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Nucleare in Italia: dibattito in Commissione

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Veniamo a parlare dei lavori nelle varie commissioni parlamentari.
In questo post segnalo quelli che sono stati gli interventi più interessanti  resocontati nei verbali pubblicati.

In rigoroso ordine alfabetico, ecco alcuni spunti, recuperati dalle varie sedute.
Gianluca BENAMATI (PD) osserva che il disegno di legge dovrebbe recare misure sui seguenti quattro punti, indispensabili per ricostituire il sistema nucleare dotandolo delle adeguate competenze di gestione: individuazione di un’autorità di sicurezza per tutte le diverse fasi di realizzazione e di gestione degli impianti nucleari; affidamento di compiti di supporto al Governo nell’elaborazione delle scelte sul nucleare ad uno o più soggetti tecnico-scientifici, quali l’Enea e altri enti di ricerca; trattamento e deposito delle scorie mediante l’uso di tecnologie avanzate; iniziative di formazione specifica di laureati per il rilancio dell’attività nucleare.
Con riferimento all’articolo 15, recante delega al Governo per la definizione dei criteri di localizzazione dei siti nucleari e delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni interessate, ricorda le numerose problematiche degli enti locali interessati dalla costruzione di impianti energia elettrica nucleare e dalla localizzazione di sistemi di stoccaggio di materiale radioattivo e ritiene che sarebbe opportuno prevedere in loro favore misure specifiche.
Con riferimento all’articolo 16, osserva che l’attribuzione al Governo della definizione delle tipologie di impianti di produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati sul territorio nazionale contrasta con i principi di giusta concorrenza sul mercato. Ricordato che negli Stati Uniti il Governo individua i criteri cui devono attenersi tutti gli impianti nucleari, mentre la NRC esercita funzioni di controllo sui sistemi, ritiene che nel provvedimento in esame si dovrebbero più opportunamente individuare i criteri di corretto funzionamento degli impianti.
Con riferimento all’articolo 17, richiama l’attenzione sul ruolo anomalo che sembra assumere l’Agenzia per l’attrazione degli investimenti che affianca a competenze per realizzazione degli impianti nucleari in termini prossimi, funzioni di ricerca e sviluppo e incentivazioni per questo tipo di sistemi. Ritiene eccessiva questa sovrapposizione di competenze in capo all’Agenzia per l’attrazione degli investimenti.
Infine, relativamente all’articolo 18, giudica incongruo attribuire tutte le controversie concernenti il settore dell’energia al tribunale amministrativo regionale del Lazio.

 

Alessandro BRATTI (PD)  rileva che la discussione di un provvedimento di tale portata avrebbe richiesto l’approntamento, da parte del Governo, quantomeno degli indispensabili studi relativi al fabbisogno energetico nazionale previsto per il prossimo futuro. Stante l’assenza di tale studio, ci si trova – a suo giudizio – nella paradossale situazione di dover discutere di una scelta fondamentale di politica energetica, quale è quella del ritorno dell’Italia al nucleare, senza sapere nemmeno quante centrali si vogliono o si debbono realizzare. A suo avviso, inoltre, la scelta frettolosa e approssimativa operata dal Governo rischia di allontanare l’Italia dalle scelte di fondo della Commissione europea in materia di politica energetica: invece che sulle fonti rinnovabili e sulle politiche di implementazione del risparmio e dell’efficienza energetica, l’Italia viene sospinta in tutt’altra direzione, con scelte che ipotecano il futuro energetico del Paese per i prossimi 40 o 50 anni.
Nel denunciare la politica del Governo di commissariamento di tutti gli enti e organismi posti sotto la sua vigilanza, sottolinea la confusione e la gravità delle scelte operate in materia di organizzazione e funzionamento dell’istituenda Agenzia per la sicurezza nucleare, sottolineando anche l’esiguità delle risorse umane e materiali messe a sua disposizione, che vengono sottratte, peraltro, all’ISPRA e all’ENEA. Richiamata l’attenzione della Commissione sulla grave situazione dei lavoratori precari attualmente in servizio presso l’APAT, denuncia l’approssimazione e l’inadeguatezza di misure che non garantiscono adeguati livelli, né sul fronte di chi deve realizzare le centrali, né su quelli – altrettanto importanti – di chi deve controllare e di chi deve fare ricerca.

 

Anna Teresa FORMISANO (UdC) sottolinea l’importanza del coinvolgimento delle università e degli enti di ricerca, quali l’Enea, in un’attività di monitoraggio costante di questa fase di rilancio del nucleare in Italia, anche al fine di richiamare in patria numerosi valenti ricercatori attualmente impegnati all’estero. Preannuncia, quindi, la presentazione di proposte emendative in questo senso.

 

Giancarlo GIORGETTI segnala l’opportunità di acquisire un chiarimento in ordine alla partecipazione minoritaria della Cassa depositi e prestiti ai consorzi per lo sviluppo degli impianti di energia nucleare. Andrebbe infatti verificata la compatibilità di tale previsione – che appare di carattere vincolante per la CDP – rispetto al mantenimento, nel tempo, degli equilibri finanziari e di bilancio della Cassa medesima.
Con riferimento ai successivi commi 6 e 6-bis, che intervengono in materia di Sogin SpA e società pubbliche nel settore nucleare, tenuto conto che il testo non dispone alcun obbligo di invarianza finanziaria, chiede di acquisire una valutazione da parte del Governo in ordine ai possibili effetti finanziari delle norme di riordino in esame, al fine di escludere conseguenze negative connesse alle competenze attualmente svolte da Sogin SpA. Chiede di confermare che agli oneri direttamente derivanti dalla nomina dei commissari si farà fronte nell’ambito dei mezzi ordinari già a disposizione della Sogin SpA.   […] Alla luce delle considerazioni svolte, ritiene opportuno che il Governo fornisca una quantificazione degli oneri derivanti dalla norma in esame, chiarendo se anche l’individuazione della sede dell’Agenzia sia suscettibile di determinare conseguenze finanziarie negative, e fornendo indicazioni sulla modalità di copertura dei relativi oneri anche per gli anni successivi al 2009. Il Governo inoltre dovrebbe chiarire se l’ISPRA e l’ENEA presentano adeguate risorse per far fronte agli interventi di cui al presente comma senza pregiudicare la realizzazione di quelli già previsti a legislazione vigente a valere sulle medesime risorse. Il comma 15 dispone che con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del mare verranno individuate le risorse di personale dell’organico del Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che verranno trasferite all’Agenzia per la sicurezza nucleare, nel limite di 50 unità mentre con decreto del Ministro dello sviluppo economico verranno individuate le risorse di personale dell’organico dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente e di sue società partecipate, che verranno trasferite all’Agenzia, nel limite di 50 unità.

 […] Prevede inoltre che sino all’espletamento dei concorsi e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, l’ISPRA è autorizzato ad avvalersi del personale in servizio preso il dipartimento nucleare, alla data del 14 ottobre 2008, con contratto a tempo determinato o con contratto di collaborazione.

Gli emendamenti Quartiani 16-ter.2 e 16-ter.3 e Lulli 16-ter.6, prevedendo l’istituzione di un’Autorità per l’energia nucleare ovvero un diverso assetto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare di cui all’articolo 16-ter, appaiono suscettibili di determinare oneri non quantificati né coperti. In particolare l’emendamento Quartiani 16-ter.2 fa venire meno le disposizioni di cui ai commi 15-17 che sono stati inseriti dalla Commissione di merito su sollecitazione della Commissione bilancio allo scopo di garantire l’invarianza della spesa dell’Agenzia mediante l’utilizzo delle risorse umane e finanziarie già esistenti. L’emendamento Quartiani 16-ter.3 prevede che, anziché una Agenzia, si costituisca una Autorità per la sicurezza nucleare. In proposito il relatore aveva chiesto di acquisire l’avviso del Governo, che ha sottolineato che tale configurazione sarebbe tale da determinare oneri aggiuntivi. In proposito si ricorda che la Commissione bilancio, con una condizione espressa ai sensi dell’articolo 81, quarto comma, della Costituzione, aveva richiesto la soppressione di un inciso secondo il quale l’Agenzia sarebbe stata dotata di autonomia organizzativa, finanziaria e contabile, condizione che sembrerebbe pregiudicata qualora l’organismo di nuova istituzione si configurasse come Autorità. Quanto all’emendamento Lulli 16-ter.6, segnala che lo stesso reca un comma aggiuntivo che consente all’Agenzia di avviare un bando per il reclutamento di personale di alto livello a valere sulle risorse poste a carico dei soggetti esercenti le attività vigilate. Su tale specifico aspetto, che riproduce il contenuto dell’emendamento Lulli 16-ter.28, il relatore aveva chiesto di acquisire l’avviso del Governo in merito all’idoneità della copertura indicata per far fronte agli oneri derivanti dall’assunzione di personale di alto livello, in considerazione del fatto che i contributi sarebbero deducibili per i soggetti tenuto al loro versamento.

 

Mauro LIBÈ (UdC)  auspica quindi che vengano approvato delle norme che possano consentire un ritorno al nucleare molto più rapido di quello previsto dalle attuali norme.
Sottolinea che la decisione di spostare al 30 giugno 2009 il termine per la costituzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare è una decisione grave, che rischia di mettere in forse l’attuazione dell’intero programma di interventi predisposto per la presente legislatura. All’opposto, richiama «gli ambientalisti di ritorno» alla oggettiva considerazione che è meglio utilizzare energia nucleare prodotta in Italia, in centrali nucleari poste sotto il controllo di organismi nazionali, che comprare, a caro prezzo, energia prodotta in centrali nucleari controllate da organismi esteri sui quali l’Italia e le sue istituzioni non hanno alcun potere. Peraltro, richiama la sua profonda convinzione che la scelta di ritorno al nucleare debba abbandonare tutti i tatticismi e le indecisioni presenti nella politica del Governo, con un piano di azione improntato a semplificazione e snellezza delle procedure, ma al tempo stesso debba fornire il massimo delle garanzie possibili per la totale sicurezza dei cittadini.

 

Andrea LULLI (PD) Riguardo al nucleare, ritiene indispensabile prevedere un’Agenzia di sicurezza che valorizzi le prestigiose competenze italiane in materia, nonché affrontare le complesse questioni del decommissioning e della localizzazione degli impianti di smaltimento delle scorie. Ritiene che la reintroduzione del nucleare debba essere gestita in una logica di sistema, in cui le scelte politiche dovrebbero essere supportate da adeguate competenze tecnico-scientifiche. Nel giudicare incomprensibile l’impostazione dell’articolo 17, che affida all’Agenzia per l’attrazione degli investimenti competenze di sviluppo e ricerca sul nucleare, sottolinea che l’innovazione nel settore energetico non può essere limitata al nucleare, ma che si dovrebbero approfondire le questioni connesse al risparmio energetico e alle altre fonti di approvvigionamento. Con riferimento all’articolo 18, manifesta disponibilità ad attribuire al TAR del Lazio il contenzioso sul nucleare, ricordando tuttavia che l’articolo 117 della Costituzione individua come materia di legislazione concorrente la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale di energia.
Ribadisce le proprie perplessità e anzi la propria contrarietà alle inammissibilità dichiarate per carenza di compensazione sui suoi emendamenti 3.0.5, di cui ha già detto, e 15.3, che prevede l’istituzione dell’Autorità per la sicurezza nucleare, ne indica i compiti e la composizione con la clausola dell’invarianza dell’onere a carico dello Stato. Ritiene che tali norme di principio andranno poi nei fatti attuate nel rispetto dell’articolo 81 della Costituzione, ma non è condivisibile che la mera ipotesi di un maggior onere vanifichi la finalità complessiva della norma.
Sottolinea che ovviamente tutti i siti dove deve essere sviluppata l’energia nucleare devono essere protetti. Rileva peraltro che il criterio di delega che il subemendamento tende a sopprimere avrebbe l’effetto di militarizzare certi siti in deroga alla normativa vigente e che tale aspetto desta quindi più di qualche preoccupazione. Ritiene infatti che la popolazione andrebbe convinta ad accettare gli impianti più che minacciata.
Chiarisce che per la ricostruzione del sistema nucleare in Italia è fondamentale dare il giusto risalto all’attività dell’Agenzia per la sicurezza nucleare e della SOGIN. Rileva in particolare che la SOGIN costituisce un patrimonio importante per l’Italia che, lungi dall’essere dissolto, deve essere invece rafforzato.
Ritiene che l’emendamento del Governo costituisca un manifesto programmatico di nessun valore, che comporta anche lo smantellamento della SOGIN con la conseguente soppressione delle funzioni fondamentali svolte da tale organismo. Ritiene inoltre che per attuare una politica energetica seria occorrerebbe concentrarsi maggiormente sulla ricerca, in particolare su quella che riguarda la quarta generazione del nucleare.
Dichiara di apprezzare il notevole passo avanti compiuto dal Governo con la presentazione di questo emendamento, istitutivo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare; non può peraltro fare a meno di sottolineare che persistono ancora alcune questioni sulle quali le riserve sono ampie: ad esempio, quella delle modalità di nomina dei componenti dell’Agenzia, lo scarso ruolo delle Commissioni parlamentari nel procedimento, il parere contrario espresso da governo e relatore anche sull’ipotesi di una relazione annuale del Governo al Parlamento. Un ulteriore punto critico è rappresentato inoltre dalla contrarietà manifestata all’ipotesi, contenuta in un suo subemendamento, di procedere ad un concorso di livello europeo per acquisire le professionalità di alto livello necessarie al funzionamento di un organismo così delicato come l’Agenzia per la sicurezza nucleare.

 

Salvatore MARGIOTTA (PD) reputa tuttavia gravissimo che in questa sede, per l’ennesima volta, si debba registrare l’assenza del Ministro dell’ambiente o del sottosegretario delegato. Sotto questo profilo, ritiene di non potersi esimere dal ricordare che già in diverse occasioni il rappresentante del suo gruppo aveva formalmente richiesto la presenza del Ministro Prestigiacomo ai lavori della Commissione e che tutte queste richieste erano rimaste colpevolmente inevase: a suo avviso si tratta, a questo punto, di un segnale grave anche in termini di mancanza di rispetto nei confronti dei gruppi di opposizione, del Parlamento e del Paese stesso.
[…] vi è – a suo giudizio – la certezza oggettiva che il nucleare di terza generazione sia una scelta inutile, enormemente costosa, non risolutiva dei problemi urgenti che il Paese ha davanti e ancora fortemente inquinante. In particolare, ritiene che la produzione di scorie, ancora rilevante nel nucleare di terza generazione, ponga un serissimo problema per l’Italia, se è vero che, a distanza di oltre venti anni dall’abbandono del nucleare con il referendum del 1987, non sono stati ancora risolti i problemi di decommissioning degli impianti e di smaltimento delle scorie nucleari. Nel chiedersi se davvero ci sia la volontà di costruire le nuove centrali, avverte – ad esempio – che già il Presidente della regione Lombardia ha dichiarato che esse non potranno essere realizzate in quella regione.
Ritiene, inoltre, che la cosiddetta «scelta nucleare» del Governo rischia di produrre gravi danni anche sul versante del rafforzamento e dello sviluppo delle politiche per il risparmio energetico e delle fonti energetiche rinnovabili, com’è evidente anche dal denunciato abbandono nella manovra finanziaria di tutte le misure di implementazione e sostegno di tali politiche. Sono invece queste politiche, a suo avviso, che insieme alla costruzione di un numero adeguato di rigassificatori, alla convinta partecipazione ai programmi di ricerca e sviluppo delle tecnologie nucleari, ad una scelta a favore del nucleare di quarta generazione (con costi minori, meno inquinamento e un ridotto quantitativo di scorie), possono favorire la crescita energetica del Paese. In particolare, giudica inaccettabile la previsione di un’Agenzia per la sicurezza nucleare che non sia totalmente indipendente, anche sotto il profilo della nomina del suo vertice, dai dicasteri e dal Governo nel suo complesso. Nello stigmatizzare, infine, una pervicace volontà del Ministro dell’ambiente e, in questo caso, anche di quello dello sviluppo economico, di procedere con il metodo del commissariamento di tutti gli enti e organismi vigilati (in questo caso di tratta della SOGIN e dell’ENEA), figlio di una concezione politica secondo cui tutti devono rispondere all’Esecutivo, annuncia che il suo gruppo, pur apprezzando lo sforzo operato dal relatore nella stesura della proposta di parere, non potrà che votare convintamene contro tale proposta di parere.

 

Erminio Angelo QUARTIANI (PD), sottolinea che la struttura generale del disegno di legge all’esame della Commissione ne rivela un’impronta unitaria caratterizzata da una sorta di regressione centralizzatrice che contrasta con le politiche – sia di politica industriale che di politica energetica – dell’ultimo quindicennio. Sottolinea che tale mancanza di interlocuzione appare una versa forzatura, in particolare in relazione alle disposizioni in materia di politica energetica finalizzata alla reintroduzione del nucleare, anche in considerazione della totale assenza di una Agenzia autonoma per la sicurezza: non sembra davvero questo il modo migliore per reintrodurre una politica del nucleare civile nel Paese! Ritiene che il Governo faccia una forzatura demagogica sulla materia, ipotizzando che entro il 2020 l’energia nucleare possa fornire il 25 per cento del fabbisogno energetico nel Paese, mentre è sua opinione che, a quella data, non una sola centrale sarà realizzata; mentre si proclama la necessità del nucleare non si tiene conto che non si è costruito da anni in Italia neppure un nuovo rigassificatore e che, in caso di emergenze di qualche tipo, il paese non sarà attrezzato. Le vere priorità, quindi, non sono affrontate mentre gli obiettivi riposti nel nucleare sono irraggiungibili: occorreva almeno puntare sulle energie rinnovabili, perlomeno in una fase transitoria, anche in considerazione degli obblighi dell’Italia nei confronti dell’Europa.

 

Enzo RAISI (PdL), relatore, ringrazia tutti i colleghi per l’ampio e approfondito dibattito, assicurando che la discussione  sul testo è aperta e che molte delle osservazioni svolte da più parti saranno oggetto di appositi emendamenti (pensa ad esempio alle sollecitazioni sull’istituzione di un’Agenzia sulla sicurezza nucleare, ovvero alla necessità di limitare l’eccessiva centralizzazione effettuata con l’avocazione delle competenze sulle controversie giurisdizionali in materia di energia in capo al TAR). Condivide i rilievi emersi in molti degli interventi, ed ha particolarmente apprezzato che non siano state formulate opposizioni di tipo pregiudiziale anche su argomenti complessi, quali il nucleare.

 

Alberto TORAZZI (LNP) ritiene opportuno modificare l’articolo 18 del provvedimento che accentra nel tribunale amministrativo regionale del Lazio le competenza di tutte le controversie attinenti al settore dell’energia, limitando l’accentramento al settore dell’energia nucleare.

 

Roberto TORTOLI (PdL), pur non intendendo entrare nel merito del dibattito sinora svolto, ricorda che le previsioni ambientali dell’OCSE sino al 2030 prevedono investimenti in nuove centrali, a livello mondiale, pari ad oltre 5.000 miliardi di euro: se tutti questi impianti fossero alimentati con energia fossile, le emissioni sarebbero in grado di compromettere seriamente il clima. Ricorda, peraltro, che la stessa OCSE, nel valutare la possibile sostituzione dell’energia nucleare con un mix di fonti energetiche, segnala che qualsiasi soluzione produrrebbe almeno il 10 per cento in più di emissioni rispetto all’energia nucleare.

Il sottosegretario Adolfo URSO ricorda che, a questo scopo, il Ministero dello sviluppo economico ha avviato già prima dell’estate un confronto tecnico con i competenti uffici del Ministero dell’ambiente per definire la disciplina più idonea  Aggiunge che nell’Agenzia di sicurezza nucleare potranno essere collocate le migliori professionalità del settore sia italiane che straniere.
In merito alle osservazioni formulate dai deputati Benamati e Vico sulle competenze attribuite dall’articolo 17 all’Agenzia per l’attrazione degli investimenti (ex Sviluppo Italia), precisa che non vi è alcuna anomalia nel coinvolgimento nella ricerca della società la cui mission istituzionale è accrescere la competitività del paese, sostenendo tra l’altro l’innovazione e la crescita industriale, anche con l’attrazione di capitali stranieri da investire nel settore. Riguardo all’osservazione del deputato Benamati sull’articolo 15, per cui sarebbe opportuno prevedere specifiche misure compensative a favore degli enti locali interessati dalla costruzione degli impianti nucleari, sottolinea che sul punto esistono posizioni contrastanti tra gli stessi enti locali. Molti «comuni nucleari» lamentano, infatti, che parte delle attuali misure compensative sono assegnate ad amministrazioni solo marginalmente interessate dalla localizzazione dell’impianto, con notevole aggravio finanziario e inefficienze nell’utilizzo delle risorse. Appare quindi preferibile – come ha sottolineato nel suo intervento odierno il deputato Vignali – prevedere benefici diretti a favore delle popolazioni, sulla base di criteri ispirati a principi di equità e di efficienza.
Rilevato che il Governo opererà in una logica di sistema nel rilancio del nucleare in Italia, giudica non condivisibili le argomentazioni del deputato Benamati, secondo cui per effetto della definizione da parte del CIPE delle tipologie di impianti di produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati sul territorio nazionale si realizzerebbe una distorsione della concorrenza. Al riguardo, osserva che in tutti i paesi che producono energia nucleare degli impianti deve essere definita la tipologia; il Governo intende operare secondo logiche di mercato, senza alcuna imposizione di stampo dirigistico. La stessa norma reca, del resto, la definizione «delle tipologie» al plurale, proprio perché si vuole assicurare il massimo della flessibilità.
Fa altresì presente al collega Quartiani che il Governo non ha mai sostenuto di voler raggiungere entro il 2020 un apporto di energia nucleare pari al 25 per cento del fabbisogno energetico, ma ha soltanto più volte affermato qual’è il mix di generazione elettrica ottimale cui tendere per porre fine alla vulnerabilità del sistema di approvvigionamento: 25 per cento di energia nucleare, 25 per cento di fonti rinnovabili e 50 per cento di combustibili fossili.

 

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS, in relazione alle richieste di chiarimento avanzate dal relatore nella precedente seduta, consegna alla Commissione una nota recante gli elementi informativi e le valutazioni sollecitate (vedi allegato 1). Osserva altresì che rimangono da definire tre questioni di particolare rilievo, rappresentate dall’organizzazione e funzionamento dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, dall’esigenza di ridefinire le cosiddette agevolazioni CIP6 in modo da assicurare risparmi per gli utenti e dal commissariamento della Sogin.
Osserva che la previsione di una partecipazione minoritaria della Cassa depositi e prestiti ai consorzi per lo sviluppo degli impianti di energia nucleare potrebbe determinare effetti pregiudizievoli per la finanza  pubblica anche in relazione al rischio di una revisione da parte di Eurostat della classificazione della Cassa come istituzione finanziaria esterna all’aggregato delle amministrazioni pubbliche.

 

Ludovico VICO (PD) Sugli articoli 15, 16 e 17, rileva che non si fa alcun riferimento al decommissioning degli impianti nucleari né al sito nazionale di deposito delle scorie esistenti, argomenti di primaria importanza per il riavvio della produzione di energia elettrica nucleare. Esprime, infine, preoccupazione per l’eccessivo ampliamento delle competenze, soprattutto in materia di energia, dell’Agenzia per l’attrazione degli investimenti.
Ricorda che l’attività di decommissioning spetta alla SOGIN e che è previsto un piano preciso di interventi, che non può essere rivisto, pena la perdita di tutti gli sforzi finora profusi. Riportandosi alle esperienze francesi auspica infine che venga mantenuto il ruolo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare.

 

Raffaello VIGNALI (PdL), Si permette di sollevare al Governo una serie di notazioni in relazione alla prossima stesura del nuovo emendamento: in tutti i Paesi europei, ma anche nel resto del mondo, esiste un organismo analogo all’Agenzia per la sicurezza nucleare che svolge in autonomia un lavoro di tutela e di garanzia; ritiene che tale Agenzia, per il ruolo fondamentale che andrà a svolgere nel processo di reintroduzione del nucleare nel nostro Paese, debba essere sostenuta da una decisione parlamentare presa con un ampio consenso, e in questo senso sul testo del relatore si erano già trovate ampie adesioni. Ritiene essenziale che il Governo abbia chiaro il concetto che un’Agenzia ideata male rischia di bloccare l’intero piano normativo.

Written by sistemielettorali

1 dicembre 2009 a 10:53

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