Sistemi elettorali

Le formule elettorali# Il Maggioritario

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Il processo elettorale trova il suo compimento con l’assegnazione dei seggi in base ai voti ottenuti. Chi ha vinto? Chi ottiene la maggioranza dei seggi in parlamento?
Abbiamo già discusso l’importanza delle circoscrizioni elettorali e il modo con cui l’elettore è chiamato a dover dare la propria preferenza.
Manca quindi la formula con la quale i voti conteggiati vengono trasformati in seggi.
Possiamo distinguere tre macro-categorie:
– formule maggioritarie
– formule proporzionali
– formule miste

Cominceremo con la descrizione delle formule maggioritarie.

Il sistema elettorale maggioritario è quello che ha accompagnato le prime forme di rappresentanza politica diretta fin dal Settecento.

Nella maggior parte dei casi il sistema maggioritario è basato su un collegio uninominale che viene assegnato a colui che vince l’elezione in quel contesto; raramente è utilizzato in collegi plurinominali (esempi sono il sistema a Voto bloccato o il Singolo Voto Non Trasferibile).

Ci sono due tipi di sistema maggioritario: uno nel quale vince l’elezione chi ottiene la maggioranza relativa dei voti nel collegio, qualunque essa sia; un secondo in cui vince solo chi ottiene la maggioranza assoluta (50%+1) nel collegio, ricorrendosi in caso contrario a un ballottaggio, che è uno scrutinio supplementare cui si ricorre nel caso in cui durante la prima votazione nessuno dei candidati (solitamente due) abbia raggiunto la maggioranza richiesta all’elezione: l’accesso alla seconda tornata elettorale può avvenire o tramite il superamento di una soglia percentuale di voti al primo turno, oppure in base alla posizione in cui ci si piazza al primo turno (solitamente i candidati primi due classificati).

Possiamo dunque distinguere fra sistemi elettorali maggioritari:
* a un turno o plurality con maggioranza relativa (sistema elettorale britannico)
* a turno unico con maggioranza assoluta tipo il voto alternativo (sistema elettorale australiano)
* a doppio turno o majority con maggioranza relativa (sistema elettorale francese) o assoluta (in vigore in Italia prima del 1918)

PLURALITY

I sistemi plurality (detti FPTP, First Past The Post) presuppongono la vittoria del candidato che abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti riguardanti il proprio collegio. Il numero delle candidature dipende dal numero dei partiti esistenti nel sistema politico e dal grado di strutturazione della compagine partitica: nel caso di un sistema partitico stabile e ben consolidato si avrà un effetto spontaneo di riduzione dei candidati secondo un fattore meccanico (una sistematica sotto-rappresentanza del terzo partito) o un fattore psicologico (una tendenza naturale degli elettori al voto strategico in caso di evidente incapacità o impossibilità di vittoria del candidato preferito, per il quale si sarebbe espresso un voto sincero).È il sistema in vigore nel Regno Unito e nella stragrande maggioranza degli Stati Uniti. Questo tipo di scrutinio tende a sovrarappresentare i partiti più grandi, a parziale detrimento di quelli medi ma soprattutto di quelli piccoli. Nel caso di un sistema partitico stabile e ben consolidato, questo metodo comporta inoltre una tendenza naturale degli elettori al voto strategico in caso di evidente incapacità o impossibilità di vittoria del candidato preferito.

Voti % Risultato
Candidato A 49 000 41,5 % ELETTO
Candidato B 38 000 32,2 % Battuto
Candidato C 22 000 18,6 % Battuto
Candidato D 9 000 7,6 % Battuto
TOTALE 118 000 100 %

Il plurality è un sistema molto semplice, compensibile a tutti. E’ facile da amministrare e i costi per gestire un elezione di questo tipo saranno inferiori. Permette inoltre al partito uscito vincitore di poter governare più facilmente, senza dover stringere accordi con altre forze politiche per raggiungere la maggioranza parlamentare.

Se guardiamo al concetto di rappresentanza, il plurality ne offre ben poca. Questo è dovuto al fatto che questo sistema genera una grande distorsione dei risultati elettorali, sia rispetto al majority sia rispetto ai sistemi proporzionali. E’ facilmente intuibile, che se un partito vince in un collegio con il 36% dei voti, il restante 64% sarà rappresentato da voti “persi”, da elettori che non avranno alcuna rappresentanza. Queste distorsioni sono il prezzo da pagare per una maggiore governabilità e per evitare che il sistema partitico si possa frammentare.

MAJORITY

Nei sistemi majority al primo turno vince il candidato che abbia raggiunto la maggioranza assoluta di voti nel collegio, pari, cioè, al 50% + 1.
Se nessun candidato riesce a raggiungere il quorum, si passa al secondo turno. È opportuno fare qui distinzione tra doppi turni chiusi, nei quali sono ammessi al ballottaggio solo i due candidati che abbiano ricevuto più voti, e doppi turni aperti, nei quali sono ammessi al ballottaggio tutti i candidati del primo turno o addirittura anche nuovi candidati. Nel doppio turno chiuso si ha una notevole riduzione della frammentazione partitica, con la necessità quasi imperativa di alleanze preventive e l’inevitabile emarginazione dei partiti ininfluenti e dei partiti anti-sistema, collocati, cioè, agli estremi del continuum destra-sinistra. Nel doppio turno aperto, invece si può avere la desistenza strategica di candidati e partiti per favorire altri candidati di altri partiti, con più possibilità di vincere e meno sgraditi, e per favorire la formazione di potenziali alleanze di governo. Il sistema maggioritario a doppio turno incoraggia l’elettore a esprimere un voto sincero al primo turno, ma tale voto può restare sincero qualora il candidato preferito si possa ripresentare in sede di ballottaggio, mentre dovrà diventare voto strategico nel caso in cui l’elettore si trovi privo del candidato preferito al ballottaggio.
Sistemi majority, come il Voto Alternativo o il Doppio Turno, hanno lo scopo di assicurare che il candidato vincente ottenga comunque la maggioranza assoluta dei voti.
Nell’esempio successivo, vediamo come i candidati A e B ottengano l’ammissione al secondo turno, essendo i due candidati più votati.

Voti % Risultato
Candidato A 49 000 41,5 % Ammesso al secondo turno
Candidato B 38 000 32,2 % Ammesso al secondo turno
Candidato C 22 000 18,6 % Eliminato
Candidato D 9 000 7,6 % Eliminato
TOTALE 118 000 100 %
Voti % Risultato
Candidato A 49 500 49,5 % Battuto
Candidato B 50 500 50,5 % ELETTO
TOTALE 100 000 100 %

La formula, definita da Rae, che può essere utile a definire il majority è: T=V/2+I
George van den Bergh suggeriva che la maggioranza assoluta “è la meta del numero dei voti validi, incrementato del successivo numero intero”. Quindi, il voto majority può essere definito come: T>V/2 oppure T=V/2+…

Ad ogni modo, il punto importante è da individuare nella regola del majority, la quale prevede che il partito vincente sconfigga l’intero campo degli oppositori. Nessuna combinazione tra i partiti usciti sconfitti può pareggiare numericamente la forza del partito arrivato primo.
Nonostante l’indubbia utilità di un sistema elettorale che consente un mandato democratico indiscutibile (facente leva sulla maggioranza assoluta dei suffragi), il majority è stato raramente utilizzato. L’esempio più chiarificatore è quello francese della Quinta Repubblica (interrotto solo dalle elezioni del 1986).
Un altro esempio già citato, il Voto Alternativo, viene usato per la Camera dei Rappresentanti in Australia. E’ la versione a turno unico del sistema majority. Esso prevede la possibilità per l’elettore di non votare un singolo candidato, ma di classificare tutti i candidati secondo il proprio ordine di gradimento. Qualora nessun candidato abbia raggiunto la maggioranza assoluta di prime preferenze, il candidato meno votato viene eliminato, e le sue schede vengono ripartite fra i rimanenti candidati seguendo le seconde preferenze in esse riportate. Il meccanismo continua in tal modo finchè nessun candidato residuo abbia raggiunto la prescritta maggioranza assoluta.

Caratteristiche

La particolarità del sistema elettorale maggioritario – specie di quello basato sulla maggioranza relativa – è quella di distorcere la rappresentatività aumentando la vittoria in termini di seggi del primo partito o coalizione a danno relativo del secondo e a gravissimo danno del terzo partito. Per esempio, dati tre partiti A, B e C che si classifichino rispettivamente primo (45% dei voti) secondo (30%) e terzo (25%), è facile immaginare che – sempre per esempio – il primo otterrà il 55% dei seggi, il secondo 30% e il terzo 15%. Ovviamente, per i partiti, con questo sistema elettorale, è più importante vincere di misura in più collegi possibili che non vincere in pochi collegi con alta maggioranza.

All’interno dei sistemi maggioritari poi, quelli a doppio turno tendono a premiare i partiti di centro, mentre quelli a turno unico favoriscono invece formazioni ideologicamente più schierate. Il motivo di ciò è facilmente comprensibile: se si va al ballottaggio, qualora vi sia presente un partito di centro che parta anche da una posizione di svantaggio, esso ne uscirà tendenzialmente vincitore, perché saprà, meglio del suo avversario, attrarre i voti dei partiti esclusi, quelli di sinistra se si troverà a confrontarsi con un avversario di destra, o viceversa nel caso contrario.

In definitiva, nel sistema maggioritario si dà spazio a un aspetto di governabilità. I suoi sostenitori ne sostengono la democraticità in quanto, spingendo i partiti a presentarsi agli elettori riuniti in coalizioni, permette ai cittadini una sorta di “elezione diretta” della maggioranza, e di conseguenza del governo. Nei sistemi elettorali maggioritari infatti, solitamente le coalizioni sono guidate da subito da un leader presentato agli elettori che potranno, votando i suoi partiti, elevarlo direttamente alla presidenza del nuovo governo.

Chi è contrario a tale sistema invece, oltre alla scarsa rappresentanza delle minoranze, contesta il fatto che in mancanza di barriere o contrappesi adeguati la coalizione vincente agisca in maniera anti-democratica, con una possibile “deriva totalitaria”.

Written by sistemielettorali

7 aprile 2008 a 02:31

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