Sistemi elettorali

Nucleare: analisi dei costi. Tempi di costruzione.

with one comment


Cominciamo ad entrare più nel dettaglio in merito ai costi di una centrale nucleare.
Questo è fondamentale, poichè i costi fissi di un impianto nucleare rappresentano un dato che, in percentuale, incide in termini molto pesanti (circa il 55%). Nella seguente immagine le percentuali dei costi fissi sul totale per alcuni tipi di centrale.

Da uno studio intitolato “I Veri Costi dell’Energia Nucleare” (UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI PISA, DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA MECCANICA NUCLEARE E DELLA PRODUZIONE, di V. Romanello, G. Lomonaco, N. Cerullo, http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf), abbiamo una prima analisi sui criteri di valutazione generale dei costi.
Lo studio afferma che: “seguendo una procedura consolidata, per prima cosa si devono considerare i costi fissi di impianto, che, nel caso di produzione elettronucleare, hanno una incidenza particolarmente elevata sul costo del prodotto finale. La valutazione di tali costi comprende:
– il costo nominale della centrale
– il suo tempo di realizzazione
– il tasso di interesse
– la durata della vita operativa prevista
– i fattori di disponibilità e carico
– i costi per lo smantellamento (comprese la custodia in sicurezza delle scorie) ed il recupero del sito

Naturalmente gran parte di queste voci sono presenti nei capitoli di spesa anche di altri tipi di impianto. Per gli impianti nucleari, però, esse sono particolarmente elevate, soprattutto per la rigorosa applicazione delle particolari norme di sicurezza e della garanzia della qualità, da sempre caratteristiche di questa tecnologia. Ad esempio a poter incidere molto significativamente sui costi può contribuire il tempo di realizzazione della centrale: è necessario quindi che la qualificazione del sito, particolarmente lunga e complessa per gli impianti nucleari, sia rapida.”
Cominciamo quindi a parlare dei tempi di realizzazione, dato su cui oggi in Italia si comincia a parlare con insistenza dopo i primi accordi preliminari con francesi e americani. Purtroppo le variabili sono tante, e tali, che è molto difficile fare previsioni. Qui di seguito alcune opinioni interessanti.

In data mercoledì 15 luglio 2009, l’ENEL, per bocca di Conti, afferma che la prima centrale potrà essere messa in cantiere nel 2013 ed essere completata non prima di 4-5 anni, verso il 2018 o poco dopo: giusto in tempo per subentrare al carbone, che intanto sarà diventato meno competitivo come prezzo.

Maurizio Ricci, di Repubblica scrive però che benché il ministro Scajola abbia più volte citato il 2018, come la data dell’entrata in produzione della prima centrale, i dirigenti dell’Enel preferiscono spostare questo appuntamento due anni più avanti, al 2020. Frutto (anche) dei tempi che occorrono per le necessarie autorizzazioni.
Si pensava che, fin da febbraio, ci sarebbe stata l’indicazione dei criteri con cui saranno selezionati
i siti più adatti alla costruzione delle centrali (anche se è già convinzione diffusa che la prima,
forse già con due reattori, sarà nel Lazio, sul posto dove sorgeva il vecchio impianto di Montalto di Castro).
Invece, nelle conversazioni con i giornalisti, i dirigenti dell’Enel hanno chiarito che, a febbraio, sarà
fissato soltanto, con i decreti legislativi, il quadro istituzionale in cui avverrà la scelta dei siti. I quali,
dunque, verranno indicati più tardi, dopo le elezioni regionali di primavera.”
(http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_52_20091006093606.pdf)
Dal sito dell’ENEA (http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=127):
Gli attuali reattori di III Generazione (AP1000 Westinghouse, EPR Areva) hanno un tempo di costruzione di circa 50 mesi. Ma va tenuto conto che prima della costruzione è necessario acquisire alcune autorizzazioni alla costruzione e alla messa in funzione. Questi tempi non sono univocamente definiti per cui ci si può riferire a casi concreti recenti, quali quello finlandese e britannico. In Finlandia il processo decisionale per la realizzazione di un nuovo impianto nucleare implica sei successivi stadi, che vanno dalla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la costruzione ed esercizio dell’impianto al rilascio di una licenza di esercizio da parte del Governo. Nel caso del nuovo impianto EPR (Olkiluoto 3), l’iter è iniziato nel 1998 con il lancio della VIA da parte delle utility interessate (a quel tempo erano ancora in ballo due possibili siti), ha attraversato il suo culmine con l’approvazione della nuova centrale da parte del Governo nel maggio del 2002 (la licenza alla costruzione è stata poi rilasciata nel 2005) e si concluderà nel 2010-2011 con la messa in funzione dell’impianto: complessivamente 13-14 anni. Il governo britannico, ad inizio 2008, ha annunciato la costruzione di 8 centrali nucleari di III Generazione. In quell’occasione, John Hutton, business secretary del governo britannico, ha affermato: “I hope the first new reactor would be in service well before 2020”; peraltro, il target di EDF di mettere in rete il primo impianto nel 2017 è giudicato dalla stesso governo “brave”. È dunque realistico attendersi che in un Paese con lunga e ininterrotta tradizione di ricorso all’energia nucleare e di gestione dei rifiuti radioattivi e con ben 19 impianti nucleari in esercizio la messa in rete del primo impianto di III generazione avvenga non prima di una decina di anni da oggi.

Secondo uno studio presentato dal Cesi e dall’Aiee ad ottobre del 2008, 4 reattori EPR da 1600MW potranno essere operativi non prima del 2026 e produrranno una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 17 mln di tonnellate annue. Al 2020, se tutto va bene ci sarà una centrale operativa che ridurrà le emissioni per poco più di 4 mln di ton, che, a fronte di una produzione odierna di 552,8 mln/T annue in Italia di CO2, corrisponde allo 0,7%.  Tutto ciò al netto della produzione di CO2 di tutta la filiera, perché alcuni studi recenti hanno calcolato che se si considera tutto il ciclo di lavorazione, per ogni kwh di produzione con il nucleare si emette la stessa quantità di CO2 di un kwh prodotto con il ciclo combinato. Il nucleare servirà poi solo alla produzione di elettricità settore responsabile delle emissioni di CO2 per il 18-20% del totale, che non tocca gli altri grandi responsabili, i trasporti e la residenzialità.

Riprendendo lo studio “I Veri Costi dell’Energia Nucleare”, si dice che: “il calcolo effettuato è cautelativo, e si riferisce per lo più ad impianti di vecchia generazione. Oggi infatti gli impianti vengono realizzati in 4 anni, (addirittura la Westinghouse assicura un periodo di 36 mesi dal primo getto di calcestruzzo all’avvio commerciale dell’impianto)”

Chi è di parte, come Greenpeace, ha pubblicato un rapporto, elaborato da un gruppo di ricercatori indipendenti (http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/costi-economici-nucleare-sintesi.pdf)…
Aumento dei tempi di costruzione
Uno studio condotto dal Consiglio Mondiale dell’Energia (WEC) ha mostrato che in tutto il mondo i tempi di costruzione per i reattori nucleari sono aumentati dai 66 mesi a 116 mesi tra il 1995 e il 2000. L’aumento dei tempi di costruzione è sintomatico di una serie di problemi, tra i quali la gestione della costruzione di reattori sempre più complessi. Questi enormi ritardi, che sono un elemento fondamentale delle difficoltà dell’industria nucleare, dimostrano che il nucleare non può essere una risposta tempestiva per i cambiamenti climatici.
Attualmente vi sono solo 22 reattori in costruzione nel mondo. La maggior parte (17) sono in costruzione in Asia. Ben 16 dei 22 sono in costruzione in base a progettazione cinese, indiana o russa, sebbene probabilmente nessuno di questi
progetti verrà esportato in Paesi dell’OCSE. Per 5 dei 22 reattori la costruzione è cominciata oltre 20 anni fa, e ha suscitato seri dubbi riguardo la possibilità di essere ultimata secondo i tempi previsti. Ci sono poi 14 reattori dei quali la costruzione è stata cominciata ma è attualmente sospesa, 10 dei quali nel Centro e nell’Est dell’Europa.

Anche il professor Rubbia ha risposto con queste parole:
«Dobbiamo tener conto che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Noi sappiamo che per costruire una centrale nucleare sono necessari da cinque o sei anni, in Italia anche dieci. Il banchiere che mette 4 – 5 miliardi di Euro per crearla riesce, se tutto va bene, a ripagare il proprio investimento in circa 40 – 50 anni.”
Sul blog Ecoalfabeta (http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2009/02/ho-visto-grandi-entusiasmi-su.html), si pubblica un’intervista a Massimo Scalia, ex deputato dei verdi, ex presidente della commissione parlamentare d´inchiesta sul ciclo dei rifiuti, membro del comitato scientifico di Legambiente.

Scalia, che ne pensa di questa tesi che arriva dall’università di Pisa?
«Andiamo con ordine e partiamo dalla questione del tempo necessario a costruire un impianto. Loro parlando di 5 anni, ma la tempistica media varia da 11 a 18. Prendiamo ad esempio l’ultima centrale in costruzione, quella a Olkiluoto in Finlandia. Ebbene, se ne è cominciato a parlare nel 97 e ne hanno cominciato la costruzione un anno e mezzo fa. Peraltro in questo primo anno e mezzo hanno già accumulato 10 mesi di ritardo. Tutto perché vengono continuamente posti problemi di sicurezza da parte delle amministrazioni locali».
Faccio notare anche alcune osservazioni dell’ ing. Paolo Fornaciari in data 04/02/2009 (ex Responsabile della attività nucleari dell’ ENEL fino al 1997) a quanto detto da Massimo Scalia sul quotidiano online Greenreport.
Paolo Fornaciari risponde a Massimo Scalia:
“Non occorrono da 11 a 18 anni per costruire una centrale nucleare. Scalia si informi: anche le nostre prime tre centrali nucleari furono costruite rispettivamente in 55 mesi (Latina), 62 (Garigliano) e 51 (Trino Vercellese), quando le competenze non erano certo maggiori di quelle di oggi. E il tempo di costruzione delle nuove centrali nucleari è previsto in 3 o 4 anni”

Un documento dell’Edison, in data novembre 2008, intitolato “Presupposti per il programma elettronucleare nazionale”, pubblica alcune slide che possono comunque chiarire gli step che dovranno essere operati in Italia.


Analizziamo intanto un caso citato dall’ENEA e da Scalia, la centrale di Olkiluoto in Finlandia.
Dal blog Follia Quotidiana, (http://folliaquotidiana.wordpress.com/2009/08/11/la-nuova-generazione-di-centrali-nucleari-epr/) si pubblica un resoconto decisamente interessante.

Il reattore EPR è una evoluzione del tipo PWR (Pressurized Water Reactor) progettato da Areva, una azienda multinazionale pubblica francese leader mondiale nelle tecnologie relative all’energia nucleare. La Francia è il paese dove l’energia nucleare costituisce, con una quota di 78,8%, la maggior parte dell’energia prodotta.
Il primo reattore EPR al mondo è in costruzione in Finlandia, nella centrale nucleare sull’isola di Olkiluoto, dove affiancherà i due reattori già esistenti.
Ma non è tutto oro quello che luccica. Alcune promesse di Areva, come la maggiore sicurezza, i costi minori e la maggiore competitività del nuovo tipo di reattore si sono incrinate quando si è passati ai fatti. La costruzione di Olkiluoto 3 ha sofferto di alcuni problemi.
La costruzione è iniziata nel 2005, con l’avvio dei lavori il 12 settembre. Il completamento del reattore e di tutte le strutture necessarie era previsto nel 2009. Areva aveva promesso al cliente, Teollisuuden Voima Oyj (TVO), l’azienda pubblica finlandese che gestisce l’energia elettrica, quattro anni di costruzione a un costo di 2,5 miliardi di £ (3,2 miliardi di €).
Ma a gennaio 2006, dopo solo quattro mesi, è ufficialmente confermato un ritardo di sei mesi nella costruzione, e a luglio 2006 viene annunciato che il reattore entrerà in funzione nel 2010. Nel 2008 viene spostata la data di termine dei lavori all’estate del 2011, e verso la fine dell’anno si annuncia che la data possibile per l’avvio del reattore è attualmente fissata all’estate 2012.
Oltre ai ritardi, sono aumentati anche i costi: a luglio 2009 il costo stimato del reattore è di circa 1,7 miliardi di € superiore al previsto.
Tutto ciò ha portato AREVA e TVO in un arbitrato all’inizio del 2009: infatti TVO chiede al fornitore del reattore 2,4 miliardi di € di danni dovuti all’aumento del prezzo e alla mancata fornitura di elettricità. Areva chiede a sua volta a TVO 1 miliardo di €. La situazione è stata riassunta in questo modo da Steve Thomas, professore inglese di politiche energetiche che ha monitorato il progetto:
“Se all’inizio Greenpeace avesse affermato che dopo quattro anni di costruzione si sarebbe verificato un ritardo di altri tre anni e mezzo e uno sforamento del budget del 60%, chiunque avrebbero iniziato ad irriderli”. “Ma è quello che è successo. E’ difficile pensare ad un andamento peggiore di quello attuale.”
Anche Philippe Knoche, chief operating officer di Areva, ha ammesso che “non è un segreto che Areva stia perdendo soldi in questo progetto”.
Resta da capire che cosa ha causato tutti questi problemi.
I lavori sono stati rallentati, e i costi sono lievitati a causa delle obiezioni mosse dall’organismo finlandese sulla sicurezza nucleare STUK. Il 10 luglio 2006 l’autorità per la sicurezza ha inoltrato un rapporto, intitolato “Management Of Safety Requirements In Subcontracting During The OLKILUOTO 3 Nuclear Power Plant Construction Phase”, dove venivano sottolineate diverse “non conformità” nella costruzione della centrale. Nota: nel rapporto il fornitore dell’impianto nucleare è Framatome ANP, abbreviato in FANP. In seguito questa azienda è diventata Areva NP, una joint venture tra Areva (66%) e Siemens AG (34%).

Secondo STUK, i sopralluoghi nel sito di costruzione compiuti dal team di investigatori hanno mostrato che le aziende partecipanti nella costruzione (per grandi progetti ci si affida sempre a subappalti) “non ottemperano completamente alle aspettative di STUK riguardanti una buona cultura della sicurezza. I problemi rilevati hanno rallentato i progressi del progetto e hanno incrementato la pressione sul calendario delle successive fasi di costruzione.”
In particolare si sono verificati problemi con la qualità del cemento e con la qualità delle saldature.
Per quanto riguarda la qualità del cemento, fornito dall’azienda Forssan Betoni, nel rapporto di STUK (pagg. 22-23) è stato rilevato che:

•l’offerta di appalto non affermava specificatamente che erano richiesti standard speciali nella gestione della qualità nella costruzione di una centrale nucleare. I requisiti avrebbero dovuto essere affermati così chiaramente da permettere ai fornitori di valutare il lavoro extra, necessario per soddisfarli, ed operare in seguito senza pressioni impreviste nei costi a causa del controllo di qualità
•il criterio principale applicato nella selezione delle offerte è stato il prezzo della produzione
•il sistema di qualità di Forssan Betoni non rispettava lo standard ISO 9001 nella fase di selezione
•Forssan Betoni non aveva esperienza nelle costruzioni di centrali nucleari precedenti al progetto OL3 e tutti i requisiti di qualità che si applicano alla costruzione di tali centrali non erano menzionati nella fase di offerta.
•in base alle informazioni ricevute e ai risultati ottenuti nelle indagini, il personale addetto al controllo qualità di FANP  non ha identificato seri problemi di qualità durante i lavori. La composizione del cemento è stata cambiata quando è stata effettuata la colata del cemento, in violazione delle regole. La modifica, secondo FANP, non era rilevante, ma eccedeva i limiti specificati per la pesatura. Turante le operazioni non era chiaro alle parti coinvolte, ovvero Forssan Betoni e FANP, chi era responsabile per la composizione del cemento.
Il problema con le saldature è invece relativo ad un componente chiamato “steel liner”, progettato da Babcock Noell Nuclear GmbH e fornito dal subcontractor Polish Engineering Works. A giugno 2007 erano stati saldati insieme vari segmenti di questo componente, ma le ispezioni successive hanno mostrato problemi nella qualità delle saldature e la presenza di deformazioni. La progettazione, l’implementazione e l’ispezione delle saldature è stata, secondo STUK, insufficiente. Per questo motivo STUK ha ordinato il 6 agosto 2007 l’arresto delle attività di saldatura e l’avvio di procedure di riparazione da parte di TVO e del fornitore. Inoltre è stata richiesta la revisione delle procedure di qualità. Gli investigatori di STUK hanno notato che le saldature erano effettuate con un “root gap” eccessivo. Esso rappresenta la distanza tra due piastre, uno spazio che viene riempito con il materiale della saldatura. I lavori sono ripartiti il 10 settembre 2007.

Lo “Steel Liner” fa parte della struttura di contenimento interno, che deve contrastare la pressione e le temperature generate da un eventuale incidente, impedendo il rilascio nell’ambiente di materiale radioattivo. Il contenimento protegge inoltre il circuito di raffreddamento del reattore e dei sistemi di sicurezza contro eventi esterni. Il sistema di contenimento è un cilindro a doppio strato, alto circa 60 metri e con un diametro di 45 metri, le cui pareti sono in cemento. Lo steel liner è un rivestimento interno in acciaio formato da una serie di piastre in acciaio spesse 6 mm (pag.28).

Nuovamente, STUK ha rilevato che:

•La catena di controllo / fornitura / produzione (STUK, TVO, FANP, BNN, EPG) è stata problematica, causando problemi nella comunicazioni, nella gestione di rapporti di non conformità e nell’implementazione delle azioni correttive.
•EPG aveva esperienza nella costruzione di strutture in acciaio in larga scala per applicazioni convenzionali, ma nessuna esperienza nell’ambito delle centrali nucleari. Nella pratica non è stata effettuata alcun addestramento del personale, anche se il manuale della qualità di EPG lo prevedeva. Inoltre non è stata effettuato alcun addestramento nella promozione della cultura della sicurezza.
•L’impiego ripetuto di distanziature (“root gap”) eccessive è una chiara non conformità con la procedura ufficialmente approvata ed ha una portata assolutamente inaccettabile. Una situazione simile non dovrebbe essere possibile in un sistema di qualità funzionante. Il controllo qualità basato sulle specifiche di saldatura deve essere continuativo, ed ogni lavoratore deve essere responsabile della qualità del proprio lavoro (pag. 33).
Nelle conclusioni finali, sono state rilevate queste problematiche:

1.Il numero delle aziende in subappalto è elevato e FANP non è, nella pratica, in grado di esercitare un vero controllo sulla competenza e sulla qualità del lavoro di tutte queste aziende
2.Nella fase contrattuale sono stati enfatizzati gli obiettivi economici e i requisiti di qualità sono stati generalmente sollevati dopo l’inizio dei lavori
3.FANP faceva affidamento a TVO e STUK per la rilevazione dei problemi
4.FANP non aveva familiarizzato con le caratteristiche della costruzione
5.L’organizzazione del consorzio è confusa e non sono chiare le autorità responsabili per la gestione dei problemi
6.Poiché FANP ha ricevuto pressioni nella tempistica, non sono sempre state valutate criticamente le capacità delle aziende in subappalto di raggiungere i requisiti di qualità
Questo esempio dovrebbe chiarificare il concetto di “sicurezza nucleare”. La sicurezza non è solo quella sulla carta, dove gli scienziati possono assicurare percentuali di incidenti bassissime. La sicurezza è anche quella pratica: il rispetto delle procedure nella costruzione, e successivamente nella gestione e nella manutenzione della struttura. Nel caso della centrale finlandese, si può notare come i problemi siano stati causati dalle aziende in subappalto, selezionate a volte per i loro prezzi competitivi e non per il know-how posseduto. Fortunatamente un rigido controllo da parte dell’autorità per la sicurezza ha rilevato i problemi imponendo delle riparazioni.

Siamo sicuri che in Italia non possa succedere qualcosa del genere, o peggio? La stessa Italia dove un ospedale costato 38 milioni di €, la cui costruzione è durata 20 anni, a circa 6 anni dall’inaugurazione viene evacuato per un pericolo di crollo dovuto a cemento con troppa sabbia. Un ospedale dove mancano la certificazione sulla conformità degli impianti elettrici, sulla prevenzione incendi e l’autorizzazione definitiva allo scarico in rete fognaria.

Dal sito del WWF (http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/comunicati%20stampa/2009_2_24_nucleare.pdf) viene pubblicata una nota:

WWF: “L’ILLUSIONE NUCLEARE AUMENTA LA DIPENDENZA ENERGETICA ITALIANA E RALLENTA L’AZIONE ANTI-CO2
Essendo il primo reattore costruito nel mercato liberalizzato europeo dell’energia, nel 2005
quando la costruzione iniziò fu descritto come una prova che l’industria nucleare può competere in
questo nuovo mercato in seguito ai miglioramenti tecnologici avvenuti. Per ridurre i rischi per
l’acquirente – l’utility finlandese TVO – la società franco-tedesca Areva ha siglato un accordo chiavi
in mano a prezzo fisso per la nuova centrale (turnkey agreement), a prescindere dall’ammontare
finale delle spese effettive per il costruttore. Inoltre, l’accordo prevede una multa di 0,2% del costo
per ogni settimana di ritardo rispetto alla consegna alla prima criticità prevista entro 48 mesi dalla
posa della prima pietra.
Le condizioni favorevoli previste dall’accordo avevano l’obiettivo di dimostrare la competitività
dell’”affare” rispetto alle altre opzioni sul mercato.
Già nel primo anno si sono verificati una serie di problemi tecnici e ritardi nella costruzione, resi poi
pubblici dall’ente regolatore dell’energia della Finlandia. Dopo 16 mesi di lavori il progetto aveva
accumulato un ritardo di ben 18 mesi, con un aumento dei costi stimato in circa 700 milioni di Euro.
Va aggiunto che già nel 2006 in seguito agli anticipi effettuati Areva ha registrato una perdita di 300
milioni di Euro. Va notato che la Bayerische Landesbank che ha guidato un syndicated loan di 1,95
miliardi di Euro per il progetto – che copre il 60 per cento dei costi – ha applicato tassi estremamente
vantaggiosi del 2,6 %. Inoltre le agenzie di credito all’esportazione Coface e SEK hanno garantito
operazioni di Areva per 720 milioni di Euro.
Ciononostante il progetto potrebbe causare una forte perdita per Areva ed in prospettiva anche per
l’utility finlandese.
La DG Competition della Commissione Europea ha anche indagato sulle particolari condizioni
concesse da queste agenzie ad Areva e sulla possibile violazione dei principi di concorrenza nel
mercato europeo. E’ chiaro quindi che il progetto Olkiluoto emerge come un sonoro fallimento che
mostra la palese incapacità dell’industria nucleare di competere in mercato liberalizzato dell’energia
quale è quello europeo oggi, anche se si tratta di progetti in via di realizzazione in condizioni
ottimali e in paesi molto avanzati sia dal punto di vista economico che in materia di
regolamentazioni e sicurezza.

Ma c’è anche chi prova a darne una versione diversa: dal sito Newclear (http://www.newclear.it/?p=904):
I ritardi e la lievitazione dei costi  nella costruzione di Olkiluoto 3 sono diventati per alcuni, un ottimo pretesto per strombazzare che il tempo del “rinascimento” nucleare è tramontato prima ancora di arrivare. Non si tratta solo di organi d’informazione di parte, anche il compassato Financial Times ha calcato la mano sull’odissea finanziaria del progetto finlandese, sottolineando con intenzionalità,  le dichiarazioni del presidente di Areva Anne Lauvergeon, che ammetteva di non essere in grado di definire con certezza il costo finale dell’opera. Per la cronaca,  questa settimana sul cantiere si è festeggiato  un importante traguardo nell’avanzamento dei lavori. la posa della cupola di acciaio di 200 tonnellate e 47 metri di diametro sul duomo del reattore OL3.
Quando un progetto è così complesso e oneroso come quello una centrale nucleare, tanto più quando il progetto di durata pluriennale, viene dapprima trascinato da spinte inflazionistiche sui prezzi delle materie prime  e poi  travolto dalla recessione, è improbabile che non sorgano controversie tra le parti e battute di arresto .
Non si tratta di trovare delle attenuanti come del resto ribadisce anche Rod Adams, ma il cantiere finlandese va considerato come una palestra di allenamento per un’industria che subisce un’attenzione altamente vigilante (se non decisamente diffidente) da parte dell’opinione pubblica . I contrattempi e i disaccordi tra costruttore e il consorzio Tvo sono frustranti ma non sorprendenti. All’infuori di alcuni paesi asiatici dove  si è raggiunta un certa maturità nella costruzione di nuove centrali, nel resto del mondo sono trascorsi diversi  anni dalla costruzione degli ultimi impianti. Dagli anni ’70-80 è subentrata una nuova generazione di lavoratori che impiegano tecniche che si sono notevolmente raffinate  e lasciano spazio  a un continuo processo di perfezionamento. 

Infine, pubblichiamo la traduzione della lettera che l’autorità di sicurezza nucleare STUK ha consegnato lo scorso dicembre al costruttore francese AREVA, lettera nella quale si dice di non registrare “nessun reale avanzamento nella progettazione dei sistemi di controllo e protezione” che potrebbe portare a un arresto della costruzione del reattore.
Potete trovarla anche ai seguenti link:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/lettera-olkiluoto
http://weblog.greenpeace.org/nuclear-reaction/2009/05/problems_with_olkiluoto_reacto.html

Lettera da Jukka Laaksonen, Direttore Generale STUK all’Amministratore Delegato di AREVA Anne Lauvergeon.

Helsinki, 9 dicembre 2008

Gentile Signora Lauvergeon,
Con la presente esprimo la mia grande preoccupazione per l’assenza di progressi nella
progettazione dei sistemi di automazione della centrale nucleare di Olkiluoto 3 […]. Non vedo
nessun reale avanzamento nella progettazione dei sistemi di controllo e protezione. In assenza
di un progetto adeguato, che soddisfi i principi basilari della sicurezza nucleare, e che derivi in
modo razionale e trasparente dai concetti presentati come allegato alla richiesta di licenza di
costruzione, non vedo alcuna possibilità di approvare per l’istallazione tali importanti sistemi.
Ciò vorrebbe dire che la costruzione si arresterebbe e che non sarebbe possibile iniziare a
commissionare i test.
Ho già espresso le mie preoccupazioni su questo punto già nella primavera 2008, in una
riunione con il Sig. Xavier Jacob e con il managment di TVO (ndr: azienda elettrica finlandese).
Dopo quella riunione, Areva ha organizzato un workshop a livello professionale a Erlangen, il
23-25 aprile 2008.
Da allora, ci sono stati vari incontri tra i nostri esperti ma non abbiamo visto nessuno dei
progressi che ci attendevamo dal lavoro spettante ad Areva. I sistemi della massima
importanza per la sicurezza devono essere progettati da Areva NP SAS, ma sfortunatamente
l’attitudine o mancanza di conoscenze professionali di qualcuno, che alle riunioni di esperti
parla a nome di tale organizzazione [Areva NP SAS], impedisce di fare progressi nel risolvere
tali preoccupazioni. Ne deriva che ovvi errori di progettazione non sono stati corretti e che non
abbiamo ricevuto la documentazione progettuale con informazioni adeguate e requisiti
progettuali verificabili […].
Spero sinceramente che possiate iniziare qualche azione in quest’area, per garantire che la
costruzione di Olkiluoto 3 arrivi ad una conclusione felice.

Distinti saluti,
Jukka Laaksonen

Written by sistemielettorali

8 dicembre 2009 a 21:19

Una Risposta

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