della maggior parte degli svantaggi del FPTP, e può effettivamente produrre risultati altamente sproporzionali in cui un partito vince quasi tutti i seggi con una maggioranza semplice dei voti. A Gibuti, nelle elezioni del 1997, il partito “Unione per la coalizione presidenziale” conquistò tutti i seggi, lasciando i due partiti di opposizione senza alcuna rappresentanza in parlamento.

Il Voto Alternativo

Le elezioni con Voto Alternativo si tengono di solito in collegi uninominali, come per il FPTP. Tuttavia, il voto alternativo offre agli elettori molte più opzioni sulla scheda elettorale di quando faccia il FPTP. Piuttosto che limitarsi a indicare il loro candidato favorito, gli elettori possono stilare una graduatoria di candidati secondo l’ordine di loro scelta, segnando un “1 per il loro preferito, “2” per la loro seconda scelta, “3” per la loro terza scelta e così via. Il sistema in questo modo consente agli elettori di esprimere le loro preferenze tra più candidati piuttosto che indicare solamente la loro primo scelta. Per questo motivo, spesso è conosciuto come “voto di preferenza” nei paesi che lo utilizzano.
Il voto alternativo differisce anche dal FPTP per il modo in cui i voti sono contati. Come il FPTP o il doppio turno, un candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti (50 per cento più uno) è subito eletto. Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta, nel voto alternativo il candidato con il minor numero di prime preferenze è “eliminato” dal conteggio, e suoi voti sono esaminati in merito alle seconde preferenze. Ogni scheda è poi trasferita in base a quale candidato non eletto ottiene il più alto numero di prime preferenze, come indicato sulla scheda elettorale. Questo processo viene ripetuto fino a quando un candidato conquista la maggioranza assoluta, ed è quindi dichiarato eletto. Il voto alternativo è un sistema che produce risultati maggioritari.

E’ possibile, ma non essenziale, che nei sistemi di preferenza come il voto alternativo si chieda agli elettori di classificare tutti, o quasi, i candidati presenti nella scheda elettorale. Questo evita la possibilità di voti non utilizzati in una fase successiva del conteggio, a causa del fatto che le schede non riportano alcuna valida preferenza. Tuttavia, ciò può portare ad un aumento del numero di voti non validi, e a volte può far assumere grande rilevanza alle preferenze dei candidati verso i quali l’elettore è indifferente o abbia una forte antipatia

Il voto alternativo è utilizzato in Australia, nelle Fiji e Papua Nuova Guinea. E’ quindi un buon esempio di diffusione regionale dei sistemi elettorali discussi in precedenza: tutti gli esempi di voto alternativo al momento si trovano in Oceania. Tuttavia, un numero di sub-giurisdizioni nazionali in Europa e Nord America utilizzano varianti di voto alternativo, ed esso viene anche utilizzato per le elezioni presidenziali nella Repubblica d’Irlanda.

Vantaggi
Un vantaggio del trasferimento delle schede è che consente ai voti dei vari candidati di cumularsi, in modo che interessi diversi, ma legati, possano essere combinati per ottenere la rappresentanza. Il voto alternativo consente inoltre ai sostenitori dei candidati che hanno poche speranze di essere eletti di influenzare, attraverso le loro seconde preferenze o successive, l’elezione di un candidato maggiore. Per questo motivo, si è talvolta sostenuto che il voto alternativo è il sistema migliore per promuovere politiche centriste, in quanto può costringere i candidati a cercare non solo i voti dei loro sostenitori, ma anche le “seconde preferenze” degli altri. Per ottenere queste preferenze, i candidati devono fare ampio ricorso alle grandi questioni politiche piuttosto che concentrarsi su problemi di poco conto. L’esperienza del voto alternativo in Australia tende a sostenere questi argomenti: i partiti principali, per esempio, in genere cercano di stringere buone alleanze con i partiti minori per ottenere le seconde preferenze dei propri elettori prima di una campagna elettorale, un processo noto come “scambio di preferenze”. Inoltre, a causa del requisito della maggioranza assoluta, il voto alternativo aumenta il consenso dato ai membri eletti, e quindi è in grado di migliorare la loro percezione di legittimità. L’esperienza di voto alternativo a Papua Nuova Guinea e in Australia suggerisce che essa può fornire significativi incentivi per una politica di cooperazione. Negli ultimi anni, il voto alternativo e la sua variante del voto complementare, è stato adottato anche per le elezioni presidenziali e dei sindaci in Bosnia, Londra e San Francisco.

Svantaggi
Tuttavia, il voto alternativo ha anche una serie di svantaggi. In primo luogo, richiede un ragionevole grado culturale per essere utilizzato in modo efficace. In quanto operante in collegi uninominali spesso può produrre risultati che sono disproporzionali rispetto ai sistemi di rappresentanza proporzionali. Addirittura, in alcuni casi, rispetto al FPTP. Inoltre, il potenziale del voto alternativo per la promozione di politiche centriste è molto dipendente dalle sottostanti condizioni demografiche e sociali: mentre è stata promossa con successo interetnico in Papua Nuova Guinea nel corso degli anni ‘60 e ‘70, è stato criticato in un altro paese del Pacifico, le isole Fiji, dal momento in cui vi è stata introdotto nel 1997. Inoltre, come per il suo impiego nel Senato australiano nel periodo 1919-1946, il voto alternativo non funziona bene quando si applica in circoscrizioni plurinominali più ampie.

Il Doppio Turno (TRS)

La caratteristica centrale del sistema a doppio turno è quello suggerito dal nome: non è una elezione singola, ma si svolge in due turni, spesso ad una settimana o quindici giorni di distanza. Il primo turno si svolge nello stesso modo delle elezioni a turno unico. Nella forma più comune di TRS, questo è condotto utilizzando il FPTP. E’ però anche possibile condurre il TRS in circoscrizioni plurinominali che utilizzano un sistema di voto bloccato (come nella Repubblica di Kiribati) o voto bloccato di lista (come in Mali). Un candidato o partito che riceve una determinata percentuale di voti è eletto a titolo definitivo, senza bisogno di un secondo scrutinio. Questa percentuale consiste normalmente nella maggioranza assoluta dei voti validi espressi, anche se diversi paesi utilizzano una percentuale diversa quando si utilizza il TRS per eleggere un presidente. Se un candidato o un partito riceve la maggioranza assoluta, allora si svolge un secondo turno di votazione e il vincitore viene proclamato eletto.

I dettagli di come il secondo turno è organizzato in pratica variano da caso a caso. Il il metodo più comune è che esso rappresenti una contesa tra i due candidati più votati al primo turno; in questo caso è chiamato “run-off”. Esso produce un risultato che è realmente maggioritario, nel quale uno dei due partecipanti necessariamente raggiunge la maggioranza assoluta dei voti e viene quindi dichiarato vincitore. Un secondo metodo, il plurality, è utilizzato per le elezioni legislative in Francia, il paese più spesso associato con il sistema a doppio turno. In queste elezioni, ogni candidato che ha ricevuto una percentuale maggiore del 12,5% dei voti degli elettori registrati nel primo turno può partecipare al secondo turno. Chi ottiene il maggior numero di voti nel secondo turno è quindi proclamato eletto, indipendentemente dal fatto che abbiano ottenuto una maggioranza assoluta o meno. A differenza del “run-off”, questo sistema non è veramente maggioritario, in quanto vi possono essere anche 5 o 6 candidati che partecipano al secondo turno delle elezioni.

Sistemi a doppio turno vengono utilizzati in 22 parlamenti nazionali ed è il metodo più comune utilizzato in tutto il mondo per l’elezione diretta dei presidenti. Insieme con la Francia, molti degli altri paesi che utilizzano TRS sono stati territori dipendenti dalla Repubblica francese o sono stati storicamente influenzati in qualche modo dai francesi. Per le elezioni legislative, il TRS viene utilizzato dagli Stati della Repubblica dell’Africa Centrale, Congo (Brazzaville), Gabon, Mali, Mauritania e in Togo nell’Africa sub-sahariana francofona, in Egitto nel Nord Africa, dalle isole Comore, Haiti, Iran, Kiribati, e Vietnam, e da alcune repubbliche post-sovietiche (Bielorussia, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Pochi altri paesi come la Georgia, il Kazakistan e il Tagikistan utilizzano il TRS per eleggere i propri rappresentanti come parte di sistemi elettorali misti.

Vantaggi
A – In primo luogo, il TRS consente agli elettori di avere una seconda possibilità di voto per la loro scelta del candidato, o addirittura consente di cambiare le loro scelte tra il primo e il secondo turno. Esso quindi ha molti aspetti in comune con i sistemi di preferenza come il voto alternativo, in cui gli elettori sono invitati a ordinare i candidati, pur se consente agli elettori di fare una scelta del tutto nuova nel secondo turno, se lo desiderano.
B – Il TRS può incoraggiare l’aggregazione di diversi interessi con i vincitori del primo turno, incoraggiando in tal modo i compromessi tra partiti e candidati. Esso consente inoltre ai partiti e agli elettori di reagire ai cambiamenti nel panorama politico che si verificano tra il primo e il secondo turno di votazione.
C – Il TRS riduce i problemi di “panachage”, la situazione comune in molti sistemi maggioritari in cui due partiti o candidati simili si dividono tra loro il voto dello stesso elettorato, permettendo così ad un candidato meno votato di conquistare il seggio. Inoltre, poiché gli elettori non hanno la possibilità di classificare i candidati per esprimere la loro seconda scelta, il TRS può essere più adatto a paesi in cui l’analfabetismo è molto diffuso rispetto ai sistemi che utilizzano l’ordinamento come il voto alternativo o il voto unico trasferibile.

Svantaggi
A – Il TRS pone notevoli pressioni sull’amministrazione elettorale imponendo una seconda elezione poco tempo dopo la prima, in modo da aumentare in modo significativo sia il costo del processo elettorale nel suo insieme sia il tempo che intercorre tra l’elezione e la dichiarazione dei risultati. Questo può portare a instabilità e incertezza. Il TRS pone anche un onere supplementare per l’elettore, e talvolta vi è un forte calo di affluenza tra il primo turno e il secondo.
B – Il TRS condivide molti degli svantaggi del FPTP. Ricerche hanno dimostrato che in Francia esso produce i risultati più disproporzionali di ogni democrazia occidentale, e che tende alla frammentazione del sistema partitico nelle nuove democrazie.
C – Uno dei problemi più gravi con il TRS è per le sue implicazioni nelle società profondamente divise. In Angola nel 1992, in quella che doveva essere una elezione tesa a riportare la pace, il capo dei ribelli Jonas Savimbi è arrivato secondo al primo turno delle elezioni presidenziali. Come sarebbe stato chiaro che avrebbe perso il secondo turno, egli comprese di avere poco incentivo a svolgere il gioco di opposizione democratica e immediatamente ricominciò la guerra civile in Angola, che andò avanti per un altro decennio. In Congo (Brazzaville), nel 1993, le prospettive di un governo stabile franarono nel secondo turno delle elezioni e ciò portò l’opposizione a boicottare il secondo turno e a prendere le armi. In entrambi i casi, il segnale chiaro che un partito sarebbe probabilmente uscito perdente dalle elezioni fu il fattore scatenante della violenza. In Algeria nel 1992, il candidato del Fronte Islamico di Salvezza (Front Islamique du Salut, FIS) vinse al primo turno, e i militari intervennero per annullare il secondo turno.

Written by sistemielettorali

11 dicembre 2009 a 20:00

Una Risposta

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  1. […] dire? Ho già affrontato di sfuggita il Voto Alternativo in questi due post: https://sistemielettorali.wordpress.com/2009/12/11/il-sistema-elettorale-maggioritario/ […]


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