Sistemi elettorali

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Intervista a Richard Sennett

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dal Sole24ore….

Intervista a Richard Sennett: “Puntare sul talento ? Sbagliato: ci salveranno il saper fare e la conoscenza diffusa”
di Rosanna Santonocito

E’ ora di ripartire da Efesto (o Vulcano), mitologico dio lavoratore, “orgoglioso del proprio lavoro, se non della propria persona”. Di rivalutarlo e prenderlo come modello, proprio adesso che la crisi finanziaria ha fatto piazza pulita dei business virtuali e dei top executive divi, con le buonuscite drogate dalle stock option e i vestiti di buon taglio. E’ ora di restituire valore al lavoro fatto con le mani o con il cervello ma sempre con perizia artigianale, e di guardare al passato per ricostruire il nuovo su basi solide. Messaggio forte e controcorrente, quello di Richard Sennett, sociologo americano professore alla New York University e anche alla London School of Economics nonchè consigliere di Barack Obama, che fu il primo a diagnosticare i danni della flessibilità spinta e del “cattivo lavoro” con il suo saggio “The corrosion of character”. Uscì in Italia con il titolo “L’uomo flessibile” negli anni 90, proprio mentre Jeremy Rifkin prediceva la fine del lavoro e una nuova qualità della vita diffusa, dono delle tecnologie. Adesso che le due grandi bolle della new economy e dei subprime hanno cambiato la prospettiva di 360 gradi, il professor Sennett è in libreria con un volume che si chiama “L’ uomo artigiano” (“The craftsman”), sempre per i tipi Feltrinelli. E’ ovvio chiedergli se è contento di aver visto lontano, e visto giusto. Lui risponderà di no, ma che è importante, piuttosto, imparare dagli errori di ieri, e cominciare a prendere coscienza del tasso di artigianità che c’è anche in tante professioni moderne intellettuali, dal software, alla ricerca, alla medicina. Che bisogna “trascorrere più tempo con le persone che sanno fare le cose” e meno ad ascoltare i discorsi dei manager. E che la felicità è un obiettivo troppo elevato, che non fa parte di questo mondo. Tanto meno quello del lavoro.

Professor Sennett, l’ uomo artigiano del suo libro è colui che svolge bene il proprio mestiere, “a regola d’arte”, che ci mette un forte impegno personale ed è appagato da quello che fa.

Oggi molti ruoli professionali richiedono abilità, skills, e un atteggiamento “artigianale”, imprenditivo . Ma la grande differenza tra i lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti non è più tanto evidente sul piano delle tutele e della sicurezze, che ormai sono sempre meno anche per i secondi. Lo spartiacque vero tra l’una e l’altra condizione è l’essere padrone del proprio lavoro, amarlo e trarne soddisfazione, ogni giorno. Cosa sempre più difficile nelle organizzazioni, però, soprattutto in tempi di recessione ..
L’errore che il sistema economico sta pagando è l’essersi basato su una visione a breve termine e sul modello della flessibilità organizzativa, dell’instabilità e della velocità per adeguarsi ai cambiamenti. E’ stato così anche nella gestione del capitale umano. Non si è investito sulla conoscenza e i lavoratori, in questi anni, hanno potuto acquisire solo una esperienza incompleta, lavorando in imprese frammentate e instabili. Nel mio libro “L’Uomo artigiano” evidenzio la differenza che c’è tra chi sa fare una cosa, si accontenta di saperla fare e basta, e colui che invece è dotato dell’abilità artigianale che lo spinge a un continuo miglioramento.

Oggi, nelle grandi organizzazioni questa visione non trova spazio.

Le aziende non la incoraggiano. Al contrario, se serve una competenza che manca all’interno, anzicchè far crescere le persone in organico la si va a cercare fuori, reclutando qualcuno che possibilmente costi anche meno. Magari in Cina.
Essere artigiano, qualunque lavoro si faccia, vuol dire pensare a quanto puoi crescere migliorando le tue abilità, ed avere tutto il tempo che serve per riuscirci. Questo non dipende solo dalla motivazione, che è importante ma non sufficiente, ma dal contesto organizzativo, che deve essere favorevole e valorizzare le persone, investendo su di loro a lungo termine. Invece nelle aziende il focus è brevissimo. Il modello artigiano del passato ci insegna una cosa importante: il senso del tempo. Per diventare maestri ai tempi antichi ci volevano anni.

Ma possiamo permettercelo?

Le tecnologie hanno polverizzato il tempo e la velocità del mercato impone i ritmi anche all’innovazione?
Non è vero: guardiamo al caso di Apple. Ai suoi inizi, era considerata una organizzazione lenta in confronto a Microsoft, e in più occupava in maggioranza manodopera stabile. A lungo termine, si è dimostrata quella in grado di sopravvivere meglio tra le due. Un’altro elemento importante per imparare è la collaborazione : la formazione non è un’attività isolata, richiede condivisione delle conoscenze, scambio di critiche reciproche, controllo continuo dei progressi.

Nei valori aziendali correnti, invece, la cooperazione viene vista come un retaggio del passato.

Sì, è vero, tempo e cooperazione sono valori tradizionali ma alla lunga producono risultati, soprattutto se l’obiettivo che ci diamo è la produzione di beni e servizi di qualità, che non si costruiscono con la fretta, ma basandosi sulla crescita delle competenze.

Allora la bottega di oggi qual è?

E’ la piccola impresa, che per questo va sostenuta come modello e va messa nelle condizioni di investire sulle persone. Oggi serve più la crescita che la flessibilità.

La felicità nel lavoro è un traguardo fuori portata per i singoli nella situazione economica attuale ?

La felicità non lo so. Preferisco parlare di motivazione, che credo nasca dal rispetto e, negli individui, dalla consapevolezza del valore del proprio lavoro. Le persone che sono orientate a sviluppare le proprie capacità anche quando perdono il posto sono più sicure, forti della propria autostima e questo è un vantaggio in un momento di minori protezioni e di scarsa mobilità sociale. Spesso questi lavoratori si rendono conto delle proprie abilità proprio nel momento in cui si trovano disoccupati e non possono più esercitarle e vivono questa mancanza come una ferita.

Quanto conta l’età dell'”uomo artigiano”?

E’ irrilevante. In mestieri come quelli della tecnologia si può essere maestri già a vent’anni, e in ambienti come la ricerca o la medicina invece conta molto avere una coscienza del valore etico e sociale del proprio lavoro che non si accumula come la conoscenza.

L’artigiano è uomo o donna?

Anche questo è irrilevante

E’ più importante il talento o la tecnica?

La tecnica. L’idea che pochi eletti siano dotati di eccellenza e che vadano ricercati e coltivati esclude la maggior parte delle persone che lavorano e questo è un terribile spreco di risorse umane. I geni non mi hanno mai interessato.

La creatività o la tecnica?

Ancora la tecnica

Barack Obama dà molta importanza al capitale umano, alla conoscenza. Lei come vede gli anni a venire per il lavoro negli Stati Uniti?

La mia speranza è in un futuro migliore, ma il mio non è un giudizio obiettivo, perchè sono un consigliere del futuro presidente. Credo ci vorranno anni per riparare al danno profondo subito dall’economia Usa. In Europa pensate che Obama abbia una specie di bacchetta magica, io almeno di una cosa sono certo: l’era dell’ incompetenza è finita e ce ne accorgeremo subito. Cosa mi piace di lui? Che è realista, diversamente da Bush.

Rifkin profetizzava la fine del lavoro che avrebbe migliorato la nostra qualità della vita. Lei ha previsto un aumento dell’incertezza e le conseguenze negative dell’instabilità lavorativa anche a livello sociale. Aveva ragione lei…

Non sono contento di vedere che il sistema di cui evidenziavo l’inadeguatezza è collassato, sono più interessato al modo di riscostruirlo su basi più solide a partire dalle capacità, dalla sostenibilità e da una formazione che fornisca competenze a un numero vasto di individui, valorizzando anche le persone comuni.

Written by sistemielettorali

28 luglio 2009 at 10:12

Pubblicato su Interviste, Management

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L’ultima intervista di Paolo Borsellino

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L’ultima intervista a Paolo Borsellino
Trascrizione integrale dell’ultima intervista rilasciata da Paolo Borsellino prima di venire ucciso.

Quella che segue è la trascrizione dell’intervista rilasciata dal magistrato Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi, così come è andata in onda in televisione. L’intervista venne registrata quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone. Due mesi dopo (1l 19 luglio) lo stesso Borsellino fu ucciso nell’attentato di via D’Amelio a Palermo.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni fra il ‘75 e l’80. Ricordo di avere istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata. L’indagine fu particolarmente fortunata perché – attraverso dei numeri che sui cartoni usava mettere la casa produttrice – si riuscì rapidamente a individuare chi li aveva acquistati. Attraverso un’ispezione fatta in un giardino di una salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo come ospite o qualcosa del genere – ora i miei ricordi si sono un po’ affievoliti – di questa famiglia, che era stata autrice dell’estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato l’esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano. Poi l’ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d’onore appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista
“Uomo d’onore” di che famiglia?
Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precdenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitulamente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?
Borsellino
Il Mangano, di droga… (Borsellino comincia a rispondere, poi si corregge, ndr), Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita d’eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come “magliette” o “cavallo”. Il Mangano è stato poi sottomesso al processo dibattimentale ed è stato condannato per questo traffico di droga. Credo che non venne condannato per associazione mafiosa – beh, sì per associazione semplice – riporta in primo grado una pena di 13 anni e 4 mesi di reclusione più ;700 milioni di multa… La sentenza di Corte d’Appello confermò questa decisione di primo grado…

Giornalista
Quando ha visto per la prima volta Mangano?
Borsellino
La prima volta che l’ho visto anche fisicamente? Fra il ‘70 e il ‘75.

Giornalista
Per interrogarlo?
Borsellino
Sì, per interrogarlo.

Giornalista
E dopo è stato arrestato?
Borsellino
Fu arrestato fra il ‘70 e il ‘75. Fisicamente non ricordo il momento in cui l’ho visto nel corso del maxiprocesso, non ricordo neanche di averlo interrogato personalmente. Si tratta di ricordi che cominciano a essere un po’ sbiaditi in considerazione del fatto che sono passati quasi 10 anni.

Giornalista
Dove è stato arrestato, a Milano o a Palermo?
Borsellino
A Palermo la prima volta.

Giornalista
Quando, in che epoca?
Borsellino
Era il ‘75 e l’80, probabilmente fra il ‘75 e l’80.

Giornalista
Ma lui viveva già a Milano?
Borsellino
Sicuramente era dimorante a Milano anche se risulta che lui stesso afferma di spostarsi frequentemente tra Milano e Palermo.

Giornalista
E si sa cosa faceva a Milano?
Borsellino
A Milano credo che lui dichiarò di gestire un’agenzia ippica o qualcosa del genere. Comunque che avesse questa passione dei cavalli risulta effettivamente la verità, perché anche nel processo, quello delle estorsioni di cui ho parlato, non ricordo a che proposito venivano fuori i cavalli. Effettivamente dei cavalli, non “cavalli” per mascherare il traffico di stupefacenti.

Giornalista
Ho capito. E a Milano non ha altre indicazioni sulla sua vita, su cosa faceva?
Borsellino
Guardi: se avessi la possibilità di consultare gli atti del procedimento molti ricordi mi riaffiorerebbero…

Giornalista
Ma lui comunque era già uomo d’onore e negli anni Settanta?
Borsellino
…Buscetta lo conobbe già come uomo d’onore in un periodo in cui furono detenuti assieme a Palermo antecedente gli anni Ottanta, ritengo che Buscetta si riferisca proprio al periodo in cui Mangano fu detenuto a Palermo a causa di quell’estorsione nel processo dei cani con la testa mozzata… Mangano negò in un primo momento che ci fosse stata questa possibilità d’incontro… ma tutti e due erano detenuti all’Ucciardone qualche anno prima o dopo il ‘77.

Giornalista
Volete dire che era prima o dopo che Mangano aveva cominciato a lavorare da Berlusconi? Non abbiamo la prova…
Borsellino
Posso dire che sia Buscetta che Contorno non forniscono altri particolari circa il momento in cui Mangano sarebbe stato fatto uomo d’onore. Contorno tuttavia – dopo aver affermato, in un primo tempo, di non conoscerlo – precisò successivamente di essersi ricordato, avendo visto una fotografia di questa persona, una presentazione avvenuta in un fondo di proprietà di Stefano Bontade.

Giornalista
Mangano conosceva Bontade?
Borsellino
Questo ritengo che risulti anche nella dichiarazione di Antonino Calderone.

Giornalista
Un inquirente ci ha detto che al momento in cui Mangano lavorava a casa di Berlusconi c’è stato un sequestro, non a casa di Berlusconi però di un invitato (Luigi D’Angerio, ndr) che usciva dalla casa di Berlusconi.
Borsellino
Non sono a conoscenza di questo episodio.

Giornalista
Mangano è più o meno un pesce pilota, non so come si dice, un’avanguardia?
Borsellino
Sì, le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le “teste di ponte” dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia. Ce n’erano parecchi ma non moltissimi, almeno tra quelli individuati. Un altro personaggio che risiedeva a Milano, era uno dei Bono (altri mafiosi coinvolti nell’inchiesta di San Valentino, ndr) credo Alfredo Bono che nonostante fosse capo della famiglia della Bolognetta, un paese vicino a Palermo, risiedeva abitualmente a Milano. Nel maxiprocesso in realtà Mangano non appare come uno degli imputati principali, non c’è dubbio comunque che… è un personaggio che suscitò parecchio interesse anche per questo suo ruolo un po’ diverso da quello attinente alla mafia militare, anche se le dichiarazioni di Calderone (nel ‘76 Calderone è ospite di Michele Greco quando arrivano Mangano e Rosario Riccobono per informare Greco di aver eliminato i responsabili di un sequestro di persona avvenuto, contro le regole della mafia, in Sicilia, ndr) lo indicano anche come uno che non disdegnava neanche questo ruolo militare all’interno dell’organizzazione mafiosa…

Giornalista
Dunque Mangano era uno che poi torturava anche?
Borsellino
Sì, secondo le dichiarazioni di Calderone.

Giornalista
Dunque quando Mangano parla di “cavalli” intendeva droga?
Borsellino
Diceva “cavalli” e diceva “magliette”, talvolta.

Giornalista
Perché se ricordo bene c’è nella San Valentino un’intercettazione tra lui e Marcello Dell’Utri, in cui si parla di cavalli
Borsellino
Sì, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente non si tratta della stessa intercettazione. Se mi consente di consultare (Borsellino guarda le sue carte, ndr). No, questa intercettazione è tra Mangano e uno della famiglia degli Inzerillo… Tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga è una tesi che fu asseverata nella nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta in dibattimento, tant’è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista
Dell’Utri non c’entra in questa storia?
Borsellino
Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista
A Palermo?
Borsellino
Sì, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista
Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?
Borsellino
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

Giornalista
I fratelli
Borsellino
Sì.

Giornalista
Quelli della Publitalia?
Giornalista
E tornando a Mangano, le connessioni tra Mangano e Dell’Utri?
Borsellino
Si tratta di atti processuali dei quali non mi sono personalmente occupato, quindi sui quali non potrei rivelare nulla.

Giornalista
Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.
Borsellino
La conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errori, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo (Borsellino sorride, ndr). Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo, o comunque al maneggio. Non certamente dentro l’albergo.

Giornalista
In un albergo. Dove?
Borsellino
Oddio i ricordi! Probabilmente si tratta del Plaza di Milano.

Giornalista
Ah, oltretutto.
Borsellino
Sì.

Giornalista
C’è una cosa che vorrei sapere. Secondo lei come si sono conosciuti Mangano e Dell’Utri?
Borsellino
Non mi dovete fare queste domande su Dell’Utri perché siccome non mi sono interessato io personalmente, so appena… dal punto di vista, diciamo, della mia professione, ne so pochissimo, conseguentemente quello che so io è quello che può risultare dai giornali, non è comunque una conoscenza professionale e sul punto non ho altri ricordi.

Giornalista
Sono di Palermo tutti e due…
Borsellino
Non è una considerazione che induce alcuna conclusione… a Palermo gli uomini d’onore sfioravano le 2000 persone, secondo quanto ci racconta Calderone, quindi il fatto che fossero di Palermo tutti e due, non è detto che si conoscessero.

Giornalista
C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.
Borsellino
Beh, considerando che Mangano apparteneva alla famiglia di Pippo Calò…Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Giornalista
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?
Borsellino
So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.

Giornalista
Perché quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.
Borsellino
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista
Si è detto che Mangano ha lavorato per Berlusconi.
Borsellino
Non le saprei dire in proposito. Anche se, dico, debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo poiché ci sono addirittura… so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti e ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi è una vicenda – che la ricordi o non la ricordi -, comunque è una vicenda che non mi appartiene. Non sono io il magistrato che se ne occupa, quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista
Ma c’è un’inchiesta ancora aperta?
Borsellino
So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista
Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

Giornalista
Su Mangano e Berlusconi? A Palermo?
Borsellino
Su Mangano credo proprio di sì, o comunque ci sono delle indagini istruttorie che riguardano rapporti di polizia concernenti anche Mangano.

Giornalista
Concernenti cosa?
Borsellino
Questa parte dovrebbe essere richiesta… quindi non so se sono cose che si possono dire in questo momento.

Giornalista
Come uomo, non più come giudice, come giudica la fusione che abbiamo visto operarsi tra industriali al di sopra di ogni sospetto come Berlusconi e Dell’Utri e uomini d’onore di Cosa Nostra? Cioè Cosa Nostra s’interessa all’industria, o com’è?
Borsellino
A prescindere da ogni riferimento personale, perché ripeto dei riferimenti a questi nominativi che lei fa io non ho personalmente elementi da poter esprimere, ma considerando la faccenda nelle sue posizioni generali: allorché l’organizzazione mafiosa, la quale sino agli inizi degli anni Settanta aveva avuto una caratterizzazione di interessi prevalentemente agricoli o al più di sfruttamento di aree edificabili. All’inizio degli anni Settanta Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa. Un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali. Una massa enorme di capitali dei quali, naturalmente, cercò lo sbocco. Cercò lo sbocco perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza fra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali, contestualmente Cosa Nostra cominciò a porsi il problema e ad effettuare investimenti. Naturalmente, per questa ragione, cominciò a seguire una via parallela e talvolta tangenziale all’industria operante anche nel Nord o a inserirsi in modo di poter utilizzare le capacità, quelle capacità imprenditoriali, al fine di far fruttificare questi capitali dei quali si erano trovati in possesso.

Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?
Borsellino
E’ normale il fatto che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerca gli strumenti per potere questo denaro impiegare. Sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro. Naturalmente questa esigenza, questa necessità per la quale l’organizzazione criminale a un certo punto della sua storia si è trovata di fronte, è stata portata a una naturale ricerca degli strumenti industriali e degli strumenti commerciali per trovare uno sbocco a questi capitali e quindi non meraviglia affatto che, a un certo punto della sua storia, Cosa Nostra si è trovata in contatto con questi ambienti industriali.

Giornalista
E uno come Mangano può essere l’elemento di connessione tra questi mondi?
Borsellino
Ma, guardi, Mangano era una persona che già in epoca ormai diciamo databile abbondantemente da due decadi, era una persona che già operava a Milano, era inserita in qualche modo in un’attività commerciale. E’ chiaro che era una delle persone, vorrei dire anche una delle poche persone di Cosa Nostra, in grado di gestire questi rapporti.

Giornalista
Però lui si occupava anche di traffico di droga, l’abbiamo visto anche in sequestri di persona…
Borsellino
Ma tutti questi mafiosi che in quegli anni – siamo probabilmente alla fine degli anni ‘60 e agli inizi degli anni ‘70 – appaiono a Milano, e fra questi non dimentichiamo c’è pure Luciano Liggio, cercarono di procurarsi quei capitali, che poi investirono negli stupefacenti, anche con il sequestro di persona. Alcuni sono sicuramente ostensibili perché fanno parte del maxiprocesso, ormai è conosciuto, è pubblico, alcuni non lo so…

Giornalista
E questa inchiesta quando finirà?
Borsellino
Entro ottobre di quest’anno.

Giornalista
Quando è chiusa, questi atti diventano pubblici?
Borsellino
Certamente…

Giornalista
Perché ci servono per un’inchiesta che stiamo cominciando sui rapporti tra la grossa industria…
Borsellino
Passerà del tempo prima che..
(Palermo, 21 maggio, 1992)

Il 19 Luglio 1992 Paolo Borsellino venne ucciso nella strage di Via d’Amelio, coinvolgendo anche i cinque uomini della scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vicenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina)

NOTA: questa è la trascrizione integrale dell’ultima intervista rilasciata da Paolo Borsellino.

Written by sistemielettorali

28 luglio 2009 at 07:42

Voto singolo trasferibile e indici di proporzionalità

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Abbiamo spiegato a grandi linee il funzionamento del voto singolo trasferibile. Ne parleremo ancora più avanti, intanto affrontiamo una diatriba sulla proporzionalità di questo sistema elettorale.
Infatti, il STV viene solitamente catalogato tra i sistemi proporzionali, sebbene alcuni studiosi non siano d’accordo.
Cogliamo quindi la palla al balzo per dare uno sguardo ai livelli di proporzionalità dei sistemi elettorali vigenti in Irlanda, Malta e Australia (Senato), ma anche in alcuni paesi che adottano il proporzionale.
Nessun intento scientifico, ma solamente un tentativo a livello divulgativo di capire di più.
Innanzitutto, nella tabella che segue, proponiamo un breve riassunto delle caratteristiche dei sistemi presi in considerazione.

paesi
La scelta degli esempi è caduta su quei sistemi che ci danno uno spettro il più ampio possibile. E che ci facciano analizzare ogni aspetto interessante.
Sono state prese in considerazione tre elezioni legislative per ogni paese, tra le più recenti. Da esse abbiamo poi ricavato i tre indici di proporzionalità presenti nella prossima tabella: Loosemore-Hanby, Gallagher e Lijphart.

prop

Che cosa notiamo?
Balza subito all’occhio che il fattore determinante di un sistema elettorale è la grandezza delle circoscrizioni, cioè il numero di membri eletti in ogni distretto. Nei sistemi proporzionali, il numero dei rappresentanti  determina quanto saranno proporzionali gli esiti della contesa. Infatti, sistemi che raggiungono il più alto grado di proporzionalità utilizzano circoscrizioni molto ampie (Olanda e Israele) in quantotali circoscrizioni sono in grado di assicurare che ogni piccolo partito sia rappresentato in parlamento.
Nei distretti piccoli, invece, la soglia effettiva è più alt. Ad esempio, in distretti che eleggono solo tre membri (come in Spagna), un partito dovrà conquistare almeno il 25%+1 dei voti per assicurarsi un seggio. In questo caso, una lista con il 10% dei voti non verrà probabilmente rappresentata e i voti di quegli elettori andranno persi.
In distretti con 9 seggi da ripartire, invece, il 10%+1 dei voti garantisce la conquista di almeno un seggio.
Nei casi in tabella, appare subito evidente che,vome detto, Olanda e Israele assicurano alti livelli di proporzionalità a differenza della Spagna, proprio per le dimensioni delle circoscrizioni.
Non c’è però solo questa caratteristica. Dobbiamo guardare anche alle soglie esplicite di sbarramento.
Mentre la grandezza dei distretti influenzano le soglie implicite, gli sbarramenti possono essere legalmente imposti e quindi essere formali. In Turchia, ad esempio, lo sbarramento esplicito è del 10%, mentre in Olanda è solo dello 0,67%. I partiti che non raggiungono tle soglia sono esclusi.
Il caso turco è eclatante. Pensiamo alle elezioni tenute in questo paese nel 2002: la gran parte delle liste presenti non hanno raggiunto tale soglia. Ben il 46% dei voti validi è andato perso.
In Polonia, nel 1993, anche con una soglia del 5% per le liste e dell’8% per le coalizioni, più del 34% dei voti andarono a liste che  on superarono lo sbarramento.

Written by sistemielettorali

27 luglio 2009 at 17:42

Risorse umane, che brutta espressione: attenti alla trappole del linguaggio

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Michela Marzano, filosofa under 40: ” Risorse umane, che brutta espressione: attenti alla trappole del linguaggio” Fabrizio Buratto (20-07-2009, Il Corriere)

Michela Marzano viene spesso definita, con un’espressione da film dell’orrore, “cervello in fuga”.
Nata a Roma nel 1970, vive a Parigi dal 1999, dove è arrivata dopo un dottorato di ricerca in Filosofia alla Normale di Pisa con Remo Bodei. A 36 anni ha ottenuto l’abilitazione come professoressa universitaria, e attualmente insegna Filosofia morale presso l’università Paris Descartes.
In questa intervista, però, non si parla della fuga del suo encefalo – accompagnato da cuore, gambe, braccia e capelli mossi – ma del suo ultimo libro, edito in Italia da Mondadori: “Estensione del dominio della manipolazione. – Dall’azienda alla vita privata”. Inserita dal “Nouvel Observateur” fra i cinquanta pensatori più influenti di Francia, Michela Marzano pensa e scrive in francese anche se, nel corso dell’intervista via skype, l’accento romano non lascia dubbi riguardo le sue origini. Sulla sua carta d’identità, alla voce professione, c’è scritto professore universitario: “perché ho la nazionalità italiana; se avessi la nazionalità francese, potrei scrivere “filosofo”, ma in Italia non si può”. “Dimmi che lavoro fai e ti dirò chi sei”. E’ d’accordo?
Sì e no, nel senso che, da un certo punto di vista il lavoro contribuisce a strutturare la nostra identità e riflette alcune nostre caratteristiche, passioni e capacità, ma non si può credere che nel lavoro ci sia tutto l’essere. Per molte persone, in realtà, il lavoro serve per il sostentamento. Oggi lo si cerca di trasformare nello specchio dell’anima, ma è riduttivo.
Lei è molto critica nei confronti di quelli che chiama “nuovi profeti”: consulenti di management e di comunicazione, coach. Eppure è provato che, con un buon coach aziendale, la produttività aumenta, e molti manager rimasti disoccupati a causa della crisi si affidano a queste figure.
E’ una professione alla moda. Le persone che ricorrono ai coach, ai consulenti, sperano di avere una serie di strumenti per trovare lavoro e rafforzare delle competenze. Il problema è che, spesso, questi coach vendono fumo, ovvero ricette stabilite una volta per tutti, che certo possono servire in alcuni momenti specifici ma non risolvono i problemi. Non c’è più il “perché”, ma solo il “come”. Non c’è nemmeno la possibilità di rimettersi in questione, è come se gli obiettivi fossero fissati dall’esterno.
Anche sulla figura del leader come colui “che ha una visione del mondo ed è in grado di stimolare le motivazione personali del suo pubblico” lei è molto scettica. Un’azienda come Apple, però, è così identificata con il suo guru-fondatore, da emanare continui comunicati di rassicurazione sulla malattia di Steve Jobs.
Bisogna vedere cosa c’è dietro al leader, qual è la dipendenza da questo leader capace di cambiare il mondo, di trovare la soluzione. C’è il rischio di perdere lo spirito critico. Questo non significa che non ci debbano essere i leader, ma occorre difendersi dalla retorica che è stata costruita intorno al leader come colui che risolve i problemi, colui che crea. Kenneth Lay, il Ceo della Enron, era stato mitizzato, e abbiamo visto com’è finita la Enron. Max Weber osservava che i leader carismatici nascono soprattutto nei momenti di crisi – economica ed etica – quando si spera nell’uomo della provvidenza.
Anche Obama corre il rischio di essere preso per l’uomo della provvidenza?
Obama ha una parte di carisma ed è un leader, ma con Obama finora non c”è una frattura fra i discorsi e le azioni. Le promesse sono state tutte mantenute, finora. Il problema è quando alcuni personaggi non mantengono le promesse che fanno.
Alain de Botton, nel recente “Lavorare piace”, nota come “la rassicurazione borghese secondo cui chiunque può trovare la felicità grazie al lavoro e all’amore” sia crudele. Ma ci potrebbe essere un diverso paradigma di felicità nella società capitalistica?
Questa è un’idea che viene da Freud, che individuò nell’amore e nel lavoro gli aspetti fondamentali per determinare lo stato di salute dell’uomo. Il problema è quando ci si concentra unicamente nel lavoro, e allora diventa una dipendenza. Penso ai workhaolics, per i quali non esiste altro; è una questione di misura e di equilibrio. Lo stato permanente di felicità è un’illusione. Ci possono essere momenti di soddisfazione, di gioia, che è ancora più importante della felicità. La gioia sono gli attimi felici, sono quelli che rimangono nei ricordi e danno senso alla vita.
Perché il termine “risorsa umana” non le piace?
Non mi piace perché è un ossimoro, nel senso che si vogliono mettere insieme due concetti che in realtà non vanno bene insieme. Le risorse rimandano al mondo delle cose, e devono esser utilizzate; l’essere umano, invece, non può essere utilizzato allo stesso modo, merita rispetto. Kant ha operato una differenza essenziale fra il mondo delle cose, che hanno un prezzo, e il mondo degli esser umani, che hanno una dignità, un valore.
Lei definisce “le trappole del linguaggio”, l’accostamento di termini che dovrebbero essere in contraddizione fra loro quali realizzazione personale/eccellenza, impegno/flessibilità, impiegabilità/fiducia, autonomia/conformismo. Spesso tali caratteristiche sono richieste tutte insieme ad un lavoratore. Questo cosa comporta?
Quando si chiede una cosa e il suo contrario, l’individuo non sa più bene come posizionarsi, a cosa dare più importanza. Il binomio flessibilità/impegno è l’esempio più eclatante. Bisogna poter esser flessibili perché ci sono evoluzioni che devono essere messe in conto, ma quando si unisce la flessibilità alla velocità, allora c’è una contraddizione, perché per impegnarsi su un progetto ci vuole tempo. In questo paradosso, come dice Richard Sennet, c’è “una corruzione del carattere”. L’individuo viene disorientato.
Quale di queste tre asserzioni la disturba di più? “Quando il lavoro non c’è, bisogna inventarselo”. “Cercare lavoro è già un lavoro”. “Ormai ognuno è imprenditore di se stesso”.
L’ultima. Perché non ha molto senso come frase. Si può essere imprenditori, si possono cambiare aspetti della propria vita, ma non tutto è controllabile. Dietro questa asserzione c’è l’idea che basta volere per potere, ma è un’idea completamente falsa: c’è la realtà con i suoi ostacoli, con le difficoltà oggettive e con la specificità di ognuno di noi, che fa sì che ognuno è diverso, con le sue fragilità. Ma scoprire le proprie fragilità è un arricchimento, perché dalle fragilità si conoscono aspetti del proprio sé prima ignoti.
Cito dal suo saggio: “Il dipendente modello è un individuo impegnato, che deve credere nel suo lavoro e trovarvi motivi di felicità: elastico, flessibile, versatile, deve riuscire a trovare esaltante tutto ciò che è alienante.” Eppure vi sono persone che amano davvero il loro lavoro.
Certo, è possibile, e sarebbe bello che ognuno amasse il proprio lavoro. Il discorso non è amare o no il proprio lavoro, il problema è di accettare tutta una serie di ostacoli e direttive esterne facendo finta che tutto ciò è stato scelto, mentre in realtà ci sono una serie di barriere e di obiettivi che vengono dall’esterno. Io amo il mio lavoro, e ho la grande fortuna di poter scegliere gli argomenti su cui lavorare. Ma domandare a qualcuno di essere entusiasta quando gli obiettivi sono fissati altrove, fa scattare il problema.
Eccoci al punto centrale del suo saggio: “la gabbia dorata”. Anche se abbiamo l’impressione di essere liberi, in realtà non facciamo altro che onorare i ruoli che ci vengono imposti. Questo, però, è vero in ogni società, non solo in quella capitalistica. In cosa consiste, dunque, questa “estensione del dominio della manipolazione”?
Da sempre vi sono state regole da rispettare, imperativi. Quello che è cambiato, a partire dagli anni Settanta, è stato far credere che queste regole sparivano e ognuno poteva scegliere la vita che voleva, mentre si tratta di una libertà solo nominale.
Questa illusione a cosa conduce?
Credo inizi ad esserci una presa di coscienza che la situazione non può continuare così. La crisi, che non si sa bene quando finirà, permette anche di avere uno sguardo critico rispetto all’ideologia degli ultimi trent’anni, di poter prendere atto di limiti e contraddizioni, e di stabilire un nuovo patto di fiducia a livello sociale. E’ importante poter costruire nuovamente la fiducia, e per farlo bisogna avere da un lato un discorso di verità e dall’altro cercare soluzioni senza credere che tutto è possibile.
Il “dominio della manipolazione” è opera dell’economia, della politica o è un processo culturale riconducibile alla globalizzazione?
E’ un fenomeno globale che ha potuto diffondersi perché il linguaggio strutturato del management, che è un linguaggio particolare, è stato efficace con la crisi economica degli anni Settanta, quando è stato cambiato il paradigma e si è arrivati al management partecipativo. Però era un’efficacia a corto termine, non ci si è voluti rendere conto che c’era differenza fra corto e lungo termine. E poi si è creduto che, con questo linguaggio, si poteva gestire non solo la vita nell’azienda, ma la vita in generale. Per questo parlo di estensione del dominio della manipolazione, poiché si è portato questo linguaggio nella sfera privata.
A proposito di Berlusconi, scrive: “Grazie alla sua capacità di sviluppare un impero prospero, Berlusconi è diventato il simbolo del successo, l’individuo capace di fare miracoli e salvare un intero paese come si salva un’azienda.” Poterlo affermare in un libro edito dalla Mondadori di Marina Berlusconi, significa: che siamo in democrazia, che il potere non teme i libri o che il business scavalca la politica?
La risposta non ce l’ho. Avrei la tendenza a dire che, forse, il libro non è stato letto fino in fondo, ma è una risposta banale. Credo invece che, indipendentemente da tutto, non si può fermare il pensiero, le idee sono sempre più forti rispetto al potere politico ed economico. Hanno una forza tale che riescono a trovare il modo di esprimersi.
Secondo Richard Florida, ogni periodo di crisi è accompagnato da un momento di creatività e, una volta finita la crisi, al posto di guida avremo una nuova classe creativa. Lei ci crede?
Sarebbe bello, nel migliore dei mondi possibili. Ma, come ha dimostrato Voltaire criticando Leibniz, non siamo nel migliore dei mondi possibili, dunque non sono i più creativi ad affermarsi, mai più abili. E la creatività non coincide con l’abilità.

Written by sistemielettorali

22 luglio 2009 at 18:03

STV: una visione completa del metodo Gregory

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Metodo Gregory

Come detto, nel metodo classico, solo il gruppo di schede che determinano il surplus vengono scelte per il trasferimento.  Quindi, è solo l’ultimo gruppo di schede che viene scrutinato, questo per garantire coerenza con la pratica di tralasciare le preferenze per candidati già eletti. Ogni altro tipo di trattamento di queste schede avrebbe prodotto esiti contraddittori.
Se il valore totale delle schede trasferibili nell’ultimo gruppo è uguale o minore del surplus, le schede vengono ripartite in base al loro valore corrente. Se il valore totale eccede la quota, il valore di ogni scheda è ridotto per il trasferimento.
Per assicurare coerenza di approccio con il metodo Gregory di trasferimento del surplus conseguente, i trasferimenti relativi all’esclusione sono trattati in sotto-fasi quando il candidato escluso ha schede maggiori di un valore.

Le schede di prima preferenza (valore=1) sono trasferite per prime, seguite da ogni altra scheda con valore uguale a 1 e quindi dalle schede di valore inferiore. Se al completamento di ogni sotto-fase un candidato al quale vengono trasferite alcune di queste schede raggiunge la quota, viene dichiarato eletto e nessun altro trasferimento viene fatto a favore di quel candidato durante le fasi successive. Ciò assicura che ogni surplus sopravveniente come conseguenza di un’esclusione sia composto da schede di solo un valore. Trasferendo le schede di prima preferenza separatamente dalle altre schede con valore 1 si garantisce coerenza con la filosofia racchiusa in questo metodo.

 

Metodo Gregory inclusivo

In questo metodo tutti i gruppi di schede del candidato eletto vengono scrutinate per il trasferimento.
Pertanto è normale che il valore totale delle schede trasferibili sia di molto eccedente il surplus e così si deve calcolare un valore di trasferimento frazionale. Mentre ciò andrà a ridurre il valore totale di alcune schede, nel contempo aumenterà il valore di altre.
Questo metodo è fondamentalmente difettoso poiché vìola uno dei principi del STV, vale a dire che tutti gli elettori dovrebbero avere solo un voto. Non può essere consigliato alcun metodo che arbitrariamente dà ad alcuni elettori più di un voto e ad altri elettori meno di un voto.

Metodo Gregory inclusivo ponderato

In questo metodo, tutti i gruppi di schede sono scrutinate per il trasferimento, ma ogni differenza nei valori correnti delle schede sono tenute interamente in considerazione quando i nuovi valori frazionali vengono calcolati.
Nell’eventualità poco probabile che il valore totale di tutte le schede trasferibili sia uguale o minore del surplus, le schede verranno trasferite in base al loro valore corrente. Nella situazione più comune, nel caso cioè che il valore totale ecceda il surplus, il valore di ogni scheda è ridotto al trasferimento.
Il calcolo dei nuovi valori di trasferimento è diviso in due parti.
Si determina in primo luogo la proporzione del surplus per voto totale del candidato. Quindi questa proporzione viene applicata separatamente ad ogni gruppo di schede aventi valore differenti per assegnare i valori del nuovo trasferimento. I dettagli di questi calcoli sono illustrati nell’esempio n.2.
Si deve anche notare, comunque, che se il metodo ponderato è implementato senza altre importanti variazioni alle regole di conteggio, si otterranno esiti incongruenti. L’incongruenza viene illustrata dagli esempi 2 e 5.
Per eliminarla è necessario modificare le regole del trasferimento dei voti in modo da permettere che i trasferimenti vengano fatti ai candidati che sono già stati dichiarati eletti.
Naturalmente, si vengono a creare surplus ulteriori. Questi, a turno, devono essere trasferiti. Ma questo è l’unico sistema che ci permette di ottenere esiti corretti.
Il procedimento per far sì che si ottengano queste due variazioni è illustrato dagli esempi 5 e 6.
Per garantire ulteriore coerenza, è necessario anche modificare il modo in cui vengono trattate le schede quando si elimina un candidato e questo candidato ha schede aventi più di un valore.
Come nel metodo classico, descritto in precedenza, l’esclusione viene fatta tramite sotto-fasi. Le schede di valore decrescente sono trasferite nelle fasi successive, iniziando con le schede di valore più alto. La differenza è che i trasferimenti devono essere fatti in tutte le sotto-fasi a tutti i candidati non esclusi, senza considerare la possibilità che uno o più di loro possa aver raggiunto la quota d voti al termine di una fase intermedia. E’ anche poco appropriato e non necessario trattare le prime preferenze separatamente da ogni altra scheda col valore di 1 voto. Ogni surplus che si crea come conseguenza di un esclusione a causa di questa procedura può consistere di schede di più di un valore. Comunque, ciò non crea problema poiché i surplus conseguenti saranno trattati col metodo ponderato.

 

Gli esiti e il loro sviluppo

In alcune circostanze il metodo classico e il metodo ponderato (con i trasferimenti a candidati già eletti) possono dare risultati leggermente differenti. Un analisi degli schemi di voto nel STV in Irlanda indicano che questa differenza può accadere per due candidati ogni 100 eletti. Solitamente, ma non sempre, avvengono nell’assegnazione dell’ultimo seggio disponibile.
Dato che queste differenze possono sempre verificarsi, c’è chiaramente discussione per determinare ciò che è corretto o migliore. Non esistono misurazioni indipendenti per determinare quale risultato sia maggiormente rappresentativo del volere popolare quando i due metodi di conteggio danno risultati differenti. Entrambi sono ugualmente validi, entrambi sono corretti.
C’è, comunque, una differenza fondamentale nella filosofia della rappresentanza che concerne questi metodi e nei risultati che essi producono.

 Nel primo approccio, i gruppi quota di elettori sono definiti nella maniera più esclusiva possibile, e il voto è trasferito solo quando non è più necessario aiutare l’elezione della più alta preferenza dell’elettore.  L’intenzione è di massimizzare la diversità nella rappresentanza, minimizzando la diluizione dell’effetto di ogni elettore individuale che potrebbe avvenire prendendo in considerazione altre preferenze quando vengono eseguiti i trasferimenti.  Questo intento è implementato attraverso la combinazione del metodo classico (mai trasferire voti a candidati già eletti) facendo esclusioni di trasferimento in sotto-fasi, trasferendo le prime preferenze separatamente nella prima sotto-fase di un’esclusione.

Nel secondo approccio, i gruppi quota di elettori sono il più possibe inclusivi, e le preferenze di tutti gli elettori sono prese in considerazione ogni volta che si deve fare un trasferimento. L’intenzione qui è di ottenere un risultato che sia il più rappresentativo possibile facendo massimo utilizzo delle preferenze del numero più grande di elettori in ogni occasione possibile. Questo intento è implementato attraverso la combinazione del metodo ponderato, il trasferimento di voti a candidati già eletti, facendo esclusioni in una fase, e non trasferendo le prime preferenze separatamente quando viene fatta un’esclusione.

Sebbene questa differenza sia essenzialmente filosofica, essa ha una conseguenza che può impattare su numeri significativi di elettori, specificatamente, quelli che indicano solo un piccolo numero di preferenze. Il primo approccio minimizza la diluizione potenziale del volere di questi elettori perché le loro schede e i loro voti aderiranno ad una delle più alte preferenze.  Il secondo approccio svantaggia questi elettori poiché la mancanza di preferenze successive sulle loro schede non gli consentirà di prendere parte ai trasferimenti inclusivi che domineranno le fasi ulteriori del conteggio.

 Facciamo alcuni esempi per chiarire meglio.

Esempi 1, 2, 3

Seggi: 3
Candidati: 4 (A, B, C, D)
Votanti: 10,000 votanti, tutte le schede trasferibili
Quota: prendiamo una quota di 2,500 per semplificare l’esempio (quota reale = 2,501, ma la differenza non produce effetti sui calcoli o sugli esiti)

Schema dei voti:
A: 5,000 elettori lista A come prima preferenza; B come seconda; C come terza.
B: 2,000 elettori lista B come prima preferenza; D come seconda.
C: 1,200 elettori lista C come prima preferenza.
D: 1,800 elettori lista D come prima preferenza.

Esempio 1 – Metodo Gregory

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2 Surplus di B Fase 3  
A 5.000 -2.500 2.500   2.500 Eletto
B 2.000 2.500 4.500 -2.000 4.500 Eletto
C 1.200   1.200 2.000 3.200 Eletto
D 1.800   1.800   1.800  
Totale 10.000   10.000   10.000  

 

Esempio 2- Metodo Gregory inclusivo ponderato

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2 Surplus di B Fase 3  
A 5.000 -2.500 2.500   2.500 Eletto
B 2.000 2.500 4.500 -2.000 2.500 Eletto
C 1.200   1.200 1.111 2.311  
D 1.800   1.800 889 2.689 Eletto
Totale 10.000   10.000   10.000  

 

Esempio 3 – Metodo Gregory inclusivo ponderato più trasferimenti a candidati già eletti

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2 Surplus di B Fase 3  
A 5.000 -2.500 2.500   2.500 Eletto
B 2.000 2.500 4.500 -2.000 2.500 Eletto
C 1.200   1.200 1.111 2.311  
D 1.800   1.800 889 2.689 Eletto
Totale 10.000   10.000   10.000  

 

Spiegazione degli esempi 1,2,3

Esempio 1

Primo passaggio: A è eletto con un surplus di 2.500 voti.
Passaggio 2: trasferimento di tutte le 5.000 schede alle preferenze successive, cioè B.
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.500 voti/5.000 schede=0,5 voto
B riceve 2.500 voti e viene eletto con un surplus di 2.000 voti
Passaggio 3: le schede trasferite nell’ultimo gruppo ricevute da B alle prossime preferenze disponibili, cioè C.
Le schede vengono trasferite ad un valore ridotto di 2.000 voti/5.000 schede=0,4 voto
C riceve 2.000 voti e viene eletto

Esempio 2 (traferimento di tutto il gruppo)

Fase 1: A viene eletto con un surplus di 2.500 voti
Fase 2: trasferimento di tutte le 5.000 schede alle preferenze successive, cioè B
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.500 voti/5.000 schede=0,5 voto
B riceve 2.500 voti e viene eletto con un surplus di 2.000 voti.
Fase 3: trasferimento del surplus di B. Surplus (2.000 voti)=2.000/4.500=0,444 del voto totale di B
Trasferimento di tutte le schede di B alle preferenze successive:
–        2.000 schede (valore 1 voto) trasferite a D
–        5.000 schede (valore 0,5 voto) ricevute da A, trasferite a C
D riceve 889 voti (2.000*1*0,4444)
C riceve 1.111 voti (5.000*0,5*0,4444)
D riceve 889 voti e viene eletto

Esempio 3 (trasferimento di tutti i gruppi più trasferimenti ai candidati già eletti)

Fase 1: A viene eletto con un surplus di 2.500 voti.
Fase 2: trasferimento di tutte le 5.000 schede alle preferenze successive, cioè B
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.500 voti/5.000 schede=0,5 voto
B riceve 2.500 voti e viene eletto con un surplus di 2.000 voti.
Fase 3: trasferimento del surplus di B. Surplus (2.000 voti)=2.000/4.500=0,444 del voto totale di B
Trasferimento di tutte le schede di B alle preferenze successive:
–        2.000 schede (valore 1 voto) trasferite a D
–        5.000 schede (valore 0,5 voto) ricevute da A, trasferite a C
D riceve 889 voti (2.000*1*0,4444)
C riceve 1.111 voti (5.000*0,5*0,4444)
D riceve 889 voti e viene eletto

Con questo schema, gli esempi 2 e 3 danno gli stessi risultati.

 

Esempi 4, 5, 6

Seggi: 3
Candidati: 4 (A, B, C, D)
Elettori: 10.000 voto, tutte le schede trasferibili
Quota: prendiamo 2.500 per semplificare l’esempio (quota reale 2.501 ma la differenza non intacca l’esito dei calcoli)
Schema dei voti:
A: 4.500 elettori lista A come prima preferenza; B come seconda; C come terza.
B: 2.500 elettori lista B come prima preferenza; D come seconda.
C: 1.200 elettori lista C come prima preferenza.
D: 1.800 elettori lista D come prima preferenza.

Esempio 4 – Metodo Gregory

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2  
A 4.500 -2.000 2.500 Eletto
B 2.500   2.500 Eletto
C 1.200 2.000 3.200 Eletto
D 1.800   1.800  
Totale 10.000   10.000  

 

Esempio 5 – Metodo Gregory inclusivo ponderato

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2  
A 4.500 -2.000 2.500 Eletto
B 2.500   2.500 Eletto
C 1.200 2.000 3.200 Eletto
D 1.800   1.800  
Totale 10.000   10.000  

 

Esempio 6 – Metodo Gregory inclusivo ponderato più trasferimenti a candidati già eletti

Candidato Prima Preferenza Surplus di A Fase 2 Surplus di B Fase 3  
A 4.500 -2.000 2.500   2.500 Eletto
B 2.500 2.000 4.500 -2.000 2.500 Eletto
C 1.200   1.200 889 2.089  
D 1.800   1.800 1.111 2.911 Eletto
Totale 10.000   10.000   10.000  

 

Spiegazione degli esempi 4,5,6

 Esempio 4 (trasferimento dell’ultimo gruppo)

Prima fase
A viene eletto con un surplus di 2.000 voti
B viene eletto con la quota esatta raggiunta
Fase 2
Trasferimento di tutte le 4.500 schede di A alle successive preferenze, cioè C, saltando B.
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.000 voti/4.500 schede=0,4444 voto
C riceve 2.000 voti e viene eletto.
Esempio 5 (trasferimento di tutto il gruppo)
Prima fase
A viene eletto con un surplus di 2.000 voti
B viene eletto con la quota esatta raggiunta
Fase 2
Trasferimento di tutte le 4.500 schede di A alle successive preferenze, cioè C, saltando B.
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.000 voti/4.500 schede=0,4444 voto
C viene eletto.

Esempio 6 (trasferimento di tutti i gruppi più trasferimenti ai candidati già eletti)
Prima fase
A viene eletto con un surplus di 2.000 voti
B viene eletto con la quota esatta raggiunta
Fase 2
Trasferimento di tutte le 4.500 schede di A alle successive preferenze, cioè B.
Le schede sono trasferite ad un valore ridotto di 2.000 voti/4.500 schede=0,4444 voto
B ora ha un surplus di 2.000 voti.
Fase 3
Trasferimento del surplus di B. Surplus (2.000 voti) = 2.000/4.500=0,4444 del voto totale.
Trasferimento di tutte le schede di B alle successive preferenze:
2.500 schede (valore 1 voto), trasferite a D
4.500 schede (valore 0,4444 voto) ricevute da A trasferite a C
D riceve 1.111 voti (2.500*1*0,4444)
C riceve 889 voti (4.500*0,4444*0,4444)
D riceve 1.111 voti e viene eletto.

Con questo schema, esempi 5 e 6, i due metodi ponderati non danno gli stessi risultati. Per ottenere esiti congruenti con il metodo Gregory ponderato è necessario anche eseguire i trasferimenti ai candidati che sono già stati eletti, come nell’esempio 6.

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14 luglio 2009 at 08:29

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Elezioni legislative messicane 5 luglio 2009

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UNITED MEXICAN STATES
LEGISLATIVE ELECTIONS OF 5 JULY 2009
==================================================================================
Source: Federal Election Institute of Mexico

Parties
----------------------------------------------------------------------------------
* Convergencia (Convergence)
* PAN - Partido Accion Nacional (National Action Party)
* PNA - Partido Nueva Alianza (New Alliance Party)
* PRD - Partido de la Revolucion Democratica (Party of the Democratic Revolution)
* PRI - Partido Revolucionario Institucional (Institutional Revolutionary Party)
* PT - Partido del Trabajo (Party of Labour)
* PVEM - Partido Verde Ecologista de México (Ecologist Green Party of Mexico)

CHAMBER OF DEPUTIES
==================================================================================

The Mexican Chamber of Deputies consists of 500 members, 300 elected from single-
member constituencies and 200 allocated on a proportional basis from five large 
regional constituencies.

NATIONAL SUMMARY OF VOTES AND SEATS
==================================================================================
Enrolled voters:                           77,481,874 
Votes cast:                                34,126,794  44.0
Invalid votes:                              1,839,971  04.4
Valid votes cast:                          32,626,461  95.6
----------------------------------------------------------------------------------
Party                                      Votes       %              Seats
----------------------------------------------------------------------------------
Convergence                                   808,674  02.4              6   - 12
Ecologist Green Party of Mexico (PVEM)      2,219,861  06.5             17
Institutional Revolutionary Party (PRI)    12,520,418  36.7  +08.3     241   +135
National Action Party (PAN)                 9,549,798  28.0  -06.6     147   - 59
New Alliance Party (PNA)                    1,164,999  03.4              8   -  1
Party of the Democratic Revolution (PRD)    4,164,393  12.2  -17.6      72   - 54
Party of Labour (PT)                        1,216,237  03.6              9   -  2
Others                                        981,081  03.0              -
----------------------------------------------------------------------------------
Total                                      32,626,461                  500
----------------------------------------------------------------------------------

NATIONAL SUMMARY OF SEATS BY TYPE
==================================================================================
Party                                       Constituency  Proportional    Total
----------------------------------------------------------------------------------
Convergence                                    -              6              6   
Ecologist Green Party of Mexico (PVEM)         -             17             17
Institutional Revolutionary Party (PRI)      187             54            241   
National Action Party (PAN)                   71             76            147   
New Alliance Party (PNA)                       -              8              8   
Party of the Democratic Revolution (PRD)      39             33             72   
Party of Labour (PT)                           3              6              9   
Others                                         -              -              -
----------------------------------------------------------------------------------
Total                                        300            200            500
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Written by sistemielettorali

12 luglio 2009 at 11:32

Elezioni legislative Bulgaria – proporzionalità

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Nell’immagine allegata, ho calcolato alcuni indici di proporzionalità applicati alle elezioni legislative tenute in Bulgaria il 5 luglio.

bg

Written by sistemielettorali

9 luglio 2009 at 12:44