Sistemi elettorali

Il voto singolo trasferibile

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Il concetto di voto singolo trasferibile è stato proposto per la prima volta da Thomas Wright Hill nel 1821. Il sistema rimase inutilizzato fino al 1855, quando Carl Andræ lo propose per le elezioni in Danimarca. Il sistema di Andræ fu usato nel 1856 per eleggere il Rigsdag danese e dal 1866 fu anche adattato per le elezioni della seconda camera, il Landsting, fino al 1915.
Sebbene non fosse il primo a proporre un sistema basato sui voti trasferibili, l’inglese Thomas Hare è generalmente riconosciuto come l’inventore del Voto Singolo Trasferibile, avendo sviluppato da solo l’idea nel 1857. La visione di Hare era che il STV doveva rappresentare “un passo in avanti nella formazione del carattere individuale dell’elettore nell’esercizio del suffragio, sia in caso di maggioranza o di minoranza”. Nel sistema originario di Hare, veniva proposto inoltre che gli elettori dovessero avere l’opportunità di scoprire a quale candidato il loro voto doveva in ultimo essere assegnato, per rafforzare il loro legame personale con l’esercizio di voto.
Ciò non è necessario nelle attuali elezioni con STV dato che un elettore può scoprire come il suo voto è stato infine distribuito vedendo il dettaglio dei risultati.

Questo è particolarmente facile usando il metodo Meek, dove solo i pesi finali di ogni candidato devono essere pubblicati.

Il noto saggista politico John Stuart Mill, amico di Hare e sostenitore del STV, descrivendo con minuzia questo sistema nel suo scritto “Considerazioni sul governo rappresentativo” scrive, “di tutti i metodi grazie ai quali una rappresentanza nazionale può essere costituita, questo assicura la sicurezza maggiore per le competenze intellettuali desiderabili nei rappresentanti”.

Anche Walter Bagehot sostenne il sistema Hare per permettere a chiunque di eleggere un rappresentante, anche ideologicamente minoritario, ma mise in guardia sul fatto che il sistema Hare avrebbe potuto creare maggiori problemi di quelli che avrebbe risolto.

Il STV fu adottato in Tasmania (Stato membro dell’Australia)  dove è utilizzato costantemente fin dal 1907 per l’elezione della Camera dei Rappresentanti nella variante cosiddetta Hare-Clark. Va ricordato, infine, che è stato utilizzato anche in Estonia nelle elezioni del 1990.  Si tratta di paesi aventi tutti una consolidata tradizione democratica.

Ad oggi, il Voto Singolo Trasferibile viene utilizzato:

 Irlanda Elezioni Parlamentari (dal 1919)
Elezioni europee
Elezioni locali
Elezioni Presidenziali
 Malta Elezioni Parlamentari
Elezioni europee
Elezioni locali
 Regno Unito Irlanda del Nord Elezioni Regionali
Elezioni europee
Elezioni locali
 Scozia Elezioni locali (da maggio 2007)
 Australia In tutto il paese Elezioni del Senato
 Tasmania Elezioni della Camera dei Rappresentanti
Elezioni locali
 Nuova Zelanda Alcune elezioni locali come a Dunedin e nella capitale Wellington
 USA Elezioni nella cittù di Cambridge, Massachusetts
Alcune elezioni cittadine a Minneapolis, Minnesota (dal 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella  British Columbia, Canada, il STV fu proposto per le elezioni provinciali dalla BC Citizens’ Assembly. Nel referendum provinciale tenutosi nel 2005, i favorevoli furono il 57,6% e la vittoria si ebbe in 77 distretti elettorali su 79. Non fu comunque adottato, poichè l’affluenza non superò il quorum del 60% che il governo liberale aveva posto. I cittadini dello stato hanno votato in un secondo referendum tenutosi il 12 maggio 2009 nel quale i contrari hanno ottenuto il 61,3% contro il 38,7%.  

Il sistema elettorale del voto singolo trasferibile ha come caratteristica principale che le  candidature vengono fatte per individui e non per liste, in quanto lo scopo originario degli inventori era di assegnare un’equa rappresentanza tra tutte le diverse componenti della società evitando di aumentare il potere dei partiti e delle fazioni.

 Il sistema del voto singolo trasferibile applicato attualmente è in realtà una versione modificata di quello previsto originariamente da Hare che si basava su tre condizioni:

1 – struttura ordinale della scheda, cioè ogni elettore poteva esprimere un ordine di preferenza segnando un numero accanto al nome del candidato (ad esempio numero 1 per la prima preferenza, numero 2 per la seconda e così via). Col sistema di Hare, l’elettore non è obbligato a ordinare tutti i candidati, anche se nel caso della Tasmania la legge elettorale prevede per l’elettore l’obbligo di esprimere almeno cinque preferenze su sette affinché il suo voto sia valido;
2 – circoscrizione nazionale, cioè l’intero paese doveva rappresentare un’unica circoscrizione;
3 – quoziente naturale, dato dal rapporto tra totale dei voti validi e i seggi complessivi.

Ecco un esempio di scheda:

stvballot

Con il calcolo del rapporto sopra descritto, si ricava una quota detta quota Hare che è assunta come unità di base della rappresentanza, nel senso che si dichiarano eletti i candidati che abbiano ottenuto un numero di voti uguale o superiore a tale cifra elettorale. In seguito la quota ha subìto varie modificazioni. La ragione della correzione del quoziente risiede nell’esigenza di rendere più facilmente raggiungibile, e più agevole, la conquista del seggio.

Attualmente, nei vari stati che adottano il voto singolo trasferibile, la quota è così calcolata: Droop Quota = [Voti/(Seggi +1)]+1.

La quota corretta (Droop Quota), quindi, si ottiene dividendo il numero dei voti validi per il numero di seggi posti in palio, aumentato di uno, e incrementando il quoziente di un’altra unità.
Il meccanismo è semplice, in quanto si tratta d’abbassare il divisore secondo il metodo Hagenbach-Bischoff e aggiungere un’altra unità.
Tale variante può essere apportata al sistema senza alterarne le caratteristiche fondamentali. Inoltre i paesi che adottano il metodo del STV lo applicano, a differenza di quello proposto da Hare, in circoscrizioni di dimensioni piuttosto ridotte, per il fatto che altrimenti il conteggio diventerebbe eccessivamente complicato, anche se dobbiamo dire che con l’ausilio degli strumenti informatici tutto può essere risolto in breve tempo. Inoltre il voto singolo trasferibile presenta il problema del trasferimento del surplus dei voti, che si verifica nel caso in cui i candidati ottengano un numero di voti di prima preferenza eccedenti la quota Droop. Questo problema ha generato tutta una serie di studi aventi l’obiettivo di superare questo problema.

I passaggi per l’elezione dei candidati sono i seguenti:
1 – ogni candidato che ha raggiunto o superato la quota richiesta è dichiarato eletto;
2 – se il numero di candidati eletti non copre tutti i seggi da distribuire, il conteggio prosegue;
3 – se un candidato ottiene più voti rispetto alla quota, allora il suo “surplus” è trasferito agli altri candidati, in accordo con le preferenze successive presenti sulla scheda elettorale;
4 – se nessun candidato arriva alla quota minima prevista, il candidato con meno voti viene eliminato e i suoi voti trasferiti

Ecco lo schema relativo a quanto detto:

STVprocessing

Vediamo con un esempio di capire la meccanica del voto singolo trasferibile supponendo che in una circoscrizione elettorale vi siano tre rappresentanti da eleggere e che 120 siano i voti espressi per quattro candidati ripartiti secondo la tabella seguente:

Candidati

Neri

Bianchi

Rossi

Gialli

41

28

26

25

 

20

14

7

La quota è data da [120 / (3+1)] + 1 = 31.
Neri viene eletto avendo conquistato un numero di voti superiore alla quota.
I dieci voti eccedenti la quota (= surplus) sono ripartiti fra gli altri candidati rispettando le seconde preferenze espresse sulle schede che riportano Neri come prima preferenza. Supponiamo che sulle 41 schede del candidato vincitore le seconde preferenze siano così distribuite: 20 a Bianchi, 14 a Rossi e 7 a Gialli.

 Quindi i dieci voti eccedenti possono essere ripartiti fra i tre candidati proporzionalmente alle seconde preferenze in due modi diversi ottenendo i medesimi risultati come segue:

1 – (surplus / voti di prima preferenza del candidato che ha superato la quota Droop) x voti di seconda preferenza che si trovano sulle schede del medesimo candidato:
– per Bianchi 10 / 41 x 20 = 5;
– per Rossi 10 / 41 x 14 = 3;
– per Gialli 10 / 41 x 7 = 2.

2 – (Voti di seconda preferenza / voti di prima preferenza) x surplus.
– per Bianchi 20 / 41 x 10 = 5;
– per Rossi 14 / 41 x 10 = 3;
– per Gialli 7 / 41 x 10 = 2.

Bianchi viene eletto avendo raggiunto la quota in quanto ai 28 voti di prima preferenza se ne devono aggiungere 5 (28 + 5 = 33); Rossi da 26 passa a 29 (26 + 3 = 29); Gialli da 25 sale a 27.
Siccome nessun altro candidato è stato eletto ed è rimasto vacante un ulteriore seggio, il candidato meno votato, Gialli, viene eliminato ed è facile supporre che le seconde preferenze, espresse sulle schede di quest’ultimo, saranno tali da eleggere il candidato Rossi.

 Sul piano pratico il voto singolo trasferibile impone uno scrutinio laborioso soprattutto in presenza di lunghe liste di candidati. Ciò avviene, ad esempio, in occasione delle elezioni per il Senato australiano, dove appaiono elenchi con 50 e più nominativi e occorrono settimane per definire il risultato finale delle elezioni.
Dal punto di vista politico è stata fatta una critica più grave e più severa.
Infatti, in taluni casi, la meccanica elettorale del voto singolo trasferibile può provocare distorsioni.
Gideon Doron e Richard Kronick affermano che un candidato nel sistema Hare può essere addirittura danneggiato dal fatto di ricevere dei voti in più.

Facciamo un esempio chiarificatore.
Consideriamo una circoscrizione di due seggi; si supponga che i quattro candidati che si sono presentati raccolgano un totale di voti validi pari a 270. La quota necessaria è data dal numero di votanti (270) diviso per il numero dei seggi attribuiti più uno (2+1=3), il tutto aumentato di un’altra unità, per un totale pari a 91 voti. L’ordinamento completo delle preferenze è così costituito:

Classe

Voti

Candidati (in ordine di preferenza)

A

91

Neri

Bianchi

Rossi

Gialli

B

64

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

C

20

Gialli

Rossi

Bianchi

Neri

D

45

Gialli

Bianchi

Rossi

Neri

E

50

Bianchi

Rossi

Gialli

Neri

Neri con 91 voti validi viene eletto. Non essendoci surplus di prime preferenze, si procede eliminando il candidato Bianchi che ha ottenuto solo 50 voti. Questi voti sono attribuiti al candidato di seconda scelta Rossi che con il trasferimento riesce a superare la quota: Rossi con 114 voti conquista l’altro seggio.

Supponiamo ora un’unica differenza: che i due votanti (classe C) che preferivano Gialli e Rossi, nel successivo esempio preferiscano Rossi e Gialli (classe C).
Ne deriva il paradosso seguente: il candidato Neri vince avendo raggiunto la quota richiesta (91 voti). Non essendoci voti in surplus da trasferire è eliminato il candidato meno votato, ovvero Gialli, i cui 45 voti sono trasferiti alla seconda preferenza dei suoi sostenitori, in altre parole al candidato Bianchi che raggiunge la quota.
Il candidato Rossi non ha vinto, poiché due elettori della classe C lo hanno posto come prima scelta, anziché come seconda preferenza. Proprio in conformità a queste considerazioni numeriche, Doron e Kronick ritengono semplicemente ingiusto che un candidato possa perdere una votazione per aver ricevuto “troppi” voti. Certamente ne va a scapito il principio della democraticità della procedura di votazione.

Classe

Voti

Candidati

B,E

114

Rossi

Gialli

C

20

Gialli

Rossi

D

45

Gialli

Rossi

 

 

 

Rossi con 114 voti ottiene l’altro seggio.
Supponiamo ora un’unica differenza: che i due votanti (classe C) che preferivano Gialli e Rossi, nel successivo esempio preferiscano Rossi e Gialli (classe C).
Ne deriva il paradosso seguente: il candidato Neri vince avendo raggiunto la quota richiesta (91 voti). Non essendoci voti in surplus da trasferire è eliminato il candidato meno votato, ovvero Gialli, i cui 45 voti sono trasferiti alla seconda preferenza dei suoi sostenitori, in altre parole al candidato Bianchi che raggiunge la quota.

Classe

Voti

Candidati (in ordine di preferenza)

A

91

Neri

Bianchi

Rossi

Gialli

B

64

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

C

20

Rossi

Gialli

Bianchi

Neri

D

45

Gialli

Bianchi

Rossi

Neri

E

50

Bianchi

Rossi

Gialli

Neri

 Il candidato Rossi non ha vinto, questo perchè due elettori della classe C lo hanno votato come prima scelta, anziché come seconda. Proprio in conformità a queste considerazioni numeriche, Doron e Kronick ritengono semplicemente ingiusto che un candidato possa perdere una votazione per aver ricevuto “troppi” voti. Certamente ne va a scapito il principio della democraticità della procedura di votazione.
Dal punto di vista teorico è semplice spiegare il paradosso col metodo della scelta razionale, ma è importante sottolineare che nel caso di Malta si è realmente verificato ciò che si era in precedenza temuto.
Nonostante questa possibile irrazionalità, il voto singolo trasferibile, nella pratica, ha il vantaggio d’offrire una soluzione concreta al problema della rappresentatività.
Nella prossima discussione approfondiremo il concetto di quota e dei vari metodi che sono in uso per il trasferimento dei voti.

Written by sistemielettorali

16 giugno 2009 a 14:08

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