Sistemi elettorali

Archive for novembre 2009

Pavia: autobus “ristretti” dalla pioggia

leave a comment »


A parole tutti si esprimono per l’incentivazione del trasporto pubblico, disicentivando l’uso dei mezzo privati.
A Pavia, invece, sembra capitare il contrario.
30 novembre 2009, ore 7.28, fermata di P.le San Giuseppe: l’autobus numero 1 che parte da Montemaino per portare in stazione i pendolari, forse a causa della pioggia battente, si restringe e diventa un pollicino, di quelli che vengono già usati per la linea 2 e per il servizio interno al San Matteo.
Va da sè che, a quell’ora, sono molti i cittadini (leggasi anche contribuenti) pavesi che devono recarsi in stazione.
Aggiungiamo anche che, visto il temporale, ci sarà stato un certo numero di persone che, ciclisti abituali, decidono di usare l’autobus per non arrivare in ufficio, come si dice dalle nostre parti, “masarati”.
Risultato? L’autobus già alle fermate di viale Ludovico il Moro è strapieno e l’autista deve, suo malgrado, lasciare a piedi un buon numero di persone.
Persone che, la prossima volta, useranno la propria automobile, contribuendo così ad aumentare il traffico e l’inquinamento in città.
L’esempio è piccolo e circoscritto, ma dal particolare si può facilmente dedurre quale sia l’attenzione della politica pavese nei confronti della mobilità a Pavia.
Sapendo inoltre che la Line versa in condizione disastrosa, chiediamo a chi di dovere una risposta.

Written by sistemielettorali

30 novembre 2009 at 16:05

Nucleare in Italia: la legge e le ipotesi sui nuovi siti

leave a comment »

Come ricordato nel post del 26 novembre, l’Italia dopo 22 anni torna al nucleare.
Ricordati gli esiti delle votazioni alla Camera e al Senato, occorre dire che la legge che ha impiegato quasi dieci mesi per completare il suo percorso, ha passato quattro letture parlamentari, ha attraversato 60 sedute in commissione e altrettante in aula, affrontando l’esame di oltre 2.800 emendamenti.

 Andiamo a vedere per sommi capi ciò che questo disegno di legge introduce in merito al capitolo energia nucleare.

1 – Ritorno al nucleare: delega al Governo per la definizione dei criteri di localizzazione degli impianti di produzione di energia nucleare, per la definizione delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni interessate, per i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle procedure autorizzative e dei requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione ed esercizio di disattivazione degli impianti.

Tra i princìpi e i criteri direttivi si prevedono inoltre :
– previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, si considerano valide le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni in Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico o da Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali.
– autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi e per lo smantellamento a fine vita, rilasciata, previa intesa con la Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, a seguito di un procedimento unico semplificato al quale partecipano le amministrazioni interessate. 

2 – Costituzione di consorzi per lo sviluppo e l’utilizzo degli impianti di energia nucleare formati da soggetti produttori di energia elettrica, da soggetti industriali utilizzatori intensivi di energia elettrica ed in quota minoritaria dalla Cassa depositi e prestiti, a garanzia della sicurezza energetica nazionale. La finalità della norma è quella di favorire gli investimenti necessari alla costruzione delle centrali.

3 – Misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico: razionalizzazione, ai fini di una maggiore economicità e efficienza, degli organismi di natura pubblica che operano nel campo energetico. (Cassa Conguaglio del settore elettrico, Cassa Conguaglio Gpl, Gse, Sogin. Per quest’ultima saranno ridefiniti i compiti, nominato un Commissario con conferimento di beni o rami aziendali ad altre società partecipate dallo Stato e operanti nel settore energetico).

4 – Agenzia per la sicurezza nucleare con funzioni e compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini dell’attività relative all’uso di energia nucleare, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e compiti di salvaguardia degli impianti e materiali nucleari, comprese infrastruttura e logistica. L’Agenzia è composta dalle strutture dell’attuale Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dalle risorse dell’Ente per le nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (Enea).
L’agenzia è organo collegiale composto dal Presidente e da 4 membri. Il presidente del Consiglio dei ministri nomina direttamente il Presidente, due componenti su designazione del ministro dell’Ambiente e due su designazione delministro dello Sviluppo economico. Il Governo annualmente trasmetterà al Parlamento una Relazione sulla sicurezza nucleare predisposta dall’Agenzia.

5 – Enea: istituzione, sotto la vigilanza del Ministero per lo sviluppo economico, di apposito ente per lo svolgimento di attività di ricerca nel campo dell’energia, anche nucleare (ENEA) il quale svolge le proprie funzioni con le risorse finanziarie strumentali e di personale dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente che viene, pertanto, sostituito dal nuovo ente. 

QUALI SARANNO I NUOVI SITI?

Per quanto riguarda il punto 1, quello che ci toccherà più direttamente, a breve verrà  decisa la normativa per la localizzazione delle nuove centrali nucleari e per i sistemi di deposito e stoccaggio dei rifiuti radioattivi: a gestire il ritorno dell’atomo sarà l’Agenzia per la sicurezza nucleare (Asn). Sarà sicuramente una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si potrebbe partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni ‘70. Ricordo che la scelta andrà fatta entro febbraio 2010. Su questo argomento regna ovviamente il più stretto riserbo. E allora andiamo a vedere cosa troviamo sul web.

Dal sito:http://www.arcires.org/index.php/news/9
Dove nasceranno le 8-10 centrali del nuovo programma nucleare italiano? Sicuramente vicino a fiumi o, più facilmente vicino al mare per utilizzare l’acqua di raffreddamento, anche in zone appartenenti al demanio militare. Il «facile accesso alle risorse idriche» non è l’unico criterio. Si considereranno le aree già individuate in passato per la nascita di impianti nucleari. E poi quelle «con adeguata capacità di collegamento alla rete elettrica nazionale». Un primo elenco preliminare di aree sarà pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto (ma, a quanto si dice, è già stato individuato).

GreenPeace Italia, con un’operazione molto semplice è andata a scartabellare le ipotesi di fattibilità dei siti del primo nucleare italiano (quello degli anni ‘80), e le ha incrociate con la mappa del rischio sismico. Risultato? Non più di cinque o sei aree circoscritte sembrano possedere i requisiti minimi per ospitare le centrali.
Il documento base da cui è partita GreenPeace è stato redatto dal CNEN (che poi sarebbe diventato ENEA) negli anni Settanta. Appaiono colorate in rosso quelle località che furono allora considerate opportune per la costruzione delle centrali: si tratta soprattutto di aree costiere e dell’asta del Po.

Vediamole nel dettaglio con l’aiuto della mappa.

Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso. Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea.
Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera. Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso)
Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago)
Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiumeTagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo
Emilia Romagna: Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro
Toscana: L’isola di Pianosa
Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della Nera, tra Magliano Sabina e Orte.
Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia Marina). Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati.
Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria. Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su queste ultime dei vincoli naturalistici). Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni.
Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo. Provincia di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela. Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata. Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane.
Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari. Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja. Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.

C’è da aggiungere che è una mappa, come dice Repubblica, “largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l’acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all’asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c’è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese.
L’alternativa sono le coste e l’acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell’Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una  inquantina d’anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell’Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l’Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento – minimo – del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest’altra mappa dell’Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l’area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri. E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l’area di confine fra Piemonte e Lombardia e l’estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche.

Il 20/03/2008, Fabio Roggiolani, membro del Coordinamento nazionale della Federazione dei Verdi, ha incontrato in Piazza Santo Spirito il mondo delle energie rinnovabili.

“Sul nucleare – ha dichiarato Fabio Roggiolani – abbiamo fatto fare uno studio di verifica sui possibili siti degli impianti,  dato che il ritorno al nucleare bipartisan proposto da Forza Italia dall’On. Guido Possa e subito accettato dall’On. Bersani del PD, non prevede che tutte le installazioni vadano ad Arcore. Uno di questi possibili siti è a Scarlino in Toscana.  Nelle due cartine allegate le ipotesi del Roggiolani.

La Nuova Sardegna, invece, interviene per dire che “la piana di Cirras, tra Santa Giusta e Arborea, era stata proposta dal Pdl, nella recente campagna elettorale per le politiche, tra i siti in grado di ospitare una delle future centrali nucleari in Italia che usano le tecnologie di terza generazione. Questa ipotesi sarebbe ora al vaglio dei tecnici del ministero delle Attività produttive. L’analisi tecnica è legata a una serie di elementi che sono stati ritenuti fondamentali per ospitare una centrale atomica. Primo fra tutti, il fatto che la zona è antisismica. La Sardegna è infatti la regione geologicamente più vecchia d’ Italia. In secondo luogo, la disponibilità di grande quantità d’acqua, altro elemento fondamentale, che verrebbe garantito dalla diga Eleonora d’Arborea” (http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/centrali-nucleari-avanza-lipotesi-cirras/1479432)

Metronews, invece, ha pubblicato l’elenco segreto dei 10 siti candidati ad ospitarle, dicendo di aver ricevuto la conferma da un tecnico che ha partecipato allo studio.
Il ministero per lo sviluppo Economico ha diffuso un comunicato per smentire: non c’è ancora nulla di deciso, dice in sostanza.
Peraltro, l’elenco dei dieci siti “papabili” è presentato da Metronews come “una bozza allo studio del Governo”, ed è accompagnato dalla spiegazione dei criteri – logicissimi – utilizzati per individuarli. Volete sapere quali sono i dieci luoghi? Ecco.
Secondo Metronews, le centrali nucleari saranno costruite in quattro di questi dieci luoghi:
– Monfalcone (Gorizia)
– Scanzano Jonico (Matera)
– Palma (Agrigento)
– Oristano
– Chioggia (Venezia)
– Caorso (Piacenza)
– Trino Vercellese (Vercelli)
– Montalto di Castro (Viterbo)
– Termini Imerese (Palermo)
– Termoli (Campobasso)

Intanto, per prevenire i soliti balletti della serie “la centrale a casa di qualcun altro”, la Camera si espressa con un voto contrario alla possibilità per comuni e regioni di esprimere un parere vincolante rispetto all’approvazione della costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro pertinenza. Insomma, l’auspicata conferenza Stato-Regioni che doveva essere alla base del dialogo politico per l’individuazione dei siti su cui andare a costruiore le centrali nucleari italiane non si terrà mai.
La proposta che sarebbe stata allegata al disegno di legge Sviluppo e Energia era partita dall’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che aveva chiesto a diversi deputati, specialmente pugliesi, sostegno in questa iniziativa. Appoggio che evidentemente non c’è stato.
Ha detto Fabiano Amati Vice-Presidente Anci:
“Siamo francamente dispiaciuti! Dopo l’approvazione del Senato, l’Associazione dei Comuni aveva richiesto ai Deputati ed in particolare a quelli pugliesi l’impegno ad introdurre nel disegno di legge una norma che attribuisse ai Comuni e alle Regioni il parere vincolante su tutte le ipotesi di individuazione dei siti nucleari.”
Dunque, la strada intrapresa dal nostro Governo è quella di sganciare, almeno per quanto riguarda il nucleare, il parere della gente che non sarà più interpellata rispetto alla volontà di ospitare sul territorio una centrale nucleare. Fanno notare all’Anci-Puglia che le promesse del Premier Berlusconi, rilasciate proprio a Bari e antecedenti le tornate elettorali di giugno avevano ben altro tenore:
“Se dovesse aprirsi una possibilità di un collocamento in Italia di una centrale questo avverrà nell’ambito della conferenza Stato-Regioni con l’accordo delle Regioni.”(da Brindisisera)

 

Nel merito, il voto contrario della Camera è avvenuto sugli emendamenti Monai 25.13 e Graziano 25.14.

Nel dettaglio:
1) Al comma 2, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
r) dismissione accelerata, prima della realizzazione dei nuovi impianti, degli insediamenti obsoleti esistenti sugli attuali siti e svolgimento delle necessarie bonifiche per l’eliminazione di ogni vincolo radiologico, che non saranno oggetto di nuove realizzazioni, *25. 13. (ex 25. 7.) Monai, Cimadoro, Borghesi, Scilipoti, Piffari, Palomba.
2) Al comma 2, aggiungere, in fine, la seguente lettera:
r) dismissione accelerata, prima della realizzazione dei nuovi impianti, degli insediamenti obsoleti esistenti sugli attuali siti e svolgimento delle necessarie bonifiche per l’eliminazione di ogni vincolo radiologico, che non saranno oggetto di nuove realizzazioni, *25. 14. (ex 25. 7.) Graziano.

L’esito della votazione:

Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
65 Nom. em. 25.13, 25.14 452 447 5 224 216 231 74 Respinto

Interessante leggere gli interventi di alcuni parlamentari che sono intervenuti durante la discussione sugli emendamenti proposti (fonte: sito della Camera).

SERGIO MICHELE PIFFARI.
[…] In realtà, il vero problema che vorremmo porre alla vostra attenzione è l’approccio che questo disegno di legge ha con il territorio, ossia la mancanza di fiducia verso le decisioni assunte sul territorio da parte delle regioni, delle province e degli stessi comuni. Più volte abbiamo ribadito la necessità di andare verso un federalismo non solo fiscale, ma anche nelle decisioni, ma mai come in questo provvedimento il federalismo è assolutamente dimenticato, anzi, è assente nell’individuazione delle zone sia per l’insediamento delle future centrali nucleari, sia per le discariche o per lo stoccaggio di rifiuti nucleari o di scorie o, ancora, nella localizzazione dei siti di produzione del materiale nucleare. In questo caso non ci sono scelte da compiere se non quelle dettate dal fatto che si scava laddove c’è il materiale, e quindi le zone sono già state individuate da precedenti ricerche.
Ancora una volta, il territorio viene assolutamente scavalcato e i comuni verranno coinvolti solo in azioni di marketing e di informazione, come se non fosse l’intera popolazione dei territori coinvolti a dover essere informata. È come se dovessimo fare azioni di informazione mirate sulla raccolta differenziata o sull’incenerimento solo nei comuni dove c’è l’inceneritore e non, invece, dove tutti producono i rifiuti. Qui siamo nella stessa situazione.

GIANLUCA BENAMATI.
[…] Con questo emendamento, chiediamo una cosa molto semplice, ossia di inserire al comma 1 dopo le parole: «nel territorio nazionale», le seguenti: «da realizzare di intesa con gli enti locali interessati».
Al comma 2, vengono definiti i criteri per l’esercizio di questa delega, fra cui si segnala la possibilità di dichiarare questi siti aree di interesse nazionale soggette a speciali forme di vigilanza. Inoltre, sempre nell’ambito di questa delega, si prevede la determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle intese con gli enti locali coinvolti.
Si tratta, quindi, onorevoli colleghi, di una delega che prevede già in premessa l’uso di coercizione nell’identificazione dei siti e misure speciali per la loro difesa. Noi crediamo, colleghi, che ciò sia profondamente errato. Sul nucleare da fissione, infatti, indipendentemente dal giudizio di merito che ognuno di noi può esprimere, c’è una cosa su cui penso che in quest’Aula siamo tutti d’accordo: nulla – lo ripeto: nulla – si potrà fare in maniera unilaterale, se non vi sarà il concorso cosciente e convinto della popolazione italiana e delle comunità locali.
Chi pensa qualcosa di diverso produrrà gravi danni, anche economici, al nostro Paese. D’altro canto, ciò è dimostrato anche dal fatto che autorevoli esponenti della maggioranza e del Governo, incluso l’onorevole Presidente del Consiglio dei ministri, hanno di recente e più volte dichiarato che si procederà d’intesa con la popolazione e con le comunità locali nelle scelte in materia di nucleare e di localizzazione.
Bene, con questo emendamento non chiediamo molto, ma solo di scrivere questa enunciazione.

MAURO LIBÈ.
Signor Presidente, intervengo solo per una precisazione doverosa da parte del gruppo dell’UdC, perché voteremo «no» su questo emendamento, ma non perché non vogliamo che siano coinvolti gli enti locali.
Lo abbiamo già detto ormai da tanto tempo e lo abbiamo formalizzato quando abbiamo discusso questo provvedimento al primo passaggio in quest’Aula: siamo convinti che non sia assolutamente possibile far sì che l’Italia entri nel nucleare senza condividere questi passaggi, i passaggi più tecnici, le localizzazioni e tutto il resto, con gli enti locali.
Votiamo «no» perché siamo altrettanto convinti che non vi debba essere una specifica norma di legge, perché la norma c’è già. Continuiamo a dire al Governo che, se vuole realmente fare il passaggio al nucleare, una scelta di modernità, una scelta che serve al Paese, alle imprese e alle famiglie, deve rimuovere l’ostacolo del Titolo V della Costituzione, perché (lo ribadiamo un’altra volta, ma ci sembra giusto precisarlo) oggi stiamo ancora – lo abbiamo detto: sosterremo il Governo su questa strada, solo che il Governo ci sembra troppo timido – nella fase degli spot.
La competenza sull’energia, infatti, nonostante l’approvazione di questo provvedimento, resta in capo alle regioni. Ripeto: se un presidente di regione che stimiamo, ma che deve la sua elezione e il suo consenso a una campagna forte del Presidente del Consiglio (parlo del presidente Cappellacci), dopo cinque giorni ha detto di non volere il nucleare, immaginiamoci le regioni guidate da presidenti che hanno anche preclusioni ideologiche verso questa strada, così com’è stato ribadito anche da tanti altri presidenti che condividono la valutazione politica del Governo.

FEDERICO PALOMBA.
Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma a questo emendamento e ne spiego le ragioni. Le ragioni per le quali l’Italia dei Valori è radicalmente contraria al nucleare, a questo nucleare, sono ragioni di carattere economico: il costo delle centrali, il costo della disponibilità dell’uranio (saremo sempre dipendenti da chi lo produce). Relativamente alla localizzazione dei siti, si parla di siti che sono destinati alle centrali per la produzione di energia nucleare e di siti destinati al deposito di scorie radioattive.
L’articolo 25 del provvedimento in esame è assolutamente ipocrita, perché dice che entro sei mesi il Governo provvederà a individuare i siti. In realtà, in sei mesi il Governo non potrà fare assolutamente niente, perché un’indagine seria non si fa in sei mesi, e sarà giocoforza che ci dicano: ricorriamo agli studi già fatti, agli studi che sono stati periodicamente aggiornati.
Perché dico questo? Perché in realtà il Governo ha già deciso dove mettere i siti nucleari. L’ho chiesto in un’interrogazione, mi è stato risposto che la scelta sarà fatta insieme alle comunità locali: non è vero, è una balla colossale. Tra questi siti voi avete già individuato la Sardegna come uno dei luoghi di stoccaggio delle scorie radioattive e della collocazione delle centrali nucleari. Noi sardi vi diciamo: siete troppo buoni, no grazie! Sappiate che noi non ci stiamo, ad una scelta imposta dall’alto. Noi siamo energeticamente autosufficienti: dalla Sardegna, figuriamoci, passerà anche il Galsi, cioè il gasdotto dall’Algeria. Abbiamo il territorio gravato dall’80 per cento delle servitù militari. Ci avete testè scippato il G8. State mandando a ramengo il nostro apparato industriale. È vero che il Presidente del Consiglio ha detto che ci manderà l’esercito, che imporrà, che costringerà; sono quindi tutte balle, che la definizione e l’individuazione dei siti saranno affidate ad un confronto con le comunità locali. Anche l’UdC dovrebbe votare a favore dell’emendamento in esame, se veramente crede che le comunità locali debbano essere effettivamente coinvolte. Noi abbiamo una certa consuetudine con le invasioni; ne abbiamo respinte altre: abbiamo respinto anche le invasioni dei romani, e dei «barbareschi».

ERMETE REALACCI. Signor Presidente, prendo la parola per sottoscrivere a nome mio e dei colleghi del PD della Commissione ambiente l’emendamento in esame; e per dire una sola cosa: in nessun Paese dell’Occidente esiste una norma in base alla quale un Governo può insediare un impianto nucleare contro la volontà dei territori interessati. È una norma che ha le gambe corte, come le bugie, perché poi, quando ci sono state le elezioni in Sardegna (lo ricordava il collega Benamati), il Presidente del Consiglio per prendere i voti si è dovuto impegnare sul fatto che in Sardegna giammai si farà; ma la Sardegna, lo ricordava il collega Palomba, è per esempio uno dei luoghi, dal punto di vista sismico, più sicuri d’Italia. È meglio che diamo sicurezza alle istituzioni e alle popolazioni che non vi saranno forzature, altrimenti il clima peggiorerà.

ADOLFO URSO, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.
Signor Presidente, vorrei ribadire a nome del Governo in questa sede un punto, come abbiamo fatto anche recentemente al Senato, quando alcuni parlamentari si sono alzati per dire: sappiamo che i siti nucleari saranno in Puglia (oggi: sappiamo che i siti nucleari saranno in Sardegna; dipende ovviamente dalle zone in cui si vota e delle zone che si vuole allarmare). Non è così: non è così per la Puglia, non è così per la Sardegna. Il Governo non ha preso alcuna decisione, perché vuole rispettare in maniera scrupolosa quanto il Parlamento sta decidendo, in una procedura che garantisca tutti, sia per quanto riguarda le tecnologie nucleari prescelte, sia per quanto riguarda la localizzazione dei siti, sia per quanto riguarda la partecipazione alle decisioni delle comunità locali.
Volevo ribadirlo qui in maniera chiara affinché non si crei inutile allarmismo, soprattutto alla luce di quello che è ampiamente documentato nel testo parlamentare. Questo è il testo legislativo, e questo è il testo che il Parlamento si appresta a votare: ad esso noi scrupolosamente ci atterremo.

GABRIELE CIMADORO.
[…] Allora, rispondiamo quanto meno ad una delle esigenze importanti che anche l’ANCI ci ha posto, ossia ricoverare e sistemare i siti che fino ad oggi sono stati abbandonati e non ancora bonificati. Credo che questa sia un’opportunità unica prima di trovarci ad affrontare un problema che diventerà un doppio problema. Questa è una necessità da affrontare subito: stanziare le risorse necessarie per poter mettere in sicurezza i territori che già hanno sofferto per anni tale situazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

STEFANO GRAZIANO.
Signor Presidente, vorrei soltanto ribadire che questo emendamento è di buonsenso perché chiede semplicemente che nei siti che già sono stati utilizzati ci sia una dismissione accelerata e una nuova bonifica, per cui non si comprendono le motivazioni per le quali il Governo chiede di ritirare l’emendamento. Ancora una volta manca il buonsenso

ELISABETTA ZAMPARUTTI.
Signor Presidente, noi radicali voteremo contro questo articolo. Si era detto e scritto nella legge, ormai più di un anno fa, che l’elaborazione di una strategia energetica nazionale doveva avvenire anche attraverso la convocazione di una Conferenza nazionale dell’energia e dell’ambiente che avrebbe consentito almeno un po’ di dibattito pubblico e, non a caso, non mi risulta vi sia traccia di questa Conferenza.
In compenso, abbiamo sentito le parole di Berlusconi, secondo il quale l’Italia avrà il suo nucleare a costo di ricorrere all’esercito; lo abbiamo sentito equiparare il referendum e il suo esito al fanatismo ideologico di una parte politica. In una materia così delicata state procedendo per deleghe, decreti, delibere CIPE e senza coinvolgere gli enti locali. Ma le ragioni vere della nostra contrarietà sono quelle legate al fatto che il nucleare che proponete è antieconomico.

Written by sistemielettorali

30 novembre 2009 at 12:38

TFR e fondi pensione

leave a comment »

Parliamo per un attimo di previdenza.
La tabella 1 illustra i rendimenti dei fondi pensione negoziali e aperti nel periodo 1999-ottobre 2008 e li confronta coi risultati del TFR. La Covip ritiene soddisfacente (!) il rendimento complessivo sul periodo 2003-2007, sebbene nel 2007 i rendimenti dei fondi risultino peggiori rispetto al TFR, per poi cadere pesantemente in segno negativo nel 2008 in seguito all’attuale crisi finanziaria.  Insomma, chi si contenta… Già così, si può osservare che in un arco temporale di media durata (10 anni), i fondi pensione perdono la partita col TFR.
Ma c’è da dire di più: chi avesse deciso di trasferire la propria liquidazione (TFR, riforma Maroni del 2007) nei fondi pensione dal giugno 2007, come gran parte dei lavoratori italiani, non avrebbe fatto un buon affare. I rendimenti dei prodotti della previdenza complementare, complici le turbolenze dei mercati, hanno registrato un modesto segno più, 1,4% nel 2007, e un pesante segno meno – hanno registrato un modesto segno più, 1,4% nel 2007, e un pesante segno meno 8,48,4 nel 2008. Lasciando il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) in azienda le cose sarebbero andate meglio. La rivalutazione del TFR, per legge è pari all’1,5% più il 75% del tasso di inflazione, al netto dell’imposta sostitutiva , sarebbe stata rispettivamente del 3,1% e del 2,7%. Insomma, gli aderenti ai fondi pensione negli ultimi due anni ci avrebbero rimesso. Naturalmente, nulla impedisce che negli anni a venire si assista ad un ribaltamento dei rendimenti. Chi vivrà vedrà.

Questi, infine, i fondi pensioni proposti dalla mia azienda, da me non sottoscritti, aggiornati all’ottobre di quest’anno. C’è poco da stare allegri:

PrevidLavoro TFR + (INTESA PREVIDLAVORO)

Crescita di 1000 (EUR) 31/10/2009
Fondo:  PrevidLavoro TFR + (INTESA PREVIDILAVORO)
Categoria:  Bilanciati Prudenti (EUR)
Indice:  Cat 75%BarCap Euro Agg&25%FTSE World
 
Crescita di 1.000 EUR
Rendimenti Annuali % 31/10/2009
  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 31/10
Rendimento totale % -0,11 1,76 3,36 8,08 5,42 2,39 1,69 3,75
+/- Categoria 3,93 -3,12 -0,99 1,03 2,05 1,29 10,77 -3,69
+/- Indice 1,86 -4,86 -4,25 -2,27 3,24 1,03 7,85 -6,41
 % Percentile in Cat. 22 87 59 22 12 22 6 76
3-Anni Ann.ti 2,77

 
PrevidLavoro BOT + (INTESA PREVIDILAVORO)

Crescita di 1000 (EUR) 31/10/2009
Fondo:  PrevidLavoro BOT + (INTESA PREVIDILAVORO)
Categoria:  Monetari Area Euro – Stabile
Indice:  Citi EUR EuroDep 1 Mon EUR
 
Crescita di 1.000 EUR
Rendimenti Annuali % 31/10/2009
  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 31/10
Rendimento totale % 2,52 1,59 1,59 1,37 1,98 2,47 3,07 2,72
+/- Categoria -0,37 -0,32 -0,02 -0,29 -0,37 -0,80 0,33 1,71
+/- Indice -0,84 -0,78 -0,48 -0,76 -0,94 -1,66 -1,39 1,97
 % Percentile in Cat. 1 1 100 54 4
3-Anni Ann.ti 2,87
 

PrevidLavoro Linea Bilanciata Acc (INTESA PREVIDILAVORO)

Crescita di 1000 (EUR) 31/10/2009
Fondo:  PrevidLavoro Linea Bilanciata Acc (INTESA PREVIDILAVORO)
Categoria:  Bilanciati Aggressivi (EUR)
Indice:  Cat 25%BarCap Euro Agg&75%FTSE World
 
Crescita di 1.000 EUR
Rendimenti Annuali % 31/10/2009
  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 31/10
Rendimento totale % -10,27 5,09 7,10 13,43 9,63 0,03 -16,73 5,97
+/- Categoria 12,12 -5,85 0,62 -4,66 0,91 -0,92 12,73 -8,37
+/- Indice 12,09 -4,97 -0,68 -8,64 3,11 -0,81 11,48 -10,33
 % Percentile in Cat. 6 85 27 72 27 58 14 85
3-Anni Ann.ti -3,31   2,37 0,99
 
 

PrevidLavoro Linea Azionaria (INTESA PREVIDLAVORO)

Crescita di 1000 (EUR) 31/10/2009
Fondo:  PrevidLavoro Linea Azionaria (INTESA PREVIDILAVORO)
Categoria:  Azionari Internazionali Large Cap Value
Indice:  MSCI World Free Value NR USD
 
Crescita di 1.000 EUR
Rendimenti Annuali % 31/10/2009
  2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 31/10
Rendimento totale % -21,49 6,34 3,00 15,39 12,34 -2,09 -28,63 9,95
+/- Categoria 6,91 -6,32 -6,56 -9,19 1,35 1,02 9,15 -8,28
+/- Indice 10,58 -8,57 -6,97 -10,85 0,45 4,65 8,67 -3,72
 % Percentile in Cat. 25 85 94 88 23 41 18 79
3-Anni Ann.ti -6,62   3,59 4,45

Written by sistemielettorali

29 novembre 2009 at 09:01

Nucleare in Italia

leave a comment »

Dopo aver approvato il disegno di legge Sviluppo 1441-ter a luglio di quest’anno sul ritorno del nucleare in Italia, il governo è ora chiamato a decidere argomenti di non poco conto. I criteri per la localizzazione delle future centrali, la tipologia, lo stoccaggio dei rifiuti, il deposito delle scorie e, last but not least, le compensazioni per i territori interessati.
Di certo c’è poco o nulla, se non una lista di siti che appaiono, fin da subito, come i più adatti per la costruzione delle nuove centrali.
Noi partiremo da lontano.
Vogliamo capire bene l’iter della legge approvata in Parlamento. Le posizioni espresse dalle forze politiche, i nodi (tanti) da sciogliere e, con non poca modestia, capire se il nucleare sia, oggi, una scelta giusta per il nostro paese. O, quantomeno, il male minore, considerando il fabbisogno energetico e le alternative che abbiamo di fronte.
Cercheremo anche di capire se il nucleare si sposi con il problema del surriscaldamento del nostro pianeta. Se esso possa essere una soluzione o se invece sia una soluzione che rallenti la ricerca e lo sviluppo di altre tecnologie che possano garantire una riduzione delle emissioni in maniera più veloce e più economica.
Non abbiamo, lo dico subito per sgombrare il tavolo da false insinuazioni, una posizione preconcetta.
Anzi, partiamo oggi senza sapere ciò che ci attende, senza avere idea di come sarà il finale di questa ricerca.
Quel che è certo è che vogliamo ascoltare le voci di tutti, dei favorevoli al nucleare così come dei contrari.
E ora, mettiamoci al lavoro…

Cominciamo a vedere come si sono schierate le forze politiche.

Per quanto riguarda la legge 1195-B: Legge per lo sviluppo e il ritorno dell’Italia al nucleare – Legge 99/2009, Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, divenuta legge il 9 luglio 2009 in Senato (firmatari Scajola, Brunetta, Tremonti, Sacconi, Alfano, Calderoli):
– approvato dalla Camera il 04/11/2008: presenti 403 (64%), favorevoli 232 (PdL 190, Lega Nord 41, Misto 1), contrari 164 (PD 135, IdV 21, PdL 1, Misto 7), astenuti 7 (Misto 2, PD 2, PdL 1, UdC 2). I 4 parlamentari “ribelli”: Agostini e Ghizzoni del PD che si sono astenuti, Mussolini della PdL contraria, Rampelli del PdL astenuto). Fonte: http://parlamento.openpolis.it/votazione/22214
– al Senato, presenti 157 (48,8%), favorevoli 154 (PdL 129, Lega Nord 23, Misto 2), contrari 1 (Adriana Poli Bortone), astenuti 1 (Helga Thaler Ausserhofer). Gli altri assenti.
Fonte: http://parlamento.openpolis.it/singolo_atto/39816

Infine, il voto dei parlamentari pavesi:
Camera: Abelli assente, Nola favorevole,  Zucchi contrario.
Senato: Bosone assente, Mura favorevole

A presto!

 

Written by sistemielettorali

28 novembre 2009 at 22:21

Pubblicato su Attualità, nucleare

Tagged with

Un ventennale orwelliano

leave a comment »

Un ventennale orwelliano      

di Giulietto Chiesa per Megachip e AntimafiaDuemila –
2 novembre 2009
La cosa che dovrebbe, più d’ogni altra, attirare l’attenzione degli organizzatori delle mille e una manifestazioni celebrative per la caduta del muro di Berlino è il fatto che venti anni fa le aspettative, le ipotesi sul futuro che sarebbe venuto, il cambio della storia che ci si accingeva a sperimentare, erano completamente sbagliate.
Nulla di ciò che fu allora scritto, esaltato, immaginato, supposto, elucubrato, sperato o temuto, si è realizzato.
Ecco un modo interessante, forse l’unico veramente interessante, di commemorare la caduta del muro.
Purtroppo non lo fa nessuno. I “celebratori”, che sono in genere i modesti portaborse di epigoni di coloro che si considerano i vincitori della guerra fredda ripetono il mantra senza molto pensare. Una delle cose più esilaranti, notate in questi mesi preparatori della ricorrenza vittoriosa, è la riapparizione sulle scene di Lech Walesa e di Solidarnosc: entrambi invitati dal colto e dall’inclita a raccontarci come furono loro, in primo luogo loro, a provocare la caduta del muro.
A sentire quelle rievocazioni provo un moto quasi istintivo di ilarità, come quando ascolto qualcuno che, ancora oggi, come non si fosse accorto di dove siamo, cita ancora il Francis Fukuyama che (bisogna dire con notevole tempismo e senso degli affari, anche se non proprio con lungimiranza e profondità di visione) sentenziò il sopraggiungere della “fine della storia”.
Per i più giovani si tratta già di un’anticaglia, in questo caso meritatamente invero. Ma per chi giovanissimo non è, fu un momento davvero emozionante scoprire che, oltreoceano, avevano riscoperto il grande filosofo Hegel e l’avevano inquadrato suo malgrado nella celebrazione hollywoodiana dell’inveramento finale dello Spirito, sub specie Stati Uniti d’America.
A parte gli scherzi, tuttavia, varrebbe la pena il chiedersi come mai si sia presi tutti una serie di gigantesche cantonate. Si sa che l’uomo è fallibile e che leggere nel futuro è sempre stato difficile. Ma in questo caso è stata l’ideologia (nel preciso senso marxiano di “falsa coscienza”) che ha giocato a tutti un cattivissimo scherzo, obnubilando ogni velleità profetica.
Pensavano di avere vinto e celebrarono la loro vittoria – e fu invero la loro vittoria – senza chiedersi quanto sarebbe durata. Il “quanto” non li preoccupava, avendola immediatamente considerata come “finale”, eterna appunto, come Fukuyama si era affrettato a battezzarla Non potevano immaginare che, appena dieci anni dopo – e dieci anni sono davvero un sospiro – avrebbero dovuto celebrare un mare di guai.
Dunque, per dirla brutalmente, la celebrazione viene fatta nel segno della “fine del comunismo”. Solo che avviene nel momento in cui la società dei vincitori (che non possiamo chiamare società del capitalismo perché nel frattempo lo stesso capitalismo è diventato così irriconoscibile che, guardandosi allo specchio, come Dorian Gray, non crederebbe ai suoi propri occhi) è in mezzo alla più grave crisi della propria storia.
Crisi multipla, crisi di limiti, crisi senza via d’uscita visibile, vicolo cieco. Ma anche assenza di idee, istupidimento delle classi dirigenti, agonia dei valori, a cominciare da quelli della democrazia liberale, per finire nel mondo attuale in cui le élites diventano sempre più simili a bande criminali, e quando non lo sono esse stesse, ai criminali si associano e li coprono coprendosi.
Insomma: hanno perduto il controllo. E, di fronte a loro torreggiano smisurati interrogativi e nessuna certezza. Era questo che si pensava nel 1989? Nulla di tutto questo era immaginabile.
Eppure mi ricordo che Mikhail Gorbaciov, quando avviò la sua perestrojka, disse una frase che mi rimase impressa: «perestrojka per l’URSS, ma anche per il mondo intero».
Come è accaduto in altri momenti storici di trapasso, vi sono menti che sanno intravvedere, anche se non dominare, ciò che sta per accadere. Era chiaro che la fine dell’URSS apriva problemi immensi, sconvolgeva tutto il panorama mondiale, sollevava onde gigantesche che si sarebbero infrante, come una serie di tsunami (la parola l’abbiamo inventata dopo) su coste anche molto lontane.
Qualcosa di molto simile lo aveva detto, anni prima, un altro grande del XX secolo, Enrico Berlinguer, con alcuni avvertimenti che rimasero inascoltati perché, prima di tutto, non furono capiti: l’austerità, la questione morale, la inevitabile diversità da conservare per chi si ponga l’obiettivo di cambiare le cose.
Succede che menti pulite, eticamente pulite, possano produrre grandi idee. Di solito vengono sconfitte, ma questo non significa mai che vadano perdute.
Dunque venti anni dopo la caduta del muro abbiamo da celebrare solo la stupidità dell’Occidente vincitore, e la sua incultura, oltre che il suo egoismo. Ma questo occidente in piena e irreversibile crisi (perché o non ne uscirà, o, se ne uscirà, non sarà più l’Occidente che conosciamo) sta cercando di applicare le regole orwelliane: chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato. A questo servono le celebrazioni di questo ventennale, solo che loro non controllano più nemmeno il presente.
Per questo credo che toccherà alla prossima generazione fare il grande sforzo, se ne sarà capace, di riscrivere la storia che i vincitori hanno scarabocchiato.

Written by sistemielettorali

10 novembre 2009 at 10:50

Pubblicato su Attualità

Tagged with ,

Brussig, parla lo scrittore che per primo ha lanciato l’«ostalgie».

leave a comment »

Brussig «lo rimpiango la penuria di quegli anni: aveva i suoi aspetti positivi» Parla lo scrittore che per primo ha lanciato l’«ostalgie».

da La Stampa del 24 novembre 2005, pag. 25 di Marina Verna Ultimo piano», dice al citofono Thomas Brussig. Centododici scalini, niente ascensore. Un tipico condominio di Berlino Est, quartiere Prenzlauerberg. Ben restaurato e adesso ben abitato. Lo scrittore dell’Ostalgie – Eroi come noi e In fondo aI viale del sole i suoi titoli più famosi – vive qui, in un appartamento grande e curato. Beve thè verde seduto a un tavolo 800, liscia il legno e dice: «L’ho fatto restaurare dopo 1’89. Nella Ddr nessun artigiano faceva questi lavori, oppure servivano agganci per trovarne uno. Ora bastano i soldi».

Che cosa ha conservato, dei vecchi tempi?

 «Il mobile nero basso lì nell’angolo, che mi ero costruito io, cercando di dargli un aspetto moderno. Una radio e un amplificatore cbe funzionano ancora bene. E un po’ di pentole e piatti per la casa di campagna. Dobbiamo essere realisti: non erano molti i prodotti Ddr di buona qualità. Io salvo solo alcuni cibi, buonissimi perché non avevano coloranti nè conservanti. E perché erano quelli della mia infanzia I negerkuesse, i baci di negro: crema ricoperta di cioccolato. Una delizia. Sempre freschi, perché arrivavano di rado e li vendevano subito. Oggi nei negozi trovo cinque prodotti diversi con scadenza sei mesi, pieni di conservanti e molto meno buoni. La penuria aveva un suo aspetto positivo…».

 Qual è il sapore che più ricorda?

 «Quello della marmellata di prugne. Irraggiungibile, nessuna sostanza chimica, solo frutta. E il nostro ketchup. E le fragole. Esistevano solo quelle tedesche, per sei settimane all’anno. Poi basta fino all’estate dopo. Ma era la festa, se ne facevano scorpacciate. Io però non direi mai che i prodotti dell’Est erano migliori. Oggi ci sono moltissime cose buone che allora non c’erano».

 Però molta gente prova nostalgia per quei prodotti. E ci sony negozi e siti on line che li vendono.

 «E’ l’effetto devastante di un film come Good bye Lenin. Adesso all’Ovest molti vedono la scomparsa della Ddr come la scomparsa di un mondo di prodotti e di marchi, mentre in realtà è scomparso un modo di vivere e di lavorare. Per esempio, il fatto che molti non avessero il telefono aveva creato la cultura delle visite. Si suonava alla porta senza preavviso e se l’altro non era in casa si lasciava un messaggio. Appesi agli stipiti c’erano spesso carta e penna, e magari due parole per dire che non si era in casa e dove si era e come fare per trovarsi».

 E gli odori? Sa che vendono lattine con l’odore della Trabant?

 «Non capisco chi prova nostalgia per la trabbi. Era l’umiliazione diventata macchina».

 Che cosa desiderava di più? «Vivere al largo. Come ho raccontato nel Viale del sole, io sono cresciuto in un piccolo appartamento di Berlino Est, dove ci pestavamo sempre i piedi. Lo spazio era l’unico lusso che volevo. Adesso ce l’ho e sono proprio contento».

 Lei potrebbe vivere a Berlino Ovest?

 «Direi di no, anche se le differenze non sono più così marcate. Qui siamo geograficamente a Est, ma la popolazione non è più quella di 15 anni fa. L’underground degli Anni 80 non esiste più, anche se Berlino resta una città dove si può vivere con relativamente pochi soldi. A Prenzlauerberg sono venuti ad abitare molti dell’Ovest perché era chic e vivace. Sono i pionieri del consumo, hanno portato uno stile diverso, locali nuovi, il latte macchiato. Però è gente senza radici, segue solo la moda».

 Che cosa le manca della Ddr?

 «Devo pensarci. Non so se mi manca veramente qualcosa. A volte mi manca la penuria. Se posso comprare tutto, spesso non compro niente. Si apprezzano solo le cose che mancano».

 Che cosa le sarebbe piaciuto conservare?

 «Qualcosa della nostra vecchia architettura. Adesso tirano giù pure il Palazzo della Repubblica. Non c’è più traccia del “progetto Ddr”. Voglio scriverci un libro perché mi dispiace. Non posso dire che mi manchi, ma mi sembra indegno eliminare da una città come Berlino una parte così rilevante della sua storia».

 … e intanto si rilanciano le ciabatte, i cetrioli e l’omino dei semafori.

 «La Ddr è scomparsa senza che la piangessimo. E l’Ostalgie è il nostro lutto a scoppio ritardato».

 

 

 

 

Written by sistemielettorali

10 novembre 2009 at 09:07

Pubblicato su Attualità

Tagged with