Sistemi elettorali

Nucleare in Italia: la legge e le ipotesi sui nuovi siti

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Come ricordato nel post del 26 novembre, l’Italia dopo 22 anni torna al nucleare.
Ricordati gli esiti delle votazioni alla Camera e al Senato, occorre dire che la legge che ha impiegato quasi dieci mesi per completare il suo percorso, ha passato quattro letture parlamentari, ha attraversato 60 sedute in commissione e altrettante in aula, affrontando l’esame di oltre 2.800 emendamenti.

 Andiamo a vedere per sommi capi ciò che questo disegno di legge introduce in merito al capitolo energia nucleare.

1 – Ritorno al nucleare: delega al Governo per la definizione dei criteri di localizzazione degli impianti di produzione di energia nucleare, per la definizione delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni interessate, per i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle procedure autorizzative e dei requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione ed esercizio di disattivazione degli impianti.

Tra i princìpi e i criteri direttivi si prevedono inoltre :
– previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, si considerano valide le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni in Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico o da Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali.
– autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e per lo smantellamento a fine vita, rilasciata, previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, a seguito di un procedimento unico semplificato al quale partecipano le amministrazioni interessate. 

2 – Costituzione di consorzi per lo sviluppo e l’utilizzo degli impianti di energia nucleare formati da soggetti produttori di energia elettrica, da soggetti industriali utilizzatori intensivi di energia elettrica ed in quota minoritaria dalla Cassa depositi e prestiti, a garanzia della sicurezza energetica nazionale. La finalità della norma è quella di favorire gli investimenti necessari alla costruzione delle centrali.

3 – Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico: razionalizzazione, ai fini di una maggiore economicità e efficienza, degli organismi di natura pubblica che operano nel campo energetico. (Cassa Conguaglio del settore elettrico, Cassa Conguaglio Gpl, Gse, Sogin. Per quest’ultima saranno ridefiniti i compiti, nominato un Commissario con conferimento di beni o rami aziendali ad altre società partecipate dallo Stato e operanti nel settore energetico).

4 – Agenzia per la sicurezza nucleare con funzioni e compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini dell’attività relative all’uso di energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e compiti di salvaguardia degli impianti e materiali nucleari, comprese infrastruttura e logistica. L’Agenzia è composta dalle strutture dell’attuale Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dalle risorse dell’Ente per le nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (Enea).
L’agenzia è organo collegiale composto dal Presidente e da 4 membri. Il presidente del Consiglio dei ministri nomina direttamente il Presidente, due componenti su designazione del ministro dell’Ambiente e due su designazione delministro dello Sviluppo economico. Il Governo annualmente trasmetterà al Parlamento una Relazione sulla sicurezza nucleare predisposta dall’Agenzia.

5 – Enea: istituzione, sotto la vigilanza del Ministero per lo sviluppo economico, di apposito ente per lo svolgimento di attività di ricerca nel campo dell’energia, anche nucleare (ENEA) il quale svolge le proprie funzioni con le risorse finanziarie strumentali e di personale dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente che viene, pertanto, sostituito dal nuovo ente. 

QUALI SARANNO I NUOVI SITI?

Per quanto riguarda il punto 1, quello che ci toccherà più direttamente, a breve verrà  decisa la normativa per la localizzazione delle nuove centrali nucleari e per i sistemi di deposito e stoccaggio dei rifiuti radioattivi: a gestire il ritorno dell’atomo sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn). Sarà sicuramente una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si potrebbe partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. Ricordo che la scelta andrà fatta entro febbraio 2010. Su questo argomento regna ovviamente il più stretto riserbo. E allora andiamo a vedere cosa troviamo sul web.

Dal sito:http://www.arcires.org/index.php/news/9
Dove nasceranno le 8-10 centrali del nuovo programma nucleare italiano? Sicuramente vicino a fiumi o, più facilmente vicino al mare per utilizzare l’acqua di raffreddamento, anche in zone appartenenti al demanio militare. Il «facile accesso alle risorse idriche» non è l’unico criterio. Si considereranno le aree già individuate in passato per la nascita di impianti nucleari. E poi quelle «con adeguata capacità di collegamento alla rete elettrica nazionale». Un primo elenco preliminare di aree sarà pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto (ma, a quanto si dice, è già stato individuato).

GreenPeace Italia, con un’operazione molto semplice è andata a scartabellare le ipotesi di fattibilità dei siti del primo nucleare italiano (quello degli anni ‘80), e le ha incrociate con la mappa del rischio sismico. Risultato? Non più di cinque o sei aree circoscritte sembrano possedere i requisiti minimi per ospitare le centrali.
Il documento base da cui è partita GreenPeace è stato redatto dal CNEN (che poi sarebbe diventato ENEA) negli anni Settanta. Appaiono colorate in rosso quelle località che furono allora considerate opportune per la costruzione delle centrali: si tratta soprattutto di aree costiere e dell’asta del Po.

Vediamole nel dettaglio con l’aiuto della mappa.

Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso. Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea.
Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera. Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso)
Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago)
Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiumeTagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo
Emilia Romagna: Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro
Toscana: L’isola di Pianosa
Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della Nera, tra Magliano Sabina e Orte.
Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia Marina). Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati.
Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria. Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su queste ultime dei vincoli naturalistici). Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni.
Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo. Provincia di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela. Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata. Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane.
Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari. Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja. Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.

C’è da aggiungere che è una mappa, come dice Repubblica, “largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una  inquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri. E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l’area di confine fra Piemonte e Lombardia e l’estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche.

Il 20/03/2008, Fabio Roggiolani, membro del Coordinamento nazionale della Federazione dei Verdi, ha incontrato in Piazza Santo Spirito il mondo delle energie rinnovabili.

“Sul nucleare – ha dichiarato Fabio Roggiolani – abbiamo fatto fare uno studio di verifica sui possibili siti degli impianti,  dato che il ritorno al nucleare bipartisan proposto da Forza Italia dall’On. Guido Possa e subito accettato dall’On. Bersani del PD, non prevede che tutte le installazioni vadano ad Arcore. Uno di questi possibili siti è a Scarlino in Toscana.  Nelle due cartine allegate le ipotesi del Roggiolani.

La Nuova Sardegna, invece, interviene per dire che “la piana di Cirras, tra Santa Giusta e Arborea, era stata proposta dal Pdl, nella recente campagna elettorale per le politiche, tra i siti in grado di ospitare una delle future centrali nucleari in Italia che usano le tecnologie di terza generazione. Questa ipotesi sarebbe ora al vaglio dei tecnici del ministero delle Attività produttive. L’analisi tecnica è legata a una serie di elementi che sono stati ritenuti fondamentali per ospitare una centrale atomica. Primo fra tutti, il fatto che la zona è antisismica. La Sardegna è infatti la regione geologicamente più vecchia d’ Italia. In secondo luogo, la disponibilità di grande quantità d’acqua, altro elemento fondamentale, che verrebbe garantito dalla diga Eleonora d’Arborea” (http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/centrali-nucleari-avanza-lipotesi-cirras/1479432)

Metronews, invece, ha pubblicato l’elenco segreto dei 10 siti candidati ad ospitarle, dicendo di aver ricevuto la conferma da un tecnico che ha partecipato allo studio.
Il ministero per lo sviluppo Economico ha diffuso un comunicato per smentire: non c’è ancora nulla di deciso, dice in sostanza.
Peraltro, l’elenco dei dieci siti “papabili” è presentato da Metronews come “una bozza allo studio del Governo”, ed è accompagnato dalla spiegazione dei criteri – logicissimi – utilizzati per individuarli. Volete sapere quali sono i dieci luoghi? Ecco.
Secondo Metronews, le centrali nucleari saranno costruite in quattro di questi dieci luoghi:
– Monfalcone (Gorizia)
– Scanzano Jonico (Matera)
– Palma (Agrigento)
– Oristano
– Chioggia (Venezia)
– Caorso (Piacenza)
– Trino Vercellese (Vercelli)
– Montalto di Castro (Viterbo)
– Termini Imerese (Palermo)
– Termoli (Campobasso)

Intanto, per prevenire i soliti balletti della serie “la centrale a casa di qualcun altro”, la Camera si espressa con un voto contrario alla possibilità per comuni e regioni di esprimere un parere vincolante rispetto all’approvazione della costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro pertinenza. Insomma, l’auspicata conferenza Stato-Regioni che doveva essere alla base del dialogo politico per l’individuazione dei siti su cui andare a costruiore le centrali nucleari italiane non si terrà mai.
La proposta che sarebbe stata allegata al disegno di legge Sviluppo e Energia era partita dall’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che aveva chiesto a diversi deputati, specialmente pugliesi, sostegno in questa iniziativa. Appoggio che evidentemente non c’è stato.
Ha detto Fabiano Amati Vice-Presidente Anci:
“Siamo francamente dispiaciuti! Dopo l’approvazione del Senato, l’Associazione dei Comuni aveva richiesto ai Deputati ed in particolare a quelli pugliesi l’impegno ad introdurre nel disegno di legge una norma che attribuisse ai Comuni e alle Regioni il parere vincolante su tutte le ipotesi di individuazione dei siti nucleari.”
Dunque, la strada intrapresa dal nostro Governo è quella di sganciare, almeno per quanto riguarda il nucleare, il parere della gente che non sarà più interpellata rispetto alla volontà di ospitare sul territorio una centrale nucleare. Fanno notare all’Anci-Puglia che le promesse del Premier Berlusconi, rilasciate proprio a Bari e antecedenti le tornate elettorali di giugno avevano ben altro tenore:
“Se dovesse aprirsi una possibilità di un collocamento in Italia di una centrale questo avverrà nell’ambito della conferenza Stato-Regioni con l’accordo delle Regioni.”(da Brindisisera)

 

Nel merito, il voto contrario della Camera è avvenuto sugli emendamenti Monai 25.13 e Graziano 25.14.

Nel dettaglio:
1) Al comma 2, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
r) dismissione accelerata, prima della realizzazione dei nuovi impianti, degli insediamenti obsoleti esistenti sugli attuali siti e svolgimento delle necessarie bonifiche per l’eliminazione di ogni vincolo radiologico, che non saranno oggetto di nuove realizzazioni, *25. 13. (ex 25. 7.) Monai, Cimadoro, Borghesi, Scilipoti, Piffari, Palomba.
2) Al comma 2, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
r) dismissione accelerata, prima della realizzazione dei nuovi impianti, degli insediamenti obsoleti esistenti sugli attuali siti e svolgimento delle necessarie bonifiche per l’eliminazione di ogni vincolo radiologico, che non saranno oggetto di nuove realizzazioni, *25. 14. (ex 25. 7.) Graziano.

L’esito della votazione:

Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
65 Nom. em. 25.13, 25.14 452 447 5 224 216 231 74 Respinto

Interessante leggere gli interventi di alcuni parlamentari che sono intervenuti durante la discussione sugli emendamenti proposti (fonte: sito della Camera).

SERGIO MICHELE PIFFARI.
[…] In realtà, il vero problema che vorremmo porre alla vostra attenzione è l’approccio che questo disegno di legge ha con il territorio, ossia la mancanza di fiducia verso le decisioni assunte sul territorio da parte delle regioni, delle province e degli stessi comuni. Più volte abbiamo ribadito la necessità di andare verso un federalismo non solo fiscale, ma anche nelle decisioni, ma mai come in questo provvedimento il federalismo è assolutamente dimenticato, anzi, è assente nell’individuazione delle zone sia per l’insediamento delle future centrali nucleari, sia per le discariche o per lo stoccaggio di rifiuti nucleari o di scorie o, ancora, nella localizzazione dei siti di produzione del materiale nucleare. In questo caso non ci sono scelte da compiere se non quelle dettate dal fatto che si scava laddove c’è il materiale, e quindi le zone sono già state individuate da precedenti ricerche.
Ancora una volta, il territorio viene assolutamente scavalcato e i comuni verranno coinvolti solo in azioni di marketing e di informazione, come se non fosse l’intera popolazione dei territori coinvolti a dover essere informata. È come se dovessimo fare azioni di informazione mirate sulla raccolta differenziata o sull’incenerimento solo nei comuni dove c’è l’inceneritore e non, invece, dove tutti producono i rifiuti. Qui siamo nella stessa situazione.

GIANLUCA BENAMATI.
[…] Con questo emendamento, chiediamo una cosa molto semplice, ossia di inserire al comma 1 dopo le parole: «nel territorio nazionale», le seguenti: «da realizzare di intesa con gli enti locali interessati».
Al comma 2, vengono definiti i criteri per l’esercizio di questa delega, fra cui si segnala la possibilità di dichiarare questi siti aree di interesse nazionale soggette a speciali forme di vigilanza. Inoltre, sempre nell’ambito di questa delega, si prevede la determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle intese con gli enti locali coinvolti.
Si tratta, quindi, onorevoli colleghi, di una delega che prevede già in premessa l’uso di coercizione nell’identificazione dei siti e misure speciali per la loro difesa. Noi crediamo, colleghi, che ciò sia profondamente errato. Sul nucleare da fissione, infatti, indipendentemente dal giudizio di merito che ognuno di noi può esprimere, c’è una cosa su cui penso che in quest’Aula siamo tutti d’accordo: nulla – lo ripeto: nulla – si potrà fare in maniera unilaterale, se non vi sarà il concorso cosciente e convinto della popolazione italiana e delle comunità locali.
Chi pensa qualcosa di diverso produrrà gravi danni, anche economici, al nostro Paese. D’altro canto, ciò è dimostrato anche dal fatto che autorevoli esponenti della maggioranza e del Governo, incluso l’onorevole Presidente del Consiglio dei ministri, hanno di recente e più volte dichiarato che si procederà d’intesa con la popolazione e con le comunità locali nelle scelte in materia di nucleare e di localizzazione.
Bene, con questo emendamento non chiediamo molto, ma solo di scrivere questa enunciazione.

MAURO LIBÈ.
Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione doverosa da parte del gruppo dell’UdC, perché voteremo «no» su questo emendamento, ma non perché non vogliamo che siano coinvolti gli enti locali.
Lo abbiamo già detto ormai da tanto tempo e lo abbiamo formalizzato quando abbiamo discusso questo provvedimento al primo passaggio in quest’Aula: siamo convinti che non sia assolutamente possibile far sì che l’Italia entri nel nucleare senza condividere questi passaggi, i passaggi più tecnici, le localizzazioni e tutto il resto, con gli enti locali.
Votiamo «no» perché siamo altrettanto convinti che non vi debba essere una specifica norma di legge, perché la norma c’è già. Continuiamo a dire al Governo che, se vuole realmente fare il passaggio al nucleare, una scelta di modernità, una scelta che serve al Paese, alle imprese e alle famiglie, deve rimuovere l’ostacolo del Titolo V della Costituzione, perché (lo ribadiamo un’altra volta, ma ci sembra giusto precisarlo) oggi stiamo ancora – lo abbiamo detto: sosterremo il Governo su questa strada, solo che il Governo ci sembra troppo timido – nella fase degli spot.
La competenza sull’energia, infatti, nonostante l’approvazione di questo provvedimento, resta in capo alle regioni. Ripeto: se un presidente di regione che stimiamo, ma che deve la sua elezione e il suo consenso a una campagna forte del Presidente del Consiglio (parlo del presidente Cappellacci), dopo cinque giorni ha detto di non volere il nucleare, immaginiamoci le regioni guidate da presidenti che hanno anche preclusioni ideologiche verso questa strada, così com’è stato ribadito anche da tanti altri presidenti che condividono la valutazione politica del Governo.

FEDERICO PALOMBA.
Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento e ne spiego le ragioni. Le ragioni per le quali l’Italia dei Valori è radicalmente contraria al nucleare, a questo nucleare, sono ragioni di carattere economico: il costo delle centrali, il costo della disponibilità dell’uranio (saremo sempre dipendenti da chi lo produce). Relativamente alla localizzazione dei siti, si parla di siti che sono destinati alle centrali per la produzione di energia nucleare e di siti destinati al deposito di scorie radioattive.
L’articolo 25 del provvedimento in esame è assolutamente ipocrita, perché dice che entro sei mesi il Governo provvederà a individuare i siti. In realtà, in sei mesi il Governo non potrà fare assolutamente niente, perché un’indagine seria non si fa in sei mesi, e sarà giocoforza che ci dicano: ricorriamo agli studi già fatti, agli studi che sono stati periodicamente aggiornati.
Perché dico questo? Perché in realtà il Governo ha già deciso dove mettere i siti nucleari. L’ho chiesto in un’interrogazione, mi è stato risposto che la scelta sarà fatta insieme alle comunità locali: non è vero, è una balla colossale. Tra questi siti voi avete già individuato la Sardegna come uno dei luoghi di stoccaggio delle scorie radioattive e della collocazione delle centrali nucleari. Noi sardi vi diciamo: siete troppo buoni, no grazie! Sappiate che noi non ci stiamo, ad una scelta imposta dall’alto. Noi siamo energeticamente autosufficienti: dalla Sardegna, figuriamoci, passerà anche il Galsi, cioè il gasdotto dall’Algeria. Abbiamo il territorio gravato dall’80 per cento delle servitù militari. Ci avete testè scippato il G8. State mandando a ramengo il nostro apparato industriale. È vero che il Presidente del Consiglio ha detto che ci manderà l’esercito, che imporrà, che costringerà; sono quindi tutte balle, che la definizione e l’individuazione dei siti saranno affidate ad un confronto con le comunità locali. Anche l’UdC dovrebbe votare a favore dell’emendamento in esame, se veramente crede che le comunità locali debbano essere effettivamente coinvolte. Noi abbiamo una certa consuetudine con le invasioni; ne abbiamo respinte altre: abbiamo respinto anche le invasioni dei romani, e dei «barbareschi».

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, prendo la parola per sottoscrivere a nome mio e dei colleghi del PD della Commissione ambiente l’emendamento in esame; e per dire una sola cosa: in nessun Paese dell’Occidente esiste una norma in base alla quale un Governo può insediare un impianto nucleare contro la volontà dei territori interessati. È una norma che ha le gambe corte, come le bugie, perché poi, quando ci sono state le elezioni in Sardegna (lo ricordava il collega Benamati), il Presidente del Consiglio per prendere i voti si è dovuto impegnare sul fatto che in Sardegna giammai si farà; ma la Sardegna, lo ricordava il collega Palomba, è per esempio uno dei luoghi, dal punto di vista sismico, più sicuri d’Italia. È meglio che diamo sicurezza alle istituzioni e alle popolazioni che non vi saranno forzature, altrimenti il clima peggiorerà.

ADOLFO URSO, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.
Signor Presidente, vorrei ribadire a nome del Governo in questa sede un punto, come abbiamo fatto anche recentemente al Senato, quando alcuni parlamentari si sono alzati per dire: sappiamo che i siti nucleari saranno in Puglia (oggi: sappiamo che i siti nucleari saranno in Sardegna; dipende ovviamente dalle zone in cui si vota e delle zone che si vuole allarmare). Non è così: non è così per la Puglia, non è così per la Sardegna. Il Governo non ha preso alcuna decisione, perché vuole rispettare in maniera scrupolosa quanto il Parlamento sta decidendo, in una procedura che garantisca tutti, sia per quanto riguarda le tecnologie nucleari prescelte, sia per quanto riguarda la localizzazione dei siti, sia per quanto riguarda la partecipazione alle decisioni delle comunità locali.
Volevo ribadirlo qui in maniera chiara affinché non si crei inutile allarmismo, soprattutto alla luce di quello che è ampiamente documentato nel testo parlamentare. Questo è il testo legislativo, e questo è il testo che il Parlamento si appresta a votare: ad esso noi scrupolosamente ci atterremo.

GABRIELE CIMADORO.
[…] Allora, rispondiamo quanto meno ad una delle esigenze importanti che anche l’ANCI ci ha posto, ossia ricoverare e sistemare i siti che fino ad oggi sono stati abbandonati e non ancora bonificati. Credo che questa sia un’opportunità unica prima di trovarci ad affrontare un problema che diventerà un doppio problema. Questa è una necessità da affrontare subito: stanziare le risorse necessarie per poter mettere in sicurezza i territori che già hanno sofferto per anni tale situazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

STEFANO GRAZIANO.
Signor Presidente, vorrei soltanto ribadire che questo emendamento è di buonsenso perché chiede semplicemente che nei siti che già sono stati utilizzati ci sia una dismissione accelerata e una nuova bonifica, per cui non si comprendono le motivazioni per le quali il Governo chiede di ritirare l’emendamento. Ancora una volta manca il buonsenso

ELISABETTA ZAMPARUTTI.
Signor Presidente, noi radicali voteremo contro questo articolo. Si era detto e scritto nella legge, ormai più di un anno fa, che l’elaborazione di una strategia energetica nazionale doveva avvenire anche attraverso la convocazione di una Conferenza nazionale dell’energia e dell’ambiente che avrebbe consentito almeno un po’ di dibattito pubblico e, non a caso, non mi risulta vi sia traccia di questa Conferenza.
In compenso, abbiamo sentito le parole di Berlusconi, secondo il quale l’Italia avrà il suo nucleare a costo di ricorrere all’esercito; lo abbiamo sentito equiparare il referendum e il suo esito al fanatismo ideologico di una parte politica. In una materia così delicata state procedendo per deleghe, decreti, delibere CIPE e senza coinvolgere gli enti locali. Ma le ragioni vere della nostra contrarietà sono quelle legate al fatto che il nucleare che proponete è antieconomico.

Written by sistemielettorali

30 novembre 2009 a 12:38

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