Sistemi elettorali

Nucleare, l’accordo.

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In merito all’accordo tra Italia e Francia, mi è piaciuto un articolo di Ugo Bardi tratto da aspoitalia.blogspot.com che riporto qui di seguito sebbene con alcuni tagli.

Si diceva che Francia e Italia hanno “firmato un’accordo per la costruzione di quattro centrali nucleari in Italia entro il 2020”. Ma è vero?
Bene, guardiamo un po’ il testo del comunicato stampa emesso da ENEL. Ve lo riporto per intero in fondo, ma qui concentriamoci sulle frasi significative.
Risulta dal comunicato che ENEL e EDF (electricité de France) hanno “siglato due memorandum of understanding (MoU)”. Cos’è questo oggetto che ha come nome un curioso mix di latino e inglese, e che viene abbreviato con la sigla di una caramella? In Italiano, si dovrebbe dire “protocollo d’intesa” oppure “lettera di intenti”. Già il fatto che nel comunicato stampa abbiano usato il nome più pomposo di “memorandum of understanding” la dice lunga sulla volontà di offuscazione di questa gente. Ma andiamo avanti.
Allora, un memorandum of understanding (o protocollo di intesa, o lettera d’intenti che dir si voglia) rappresenta l’equivalente un po’ più formale di una stretta di mano. Non che non possa avere valore legale; anche una stretta di mano lo può avere. Ma il fatto di usare questo termine e non quello di “contratto” indica che i partners dichiarano soltanto la loro buona volontà ma non prendono nessun impegno. Dal testo che abbiamo ci accorgiamo subito che, in effetti, non corrispondono a nessun impegno reale.
Ci sono due MoU fra Enel e EDF. Il primo “pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. ” Notate che “pone le premesse”, ovvero per ora non c’è nessun piano del genere.
Dice poi che “Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR”. Ovvero, l’unico impegno di questo MoU e che EDF e ENEL faranno insieme uno studio di fattibilità. Ma notate che qualcuno dovrà finanziarlo, e qui non si accenna nemmeno a uno stanziamento.
Leggiamo poi che “Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR”, Notate che “è prevista” la costituzione di una società ad hoc, ma questo è qualcosa che avverrà in un futuro non ben definito quando saranno prese “le necessarie decisioni di investimento”, ovvero qualcuno avrà trovato i soldi, se ci riuscirà. Ovviamente, non c’è nessun impegno legale a fare questa cosa.
La seconda caramella MoU è altrettanto insipida della prima: dice che “Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR”. Notate che Enel “ha espresso la volontà,” tutto qui! E notate anche che soltanto ENEL ha espresso questa volontà; secondo il comunicato stampa, EDF non ha detto niente. Di solito, quando si fa un contratto, bisognerebbe essere d’accordo in due!
Ma qui, fra Francia e Italia non c’è proprio niente del genere, niente di serio sul nucleare.
Questo non vuol dire che Francia e Italia non siano interessate a collaborare sull’energia nucleare. Anzi, con il proprio nucleare ormai in netto declino, la Francia ha bisogno di partners per rilanciare e rifinanziare nuove centrali e probabilmente questa è la ragione che ha spinto Sarkozy a Roma. Ma questo cosiddetto “accordo” fra Italia e Francia è puro fumo e rumore; aria fritta, propaganda fatta secondo un copione ormai collaudato e, curiosamente, la gente continua a cascarci.
Eppure, per tutta la giornata del 24 Febbraio, giornali e televisione ci hanno bombardato con la notizia che Italia e Francia si sono messe daccordo per la realizzazione di quattro centrali nucleari, dando la cosa come certa e assodata. Tutta la vicenda conferma in pieno la saggia regola che continuerò ad applicare: tutto quello che ti raccontano in TV o sui giornali va ignorato in quanto o è falso, o è esagerato, o è irrilevante, o tutte e tre le cose insieme.
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(comunicato stampa di Enel del 24 Febbraio 2009 – cortesia di Pierangela Magioncalda)

ACCORDO ENEL-EDF PER LO SVILUPPO DEL NUCLEARE IN ITALIA

Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, l’Ad di Enel Fulvio Conti e il Pdg di Edf Pierre Gadonneix hanno siglato due Memorandum of Understanding per studiare la fattibilità di almeno 4 unità di terza generazione avanzata del tipo EPR da costruire nel nostro Paese e per estendere la partecipazione di Enel al programma nucleare in Francia, a partire dal reattore di Penly recentemente autorizzato.

“Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”

Roma, 24 febbraio 2009 – Nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, Fulvio Conti amministratore delegato e direttore generale di Enel e Pierre Gadonneix, presidente e direttore generale di Edf hanno firmato un primo Memorandum of Understanding (MoU) che pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende. Quando sarà completato l’iter legislativo e tecnico in corso per il ritorno del nucleare in Italia, Enel ed EDF si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di generazione, avendo come riferimento la tecnologia EPR (European Pressurized water Reactor), il cui primo impianto è in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%.

L’obiettivo è di rendere la prima unità italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020.

Con il MoU di oggi, Enel ed EDF si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare EPR. Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare EPR, caratterizzate da:

· partecipazione di maggioranza per Enel nella proprietà degli impianti e nel ritiro di energia;

· leadership di Enel nell’esercizio degli impianti;

· apertura della proprietà anche a terzi, con il mantenimento per Enel e EDF della maggioranza dei veicoli societari.

L’accordo Enel-EDF entra in vigore il 24 febbraio 2009 e ha una durata di 5 anni dalla data della sua firma, con possibilità di estensione.

In un secondo MoU, Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EdF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR, a partire da quello che recentemente il Governo francese ha autorizzato nella località di Penly.

“Enel è onorata di avere al suo fianco nel progetto di rilancio del nucleare in Italia un partner industriale come Edf che ha in questo campo un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale – ha commentato Conti –. Gli accordi siglati oggi contribuiscono a rafforzare i legami tra i sistemi industriali di Italia e Francia in un settore strategico come quello dell’energia e a sviluppare ulteriormente la reciprocità nei rispettivi mercati.”

Enel è oggi presente in Francia nel nucleare, con una partecipazione del 12,5% nell’impianto di terza generazione EPR a Flamanville (1.660 MW); nelle rinnovabili, tramite la controllata Erelis, con 8 MW eolici operativi a fine 2008 e una pipeline di circa 500 MW; nella commercializzazione di elettricità con oltre 1.000 GWh venduti nel 2008.

Ulteriori possibilità di sviluppo di Enel in Francia, riguardano la costruzione di un impianto a carbone pulito da 800 MW, la partecipazione in due unità a ciclo combinato alimentate a gas (CCGT) di Edf da 930 MW e la partecipazione al processo di gara per il rinnovo di concessioni per 25 centrali idroelettriche.

 
Tutti d’accordo nel Governo?
Sembra proprio di no, visti i dubbi (giustificati) di Tremonti, in merito ad una spesa che graverebbe sin troppo sulle tasche dei contribuenti.
Il 10 giugno 2009 appare questa nota:
Botta e risposta fra i ministri Giulio Tremonti [economia] e Claudio Scajola [sviluppo economico] sul nucleare. Deve essere bloccato perché non ha la copertura economica e perché porterebbe incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, ha fatto sapere ieri Tremonti. Ordinario confronto tra uffici legislativi, dove ogni ministero fa le proprie osservazioni alle leggi, risponde oggi Scajola, che promette: «Le norme sul nucleare sono molto importanti per il paese, per il rilancio dell’economia reale» e saranno approvate entro la fine del mese.

In agosto, intanto, nasce  “Sviluppo Nucleare Italia Srl”, società che ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione nel nostro Paese di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR, come previsto dal Memorandum of Understanding firmato da Enel ed EDF il 24 febbraio scorso durante il summit Francia-Italia di Roma. Completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna centrale EPR. La gestione di “Sviluppo Nucleare Italia Srl” sarà affidata a un cda di otto membri: quattro designati da Edf, tra i quali il presidente e il vice presidente, e quattro da Enel, tra i quali rientrerà l’amministratore delegato.

Ma non ci sono solo i francesi….

Nucleare, dopo la Francia intesa anche con gli Usa (30 settembre 2009)
L’Italia cementa l’intesa con gli Stati Uniti sul fronte del nucleare e apre la porta ad una cordata di imprese italo-americane per la costruzione e lo sviluppo delle nuove centrali che verranno costruite nel nostro Paese.
Sono il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ed il segretario statunitense all’Energia, Steven Chu, ad apporre le proprie firme sull’Accordo di Cooperazione in Materia di Nucleare, il cui obiettivo «è istituire un quadro per la collaborazione fra le parti sulla ricerca e lo sviluppo per migliorare i costi, la sicurezza, il ciclo dei rifiuti e la resistenza alla proliferazione dei sistemi per l’energia nucleare per usi civili». Restano quindi fuori dall’intesa, di cinque anni rinnovabile tacitamente per altri cinque, tutte le tecnologie sensibili, fra le quali l’arricchimento dell’uranio.

L’accordo, che ricalca per schema e contenuti quello già firmato a febbraio con la Francia in concomitanza dell’intesa fra Enel ed Edf, prevede anche lo scambio di scienziati, informazioni, materiali e attrezzature. Ma il pezzo forte risiede nella dichiarazione congiunta dei due ministri, con cui si impegnano a «incoraggiare la ricerca di opportunità contrattuali per la realizzazione di centrali nucleari» ed a «promuovere l’assegnazione di appalti nei rispettivi Paesi».

È il segretario Chu a fornire nomi e cognomi dei gruppi che potrebbero beneficiarne sull’altra sponda dell’Atlantico: «General Electric e Westinghouse avranno l’opportunità di partecipare a gare di appalto in Italia», fornendo le proprie competenze in materia di reattori. Westinghouse è la «madre» dell’Ap 1000, di taglia inferiore agli Epr dell’accoppiata Enel-Edf, ma ben conosciuto da Ansaldo Nucleare, società di Finmeccanica e quindi possibile partner naturale in una cordata italo-statunitense. Ansaldo e Westinghouse, tra l’altro, operano da tempo insieme e l’accordo più recente riguarda la costruzione di una centrale nucleare in Cina.

Da segnalare, in merito agli accordi sottoscritti, che i progetti di impianti della terza generazione avanzata giunti allo stadio industriale sono attualmente due: l’EPR (Areva-Siemens) e l’AP1000 (Toshiba-Westinghouse). E sono quelli che dovrebbero vedere la luce in Italia. In breve:
– l’impianto EPR, caratterizzato da una potenza di 1.650 MWe, è stato sviluppato nel quadro di un’iniziativa di cooperazione franco-tedesca. Ha ricevuto la certificazione finale di sicurezza in Francia e in Germania ed è attualmente in fase di certificazione negli USA e nel Regno Unito. Due reattori EPR sono attualmente in costruzione in Europa a Olkiluoto (Finlandia) e Flamanville (Francia). Altri due reattori di questo tipo sono in costruzione in Cina e altri cinque saranno realizzati in Francia entro il 2020.
– l’impianto AP1000, caratterizzato da una potenza di 1.000-1.250 MWe, è basato su una drastica semplificazione impiantistica e su un esteso ricorso a sistemi di sicurezza di tipo passivo. 
Ha ricevuto la certificazione finale di sicurezza negli USA ed è in corso di certificazione nel Regno Unito. 
Due impianti AP1000 sono attualmente in costruzione in Cina e altri quattordici reattori sono in opzione da parte di alcune utilities statunitensi.

Impianto EPR

 


Impianto AP1000
 

 
 

 

Written by sistemielettorali

5 dicembre 2009 a 23:20

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