Sistemi elettorali

Il tipo di voto

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Il tipo di voto (o ballot structure), che determina come gli elettori possono esprimere la loro scelta, è un dato fondamentale per capire il collegamento tra i rappresentanti della leadership del partito e le comunità locali dei cittadini.
Possiamo distinguere questo tipo di scelta tra due categorie:

voto ordinale: se all’elettore è richiesto di ordinare in base alle proprie preferenze, candidati o partiti presenti nella scheda, ovvero cumulando i voti su uno o più candidati (es. Irlanda, Malta).  Egli può quindi dire che preferisce il partito A, quindi il partito C e così via.
Qui di seguito il tipo di scheda irlandese, nel quale l’elettore può ordinare i candidati assegnando ad ognuno un numero:

Scheda irlandese

voto categorico: quando l’elettore assegna la propria preferenza ad un partito o ad un candidato (es. Italia, Germania). La scheda impone quindi a chi vota di dare una preferenza ad un partito in opposizione a tutti gli altri. In alcuni casi, l’elettore può indicare preferenze tra i candidati di una stessa lista, ma mai tra candidati di liste diverse.
Qui di seguito la scheda elettorale tedesca, nella quale l’elettore esprime una doppia preferenza, per il candidato del collegio uninominale e per la lista di partito nella circoscrizione:

Scheda tedesca

La differenza principale tra voto ordinale e voto categorico consiste nel fatto che in quest’ultimo caso l’elettore deve decidere conferendo il proprio mandato ad un unico partito. Con il voto ordinale, viceversa, all’elettore è permessa una suddivisione delle proprie preferenze: in questo senso, maggiori possibilità di ottenere seggi saranno appannaggio di quelle forze politiche poco polarizzate ed in grado di suscitare un buon compromesso nell’elettorato.

Norris, invece, introduce una suddivisione altrettanto interessante, distinguendo però quattro categorie:

– voto al candidato: nei collegi uninominali, i cittadini possono assegnare il proprio voto ad un singolo candidato.
Il candidato che risulta vincente, con un maggioranza relativa o assoluta, risulta eletto. In questo modo, gli elettori esprimono indirettamente la propria preferenza per un partito dando il voto al candidato di quella forza politica. In questo contesto, i politici sono fortemente incentivati a promettere benefici agli elettori del collegio nel quale sono candidati, introducendo una componente particolaristica all’interno della campagna elettorale. Generalmente, più il collegio è piccolo, più questa politica di incentivi risulta essere forte.

– voto di preferenza: in collegi plurinominali con liste di partito aperte, gli elettori possono assegnare il loro voto ad un partito, indicando anche una o più preferenza per i candidati di quel partito.
Se queste preferenze vengono utilizzate dall’elettore, sarà facile verificare come si rafforzi notevolmente la possibilità che un candidato possa venire eletto scavalcando altri “colleghi” della propria lista di partito. Anche in questo caso, seppur in maniera decisamente inferiore, si possono sviluppare comportamenti evidenziati per i collegi uninominali, col risultato di avere una competizione all’interno dello stesso partito. E’ un fattore ugualmente importante capire quanti elettori decidono di avvalersi della facoltà di esprimere preferenze e quanti, invece, decidono semplicemente di assegnare il proprio voto alla lista di partito senza assegnare alcuna preferenza ai singoli candidati.
Il voto di preferenza, solitamente utilizzato in coppia con formule elettorali proporzionali, assume grande importanza in formule come il voto singolo trasferibile utilizzato in Irlanda e il cosidetto “panachage” utilizzato invece in Svizzera e Lusemburgo. Entrambi questi sistemi verranno studiati in seguito.

– doppio voto: nei sistemi elettorali misti, l’elettore utilizza il proprio voto in schede separate, una per i collegi uninominali, l’altra per collegi plurinominali (es. Germania, Nuova Zelanda).
In questo senso, chi vota sceglie il proprio candidato nel collegio uninominale e la lista di partito nella circoscrizione elettorale.
Questo doppio voto può essere ulteriormente suddiviso in due categorie: a) voto misto indipendente, nel quale i voti assegnati per i due tipi di collegi determinano i risultati indipendentemente, b) voto misto proporzionale, nel quale la percentuale di voti ottenuta dai partiti nella parte proporzionale determina la ripartizione finale dei seggi

– voto di lista: nei collegi plurinominali a lista bloccata, l’elettore esprime la propria preferenza esclusivamente per il proprio partito, ma senza alcuna possibilità di assegnare preferenze. Ogni forza politica stabilisce l’ordine dei candidati della propria lista, prendendo quindi le decisioni al proprio interno. Questo sistema è utilizzato in molti paesi con formula proporzionale (Italia, Norvegia, Romania), ma anche nei sistemi a voto bloccato (Singapore).

Written by sistemielettorali

6 aprile 2008 a 22:29

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