Sistemi elettorali

Nucleare, il dibattito in Parlamento.

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Ecco, infine, gli interventi in Parlamento. I resoconto stenografici sono reperibili presso i siti web di Camera e Senato. 

GIANLUCA BENAMATI.
[…] Qui si tratta, signor Presidente, dei criteri direttivi con i quali il Governo dovrà esercitare la delega che gli conferiamo. Al punto c) si riconoscono alcuni benefici economici alle popolazioni e alle imprese che siano residenti e ubicate nei siti o all’intorno dei siti nei quali sorgeranno impianti di produzione di energia elettrica per via nucleare o impianti di stoccaggio di materiale radioattivo. L’emendamento che proponiamo mira ad estendere questo tipo di sostegno economico – che, si badi bene, è a carico delle aziende costruttrici ed esercenti degli impianti – anche gli enti locali e alle comunità locali.
[…] L’emendamento in esame nell’attuale formulazione ci trova favorevoli, perché recepisce un principio per noi intangibile, ossia il principio per cui tutto ciò che potrà operare sul territorio nazionale in un’ottica di produzione di energia nucleare o di deposito delle scorie di rifiuti radioattivi debba essere autorizzato dall’Agenzia per la sicurezza nucleare o, secondo i casi, dal Governo.
[…] Cosa prevede l’articolo 16 sull’energia nucleare? Al primo capoverso esso dispone: «Con delibera del CIPE, su proposta del Ministero dello sviluppo economico, sentito il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sono definite le tipologie degli impianti di produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati sul territorio nazionale».
Ebbene, signor Presidente, abbiamo già una prima osservazione di merito sul termine «tipologie», in quanto riteniamo che un Comitato interministeriale dovrebbe stabilire dei «criteri» o dei «requisiti» all’interno dei quale potersi muovere. Ma questo sarà oggetto di un successivo emendamento e sarà discusso in seguito. Ciò che qui si dice è che, nel momento in cui un Comitato interministeriale deve definire delle caratteristiche di impianti che si realizzeranno in Italia (saranno caratteristiche tecniche: la potenza, la struttura dei sistemi di refrigerazione, il combustibile, ma anche caratteristiche di impatto ambientale e salubre, quindi anche sanitario) la logica vorrebbe che, in questo concerto dei Ministeri vi fosse anche il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per quanto ad esso compete in termini di sicurezza e salute del pubblico. Mi pare non sia pleonastico chiedere, in un’Aula nella quale molti parlamentari paventano rischi per la popolazione, che nella definizione di siffatte caratteristiche intervenga anche il Ministero deputato alla tutela della salute pubblica.
[…] l’emendamento in esame, che ha ricevuto il parere favorevole del Governo e della Commissione, si riferisce ad uno dei maggiori problemi del nucleare, che è quello dello scarso sfruttamento del combustibile e della quantità di scorie elevate. L’emendamento attuale va nella direzione di inserire nelle linee di ricerca proprio quelle del trattamento e dello stoccaggio del combustibile esaurito, con particolare riferimento alla separazione e alla trasmutazione delle scorie.

PIER LUIGI BERSANI.
Quando facemmo la riforma del sistema elettrico, nel 1999, individuammo attorno a Sogin Spa il soggetto operativo, potremmo dire il playmaker di un’operazione che riguardava gli esiti del nucleare, e quindi una soluzione di sistema ai problemi che rimanevano aperti.
Avevamo previsto che Sogin Spa fosse il punto ordinatore dell’operazione industriale, prevedendo anche la possibilità di fare accordi industriali con società a prevalente capitale pubblico, così che potesse partire il decommissioning. Avevamo previsto che Sogin Spa potesse cooperare insieme ad ENEA per la localizzazione del deposito di superficie. Dal 2001 al 2006 tutte le operazioni si fermarono; negli ultimi due anni si è ripresa un’operazione che ha a che fare con il decommissioning, cioè lo spostamento temporaneo delle prime barre in Francia.
[…] Vi invito a riflettere: se ci sono problemi per quel che riguarda la migliore composizione tra le strategie di Sogin Spa e le strategie dell’industria nazionale, se ci sono problemi di miglior delimitazione dei compiti fra Sogin Spa, ENEA e così via, si discuta, si risolva, si può fare in una settimana, però, attenzione, non veniteci a raccontare che nel 2020 si parte con la produzione nucleare se fate perdere un altro giro sul deposito di superficie e sul decommissioning delle centrali esistenti.

ALESSANDRO BRATTI.
[…] nella proposta del Governo non mi pare che sia garantita l’indispensabile terzietà della struttura. È vero che dei miglioramenti ci sono stati, ma ben diversa è, ad esempio, la situazione dell’Agenzia francese, i cui vertici sono nominati dalle massime cariche istituzionali dello Stato, attraverso un meccanismo meno tortuoso e più trasparente.
Vi è, poi, un’altra anomalia, data dalla presenza di due rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico nel consiglio di amministrazione, quasi a costituire una sorta di presidio di controllo dell’operato della struttura. In Germania, ad esempio, la sicurezza del nucleare è garantita attraverso il Ministero dell’ambiente. D’altronde, nel nostro Paese è ormai evidente che il Ministro dell’ambiente ha rinunciato a questo ruolo.
Quindici anni fa si era raggiunto, finalmente, un alto grado di indipendenza dell’ente di controllo, che non era più collocato nel Ministero dell’industria, ma in quello dell’ambiente; ora si fa il contrario. Nonostante ciò, e preso atto di questa situazione, si chiede almeno che fra i quattro componenti del consiglio di amministrazione vi sia un rappresentante nominato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e regioni, e ciò perché molti adempimenti oggi sono svolti proprio dalle regioni.

NUNZIA DE GIROLAMO.
[..] vorrei ricordare ai colleghi dell’opposizione che l’Italia sta vivendo un momento di emergenza energetica tant’è vero che nel 2007 abbiamo importato ben l’87 per cento del fabbisogno energetico. Se continuassimo così, nel 2010, si prevede un ricorso all’estero, in termini di energia, pari a ben il 90 per cento. Pertanto, il Governo non può restare inerte rispetto a una tale emergenza energetica e deve far ricorso ad un mix energetico che possa andare incontro alle famiglie italiane e alle imprese, costrette a pagare ben il 30 per cento di più delle bollette rispetto al resto dell’Europa.

MASSIMO DONADI.
Noi decidiamo oggi di avvicinarci al nucleare di terza generazione nel momento in cui tutti i Paesi, che storicamente sono stati all’avanguardia nel settore nucleare o che hanno puntato sul nucleare come momento fondamentale della propria efficienza ed autonomia energetica, stanno decidendo di disinvestire da questo settore. Pochissimi sono i grandi Paesi nucleari che stanno realizzando nuove centrali nucleari e pochissimi sono i Paesi che pur non avendo fino ad ora una struttura di produzione dell’energia basata sul nucleare decidono in questo momento di avvicinarsi.
Si è visto come i costi di realizzazione di queste centrali siano assolutamente imprevedibili e tendano ad allungarsi moltissimo; si è visto come si tratti di centrali costosissime e si è visto – e questo credo che sia un aspetto sul quale quest’Aula farebbe bene a soffermarsi – come si tratti di un sistema di produzione dell’energia che non solo costa tanto a realizzarla, ma costa ancora di più a smantellarla. Il cosiddetto costo di decommissioning è quello che sta mettendo in crisi le scelte energetiche di gran parte dei Paesi che hanno puntato tutto sul nucleare, come dicevo prima.
Oggi gran parte dei Paesi che hanno scelto l’opzione nucleare non stanno realizzando nuove centrali nucleari per la semplice ragione che si trovano costretti a prolungare di dieci, vent’anni e anche trent’anni la vita delle centrali già realizzate, che sono state in alcuni casi costruite negli anni Sessanta e che ancora oggi vengono tenute in funzione.
Inoltre, è ancora totalmente irrisolto il problema della gestione delle scorie radioattive. Un dato che dovrebbe far riflettere quest’Assemblea nel momento in cui decide, con tanta baldanza e frettolosità di imboccare questa strada (una strada dalla quale poi non ci si potrà essere un’altra volta ritorno), è che ad oggi nel mondo non è ancora stato realizzato un solo sito di stoccaggio geologico per le scorie radioattive. I siti geologici sono quelli che consentono lo stoccaggio di quella parte di scorie radioattive che mantiene la radioattività per migliaia di anni.
Oggi né la Francia, né l’Inghilterra, né il Giappone, né gli Stati Uniti hanno per le applicazioni civili ancora un sito geologico. Ancora oggi si pone il problema di come gestire e di come mantenere in condizioni sicurezza per migliaia di anni le scorie radioattive.
C’è una risposta a tutto questo? La risposta io credo che ci sia ed è, come più volte ribadito di quest’Aula, il nucleare di quarta generazione. Certo non è una risposta disponibile oggi, tuttavia, nella scelta che il Parlamento si appresta a fare vi è un’altra clamorosa contraddizione. Secondo quanto ritengono i più autorevoli scienziati e studiosi del settore, il nucleare di quarta generazione sarà disponibile tra quindici o vent’anni, esattamente il tempo che l’Italia impiegherà per realizzare le otto centrali nucleari che sta progettando in questo momento.
È evidente che la costruzione di otto centrali nucleari nei prossimi vent’anni assorbirà sino all’ultimo centesimo ogni quattrino disponibile in questo Paese per gli investimenti nell’energia. Questo significa che, siccome le centrali non le avremo – nemmeno una – prima del 2020, non saremo in grado di rispettare i parametri del Protocollo di Kyoto, che ci richiedono, per quella data, una riduzione del 20 per cento delle emissioni nocive.

LUCIANO DUSSIN.
Allora è giusto anche ricordare qualche evento che ha interessato la vita degli ultimi anni del nostro Paese. Già nel 1960 e nei primi anni Sessanta, eravamo al terzo posto a livello mondiale in materia di produzione di energia elettrica nucleare. Prima di noi vi erano solo gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna. Poi, a seguito del referendum che tutti ben conosciamo, abbiamo preso una decisione, ma non abbiamo chiuso solo le tre centrali operative, bensì abbiamo bloccato anche i 12 progetti di nuove centrali che erano in corso.
Dopo qualche anno fu fatto uno studio sui costi di questa scelta. Quello studio, alla fine, sentenziò una cifra dall’importo quasi clamoroso come costo per le tasche nostre di cittadini; in quello studio si parlava ancora in lire (quando il petrolio costava 15 dollari al barile, non 100 o 150). Ebbene, il costo di quella scelta fu di 210 mila miliardi di vecchie lire, che inevitabilmente sono andati a pesare sugli stipendi degli operai, sulle pensioni degli anziani e via dicendo. Quindi, costi eccezionalmente alti.
È giusto calarsi nella realtà degli eventi e ricordare anche alle poche voci dissonanti che ho ascoltato in quest’Aula nelle ultime ore che la demagogia non paga (infatti, sembra che il Parlamento l’abbia accantonata). Difatti, quando 17 frigoriferi o 17 televisori su ogni area del nostro Paese funzionano con energia elettrica nucleare importata da Paesi stranieri, bisogna assumersi la responsabilità di cominciare a ragionare sul fatto che conviene produrla a casa nostra.
Ricordo, per primo a me stesso, che per quanto riguarda l’effetto occupazionale in Francia nel settore dell’energia nucleare lavorano 160 mila persone, vale a dire cinque, sei o sette volte la FIAT. Allora, noi in questi anni, pagando, abbiamo creato posti di lavoro in Francia, e non solo (importiamo energia anche dalla Germania, dalla Slovenia e da altri Paesi), andando a penalizzare il nostro potere contrattuale con l’Unione europea. Pagando, infatti, l’energia elettrica prodotta in altri Paesi, si è poi succubi delle scelte, delle priorità e delle esigenze di chi, comunque, possiede l’energia elettrica e potrebbe anche mettere il veto sulla cessione ai nostri utilizzatori.

LAURA FRONER
[…] Riteniamo infatti che il carattere di terzietà dell’Agenzia sia una priorità, affinché questa possa essere vissuta come un soggetto realmente super partes che tuteli prima di tutto i cittadini.
È con questo spirito, quindi, che chiediamo che la nomina dell’Agenzia avvenga con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
Sempre nello spirito di rafforzare la terzietà dell’Agenzia intendiamo incidere sulla composizione della stessa, rendendola meno dipendente dai Ministri e di maggiore tutela anche nei confronti degli enti locali.
Per questa ragione, proponiamo che dei quattro componenti che affiancano il presidente uno sia proposto dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome.
[…] volevo ribadire come risulti strana la proposta di sostituire l’ENEA con l’ENES. Il testo prevede, infatti, che l’istituzione dovrebbe svolgere le proprie funzioni con le risorse finanziarie strumentali e di personale che erano dell’ENEA. È una proposta che ci risulta assolutamente incomprensibile, in quanto l’ente guidato da Paganetto, nominato commissario dal precedente Governo Berlusconi e riconfermato presidente dal Governo Prodi, aveva dato prova di indiscutibili competenze.
Appare quindi strano che i primi passi che il Governo si appresta ad effettuare nel settore dell’energia nucleare prevedano la soppressione di un marchio e di un ente ormai affermato come l’ENEA. L’unica spiegazione può essere la volontà da parte del Governo di sottoporre l’Agenzia, che dovrebbe rappresentare un soggetto super partes, al massimo controllo da parte del Ministro dello sviluppo economico, e di orientare in modo determinante l’azione dell’Agenzia verso l’energia nucleare, lasciando in secondo piano lo sviluppo delle altre fonti energetiche.

MAURO LIBÈ
Noi abbiamo al nostro esame un emendamento successivo che prevede proprio questo, di accettare la priorità di dispacciamento dell’energia prodotta dal nucleare se non consta di più, altrimenti cosa si fa? Si dà priorità a energia caricandola sui cittadini con un costo in bolletta molto più alto. Avremmo portato a casa due danni: la costruzione di centrali che non tutti i cittadini vogliono e un aumento del costo dell’energia in Italia. Quindi, colleghi, stiamo molto, molto attenti a questo aspetto.

ANDREA LULLI.
[…] Quando si adotta la dizione di cui alla lettera a), peraltro riportata anche nel decreto-legge in materia di rifiuti, che per la realizzazione di determinati impianti prevedeva appunto l’uso dell’esercito, ciò ha infatti un significato preciso.
Questo mette in mora, lo voglio dire con molta franchezza, anche uno dei criteri fondamentali per cui un Paese come il nostro (ma qualsiasi Paese) può tentare il ritorno all’approccio al nucleare: l’approccio al nucleare, per essere realizzato davvero, ha bisogno infatti di un consenso vasto e convinto, ma se passa l’ipotesi che bisogna addirittura militarizzare le aree in cui si pensa di poter realizzare gli interventi è chiaro che in tal modo non si rassicura per niente la popolazione!
Non dimentichiamo che abbiamo partecipato – ed io stesso ho avuto occasione di partecipare – a dibattiti con esperti francesi e statunitensi che hanno richiamato proprio la necessità di evitare l’idea della militarizzazione per intervenire nella realizzazione delle centrali nucleari.
[…] L’Agenzia, se ha un senso, deve avere il dominio della situazione e non può essere intesa come un organo consultivo, perché altrimenti tutta la funzionalità dell’Agenzia per la sicurezza nucleare rischia di essere vanificata. D’altra parte, nei Paesi in cui vi è un sistema nucleare, l’Agenzia ricopre un ruolo centrale non solo di verifica e di controllo, ma anche di indirizzo; pertanto, possiamo anche accettare la riformulazione proposta, ma voglio rimarcare che rinunciare a far svolgere all’Agenzia per la sicurezza nucleare un ruolo direttivo ed autonomo rappresenta, per così dire, un’occasione mancata che credo dovrà essere oggetto di riflessione e di meditazione nel prosieguo dell’iter parlamentare di questo provvedimento.
[…] Non sì può dire che tutti gli investimenti sono a carico delle imprese private. Non si dice totalmente la verità. Infatti, nei costi del ritorno al nucleare non c’è solo la realizzazione di impianti, non c’è solo lo smaltimento delle scorie, che è un onere rilevantissimo e che ha una durata nel tempo imprevedibile, ma vi è la necessità dello smantellamento delle centrali.
E su questo – attenzione! – il fatto che il settore pubblico faccia un passo indietro è un elemento che ci lascia molta preoccupazione. Inoltre non è accettabile che si agiti la questione del nucleare, affermando che è la strada per abbattere il CO2: non è così. A parità di investimenti, il risparmio energetico produce risparmio di CO2 sette volte superiore a quello che può produrre il nucleare. Questi sono dati dell’industria francese (non nostri) che testimoniano come in realtà il nostro Paese deve soprattutto investire in quella direzione creando le condizioni per spostare più avanti la ricerca e l’innovazione.

SALVATORE MARGIOTTA.
[…] rimangono irrisolti sul tappeto alcuni problemi: i rischi e i costi, ma, ancor di più, rimane irrisolto, da oltre vent’anni in Italia, il problema del decommissioning e del sito ove individuare e trasportare le scorie radioattive.
Da questo punto di vista, la lettera d) del comma 2 dell’articolo 15 in esame, è a mio parere inaccettabile. Essa prevede di conferire una delega al Governo, in relazione alla «previsione delle modalità che i produttori di energia elettrica nucleare devono adottare per la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e lo smantellamento degli impianti a fine vita». A mio parere, questa previsione è inaccettabile. È inaccettabile che siano gli stessi produttori di energia elettrica a doversi occupare del problema, ma è ancora più inaccettabile che il Parlamento possa conferire una delega al Governo in materia.
[…] Avete detto questa mattina che volete intraprendere la politica energetica nucleare con trasparenza, partecipazione e coinvolgendo le popolazioni. Eppure – si è votato questa mattina – alla lettera e), comma 2, dell’articolo 15 prevedete l’utilizzo di poteri sostitutivi del Governo qualora non vi sia l’accordo con le amministrazioni locali. Inoltre, alla lettera f), comma 2, dell’articolo 15, il Governo prevede il procedimento dell’autorizzazione unica.
Con questo emendamento, prevediamo che si utilizzi l’autorizzazione unica, ma almeno si preveda esplicitamente che non potrà essere concessa autorizzazione se non previa procedura di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica. Signor Presidente, in Italia per realizzare una qualsiasi opera anche di minore importanza, per esempio, in aree protette, bisogna obbligatoriamente ottemperare alle procedure di VIA e VAS, persino se si vuole fare una recinzione. È possibile non attuare queste procedure nel momento in cui si vuole realizzare un impianto per la produzione energetica nucleare?
Perché vogliamo la VIA e la VAS? Esattamente perché nell’ambito di tali procedimenti è obbligatoria una fase di informazione al pubblico, vi è cioè una fase in cui i cittadini e le istituzioni possono fare osservazioni, suggerimenti, possono manifestare intendimenti.
[…] La prima riguarda il fatto che, nel corpo di questo articolo, si elimina la Cassa conguaglio per il settore elettrico. È stato già affermato anche dal collega Polledri che, in questo modo, si crea una pericolosa sovrapposizione tra controllato e controllore, con la quale non si capisce bene chi potrà rispondere. Si priva la Sogin di funzioni e la si commissaria. Autorevolmente, il Ministro del Governo ombra del Partito Democratico, l’onorevole Bersani, si è soffermato nello spiegare perché ciò è sbagliato.
La verità è che in questa fase il Governo applica ovunque lo spoil system, cambia il management ovunque può e, dove non può, chiude gli enti che non siano guidati da persone gradite. Pensiamo all’APAT e all’ENEA, come ci accorgeremo nel seguito dell’esame del provvedimento.
In questo caso, il problema ha una sua gravità. In Sogin Spa esistono competenze che andrebbero utilizzate proprio da chi vuole lavorare al rilancio per il nucleare, invece si priva Sogin Spa di una serie di competenze e di funzioni. Si decapita Sogin Spa nonostante il nuovo corso, che ha fatto seguito alla gestione, per me famigerata, del generale Jean. Il nuovo corso ha operato bene, ha avviato a soluzione alcuni problemi e, in questo caso, lo si azzera. Si decapita la Sogin Spa, ovviamente al fine di procedere, attraverso lottizzazione e favori da fare evidentemente a chi è gradito al Governo, verso nomine magari di basso profilo e non di pari competenze.

VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO.
[…] Di particolare rilievo è la lettera d), del comma 2, che prima l’onorevole Margiotta ha letto e che mi sembra utile richiamare e sottoporre nuovamente all’attenzione di tutta l’Aula. Infatti parliamo della previsione delle modalità che i produttori di energia elettrica nucleare devono adottare per la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e lo smantellamento degli impianti a fine vita.
Sembra che sia chiara la portata della norma e spero che sia altrettanto chiara l’importanza dell’emendamento che vi sottoponiamo che è differente dal precedente perché con quest’ultimo proponiamo che i produttori di energia nucleare debbano adottare tali modalità sotto il controllo della Sogin e dell’Agenzia di sicurezza nucleare.

SERGIO MICHELE PIFFARI. Signor Presidente, richiamo l’attenzione sul fatto che abbiamo approvato, con il decreto-legge precedente, la militarizzazione di alcuni siti: si tratta dei siti produttivi ma non solo, sono quelli di stoccaggio e, in teoria, potrebbero essere anche quelli di produzione del nucleare cioè della coltivazione in montagna. Credo che rendere, come per il caso dell’emergenza rifiuti in Campania, la necessità di mettere i militari a presidio di questi siti, sia una forzatura della democrazia e una violazione della libertà personale. Immagino, in Valle d’Aosta o sulle Orobie bergamasche, i militari e gli Alpini a presiedere il siti dove andremo a fare ricerca del nucleare, come negli anni Ottanta.

MASSIMO POLLEDRI.
Credo che questa delega al Governo in materia nucleare sia un momento importante e necessario. Abbiamo ben presenti le paure della pubblica opinione e dei cittadini, ma pensiamo di poter garantire una scelta che possa coniugare contemporaneamente la sicurezza e la salute dell’ambiente con la necessità di avere una sicurezza negli approvvigionamenti ed il rispetto dell’ambiente. Oggi il nucleare può comportare maggior rispetto e tutela dell’ambiente.
È sotto gli occhi di tutti il dibattito sulla CO2: non c’è strada per poter ridurre le emissioni di CO2, se non smettere di utilizzare l’automobile – ma non mi sembra un’alternativa proponibile – o evitare l’emissione nella produzione di energia.
Il nucleare consente, da una parte, di rispettare l’ambiente e, dall’altra, anche di garantire che gli impianti vengano effettivamente realizzati nella tutela della salute ed anche nella tutela del ruolo e della responsabilità degli enti locali.
Per questo ritengo che si tratti di un giusto mix di prudenza, realismo e, soprattutto, anche di fattibilità.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI.
[…] Il merito dell’emendamento Lulli 15.7 è molto chiaro: stiamo per conferire una delega al Governo che è assolutamente ampia ed eccessiva rispetto al fatto che il Governo ha la responsabilità di scegliere i siti, ma non può contemporaneamente, nello stesso decreto legislativo, già dichiarare gli stessi siti strategici dal punto di vista militare.
Vi è un problema di procedura che va osservata. La procedura è decisiva: prima, eventualmente, anzi sicuramente, si scelgono i siti, vengono certificati dalle autorità della sicurezza nucleare e, a quel punto, una volta che si è avviata l’eventuale procedura per la costruzione, si dichiara il sito strategico dal punto di vista militare.
[…] L’Agenzia non era ricompresa nel testo originario del Governo. Ogni decisione relativa al nucleare era posta in capo al Ministro competente. Per un certo periodo, nella Commissione di merito, non abbiamo compreso esattamente chi fosse il Ministro competente: il Ministro dell’ambiente litigava con il Ministro dello sviluppo economico. A quel punto, si rischiava di avere un provvedimento che rasentava il ridicolo, perché, a fronte della scelta, di grande impegno, di intraprendere una discussione ed una verifica in campo tecnico e scientifico, relativamente alla possibilità di avviare una fase nella quale in Italia fosse possibile eventualmente porsi di fronte alla necessità di realizzare alcuni impianti nucleari da qui al 2020, in realtà l’Agenzia non era ricompresa.
[…] l’Agenzia, così come risulta dal testo del Governo, come ho detto prima, ha compiti di controllo, di indirizzo e di gestione che conoscono una serie di limitazioni. In particolare, con questo emendamento proponiamo che l’Agenzia per la sicurezza nucleare si occupi non solo dei rifiuti radioattivi prodotti dalle centrali nucleari, ma anche di quelli prodotti da attività mediche e industriali.
Non si comprende per quale motivo questo tipo di rifiuti radioattivi non possa essere ricompreso nell’attività di controllo di un’Agenzia che svolge una funzione nazionale e ha un potere di intervento funzionando un po’ da filtro nei confronti dei ministeri e del decisore politico.

ENZO RAISI
[…] proprio per evitare questa idea e questa sensazione della militarizzazione, in Commissione, ed è emerso anche nella relazione al provvedimento, si è lavorato molto sugli incentivi alle famiglie e alle imprese, con l’intento di comunicare che avere una centrale nucleare deve essere ritenuto, da parte della popolazione residente, un’opportunità.
Quindi dico questo perché il senso che abbiamo dato a tutto il provvedimento non era certamente quello di imporre dall’alto una realtà, ma di creare consenso dal basso. Tant’è che, ad esempio, si è discusso molto sull’eventualità di dare i contributi attraverso gli enti locali (come è sempre avvenuto in passato), ma la Commissione ha preferito elaborare un dispositivo finale concentrato sugli aiuti alle famiglie e alle imprese, sostanzialmente seguendo in parte il modello francese.

FABIO RAMPELLI.
Quindi, rivendico una sorta di voto di astensione rispetto ad un provvedimento che contiene una parte sicuramente importante, positiva – quella sullo sviluppo, sull’aiuto alla nostra economia per favorirne la ripresa in una fase certamente complessa -, ma che ha un vulnus, una sorta di approccio culturale a mio giudizio non convincente sia in ordine alle scelte in termini di politica energetica, sia in ordine alla nota problematica del CIP6.
Penso che tutte le posizioni siano totalmente legittime, ma penso anche che questi siano due episodi critici, su cui occorreva fare un lavoro diverso per garantire un maggiore coinvolgimento da parte della società. Vorrei rammentare – e questo forse dovrebbe bastare – che nel 1987 sull’energia nucleare si è tenuto un plebiscitario referendum, con un’elevatissima partecipazione da parte dei cittadini italiani e molti, anche dei deputati che oggi sono qui a rappresentare alcuni partiti del centrodestra e del centrosinistra, hanno svolto alcune battaglie.

ERMETE REALACCI
[…] vorrei dire al collega Polledri che sono assolutamente d’accordo con lui che chi costruisce le centrali deve farsi carico anche dei costi, che sono enormi, della chiusura del ciclo dello stoccaggio delle scorie. Per questo il nucleare di terza generazione non si farà nel nostro Paese. Tuttavia c’è un problema e lo dico soprattutto ai colleghi della Lega: le procedure che stiamo votando, caso unico in Occidente, prevedono che, ad un certo punto, il Governo nazionale possa anche forzare la decisione relativa a dove costruire una centrale o un deposito di scorie, contro la volontà dei territori. Poiché questo problema riguarda soprattutto la Pianura Padana, perché c’è un solo fiume, in Italia, che regge il volume d’acqua necessario a raffreddare una centrale nucleare di terza generazione, lo dico serenamente, ponetevi questo problema, perché è lì che il Governo insisterà
[…] Noi riteniamo che un grande Paese industrializzato come l’Italia debba avere una Agenzia nucleare degna di questo nome. Anzi, riteniamo che sia insufficiente quanto è stato fatto per dargli mezzi e strumenti. Al tempo stesso, riteniamo che la strada imboccata (penso, ad esempio, alla possibilità per il Governo di decidere contro il parere degli enti locali e delle regioni e con una militarizzazione del territorio il luogo dove collocare centrali nucleari e siti) sia unica in un Paese occidentale, sbagliata e da combattere.

DOMENICO SCILIPOTI..
Come ho detto ieri in quest’Aula, il nucleare di seconda e terza generazione è ad altissimo rischio per la vita umana: è stato dimostrato, non lo sostengo solo io. Non ascoltate quello che dice il parlamentare Scilipoti, consultatevi con il Ministero della salute, con gli studi sull’argomento, prendete veramente coscienza per rendervi conto che il nucleare di seconda e terza generazione è ad alto rischio di vita, che non può essere messa in discussione di fronte alla produttività, di fronte ad un interesse che non è supremo e vitale per il Paese, quello di introdurre il nucleare, il 18 per cento dell’energia.
Ieri ho citato statistiche (che invito ognuno di voi ad andare a vedere) pubblicate in America dal Centro di ricerche dell’istituto di oncologia, che attestano che nei luoghi vicini alle centrali nucleari vi sono 19 mila persone affette non solo da malattie neoplastiche, ma anche da malattie degenerative, ossia che convivono con la malattia per vent’anni, soffrendo giorno dopo giorno e facendo soffrire anche i parenti, gli amici e tutti coloro che stanno loro accanto.
[…] tutti parliamo di federalismo, tutti parliamo un linguaggio che dovrebbe essere chiaro, però il Governo può anche non tenere in giusta considerazione quanto viene deliberato dalle regioni o dai comuni, così da sopprimere completamente la volontà del popolo circa il luogo dove dovrebbe essere realizzata una centrale nucleare
[…] Intendo chiedere, con molta serenità, al Ministro presente in Aula se è vero o non è vero che il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha avviato un’indagine conoscitiva per quanto riguarda l’impianto nucleare del Garigliano, che quattordici sindaci della zona hanno firmato un documento gravissimo, invitando il Ministero ad intervenire e che quest’ultimo ha creato una commissione ad hoc per verificare se effettivamente esiste una relazione con l’elevato numero di casi tumorali registrati tra gli abitanti della zona.
[…] il nucleare – in modo particolare l’uranio – viene utilizzato per ridurre tre sostanze altamente tossiche, presenti all’interno dell’atmosfera: il biossido di carbonio, il metano e il protossido di azoto.
Tuttavia, guarda caso, nella trasformazione, nell’estrazione e nel trasporto dell’uranio si produce una sostanza che si chiama biossido di carbonio (CO2). Ma non è questo ciò che volevo sottolineare, onorevoli colleghi. Vorrei sottolineare il fatto che si parla di seconda e di terza  generazione, ma quali sono i reattori che vengono utilizzati nella seconda e terza generazione? Sono i reattori ad acqua bollente e quelli ad acqua pressurizzata, vale a dire i reattori che rilasciano tantissime scorie, nocive per la salute.

FEDERICO TESTA.
[…]  Se il progetto di rientro, così com’è stato illustrato ai giornali, prevede che il 25 per cento di energia venga prodotto da fonti rinnovabili, il 25 per cento dal nucleare, e il 50 per cento da fonti fossili, quanti rigassificatori ci serviranno? Inoltre, riusciremo ad assorbire tutta la produzione di cicli combinati e contemporaneamente a dare vita a questi nuovi progetti? Da questo punto di vista avere le idee più chiare su quelle che saranno l’offerta e la domanda di energia nel nostro Paese non sarebbe stato un male.
[…] Personalmente credo che le tipologie degli impianti dovrebbero essere lasciate alla libera determinazione degli operatori in una griglia fissata dal potere politico, che invece dovrebbe determinare i requisiti minimali perché siano garantite sicurezza, efficienza e quant’altro.
Inoltre, se si vuole affrontare organicamente il tema dell’energia non si può non affrontare il nucleare insieme al risparmio energetico e alle fonti rinnovabili. Sono tre leve importanti, che vanno mosse in maniera coordinata e non a scapito l’una dell’altra. Su questo aspetto francamente nel provvedimento in discussione non vi sono segnali che convincono fino in fondo, ed anzi vi è qualche segnale rispetto al quale esprimeremo la nostra decisa contrarietà.
Infine, rientrare davvero nel nucleare significa chiedere agli operatori di effettuare grandi investimenti con periodi di pay back ed orizzonti temporali molto lunghi. Da questo punto di vista diventano fondamentali le garanzie che vengono date sull’organicità del progetto e sulla credibilità e condivisione dello stesso.
Così anche il balletto cui abbiamo assistito tra Ministeri sulla composizione dell’Agenzia nonché le scelte di commissariamento, a prescindere, degli enti che ad oggi si occupano del nucleare (Sogin ed ENEA) danno più l’idea di una lotta per il potere che non della percezione effettiva della partita che si vuole giocare, per non parlare poi del finanziamento dedicato all’Agenzia, che è del tutto inadeguato.
Il tema dell’autorevolezza è fondamentale affinché il rientro nel nucleare sia accettato e condiviso dai cittadini, i quali devono essere coinvolti e rassicurati di fronte ad una scelta che presenta ancora per molti forti margini di rischio e di paura, magari immotivata ma comunque da prendere in considerazione.
A tal proposito, sono necessari certamente il rafforzamento e la terzietà dell’Agenzia. Tale carattere è necessario perché questa possa essere vissuta come soggetto realmente super partes che ha a cuore prima di tutto gli interessi della collettività.
Sono poi necessari forti investimenti in comunicazione ed informazione, piuttosto che lasciar trasparire l’intenzione di militarizzazione dei siti, che invece devono essere aperti proprio perché i cittadini possano capire che in quelle sedi non vi è niente di cui preoccuparsi.
In questo quadro sono quindi indispensabili azioni concrete che dimostrino come, al di là degli annunci, vi sia la capacità di porre in essere misure precise e, in primo luogo, l’individuazione del deposito di superficie e il proseguimento del lavoro di decommissioning […] L’obiettivo non è quello di negare la sussistenza di altre tecnologie produttive, ma di inserire nel provvedimento l’auspicio che si lavori comunque per risolvere quelli che sono certamente due dei problemi principali dell’attuale tecnologia nucleare, che sono la produzione di scorie tossiche e un utilizzo molto basso del materiale uranifero, tanto che questo può comportare nel lungo periodo anche problemi di scarsità dello stesso.

[.]lasciare al Governo la scelta delle tipologie degli impianti significa che il potere pubblico, politico, deciderà quali saranno, tra le varie tecnologie possibili che possono essere utilizzate da chi costruirà e gestirà centrali nucleari, le opzioni migliori.
Invece, noi crediamo che le tipologie vadano scelte dagli operatori che si candideranno, se ciò avverrà, alla costruzione e alla gestione di centrali nucleari. Da questo punto di vista, ipotizzare che le tipologie siano scelte dal potere politico significa prevedere che sia la politica – e non il mercato – a decidere le modalità migliori di produzione di energia, le più economiche per la produzione di energia nucleare.

NUNZIO FRANCESCO TESTA. Signor Presidente, mi sfugge il motivo per cui il Governo si ostini a non richiedere il parere dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, posto che una delle funzioni precipue dell’Agenzia è il controllo della certificazione. Siccome stiamo parlando di una previsione per la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia e di impianti per la messa in sicurezza, ritengo che questa sia una delle precipue funzioni dell’Agenzia.

ADOLFO URSO, Sottosegretario per lo sviluppo economico. Signor Presidente, intervengo, in merito all’osservazione del collega Lulli, solo per chiarire doverosamente all’Assemblea che, come abbiamo detto in Commissione, questo punto specifico della delega non vuole assolutamente prevedere la militarizzazione dei siti, ma, invece, è volto necessariamente a specificare le varie forme di vigilanza e di protezione per un’assoluta protezione, fisica e passiva, richiesta dagli standard internazionali, dall’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di nucleare, anche, ovviamente, in merito a possibili forme di protezione antintrusione e antiterrorismo.

LUDOVICO VICO.
I commi 6 e 7 riguardano la Sogin Spa, il suo commissariamento e la sua nuova mission. Mi chiedo – e chiedo soprattutto al Governo – perché nel nostro Paese, benché l’opzione nucleare sia stata abbandonata fin dal 1987, il decommissioning non sia stato mai avviato. Si può dire così, ma è così. Infatti, esso è ancora da avviare nelle centrali di Latina, di Trino Vercellese, di Caorso, del Garigliano, nei centri di stoccaggio di Casaccia, di Bosco Marengo, di Saluggia e di Rotondella. In quello di Saluggia si dovrà ricorrere alla cementazione dei rifiuti liquidi, una volta trasferiti dai vecchi ai nuovi serbatoi. In sostanza, a ventuno anni da quel referendum che abrogò l’opzione nucleare, si è affidata alla Sogin Spa una mission che fondamentalmente non è mai cominciata. Ora essa viene commissariata affidandole nuovi ruoli che non saranno noti fino a quando la delega sarà stata espletata. Ma quando parliamo della mission e del decommissioning della Sogin Spa, stiamo parlando sostanzialmente del fatto che bisognava già allestire anche il sito nazionale temporaneo di deposito delle scorie. Onorevoli colleghi, quando parliamo del nostro Paese e del volume delle scorie, stiamo parlando modestamente di 8 mila metri cubi di scorie ad alta pericolosità, vale a dire di una quantità irrisoria rispetto a Paesi europei come la Francia, di cui tanto parliamo, e la stessa Germania.
Non va dimenticato anche che lo smantellamento dei quattro impianti di Latina, Trino, Caorso e Liri-Garigliano ha un costo, che al Parlamento italiano e ai Governi che si sono succeduti è noto. È un costo che l’Agenzia internazionale per l’energia e la Sogin Spa, in sede di indagine nella X Commissione, hanno quantificato in 3 miliardi di dollari.

RAFFAELLO VIGNALI.
[…] in ogni Paese che si è dotato della produzione di energia nucleare esiste un’agenzia indipendente, governativa ma indipendente, che ha il compito di vigilare sulla sicurezza della produzione, dei siti e dello stoccaggio dei rifiuti. Questo è un tema importante, in quanto il nucleare – come tutti ben sappiamo – a suo tempo è stato sottoposto a referendum.
Quindi, credo sia importante su questo articolo – e mi permetto di fare un appello anche all’opposizione – svolgere un dibattito sereno, perché questa Agenzia evidentemente ha il compito non soltanto di vigilare sulla sicurezza della produzione dei siti, ma ha anche quello di rassicurare la popolazione sulla sicurezza del nucleare.

ELISABETTA ZAMPARUTTI.
[…] Non possiamo che opporci ad una scelta di politica industriale compiuta in modo ideologico, perché prescinde da un serio esame dei costi e dei benefici per il Paese e che, anziché derivare dalla definizione di una strategia energetica nazionale – come opportunamente era stato affermato all’inizio -, in realtà condiziona la strategia stessa e vuole ridurre il dibattito e le consultazioni che la accompagneranno ad un inutile esercizio retorico.
Per noi continua a mancare, anche in questa maggioranza, la capacità di svolgere un’azione di Governo, vale a dire la capacità di compiere scelte strategiche prevedendo e considerando sempre tutte le alternative possibili. Tale esercizio porterebbe oggi a compiere altre scelte, che consentirebbero al nostro Paese, che è tra gli ultimi per despecializzazione tecnologica in Europa, di risalire questa china, nella consapevolezza che la partita energetica si gioca sulle nuove tecnologie e non sul nucleare di terza generazione, che è una tecnologia vecchia, superata e bocciata dal mercato.
Vi è ancora una ragione di contrarietà alla scelta che ci proponete attinente all’Agenzia per la sicurezza nucleare. L’Agenzia che ci proponete è, nel migliore dei casi, un inutile rimescolamento di carte, che sottrae risorse attualmente dedicate ad una struttura consolidata e funzionante – mi riferisco a quella esistente presso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – per destinarla ad un consiglio di amministrazione di cui, francamente, non si sente alcun bisogno.
L’Agenzia che ci proponete, poi, è un’involuzione rispetto a quella prevista dalla legge n. 61 del 1994, che, a seguito di quesiti referendari, istituiva il sistema dei controlli ambientali e che risolveva, dopo quasi vent’anni di polemiche, la questione della convivenza delle funzioni di controllo del nucleare con quelle di promozione, ricerca e sviluppo in un medesimo soggetto, che ora ci riproponete.

Written by sistemielettorali

2 dicembre 2009 a 11:19

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