Sistemi elettorali

Archive for ottobre 2009

Elezioni legislative in Botswana

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Quando il Botswana divenne indipendente nel 1966, adottò una forma di stato repubblicana. Il Parlamento è l’organo legislativo supremo, ed è composto da 57 membri eletti, 4 membri eletti dal Presidente, lo Speaker, il General Attorney e il Presidente.

La legge elettorale specifica che nel Botswana è in vigore il FPTP (maggioritario uninominale), e ogni 5 anni si tengono le elezioni.

Le elezioni tenutesi il 16 ottobre 2009 sono state le decime elezioni dal 1966.

 

lista voti % seggi %
Botswana Democratic Party 290.099 53,26 45 78,95
Botswana National Front 119.509 21,94 6 10,53
Botswana Congress Party 104.302 19,15 4 7,02
Botswana Alliance Movement 12.387 2,27 1 1,75
Independents 10.464 1,92 1 1,75
Botswana People’s Party 7.554 1,39 0 0,00
Marx, Engels, Lenin, Stalin Movement 292 0,05 0 0,00
Tlhoko Tiro Organisation 40 0,00 0 0,00
voti validi 544.647 98,12

 

 

voti non validi 10.431 1,88

 

 

totale 555.078 100,00 57 100,00
elettorato e affluenza 723.617 76.71

 

 

Written by sistemielettorali

30 ottobre 2009 at 12:25

Elezioni legislative greche

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In base alla propria legge elettorale (codificata da decreto presidenziale nr.92/1994), la Grecia è suddivisa in 56 circoscrizioni minori e 13 maggiori. I membri del Parlamento sono eletti in accordo ai risultati elettorali dei rispettivi partiti politici in ogni circoscrizione, fatta eccezione per 12 deputati che, in base all’articolo 54 della Costituzione, sono eletti proporzionalmente al numero totale di voti che un partito ottiene a livello nazionale.

 Il sistema della distribuzione dei seggi avviene in tre fasi.
La prima fase ha luogo nei 56 distretti elettorali minori (la maggior parte di essi plurinominali).
Il numero totale dei voti di ogni distretto viene diviso per il numero di seggi del distretto più uno. Quindi, il totale dei voti dati ad ogni partito politico nello specifico distretto è diviso per questo numero. Il risultato consiste quindi nel numero dei seggi conquistati da ogni partito. Nei distretti uninominali, il seggio è assegnato al partito che ottiene la maggioranza relativa dei voti.
Se il numero dei seggi distribuiti in questo modo è maggiore del numero dei seggi del distretto elettorale, i seggi in surplus vengono tolti alle liste che presentano i resti minori. Questo è comunque, nella pratica, uno scenario non verificatosi. Se invece vengono assegnati meno seggi rispetto al totale, cosa che accade molto spesso, i seggi restanti vengono dati alle liste in una seconda distribuzione.
Questa seconda fase prevede l’assegnazione dei seggi non vinti in precedenza. Si considerano ora le 13 circoscrizioni maggiori, ognuna delle quali comprende più distretti. Il totale dei voti per ogni circoscrizione è diviso per il numero dei seggi che non sono stati distribuiti in precedenza. Il numero dei voti dati ad ogni lista è quindi diviso per il risultato dalla divisione qui descritta. L’esito rappresenta quindi il numero dei seggi che va assegnato ai singoli partiti.
Nel caso in cui dopo quesa seconda distribuzione vi siano ancora seggi da distribuire, si procederà in questo modo: il totale dei voti validi nel paese è diviso per il numero dei seggi ancora da assegnare. Il numero dei voti dato ad ogni partito è quindi diviso per questo numero. Il risultato consiste nel totale dei seggi da distribuire ad ogni lista.
Se al termine di questa fase rimangono ancora seggi da distribuire, allora essi andranno alla lista che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti nel paese.
Venendo alle soglie, con l’attuale legge elettorale un partito deve ricevere almeno il 3% a livello nazionale per eleggere parlamentari. Al primo partito a livello nazionale viene assegnato un “premio” in seggi di 40 parlamentari. In tal modo il primo partito è facilitato a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi (151 su 300), essendo di norma sufficiente ottenere da parte del primo partito almeno il 41-42% dei voti. Con la legge precedente (applicata nelle elezioni del 2004) era sufficiente ottenere l’1% in più del secondo partito per assicurare al primo la maggioranza assoluta.
Quindi solo 260 seggi vengono assegnati proporzionalmente ai partiti che superano il 3%, mentre 40 vengono assegnati al primo partito. Questa legge elettorale tende a favorire i due partiti maggiori.
Infine, un sistema complicato di regole provvede a distribuire anche i 40 seggi di premio tra le varie circoscrizioni.

 

liste

voti

% voti

seggi

% seggi

diff.

Coalition of Radical Left (SRA)

313.481

4,59

13

4,33

-0,26

Communist Party (KKE)

514.290

7,54

21

7,00

-0,54

Greens (Prasinoi)

172.313

2,53

0

0,00

-2,53

New Democracy (ND)

2.284.794

33,49

91

30,33

-3,15

Pan-Hellenic Socialist (PASOK)

2.998.102

43,94

160

53,33

9,39

Popular Orthodox Rally (LAOS)

383.851

5,63

15

5,00

-0,63

Others

156.059

2,29

0

0,00

-2,29

totale

6.822.890

100,00

300

100,00

 

Written by sistemielettorali

23 ottobre 2009 at 09:10

Meglio il “porcellum” del proporzionale di Casini e D’Alema

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L’esperto: meglio il “porcellum” del proporzionale di Casini e D’Alema
Intervista a Roberto D’Alimonte ,mercoledì 30 settembre 2009
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=39650&pageid=2

In un’intervista a ilsussidiario.net Luciano Violante ha parlato di oligarchie politiche che scelgono i parlamentari, privando il paese di una rappresentanza reale. E ha auspicato che la riforma elettorale venga messa al primo posto dell’agenda politica, dichiarandosi favorevole alla vecchia legge Mattarella. Sul tema interviene il politologo Roberto D’Alimonte. «Non ho un pregiudizio negativo sull’attuale legge elettorale: è meno “porcellum” di quanto si pensi, perché vincola i partiti a dichiarare prima davanti agli elettori con chi intendono allearsi e questo a molti dà fastidio. Il sistema tedesco? No, grazie. In Italia farebbe aumentare la frammentazione e il trasformismo».

 

Violante auspica oggi, ancor più delle riforme costituzionali, una nuova legge elettorale. Questo perché il sistema elettorale attuale concentra il potere «all’interno di una ristrettissima oligarchia politica, di vario colore». È d’accordo?

A mio avviso serve un approccio sistemico al problema, perché la legge elettorale ha dei riflessi sulla forma di governo e viceversa. Ecco perché penso che legge elettorale e riforme debbano andare di pari passo. E non parlo solo di riforme costituzionali, ma anche della riforma dei regolamenti parlamentari e del finanziamento pubblico ai partiti. Violante però ha ragione quando parla di oligarchie di partito.

 
Secondo l’ex presidente della Camera «la mancanza di rappresentanza politica della società ha portato a un impoverimento ideale e politico preoccupante». Qual è allora sistema elettorale in grado di rappresentare al meglio la nostra pluralità sociale?

Mi sembra un’affermazione un po’ forte, perché una rappresentanza politica c’è. Il vero problema è come viene selezionata: ed è il sistema elettorale a determinare la qualità della rappresentanza. Violante auspica un ritorno alla legge Mattarella e mi trova d’accordo, perché credo che l’Italia oggi abbia bisogno di collegi uninominali, che stabiliscono un rapporto diretto tra elettori e rappresentanti. La legge Mattarella era fondata prevalentemente su quel tipo di collegi. Ma le dirò di più: non ho un pregiudizio negativo sull’attuale legge elettorale, il famoso “porcellum”. Non è affatto la “porcata” così definita dal suo stesso autore.

 
Il ministro Calderoli la ringrazia. Perché dice questo?

Perché fa parte di un modello di governo che abbiamo applicato a livello di comuni, province e regioni e che poi la riforma del 2005 ha adottato, mutatis mutandis, per il parlamento nazionale. Il problema di quella legge – che, mi perdoni, avevo sollevato anche prima della sua approvazione – sta piuttosto nella “lotteria” dei 17 premi regionali al Senato, pronta a scatenare i sui effetti perversi quando uno schieramento non prevale nettamente sull’altro. Altro problema grave è quello delle liste bloccate. Non sono un fautore delle preferenze, ma visto com’è stata utilizzata la lista bloccata, certamente uno dei correttivi sarebbe il ripristino del voto di preferenza.

 
Lei quale correttivo auspicherebbe?

Tra lista bloccata, voto di preferenza e collegi uninominali sono per questi ultimi, che per me restano la soluzione migliore. Dopo di che viene il voto di preferenza.
Dal punto di vista di Berlusconi, quello attuale è il migliore dei sistemi elettorali possibili?

Diciamo che per Berlusconi questo è un sistema elettorale che bene si adatta alla natura del suo elettorato e agli obiettivi che Berlusconi stesso si pone. Ma la sua è una domanda un po’ tendenziosa: fa pensare che questo sistema elettorale sia buono per Berlusconi e cattivo per il paese, ma questo non è detto.
In realtà, era lo spunto per un’ulteriore considerazione: esiste la possibilità che nel nostro paese, così faziosamente diviso e contrapposto, una riforma elettorale sia approvata ad esclusivo arbitrio di chi sta al governo?

Speriamo di no. Una riforma non deve farla chi governa, le regole del gioco dovrebbero essere decise da una super-maggioranza. Qui però, me lo lasci dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Perché la rottura di questo principio non scritto la si deve alla sinistra e non alla destra, e glie lo dice uno che di destra non è. Si ricorda la riforma del titolo V della Costituzione? Fu fatta con pochi voti di maggioranza. Così facendo il governo di centrosinistra ha creato il precedente.
Il modello tedesco, inteso come sistema proporzionale con soglia di sbarramento, potrebbe funzionare anche in Italia?

Sono convinto di no, perché conta moltissimo il contesto, culturale e sociale, in cui viene inserito un sistema elettorale. L’import del modello tedesco in Italia favorirebbe in modo eccessivo la frammentazione politica e il trasformismo. D’altra parte questo è già avvenuto in Germania: Cdu e Spd vent’anni fa avevano insieme l’80 o il 90 per cento dei voti, oggi ne hanno meno della somma di Pd e Pdl in Italia. La frammentazione darebbe un potere di ricatto fortissimo alle piccole formazioni che riuscissero a superare la soglia del 5 per cento. Avremmo più di un Ghino di Tacco col potere di condizionare la formazione dei governi.
Ma perché il sistema tedesco in Italia gode di questa popolarità?

Perché i fautori vi vedono la possibilità di un margine di manovra che l’attuale sistema non consente. Premio di maggioranza e collegi uninominali vincolano i partiti a dichiarare prima davanti agli elettori con chi intendono allearsi, e questo a molti dà fastidio. Secondo alcuni crea una “rigidità” politica; io la chiamerei responsabilità. Cosa impedisce a Casini di dire ai suoi elettori: alle prossime elezioni politiche si va col Pd? È ovvio: la paura di perdere una fetta del suo elettorato moderato. Meglio il sistema tedesco, così ognuno va per conto proprio e dopo le elezioni, a seconda del risultato, si decide quale maggioranza fare. “Gli elettori – si dice – capiranno”. Il sistema tedesco piace non solo a Casini, ma anche a D’Alema.
Perché i tedeschi possono avere un sistema in cui le alleanze si fanno dopo il voto e noi no?

Perché la Germania è la Germania, l’Italia è l’Italia. Mi sembra francamente l’unica risposta possibile. Dispiace, ma è così. Si parlava di contesto culturale e sociale, no? Questione di maturità politica.

 
Le elezioni tedesche hanno confermato che la sinistra attraversa una crisi senza precedenti. Il destino della sinistra moderata è quello di svuotarsi a favore dell’opposizione più radicale, si chiami essa Die Linke o Italia dei valori?

Il problema della sinistra moderata è che oggi non ha una sua identità specifica e allora perde voti a destra e a sinistra. Questo vale sia per la Germania che per l’Italia. Non è riuscita a produrre una sintesi accettabile da parte del voto moderato, di cui c’è bisogno per fare maggioranza, e della sinistra tradizionale. Peccato, perché un paese democratico a questa sintesi politica non può rinunciare.

Written by sistemielettorali

16 ottobre 2009 at 12:30

Elezioni legislative norvegesi

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Ecco i risultati delle ultime elezioni legislative in Novergia:

Lista

voti

% voti

seggi

% seggi

Centre Party (SP)

164.924,00

6,15

11

6,51

Christian People’s (KrF)

148.526,00

5,54

10

5,92

Conservative (H)

461.974,00

17,24

30

17,75

Labour Party (Ap)

948.338,00

35,39

64

37,87

Left Party (V)

10.403,00

0,39

2

1,18

Progress Party (FrP)

613.737,00

22,90

41

24,26

Socialist Left (SV)

166.077,00

6,20

11

6,51

Others

72.294,00

2,70

0

0,00

Totale

2.679.900,00

100,00

169,00

100,00


Livello di disproporzionalità
 

Qui di seguito, la disproporzionalità del sistema norvegese, calcolata sulle elezioni legislative dal 1989 ad oggi.

Norvegia

L-H

G

L

1989

5,10

3,72

3,91

1993

6,35

3,87

3,70

1997

6,14

3,80

4,40

2001

7,52

3,22

1,82

2005

3,91

2,78

3,40

2009

4,45

2,15

2,48

tot

33,46

19,54

19,71

media

5,58

3,26

3,29

Il sistema elettorale 

Il sistema elettorale norvegese si basa sul principio della rappresentanza proporzionale in circoscrizioni plurinominali.
Il paese è suddiviso in 19 circoscrizioni corrispondenti alle province, inclusa la municipalità di Oslo che è una provincia a se stante. Il numero dei parlamentari è di 169, eletti per un periodo di 4 anni.
La determinazione del risultato elettorale è definita in due passaggi. Nel primo si stabilisce il numero di seggi spettanti a ciascuna lista Con il metodo Sainte-Lague modificato (ciò significa che il numero dei voti ottenuti dalla singola lista viene prima diviso per 3,5,7,9…etc..etc).
Quindi si eleggono i candidati delle varie liste.
Esempio.

 

Conservatori

Laburisti

Progressisti

Socialisti

Cristiani

Centro

Voti totali

81 140

80 862

39 851

26 295

12 187

11 229

1,4

57 957  (1)

57 758  (2)

28 465  (3)

18 782  (6)

8 705

8 020

3

27 046  (4)

26 954  (5)

13 283  (9)

8 765

4 062

3 743

5

16 228  (7)

16 172  (8)

7 970

 

 

 

7

11 591  (10)

11 551  (11)

 

 

 

 

9

9 015

8 984

 

 

 

 

I conservatori conquistano i seggi 1, 4, 7 and 10
I laburisti conquistano i seggi 2, 5, 8 and 11
I progressisti conquistano i seggi 3 and 9
I socialisti conquistano il seggio 6
Ci sono alcune eccezioni alle regole menzionate:

1 – “Levelling seats”: questi seggi sono creati per risolvere cià che viene ritenuto ingiusto: un partito potrebbe in teoria ottenere un numero di voti totali non sufficientemente alto per conquistare un mandato in ogni provincia. Un partito deve raggiungere il 4% del totale dei voti per poter concorrere ai “levelling seats”

2 – addizionale rurale: circoscrizioni scarsamente popolate ottengono più mandati rispetto alla popolazione residente. Questo meccasnismo cerca di evitare che il voto nella città abbia maggior peso rispetto al voto delle campagne, anche se questa regola è stata oggetto di recenti critiche.

3 – pochi partiti, pochi mandati: tutti i 7 partiti rappresentati in parlamento concorrono nelle 19 province. Oltre a questi, altri 21 partiti si sono presentati alle ultime elezioni. Queste liste competono tutte per gli stessi seggi e nelle circoscrizioni con pochi mandati, nessuna di queste liste ha speranze di ottenere un seggio. Ciò è parzialmente compensato dai “levelling seats”, ma solo per quei partiti che superano lo sbarramento del 4%.

 Per le elezioni del 2009, questa è la distribuzione dei seggi, inclusi i “levelling seats”:

County

Seats

Østfold

9

Akershus

16

Oslo

17

Hedmark

8

Oppland

7

Buskerud

9

Vestfold

7

Telemark

6

Aust-Agder

4

Vest-Agder

6

Rogaland

13

Hordaland

15

Sogn og Fjordane

5

Møre og Romsdal

9

Sør-Trøndelag

10

Nord-Trøndelag

6

Nordland

10

Troms

7

Finnmark

5

Total

169

Written by sistemielettorali

12 ottobre 2009 at 08:27

Sistema tedesco proprio non è (un articolo di G.Sartori)

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In considerazione delle elezioni tedesche appena tenute, riporto in questo post un articolo di Giovanni Sartori apparso sul Corriere della Sera il 30-05-2000.

SISTEMA TEDESCO PROPRIO NON E’
di GIOVANNI SARTORI

Il fiasco referendario ha riaperto a tutto campo la partita della riforma elettorale. Secondo me, è bene. Perché rivotare una terza volta con un sistema elettorale sbagliato, che non produce né vere maggioranze né governi in grado di governare, sarebbe sommamente stupido. E non vale obiettare che gli italiani non si interessano. Al grosso pubblico importano i risultati, non gli strumenti. Il che non toglie che senza strumenti non ci sono risultati. Senza orologio (strumento) non sappiamo che ora è, senza elettricità rimaniamo al buio, senza aeroplani non si vola. Ma non dobbiamo tutti sapere come si fa a fare orologi, a produrre elettricità, a progettare aerei. E dunque gli strumenti sono necessari, anche se il grosso pubblico se ne disinteressa. Al momento (metto le mani avanti, perché noi siamo i grandi maghi del momentaneo), la proposta di riforma elettorale sul tappeto è quella di Berlusconi, che propone il “modello tedesco”. Perché no? Ho sempre detto che quel modello è accettabile, anche se non costituiva la mia prima preferenza. Ma non è accettabile, mi debbo subito affrettare a dire, che venga falsato e snaturato in suo nome, chiamandolo “tedesco”.
Il sistema tedesco è un sistema (misto) di “proporzionale personalizzata” che frena la crescita dei partiti con una soglia di sbarramento del 5 per cento. Pertanto questo sbarramento ne è la caratteristica irrinunciabile. Non deve essere abbassato né può essere accoppiato con alleanze o “apparentamenti” elettorali: il che dovrebbe andare senza nemmeno essere detto, visto che nei sistemi proporzionali gli apparentamenti non hanno ragion d’essere. Esistono soltanto quando esiste un premio di maggioranza. E il punto è che premio di maggioranza e sbarramento sono incompatibili, dato che il primo cancella il secondo. Se i partiti si possono apparentare, allora (è successo in Grecia) anche uno sbarramento del 40 per cento può essere vanificato.
Eppure tutti o quasi tutti si sono precipitati a proporre che il sistema tedesco venga “migliorato” da un premio di maggioranza. Come si spiega? Stupidità? Incompetenza? Malafede? Non saprei, ma certo un po’ di tutte e tre. È davvero la riprova del livello di abissale impreparazione dei nostri reggitori.
Non contenti di questo primo supposto miglioramento, i nostri reggitori ne chiedono un secondo: la designazione o elezione diretta del premier. Ma questo è il sistema israeliano, non il sistema tedesco. E anche a questo effetto la contraddizione è stridente. Il sistema tedesco è un sistema che in vari modi rafforza l’esecutivo nel pieno rispetto del principio della sovranità del Parlamento. L’elezione diretta del premier crea invece un perfetto bastardo che non è più, in nessun modo, riconducibile a un sistema parlamentare ma che non è nemmeno riconducibile a un sistema presidenziale né semi- presidenziale di elezione diretta del capo dell’esecutivo. Non dubito che questo bastardo ci potrà essere venduto come una terza via. Lo è: ma come somma di difetti. Perché qui abbiamo un premier onnipotente che schiaccia il Parlamento, ma che è a sua volta schiacciato e reso impotente dalla coalizione delle “cento padelle” che gli ha procurato la vittoria.
Avremo mai riforme sensate? Il guaio è che non abbiamo politici “da riforma” ma solo politici “da compromesso”, imbonitori per i quali fare politica è soltanto l’arte d’escogitare pastette che mettano d’accordo amicucci e nemicucci. Se Berlusconi chiede una rana, Veltroni gli contropropone una trota, e l’idea è di arrivare a un innesto di rana e trota, alla rana-trota. Si accomodino. Ma non lo chiamino sistema tedesco “migliorato”. Nel mostriciattolo che stanno approntando, nulla è tedesco e tutto è pasticcio.

30 maggio 2000

Written by sistemielettorali

1 ottobre 2009 at 10:15

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Elezioni politiche tedesche 27-09-2009

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Elezioni del Bundestag del 27-09-2009

Quello tedesco è un sistema parlamentare bicamerale, in cui i due rami del parlamento sono costituiti da Bundestag e Bundesrat.

  • Il Bundestag è la camera rappresentativa direttamente eletta dal corpo elettorale, il sistema elettorale si riferisce dunque esclusivamente a questa camera.
  • Il Bundesrat è la camera dei Länder i cui componenti sono designati dai singoli governi federali.

In sintesi il sistema elettorale in vigore è un sistema elettorale proporzionale personalizzato con meccanismi di correzione.

  1. Proporzionale: la determinazione della forza politica del Bundestag è determinata secondo il sistema proporzionale a livello nazionale.
  2. Personalizzato: la possibilità del voto del candidato del collegio uninominale determina un rapporto tra elettore ed eletto.
  3. Meccanismi di correzione: la clausola di sbarramento e il mandato in sovrannumero altera la rappresentatività proporzionale pura, escludendo i piccoli partiti e permettendo ai candidati vincitori nel collegio uninominale di essere eletti nonostante la forza politica abbia ottenuto un numero inferiore di voti a livello proporzionale privilegiando l’aspetto dell’elezione personale data dall’elettore.

 Il moderno sistema elettorale tedesco

La legislazione elettorale in vigore risale al 1956.
L’elettore tedesco ha a disposizione due voti (Erststimme e Zweitstimme).

  • Con l’Erststimme l’elettore vota i candidati nei collegi uninominali. Il numero dei collegi uninominali è pari alla metà del totale dei deputati del Bundestag. Quindi per un totale di 598 abbiamo 299 collegi uninominali suddivisi nei vari Land. Il voto è finalizzato a determinare la rappresentanza personale.
  • Con il Zweitstimme vota le liste dei partiti. Il voto più importante è il secondo, poiché grazie ad esso si viene a determinare sostanzialmente la forza politica nel Bundestag.

Il meccanismo funziona secondo tre passaggi:

  1. Tutti i deputati vengono considerati in un unico collegio nazionale. Per ogni partito che supera la clausola di sbarramento (al 5%) si fa questa operazione: Il numero dei voti di ciascun partito ottenuti a livello nazionale viene diviso per il numero dei voti totali validi da prendere in considerazione (si escludono i voti degli elettori attribuiti a quei piccoli partiti che non raggiungono il 5%), il risultato viene moltiplicato per 598 (il numero dei deputati del Bundestag designati secondo questo sistema).
  2. Si otterrà così il numero di seggi che complessivamente spettano a ciascun partito. A questo punto la composizione politica del Bundestag è già determinata, poiché sappiamo quanti seggi dei 598 ciascun partito ha ottenuto. La clausola di sbarramento è un meccanismo selettivo, non possono partecipare al riparto dei seggi i partiti che non superano a livello nazionale il 5% dei voti validamente espressi (attribuiti dai cittadini attraverso la Zweitstimme). Tuttavia se un partito ha ottenuto meno del 5% accede comunque al riparto dei seggi se contemporaneamente vince almeno in 3 collegi uninominali (attraverso l’ Erststimme).
  3. A questo punto si dovranno distribuire i seggi ottenuti da ciascun partito a livello nazionale tra le liste dello stesso partito a livello locale. Si avrà quindi una competizione tre le liste dello stesso partito appartenenti però ai vari Länder. Attraverso questa operazione viene determinato il numero di seggi cui ciascun partito a livello locale ha diritto (la somma dei seggi ottenuta da uno stesso partito nei vari Länder è quella già determinata nel passaggio 1). Il numero dei voti che quel partito ha ottenuto a livello locale viene diviso per il numero di voti totali ottenuti da quello stesso partito a livello nazionale, il risultato così ottenuto viene moltiplicato per il numero di seggi attribuiti a quello stesso partito a livello nazionale. Si avrà così il numero di seggi che spettano ai candidati di quel partito in ciascun Länder.
  4. Nell’ultimo passaggio si prende in considerazione il voto espresso dagli elettori per i collegi uninominali, l’Erststimme. Si avrà quindi una competizione personale tra i vari candidati di una stessa lista di partito. I candidati vincitori nei collegi uninominali collegati ad un partito vengono eletti fino a raggiungere il numero di seggi complessivo spettante a quello stesso partito a livello locale determinato al passaggio 2). Quando i vincitori nei collegi uninominali collegati al partito non sono sufficienti per coprire il numero di seggi spettante a quel partito, i residui seggi verranno assegnati secondo l’ordine dei candidati della lista elettorale del partito fino a raggiungere il numero determinato. Quando invece i vincitori nei collegi uninominali collegati al partito superano il numero di seggi spettante a quel partito vengono mantenuti ed eletti ugualmente per tutelare il carattere personale dell’elezione che caratterizza l’Erststimme. In questo caso quindi aumenta il numero complessivo dei seggi totali del Bundestag. Questi parlamentari eletti costituiscono mandati in sovrannumero.

La determinazione del numero complessivo di componenti del Bundestag può variare da una legislatura all’altra, esso sarà uguale a 598 o superiore. I parlamentari eccedenti il numero di 598 che costituiscono i mandati in sovrannumero sono designati esclusivamente secondo il sistema dei collegi uninominali come abbiamo appena visto.

Riepilogo Nazionale 2009

Membri eletti col maggioritario        
Lista Voti % Seggi %
Christian-Democratic Union 13.852.743 32,04% 173 57,86%
Christian Social Union 3.190.950 7,38% 45 15,05%
CDU-CSU 17.043.693   218  
Free Democratic Party 4.074.115 9,42% 0 0,00%
Social Democratic Party 12.077.437 27,93% 64 21,40%
The Left 4.790.007 11,08% 16 5,35%
The Greens 3.974.803 9,19% 1 0,33%
Others 1.275.763 2,95% 0 0,00%
Totale 43.235.817 100,00% 299 100,00%
         
         
Membri eletti col proporzionale        
Lista Voti % Seggi %
Christian-Democratic Union 11.824.794 27,27% 21 6,50%
Christian Social Union 2.830.210 6,53% 0 0,00%
CDU-CSU 14.655.004   21  
Free Democratic Party 6.313.023 14,56% 93 28,79%
Social Democratic Party 9.988.843 23,04% 82 25,39%
The Left 5.153.884 11,89% 60 18,58%
The Greens 4.641.197 10,70% 67 20,74%
Others 2.605.591 6,01% 0 0,00%
Totale 43.357.542 100,00% 323 100,00%
         
         
Riepilogo generale        
Lista % voti prop. seggi tot. % seggi  
CDU 27,27% 194 31,19%  
CSU 6,53% 45 7,23%  
CDU-CSU 33,80%      
FDP 14,56% 93 14,95%  
SPD 23,04% 146 23,47%  
Left 11,89% 76 12,22%  
Greens 10,70% 68 10,93%  
Others 6,01% 0 0,00%  
Totale 100,00% 622 100,00%  

Written by sistemielettorali

1 ottobre 2009 at 09:41