Sistemi elettorali

Le circoscrizioni elettorali#1

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Partiamo quindi dalle circoscrizioni elettorali.

L’ampiezza di queste circoscrizioni è fondamentale per l’ingegneria elettorale. Fondamentale perchè, al di là della formula, può aumentare o diminuire il grado di distorsione della legge applicata.
Se il collegio contiene un solo seggio da distribuire, è ovvio che nessuna formula elettorale potrà garantire un’allocazione proporzionale dei seggi. Tutte le formule proporzionali agiscono all’interno di circoscrizioni plurinominali, con almeno due seggi in palio.
All’aumentare del numero dei seggi, possiamo invece notare che il livello di proporzionalità aumenterà anch’esso.

Il numero medio dei seggi presenti in una circoscrizione (Rae parla di “district magnitude”) può quindi esercitare un impatto notevole sull’esito di una legge elettorale. Ne consegue che anche la competizione partitica potrà subire variazioni importanti a seconda dell’ampiezza della circoscrizione.
Rae “misura” l’ampiezza di una circoscrizione con una semplice operazione aritmetica: divide il totale dei seggi per il totale delle circoscrizioni. Se M rappresenta l’ampiezza, X sta per il totale dei seggi, e Y il totale dei voti, la formula matematica diventerà quindi: M=X/Y

Un altro studioso, MacKenzie, nel 1958, sostenne che “più grande sarà il numero di seggi una circoscrizione, maggiore sarà il livello di proporzionalità della legge”.
Se noi volessimo quindi dare una forma rigorosa di queste generalizzazioni, tuttavia, dotremmo cominciare dal già citato Rae, che nel 1967 stabilì alcune proposte atte a definire la relazione tra ampiezza dei distretti elettorali e grado di proporzionalità della legge.
La prima stabilisce che “la proporzionalità con la quale vengono ripartiti i seggi aumenta in relazione all’ampiezza del distretto elettorale”. Più alto il numero di seggi, maggiore sarà il grado di proporzionalità.
Il corollario, invece, stabilisce che “la deviazione media tra la percentuale di voti e di seggi conseguiti dai partiti (I) varierà in senso inversamente proporzionale alla grandezza del distretto”.
La deviazione media della percentuale di voti e di seggi (I) è un indice di disproporzionalità interessante. Più grande sarà questa deviazione media, minore sarà il livello di proporzionalità del sistema.
Studi più recenti (Taagepera, Shugart, Lijphart) hanno confermato la grande importanza della relazione tra grandezza della circoscrizione e proporzionalità.
Chiaramente, questi studi hanno esaminato principalmente gli effetti distorsivi delle circoscrizioni elettorali in competizioni partitiche nella quali vige una formula proporzionale. In alcuni casi, formule proporzionali con circoscrizioni molto piccole danno quasi gli stessi risultati di formule maggioritarie, specialmente nei confronti dei partiti più piccoli.

Basti pensare alla Spagna, paese dove vige un sistema proporzionale ma all’interno di circoscrizioni molto piccole. Senza voler anticipare i tempi, il sistema elettorale spagnolo tende ad operare nel senso di una drastica semplificazione del sistema dei partiti e di un sensibile rafforzamento delle maggioranze parlamentari. Il sistema elettorale spagnolo si può infatti definire il sistema proporzionale con i più rilevanti effetti maggioritari: fra i partiti con consenso uniforme sul territorio nazionale, vengono avvantaggiati i partiti maggiori mentre sono danneggiati i partiti più piccoli. Pochi sono invece i problemi per i partiti regionalisti, che risultano anzi in alcuni casi sovrarappresentati. Vi è quindi nel complesso un bilanciamento fra rappresentanza popolare e rappresentanza territoriale (espressione di istanze autonomiste). In Spagna, i colegi hanno un ampiezza media di 6,7 seggi. Va da sè che, per poter conseguire un seggio, un partito dovrà raggiungere, mediamente, una percentuale del 9,7% (ma, per un terzo delle circoscrizioni, hanno concreta possibilità di conseguire una rappresentanza parlamentare soltanto le liste che ottengono addirittura intorno al 20-30 per cento dei voti espressi).
Questa percentuale può essere definita come “soglia di sbarramente implicita” o “soglia di esclusione”, calcolata del seguente modo: T= 100% / M+1 (introdotta Rae, Loosemoore, Hanby).
Ad esempio, nelle politiche del 2004, la provincia di Cordoba assegnava 7 seggi al Congreso. I seguenti risultati elettorali (elezioni 2004) producono 4 seggi per il Psoe e 3 per il Pp (in grassetto). Rimangono escluse dalla ripartizione dei seggi le altre liste:

PSOE

PP

IU

PA

246.324

166.665

47.908

19.648

123.162

83.333

82.108

55.555

61.581

41.666

49.265

In questo caso, la soglie di esclusione si calcola agevolmente: 100/7+1=12,5%. E, come da tabella, il terzo partito, con il 10% dei voti, non ha ottenuto alcun seggio dei sette a disposizione.

Ecco quindi che scopriamo come, in un sistema proporzionale come quello spagnolo, può non bastare una percentuale di voti a due cifre per conseguire un seggio.

Nei prossimi interventi, introdurremo altre formule che apportano alcune correzioni a quella appena descritta.

Written by sistemielettorali

6 aprile 2008 a 00:44

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