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Brussig, parla lo scrittore che per primo ha lanciato l’«ostalgie».

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Brussig «lo rimpiango la penuria di quegli anni: aveva i suoi aspetti positivi» Parla lo scrittore che per primo ha lanciato l’«ostalgie».

da La Stampa del 24 novembre 2005, pag. 25 di Marina Verna Ultimo piano», dice al citofono Thomas Brussig. Centododici scalini, niente ascensore. Un tipico condominio di Berlino Est, quartiere Prenzlauerberg. Ben restaurato e adesso ben abitato. Lo scrittore dell’Ostalgie – Eroi come noi e In fondo aI viale del sole i suoi titoli più famosi – vive qui, in un appartamento grande e curato. Beve thè verde seduto a un tavolo 800, liscia il legno e dice: «L’ho fatto restaurare dopo 1’89. Nella Ddr nessun artigiano faceva questi lavori, oppure servivano agganci per trovarne uno. Ora bastano i soldi».

Che cosa ha conservato, dei vecchi tempi?

 «Il mobile nero basso lì nell’angolo, che mi ero costruito io, cercando di dargli un aspetto moderno. Una radio e un amplificatore cbe funzionano ancora bene. E un po’ di pentole e piatti per la casa di campagna. Dobbiamo essere realisti: non erano molti i prodotti Ddr di buona qualità. Io salvo solo alcuni cibi, buonissimi perché non avevano coloranti nè conservanti. E perché erano quelli della mia infanzia I negerkuesse, i baci di negro: crema ricoperta di cioccolato. Una delizia. Sempre freschi, perché arrivavano di rado e li vendevano subito. Oggi nei negozi trovo cinque prodotti diversi con scadenza sei mesi, pieni di conservanti e molto meno buoni. La penuria aveva un suo aspetto positivo…».

 Qual è il sapore che più ricorda?

 «Quello della marmellata di prugne. Irraggiungibile, nessuna sostanza chimica, solo frutta. E il nostro ketchup. E le fragole. Esistevano solo quelle tedesche, per sei settimane all’anno. Poi basta fino all’estate dopo. Ma era la festa, se ne facevano scorpacciate. Io però non direi mai che i prodotti dell’Est erano migliori. Oggi ci sono moltissime cose buone che allora non c’erano».

 Però molta gente prova nostalgia per quei prodotti. E ci sony negozi e siti on line che li vendono.

 «E’ l’effetto devastante di un film come Good bye Lenin. Adesso all’Ovest molti vedono la scomparsa della Ddr come la scomparsa di un mondo di prodotti e di marchi, mentre in realtà è scomparso un modo di vivere e di lavorare. Per esempio, il fatto che molti non avessero il telefono aveva creato la cultura delle visite. Si suonava alla porta senza preavviso e se l’altro non era in casa si lasciava un messaggio. Appesi agli stipiti c’erano spesso carta e penna, e magari due parole per dire che non si era in casa e dove si era e come fare per trovarsi».

 E gli odori? Sa che vendono lattine con l’odore della Trabant?

 «Non capisco chi prova nostalgia per la trabbi. Era l’umiliazione diventata macchina».

 Che cosa desiderava di più? «Vivere al largo. Come ho raccontato nel Viale del sole, io sono cresciuto in un piccolo appartamento di Berlino Est, dove ci pestavamo sempre i piedi. Lo spazio era l’unico lusso che volevo. Adesso ce l’ho e sono proprio contento».

 Lei potrebbe vivere a Berlino Ovest?

 «Direi di no, anche se le differenze non sono più così marcate. Qui siamo geograficamente a Est, ma la popolazione non è più quella di 15 anni fa. L’underground degli Anni 80 non esiste più, anche se Berlino resta una città dove si può vivere con relativamente pochi soldi. A Prenzlauerberg sono venuti ad abitare molti dell’Ovest perché era chic e vivace. Sono i pionieri del consumo, hanno portato uno stile diverso, locali nuovi, il latte macchiato. Però è gente senza radici, segue solo la moda».

 Che cosa le manca della Ddr?

 «Devo pensarci. Non so se mi manca veramente qualcosa. A volte mi manca la penuria. Se posso comprare tutto, spesso non compro niente. Si apprezzano solo le cose che mancano».

 Che cosa le sarebbe piaciuto conservare?

 «Qualcosa della nostra vecchia architettura. Adesso tirano giù pure il Palazzo della Repubblica. Non c’è più traccia del “progetto Ddr”. Voglio scriverci un libro perché mi dispiace. Non posso dire che mi manchi, ma mi sembra indegno eliminare da una città come Berlino una parte così rilevante della sua storia».

 … e intanto si rilanciano le ciabatte, i cetrioli e l’omino dei semafori.

 «La Ddr è scomparsa senza che la piangessimo. E l’Ostalgie è il nostro lutto a scoppio ritardato».

 

 

 

 

Written by sistemielettorali

10 novembre 2009 a 09:07

Pubblicato su Attualità

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